Se non è possibile calcolare l'entità della spinta - e, quindi, il concreto contributo - da parte degli anarchici nel far deflagrare la rivoluzione del 1905, è però certo che essi furono contrari alle parole d'ordine borghesi lanciate dai più svariati raggruppamenti politici - come: abbattimento dell'autocrazia e instaurazione di una repubblica democratica, lotta per la costituente ecc. - e che, prima dell'estate del 1917, «erano i soli rivoluzionari in Russia che propagandassero l'idea della rivoluzione sociale tra le masse». E, benché le forze libertarie fossero estremamente esigue a confronto di quelle degli altri partiti, esse aprirono «una breccia nel fronte democratico», diedero il loro appoggio teorico e pratico alle contraddizioni di classe e si fecero strada nella rivoluzione e costituirono una parte nutrita di quella avanguardia rivoluzionaria, combattiva e costruttiva che portò, successivamente, le sue istanze in seno ai comitati di fabbrica, la sua critica alla concezione bolscevica del controllo operaio ed il suo tributo all'affermazione del principio dell'autogestione. Dal marzo al novembre 1917 gli anarchici si erano andati moltiplicando di numero e la loro dichiarata «ostilità nei confronti di ogni autorità statale ne faceva gli alleati naturali dei bolscevichi al momento della rivoluzione». Questa parziale comunanza di vedute, unitamente alle modificate posizioni teoriche di Lenin, giunto - secondo quanto scrive Volin - «ad una concezione quasi libertaria della rivoluzione, fino a parole d'ordine di spirito quasi anarchico, salvo, beninteso, i punti di demarcazione fondamentali : la presa del potere e il problema dello Stato», consentì ad anarchici e bolscevichi di affrontare uniti le calde giornate della vigilia rivoluzionaria, mentre l'istinto e l'interesse di classe trascinavano operai e contadini ad occupare le fabbriche e le terre.
«Lo sviluppo della rivoluzione comportò non solo la spontanea occupazione delle terre da parte dei contadini, ma anche quella delle fabbriche da parte degli operai. Sia nel settore dell'industria che in quello dell'agricoltura, il partito rivoluzionario, e più tardi, lo stesso governo rivoluzionario, furono sorretti da un movimento che, sotto molti aspetti, era per loro motivo di imbarazzo, e sul quale, peraltro, non potevano fare a meno di appoggiarsi, dal momento che esso rappresentava la principale forza rivoluzionaria».
Dopo l'occupazione delle fabbriche e delle officine, sorse urgente la necessità di dirigerle ed amministrarle per produrre e, a questo scopo, nacquero degli organismi di base che presero il nome di comitati di fabbrica (o di officine).






