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Visualizzazione post con etichetta tecnologia. Mostra tutti i post
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giovedì 17 luglio 2025

LA TECNOLOGIA

La tecnologia è l'incarnazione della società, di ogni società in ogni epoca. Nella tecnologia si possono leggere le priorità e i valori che in una società sono dominanti. Gli odierni sistemi tecnici esprimono qualità ed efficienza, distanziamento, una certa freddezza, inflessibilità, dipendenza dagli esperti. Qualcosa di umano viene fuori, ma che è stato ridefinito da un ambiente sempre più tecnologico. Comunità? Comunità virtuale. Non ci sono più valori comuni quando la comunità reale è stata erosa fino a quasi scomparire.

Per rendere chiaro il contrasto: i semplici attrezzi esprimono qualità come vicinanza, flessibilità, autonomia, specialmente quando ognuno può costruire l'attrezzo. La dipendenza da esperti o tecnici è minima se non assente.

Un altro aspetto della NON neutralità della tecnologia è la sua origine. Da dove proviene? I marchingegni sembrano tutti puliti e lucenti, come se fossero discesi fluttuando dal cielo, mentre invece si basano - tutto in essi si basa - sulla INDUSTRIALIZZAZIONE.




giovedì 24 ottobre 2024

I pericoli dello sviluppo tecnologico

La fiducia nella crescita economica illimitata come soluzione ai mali della società è insita nel sistema capitalista, ma è solo dopo gli anni ’50 del secolo scorso che è diventata, con il nome di sviluppo, una politica di Stato. Da allora la Ragione di Stato è diventata principalmente Ragione di Mercato. Per la prima volta la sopravvivenza delle strutture del potere statale non dipendeva più dalle guerre, fossero anche fredde, ma dalle economie, preferibilmente calde. La libertà, da sempre associata ai diritti civili, veniva espressa sempre più come diritto commerciale. Da quel momento essere liberi significava esclusivamente poter lavorare, comprare e vendere in tutta libertà, senza regole né ostacoli. Di conseguenza il grado di libertà delle società capitaliste tendeva a essere determinato dalla percentuale dei disoccupati e dai livelli di consumo, ovvero dal livello di integrazione dei lavoratori nell’economia. E, come corollario, la contestazione sociale più autentica si è venuta definendo come rifiuto del lavoro e del consumismo, ovvero come negazione dell’economia resasi indipendente dalla collettività, come critica anti-industriale. Lo sviluppo si è trasformato rapidamente in una minaccia, non solo per l’ambiente e il territorio, ma anche per la vita delle persone ormai ridotta agli imperativi del lavoro e del consumo. L’alterazione dei cicli geochimici, l’avvelenamento dell’ambiente, la disgregazione degli ecosistemi e l’esaurimento delle risorse mettono letteralmente in pericolo la sopravvivenza della specie umana. Il rapporto tra la società urbana e l’ambiente circostante suburbanizzato è diventato sempre più critico, poiché l’urbanizzazione generalizzata del mondo lo porta a una banalizzazione distruttrice non meno generalizzata: l’uniformizzazione del territorio attraverso l’accesso facilitato; la distruzione della terra con l’inquinamento e il cemento; la rovina dei suoi abitanti immersi in un nuovo ambiente reso artificiale, sporco e ostile. Lo sviluppo, valorizzando economicamente il territorio e la vita, non poteva che provocare il degrado dell’ambiente naturale e la decomposizione sociale, ma dal momento che ogni forma di crescita è diventata una forma di distruzione, la distruzione è diventata essa stessa un nuovo fattore economico, condizione sine qua non della crescita.


giovedì 25 luglio 2024

Tecnologia per annientare le comunità libere

Tutte le tecnologie condividono la volontà di espansione del controllo sul vivente fino a raggiungere una dominazione totale sulla civiltà e sulle sue complessità  attraverso la creazione di una rete infinita di strutture di potere che alienano quotidianamente le nostre relazioni. La rivoluzione industriale porta in se un innalzamento della specializzazione e della centralizzazione. La tecnologia genetica rappresenta ora un nuovo salto qualitativo nello sviluppo del controllo del vivente. In agricoltura ad esempio i brevetti sulle sementi di alcune grandi multinazionali spingono l‘agricoltura verso una dipendenza assoluta, determinando la distruzione di ogni biodiversità. Ogni possibilità di un approvvigionamento autonomo è reso impossibile, fino a definire illegale qualsiasi iniziativa autonomista che tenda a questo. Non sono solo le multinazionali o gli Stati che ne portano la responsabilità, ma pure tutti coloro che credono alle loro menzogne e sostengono il loro sviluppo e che vi aderiscono. Un ruolo centrale in questa tendenza distruttrice è da attribuire agli scienziati che avvolti nei loro camici bianchi della «neutralità», nascosti dietro alla nozione di «ricerca fondamentale», lavorano alla legittimazione della tecnologia genetica. La natura di queste ricerche ci sembra chiara:  eseguire interessi economici attraverso l‘espansione assoluta del controllo sul vivente attraverso la determinata volontà di annientare le comunità libere e decentralizzate attraverso il loro annientamento fisico e culturale.


giovedì 20 giugno 2024

La conoscenza

Le verità della moderna versione scientifica del mondo, benché dimostrabili in formule matematiche e messe alla prova nella tecnologia, non si prestano più all’espressione normale del discorso e del pensiero. Proprio mentre queste “verità” vengono affermate in forma concettuale e coerente, le proposizioni che le esprimono non saranno «forse sprovviste di senso come quella di un “cerchio triangolare”, ma certamente molto più di quella di un “leone alato”» (Erwin Schrödinger). Non sappiamo ancora se si tratti di una situazione definitiva. Ma può darsi che noi, che siamo creature legate alla terra e abbiamo cominciato a comportarci come se l’universo fosse la nostra dimora, non riusciremo mai a comprendere, cioè a pensare e a esprimere, le cose che pure siamo capaci di fare. Sarebbe come se il nostro cervello, che costituisce la condizione fisica, materiale dei nostri pensieri, fosse incapace di seguirci in ciò che facciamo, tanto da render necessario in futuro il ricorso a macchine artificiali per produrre i nostri pensieri e le nostre parole. Se la conoscenza (nel senso moderno di knowledge, di competenza tecnica) si separasse irreparabilmente dal pensiero, allora diventeremmo esseri senza speranza, schiavi non tanto delle nostre macchine quanto della nostra competenza, creature prive di pensiero alla mercé di ogni dispositivo tecnicamente possibile, per quanto micidiale. Il motivo per cui sarebbe forse saggio diffidare del giudizio politico degli scienziati in quanto scienziati non è tanto la loro mancanza di “carattere” per non essersi rifiutati di creare le armi atomiche – o la loro ingenuità per non aver compreso che, una volta realizzate, essi sarebbero stati gli ultimi a venire consultati sul loro uso – ma il fatto che essi si muovono in un mondo in cui il linguaggio ha perduto il suo potere. (Hannah Arendt)


giovedì 21 marzo 2024

Criticare la tecnologia

La tecnologia non nasce dal nulla, indipendentemente dalle relazioni sociali vigenti nella società in cui si sviluppa. Essa è il prodotto di un contesto, che inevitabilmente rifletterà. Ecco perché l'affermazione che la tecnologia di per sé sia neutrale non ha alcun fondamento. Non può essere più neutrale degli altri sistemi sviluppati per mantenere l'ordine vigente: governo, scambio dei beni, matrimonio e famiglia, proprietà privata. Pertanto una seria analisi rivoluzionaria deve necessariamente includere una valutazione critica della tecnologia. Per tecnologia non intendiamo  soltanto gli strumenti, le macchine né "l'insieme  delle macchine", ma piuttosto un sistema integrato di tecniche, macchinari, persone e materiali designati a riprodurre le relazioni sociali che prolungano e sviluppano la sua  esistenza. Per essere chiari fin dall'inizio, non stiamo dicendo che la tecnologia produca relazioni sociali, ma che sia designata per riprodurle in accordo alle necessità del sistema vigente. 

Criticare la tecnologia significa considerare la sua struttura generale, vedendola non semplicemente come un insieme di macchinari ma come una relazione sociale, un sistema; significa capire che uno strumento tecnologico riflette la società che lo produce, e che la sua introduzione modifica le relazioni tra gli individui. Criticare la tecnologia significa rifiutarsi di subordinare l'attività umana al profitto.


giovedì 7 marzo 2024

IL CONSUMO DELLE APPLICAZIONI

Il frutto più velenoso della crisi è stato il rafforzamento dello Stato. Il ruolo che svolge non è più quello di un semplice gendarme o di un mero regolatore, ma quello di chi interviene. Lo Stato salva le banche, gestisce fondi per salvaguardare le imprese e stimolare la domanda, investe, stabilisce le linee guida per quella che chiama sostenibilità e protegge la fuga capitalista in avanti, in particolare la cosiddetta transizione ecologica (fondamentalmente elettrificazione dell’industria e dei trasporti) le cui scadenze sono state fissate nel Green Deal europeo, un monumentale programma di greenwashing delle grandi compagnie petrolifere e del gas, principali promotrici delle energie rinnovabili. Naturalmente, la finanza governa il mondo (i grandi fondi controllano da soli la metà del mercato mondiale); Ma gli Stati stanno preparando il terreno, lavorando al “cambiamento di modello”, costruendo reti nazionali intelligenti per penetrare più facilmente tutti gli aspetti dell’economia. Chiunque controllerà l’“economia sostenibile” avrà il potere. Il nuovo corso del capitalismo richiede più di una semplice svolta nel controllo sociale: richiede al centro la presenza dello Stato. Il potere finanziario è riconfigurato e concentrato grazie alla digitalizzazione assistita dallo Stato. Lo Stato partecipa e risolve: la “rivoluzione digitale” accelera la fusione tra le gerarchie politiche e le nuove oligarchie borsistiche e tecnologiche. Il livello appropriato di nazionalizzazione dipenderà dall’intensità delle crisi e dal conflitto che hanno generato. Nel linguaggio esecutivo: dipenderà dalla dolcezza degli “atterraggi” dell'economia e dalla debolezza delle resistenze incontrate.

Coloro che rivendicano l’eredità libertaria, soprattutto nel suo carattere proletario, si troveranno ad affrontare una realtà storica molto diversa da quella dell’era dei sindacati unici e dei comitati di quartiere. Non solo per l’egemonia ideologica e materiale delle nuove classi medie, o per l’automazione del lavoro industriale, o per la preponderanza dei servizi e la quasi scomparsa dei contadini, cioè per l’eliminazione della base de “la classe che lotta”. Le nuove tecnologie non solo hanno soppresso posti di lavoro nei processi produttivi, ma hanno spalancato le porte alla colonizzazione delle menti (o dell’“immaginario”), all’alienazione, dissolvendo ogni tipo di legame sociale, facendo evaporare relazioni che consentivano lo sviluppo di una cultura specificamente operaia, terreno esclusivo della coscienza di classe. Nell’era dei selfie, l’orizzonte comune della maggioranza proletarizzata scompare. Grazie allo sviluppo senza precedenti di uno spazio virtuale, la realtà è stata sommersa in un mare di rappresentazioni fantastiche, mentre la solidarietà collettiva ha lasciato il posto all’individualismo narcisistico e alle sociopatie. Invece di classi pericolose per le loro inclinazioni anarchiche, oggi ci troviamo con una “cittadinanza” eterea composta di moltitudini digitali sradicate, veri e propri sciami umani ciclotimici dediti al consumo di applicazioni.


giovedì 29 febbraio 2024

L’informatizzazione della vita quotidiana

Opporsi all’informatizzazione del mondo implica ovviamente considerare che ciò è possibile – e perfino pensabile. Ciò suppone anche di trovarlo sensato e perfino desiderabile. La nostra dipendenza dagli schermi, e la concomitante riduzione delle nostre vite a una riserva di informazioni, pone almeno quattro grandi problemi politici: le imprese economiche stanno aumentando considerevolmente la loro influenza su di noi; il potere sociale tende a concentrarsi in maniera straordinaria; il lavoro è più facilmente sfruttabile dal capitale; la catastrofe ecologica in corso è chiaramente aggravata dalla crescita esponenziale delle tecnologie cosiddette “immateriali”. Come si vede, non si tratta di questioni estetiche, di partiti presi sensibili o filosofici, che possono del resto legittimamente entrare in gioco nel giudicare un mondo dove macchine, algoritmi e procedure impersonali occupano sempre più posto. Si tratta di problemi politici essenziali, davanti ai quali nessun sostenitore del progresso sociale e umano – dell’uguaglianza e della libertà – può rimanere indifferente; e ai quali un numero crescente di nostri contemporanei è effettivamente sensibile, anche se ciò non porta per il momento a un rifiuto massiccio della chincaglieria elettronica. 

Ci si aspettava che il microcomputer e la società in rete decentralizzassero il potere e l’iniziativa. Vista da oggi, l’informatizzazione della vita quotidiana ha, al contrario, consolidato il potere delle grandi organizzazioni sugli individui, gli amministrati e i consumatori. Man mano che diventano “smaterializzate”, queste organizzazioni si fanno più opache che mai agli occhi dei cittadini di base, mentre dispongono di maggiori informazioni su di loro. Pensiamo al prelievo diretto sul conto, reso possibile dalla proliferazione e dall'interconnessione dei dossier del fisco, dell’Urssaf, della Previdenza sociale, del Pôle emploi, delle banche, ecc. Pensiamo ovviamente ai contatori Linky, progettati per conoscere a distanza i consumi elettrici domestici, raccogliere dati sulla composizione dettagliata di tali consumi (quali apparecchi vengono utilizzati? per quanto tempo? a che ora?), e poter modulare l’intensità della corrente a seconda delle esigenze della rete – o addirittura interromperla quando l’utente è insolvibile. 

È un tale cambiamento di orizzonte quello che suggeriscono le recenti scaramucce intorno ai progetti per la completa informatizzazione del mondo: non più aspettare un ipotetico rovesciamento o indebolimento del capitalismo per discutere di tecnologie desiderabili o accettabili; ma cercare di prevenire qui e ora il peggioramento delle disuguaglianze, l’aumento del potere dei gruppi dirigenti e il declino della libertà, mettendo in panne degli ingranaggi essenziali del sistema attraverso strategie di disobbedienza civile. La proposta di ridurre massicciamente l’uso delle tecnologie avanzate e di lottare contro le politiche pubbliche che le promuovono non riguarda semplicemente una questione morale (morale sanitaria, morale ecologica, morale “esistenziale”, ecc.); è anche una proposta strategica, che scommette che opporsi individualmente e collettivamente all’informatizzazione delle nostre vite può permetterci di uscire dall’impotenza, di riconquistare una presa sul mondo, una leva per nuocere finalmente ai potenti.


giovedì 22 febbraio 2024

Il Digitale, la soluzione del Capitale

L’impatto del sistema digitale sugli ambienti naturali resta, malgrado qualche crepa nel consenso, una delle principali cose impensate della nostra epoca, perfino negli ambienti della contestazione. La fabbricazione di smartphone e tablet, di semiconduttori e chip RFID, di antenne-ripetitori e batterie, consuma e distrugge straordinariamente risorse, in termini di metalli, energia e acqua. Il consumo elettrico legato al funzionamento delle reti e allo stoccaggio dei dati aumenta in modo vertiginoso, nella misura in cui la nostra vita è assorbita da Internet; e fa sì che il sistema digitale contribuisca alle emissioni di gas serra molto più del trasporto aereo. Ora, qual è la “soluzione” proposta dall’oligarchia politico-industriale per salvare il pianeta e il clima? Digitalizzare. Mettere ovunque sensori elettronici e microchip. Adoperare software e robot per gestire il consumo di energia e l’inquinamento. Non c’è nessun “Grande reset”. Di fronte alla catastrofe ecologia e sociale, c’è una radicalizzazione del vecchio progetto capitalista industriale di padroneggiare la natura e di razionalizzare l’essere umano, per trarvi profitto e potere. Che tutto questo sia ribattezzato “transizione energetica”, “decarbonizzazione”, “reti intelligenti di energie rinnovabili”, la leva di questa radicalizzazione risiede nel digitale. Pochi territori saranno risparmiati da questa radicalizzazione industriale: aumento spropositato di parchi eolici e pannelli solari, con l’aggiunta di nuovi reattori nucleari; moltiplicazione di antenne-ripetitori; proliferazione di data center, oltre alle miniere. L’annuncio recente della riapertura di un vecchio sito minerario, nell’Allier, per estrarre litio in grandi quantità, segna il debutto di una nuova fase: diventa sempre più difficile non stabilire il legame tra le predazioni industriali specifiche di questo o quell’altro luogo, e il Grande progetto capitalista di digitalizzazione totale. (Écran total Occitania, Tolosa, 19 novembre 2022)

 

giovedì 15 febbraio 2024

Informatizzazione del mondo

Opporsi all’informatizzazione del mondo implica ovviamente considerare che ciò è possibile – e perfino pensabile. Ciò suppone anche di trovarlo sensato e perfino desiderabile. La nostra dipendenza dagli schermi, e la concomitante riduzione delle nostre vite a una riserva di informazioni, pone almeno quattro grandi problemi politici: le imprese economiche stanno aumentando considerevolmente la loro influenza su di noi; il potere sociale tende a concentrarsi in maniera straordinaria; il lavoro è più facilmente sfruttabile dal capitale; la catastrofe ecologica in corso è chiaramente aggravata dalla crescita esponenziale delle tecnologie cosiddette “immateriali”. Come si vede, non si tratta di questioni estetiche, di partiti presi sensibili o filosofici, che possono del resto legittimamente entrare in gioco nel giudicare un mondo dove macchine, algoritmi e procedure impersonali occupano sempre più posto. Si tratta di problemi politici essenziali, davanti ai quali nessun sostenitore del progresso sociale e umano – dell’uguaglianza e della libertà – può rimanere indifferente; e ai quali un numero crescente di nostri contemporanei è effettivamente sensibile, anche se ciò non porta per il momento a un rifiuto massiccio della chincaglieria elettronica.

È un tale cambiamento di orizzonte quello che suggeriscono le recenti scaramucce intorno ai progetti per la completa informatizzazione del mondo: non più aspettare un ipotetico rovesciamento o indebolimento del capitalismo per discutere di tecnologie desiderabili o accettabili; ma cercare di prevenire qui e ora il peggioramento delle disuguaglianze, l’aumento del potere dei gruppi dirigenti e il declino della libertà, mettendo in panne degli ingranaggi essenziali del sistema attraverso strategie di disobbedienza civile. La proposta di ridurre massicciamente l’uso delle tecnologie avanzate e di lottare contro le politiche pubbliche che le promuovono non riguarda semplicemente una questione morale (morale sanitaria, morale ecologica, morale “esistenziale”, ecc.); è anche una proposta strategica, che scommette che opporsi individualmente e collettivamente all’informatizzazione delle nostre vite può permetterci di uscire dall’impotenza, di riconquistare una presa sul mondo, una leva per nuocere finalmente ai potenti.


giovedì 23 novembre 2023

SMART CITY, la città intelligente

La storia del capitalismo e la storia dell’urbanizzazione del mondo, dal momento che esso ha trovato nella città moderna il luogo fondamentale dell’organizzazione dei propri bisogni. In essa si modellano utilitaristicamente le forme di vita e l’esperienza dello spazio-tempo collettivo. A ogni tappa della rivoluzione industriale che si sviluppa da ormai due secoli e mezzo e corrisposta una trasformazione radicale e costante dello spazio urbano. Da una decina di anni, l’aggettivo smart e la quintessenza della quarta rivoluzione industriale che il capitalismo propaganda come una necessita ineluttabile del progresso e della propria stessa sopravvivenza. Un’espressione fondamentale di questa “intelligenza”, riassuntiva di tutte le altre, dovrebbero essere quelle smart cities che hanno conquistato l’immaginario e plasmato il lavoro di urbanisti, politici e manager. La smart city e la visione utopica di una vita urbana resa intellegibile e gestita autonomamente dall’Intelligenza Artificiale e dall’automazione, dall’Internet delle cose e dalle infrastrutture digitali, dal Machine Learning e dai flussi di Big Data.

Nessun progetto di utilizzo della tecnologia e delle macchine potrà portare a una liberazione dell’umanità fino a quando una rivoluzione della vita quotidiana basata sulla sperimentazione di un nuovo sentimento ludico e anti-utilitarista del tempo e dello spazio non avra estirpato il cancro del produttivismo dal mondo. Le citta sperimentali della deriva che i situazionisti volevano cominciare a costruire – visibili in nuce soltanto nel micro-complesso auto costruito da Jorn ad Albisola Marina – avrebbero dovuto servire proprio a questo, a inventare una nuova idea di felicita che scalzasse quella alienante e totalitaria della “società dello spettacolo”. Purtroppo e significativamente, la New Babylon che doveva incarnare quel modello e che Constant continuo a progettare ben oltre la sua uscita dall’Internazionale situazionista – uscita dovuta proprio alla sua eccessiva fiducia post-marxista nei poteri dell’automazione – assomiglia oggi in molti tratti alla smart city della Aiken: un’utopia che il capitalismo e pronto a saccheggiare per i propri interessi. Non si possono cambiare le citta senza cambiare il mondo alle sue radici. Non può esistere una citta intelligente per l’umanità finche l’intelligenza rimane quella del capitalismo. Fino ad allora, nella meno catastrofica delle ipotesi, avremo un aggiornamento del baratto tra la garanzia di non morire di fame e la certezza di morire di una noia aumentata, cibernetica e transumana. 


giovedì 27 luglio 2023

Cosa significa essere umani

Il mondo è a un bivio. I sistemi sociali e politici che hanno sollevato milioni di persone dalla povertà e hanno plasmato il nostro mondo in un mondo globale, stanno fallendo. I vantaggi economici di ingegno stanno diventando sempre più concentrati, la disuguaglianza è in aumento, l'economia globale sta danneggiando l'ambiente naturale. La fiducia del pubblico negli affari, nel governo, nei media e persino nella società civile è caduto al punto in cui più della metà del mondo sente che il sistema attuale sta fallendo. Il crescente divario di fiducia tra quelli nella fascia di reddito più alto del loro paese e il resto della popolazione indica che la coesione sociale è nella migliore delle ipotesi fragile e molto vicino alla rottura nel peggiore dei casi. È in questo precario contesto politico e sociale che la classe dominante, il capitale aprono a nuove e potenti sfide attraverso una serie di emergenti tecnologie: dall'intelligenza artificiale, alle biotecnologie,all'informatica quantistica, che guideranno cambiamenti radicali nel modo in cui viviamo, e che ci porteranno ad una nuova Rivoluzione industriale. Queste tecnologie emergenti non sono semplicemente progressi incrementali su tecnologie digitali di oggi, ma sono veramente dirompenti: capovolgono i modi esistenti di percepire, calcolare, organizzare, agire e consegnare. Rappresentano modi completamente nuovi di creare valore per organizzazioni e cittadini. Trasformeranno nel tempo tutti i sistemi che oggi diamo per scontati, dal modo in cui noi produciamo e trasportiamo beni e servizi, al modo in cui comunichiamo, il modo in cui collaboriamo e il modo in cui sperimentiamo il mondo intorno noi. Già, i progressi nelle neurotecnologie e nelle biotecnologie ci costringeremo a chiederci cosa significhi essere umani?


giovedì 27 aprile 2023

L’astuzia delle macchine

I progressi tecnici sono tutto tranne che neutrali, in ogni sviluppo delle forze produttive dovuto all’innovazione tecnica ci sono sempre vincitori e perdenti. La tecnica è strumento e arma, poiché favorisce quelli che meglio sanno servirsi di essa e che la servono in modo migliore. Uno spirito critico erede di Defoe e Swift, Samuel Butler, denunciava questo fatto in un’utopia satirica: «in questo consiste l’astuzia delle macchine: servono per poter dominare; oggi stesso le macchine servono solo a condizione che le si serva, imponendo esse le loro condizioni. Non è manifesto che le macchine stanno guadagnando terreno, quando consideriamo il numero crescente di quelli che sono soggetti ad esse come schiavi e di quelli che si dedicano con tutta l’anima al progresso del regno meccanico?» (Erewhon ovvero Dall’altra parte della montagna, 1870). La borghesia ha utilizzato le macchine e l’organizzazione “scientifica” del lavoro contro il proletariato. Le contraddizioni di un sistema basato sullo sfruttamento del lavoro, che da un lato ha espulso i lavoratori dal processo produttivo e dall’altro ha allontanato dalla direzione di questo stesso processo i proprietari dei mezzi di produzione, sono state superate con la trasformazione delle classi su cui si basava, borghesia e proletariato. La tecnica ha reso possibile una nuova cornice storica, nuove condizioni sociali – quelle di un capitalismo senza capitalisti né classe operaia – che si presentano come condizioni di un’organizzazione sociale tecnicamente necessaria. Come ha detto Mumford, «Niente di quanto viene prodotto dalla tecnica è più definitivo delle necessità e degli interessi stessi che la tecnica ha creato» (Tecnica e cultura. Storia della macchina e dei suoi effetti sull’uomo). La società, una volta accettata la dinamica tecnologica, vi si ritrova imprigionata. La tecnica si è impadronita del mondo e l’ha messo al suo servizio. In essa si rivelano i nuovi interessi dominanti.


giovedì 10 marzo 2022

L’ordine dominante

Nello sforzo di ottenere il controllo totale d’ogni aspetto dell’esistenza, l’ordine dominante ha iniziato ad accelerare lo sviluppo di tecnologie che manipolano la materia su scala nanometrica. Si tratta di milionesimi di millimetro. A questo livello, quello degli atomi e delle molecole, delle proteine, dei composti di carbonio, del DNA e simili, la differenza tra vivente e non vivente può iniziare a farsi confusa e molte proposte riguardanti questa tecnologia si basano su questa confusione. La nanotecnologia crea nuovi prodotti con la manipolazione di molecole, atomi e particelle subatomiche. Mentre la biotecnologia manipola la struttura del DNA per creare nuovi organismi attraverso la ricombinazione dei geni, la nanotecnologia va oltre spezzando la materia in atomi che poi possono essere ricombinati per creare nuovi materiali che sono, nel vero senso della parola, creati atomo per atomo. Al momento si stanno concentrando sull’atomo del carbonio, ma gli scienziati vorrebbero avere sotto controllo ogni singolo elemento della Tavola Periodica, per disporne a piacimento. Questo permetterebbe loro di combinare le caratteristiche (colore, resistenza, punto di fusione, ecc.) in modi sinora sconosciuti. La nanotecnologia crea le più minuscole mostruosità capaci degli orrori più grandi, poiché sono capaci di portare il sistema del controllo sociale direttamente nei nostri corpi. In alcuni luoghi le mostruosità prodotte da queste tecnologie saranno forse provviste di un’etichetta, affinché ci sia sempre la possibilità di scelta. Non possiamo far finta che ci sia uno spazio per un dialogo. Questa è la dimostrazione evidente da parte dei padroni del mondo del fatto che il mantenimento della pace sociale è un atto di guerra contro ogni essere sfruttato e spossessato. Per quelli tra noi che desiderano creare la propria vita secondo i propri modi di vedere, per chi desidera rimanere un individuo umano capace di ogni sorta di azione autonoma, è necessario agire in modo distruttivo contro l’intero sistema del controllo sociale, contro la totalità di questa civilizzazione nella quale le macchine cavalcano le persone e le persone si trasformano lentamente in macchine. Noi dobbiamo riconoscere questi sviluppi per quello che sono, un’altra rapina delle nostre vite, un attacco ad ogni nostra residua capacità d’autodeterminazione.


giovedì 27 gennaio 2022

Il Dominio della Tecnica

Non si tratta di un ritorno alla Natura, anche se i rapporti dell’uomo con la Natura si dovranno modificare radicalmente per basarsi più sulla reciprocità che sullo sfruttamento, dato che distruggendo la Natura si distrugge inevitabilmente la natura umana. Non si tratta più di dominarla quanto di stare in armonia con essa. L’esistenza degli esseri umani non si dovrà concepire come pura attività di appropriazione delle forze naturali, movimento, lavoro. Una società non capitalista, vale a dire liberata dalla tecnica, non sarà una società industriale ma nemmeno una specie di società paleolitica; dovrà conformarsi alla quantità di tecnica che si può permettere senza squilibrarsi. Deve eliminare tutta la tecnica che sia fonte di potere, quella che distrugge le città, quella che isola l’individuo, quella che spopola le campagne, quella che impedisce la comparsa di comunità, eccetera, insomma, quella che minaccia il modo di vivere libero. Tutte le civiltà anteriori fondate sull’agricoltura, sull’artigianato e sul commercio hanno saputo controllare e contenere le innovazioni tecniche. La società capitalista è stata un’eccezione storica, una stravaganza, una deviazione. Il sistema tecnocratico produce rovine, cosa che favorisce la diffusione della critica e rende possibile l’azione contro di esso. La questione principale sono i principi più che i metodi. Qualsiasi modo di procedere è buono se è necessario e serve a rendere popolari le idee, senza contribuire a qualsivoglia capitolazione: si partecipa alle lotte per renderle migliori, non per degenerare insieme ad esse. In assenza di un movimento sociale organizzato, le idee sono la prima cosa, combattere per le idee è l’importante, dato che non può nascere nessuna prospettiva da una organizzazione in cui regni la confusione rispetto a quel che si vuole. Tuttavia la lotta per le idee non è una lotta per l’ideologia, per avere una buona coscienza soddisfatta. Bisogna abbandonare la zavorra delle consegne rivoluzionarie che sono invecchiate e si sono trasformate in frasi fatte Il compito più elementare consisterebbe nel riunire il maggior numero possibile di gente intorno alla convinzione che il sistema deve essere distrutto e costruito di nuovo su altre basi, e discutere il tipo di azione che più si addice alla pratica delle idee derivate da questa convinzione. Questa pratica deve aspirare alla presa di coscienza per lo meno di una parte considerevole della popolazione, perché fino a quando non esisterà una coscienza rivoluzionaria sufficientemente estesa la classe sfruttata non si potrà ricostruire e nessuna azione di importanza storica, nessun ritorno della lotta di classe, sarà possibile. (Miguel Amoros)


giovedì 17 giugno 2021

Azione diretta e rappresentanza collettiva

 

Affinché la critica anti-industriale possa riempire di contenuti le lotte sociali, deve nascere una cultura politica radicalmente diversa da quella che predomina oggi. Questo vuol dire iniziare a ricostruire tra gli oppressi, al di fuori della politica ma all'interno del conflitto stesso, una comunità di interessi opposti a questo sviluppo tecnologico infinito del capitale. Per questo motivo, la molteplicità degli interessi locali deve condensarsi e rafforzarsi in un interesse generale, al fine di concretizzarsi in obiettivi precisi ed in alternative reali attraverso un dibattito pubblico. Una comunità siffatta deve essere egualitaria e guidata dalla volontà di vivere in un altro modo. La politica anti-industriale si fonda sul principio dell'azione diretta e della rappresentanza collettiva, motivo per cui non deve riprodurre la separazione tra dirigenti e diretti che configura la società esistente. In questo ritorno al pubblico, l'economia deve ritornare alla domus, rivendicare quel che è stata, un'attività domestica. Da un lato la comunità deve garantirsi contro qualsiasi potere separato, organizzandosi in maniera orizzontale attraverso strutture assembleari e controllando nel modo più diretto possibile i suoi delegati e rappresentanti, in modo che non si ricostituiscano gerarchie formali o informali. Dall'altro, deve interrompere la sottomissione alla razionalità mercantile e tecnologica. Non potrà mai controllare le condizioni della propria riproduzione inalterata se agisce altrimenti, ovvero se crede al mercato e alla tecnologia, se riconosce la seppur minima legittimità alle istituzioni del potere dominante o se adotta i suoi modi di funzionamento.


giovedì 25 febbraio 2021

IL MONDO FUTURO

Il mondo futuro è proprio adesso ed è fatto di Telemedicina, dad, telelavoro, e-commerce, tele-polizia, conferenze immateriali. Quando il distanziamento verrà attenuato difficilmente si allenterà il controllo dei nostri corpi. Che si tratti dell’app IMMUNI, dell’intelligenza artificiale applicata ai dati dei nostri smartphone, o l’uso del riconoscimento facciale , - e queste sono solo la punta dell’iceberg - tutta la nostra vita è chiamata a passare sotto il controllo delle nuove tecnologie. Il post-capitalismo connesso, oltre a voler rappresentare il motore dell’economia (o se si preferisce del mondo), si sta sviluppando per garantire la nostra sopravvivenza tecnologicamente assistita in ambienti patogeni. Dalla città intelligente al pianeta intelligente, questo capitalismo tecnologico si sta sviluppando per sopravvivere ai suoi misfatti ecologici attraverso la razionalizzazione poliziesca delle popolazioni. Se non bastasse un transumanesimo green sta fiorendo nei laboratori di ricerca di molti Stati e promette di modificare geneticamente la specie umana nel tentativo di darle qualche chance di sopravvivenza. A breve molte occupazioni non saranno più disponibili per gli umani che, soppiantati dai robot, dipenderanno da un qualche reddito non più frutto della loro attività, ma della benevolenza dello Stato. Già ora la sopravvivenza nella precarietà è realtà per milioni di persone e in prospettiva ben pochi prevedono che le cose potranno migliorare se si procede su questa strada. Anzi. Questo post-capitalismo, piuttosto che il traguardo raggiunto dell’abbondanza, assomiglia a una gestione assistita dal computer della scarsità di aria pulita, acqua, materie prime, spazio vitale, lavoro, istruzione, salute. L’umanità sta affrontando la prospettiva di un futuro inimmaginabilmente cupo e abbiamo urgente bisogno di sollevarci e gridare “NO!”. Non possiamo permettere a noi stessi e alle generazioni a venire, di essere violentemente costretti a vite di miserabile sottomissione, privati della nostra libertà e individualità, isolati gli uni dagli altri, controllati e sfruttati in ogni minuto delle nostre esistenze servili da un’élite tecnocratica onnipotente. 


giovedì 31 dicembre 2020

La società tecnologicamente avanzata

L'uomo moderno è legato da un sistema di regole e regolamenti, e il suo destino da azioni di persone a lui lontane. Le cui decisioni egli non può influenzare. Tutto questo non è accidentale, né è il risultato dell'arbitrarietà di burocrati arroganti. È una condizione necessaria e inevitabile in qualsiasi società tecnologicamente avanzata. Il sistema, per funzionare, deve regolare attentamente il comportamento umano. Al lavoro si deve fare ciò che gli altri ti dicono di fare, altrimenti la produzione finirebbe nel caos. Le burocrazie devono essere rette secondo rigide regole. Permettere una qualsiasi discrezionalità personale a burocrati di medio livello danneggerebbe il sistema e porterebbe ad accuse di ingiustizia provocate dal modo in cui i singoli burocrati esercitano la loro discrezionalità. È vero che alcune restrizioni della nostra libertà ma, parlando in generale, la regolazione delle nostre vite da parte delle grandi strutture è necessaria per il funzionamento della società industriale-tecnologica. Il risultato nelle persone comuni è un senso di impotenza. Può anche darsi che i regolamenti formali vengano sostituiti sempre più da strumenti psicologici che ci inducano a fare ciò che il sistema ci richiede (propaganda, tecniche educative, programmi di “salute mentale”, ecc.). Il sistema deve costringere le persone a comportarsi in modi sempre più lontani dal modello naturale del comportamento umano. Per esempio il sistema ha bisogno di scienziati, matematici e ingegneri. Non può funzionare senza di loro. Così viene esercitata una pesante pressione sui bambini perché si distinguano in questi campi. Per un adolescente è innaturale passare la maggior parte del proprio tempo seduto a una scrivania, assorto nello studio. Un adolescente normale vuole trascorrere la sua giornata in contatto con la realtà circostante. Tra i popoli primitivi, le cose che venivano insegnate ai bambini erano in naturale armonia con gli impulsi naturali umani. Ma nella nostra società i bambini sono indotti a studiare materie tecniche che la maggioranza affronta malvolentieri. A causa della pressione incessante che il sistema esercita per modificare i comportamenti umani, il numero degli individui che non può o non vuole adattarsi alle esigenze sociali è in aumento: disoccupati di professione, bande di adolescenti, sette religiose, ribelli contro lo stato, sabotatori ecologisti, emarginati e oppositori di ogni tipo. 


giovedì 3 dicembre 2020

Mistificazione e occultamento la tecnocrazia

Mistificazione e occultamento sono i metodi con cui la tecnocrazia devia, inibendoli, i bisogni reali dalla realtà, fa della realtà la riserva di caccia dei suoi esperimenti di laboratorio, dell’umanità un frammento della realtà frantumata, e della totalità organizzata la macchina inconsapevole che lavora alla propria autodistruzione. Scienze della produzione e scienze della natura, scienze dei mezzi e dei fini, sotto la direzione dell’economia, organizzano il grande spettacolo della conquista del tutto: il regno delle macchine come regno della libertà, l’ibernazione come conquista dell’eternità. Il progetto finale della scienza è ormai, in modo non più occulto il dominio totale dell’oggetto sul soggetto, della macchina sull’uomo, del non-essere, spacciato come dover-essere, sull’essere. Per poter realizzare questo suo compito, la macchina della scienza deve operare in modo da deviare in un primo tempo ogni conoscenza verso un’applicazione parziale della realtà sussumendola alla sua parcellizzazione, e occultare in un secondo tempo la realtà stessa, quando essa tende troppo esplicitamente verso il pensiero. L’attività alienata della scienza si presenta anche come il MITO dell’attività alienata. Ma la separazione totale dell’individuo da sé, la sua reificazione completa, non sarebbe possibile se non articolando la separazione attraverso tutta la scala delle specializzazioni, per cui tutti i livelli dello spettacolo si compensano con un minimo d’attività: il minimo necessario per credere. Il mitico rispetto scientifico dei popoli per il dato che essi stessi producono continuamente finisce per diventare, a sua volta, un dato di fatto, la roccaforte di fronte a cui anche la fantasia rivoluzionaria si vergogna di sé come utopismo e degenera in passiva fiducia nella tendenza oggettiva della storia.   


giovedì 27 agosto 2020

Si avvicina il tempo di quando la tua vita sarà gestita da un computer

La continua evoluzione dei sistemi informatici, fa suonare un campanello di allarme, in quanto contiene una chiara previsione del fatto che le macchine che scimmiottano gli esseri umani tendono ad infiltrarsi in ogni aspetto della vita delle persone e le costringono a comportarsi come macchine, I nuovi dispositivi elettronici hanno in verità il potere di costringere  le persone a “comunicare” con essi e con gli altri esseri umani nei termini dettati dalla macchina stessa. Ciò che strutturalmente non rientra nella logica della macchina viene filtrato, e in pratica scompare da una cultura dominata dal loro uso.
Il comportamento meccanico degli esseri umani incatenati all'elettronica corrisponde ad un deterioramento del loro benessere e della loro dignità, a lungo andare insopportabile per la maggior parte di essi. Le osservazioni sulla nocività degli ambienti elettronicamente programmati dimostrano che in essi le persone diventano indolenti, impotenti, narcisisti, e apolitiche. Il processo politico si deteriora perché la gente diviene incapace di governarsi e chiede di essere gestita.
La gestione elettronica della società è questione di ecologia politica. I dispositivi di gestione elettronica devono essere considerati come mutamento tecnico dell'ambiente umano che per essere innocuo deve essere affrontato in termini politici non solo tecnici. Non dobbiamo dimenticare che i dispositivi elettronici, i computer sono risorse produttive e in quanto tali necessitano di un regime di polizia, che sarà presente in forme sempre maggiori e in forme sempre più sottili. 

giovedì 25 giugno 2020

Alla conquista dell’uomo

La tecnologia è un complesso sistema che comprende la divisione del lavoro, l'estrazione delle risorse e lo sfruttamento in favore di tutti quelli che lavorano in questo processo. La tecnologia si distingue dai semplici strumenti. Uno strumento semplice è l'uso temporaneo di un elemento all'interno della nostra area che ci è immediatamente vicina finalizzato ad aiutarci in un'operazione specifica. Gli strumenti non comprendono un complesso sistema che aliena gli utilizzatori dall'azione. Nella tecnologia questa separazione è implicita, e crea un'esperienza intermedia che porta alle varie forme di dominazione. La nostra dominazione cresce ogni volta che un nuovo "salva-tempo" tecnologico viene creato, poiché rende necessaria la costruzione di più tecnologia per il supporto, l'alimentazione, il mantenimento e la riparazione della tecnologia originale. Ciò ha condotto molto velocemente all'istituzione di un complesso sistema tecnologico che sembra avere un'esistenza indipendente dagli umani che lo hanno creato, e dove i rapporti di potere tra l’inventore e l’invenzione chiaramente favoriscono gli interessi della Macchina stessa. I sottoprodotti scartati dal Sistema Tecnologico inquinano il nostro ambiente fisico e psicologico. Il Sistema Tecnologico metodicamente distrugge, elimina, o subordina il mondo naturale, e non permette alla Terra di ristabilirsi o di creare una relazione simbiotica con esso. La tecnologia sta costruendo un mondo esclusivamente a misura delle macchine e l'ideale che spinge il sistema tecnologico a compiere i suoi sforzi è quello di poter meccanizzare ogni cosa che incontra. Se noi vogliamo essere qualcosa di più che "servi delle macchine" o cyborg lacchè della tecnologia dobbiamo allora riconoscere la sua dominazione e lavorare per smantellare il sistema che è stato edificato attorno alla necessità delle macchine, e non delle forme di vita libere.