Persino alcuni collaboratori di Lenin, appartenenti alla frazione dei «comunisti di sinistra», dimostrarono il loro dissenso verso questo modo d'intendere il controllo operaio, il quale - essi sostenevano -se aveva avuto un significato come parola d'ordine rivoluzionaria sino all'ottobre del 1917, oramai, dopo la Rivoluzione, aveva perduto ogni ragion d'essere, e che, di conseguenza, bisognava passare dal «controllo operaio» - considerato come una «mezza misura» - alla «gestione operaia», sia pure attraverso l'intermediario di un organismo centrale che regolasse il complesso dell'economia nazionale socializzata. Non era evidentemente la «gestione» preconizzata, voluta e realizzata, dove fu possibile, dagli anarchici, i quali - di fronte al controllo operaio - avevano preso una posizione chiara e decisa. Essi sostennero che se il controllo da parte degli operai «non doveva restare lettera morta, se le organizzazioni operaie erano capaci di esercitare un controllo effettivo, allora esse erano capaci anche di assicurare da loro stesse direttamente tutta la produzione. In con-sequenza gli anarchici rigettavano la parola d'ordine vaga, equivoca di controllo della produzione, e propugnavano l'espropriazione - progressiva ma immediata - dell'industria privata da parte degli organismi di produzione collettiva». Ma le concezioni anarchiche circa i problemi dell'economia non poterono avere successo, sia perché nelle organizzazioni operaie si era andato infiltrando il veleno dell'autoritarismo attraverso i decreti ed i contro-manuali, sia perché i bolscevichi avevano già in parte monopolizzato l'azione delle masse convogliandole verso forme di potere politico e sia perché le voci limitate dell'anarchismo vennero messe a tacere dalla forza brutale della repressione bolscevica, iniziata con il disarmo, proseguita con la soppressione della stampa anarchica molto diffusa a Pietrogrado ed a Mosca e terminata, infine, anche se in un periodo successivo, con la deportazione, l'incarcerazione e la soppressione fisica dei militanti anarchici. Dopo la creazione del soviet supremo dell'economia nazionale, che sopprimeva di fatto i comitati di fabbrica, frutto - scrive M. Lewin - «di una spinta libertaria d'ispirazione anarcosindacalista», iniziava il processo di burocratizzazione della Rivoluzione, ben rilevato ed apertamente criticato, tra gli altri, da Alessandra Kollontai, una delle personalità ben spiccate del movimento operaio russo ed internazionale: «I dirigenti del nostro partito appaiono tutto d'un tratto nelle vesti di difensori e cavalieri della burocrazia. Prendendo in considerazione le recenti crisi delle nostre industrie, che pure ancora si avvalgono del sistema di produzione capitalistico i dirigenti del nostro partito, in un eccesso di sfiducia nelle capacità creative della collettività operaia, stanno cercando la salvezza del caos industriale; ma dove? Nelle mani degli eredi dei vecchi uomini d'affari e tecnici della borghesia capitalista. Sono loro i soli che introducono il concetto ridicolo ed ingenuo che sia possibile far avanzare il comunismo con metodi burocratici». I burocrati presero così il posto dei padroni, mentre i comitati di fabbrica, i cui membri venivano designati dall'alto ed eletti per alzata di mano alla presenza delle «guardie comuniste», persero l'antica fisionomia di organismi autonomi di base e divennero pedine comandate dal partito bolscevico. Veniva così schiacciato il tentativo di una rivoluzione in senso libertario e veniva imposta una rivoluzione in senso autoritario.
derive verso la liberta'
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 14 maggio 2026
IL LUPO di Paul Eluard
La buona neve il cielo nero
Le rane morte lo squallore
Della selva piena d'insidie
Onta alla bestia inseguita
La fuga in freccia nel cuore
Tracce d'una atroce preda
Dagli al lupo e quello è sempre
Il lupo più bello ed è sempre
L'ultimo vivo sotto la minaccia
Dell'assoluta massa di morte.
Paul Éluard, pseudonimo del poeta francese Eugène Grindel (Saint-Denis, Parigi, 1895 - Charenton-le-Pont 1952). Poeta delle immagini, tra i maggiori esponenti del surrealismo. Uomo pacifista che ha vissuto il fronte, la malattia, il dolore e l’amore. Poeta policromatico, politicamente impegnato, aderì al gruppo surrealista ai cui principî rimase sostanzialmente fedele, pur nell'evoluzione della sua poesia da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale, maturati durante i suoi viaggi in Europa, in Asia e in Spagna, alla vigilia della guerra civile.
La cittadinanza e la razza come strumenti di esclusione
La cittadinanza e la razza come strumenti di esclusione, anche radicale, definitiva, dalla vita politica e sociale. È questo uno dei temi che definisce le caratteristiche fondamentali del nostro periodo storico. La razza costituisce un dispositivo di discriminazione non solo delle politiche della cittadinanza, ma anche, più ampiamente, delle politiche migratorie che lo Stato italiano condivide con l’Unione Europea. A essere colpite negativamente da queste politiche sono, infatti, le popolazioni non bianche, quelle considerate «non assimilabili» nelle società europee e, per questo, sacrificabili: un popolo migrante «titolare di diritti che vengono sistematicamente lesi, incluso il diritto alla vita, dalle autorità di paesi che cercano di impedire l’attraversamento della frontiera». Un popolo abbandonato da Stati e società – quelle europee – che si stanno abituando a convivere con l’orrore: espressione di una «cultura anti-migrante», che si manifesta anche nell’ostilità agita in Italia contro quei giovani che vi sono nati e cresciuti e, nonostante ciò, sono considerati stranieri da una parte della popolazione così come da parte delle istituzioni. Sebbene contrastati da contro-tendenze importanti, i sentimenti e i dispositivi istituzionali razzisti continuino a definire i neri italiani come un problema, in quanto «i meccanismi di esclusione e svantaggio su base razziale persistono sotto nuove e insidiose vesti». In questo senso, sono contraddittorie anche le retoriche meritocratiche: quelle che esaltano le storie di successo e di cosiddetta integrazione degli immigrati e dei loro figli. Queste retoriche separano gli immigrati buoni e assimilati da quelli pericolosi e per forza estranei, producendo una contrapposizione – anche esplicita – tra gli stranieri meritevoli, individuati solitamente tra imprenditori e imprenditrici, e quelli da allontanare, rifiutare, abbandonare, principalmente associati a quanti giungono come potenziali richiedenti asilo sulle coste italiane o svolgono attività considerate illegittime se non illegali, come l’ambulantato (anche quando svolto con regolare licenza, come nell’ampia maggioranza dei casi).
giovedì 7 maggio 2026
Anarchismo e Bolscevismo – Il problema dell’autogestione (1905-1918) IX°
Il decreto del novembre 1917 suscitò dei contrasti sia tra i rap-presentanti bolscevichi - fautori della preminenza dei sindacati sui comitati di fabbrica -, sia tra i rappresentanti di questi comitati che rivendicavano giustamente il controllo di ciascun comitato sulla fabbrica nel quale esso operava (Il leader dei comitati di fabbrica, Jivotov, nel suo intervento al consiglio panrusso del 28 novembre così dichiarava: «Da noi, nei comitati di fabbrica vengono elaborate le istruzioni che provengono dal basso per abbracciare tutti i rami dell'industria; e sono appunto queste istruzioni quelle che possono avere importanza giacché provengono dal luogo di lavoro e dalla vita. Esse dimostrano di che cosa siano capaci i comitati di fabbrica ed è per questo motivo che debbono avere la preminenza su tutto ciò che riguarda il controllo operaio»), e trovò degli avversari in alcuni leader bolscevichi ed in seno alla frazione dei «comunisti di sinistra» che già s'era creata all'interno dello stesso apparato centrale del partito bolscevico. L'opposizione alla concezione leninista di controllo operaio si concretò, tra l'altro, in un Manuale pratico per l'esecuzione del controllo operaio (redatto dai membri non bolscevichi del consiglio panrusso dei comitati di fabbrica) in cui veniva specificato che «il controllo operaio sull'industria, in quanto parte indivisa del controllo sull'insieme della vita economica del paese, non deve essere considerato nel senso stretto di verifica, ma nel più lato senso dell'ingerenza»: si voleva, cioè, ribadire che il controllo non poteva che essere inteso nel senso della gestione delle aziende o, quanto meno, non essendo in quel periodo di tempo stata eliminata la categoria degl'imprenditori-proprietari, di cogestione collegiale e paritaria. E si ebbero infatti molti esempi di gestione diretta, particolarmente nelle industrie del nord della Russia, nei mesi che vanno dal novembre 1917 al gennaio 1918, tanto che un testimone poteva così esprimersi : «I comitati di fabbrica agivano di loro iniziativa e si sforzavano di risolvere i soli problemi di produzione, di ripartizione, che sembravano loro più urgenti al momento e nel settore più diretto. Le imprese si trasformavano per così dire in comunità anarchiche ». Poiché il contenuto del Manuale e, soprattutto, l'atteggiamento pratico degli operai che confiscavano e gestivano direttamente le aziende non si adeguavano evidentemente allo spirito ed alla lettera del decreto bolscevico del novembre 1917, si dovette ricorrere da parte dei bolscevichi alla redazione di un Contromanuale, in cui veniva esplicitamente riaffermata la subordinazione dei comitati di fabbrica ai proprietari-imprenditori e, conseguentemente, l'esclusione della gestione formale e sostanziale delle aziende da parte degli organismi operai. Gli articoli 7 e 9 di detto Contro-manuale sono esemplificativi: «Il diritto di dare ordini circa la gestione dell'impresa, del suo andamento e del suo funzionamento, spetta soltanto al proprietario. La commissione di controllo non partecipa alla gestione dell'azienda e non ha alcuna responsabilità circa il suo andamento e funzionamento. Questa responsabilità continua a spettare al proprietario» (art. 7) ; «La commissione di controllo di ogni singola azienda può, attraverso la mediazione dell'organo di controllo operaio, sollevare davanti alle istituzioni centrali del governo la questione del sequestro dell'azienda e di altre misure restrittive nei confronti dell'impresa, ma essa non ha il diritto di appropriarsi dell'azienda e di dirigerla » (art. 9).
KITOES – Péter Bacsò
In Kitores, è Laci - 23 anni - che non sa troppo bene che fare della sua esistenza, si sposa un po' per caso, cerca di passare senza successo in Occidente, divorzia, entra in fabbrica perché suo fratello gli fa capire che, avendolo mantenuto da dieci anni, ciò comincia a bastare; destinato ad un calcolatore, sotto la direzione di Pray, uomo intelligente, buon compagno, presto egli ne condivide la passione per la programmazione e trova così la sua inserzione nella società. Ma noi siamo in regime socialista... E i suoi problemi sono anche quelli che pone il calcolatore di Kitores. Pray e Laci possono ben rallegrarsi all'idea che esso sta rivelando tutte le occupazioni inutili per ridurre lo standard di lavoro e aumentare così il tempo libero, lasciando a ciascuno il tempo per pensare. Ma quelli che ne sono lesi si difendono: Pray e Laci perderanno il loro posto, la fabbrica non sarà più riorganizzata, questo aneddoto aiuta senza dubbio a comprendere come un paese quale l'URSS, ha fallito la rivoluzione dei calcolatori. Il problema certamente non è così semplice. Ma ci si attende un'altra soluzione da un paese socialista. Non c'è in tutto ciò niente di veramente nuovo: i fatti si conoscono. Il merito di Bacsò è quello di portarli alla luce, di rompere la cospirazione del silenzio; di far comprendere ciò che c'è di degradante per la coscienza civica in questa paura di affrontare i problemi, e ciò che c'è di ingiusto e di assurdo in un sistema che, poiché non assicura a ciascuno le garanzie elementari, non permette agli innovatori di far beneficiare la collettività dei loro sforzi. Ciò ci conduce ai problemi più generali della garanzia dei diritti individuali, del ruolo dei sindacati in un sistema socialista, del potere operaio. Un operaio può essere licenziato senza una ragione plausibile, inoltre può essere anche dequalificato; ciò spiega perché non si osi mai rifiutare e perché quelli che osano sono l'oggetto d’un vero ostracismo da parte della collettività che degenera in complicità. Ma si dirà, a che serve il sindacato? Un tempo Trotsky pensava che non c'era bisogno di sindacati in un regime socialista; Lenin aveva un punto di vista più sfumato della questione che fu una delle più controverse all'indomani della rivoluzione. Ora, vista sotto questo angolo, la questione non si pone neppure più: c'è bisogno del sindacato per difendere l'operaio.
William Blake - fuoco alle prigioni di Newgate
Il 6 giugno 1780 una folla di scalmanati appiccò il fuoco alle prigioni di Newgate. Fra la folla c'erano due poeti: George Crabbe e William Blake. Per caso, si dice, né si sa esattamente che parte attiva possa avere avuto nel tumulto il ventitreenne Blake, artista eccentrico convinto delle funzioni profetiche della poesia, destinato a rimanere isolato (quanto a fama contemporanea) pur dovendosi considerare il più estremo dei romantici ante litteram, e più vicino di tanti altri, nella sua impetuosa passione visionaria, ai rivoluzionari più radicali e agli «immoralisti» degli anni di transizione fra il «secolo dei lumi» e il romanticismo codificato come tale. Non è semplice scorgere nelle stravaganti e labirintiche allegorie dell'autore dei «proverbi» di The Marriage of Heaven and Hell (Il matrimonio del cielo e dell'inferno, 1790) una precisa concezione rivoluzionaria legata, per esempio, ad eventuali ordinamenti sociali (non si nota mai né intenzione né effettivo passaggio, salvo il caso prima riferito, a qualcosa che si possa definire azione), e tuttavia nella sua opera i segni di un'insofferenza ai limiti dell'anarchia è sempre percepibile. Fortemente razionalista da un lato, educato all'anticonformismo di pensiero di Voltaire e compagni, e dall'altro ferocemente avverso ad una pura logica, nutrito di occultismo, di gnosticismo, sostenitore ispirato dei diritti «divini» dell'Immaginazione, Blake non nega affatto, come il Diderot del Système de la Nature (Il sistema della natura), il fine ultimo della felicità e del piacere degli uomini. Piuttosto, lo supera per avventurarsi in una zona da cui sia possibile rovesciare letteralmente, portando il discorso alle sue conseguenze estreme, il dispotismo della morale e delle religioni. «Il Bene è l'elemento passivo, che obbedisce alla Ragione. Il Male è l'elemento positivo, che sorge dall'Energia». Pur nella tradizione liberale del dissenso, una simile affermazione suona esplosiva: speranza e incitamento ad una sovversione, terrorismo ideologico che affida all'energia e a ciò che ne deriva (considerato Male) il compito di rovesciare il mondo, la società, per un suo benefico rinnovamento.








