L'analisi del Borghi sulla situazione italiana nel primo dopo-guerra è assai acuta e dimostra come la sua posizione di fronte a quegli avvenimenti storici decisivi fosse dettata da un notevole intuito di rivoluzionario (È significativo a questo proposito il fatto che egli, più vicino come rivoluzionario alla base, abbia riconosciuto nei moti per il caroviveri diretti nel '19 dalle camere del lavoro il punto culminante del «biennio rosso» e il momento in cui i rapporti di forza erano più favorevoli a una rivoluzione). Altrettanto significativo che egli abbia appoggiato un tentativo di accordo, per un progetto insurrezionale, con i legionari fiumani cui partecipò Errico Malatesta nel 1920: la sua adesione in questo caso rivela che egli acutamente percepì la necessità di allargare il moto rivoluzionario anche agli strati di ceto medio potenzialmente rivoluzionari, nella convinzione che, «in certi momenti storici occorre non rifiutare nessuna possibilità di alleanza). Egli condannò il demagogismo dei massimalisti che pur sostenendo la necessità e l'inevitabilità della rivoluzione non si decidevano a scendere sul piano concreto della lotta. «Costoro - scriverà nel '20 su " Guerra di Classe " - rallentano senza saltarlo il processo della trasformazione graduale legale del potere borghese con l'impedire ai riformisti del partito socialista di fare il male ed il bene che potrebbero fare esaurendosi nel loro esperimento; nello stesso tempo di fronte al ripetersi inquietante di movimenti di natura sicuramente rivoluzionaria essi continuano a rimproverare agli anarchici una eccessiva precipitazione». «Dal fatto che noi intendiamo orientare in senso rivoluzionario la lotta sindacale e cerchiamo di dare un senso di prepara-zione rivoluzionaria anche alle minime conquiste del giorno per giorno, alcuni erroneamente deducono che noi anarchici crediamo al colpo di bacchetta magica. Il concetto che l'anarchismo sia una dinamica dell'istinto è falso. L'anarchismo parte invece dalla convinzione che le rivoluzioni debbono essere influenzate da uomini che sanno dove vogliono andare». Il proposito di unire tutte le forze potenzialmente rivoluzionarie, anche quelle espresse dai partiti, non significava però che il Borghi fosse venuto meno alle sue concezioni sindacaliste antipartitiche e antiautoritarie. Infatti, come abbiamo notato, esse rimasero il nucleo centrale del suo pensiero e costituirono il motivo di fondo della polemica che egli ingaggiò con i sostenitori acritici del nuovo statalismo russo. Recatosi in Russia nell'agosto 1920 per presenziare, come delegato dell'Unione Sindacale, al congresso del Comintern, egli ne riportò una amara disillusione, constatando l'avvenuta evoluzione della rivoluzione russa verso forme di accentramento dei poteri e di burocraticismo, e soprattutto verificando come la rivoluzione libertaria si fosse trasformata, per imposizione di un partito, «in dittatura dei capi del partito comunista che organizzano il loro potere». Dimessosi nell'ottobre 1921 da segretario dell'Unione (Il motivo contingente delle sue dimissioni furono le divergenze sorte fra gli aderenti all'Unione Sindacale a proposito della questione della partecipazione dei sindacalisti al parlamento; ma il fatto va collocato nel quadro della più vasta polemica che si sviluppò in quel periodo all'interno dell'organizzazione fra la corrente libertaria e quella sindacalista favorevole al comunismo russo. Quest'ultima faceva capo a un piccolo gruppo di sindacalisti che avevano il loro centro a Verona, dove pubblicavano il settimanale «L'Internazionale». Dopo le dimissioni del Borghi la segreteria dell'Unione Sindacale passò al sindacalista-rivoluzionario Alibrando Giovannetti), egli si impegnò in una serie di conferenze e di contradditori con i comunisti. Dopo il congresso di Roma dell'Unione Sindacale (marzo 1919) che affermò la tendenza libertaria nei rapporti internazionali, si scatenarono infatti vivaci polemiche fra gli anarchici da un lato e i sindacalisti autoritari e i comunisti dall'altro lato. Era naturale e logico questo fervore di critiche e di dissensi, poiché l'Unione Sindacale, sulla scia del generale entusiasmo che aveva accompagnato la rivoluzione russa, in un primo tempo aveva aderito alla Terza Internazionale e alla Internazionale dei sindacati rossi. Ma i voti successivi sanzionarono dapprima la sua uscita dal Comintern e poi l'adesione alla nuova centrale sindacale internazionale di ispirazione libertaria costituita dal convegno di Berlino nel 1922. Con ciò si decideva di sottrarre l'Unione Sindacale Italiana all'influenza di un'organizzazione che, essendo sotto le direttive di un regime dittatoriale, finiva per allontanare l'organizzazione operaia dalla via rivoluzionaria che doveva condurre al comunismo libertario. Spariva così di fatto la potenziale antitesi fra sindacalismo e anarchismo che si era profilata con la questione dell'adesione allo statalismo russo e sostanzialmente la concezione sindacale accettata dall'Unione rimaneva quella che il Borghi tratteggia in una delle sue ultime conferenze tenuta prima dell'avvento del fascismo. I concetti di rivoluzione, espropriazione e organizzazione comunista della produzione erano stati in quegli anni al centro della polemica borghiana. Al riguardo egli aveva espresso la sua opinione contraria a quella di coloro che intendevano sottrarre all'azione delle masse il compito della costruzione della società socialista per affidarlo a un governo rivoluzionario o post-rivoluzionario.
derive verso la liberta'
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 16 luglio 2026
Afa di Luglio. Il canto che non varia – Camillo Sbarbaro
Afa di luglio. Il canto che non varia
delle cicale; il ciel tutto turchino;
intorno a me, nel gran prato supino,
due fili d'erba immobili nell'aria.
Un sopor dolce, una straordinaria
calma m'allenta i muscoli. Persino
dimentico di vivere. Mi chino
coi labbri ad una bocca immaginaria...
E sento come divenute enormi
le membra. Nel torpore che lo lega,
mi pare che il mio corpo si trasformi.
Forse in macigno. Rido. Poi mi butto
bocconi. Nell'immensa afa s'annega
con me la mia miseria, il mondo, tutto.
NON VOGLIAMO VIVERE DISIMPARANDO
Noi non vogliamo più una scuola in cui si impara a sopravvivere disimparando a vivere. La maggior parte degli uomini non sono stati altro che animali spiritualizzati, capaci di promuovere una tecnologia al servizio dei loro interessi predatori ma incapaci di affinare umanamente la vita e raggiungere così la propria specificità di uomo, di donna, di fanciullo. Al termine di una corsa frenetica verso il profitto, i topi in tuta e in giacca e cravatta scoprono che non resta più che una misera porzione del formaggio terrestre che hanno rosicchiato da ogni lato. Dovranno progredire nel deperimento, o operare una mutazione che li renderà umani.
E' tempo che il memento vivere prenda il posto del memento mori che bollava le conoscenze sotto il pretesto che niente è mai acquisito.
Ci siamo lasciati troppo a lungo persuadere che non c'era da attendere altro dalla sorte comune che la decadenza e la morte. É una visione da vegliardi prematuri, da golden boy caduti in senilità precoce perché hanno preferito il denaro all'infanzia. Che questi fantasmi di un presente coniugato al passato cessino di occultare la volontà di vivere che cerca in ciascuno di noi la via della sua sovranità!
Per spezzare l'oppressione, la miseria, lo sfruttamento, non basta più una sovversione avvelenata dai valori morti che essa combatte. É venuta l'ora di scommettere sulla passione incomprimibile di ciò che è vivo, dell'amore, della conoscenza, dell'avventura che chiunque abbia deciso di crearsi secondo la sua "linea di cuore" inaugura ad ogni istante.
La società nuova comincia dove comincia l'apprendistato di una vita onnipresente. Una vita da percepire e da comprendere nel minerale, nel vegetale, nell'animale, regni da cui l'uomo deriva e che porta in sé con tanta incoscienza e disprezzo. Ma anche una vita fondata sulla creatività, non sul lavoro; sull'autenticità, non sull'apparire; sull'esuberanza dei desideri, non sui meccanismi di rimozione e di sfogo. Una vita spogliata della paura, dell'obbligo, del senso di colpa, dello scambio, della dipendenza.
Perché essa coniuga inseparabilmente la coscienza e il godimento di sé e del mondo.
giovedì 9 luglio 2026
ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) VII°
Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale il terreno su cui la polemica borghiana incise più profondamente fu quello della lotta prettamente sindacale. L'opposizione al socialismo democratico invece si mantenne su un piano teorico e il motivo di ciò va ricercato nel fatto che il movimento anarchico e il partito socialista riformista si muovevano su piani affatto differenti. Il partito infatti aveva praticamente rifiutato, se non a livello di mera ipotesi teorica, la tesi della conquista rivoluzionaria del potere: ciò privava in parte del suo mordente la critica borghiana che finiva per appuntarsi contro un obiettivo astratto nel quadro della scontata tematica antiautoritaria e anti-legalitaria. È solo negli anni imme-diatamente precedenti alla guerra, con la crisi del riformismo e il revival delle forze rivoluzionarie, determinato nel partito socialista soprattutto dalla prepotente personalità di Benito Mussolini, che troviamo nel pensiero del Borghi un primo spunto aggressivo ben definito nei confronti del partito socialista, o meglio della sua corrente rivoluzionaria. E ancora una volta dal sindacato e dalla necessità della sua autonomia dai partiti che il Borghi prende spunto per avviare la sua polemica, nella quale si avverte la perfetta comprensione del disegno mussoliniano mirante a stabilire il controllo su tutto il movimento operaio organizzato («incapace da sé di un'azione rivoluzionaria») per affidare il compito e le finalità politiche al partito. In realtà i sindacalisti dell'Unione Sindacale, creando un'organizzazione autonoma, mentre da un lato si precludevano la possibilità di agire all'interno della CGL, d'altro lato non erano abbastanza forti per esautorarla; e ciò costituiva una forte remora alla realizzazione del disegno rivoluzionario di Mussolini, in cui il sindacato doveva svolgere una funzione essenziale. La posizione del Borghi non poteva essere che di netta opposizione nei confronti del tentativo di unire la Confederazione e l'Unione Sindacale in una lotta comune sotto l'egida del partito. Il motivo politico che nel corso di questa polemica veniva ad innestarsi concretamente alla questione sindacale doveva trarre ulteriori occasioni di sviluppo nel primo dopoguerra. Infatti le diverse posizioni assunte dalle forze politiche italiane di sinistra di fronte agli avvenimenti russi misero in luce le profonde divergenze esistenti fra la concezione rivoluzionaria anarchica e quella marxista, coinvolgendo una quantità di problemi collaterali vecchi e nuovi, non ultimo quello della posizione del sindacato nel processo rivoluzionario e nella costruzione della nuova società. Com'è noto la notizia della rivoluzione russa in un primo momento provocò in Italia un moto di generale entusiasmo e agì come potente coefficiente di mobilitazione del potenziale rivoluzionario delle masse. Nel «biennio rosso» anche agli anarchici sembrò che fosse giunto il momento in cui si sarebbe potuta realizzare quella rivoluzione liberatrice che essi ponevano al sommo delle proprie aspirazioni. In questo periodo la loro azione fu volta principalmente a realizzare l'unione di tutte le forze che si dichiaravano disposte a scendere sul terreno della lotta rivoluzionaria. L'unione doveva realizzarsi sia a livello di base con l'estensione dei moti a tutti i lavoratori delle città e delle campagne, sia a livello di direzione politica. Nella loro azione - afferma il Borghi - essi erano spinti da una duplice preoccupazione: da un lato quella di non alimentare rischiose polemiche con le forze politiche di sinistra che potessero mettere in urto fra di loro i lavoratori; dall'altro lato quella di non sottovalutare il pericolo che il partito socia-lista e la confederazione del lavoro portassero il movimento «ad infrangersi e ad esaurirsi contro gli scogli del riformismo». Perciò il Borghi preconizzò una scissione dei socialisti massimalisti dalla corrente riformista del partito. «Un tracollo della situazione in Italia nel 1919-20 - scrive - si poteva ottenere certamente anche per il concorso sicuro degli anarchici; ma non era da sperare il prevalere degli anarchici. Senza il concorso delle forze socialiste, almeno di quelle che si dicevano estremiste, non c'era niente da fare. Ma quelle forze, mentre alla base non desideravano che di agire, agivano al vertice, tutto sommato, concordi colle forze riformiste. Ecco perché in quel momento una scissione nel partito socialista sarebbe stata più proficua che non quella unità la quale attaccava allo stesso carro un cavallo davanti e uno dietro, spingendoli entrambi a frustate in direzioni opposte».
PAPA WAS A ROLLIN’ STONE – The Temptations
Era il 3 settembre
Quel giorno lo ricorderò per sempre, sì lo farò
Perché quello è stato il giorno in cui mio padre è morto
Non ho mai avuto la possibilità di vederlo
Non ho mai sentito altro che cose cattive su di lui
Mamma, dipendo da te, per dirmi la verità
La mamma ha semplicemente abbassato la testa e ha detto, figliolo
Papà era un vagabondo
Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua
E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli
Papà era un vagabondo (si, figlio mio)
Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua
E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli
Hey Mamma!
È vero quello che dicono che papà non ha mai lavorato un giorno, in vita sua
E mamma, alcune brutte dicerie girano per la città dicendo questo
Papà aveva altri tre figli
E un'altra moglie, e non è giusto
Ho sentito alcune chiacchiere, papà che predicava in un negozio
Parlava di salvare anime e per tutto il tempo si scioglieva
Finiva nello sporco e rubava nel nome del Signore
La mamma ha semplicemente abbassato la testa e ha detto
Papà era un vagabondo (figlio mio)
Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua
E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli
Hey papà era un vagabondo (papà gumma it)
Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua
E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli
,
Hey Mamma!
Ho sentito che papà si definiva un tuttofare
Dimmi è questo che ha mandato papà a una tomba così presto?
La gente dice che papà elemosinava, prendeva in prestito, rubava
Per pagare i suoi conti
Hey Mamma!
La gente dice che papà non ha mai pensato molto
Trascorreva la maggior parte del tempo a caccia di donne e a bere
Mamma, dipendo da te, per dirmi la verità
La mamma alzò lo sguardo con una lacrima negli occhi e disse, figliolo
Papà era un vagabondo, (si, si, si, si)
Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua
E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli (soli, soli, soli, soli)
Papà era un vagabondo
Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua
E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli
Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua
E quando è morto, tutto ciò che ha fatto è stato lasciarci soli
Mio padre era, sì lo era, sì lo era
Papà era un vagabondo
Ovunque posasse il suo cappello, era casa sua
(È l’adattamento moderno moderno della vecchia storia di Stagger Lee, il nero bullo e malavitoso raccontato nell’omonimo vecchio blues di inizio del novecento).
L’individuo civilizzato
Nessuno può restare indifferente davanti all'intollerabile sproporzione che esiste tra il numero di quanti comandano e di coloro che ubbidiscono. Allo stesso modo, nessuno può sottovalutare la violenza sempre più devastante delle moderne forme di sopruso e il moltiplicarsi degli inganni della domesticazione sociale, che i primi infliggono ai secondi. Perché non sono più le configurazioni politiche ed economiche dell'impero dei capitali quelle che contano, ma le ragioni segrete che lo hanno inverato, che ora lo proteggono dal doverle rivelare. Ragioni che smentiscono ogni sogno rivoluzionario degli ubbidienti, infangando la loro storia. Quanto ai risultati, è sufficiente riflettere sul crepuscolo della nuda vita e sulla efficacia delle forme di corruzione della società introdotte dall'idealismo nella società spettacolare, un regno che ha fatto del profitto un dio. Ma c'è che ha dedicato altari alla peste. C'è chi denunciò questa sproporzione - questo stato di eccezione della nuda vita - era tanto convinto della grossolana e disonorevole ingiustizia contenuta in essa, che non volle pronunciare nessuna esortazione al popolo affinché si liberasse dal tiranno. Sarebbe stato superfluo, considerati che, perché tutti gli uomini si lascino assoggettare è necessario una delle due: essere costretto o ingannati. Appuntò, piuttosto, la sua attenzione sull'evidenza infamante della condizione di sudditi, una condizione educativa più di qualunque appello alla rivolta recitata dai tribuni di turno, di per sé, uno stimolo potente a riprendersi la libertà adesso, rifiutando qualsiasi consolatoria visione di future e ideali forme di governo. Una esortazione che nella storia europea è progressivamente caduta nel vuoto, almeno da quando l'individuo civilizzato è divenuto una preda dell'insieme delle consuetudini e delle abitudini che determinano la vita corrente.
giovedì 2 luglio 2026
ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) VI°
Dotato di una visione maggiormente pratica delle necessità allora attuali del movimento operaio organizzato («La scissione fra le organizzazioni operaie - scrive il Borghi - è un male. Chi ne dubita? Si creano falsi amor propri e rivalità entro le stesse categorie operaie; si intralciano gli scioperi; si avvelenano gli animi. Bisogna fare di tutto per evitarla. Non ci sarà mai nessuno che vorrà la scissione per principio. Ma se la scissione comporta gravi danni, danni maggiori comporta la falsa unità») e più ottimista del Malatesta e del Fabbri sulla possibilità di conferire a un movimento, che pure, per sua natura, è eminentemente economico, un'impronta rivoluzionaria, il Borghi trasse motivo anche dalle crisi come dalle prime dolorose esperienze di sconfitta del movimento, per un rinsaldamento dei suoi propositi di azione all'interno del sindacato. Assente al congresso costitutivo dell'Unione sindacale Italiana (Modena, 1912), perché esule in Francia, egli fu presente l'anno successivo al secondo congresso con un intervento interamente rivolto ad innestare alla questione dello sciopero generale il motivo più tipicamente insurrezionale. «L'arma del sindacalismo rivoluzionario - affermò nella sua relazione il Borghi - è lo sciopero generale sindacalistico di conquista tendente a stabilire l'autonomia di classe del proletariato e ad avviare la rivoluzione proletaria accoppiando alle rivendicazioni economiche di attacco le necessità ideali della lotta, nella direzione dei principi proclamati dall'Internazionale». All'infuori di questo tipo di sciopero generale solo quello «politico difensivo» poteva essere accettato come necessario «sebbene dominato da condizioni esteriori di politica governativa, mutevoli e obiettive, non dipendenti dal proletariato»; nessun altro mezzo era concesso perché «la separazione netta delle classi che si raggiunge sul terreno della mobilitazione con lo sciopero generale sarebbe follia raggiungerlo con tutte le altre manifestazioni ideologiche della democrazia sociale». Com'è noto, di lì a qualche mese gli anarchici tentarono di provocare concretamente quel moto insurrezionale che sovrastava come obiettivo finale ogni loro proposito di azione. La «settimana rossa» (giugno 1914) che vide alleati sul fronte della lotta i repubblicani, gli anarchici e i socialisti rivoluzionari guidati da Mussolini, ebbe nell'Unione Sindacale Italiana, inserita ormai come forza attiva in varie zone dell'Italia settentrionale e centrale, e nel Borghi fra i suoi dirigenti, uno dei suoi maggiori punti di forza. «La settimana di giugno - scriverà l'anno successivo il Borghi - ha insegnato che solo le grandi idee possono dare anche i medi risultati e la forza per raggiungerli; che solo applicando la predicazione teorica al fatto proletario sindacale si possono scuotere delle gigantesche energie». Al di là del risultato negativo immediato della lotta, che egli considerò, al pari di Malatesta, provocato dal «tradimento» della CGL, egli apprezzò nell'episodio la straordinaria prova di forza data dal proletariato italiano e lo slancio ideale innestato nella lotta concreta.








