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giovedì 25 giugno 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) V°

A una visione superficiale la tematica può apparire assai simile a quella che ispirò nella loro azione i sindacalisti rivoluzionari italiani; tuttavia è il Borghi stesso che ci mette in guardia contro il pericolo di assimilare le due correnti, quella anarchica e quella sindacalista-rivoluzionaria. Il sindacalismo anarchico italiano risalendo alle esperienze organizzative francesi del primo '900 si rifaceva in realtà soprattutto alla concezione bakuniniana che affidava alle organizzazioni operaie, quali primi nuclei del movimento rivoluzionario, la funzione di espropriazione capitalistica e poi di assunzione immediata ed unica, sulla base del decentramento federalista, della gestione della proprietà organizzata, mentre i sindacalisti-rivoluzionari italiani - nota polemicamente nelle sue memorie il nostro autore - «erano imbevuti soprattutto di sorelismo». «Noi - afferma il Borghi - ci trovammo a camminare spesso a fianco coi cosiddetti sindacalisti. E molti di noi ci dichiaravamo, spesso e volentieri, sindacalisti. Questo però posso in coscienza affermare: non consentimmo mai alcuna confusione fra il nostro pensiero e quello dei sindacalisti provenienti dal marxismo parlamentare nessun anarchico si considerò mai sindacalista alla loro maniera. Noi partivamo da Bakunin. Essi partivano da Marx, per quanto un Marx riveduto e corretto da Georges Sorel». Oltre al «confusionismo teorico» («sindacalismo senza fisionomia, senza possibilità di autodefinirsi; indeciso sui punti essenziali, come l'elezionismo, il parlamentarismo, lo statismo, il partito politico ecc.») il Borghi rimproverava ai sindacalisti-rivoluzionari di fare del sindacato non un mezzo ma un fine in se stesso, ponendo gli interessi di una sola classe al di sopra del vero ideale anarchico di una rivoluzione il cui scopo era la liberazione completa di tutta l'umanità. «Per noi la classe era un fatto, non un ideale. Quel fatto era inevitabile e benefico in una società divisa in privilegiati e non privilegiati, ma da quel fatto bisognava evadere e non chiudervisi dentro». Rimproverava inoltre ai sindacalisti-rivoluzionari quello stesso spirito fatalistico che, se da un lato privava i social-democratici di ogni volontà di azione inducendoli ad attendere dalla necessaria evoluzione degli eventi la realizzazione delle condizioni del riscatto delle classi lavoratrici, d'altro lato portava i sindacalisti-rivoluzionari ad esaurire la loro azione in una pura ginnastica rivoluzionaria, nell'attesa di una mitica palingenesi sociale. Su questi punti la posizione del Borghi non differiva sostanzialmente da quella di Errico Malatesta e di Luigi Fabbri, che dell'anarchismo organizzatore furono simpatizzanti; ma l'evoluzione successiva degli avvenimenti doveva rivelare una profonda differenziazione di pensiero. È del 1913 la prima edizione dello scritto del Borghi, Fernand Pelloutier nel sindacalismo, in cui si ravvisa un'adesione forse eccessiva al sindacalismo-rivoluzionario francese. «I più vecchi fra noi - riconoscerà più tardi il Borghi - Malatesta, Bertoni, Galleani, avevano notato l'involuzione lenta e non sempre manifesta del movimento (sindacalista-rivoluzionario francese). Perciò si tenevano in guardia». Anche il Fabbri, che in un primo tempo aveva creduto di trovare nel sindacalismo la leva possente che avrebbe aiutato a rovesciare il vecchio mondo capitalistico, sentì il bisogno di rettificare le sue posizioni in rapporto alla teorizzazione fatta dai sindacalisti-rivoluzionari. Questo processo di rettificazione non andava disgiunto da un certo timore che gli interessi strettamente economici di una classe prendessero il soppravvento sull'ideale rivoluzionario anarchico di salvazione integrale dell'umanità. Nello stesso tempo traeva ulteriori motivi di conferma dalla constatazione che di fronte alle crisi interne era impossibile mantenere l'unità del movimento operaio, mentre le ragioni ideologiche dell'anarchismo imponevano che esso «oltre a non essere un movimento di esclusivismi classisti, non avesse dei proletari preferiti e degli altri non preferiti». Dopo aver visto sfuggire la possibilità di esercitare dall'interno del movimento operaio organizzato una pressione rivoluzionaria, a maggior ragione essi dovevano trarre motivo di dubbio sulla validità del sindacato quale strumento rivoluzionario nel constatare l'evoluzione di alcuni membri del movimento sindacalista-rivoluzionario italiano verso forme di «politicantismo», e successivamente verso l'adesione all' intervento in guerra, e nel dover prendere atto dell'inevitabilità di una nuova scissione. Dalla scissione della CGL nacque nel 1912 l'Unione Sindacale Italiana; i suoi primi dirigenti furono Alceste De Ambris, che ricoprì fino al novembre 1914 la carica di segretario, e i compagni sindacalisti-rivoluzionari facenti capo alla camera del lavoro di Parma. «L'Internazionale» di Parma era l'organo ufficiale dell'organizzazione. Le dispute sulla questione dell'intervento in guerra provocarono una successiva divisione delle forze sindacali rivoluzionarie: nel novembre 1914 il gruppo deambrisiano uscì dall'organizzazione per formare l'Unione Italiana del Lavoro interventista, mentre Armando Borghi prendeva la direzione dell'Unione Sindacale e del suo nuovo giornale «Guerra di Classe».



LUOVO COSMICO

Nei quattro globi in via di separazione sono iscritti i nomi delle Zoas, le bestie apocalittiche che rappresentano le forze fondamentali dell'universo. Urthona/Los l'immaginazione, Luvah la passione, Urizen la ragione e Tharmas il corpo. «li mondo a forma d'uovo di Los», che si inarca nel punto del vortice del caos, costituisce l'illusorio spazio tridimensionale racchiuso tra i due confini della opacità (Satana) e della condensazione materiale (Adamo). Essi impediscono all'uomo di vedere le cose che Blake definisce reali, cioè eterne e infinite. Una visione del cosmo di Hildegard von  Bingen «Poi vidi un'immagine gigantesca, circolare e vaga. Si restringeva in cima come un uovo. Lo strato più esterno tutt'attorno era fuoco chiaro (Empireo). Appena sotto v'era una scorza oscura. Nel fuoco chiaro fluttuava una rossa palla di fuoco scintillante (il Sole).» Sotto la scorza oscura la  santa vede la sfera dell'etere con la Luna e le stelle e ancora più sotto una zona nebbiosa, che lei chiama «scorza bianca» o «acque superiori». La nascita del mondo degli elementi tra la sfera della luce celeste e il caotico mondo inferiore. Così Johann J. Becher (1635-1682)  descrive l'interazione degli elementi: «La terra s'ingrossa e attira a sé, l'acqua si apre e purifica, l'aria liquefà e asciuga, il fuoco separa e riempie. 

L'urbanismo unitario

L’urbanismo unitario prevedeva un utilizzo del territorio come pratica di resistenza ed opposizione alle strategie di pianificazione dell’urbanismo razionalista considerato colpevole, agli occhi dei situazionisti, di costruire città alienanti per l’individuo e la società. L’urbanismo unitario era un vero e proprio programma di guerriglia, estetica, funzionale e politica, che coinvolgeva e sconvolgeva il tessuto urbano.

Rispetto ad un fare tecnocratico, di manipolazione degli esseri umani come cose, realizzato dalla pianificazione degli urbanisti razionalisti che guardavano e progettavano strategicamente la città “dal di fuori”, i situazionisti lavoravano sulla città tatticamente “dall’interno”.

I situazionisti negavano i valori pratici dell’urbanistica razionalista (gli spazi progettati come pre-determinati all’uso) a favore di una valorizzazione ludica, di libero gioco e di libero utilizzo della città preferendo gli spazi d’uso semi-determinati e informali. Questa valorizzazione portava ad un congiungimento del soggetto con il suo oggetto di valore che dava luogo, a sua volta, ad una valorizzazione utopica degli spazi urbani, ovvero ad una costruzione di una nuova società attraverso l’unione realizzata tra città e abitanti: da qui il termine urbanismo unitario. Tale unione avrebbe dovuto portare ad un cambiamento radicale e irreversibile della loro identità comune. Come diceva un celebre slogan situazionista scritto sui muri di Parigi durante i giorni del Maggio francese: “niente sarebbe stato più come prima”.

Gli studi sul nomadismo e sugli accampamenti degli zingari furono un preludio fondamentale sia alla nascita stessa dell’Internazionale Situazionista, sia al progetto di New Babylon, la città situazionista progettata da Constant.

New Babylon era per i situazioni la realizzazioni di un nuovo modello di città, la concretizzazione delle loro teorie sull’urbanismo unitario. New Babylon, nelle intenzioni dei situazionisti sarebbe stata una città composta da parti mobili, modulari, ricombinabili. Una sorta di enorme sovrastruttura abitativa, una enorme rete, un rizoma, che avrebbe ricoperto l’intera sfera terrestre con delle megastrutture ludiche. Si trattava, per Costant e per i situazionisti, di creare un labirinto dinamico in perpetua trasformazione.



giovedì 18 giugno 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) IV°

La materia da trattare, scrive il Borghi, era diversa, diverse le condizioni della lotta. Lo stato non sembrò più aggressore, la libertà politica non era più contesa. Le grandi masse entravano sulla scena. In queste condizioni era necessario trovare «un mezzo d'azione che non ci isoli, che non polverizzi le nostre forze, che non ci riduca al ruolo di semplici spettatori» Le persecuzioni avevano allontanato per un lungo periodo di tempo gli anarchici dalla lotta pubblica. «Avemmo così un periodo - scrive con ironia il Borghi - dal 1893 al 1900, in cui la sola forma di associazione anarchica possibile era questa: la riunione dei nostri compagni nelle isole del domicilio coatto l'isolamento essendo diventato una necessità, finì col convertirsi in una dottrina. La mancanza del contatto con le folle non fece capir bene ai compagni nostri la forza che si poteva trarre dal contatto con le masse e dall'uso dell'organizzazione. Avemmo quindi l'individualismo da una parte e dall'altra l'organizzazione operaia, la quale sorgeva sotto gli auspici e per l'azione dei socialisti». Per uscire dalla situazione di impasse era necessario «trovare lo strumento, l'utensile meccanico positivo, a cui applicare la potenzialità dinamica delle idee, per trasformarla in forza reale, sommovente le basi del mondo borghese» e tale strumento doveva essere adeguato alla nuova realtà dell'Italia che si avviava a diventare un paese industrializzato. Nel radicalizzarsi del conflitto delle classi è al Pelloutier e all'idea operaistica dell'Internazionale di Bakunin che il Borghi fa ricorso, affermando la necessità dell'azione «a meno che non si voglia divenire una scuola di esteti, occupati a venerare le formule imbalsamate del rigidismo dottrinario». L'alternativa proposta è la scelta fra uno «sterile spiritualismo» che affidandosi «all'influenza della pura predicazione ideale» può «formare le élite, toccando le intelligenze più pure ed elevate» e un'azione che, superato il momento elitistico, metta l'ideale «a contatto degli interessi che tendono a prevalere e predominare in un determinato periodo storico, facendoli servire a se stesso e fecondandosi al loro contatto». Il punto di partenza delle tesi borghiane è rappresentato dall'adesione a quella concezione del sindacalismo che dall'ultimo decennio dell'800 trovò in alcuni organizzatori anarchici francesi (Pelloutier, Pouget, Delesalle, Yvetot ecc.) i propri teorici e i propri realizzatori: una concezione del movimento operaio che respinge «i principi e le formule social-democratiche, per cui il movimento sindacale doveva essere affidato al partito politico» per affermare che «sia per il movimento economico, sia per le agitazioni politiche, sia per lo sviluppo della cultura e della coscienza del proletariato organizzato, il sindacato non si subordinava a nessun partito, ma usufruiva delle proprie forze ed esclusivamente delle proprie forze». Il metodo di azione che il Borghi ripropone è quello dell'azione diretta popolare e operaia contrapposta alla teoria della conquista dei pubblici poteri; e questo metodo per il Borghi nell'epoca anteriore al fascismo trovava il suo terreno naturale nell'organizzazione operaia di tipo francese in cui «ogni sindacato locale aveva personalità autonoma» e «non (era) sottomesso ad una organizzazione centrale», e dal quale era stata bandita ogni forma di azione elettorale, ogni subordinazione ai partiti e collaborazione con il governo. L'azione doveva partire dal basso rifiutando l'autoritarismo e l'accentramento delle federazioni di mestiere che ispiravano le loro direttive ai ristretti interessi economici di categoria. Gli strumenti immediati di lotta erano quelli ritenuti i più rispondenti a collegare l'azione sindacale con il fine rivoluzionario anarchico: il boicottaggio, il sabotaggio, lo sciopero generale, mezzi che giocavano sull'effetto della sorpresa e della provocazione e sull'audacia. 


Vi è un piacere nei boschi inesplorati- George Gordon Byron

Vi è un piacere nei boschi inesplorati

e un’estasi nelle spiagge deserte,

vi è una compagnia che nessuno può turbare

presso il mare profondo,

e una musica nel suo ruggito;

non amo meno l’uomo ma di più la natura

dopo questi colloqui dove fuggo

da quel che sono o prima sono stato

per confondermi con l’universo e lì sentire

ciò che mai posso esprimere

né del tutto celare.

George Gordon Byron (1788-1824) fu il più influente tra i poeti romantici inglesi. La sua poesia, infatti, creò una moda, diffusasi rapidamente in tutta l'Europa, che fu considerata la quintessenza del romanticismo. Era una poesia che si proponeva di esprimere "il male del secolo", l'inquietudine, l'irrequietezza, la malinconia e lo spirito di ribellione contro qualsiasi ordine precostituito


Georges I. Gurdjieff

Un mago, un avventuriero, uno stregone, un paraculo, un commerciante di tappeti, un saggio o tutte le cose insieme. Uno dei personaggi più di successo nella pittoresca fauna dell'Internazionale Irrazionalista che batteva gli scombussolati e accoglienti salotti buoni dell'aristocrazia e della buona borghesia europea all'inizio del secolo. Lo strumento karmico per scuotere e far piegare la schiena a dei pigri occidentali benestanti con sensi di colpa o per fornire degli indizi ai sinceri ricercatori sulla via dell'auto-realizzazione. Terrorista psichico deciso a distruggere senza pietà le credenze ed i punti di vista radiati da secoli nella mente e nei sentimenti dell'uomo, originario del Caucaso, figlio di un cantastorie, curioso e instancabile viaggiatore (Fra il 1887 e il 1907 si situano i “vent’anni mancanti” nella biografia di Gurdjieff. Si sa che con altri amici forma un gruppo chiamato dei “Cercatori della verità”, compie numerosi viaggi che lo portano dal Medio Oriente all’India, dall’Asia Centrale al Tibet, visitando monasteri e centri religiosi, e cercando una misteriosa “Confraternita di Sarmoung”, di cui aveva trovato un riferimento nel 1886), mise a punto un sistema d'insegnamento esoterico mutuato in gran parte dal sufismo e dall'occultismo occidentale. Adattando dottrine tradizionali ad un linguaggio moderno il suo pensiero ha avuto un'influenza importante sull'idealismo europeo e americano, Katherine Mansfield, René Daumal, Ouspenskij, A.R. Orage, Jung, Henry Miller sono solo alcuni nomi, o come Pamela Travers, la creatrice di Mary Poppins che al maestro ha reso spesso esplicito omaggio. La sua scuola di Fontainebleau in Francia attrasse un numero notevole di studenti entusiasti, grazie ai quali le sue idee ebbero una eccezionale diffusione.


giovedì 11 giugno 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) III°

La stessa organizzazione operaia non esisterebbe se non mercé l'azione individuale di pochi, e forse di uno, sorto a prepararne il terreno senza aspettare che tutti si muovessero di iniziativa e spinta propria». Individualista nel senso che al termine era riconosciuto dalla tradizione anarchica, cioè «nei rapporti fra compagni, nei mezzi d'attacco e nella concezione rivoluzionaria», il Borghi si proclama avversario di qualsiasi forma autoritaria e cristallizzata di società. Ma - avverte - non è tanto la concezione anarchica comunista che presenta la possibilità di sfociare in una forma degenerativa di questo tipo, quanto proprio quella degli individualisti puri. La realizzazione del comunismo anarchico infatti prevede, oltre all'instaurazione dell'uguaglianza economica, l'abolizione di ogni potere politico. Una volta che ciò si sia effettuato, il comunismo «sarà suscettibile di tutte le trasformazioni e innovazioni che l'esperienza profana e quella scientifica indicheranno», allontanando così ogni pericolo di accentramento e di autoritarismo. Tale forma di libertà non sarebbe invece consentita in una società che fosse abbandonata, secondo la pratica individualista, all'arbitrio dei singoli; i più forti fra questi infatti, esprimendo la propria personalità senza osservare quei limiti che devono essere imposti dalla necessità della convivenza sociale e dall'interesse comune, finirebbero per prevalere sui più deboli. «La lotta quindi uscirebbe ben presto dai confini individuali per assumere atteggiamento collettivo, riproducendo il punto di partenza della società borghese. I deboli si unirebbero per combattere i forti e si ricostituirebbero le due classi antagoniste: dominati e dominatori. Risorgerebbero i capi della propria classe che diverrebbero i novelli gendarmi in difesa dei nuovissimi tiranni». E con ciò la violenza sarebbe accettata, non come mezzo di lotta necessario alla liberazione dalla schiavitù borghese, ma come « regola costante di vita». Pericoli di schiavitù e di sottomissione morale esistono anche in regime anarchico comunista, «ma in tale regime mancherebbe ai forti - come strumento di oppressione - il fattore economico, mezzo potentissimo di dominazione e di schiavitù». Gli individualisti - afferma il Borghi - rifiutano il concetto di società perché non lo sanno concepire senza implicazioni autoritarie; ma «l'errore consiste nel chiamare società l'insieme di contraddizioni, di contrasti e di rapporti cannibaleschi che oggi ci deliziano; né tale certo si potrebbe chiamare il caos amorfista: l'anarchia soltanto, come noi la intendiamo, armonizzando il lato materiale della vita sociale e riducendo alle nobili gare del pensiero e dell'animo lo spirito combattivo degli individui potrebbe con ragione chiamarsi società umana». Il Borghi esprimerà ancora i propri motivi di dissenso dagli individualisti al I congresso anarchico italiano che si svolse a Roma dal 16 al 20 giugno 1907. Gli interventi dei relatori sono tutti pubblicati su «Il Pensiero», dal n. 11 del 1° giugno al n. 14 del 16 luglio 1907. Sono già presenti in questa analisi i motivi centrali del pensiero del Borghi, quelli stessi che informeranno tutta la sua azione di anarchico e di organizzatore sindacale: in primo luogo l'affermazione della necessarietà dell'azione individuale per spingere le masse verso obiettivi rivoluzionari e per impedire la formazione di apparati burocratici cristallizzati. In secondo luogo il richiamo a una simbiosi di elementi morali e di interessi materiali che, al di là degli scopi umanitari che si proponeva, esercitò nel campo sindacale un ruolo rivoluzionario reale, esortando incessantemente alla necessità di non confinare l'azione operaia fra le chiuse pareti degli obiettivi economici e degli interessi di categoria, ma di innestarla alla lotta per la costruzione di un nuovo tipo di società. Il mezzo sindacale era l'unico ritenuto rispondente alla nuova situazione di fatto creatasi all'inizio del secolo che vedeva il dilagare delle organizzazioni del partito socialista e delle leghe di resistenza nel clima di progressismo liberale e di graduale evoluzione economica che sembrava aver lasciato per sempre dietro di sé un passato di persecuzioni e di lotte clandestine.