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giovedì 14 giugno 2018

Il ’68 … Milano, la battaglia di via Solferino (Capitolo XXIV)

L’otto giugno il Movimento Studentesco decide in una riunione ristretta di indire un processo pubblico e una manifestazione durissima contro il “Corriere della Sera” reo di aver organizzato una campagna diffamatoria contro il movimento e la contestazione. Fu scelto un piano che prevedesse un metodo di attacco diverso da quello tradizionale. La polizia e il Corriere si aspettavano: raduno, corteo e occupazione. Invece il Movimento decise di bloccare i pulmini del giornale per impedirne la distribuzione.
Così per alcuni giorni tutti i compagni incaricati girano intorno alla zona di via Solferino, mappe alla mano per segnare le strade adiacenti al Corriere, e per individuare le caserme, i lavori in corso da trasformare in depositi di porfido, il percorso dei camioncini diretti alla centrale o all’aeroporto di Linate.
Il comizio processo della Marina Lavaggi dura due ore in Piazza del Duomo, completamente circondata da Caschi blu e PS. Il corteo si allontana quasi in silenzio da piazza del Duomo, ma giunto in largo Treves di fronte a via Solferino, si divide in quattro tronconi: uno imbocca via Statuto, altri due si dirigono in piazza San Marco, l’ultimo si ferma in largo Treves, circondando praticamente l’edificio del Corriere, mentre la polizia intravede la mossa come una divisione del Movimento e una rinuncia agli scontri. Ogni troncone era munito di catenelle per unire le auto in mezzo alla strada, razzi di segnalazione, biglie per ostacolare le cariche. 
Alle 23.30 un razzo luminoso parte da largo Treves e scoppia in cielo: è il segnale. In pochi minuti le barricate vengono fatte, le auto incatenate, mentre più indietro i compagni preparano le bottiglie incendiare. L’ordine era di non tirare ai poliziotti ma dovevano servire ad incendiare le barricate per

ritardare le cariche della polizia, coprire la fuga e dare il tempo per costruire una seconda barricata con le auto più indietro e così via. L’ordine era:
DA VIA SOLFERINO A TUTTO IL CENTRO, DOVEVA ESSERE MESSA A FERRO E FUOCO, MA IL CORRIERE NON SAREBBE USCITO.

Verso mezzanotte iniziano le prime cariche, e sotto una pioggia di candelotti si abbandona la prima barricata, quando poi i poliziotti superano il primo ostacolo inciampano e cadono a terra grazie a centinaia di biglie di vetro sparse sulla strada. Così si ha il tempo per costruire una seconda barricata respingendo il primo assalto con lancio di mattoni e pietre prese da un vicino cantiere.   
Una staffetta motorizzata fa la spola tra i vari gruppi comunicando difficoltà e risultati degli scontri; cariche e movimenti hanno fatto si che ora i focolai degli scontri sono sei: Solferino, Brera, San Marco, Moscova, Garibaldi, via Legnano. Ma è un continuo moltiplicarsi di barricate e scontri. La polizia non sa più dove andare, come arginare. La difesa del Corriere, che era stata così accuratamente preparata, si trovava ad essere superflua dal momento che non di assalto si trattava ma di accerchiamento a distanza. È l’una e trenta e i camioncini del Corriere per il centro Italia sono bloccati. La battaglia dura quasi cinque ore. Fino alle quattro del mattino il Movimento ha impegnato il battaglione Padova, il terzo Celere di Alessandria, insomma i migliori, quelli specializzati nel pestaggio degli operai.
Finiti gli scontri iniziarono i rastrellamenti e posti di blocco: trecentocinquanta furono i fermi.

L’Amor Cortese

Utilizzando un linguaggio in codice un gruppo di musici e poeti s'infiltrarono nelle corti dell'Europa medievale, diffondendo il messaggio dell'Amore Esoterico e il culto del Femminile, reso fuorilegge dopo le sanguinose crociate promosse dalla Chiesa e dallo Stato Centralista. Nel XII secolo fiorì nelle ricche corti occitaniche, Tolosa, Carcassonne, Béziers un modello di vita altamente spirituale, liberale, non maschilista e persino antimilitarista. Sono le province conquistate dall'eresia Albigese e Catara, dove l'obiettivo era la felicità e non l'accumulazione delle ricchezze. Una minaccia per il re di Francia ed il papato, perché dimostravano che si poteva campare egregiamente, e anche cercare la perfezione spirituale, senza scapicollarsi in guerre insensate, e senza opprimere nessuno, né sudditi né vicini di casa. La leggenda di Parsifal nata in quegli anni rende in pieno lo scontro tra due visioni della vita, una tollerante ed una rozza ed intransigente. La felicità ed il successo delle corti amorose venne spazzata via da una delle più sanguinose e bestiali guerre mai combattute sul suolo europeo, la crociata indotta da Innocenzo III contro gli eretici catari e albigesi (1209 -1226). La vittoria della crociata spianò la strada alla nascita di un'Europa materialista, paranoide, baciapile, coll'ossessione della grandeur. Un'Europa che sarà il flagello del pianeta, con i suoi degni rappresentanti da Simone da Montfort a Cortez, da Rodhes a Mussolini in compagnia di Hitler. Ma la musica e la poesia dei trovatori, i campioni de L'Amor Cortese, i gentili cospiratori contrabbandò l'insegnamento spirituale delle corti occitaniche, trovò terreno fertile in Italia (Federico II, Dante e il Dolce Stil Novo). Sono inni ispirati alla Dama celeste. Inni di devoti amorosi illuminati. 

Viviamo in un mondo dove nulla è a misura dell'uomo

Il movimento operaio tutte le volte che ha saputo fuggire alla demagogia ha fondato le rivendicazioni dei lavoratori sulla dignità del lavoro. Proudhon osava scrivere: "Il genio del più semplice artigiano è altrettanto superiore ai materiali che egli utilizza dello spirito di un Newton rispetto alle sfere inerti di cui calcola le distanze, le masse e le rivoluzioni"; Coloro, che pongono al centro della questione sociale la dignità del produttore in quanto tale, si ricollegano alla stessa corrente di pensiero. Nell'insieme, possiamo essere fieri di appartenere ad una civiltà che ha portato con sé il presentimento di un ideale nuovo. E' impossibile concepire qualcosa di più contrario a questo ideale della forma che ai giorni nostri ha assunto la civiltà moderna, al termine di una evoluzione durata parecchi secoli. Mai l'individuo è stato così completamente abbandonato ad una collettività cieca, e mai gli uomini sono stati più incapaci non solo di sottomettere le loro azioni ai loro pensieri, ma persino di pensare. I termini di oppressori e di oppressi, la nozione di classe, tutto ciò sta perdendo ogni significato, tanto sono evidenti l'impotenza e l'angoscia di tutti gli uomini dinanzi alla macchina sociale, Diventata una macchina per infrangere i cuori, per schiacciare gli spiriti, una macchina per fabbricare incoscienza, stupidità, corruzione, ignavia, e soprattutto vertigine. La causa di questo doloroso stato di cose è molto chiara. Viviamo in un mondo dove nulla è a misura dell'uomo; c'è una sproporzione mostruosa tra il corpo dell'uomo, lo spirito dell'uomo, e le cose che costituiscono attualmente gli elementi della vita umana; tutto è squilibrio.

venerdì 8 giugno 2018

Il ’68… Il manifesto Yippie di Abbie Hoffman e Jerry Rubin (Capitolo XXIII)

Scendi in strada il 5 novembre, il giorno delle elezioni. Non andare a votare. Insorgi e abbandona questo strisciante conformismo! Chiedi che i bar siano aperti. Suona e balla a ogni semaforo rosso. Un festival di vita nelle strade e nei parchi del mondo. Le elezioni americane rappresentano la morte, e noi siamo la vita.
Venite tutti voi ribelli, spiriti giovani, strimpellatori rock, anarchici, rapinatori di banche, freak psichedelici,feticisti dei piedi, poeti, gente di strada, donne liberate, professori e ladri di salme: è il giorno delle elezioni e noi siamo ovunque.
Non votare in questo stupido circo di asini e di elefanti. Votiamo per noi stessi. Il presidente sono io. La rivoluzione siamo noi. Sciopereremo, boicotteremo le elezioni e costruiremo la nostra realtà. Provate ad immaginare: in tutte le metropoli e paesini d’America boicottaggi, scioperi, sit-in, picchetti, gente che poltrisce, prega, si palpeggia, piscia nei seggi. Nessuno va al lavoro. Nessuno va a scuola. Nessuno vota. Tutti diventano attori della vita in strada e fanno quello che vogliono, fanno la rivoluzione liberandosi e fottendo il sistema.
Gli uomini di chiesa trascinati via dai seggi. Pollo e gelati gratis per tutti nelle strade. Migliaia di Kazoo, tamburi, tamburelli, triangoli, padelle e pentole, trombe, sagre, petardi – una sinfonia della vita in un giorno di morte. Lsd nell’acqua da bere.
Sfiliamo a migliaia davanti ai luoghi dove si contano i voti e facciamo sentire il nostro potere ai razzisti assassini. Obblighiamo la guardia nazionale a proteggere ogni seggio del paese. Lavatevi i denti per strada. Organizzate corse nei sacchi. Scegliete il vostro poligono di tiro. Spaventate quei maiali con esibizioni di serpenti danzanti e di karate vicino a ogni porcile.
Liberate una Pantera nera nel dipartimento di giustizia. Organizzate gare in motocicletta a cento metri dai seggi. Fate sventolare una bandiera americana fuori da ogni casa, così gli elettori confusi non riusciranno a trovare i seggi. Travestitevi. Bruciate la vostra cartolina di leva e portatela a Spiro Agnew. Toglietevi i vestiti. Affiggete manifesti in tutta la città. Organizzate feste in ogni isolato. Liberate in centro centinaia di maiali unti con le uniformi da sbirri.
Occhio, in Europa e nel resto del mondo migliaia di studenti marceranno davanti alle ambasciate americane perché lo zio Maiale controlla il mondo. Nessuna dominazione senza rappresentanza.
Nel giorno delle elezioni onoriamo rivoltosi, anarchici, comunisti, fuggiaschi, renitenti alla leva, freak sotto acido, guardoni, beatnik, disertori, spie cinesi. Sbarazziamoci di politici, imprenditori, editori, papi, reduci di guerra, American medical association, Fbi, narcotrafficanti, informatori.
E poi il 20 gennaio, il giorno dell’insediamento, porteremo il nostro teatro rivoluzionario a Washington per insediare Pigasus, il nostro maiale, l’unico candidato onesto, e trasformeremo la Casa Bianca in un ostello per fattoni. Dovranno mettere la mano di Nixon sulla bibbia in una teca di vetro.
Cominciate già ora: resistete all’oppressione appena la sentite. Organizzatevi e cominciate il passaparola, la base di tutte le cospirazioni … Ogni individuo una rivoluzione! Ogni piccolo gruppo un centro rivoluzionario! Saremo insieme nel giorno delle elezioni. Yippie!!!
1968     

TERRA LIBERA di Raoul Vaneigem

Io sono di qui e di nessun luogo
il mondo è il mio sguardo
il desiderio giuda i miei passi
la vita è la mia lotta
il mio giardino è senza frontiere
la mia patria è la Terra
e né Stato né mafia
mai se ne approprierà 

Religioni, nazioni, partiti
fomentano conflitti
non voluti da quelli per cui
la vita non ha prezzo
La guerra che combattiamo
è la guerra al profitto
al denaro che invade
il mondo e lo fa marcire

Meglio vivere in piedi
che sopravvivere inginocchiati 
a raccogliere gli spiccioli
che ruberanno i banchieri
basta con una società
in cui i disperati
hanno solo la scelta di ammazzare
come i vostri poliziotti

Il pianeta è un cimitero
redditizio per gli affari
i becchini stabiliscono la legge
che poi impongono allo Stato
ma non è sorprendente
che questi cadaveri eletti
come nostri rappresentanti
stiamo ancora vivendo?

Non esiste libertà 
di opprimere di ammazzare
l’uomo non è una merce
non è soggetto ad appalto
assassini al soldo
di una macchina calcolatrice
sapremo sconfiggervi rifiutando di pagare

i vostri carri armati e le vostre ruspe 
che devastano la terra  
potranno pure distruggere del tutto
scuole orti e campi
noi stringiamo nelle mani
i futuri raccolti
e siamo determinati a ricominciare da capo

lascia i tuoi capelli volare 
al vento folle delle idee
dobbiamo bandire i predatori
dalla nostra società
Per la nostra lotta non abbiamo 
altre armi che la vita
è a lei che brindo alle armi che non uccidono

Io sono di qui e di nessun luogo
il mondo è il mio sguardo
il desiderio giuda i miei passi
la vita è la mia lotta
il mio giardino è senza frontiere
la mia patria è la Terra
e né Stato né mafia
mai se ne approprierà 

(“Nell’agosto del 2016 mi trovavo ad Atene nell’appartamento di un amico. Mi era appena giunta notizia delle nuove minacce che incombevano sull’occupazione di Notre Dame des Landes, quando un fisarmonicista è passato per strada suonando un’aria che mi sono subito annotato. È da questo incontro che è nata la canzone Terre Libre, che Fanchon Daemers ha poi interpretato, trasformando un semplice ritornello in un canto di lotta.” Raoul Vaneigem)
 
 

giovedì 7 giugno 2018

La natura come l'insieme dell'evoluzione

L'ecologia sociale cerca di definire quale sia il posto che l'umanità deve occupare nella natura, nel senso di considerare l'insieme che gli esseri umani come parte della natura stessa, non negando, comunque, che esista una specificità umana rispetto alla vita non-umana, che si caratterizza per la capacità di pensare concettualmente e di comunicare simbolicamente. La natura però non va intesa come un luogo da osservare passivamente, ma è, piuttosto, "l'insieme dell'evoluzione, l'evoluzione nella sua totalità, proprio come l'individuo è la sua intera biografia, non una semplice somma di dati numerici. Gli esseri umani non sono soltanto una delle tante forme di vita. Sono esseri che per lo meno potenzialmente potrebbero rendere l'evoluzione biotica autocosciente e consapevolmente auto-direzionata. Quello che veramente ci fa unici, singolari nello schema ecologico delle cose, è che possiamo intervenire in natura con un grado di autocoscienza e di flessibilità sconosciuto a tutte le altre specie". 
La preoccupazione è quella di evitare che all'antropocentrismo si sostituisca il bio-centrismo e che all'umanesimo si sostituisca l'anti-umanesimo, vale a dire che si cerchi di affermare una ideologia che, fondandosi su un biologismo semplicistico e astratto, consideri l'uomo e l'umanesimo come una sorta di maledizione che affligge la natura.

giovedì 31 maggio 2018

Il ’68 … Tre Documenti studenti Roma (capitolo XXII)

1) IERI LA POLIZIA E' INTERVENUTA CON VIOLENZA PER CACCIARE GLI STUDENTI DALL'UNIVERSITA': HA ATTACCATO CON LE CAMIONETTE, HA PICCHIATO MANGANELLATO, FERITO
Da un mese a Roma, come in tutta Italia, il Movimento Studentesco era in lotta: facoltà occupate, discussioni e assemblee in varie scuole.
Nelle facoltà occupate ieri si lavorava, si discuteva dei problemi della condizione studentesca, ci si organizzava per lottare contro una situazione di subordinazione e contro Ia struttura autoritaria della scuola si era conquistato il fatto che gli esami venivano dati nella facoltà Occupata con il controllo e la pubblica discussione di tutti gli studenti.
Vedendo che il Movimento Studentesco si rafforzava e allargava nella lotta, invece di esaurirsi e di morire spontaneamente, il Rettore e il governo sono ricorsi alla forza.
MA GLI STUDENTI ALLA FORZA HANNO RISPOSTO CON LA FORZA:
questa volta hanno reagito, fermando con barricate i caroselli delle jeep e ribadendo la loro decisione di continuare la lotta e di ritornare nelle facoltà.
Ma la scuola non comincia all'università.
La battaglia deve coinvolgere tutti gli studenti, perché TUTTI GLI STUDENTI DEVONO DIRE NO ALLA SCUOLA DEI PADRONI.
LA LOTTA PROSEGUE:

QUESTA MATTINA ALLE 10 A PIAZZA DI SPAGNA
2) NEL COSTO DEI LIBRI IL PREZZO DEL NAPALM
Il Vietnam è oggi il punto più alto dello scontro in atto nel mondo tra reazione e progresso. I partigiani vietnamiti non combattono solo per se stessi, ma anche per noi: la loro lotta è anche la nostra.
Studente, giovane, lavoratore,
la scuola dei padroni si è sempre rifiutata di affrontare i problemi che condizionano l'avvenire stesso dell'umanità. Il movimento studentesco rifiuta questa impostazione e intende affermare il diritto di tutti gli studenti a dibattere questi temi anche nella scuola.
Per questo promuove per SABATO 23 MARZO ALLE ORE 15, nell'aula magna della città universitaria, un teach-in sul Vietnam, cui ti invita a partecipare.

IL MOVIMENTO STUDENTESCO
3) GLI STUDENTI IN LOTTA
AGLI EDILI
Gli studenti romani sono scesi in lotta accanto agli studenti delle altre città; l'Università di Roma è stata occupata per questi obbiettivi:
LOTTA CONTRO IL POTERE AUTORITARIO DEI PROFESSORI, CHE E' UNA
COMPONENTE DEL SISTEMA DEI PADRONI;
LOTTA CONTRO LA " LEGGE GUI", CHE E' LA LEGGE DEI PADRONI PER LA SCUOLA;
PER IL SALARIO AGLI STUDENTI IN MODO CHE TUTTI E NON SOLO I FIGLI DEI RICCHI POSSANO STUDIARE.
Edili, nei cantieri conoscete la legge del padrone, che impone i suoi interessi sulla vostra pelle non solo sfruttandovi e privandovi di ogni diritto, ma anche facendovi pagare con gli infortuni e talvolta con la vita i ritmi e i cottimi ai quali vi costringe.
ANCHE NELLA SCUOLA IL PADRONE IMPONE LA SUA LEGGE, FA DELLA SCUOLA UNO STRUMENTO PER CONSERVARE IL SUO POTERE. SOLO IL 7% DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI SONO FIGLI DI OPERAI E CONTADINI. LA VOSTRA LOTTA E' ANCHE LA NOSTRA LOTTA CONTRO LA SOCIETA' CAPITALISTICA BASATA SULLO SFRUTTAMENTO E.SUL PROFITTO. CONTRO I PADRONI UNITI FORMIAMO UN UNICO FRONTE DI LOTTA OPERAI-STUDENTI.

gli studenti romani in lotta