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giovedì 14 maggio 2026

La cittadinanza e la razza come strumenti di esclusione

La cittadinanza e la razza come strumenti di esclusione, anche radicale, definitiva, dalla vita politica e sociale. È questo uno dei temi che definisce le caratteristiche fondamentali del nostro periodo storico. La razza costituisce un dispositivo di discriminazione non solo delle politiche della cittadinanza, ma anche, più ampiamente, delle politiche migratorie che lo Stato italiano condivide con l’Unione Europea. A essere colpite negativamente da queste politiche sono, infatti, le popolazioni non bianche, quelle considerate «non assimilabili» nelle società europee e, per questo, sacrificabili: un popolo migrante «titolare di diritti che vengono sistematicamente lesi, incluso il diritto alla vita, dalle autorità di paesi che cercano di impedire l’attraversamento della frontiera». Un popolo abbandonato da Stati e società – quelle europee – che si stanno abituando a convivere con l’orrore: espressione di una «cultura anti-migrante», che si manifesta anche nell’ostilità agita in Italia contro quei giovani che vi sono nati e cresciuti e, nonostante ciò, sono considerati stranieri da una parte della popolazione così come da parte delle istituzioni. Sebbene contrastati da contro-tendenze importanti, i sentimenti e i dispositivi istituzionali razzisti continuino a definire i neri italiani come un problema, in quanto «i meccanismi di esclusione e svantaggio su base razziale persistono sotto nuove e insidiose vesti». In questo senso, sono contraddittorie anche le retoriche meritocratiche: quelle che esaltano le storie di successo e di cosiddetta integrazione degli immigrati e dei loro figli. Queste retoriche separano gli immigrati buoni e assimilati da quelli pericolosi e per forza estranei, producendo una contrapposizione – anche esplicita – tra gli stranieri meritevoli, individuati solitamente tra imprenditori e imprenditrici, e quelli da allontanare, rifiutare, abbandonare, principalmente associati a quanti giungono come potenziali richiedenti asilo sulle coste italiane o svolgono attività considerate illegittime se non illegali, come l’ambulantato (anche quando svolto con regolare licenza, come nell’ampia maggioranza dei casi).


giovedì 15 luglio 2021

PRIVILEGIO

Quindi, come possiamo veramente cambiare le cose in modo che il privilegio sparisca e che le persone siano tanto libere quanto vogliono essere? Per cominciare dobbiamo uscire dalle nostre zone di sicurezza e  ascoltare quello che i meno privilegiati di noi hanno da dire su come il nostro privilegio li tocca. Se non attiriamo alcuni tipi di persone nei nostri gruppi e comunità dobbiamo scoprire perché e fare qualcosa al riguardo. A volte la soluzione è semplicemente ascoltare quello che i membri di un gruppo escluso stanno dicendo sulla tua comunità, anziché presupporre di sapere di cosa si tratta. Questo non significa riempirsi di un senso di colpa paralizzante; significa identificare quali sono i problemi e fare qualcosa per risolverli. Dobbiamo essere aperti sulle nostre idee e sul perché ci opponiamo ai sistemi gerarchici che favoriscono alcune persone e alcune  culture sulle altre, e sul perché devono essere cambiati. Anziché allontanare le persone dal coinvolgersi dicendo loro quanto sono cattive per il fatto di essere privilegiate, abbiamo bisogno  di coinvolgerle di più nel movimento contro il privilegio. Il senso di colpa non cambia le persone — le scagiona. La colpa fornisce ai privilegiati una piccola punizione attraverso la quale si sentono assolti per avere uno status privilegiato. Se vogliamo cambiare il mondo per il meglio abbiamo bisogno di sentirci bene su quello che stiamo facendo, senza dover affermare una  posizione speciale sugli altri o crogiolarci inutilmente nell'angoscia. E' il privilegio che deve essere attaccato, non la persona.


giovedì 15 dicembre 2011

CRISI DEL CAPITALISMO FINANZIARIO

Larga parte del mondo sta scendendo nelle strade e nelle piazze, un movimento  ampio polimorfo intransigente forse non del tutto consapevole una sollevazione diffusa che occupa tenacemente le piazze del potere. Politici dirigenti, banchieri affamatori in genere sorridono nervosamente, si invita alla calma alla tolleranza alla compostezza. Nei loro occhi c'è paura, essi sanno che questo movimento non smobiliterà, per la semplice ragione che questa sollevazione non propone soltanto principi morali o ideologie, ma si fonda sulla materialità di una condizione di precarietà, di sfruttamento, di immiserimento crescente, di assenza di vita e di futuro. L'energia che lo muove è la rabbia. La rabbia talvolta alimenta l’intelligenza, altre volte i mostri dell'irrazionalità. La violenza infinita del capitalismo nella sua fase agonica può produrre patologie mortali,le convulsioni della  società dello spettacolo ferita e incapace di riprodursi generano mostri di ogni genere: razzismo, fascismo, nazismo. E' ciò a cui stiamo assistendo in molti luoghi del globo, Torino, Firenze, Liegi, Utoya sono solo alcuni sintomi del risveglio del mostro che mai vinto sopravvive negli angoli più oscuri e cancrenosi delle menti di coloro che si nutrono di odio e morte, dei figli prediletti di questa società mercantile avida di vite e speranze. 
Tutto questo può non piacere. Ma questo è.
La dittatura della capitalismo sta nella mente di tutti coloro che non sanno immaginare una forma di vita libera.
Nei prossimi anni probabilmente continueremo ad assistere a continui sussulti del mostro che sopravvive fra noi e in noi. Assisteremo a violenze senza capo né coda di chi perde il lavoro, di chi non può mandare a scuola i propri figli, di chi non arriva a fine mese, di chi perde la casa, di chi non ha più niente  mangiare, violenza senza capo né coda da parte delle istituzioni poliziesche degli stati, un esercito di morti viventi di zombie alla ricerca di un nemico immaginario da assassinare, da bruciare, da colpire, da violentare. Uomini e donne di un altro colore, omosessuali, zingari, giovani resistenti, miserabili, insomma  coloro che per qualche motivo risultano essere diversi, coloro che più o meno consapevolmente risultano essere eretici nei confronti della dottrina dominante della società della merce, saranno inevitabilmente i bersagli di tale esercito di assassini. Occorrerà allora avere nervi saldi occorrerà intelligenza e lucidità, dovremo far fronte alla follia mantenendo il nostro spirito limpido, la visione chiara e consapevole del fatto che non c’è altro colpevole che il sistema mercantile della rapina sistematica che prosciuga l'essenza delle nostre vite. Ma in tutti i casi occorre non dimenticare, che è indispensabile stanare il mostro dai lerci anfratti in cui si nasconde, non dovremo dimenticare di ripulire i covi del nazismo e del fascismo, dovremo inesorabilmente tacitare una volta per tutte gli apologeti delle diversità raziale quale che siano i pulpiti da cui vomitano le loro più o meno ambigue o sottese parole.
Dobbiamo proteggere i nostri fratelli, i nostri compagni, nessuno deve restare indietro alla mercè di questi assassini.