Translate

Visualizzazione post con etichetta green anarchy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta green anarchy. Mostra tutti i post

giovedì 19 ottobre 2023

LA NECESSITÀ DI ESSERE CRITICI

Poiché la  marcia  verso l'annientamento  globale  prosegue, la società diventa più insalubre, perdiamo sempre più controllo sulle nostre vite e non riusciamo  a opporre una resistenza significativa alla cultura della morte, è indispensabile essere estremamente  critici nei  confronti dei  movimenti "rivoluzionari" del passato, delle lotte attuali e dei nostri stessi progetti. Non possiamo  ripetere in eterno gli errori del passato o rimanere ciechi davanti  alle nostre     manchevolezze. Il movimento ambientalista radicale è pieno zeppo di azioni simboliche e campagne su singoli problemi  e l'ambiente anarchico  è  infestato da tendenze "di sinistra" e liberali. Entrambi continuano a discutere proposte "attiviste" per lo più insignificanti e raramente tentano di valutare oggettivamente  la loro (in)efficacia. Spesso sono il senso di colpa e lo spirito di sacrificio, anziché il desiderio  di liberazione e  libertà, a guidare questi  buoni samaritani sociali, mentre procedono lungo il corso tracciato dai fallimenti  che  li hanno preceduti. La Sinistra è una piaga purulenta  sul culo dell'umanità, gli ambientalisti non sono riusciti a preservare nemmeno una frazione delle aree selvagge e gli  anarchici raramente hanno qualcosa di stimolante da dire, tanto meno da fare. Alcuni potrebbero sostenere che la critica è negativa  perché "crea divisioni", ma qualsiasi prospettiva veramente radicale   comprenderebbe la  necessità dell'analisi critica per cambiare le nostre vite e il mondo in cui abitiamo. A nulla approdano coloro che desiderano soffocare ogni dibattito fino a "dopo la rivoluzione", limitare qualsiasi discussione a chiacchiere vaghe  e insignificanti e reprimere le critiche sulla strategia, le tattiche o le idee, e possono solo  tenerci a freno. Un aspetto essenziale di qualsiasi prospettiva anarchica radicale deve essere la necessità di mettere tutto in discussione, comprese le nostre idee, i nostri progetti e le nostre azioni. 


giovedì 5 gennaio 2023

LA NECESSITÀ DI ESSERE CRITICI

Poiché la  marcia  verso l'annientamento  globale  prosegue, la società diventa più insalubre, perdiamo sempre più controllo sulle nostre vite e non riusciamo  a opporre una resistenza significativa alla cultura della morte, è indispensabile essere estremamente  critici nei  confronti dei movimenti "rivoluzionari" del passato, delle lotte attuali e dei nostri stessi progetti. Non possiamo ripetere in eterno gli errori del passato  o rimanere  ciechi davanti  alle nostre manchevolezze. Il movimento ambientalista  radicale è pieno zeppo di  azioni simboliche  e campagne su singoli problemi  e l'ambiente anarchico è infestato da tendenze "di sinistra" e liberali. Entrambi continuano a discutere proposte "attiviste" per lo più insignificanti e raramente tentano di valutare oggettivamente la loro (in)efficacia. Spesso sono il senso di colpa e lo spirito di sacrificio, anziché il desiderio di liberazione e libertà, a guidare questi buoni samaritani sociali, mentre procedono lungo il corso tracciato dai fallimenti che li hanno  preceduti. La Sinistra è una piaga purulenta sul culo dell'umanità, gli ambientalisti non sono riusciti a preservare nemmeno una frazione delle aree selvagge e gli anarchici raramente hanno qualcosa di stimolante da dire, tanto meno da fare. Alcuni potrebbero sostenere che la critica è negativa perché "crea divisioni", ma qualsiasi prospettiva veramente radicale comprenderebbe la necessità dell'analisi critica per cambiare le nostre vite e il mondo in cui abitiamo. A nulla approdano coloro che desiderano soffocare ogni dibattito fino a "dopo la rivoluzione", limitare qualsiasi discussione a chiacchiere vaghe e insignificanti e reprimere le critiche sulla strategia, le tattiche o le idee, e possono  solo  tenerci a freno. Un aspetto essenziale di qualsiasi prospettiva anarchica radicale deve essere la necessità di mettere tutto in discussione, comprese le nostre idee, i nostri progetti e le nostre azioni. 


giovedì 9 agosto 2018

Tesi sull'anarchismo dopo il post-modernismo di ( parte II°)


Anarchismo è in transizione, e molti anarchici stanno sperimentando l’inquietudine. E’ molto facile sostenere che il mondo vada cambiato. Le chiacchiere costano poco. Non è facile cambiare il tuo piccolo angolo di mondo. Le differenze tra le tradizionali tendenze anarchiche sono irrilevanti perché le tradizionali tendenze anarchiche sono loro stesse irrilevanti. Il declino mondiale della sinistra, irreversibile e atteso da lungo tempo, affretta la crisi attuale tra gli anarchici.
Gli anarchici stanno avendo una crisi di identità. Sono ancora, o sono solo, la sinistra della sinistra? O sono qualcosa di più o anche qualcos’altro? Gli anarchici hanno sempre fatto qualcosa di più per il resto della sinistra di quanto il resto della sinistra abbia fatto per gli anarchici. Qualsiasi debito anarchico con la sinistra è stato saldato da tempo e perfino in eccesso. Ora, finalmente, gli anarchici sono liberi di essere loro stessi. Ma la libertà è una preoccupante, incerta prospettiva, mentre la vecchia strada, i rituali e i cliché della sinistra sono confortevoli come un paio di vecchie scarpe. Per di più, da quando la sinistra non rappresenta più alcun genere di minaccia, gli anarco-comunisti non rischiano la repressione dello stato quando essi ricordano e rimettono in atto le loro antiche e mitiche glorie. Questo è più o meno rivoluzionario quanto fumare hashish, e lo stato tollera entrambi per lo stesso motivo.
Precisamente quanto è “anarchico” il mondo? Da un lato è molto anarchico, dall’altro per nulla. E’ molto anarchico nel senso che, come disse Kropotkin, la società umana, la vita umana dipendono sempre di più dal mutuo appoggio che da qualsiasi cosa lo stato organizzi. Sotto innumerevoli regimi statali- l’Unione Sovietica o la città di New York di oggi- il regime stesso dipende dalle diffuse violazioni delle sue leggi per rimanere al potere e controllare la vita quotidiana. Nell’altro senso il mondo non è per nulla anarchico perché non esiste più in nessun luogo popolazione umana che non sia soggetta a qualche grado di controllo da qualche stato.
La guerra è troppo importante per essere lasciata ai generali, e l’anarchia è troppo importante per essere lasciata agli anarchici. Ogni tattica vale la pena se sperimentata da qualcuno incline ad essa, quantunque errori accertati - come votare, bandire libri (specialmente i miei), effettuare violenza casuale, allearsi con la sinistra autoritaria- sono evitati al meglio. Se gli anarchici non hanno imparato come rivoluzionare il mondo, se tutto va bene hanno imparato alcuni modi in cui non farlo. Questo non è abbastanza, ma è qualcosa.
Sacrificarsi è contro-rivoluzionario. Chiunque sia capace di sacrificare se stesso per un ideale sarebbe capace di sacrificare anche qualcun altro per quello. Perciò, la solidarietà tra martiri è impossibile. Appunto non ci si può fidare di un altruista. Non si sa mai se potrebbe commettere qualche disastroso atto di benevolenza.
 “La lotta contro l’oppressione” - che magnifica frase! Una tenda da circo ampia abbastanza da coprire ogni causa della sinistra, persino la più grossolana, e la meno attinente alla rivoluzione della vita quotidiana è il meglio. Mumia libero! Indipendenza per Timor Est! Medicine per Cuba! Vietate le mine anti-uomo! Vietate i libri sconci! Viva il Chiapas! Legalizzate la maria! Salvate le balene! Nelson Mandela libero! – no aspettate, è già stato liberato, ora è un capo di stato e la vita di ogni anarchico sarà la stessa?
Ognuno è il benvenuto sotto il tendone, ma ad una condizione: che ci si astenga da ogni critica di qualcuno o di tutti gli altri. Tu firmi la mia petizione e io firmerò le tue…
Mantenendo l’immagine pubblica di una lotta comune contro l’oppressione, i gruppi della sinistra nascondono non solo la loro attuale frammentazione, incoerenza e debolezza, ma - paradossalmente - quello che hanno veramente in comune: il tacito consenso verso gli elementi essenziali dello stato e della società di classe. Quelli che sono soddisfatti con questa illusione di comunità sono restii a rischiare di perdere le loro modeste gratificazioni, e probabilmente ancora di più di lottare per qualcosa di reale. Tutte le avanzate democrazie industrializzate tollerano l’opposizione fedele della sinistra, che è solo una messinscena, poiché essa a sua volta le tollera.
(Bob Black - Tratto da Green Anarchy n.16 )

giovedì 2 agosto 2018

Tesi sull'anarchismo dopo il post-modernismo di ( parte I°)

Anarchismo. Sostantivo. 1. La dottrina secondo cui una società senza stato è possibile e desiderabile. 2. Significato obsoleto. Le regole secondo gli anarchici.
L’anarchismo, propriamente compreso, non ha nulla a che fare con le regole e i valori in un senso morale. La moralità sta alla mente come lo stato sta alla società: un’alienata e alienante limitazione della libertà, e un’inversione dei fini rispetto ai mezzi. Per gli anarchici, regole e valori sono compresi al meglio – ossia, essi sono al massimo utili – come approssimazioni, scorciatoie, convenzioni. Essi possono assommare una certa saggezza pratica che l’esperienza sociale ha raggiunto. Inoltre, essi possono essere i dettati che l’autorità fa a servizio di se stessa, o formulazioni utili a suo tempo, che, col modificarsi delle circostanze, non sono più consone a nessuna intenzione anarchica, o a nessuno scopo buono.
Parlare di regole e valori anarchici, allora, non è necessariamente senza senso - ma ciò implica rischi, spesso evitabili. In una società ancora satura della cultura cristiana e dei suoi surrogati secolari, l’uso tradizionalmente assolutista di questi concetti moralistici rischia di fuorviare gli anarchici che vi fanno riferimento. Tu hai regole e valori o sono essi a possederti? E’ solitamente meglio (ma, di certo, non assolutamente e necessariamente meglio) per gli anarchici evitare il vocabolario traditore del moralismo e dire semplicemente in modo diretto ciò che desiderano, perché lo desiderano e i motivi per i quali vogliono che ognuno desideri lo stesso. In altre parole, di mettere le proprie carte sul tavolo.
Come le regole e i valori, gli “ismi” anarchici, vecchi e nuovi, vanno considerati meglio come risorse, non come limiti. Essi esistono per noi, e non noi per loro. Non importa se, per esempio, si è venuti dal situazionismo più che dal sindacalismo, mentre un altro anarchico è ispirato più dal femminismo o dal marxismo o dall’islam. I luoghi che abbiamo visitato e anche da dove proveniamo sono meno importanti di dove ora siamo, e di dove, se andiamo da qualche parte, stiamo andando - o se ci stiamo dirigendo verso lo stesso luogo.
La ragione e l’esperienza identificano alcune aree di prevedibile futilità. E’ facile e opportuno, per esempio, per gli anarchici astenersi dalle politiche elettorali. E’ preferibile, ma spesso non possibile, astenersi dal lavoro, sebbene sia spesso possibile resistere sul posto di lavoro senza rischi eccessivi. Il crimine, il mercato nero e l’evasione delle tasse sono qualche volta realistiche alternative o aggiunte al coinvolgimento in un sistema amministrato dallo stato. Ognuno deve valutare il suo caso con la mente aperta. Fare meglio che può e cercare di non essere preso. Gli anarchici hanno già avuto troppi martiri.
(Bob Black - Tratto da Green Anarchy n.16 )


giovedì 2 novembre 2017

Neurogreen

La fine del mondo non è un evento. E' un processo. Che è in corso.
Neurogreen nasce dalla convinzione che distruzione della biosfera, devastazione socioeconomica, guerra civile globale siano le tre facce di una crisi epocale della società globale e dei suoi dispositivi di valorizzazione economica, sovranità politica e legittimazione democratica.
Malgrado 5 anni di movimento globale e tre anni anni di movimento italyano, non è ancora emersa una identità culturale e politica che sappia andare oltre il richiamo ai simboli delle generazioni eretiche del passato.
Se il comunismo ereditato dalla guerra fredda è eurolatino, l'ecologismo è pienamente globale e, come il socialismo, accoglie riformisti come rivoluzionari nelle loro molteplici  diversità.
Neurogreen significa essere euro e non/euro, ecopoietici e neuromantici allo stesso tempo. Neurogreen è verde cloroplasto, nuova essenza hardcore green: è pensiero verde al THC e azione ecowarrior contro l'FMI.
Consci nel vivere nel cataclismatico XXI secolo, i neuro green vogliono dare vita ad una identità ecoattivista egualitaria/precaria e digitale/libertaria, che si nutra delle esperienze del movimento di Seattle-Genova-Mumbai e si appropri dei progressi nelle neuroscienze della cognizione, nelle tecnologie della comunicazione, nelle scienze sociali del postindustrialismo, nelle scienze naturali della ecologia contemporanea, per poter agire risolutamente ed efficacemente contro la guerra globale e arrestare la distruzione dell'ambiente dei nostri figli e nipoti.
Nell'inquietante era della clonazione genetica e della terapia genomica, neurogreen vuole essere la cellula staminale del cambiamento politico e sociale in Italya e in Europa. Una cellula staminale non è onnipotente ma totipotente: saranno il dibattito e le attività dei neurogreen in rete e nella metropoli a determinare se sapremo essere tessuto connettivo, cardiaco, e e/o nervoso per il movimento pacifista che si batte per la giustizia globale e la salvezza ambientale.

sabato 13 agosto 2016

Le associazioni informali

Siamo anarchici che desiderano una libertà senza limiti. Lottiamo per la liberazione, per un rapporto decentrato e non mediato con il nostro ambiente e con coloro che amiamo e con cui abbiamo affinità. I modelli organizzativi ci offrono solo altra burocrazia, controllo e alienazione, uguali a quelli che riceviamo già dall’organizzazione attuale.
Occasionalmente può esistere una buona intenzione, ma il modello organizzativo deriva da una mentalità intrinsecamente paternalistica e diffidente, che sembra in contraddizione con l’anarchia. I veri rapporti di affinità nascono da una profonda comprensione reciproca nell’ambito di relazioni intime basate sui bisogni della vita quotidiana, non di relazioni basate su organizzazioni, ideologie, idee astratte. 
Tipicamente, il modello organizzativo reprime i bisogni e i desideri dell’individuo per il bene della collettività, nel tentativo di uniformare sia la resistenza che l’immaginazione. 
Dai partiti alle piattaforme e alle federazioni, sembra che con l’aumentare della scala dei progetti diminuiscano il significato e l’importanza che essi hanno per la vita di ciascuno.
 Le organizzazioni sono mezzi per stabilizzare la creatività, controllare il dissenso e indebolire le tangenti controrivoluzionarie (principalmente determinate dalla leadership o dai quadri d’élite). In genere insistono sull’aspetto quantitativo, anziché su quello qualitativo, e offrono poco spazio al pensiero o all’azione indipendente. 
Le associazioni informali, basate sull’affinità, tendono a ridurre al minimo l’alienazione delle decisioni e della loro attuazione e la mediazione fra i nostri desideri e le nostre azioni.
(Green Anarchy)

giovedì 21 aprile 2016

Ecologia anarchica

La prospettiva degli anarchici ecologisti è eterogenea e aperta, eppure presenta una certa continuità e alcuni elementi fondamentali. È stata influenzata da anarchici, primitivisti, luddisti, insurrezionalisti, situazionisti, surrealisti, nichilisti, sostenitori della deep ecology, bioregionalisti, ecofemministe, da varie culture indigene, dalle lotte anticolonialiste, dal selvatico, dal selvaggio e dalla terra. Ovviamente, gli anarchici forniscono la spinta antiautoritaria, che sfida il potere in sé a un livello fondamentale, lottando per relazioni realmente egalitarie e promuovendo comunità di mutuo soccorso. Gli anarchici ecologisti, tuttavia, estendono le idee di non dominio a tutte le forme di vita, non solo la vita umana, spingendosi oltre l’analisi anarchica tradizionale. Dai primitivisti, gli anarchici ecologisti traggono un esame critico e stimolante delle origini della civiltà, in modo da capire che cos’è questo disastro e come ci siamo arrivati, e contribuire a dar forma a un cambio di direzione. Ispirandosi ai luddisti, gli anarchici ecologisti risvegliano la propensione all’azione diretta anti-tecnologica/industriale. Gli insurrezionalisti offrono una prospettiva che non aspetta la messa a punto di una critica cristallina: identificano e attaccano spontaneamente le attuali istituzioni della civiltà che limitano la nostra libertà e i nostri desideri. Gli anarchici anticivilizzazione devono molto ai situazionisti e alla loro critica della società alienante della merce, della quale possiamo liberarci entrando in contatto diretto con i nostri sogni e i nostri desideri non mediati. Il rifiuto del nichilismo di accettare qualsiasi aspetto della realtà attuale sottende l’insalubrità connaturale a questa società e offre agli anarchici ecologisti una strategia che non ha bisogno di proporre prospettive per la società e si concentra invece sulla sua distruzione. La deep ecology, nonostante le sue tendenze misantropiche, infonde nella prospettiva anarchica ecologista il sapere che il benessere e fiorire di tutte le forme di vita è legato a una profonda consapevolezza del valore intrinseco del mondo non umano, a prescindere dal valore d’uso. Il riconoscimento della ricchezza e della diversità della vita da parte della deep ecology contribuisce alla presa di coscienza del fatto che l’odierna interferenza umana con il mondo non umano è coercitiva ed eccessiva, e la situazione peggiora rapidamente. I bioregionalisti introducono la prospettiva di vivere all’interno della propria bioregione, in contatto intimo con la terra, l’acqua, il clima, le piante, gli animali e i modelli generali della propria bioregione. Le eco-femministe hanno contribuito alla comprensione delle radici, delle dinamiche, delle manifestazioni e della realtà del patriarcato e del suo effetto sulla terra, sulle donne in particolare e sull’umanità in generale. Di recente, la devastante separazione degli esseri umani dalla terra (civilizzazione) è stata forse articolata con maggior chiarezza e passione dalle eco-femministe. Gli anarchici anticivilizzazione sono stati profondamente influenzati dalle varie culture indigene e popolazioni legate alla terra esistite nell’arco di tutta la storia e che ancora esistono. Mentre impariamo umilmente a incorporare tecniche di sopravvivenza sostenibili e modi più sani di interagire con la vita, è però importante non appiattire o generalizzare le popolazioni indigene e le loro culture e rispettare e tentare di comprenderne la diversità senza cooptare le loro identità e caratteristiche culturali.

giovedì 18 febbraio 2016

La gerarchia della civilizzazione deve essere rifiutata

Il capitalismo è l'attuale manifestazione dominante della civilizzazione. L'economia capitalista è controllata soprattutto da corporazioni riconosciute dallo Stato: queste organizzazioni sono di proprietà di azionisti che sono liberi di prendere decisioni commerciali senza essere personalmente responsabili per le conseguenze. Legalmente le corporazioni godono dello stesso status degli individui, quindi una parte lesa può attaccare in tribunale solo le risorse della compagnia e non i possedimenti e le proprietà del singolo azionista. Gli impiegati delle corporazioni sono obbligati per legge a creare profitto prima di ogni altro criterio (come la sostenibilità ecologica, la sicurezza dei lavoratori, la salute pubblica, ecc.) e se fanno altrimenti possono essere licenziati, citati per danni o perseguitati. Il capitalismo, come forma di civilizzazione tecnologicamente avanzata, è invadente e utlizza territori sempre più ampi, provocando l'ulteriore diminuzione dello spazio disponibile al vivente per poter fiorire liberamente. Il capitalismo riduce in servitù la vita umana se non la considera utile, se ne sbarazza se la considera inutile. Per soddisfare le necessità basilari sotto il capitalismo molte persone spendono la maggior parte delle loro giornate (dalle 8 alle 12 ore) in un lavoro senza senso, monotono, irregimentato, e spesso dannoso per la psiche e il fisico. A causa della monotonia, dell'alienazione e dell'impotenza che caratterizzano la normale esperienza quotidiana, la nostra cultura esibisce alte percentuali di depressione, malattia mentale, suicidio, dipendenza della droga e relazioni malfunzionanti e abusive, insieme a numerosi modi di esistenza surrogata (attraverso la TV, i film, la pornografia, i videogiochi). La civilizzazione nella sua espressione più efficace il capitalismo ha generato l'autoritarismo, l'asservimento forzato e l'isolamento sociale.
E' indispensabile in un'economia basata su di una divisione del lavoro altamente stratificata impedire una visione dell'insieme all'individuo anche attraverso la manipolazione e l'inganno.
La democrazia praticata su vasta scala è necessariamente rappresentativa e non diretta e quindi incapace di creare organizzazione senza gerarchia e controllo.
Dato che le città e le industrie dipendono dall'esterno, mirano a impadronirsi delle aree circostanti per uso agricolo e industriale, rendendole inospitali sia per l'ecosistema sia per le comunità umane autosufficienti. Quest'area si espanderà in relazione e in funzione di ogni aumento della popolazione o di specializzazione del lavoro che la città sperimenterà. Non esistono esempi storici di economie di produzione che non si espandono, non infiltrano il territorio fisico e psichico circostante per intrinseca ineludibile loro stessa natura. La complessità strutturale e la gerarchia della civilizzazione devono essere rifiutate insieme all'imperialismo politico ed ecologico che si propaga in giro per il mondo. Istituzioni gerarchiche, espansione territoriale e meccanizzazione della vita sono indispensabili affinché possano realizzarsi l'amministrazione e il processo di produzione di massa. Solo le piccole comunità autosufficienti possono convivere con gli altri esseri, umani e non solo, senza imporre loro la propria autorità. 

giovedì 21 gennaio 2016

Rifiuto dell'ideologia

Non si è mai abbastanza chiari: non esiste un'ideologia green-anarchista o anarco-primitivista. Gli anarchici essenzialmente si identificano in un desiderio e in azioni che li proiettano in uno stile di vita basato su ciò che non è presente. Anarchia fondamentalmente equivale ad "anti-autorità", e come è semplice constatare, non significa per tutti la stessa cosa. Non esiste una visione singola dell'anarchismo. Il suffisso "-ismo" usato in questa situazione ha un valore puramente convenzionale per identificare una vasta critica. Gli anarchici cercano un mondo libero dalla dominazione, dalle gerarchie: questo significa l'abolizione di tutti gli stati di potere. I punti "verdi" da liberare includono tutti i tipi di strutture autoritarie, ossia combattere la tecnologia, l'industrializzazione, e la civilizzazione stessa.
L'ideologia è un sistema di convinzioni rigido che si estende verso tutti gli altri regni di pensiero. Possiede una critica, un piano d'azione e una visione, che comprende organizzazione, piattaforme e così via. La sinistra tiene molto all'ideologia come mezzo per una rapida rivoluzione, mentre noi riteniamo che proporre alla gente un simile pacchetto completo non serva a riscoprire il suo vero potenziale, ma soltanto a fargli ingurgitare qualcosa per l'ennesima volta. Noi crediamo che l'ideologia sia uno strumento della civilizzazione, una parte della totalità del pensiero civilizzato che costringe le persone a una costante condizione abulica. I nostri interessi riguardano la determinazione di esseri autonomi, non di automi.
L'anarchia oltre non essere un’ideologia, non è per definizione, democrazia ( sia che essa sia democrazia sociale o diretta). Il bisogno di sottolineare questo punto può sembrare superfluo, ma è difficile fare riferimento all'imponente letteratura anarchica senza riconoscere che sia qualcosa di più di una democrazia radicale.
La democrazia, che ci si voglia credere o meno, è una forma di governo. E quindi, il governo è un'organizzazione governante, o il mediatore di tutte le attività politiche, sociali ed economiche di un determinato popolo. Così, possiamo dire che l'anarchia, per definizione, non è democrazia. Gli anarchici sono per un totale rifiuto di tutte le istituzioni e di tutte le strutture autoritarie per principio. Tutti i governi impongono loro stessi alla Terra e alla vita su di essa. Fino a quando esisteranno, non sarà possibile l'anarchia. 
(Green Anarchy)

giovedì 15 ottobre 2015

L’addomesticamento della vita

L’addomesticamento è il processo usato dalla civiltà per indottrinare e controllare la vita secondo la sua logica. Questi meccanismi di subordinazione collaudati nel tempo comprendono: la doma, l’allevamento selezionato, la modificazione genetica, l’addestramento, l’imprigionamento, l’intimidazione, la coercizione, l’estorsione, la speranza, il controllo, la schiavizzazione, il terrorismo, l’assassinio … l’elenco continua e comprende quasi tutte le interazioni sociali del mondo civile. Questi meccanismi e i loro effetti si possono osservare e percepire nell’intera società, e sono imposti attraverso istituzioni, riti e costumi. L’addomesticamento è anche il processo attraverso il quale popolazioni umane precedentemente nomadi passano a una esistenza sedentaria tramite l’agricoltura e la zootecnia. Questo tipo di addomesticamento comporta un rapporto totalitario sia con la terra che con le piante e gli animali da addomesticare. Se allo stato selvatico tutte le forme di vita condividono le risorse e competono per adoperarle, l’addomesticamento distrugge questo equilibrio. Il paesaggio addomesticato (per esempio i terreni tenuti a pascolo, i campi coltivati e, in minor misura l’orticultura e il giardinaggio) esige la fine della libera condivisione delle risorse che esisteva in precedenza: ciò che una volta era di tutti, adesso è mio.
Questa nozione di appropriazione gettò le fondamenta per la gerarchia sociale con la comparsa della proprietà e del potere.
Non solo l’addomesticamento trasforma l’ecologia da ordine libero a ordine totalitario, ma schiavizza anche tutte le specie addomesticate. In generale, quanto più un ambiente è controllato, tanto meno è sostenibile. L’addomesticamento degli stessi esseri umani richiede molte contropartite rispetto al modo di vita nomade basato sulla raccolta di ciò che si trova in natura. Merita rilevare che gran parte dei passaggi dal modo di vita  nomade all’addomesticamento non sono avvenuti autonomamente, ma sono stati imposti con la lama della spada o la canna del fucile. 

giovedì 19 dicembre 2013

VIOLENZA RIVOLUZIONARIA

Mentre la maggior parte di noi tenta di ottenere un'esistenza pacifica e armoniosa con i propri simili e con il resto delle vite, è importante riconoscere il contesto all'interno del quale noi viviamo attualmente. La maggior parte della popolazione mondiale vive in condizioni deplorevoli, non perché non è diventata civilizzata o modernizzata, ma perché è obbligata ad essere la manodopera del cosiddetto potere del primo mondo. Alcuni di noi vivono nel primo mondo soffrendone, con estrema alienazione, deterioramento fisico, distorsione psicologica, e vuoto spirituale, non ci sono dubbi che siamo tutti diretti in un percorso unidirezionale verso la sorte avversa. Inutile dire che ci troviamo indubitabilmente sull'orlo del collasso ecologico. Sapendo questo, è importante per noi prendere in mano la situazione e agire ora... poiché sappiamo che il tempo a disposizione è poco!
Nell'essere anarchici si è automaticamente rivoluzionari, o comunque atti a promuovere l'insurrezione a scopo di liberazione. Questo può avvenire in diverse forme, ma la riforma dei sistemi di dominazione non sono punti di vista anarchici. Mentre molte azioni anarchiche possono essere considerate non violente, non esiste limite da porre alla nostra resistenza. Come anarchici, dobbiamo rifiutare i limiti ideologici e filosofici mentre scegliamo come resistere. L'interazione fisica con l’autorità necessita di andare oltre la passività e i simboli. Infatti, molti anarchici adottano la violenza rivoluzionaria come reazione naturale e necessaria all'oppressione. Se noi guardiamo ovunque nel mondo naturale, osserviamo che l'auto-difesa fa parte dell’istinto umano. È importante mettere in discussione le limitazioni ideologiche che provengono da luoghi di estremo privilegio. Molte persone della Terra non hanno la possibilità di decidere quale sia la risposta più giusta alla dominazione, e spesso devono scegliere fra la vita e la morte. Non è questione di riflessione personale o di perfezionismo ideologico; è agire o morire. Questo non significa che tutto deve essere collegato alla resistenza violenta, ma piuttosto, sapendo che esiste, ammettere che è giustificata (in molte situazioni), e che non deve essere condannata. La violenza rivoluzionaria, nelle sue varie forme, è una risposta necessaria alla violenza istituzionale del sistema, ed è necessaria per la continuazione di tutte le forme di vita. Sì, noi dobbiamo guarire le ferite causate da questo pessimo viaggio che chiamiamo civilizzazione, ma il processo di guarigione può andare avanti soltanto se siamo capaci di fermare l'inflizione di queste ferite da parte degli oppressori. Perché siamo tutti sotto il tiro di un'arma e, dobbiamo rispondere con l'autodifesa e per la liberazione.

giovedì 30 maggio 2013

CONTRO LA SOCIETA’ DI MASSA

La maggioranza degli anarchici e dei rivoluzionari dedica una parte significativa del proprio tempo a studiare piani e meccanismi di produzione, distribuzione, assegnazione e comunicazione fra un gran numero di persone, in altre parole, il funzionamento di una società complessa. Tuttavia, non tutti gli anarchici accettano la premessa del coordinamento e dell’interdipendenza a livello sociale, politico ed economico globale (o persino regionale), o l’organizzazione necessaria alla sua amministrazione. Rifiutiamo la società di massa per motivi pratici e filosofici. Innanzi tutto, rifiutiamo la rappresentanza intrinseca e necessaria al funzionamento di situazioni che esulano dal campo dell’esperienza diretta (modi di vivere completamente decentrati). Non vogliamo gestire la società, né organizzare una società diversa, vogliamo un quadro di riferimento completamente differente. Vogliamo un mondo in cui ciascun gruppo sia autonomo e decida come vivere in base ai propri principi, in cui tutte le iterazioni si basino sull’affinità, siano libere, aperte e non coercitive. Vogliamo una vita da vivere, non una vita da gestire.
La società di massa cozza brutalmente non solo con l’autonomia e con l’individuo, ma anche con la terra. È semplicemente insostenibile proseguire con la società di massa (in termini di sistemi di estrazione di risorse, trasporto e comunicazione necessari per qualsiasi sistema economico globale) o prevedere piani alternativi per una società di massa. Anche in questo caso, un decentramento radicale sembra indispensabile per permettere l’autonomia e metodi di sussistenza non gerarchici e sostenibili. (Green Anarchy)

giovedì 25 aprile 2013

LA NECESSITA’ DI ESSERE CRITICI


Poiché la marcia verso l’annientamento globale prosegue, la società diventa più insalubre, perdiamo sempre più controllo sulle nostre vite e non riusciamo a opporre una resistenza significativa alla cultura della morte, è indispensabile essere estremamente critici nei confronti dei movimenti rivoluzionari del passato, delle lotte attuali e dei nostri stessi progetti. Non possiamo ripetere in eterno gli errori del passato o rimanere ciechi davanti alle nostre manchevolezze. Il movimento ambientalista radicale è pieno zeppo di azioni simboliche e campagne su singoli problemi e l’ambiente anarchico è infestato da tendenze di sinistra e liberali. Entrambi continuano a discutere proposte attiviste per lo più insignificanti e raramente tentano di valutare oggettivamente la loro (in)efficacia. Spesso sono il senso di colpa e lo spirito di sacrificio, anziché il desiderio di liberazione e libertà, a guidare questi buoni samaritani sociali, mentre procedono lungo il corso tracciato dai fallimenti che li hanno preceduti. La sinistra è una piaga purulenta sul culo dell’umanità, gli ambientalisti non sono riusciti a preservare nemmeno una frazione delle aree selvagge e gli anarchici raramente hanno qualcosa di stimolante da dire, tanto meno da fare. Alcuni potrebbero sostenere che la critica è negativa perché crea divisioni, ma qualsiasi prospettiva veramente radicale comprenderebbe la necessità dell’analisi critica per cambiare le nostre vite e il mondo in cui abitiamo. A nulla approdano coloro che desiderano soffocare ogni dibattito fino a dopo la rivoluzione, limitare qualsiasi discussione a chiacchiere vaghe e insignificanti e reprimere le critiche sulla strategia, le tattiche o le idee, e possono solo tenerci a freno. Un aspetto essenziale di qualsiasi prospettiva anarchica radicale deve essere la necessità di mettere tutto in discussione, comprese le nostre idee, i nostri progetti e le nostre azioni.


giovedì 21 giugno 2012

UNA NUOVA ECOLOGICA VISIONE DEL MONDO


Nell'attuale visione del mondo meccanicista gli esseri viventi non sono altro che macchine, con esigenze puramente materiali e tecnologiche,  proprio quelle che un sistema altamente centralizzato e tecnologico può soddisfare.
Qualsiasi problematica sociale ed ecologica viene interpretata e ridotta in modo tale da essere riconducibile ad una soluzione tecnologica, attraverso qualche nuovo processo o ritrovato tecnico.
Nei termini fissati dal paradigma di dominio non sarà mai possibile capire e interpretare gli aspetti che ci hanno portato all'attuale situazione. Le relazioni sono intrecciate a un livello tanto fondamentale e profondo che non è più possibile isolarle dal loro contesto e separarne una dalle altre. 
In questa disumanizzazione le stesse sensibilità e capacità di provare empatia per ciò che ci circonda sono colpite alla radice. All'interno di un percorso di distruzione dello spirito, la morte del pianeta sarà solo una conseguenza di cui rammaricarci. Continueremo a far saccheggiare e manipolare i nostri corpi finché non adotteremo una visione d'insieme, non potremmo mai sentirci vicini agli altri animali se non capiamo che siamo animali, non potremmo percepire la foresta come l'elemento essenziale per la vita sulla Terra se anche noi ci sentiamo parte di essa.
La  visione antropocentrica ha diviso il mondo in territori di saccheggio, ha ridotto gli elementi in combustibile per mandare avanti questo sistema tecno-industriale. La reificazione della natura ha aperto la strada a quel processo di devastazione che chiamiamo civilizzazione. La realtà è ridotta a ciò che si può misurare, quantificare, verificare, negando qualsiasi altro valore qualitativo. Il dualismo pervade le nostre menti separate dai nostri corpi e i nostri corpi disgiunti dal mondo circostante.
Soggiaciamo al progresso materiale, all'efficienza dell'automatismo, alla specializzazione sopra qualsiasi altro valore, così facendo estirpiamo giorno per giorno ciò che di naturale è in noi e confermiamo invece come naturale il mondo surrogato che ci circonda ed assedia.
Normali cicli e processi naturali, come l'acqua, con cui l'ecosfera rende possibile la vita sulla Terra, non solo vengono svuotati da ogni valore intrinseco, a tutto viene assegnato un valore strettamente economico. Diventano parte di un processo tecnico che trasforma una materia viva in prodotto o servizio profittabile. 
Come non è possibile la coesistenza tra nocività e un mondo libero e naturale, non è conciliabile un'opposizione interna al sistema tecnoindustriale dove tutto ciò che si pone in alternativa è già recuperato dal sistema stesso. 
Riaffermare la questione ecologica non significa quindi occuparsi degli effetti ultimi ambientali, ma del significato profondo, causale, del distacco dell'uomo dalla natura. Abbiamo bisogno di una nuova ecologica visione del mondo, che sviluppi sensibilità con cui costruire una rete di contesti e reciprocità non gerarchiche, in cui possano crescere reali rapporti non mediati dalla macchina e dalle sue istituzioni, in cui è possibile autodeterminarsi come individui e riprendersi in mano la propria vita nella sua interezza.
Pensiamo sia necessario agire subito senza perdere altro tempo per cercare di inceppare l'attuale meccanismo, per cercare di fare aprire gli occhi, scuotere gli apatici, gli indifferenti e tutti, tutte coloro che si sono rassegnati allo stato di cose presenti.
L'ecologismo radicale potrà essere una reale lotta di cambiamento solo se saprà approfondire la propria radicalità, slegandosi dal dominio e da chi lo sostiene apertamente o subdolamente. 
L'ecologismo radicale potrà costruire percorsi di cambiamento solo se saprà non fermarsi su cause singole estrapolate dall'insieme, ma se avrà la capacità di intrecciarsi e saper comprendere gli altri movimenti di lotta, approfondendo la critica ed estendendo il conflitto.

giovedì 17 maggio 2012

ORGANIZZAZIONE COME LIBERAZIONE

Siamo anarchici che desiderano una libertà senza limiti. Lottiamo per la liberazione, per un rapporto decentrato e non mediato con il nostro ambiente e con coloro che amiamo e con cui abbiamo affinità. I modelli organizzativi ci offrono solo altra burocrazia, controllo e alienazione, uguali a quelli che riceviamo già dall’organizzazione attuale.
Occasionalmente può esistere una buona intenzione, ma il modello organizzativo deriva da una mentalità intrinsecamente paternalistica e diffidente, che sembra in contraddizione con l’anarchia. I veri rapporti di affinità nascono da una profonda comprensione reciproca nell’ambito di relazioni intime basate sui bisogni della vita quotidiana, non di relazioni basate su organizzazioni, ideologie, idee astratte. Tipicamente, il modello organizzativo reprime i bisogni e i desideri dell’individuo per “ il bene della collettività”, nel tentativo di uniformare sia la resistenza che l’immaginazione. Dai partiti alle piattaforme e alle federazioni, sembra che con l’aumentare della scala dei progetti diminuiscano il significato e l’importanza che essi hanno per la vita di ciascuno.
 Le organizzazioni sono mezzi per stabilizzare la creatività, controllare il dissenso e indebolire le tangenti controrivoluzionarie (principalmente determinate dalla leadership o dai quadri d’élite). In genere insistono sull’aspetto quantitativo, anziché su quello qualitativo, e offrono poco spazio al pensiero o all’azione indipendente. Le associazioni informali, basate sull’affinità, tendono a ridurre al minimo l’alienazione delle decisioni e della loro attuazione e la mediazione fra i nostri desideri e le nostre azioni.


(Green Anarchy)

giovedì 29 marzo 2012

Ricongiungimento alla terra è un progetto di vita

Per la maggioranza degli anarchici ecologisti, anticivilizzazione e primitivisti, il ritorno e il ricongiungimento alla terra è un progetto di vita. Non si limita all’elaborazione intellettuale o alla pratica di tecniche primitive, ma si propone di raggiungere una profonda comprensione dei modi pervasivi in cui veniamo addomesticati, divisi e separati da noi stessi, dagli altri e dal mondo, e di compiere l’enorme impresa quotidiana di tornare integri. Il ritorno al selvaggio ha una componente fisica che comprende la riappropriazione di tecniche e lo sviluppo di metodi di coesistenza sostenibili, tra cui il modo in cui alimentarsi, trovare riparo e guarire con le piante, gli animali e le sostanze naturalmente presenti nelle nostre bioregioni. Comporta inoltre lo smantellamento delle manifestazioni fisiche, dell’apparato e delle infrastrutture della civiltà. Il ritorno al selvaggio ha anche una componente emotiva, che significa guarire noi stessi e gli altri dalle profonde ferite che ci affliggono da 10.000 anni, imparare a vivere insieme in comunità non gerarchiche e non repressive e debellare la mentalità addomesticante nei nostri modelli sociali. Il ritorno al selvaggio significa dare priorità all’esperienza diretta e alla passione rispetto alla mediazione e all’alienazione, ripensare ogni dinamica e ogni aspetto della nostra realtà, entrare in contatto con la nostra furia selvaggia per difendere le nostre vite e lottare per un’esistenza liberata, riponendo maggior fiducia nel nostro intuito e restando in contatto diretto con i nostri istinti, ristabilendo l’equilibrio di fatto distrutto dopo migliaia di anni di controllo e addomesticamento patriarcale. Il ritorno al selvaggio è il processo attraverso il quale si diventa incivili.

giovedì 12 gennaio 2012

INDUSTRIALISMO

Una componente fondamentale della struttura tecno-capitalistica moderna è l'industrialismo, il sistema di produzione meccanizzato fondato sul potere accentrato e sullo sfruttamento delle persone e della natura. L'industrialismo non può esistere senza genocidio, ecocidio e colonialismo. Al fine di preservarlo, la coercizione, la requisizione di terreni, il lavoro forzato, l'annientamento culturale, l'assimilazione, la devastazione ecologica e il commercio globale sono accettati come interventi necessari e persino benefici. L'uniformazione della vita operata dall'industrialismo oggettiva la vita stessa e la trasforma in merce, in quanto considera tutte le forme di vita come una risorsa potenziale. La critica dell'industrialismo è un'estensione naturale della critica anarchica dello Stato, perché l'industrialismo è intrinsecamente autoritario. Per preservare una società industriale, è necessario conquistare e colonizzare territori al fine di acquisire risorse (in genere) non rinnovabili per alimentare e ingrassare le macchine. Questo colonialismo è razionalizzato dal razzismo, dal sessismo e dallo sciovinismo culturale. Nel processo di acquisizione delle risorse, intere popolazioni devono  essere costrette a lasciare la propria terra. Per convincere le persone a lavorare nelle fabbriche che producono macchine, è necessario schiavizzarle, renderle dipendenti e in vari modi sottomesse al sistema industriale distruttivo, tossico e degradante. L'industrialismo non può esistere senza un fortissimo accentramento e un'enorme specializzazione: il dominio di classe è uno strumento del sistema industriale che nega agli individui l'accesso alle risorse e alla conoscenza, rendendoli impotenti e facili da sfruttare. Per perpetuare la sua esistenza, l'industrialismo esige inoltre la spedizione di risorse da ogni punto del globo, e questo globalismo mina le basi dell'autonomia locale e dell'autosufficienza. L'industrialismo si fonda su una visione meccanicistica del mondo, la stessa visione del mondo che ha giustificato la schiavitù, gli stermini e la sottomissione delle donne. Dovrebbe essere ovvio a tutti che l'industrialismo non solo opprime gli esseri umani, ma è anche fondamentalmente distruttivo a livello ecologico.

giovedì 3 novembre 2011

PRIMITIVISMO E TECNOLOGIA

La tecnologia è qualcosa di più di cavi, silicio, plastica e acciaio. È un sistema complesso che comprende la divisione del lavoro, l'estrazione di risorse e lo sfruttamento, a vantaggio di coloro che la rendono operante.
Il punto di contatto e il risultato della tecnologia sono sempre una realtà alienata, mediata e distorta. A dispetto di quanto affermano gli apologeti del postmodernismo e altri tecnofili, la tecnologia non è neutra. I valori e gli obiettivi di coloro che producono e controllano la tecnologia sono sempre inglobati in essa. 
La tecnologia si distingue dai semplici attrezzi sotto molti aspetti. Un semplice attrezzo equivale a un utilizzo temporaneo di un elemento nell'ambiente immediatamente circostante per uno scopo specifico. Gli  attrezzi non richiedono sistemi complessi che alienano l'utilizzatore dall'azione. Questa separazione è insita  nella tecnologia e crea un'esperienza malsana e mediata, che sfocia in varie forme di autorità.
Il dominio aumenta ogni volta che viene creata una nuova tecnologia "che fa risparmiare tempo", poiché si rende necessaria la costruzione di altra tecnologia per sostenere, alimentare, mantenere e riparare quella originaria. Ciò ha portato con grande rapidità all'instaurazione di un sistema tecnologico complesso, che sembra avere un'esistenza indipendente dagli esseri umani che l'hanno creato.
I sottoprodotti di scarto della società tecnologica stanno inquinando il nostro ambiente sia fisico che psicologico. Siamo derubati della vita a favore della Macchina e degli effluenti tossici del combustibile che alimenta il sistema tecnologico: ci stanno soffocando in un ambiente concepito esclusivamente ai fini dell'efficienza meccanica e dell'espansione tecnologica.
Il sistema tecnologico distrugge, elimina o subordina metodicamente il mondo naturale, costruendo un mondo adatto solo per le macchine. L'ideale verso cui tende il sistema tecnologico è la meccanizzazione di tutto ciò che incontra.

giovedì 23 dicembre 2010

PRIMITIVISMO

Che cos’è il primitivismo?
Anche se non tutti gli ecoanarchici si definiscono specificamente “primitivisti”, buona parte di essi riconosce l’importanza che la critica primitivista ha avuto per le prospettive anticivilizzazione. Il primitivismo è semplicemente un’ analisi antropologica, intelettuale ed esperenziale delle origini della civiltà e delle circostanze che hanno portato all’incubo in cui viviamo ora. Il primitivismo riconosce che, per gran parte della storia umana, abbiamo vissuto in comunità a tu per tu, in equilibrio gli uni con gli altri e con l’ambiente circostante, senza gerarchie e istituzioni formali che mediassero e controllassero le nostrte vite. I primitivisti vogliono trarre insegnamento dalle dinamiche in gioco nella società di raccoglitori-cacciatori/primitive del passato e contemporanee (quelle esistite e attualmente esistenti al di fuori della civiltà). Alcuni primitivisti auspicano un immediato e totale ritorno alle società costituite da gruppi di raccoglitori-cacciatori, ma gran parte di essi comprende che il riconoscimento di ciò che ha avuto successo in passato non significa incondizionatamente che le stesse modalità funzioneranno in futuro. L’espressione “futuro primitivo”, coniata dall’autore anarco-primitivista John Zerzan, allude alla possibilità di unire una sintesi di tecniche e idee primitiviste ai concetti e alle motivazioni anarchiche contemporanee per creare situazioni decentrate sane, sostenibili ed egalitarie. Se applicato in modo non ideologico, l’anarco-primitivismo può essere un importante strumento nel progetto di decivilizzazione. (Green Anarchy)