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giovedì 5 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (V°)

Elenco degli arrestati nel 1892. (prima parte)

Bertani Giovanni di Ambrogio. Doveva essere membro della C.d.L. di Torino, secondo la testimonianza di alcuni arrestati, ed in collega-mento con società operaie se nella perquisizione della sua abita-zione, effettuata il 19 aprile, vengono rinvenute relazioni di sedute della C.d.L., 152 libretti di soci e vari statuti di società operaia.

Alasia Luigi di Bartolomeo, nato a Torino, residente a Torino di anni 25, professione tipografo. Cfr. Elenco arrestati 1894. Stretti dovevano essere i suoi legami con la C.d.L. poiché viene indi-cato come membro di questa. Pare che fosse stato eletto a far parte della commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. A quanto ci risulta si dedicò anche al giornalismo: nella sua abitazione venne requisito nell'aprile 1892 un originale di articolo per il giornale «Il Birichin». Pare che facesse capo a lui l'iniziativa di stampare a Torino la «Gazzetta dell'Operaio». Una lettera inviatagli da Livorno da V. Milanese e che è stata qui riprodotta contiene gli indirizzi di un primo nucleo di abbonati al giornale. 

Castellano Guglielmo. 

Botto Umberto di Giovanni, nato a Torino, residente a Torino, di anni 25, professione tipografo. Era il gerente de « Il Ventesimo Secolo - Organo della democrazia sociale» settimanale che si stampò a Torino dal 5/4/1891 al 9/4/1893, ad indirizzo democratico-repubblicano sotto la direzione di Giovanni Ferraroni. Tra i collaboratori si trovano Laerte Salvi, Paolo Alessi, Achille Gouthier, G. Salvioli. 

Capisano Ferdinando fu Carlo, nato nel 1871, domiciliato a Torino, professione falegname. 

Ajassa Ernesto nato a Borgogno (Novara) nel 1861, residente a Torino, professione fotografo e suggeritore teatrale. Membro della C.d.L. Pare che fosse stato eletto a far parte della Commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. 

Gastaldetti Eugenio Viene indicato come membro della C.d.L. 

Barosso Luigi di Lorenzo, nato a Torino nel 1872, domiciliato a Torino, professione cappellinaio. 

Gouthier Achille fu Angelo nato a Torino nel 1857, domiciliato a Torino, professione pittore. Anch'egli viene indicato come membro eletto a far parte della Commissione per la celebrazione del 1° maggio 1892. Appare tra i collaboratori del settimanale «Il Ventesimo Secolo», con direttore Giovanni Ferrarone e gerente il già citato Umberto Botto. 

Raso Giovanni fu Pietro, nato a Cagliari nel 1841, domiciliato a Torino, professione fonditore. 

Lanozzi Emilio, ( o Panozzi Emilio). Cfr. Elenco arrestati 1894. 

Lancino Secondo fu Francesco, nato a S. Giorgio nel 1844, domiciliato a Torino, professione tessitore. 

Caruzzi Castore fu Francesco, nato a Coli (Pc) nel 1836, domiciliato a Torino, professione assistente. 

De Marchi Francesco fu Giacomo, nato a Torino nel 1873, domiciliato a Torino, professione lattoniere. 

Bellino Giovanni di Carlo, nato a Torino nel 1860, domiciliato a Torino, professione panettiere. 

Monaco Lorenzo visse per un certo periodo a San Paolo di Brasile. 

Ferrerò Giovanni fu Vincenzo, nato a Savigliano nel 1852, domiciliato a Torino, professione parrucchiere. 

Garlasco Carlo. 

Panizza Alessandro. 

Bertoni Giuseppe fu Luigi, nato a Genova nel 1857, domiciliato a Torino, professione muratore. 

Ragazzini Alessandro. 

Mainardi Domenico di Carlo, nato a Torino, di anni 27, domiciliato a Torino, professione maniscalco. Per un certo periodo fu in America. 

Scala Pietro di Anacleto, nato a Salassa Canavese, di anni 32, professione panettiere e bracciante. 

Viscardi G. Battista di Pietro, nato a Villastellone nel 1869, domiciliato a Torino, professione panettiere. 

Marchello Giacomo di Giuseppe, nato a Torino, di anni 25, professione panettiere. 

Audisio Antonio fu Giovanni, nato a Torino, di anni 35, professione tipografo. 

Repossi Francesco di Pietro e di Rosa Baroso, nato a Valenza (AL) nel 1871, domiciliato a Torino, professione meccanico. Si dichiara estraneo all'ambiente anarchico ed alla C.d.L. 


EL DÌA DE LA BESTIA – Alex de la Iglesia

Angel Berriartúa, sacerdote e professore di teologia all'Università di Deusto, ha passato gli ultimi venticinque  anni della sua vita a studiare l'Apocalisse di San Giovanni, cercando di decifrare il messaggio che si cela dietro questo testo sacro è infine giunto alla conclusione che l'Anticristo nascerà a Madrid il 25 dicembre 1995 prima dell'alba. Il problema è che il sacerdote non conosce il luogo esatto dove avverrà la nascita. Per mettersi in contatto con il Maligno, si arma fino ai denti e si dà allegramente, anche se in modo alquanto improvvisato, al crimine. Nel corso della vicenda, il sacerdote, e con lui lo spettatore, incontreranno José  Maria, una  giovane metallara con un  passato difficile e un look aggressivo; il professor Cavan, uno  parapsicologico di fama mondiale, presentatore e regista di un notissimo programma televisivo; Rosario, l'allucinante proprietaria di una pensione, sospettosa di tutto e di tutti; Mina, una virginale fanciulla TV-dipendente; Susana,  una pinup dotata dell'innata capacità di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato; e centinaia di altre vittime innocenti. 

De la Iglesia è uno che l’horror lo conosce bene e, anche se la sua è più una commedia grottesca e violentissima che un horror vero e proprio, fa riferimento a tutto il cinema satanico anglosassone degli anni ’70 e ’80. Il risultato è un film davvero unico nel suo genere, una rivisitazione della natività in salsa urbana e, allo stesso tempo, provinciale; sporca, grossolana, pacchiana, se vogliamo, ma va benissimo che lo sia: quando entra in scena l’astrologo Cavan, con tutto il suo armamentario di false divinazioni in diretta televisiva, il suo appartamento arredato ai massimi livelli di cattivo gusto, e i suoi collaboratori che lo rincorrono lungo i corridoi della rete, è difficile nutrire dubbi: ci troviamo di fronte a una gigantesca satira nei confronti di qualsiasi tipo di credenza, istituzionale e non. Raro esempio di commistione riuscita tra commedia e orrore, El día de la bestia non dimentica mai la sua vocazione orrorifica ma de la Iglesia, divertendosi anche a infrangere qualche tabù tra i pochi rimasti, inocula nella storia robuste dosi di satira e ironia che, più che alleggerire il tono horror, lo enfatizzano con efficacia. 

De la Iglesia si concentra con Il giorno della bestia sulla sinossi irriverente e folle, ovviamente, sulla perversa necessità che l’essere umano ha di contemplare come alcuni esemplari della sua specie si sottopongano alle luci oscure e sporche dello spettacolo, de la Iglesia attacca nel suo film le luci al neon che nascondono la danza macabra alla quale si sottopongono in massa i membri di una società maledetta.


Il fuoco che de la Iglesia ha aperto con questo film non si ferma mai. Non c’è assolutamente nulla che venga rispettato qui: la corsa contro la follia e il tempo che il trio protagonista intraprende per salvare il mondo nella notte di Natale si svolge con tutte le critiche sociali immaginabili come sfondo. 
Il Natale e la sua massa sociale che si muove tra luci al neon e canti natalizi, una banda organizzata che picchia e uccide ogni senzatetto che si incrocia sul suo cammino, un presentatore superficiale e arrogante che considera il pubblico del suo programma ciò che in realtà è: una massa pronta a soddisfarsi di un programma superficiale e polveroso. de la Iglesia non fa né amici, né concessioni, né prigionieri.

Valutazione Pastorale: Questo "rendez-vous" madrileno si configura come un enorme pastrocchio ambizioso e farneticante. E' molto probabile che per tanti dettagli (vedi lo zampettante caprone) ne sorrideranno perfino i più severi e raffinati esperti del paranormale e dell'esoterismo. Le ragioni per cui nello scegliere l'eletto a recarsi all'appuntamento si sia dato spazio ad un religioso previ i suoi reiterati tuffi nel Male non hanno bisogno di commenti. Ironia, sarcasmo, un pizzico di "noir", una dose di horror sono gli ingredienti principali dell'ignobile e delirante intruglio, cui si aggiunge ovviamente quel tipo di musica "death metal" che molta gente ha contagiato con la sua spietata durezza.



El día de la bestia es un grito de furia magistral. Un ejemplar único de «Cine-Punk» en Navidad.


Abolire le prigioni

Il regno odioso delle prigioni non finirà senza che ciascuno impari a non imprigionarsi più in un comportamento economizzato dai riflessi del profitto e dello scambio. Meno l'animalità si ingabbierà nella rigidità del carattere, arrabbiandosi per frustrazioni perpetue, più aprirà le porte del godimento a progressivi affinamenti, e più apparirà a tutti l'orrore di rinchiudere in cella dei condannati che vi languiscono non per i loro misfatti, ma perché esorcizzano i demoni che le persone oneste imprigionano in loro. I progressi che l'umanesimo auspica fanno rabbrividire. Se le prigioni spariranno senza che il godimento sia restaurato nei suoi diritti, esse cederanno soltanto il posto ad istituzioni psichiatriche ariose, in accordo con le terapie che anestetizzano nei condannati al lavoro quotidiano la violenza delle frustrazioni. Non è forse giunto il tempo di stabilirsi talmente nell'amore di sé che, arrivando ad adeguarsi dal fondo del cuore molta felicità, ci si affezioni agli altri per la felicità stessa che tocca loro in sorte, amandoli per il favore di amare che dispensano a se stessi? Non sopporto di essere abbordato per il ruolo, la funzione, il carattere, l'istantanea che mi fissa e mi imprigiona in ciò che non sono. Quale incontro sperare in un luogo in cui l'obbligo di essere in rappresentazione impedisce sempre che io esista? Mi importa soltanto la presenza del vivente, in cui convergono tutte le libertà che nessun giudizio ha il potere di arrestare.



giovedì 29 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (IV°)

Corrispondenza

Lettera inviata a Sante Caserio da Antonio Cassani 

Parigi 13/4/1892 

Carissimo Amico! 

Ricevo in questo momento 2 copie dell'Amico del Popolo, che lo trovai stupendo. Ecco caro Sante questo è il modo con cui mi piacciono i nostri giornali, ogni altro sistema mellifluo di fare propaganda e di combattere gli avversari, è cosa che non va più per i nostri tempi. Mandalo sempre adunque l'Amico del Popolo e se trovi il Locatelli dilli che quanto prima vedrà un nuovo lavoro che parte da Parigi. Io sono sempre nelle medesime acque anzi, minaccio di affogarvi, porca madonna! Speriamo un benefico salvataggio od altrimenti vengo ancora a Milano o che vado in Russia a lavorare. Quella corrispondenza da Parigi pare che sia piovuta dal cielo, perché dei compagni di Parigi che l'abbiano spedita non saprei chi, forse Constans! Mi piacciono quelle passatine ben dettate che riguardano quei farabutti della Camera ecc. e mi piace assai il metodo che avete preso in vessillo in questo numero del vostro giornale. Per Dio, se non si fa così come volete fare? Bravi, e avanti sempre, e non curatevi se quelle 3 marmotte si offendono alle volte e minacciano di provocare delle battaglie aperte, ben vengano anzi perché la vittoria è sempre dell'Anarchia. Fatti coraggio, caro amico e continua a combattere al fianco di chi uniforma la propaganda ai metodi di impavidezza, anti-legalitarismo e libera iniziativa. Nell'Amico del Popolo ho trovato troppe volte però il sacrosanto nome di: Pietro e di: Gori. Ciò sta male e si potrebbe farne senza, io credo, e modificare il modo di raccontare le cose, escludendo i nomi. 

Ciao, caro amico, e vogliaci sempre bene   tuo A. Cassani. P.S. Quando esce ancora il giornale mandatemelo a me od all'indirizzo di qualche altro compagno di Parigi. Questa lettera comunicagliela all'amico Locatelli più presto che puoi. Ciao (Alla lettera era unita ad un pacco contenente i seguenti opuscoli: I socialisti anarchici al popolo italiano : non votate !. Agli operai italiani. Appello edito a Nizza, settembre 1889. Appello aprile 1890. Parere degli anarchici sul duello, Imola 1890. I fatti di Roma dell'8 febbraio 1889. Manifesto degli anarchici al popolo d'Italia. 1° maggio 1890 - Gli anarchici al popolo. Pourquoi les travailleurs sont-ils malheureux?)

Lettera inviata da Carlo Garlasco 

Torino 15/3/1892 

Caro amico. 

Ricevetti ieri il tuo scritto che aspettavo da tempo, ed era vera-mente nel dubbio che mi avresti dimenticato, e se non mando più la scomunica a te la manderò a Farinetti, che mi a proprio trascurato. Sono stato al circolo o fatte le comunicazioni che mi ai incaricato. Sono oltre modo soddisfatto delle notizie che mi rechi riguardo al vostro stato economico. Riguardo a me ero deciso di partire per Lione (Francia) ma per mio sommo dispiacere mio padre cadde così grave-mente ammalato che ha perduto ogni speranza per la sua guarigione e con ciò potrai capire come il mio piano andò in fumo. In un'altra tua dì a Farinetti che unisca un suo biglietto, nel quale mi dica se a ricevuto le mie cartoline a Biella e Mongrando, dilli [sic] anche che Bertani a piacere di conferire con lui per affari che li riguarda. Se scrivete a lui indirizzateli alla Camera del Lavoro. In quanto a giornali per la propaganda qui a Torino è tutto morto più che morto. E sai il gran perché? Perché il Rigo (Giovanni Rigo, via Silvio Pellico 28, Torino. Con questo indirizzo compare in un elenco di persone cui fare capo per la propaganda anarchica nelle principali città italiane inviato da un correligionario di Milano all'anarchico Giuseppe Genova di Palermo) a dovuto assentarsi di qui in seguito alle solite persecuzioni della questura; tu che ai conosciuto l'ambiente di qui certo non stupirai che un sì piccolo incidente possa privare tutta la città della stampa anarchica, ma nel medesimo istante proromperai in un «Fiacconi!» e non avrai torto. Mi ai promesso di farmi avere della stampa di costi; se in senso anarchico e scritta in lingua italiana non potresti farmene avere più copie ed io ti spedirei l'importo ad ogni tua spedizione e di ciò potresti stare tranquillo sulla mia parola. Io di qui per ora potrò spedirti null'altro che qualche foglio borghese quello che più ti aggrada, se non tutti i giorni almeno una volta alla settimana. Informati se Lode ove si trova il compagno Conti non sia troppo distante da Ginevra così potresti comunicare con lui. Ti saluto e anche il Farinetti. Sono tuo e per la causa Carlo. 


Cicuta Acquatica

Pianta erbacea perenne, alta 60-120 centimetri; fusto eretto, sopra ramoso, glabro; foglie 2-3 pennate, segmenti finemente lanceolati, seghettati, acuminati; ombrelle con 15-25 raggi; fiori bianchi in ombrelle composte, grandi, compatte, brattee poco numerose, spesso anche del tutto assenti; frutto rotondo; semi ovali, costolati, bruno pallido.

Fiorisce da luglio a settembre. Cresce lungo gli argini dei fiumi, in fossi, riserve d'acqua e marcite (0-1000 metri). Sporadica.

Sarebbe stata usata come ingrediente dei preparati delle streghe europee, soprattutto unguenti. Il botanico P. Font Quer riporta un caso di due religiosi che mangiano la radice della cicuta acquatica; uno di essi si buttò in acqua convinto di essere un'anatra, l'altro si spogliò è cercò disperatamente l'acqua, credendo di essersi trasformato e di non poter vivere senza di essa. Inoltre, il miele prodotto dai fiori della pianta avrebbe proprietà psicoattive.

Contiene principalmente coniina, molto tossica. La coniina rilassa i muscoli e attenua le convulsioni. L'intossicazione causa freddo, paralisi, insensibilità e morte per paralisi respiratoria; 6-8 foglie sono letali. Le proprietà psicoattive non sono ancora state compitamente dimostrate. 

Qualsiasi cosa può andare bene

L'idea di un metodo che contenga principi fermi, immutabili e assolutamente vincolanti come guida nell'attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo infatti che non c'è una singola norma, per quanto plausibile e per quanto saldamente radicata nell'epistemologia, che non sia stata violata in qualche circostanza. diviene evidente anche che tali violazioni non sono eventi accidentali, che non sono il risultato di un sapere insufficiente o di disattenzioni che avrebbero potute essere evitate. Al contrario, vediamo che tali violazioni sono necessarie per il progresso scientifico. In effetti, uno fra i caratteri che più colpiscono delle recenti discussioni sulla storia e la filosofia della scienza è la presa di coscienza del fatto che eventi e sviluppi come l'invenzione dell'atomismo nell'antichità, la rivoluzione copernicana, l'avvento della teoria atomica moderna, il graduale emergere della teoria ondulatoria della luce si verificarono solo perché alcuni pensatori o decisero di non lasciarsi vincolare da certe norme metodologiche "ovvie" o perché involontariamente le violarono. È chiaro, quindi, che l'idea di un metodo fisso o di una teoria fissa della razionalità poggia su una visione troppo ingenua dell'uomo e del suo ambiente sociale. Per coloro che non vogliono ignorare il ricco materiale fornito dalla storia, e che non si propongono di impoverirlo per compiacere ai loro istinti più bassi, alla loro brama di sicurezza intellettuale nella forma della chiarezza, della precisone, dell'obbiettività, della verità, diventerà chiaro che c'è un solo principio che può essere difeso in tutte le circostanze e in tutte le fasi dello sviluppo umano. È il principio: qualsiasi cosa può andar bene. 

giovedì 22 gennaio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (III°)

La storia stessa che è alla radice della prima ondata di arresti e che dà avvio al procedimento del 1892 nei confronti dell'associazione anarchica è la vicenda di tre giovani, l'incisore torinese Luigi Farinetti, il falegname Romano Gurlino pure torinese e il meccanico Francesco Repossi di Valenza in provincia di Alessandria, ma dimorante a Torino, emigrati a Ginevra con gli anarchici Alberto Guabello e Antonio Cassani per cercare lavoro e di qui passati in Francia nella speranza di trovare là ciò che non avevano ottenuto in Svizzera. Mentre il Cassani e il Guabello si dirigono a Lione e poi a Parigi, i primi tre vengono fermati il 31 marzo del '92 a Bellegarde, perché sorpresi sul treno diretti a Colos senza biglietto. Condannati a 8 giorni di arresto, sono poi espulsi dalla Francia e consegnati alle autorità italiane alla frontiera di Bardonecchia. La meta del loro viaggio, che avrebbe dovuto portarli a Parigi, il loro rapporto con Cassani e Guabello, le corrispondenze sequestrate, i loro non celati legami con membri della Camera del Lavoro di Torino li inseriscono immediatamente nel novero di quegli individui sospetti, nei confronti dei quali la polizia, in vista della prossima celebrazione del 1° maggio, andava già svolgendo un'azione di controllo e di arresti volta a prevenire qualsiasi tentativo di manifestazione. Il bilancio dell'operazione intrapresa dalle autorità è l'incriminazione di ben 31 persone, la maggior parte delle quali viene arrestata. Di esse però un buon numero verrà scarcerata prima che venga pronunciata la sentenza contro l'associazione anarchica. Di queste 31 persone gli anarchici dichiarati sono ben pochi: si tratta in generale di socialisti quando non addirittura di democratici che vengono però coinvolti a causa della loro partecipazione ad attività nelle organizzazioni operaie o di categoria. 

Come si vedrà la situazione sarà diversa nel '94: allora gli arresti e le incriminazioni colpiranno quasi esclusiva-mente degli anarchici che non avranno difficoltà a dichiararsi tali, anzi che non faranno mistero delle proprie simpatie per il filone terroristico e dinamitardo. Indubbiamente tra l'uno e l'altro processo c'è di mezzo la scissione di Genova, che, provocando una grave emorragia, se non subito almeno a media scadenza nell'ambiente anarchico, seleziona anche e qualifica coloro che restano fedeli all'idea rivoluzionaria. E di questo processo sono conscie anche le pubbliche autorità, benché propense negli anni della reazione crispina a servirsi dell'artifìcio di definire anarchici tutti i gruppi di sinistra per sottoporli alle norme repressive emanate contro di questi. 

Ecco alcuni elementi atti a delineare un poco la fisionomia del nucleo anarchico torinese ( Associazione malfattori 18-1-92, Associazione anarchica a delinquere contro la proprietà e le persone - Questura di Torino)

Il gruppo degli incriminati del 1892 presenta le seguenti caratteristiche : età media anni 29 con punte che vanno da un massimo di anni 56 a un minimo di anni 19. Le professioni sono così suddivise: panettieri 4 (di cui un panettiere bracciante) - muratori 2 -falegnami 2 - tipografi 2 - fucinatori 1 - cappellinai 1 - pittori 1 -fonditori 1 - tessitori 1 - assistenti 1 - lattonieri 1 - parrucchieri 1 -maniscalchi 1 - meccanici 1 - incisori 1 - battiloro 1-1 fotografo-suggeritore teatrale. Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli accusati e attraverso il sequestro della corrispondenza vengono intercettati, oltre alle missive, opuscoli e giornali. Per quanto con-cerne questi ultimi si tratta di numeri isolati, talvolta di parecchi anni prima. È il caso de « Il Proletario » di cui vengono rinvenute copie del gennaio 1875. Oppure sono numeri de «La Gazzetta ope-raia » di Torino, oppure de « L'Amico del Popolo » di Milano, l'unico giornale più propriamente anarchico diffuso nel gruppo torinese. Purtroppo nulla è dato di sapere de « Il Birichin », di cui è fatto cenno a proposito di un articolo trovato in casa del socialista Luigi Alasia (« La Gazzetta operaia », Torino, tipografia. B. Valentino, poi M. Artale, direttore è Giovanni Rejmond. Esce dall'1-6-1887 al 24-3-1888; settimanale. Ad essa fa seguito «La Nuova gazzetta operaia» che durerà dal 31-3-1888 al 8-9-1889. Periodico prima indipendente poi anarchico, socialista, comunista. «L'Amico del Popolo», Milano. Esce dal 1891 al 1892. A proposito de « Il Proletario » è presumibile che si tratti della continuazione de « La Discussione. Rivista del socialismo intransigente », pubblicata a Torino con gerente Carlo Terzaghi. « Il Proletario. Periodico socialista intransigente », diretto dal Terzaghi, uscì settimanalmente a Torino prima, dall'1-10-1873 all'l-1-1874, poi a Genova).