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giovedì 8 settembre 2016

Le Donne di Alexandra Myrial

Seguendo l'idea di Cartesio, sforziamoci di scacciare via quel poco di teorie o di principi sociali che possiamo aver ammesso a priori e, con spirito libero, affrontiamo i grandi problemi della vita umana basandoci sui reali bisogni dell'Uomo. Lo studio delle civiltà passate, le differenti fasi della vita sociale alla quale noi apparteniamo ci permetterà di non lanciarci in teorie speculative basate su un Uomo ideale che non esiste. Noi conosceremo il cammino fatto dai nostri antenati, le tendenze, la mentalità particolare, i  bisogni artificiali che l'atavismo e le influenze  ambientali hanno sviluppato nei nostri contemporanei; conosceremo le esperienze fatte dall'umanità, ma essendone in larga parte straniere, le potremo considerare con la calma che si presenta davanti allo studio della storia, senza passione e senza legame personale, così da garantire l'esattezza delle nostre conclusioni.
Sarebbe indegno per il movimento femminista aspirare ad essere solo una copia del maschio e fidarsi nel seguire strade già tracciate da altri. In quanto elemento nuovo nella vita sociale, c'è bisogno che le donne vi apportino un nuovo orientamento, una nuova attività e nuove concezioni. Non attardiamoci, dunque, supplicando dietro le porte che ci hanno sbattuto in faccia. Eleviamoci più in alto, perché già conosciamo l'immaturità dei cenacoli che ci rifiutano. Senza avere un inutile disprezzo per l'opera altrui, ammettiamo comunque di essere altro, comprendiamo che le nostre condizioni sono speciali e, lontano dal rattristarci, approfittiamo dei vantaggi che ci possono procurare.
Numerosi soggetti sollecitano più attentamente la nostra attenzione e i nostri studi: cioè l'universo concettuale che gravita ad esempio intorno a Famiglia, Figli, Vita sociale e individuale delle donne. Tutte queste questioni, e tante altre che ci interessano direttamente, sono state discusse e risolte senza di noi, spesso soprattutto contro di noi. Chi potrebbe negare che esse toccano le basi stesse della società e che le donne illuminate, apportandovi le riforme che la scienza e la ragione impongono, contribuiranno cosi all'evoluzione dell'intera vita sociale?
Non limitiamo la nostra attività a piccoli lavori. Un' umiltà rassegnata è altra cosa rispetto ad una prudente saggezza. Penso, da parte mia, che le donne dovranno prefiggersi come scopo di realizzare pacificamente importanti trasformazioni che molte volte invece, si attuarono in modo violento.
La loro può essere un'opera di pace, un'opera di giustizia sociale; devono così portare con sé, nell'asprezza delle relazioni sociali attuali, la bontà, l'indulgenza che crea il vero sapere.
In nessun modo sosterremo l'infima situazione attuale, in  cui si cerca di mantenerci allo scopo di sottrarci a questo compito glorioso: infatti sappiamo che occuperemo nella società il posto che sapremo prenderci.    

(Alexandra David-Néel nel 1899 scrisse un saggio anarchico con lo pseudonimo di Alexandra Myrial intitolato Pour la vie con la prefazione dell'anarchico e geografo Elisée Reclus)   



giovedì 21 maggio 2015

L’AUTORITÀ di Alexandra David Néel

L'obbedienza è morte. Ogni istante in cui l'uomo si sottomette ad una volontà esterna, è un istante estirpato dalla sua vita. Quando un individuo è obbligato a compiere un atto contrario al suo desiderio o quando è gli viene impedito d'agire in funzione del suo bisogno, egli smette di vivere la sua vita personale e, se da un lato colui che comanda aumenta il suo potere nutrendosi della forza di
colui che è sottomesso, colui che obbedisce viene annullato, assorbito da una personalità esterna; diventa nient'altro che forza meccanica, strumento a disposizione di un padrone. Quando si parla dell'autorità esercitata da un uomo su altri uomini, da un sovrano sui sudditi, da un padrone sugli operai, da un proprietario sui propri lavoratori domestici, si capisce immediatamente che egli
impiega la vita dei propri sottomessi per la soddisfazione dei propri piaceri, dei propri bisogni, dei propri interessi: cioè a suo vantaggio, a favore dello sviluppo della propria vita a discapito degli altri. Ciò che in genere si riesce a cogliere in maniera meno chiara, è l'influenza nefasta delle autorità d'ordine astratto: le idee, i miti religiosi e non religiosi, le tradizioni, gli usi e costumi, ecc. qualunque manifestazione esterna dell'autorità ha sempre e comunque origine in un'autorità mentale.
Nessun tipo d'autorità materiale, legata a leggi o individui, trova attualmente forza e ragione in sé stessa. Nessun tipo d'autorità materiale si esercita realmente da sé, tutto si basa su delle idee.
Poiché l'uomo si curva in primis davanti alle idee, riesce ad accettarne in seguito la realizzazione tangibile delle diverse forme del principio d'autorità.
L'obbedienza è composta da due fasi distinte: si obbedisce perché non si può fare altrimenti; si obbedisce perché si crede che bisogna obbedire.
Nel momento in cui un organismo si costituisce, tutte le sue forze tendono verso un unico fine: conservare la sua esistenza personale alimentandola e difendendola contro qualsiasi tipo di influenza in grado di distruggerla o sminuirla.
In natura tutti gli esseri si sforzano verso la vita; tutti ricercano, secondo le proprie facoltà, il godimento ottenuto dalla soddisfazione del bisogno; tutti gli esseri fuggono dalla sofferenza, dalla privazione che è restrizione, diminuzione della vita. La vita universale ci appare come prodotta dal movimento incessante delle individualità molecolari che si aggregano secondo la loro composizione e gli ambienti che incontrano. Allo stesso modo l'uomo cosciente si unirebbe ai suoi simili secondo i suoi bisogni e le associazioni umane si formerebbero, dissolverebbero e riformerebbero seguendo solo la manifesta utilità.
Se la scienza non ci mostra nessuna traccia di governabilità dell'universo, perché immaginare che solo l'uomo debba fare eccezione? Non sarebbe invece più saggio concludere che, liberato da tutti gli ostacoli, egli si comporterebbe come tutti i corpi esistenti in natura: seguendo la legge propria che è in lui, non come un comando proveniente da un'autorità esterna, ma come una necessità del suo essere.