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giovedì 20 febbraio 2020

Francisco y Guardia y Ferrer

Francisco y Guardia y Ferrer nasce nei pressi di Barcellona, ad Alella, il 10 gennaio 1859 da una famiglia di agiati agricoltori molto tradizionalista e cattolica. Nonostante questo ambiente familiare conservatore e un ambiente sociale circostante sicuramente poco incline ai cambiamenti, aderisce giovanissimo ad una setta massonica. Nel 1886, dopo aver attivamente contribuito alla propaganda repubblicana e sindacale, e dopo la fallita rivolta di Villacampa, deve riparare in Francia. A Parigi entra in contatto con numerosi militanti anarchici tra i quali Jean Grave, Charles Malato,
Sébastien Faure e altri, oltre che con illustri personaggi della cultura come Emile Zola e Anatole France. Dopo essersi dedicato a numerosi lavori inizia ad insegnare lo spagnolo in un liceo serale e qui fa la conoscenza della signorina Meunier la quale, conquistata da Ferrer e dai suoi ideali laici e libertari sull’educazione, alla sua morte gli donerà una notevole somma che servirà al rivoluzionario catalano per fondare la Scuola Moderna e sostenere altre iniziative. Dopo essersi separato dalla moglie, si unisce a Léopoldine Bonnard che, assieme alla Meunier, lo accompagnerà in un viaggio attraverso numerosi Paesi europei. In questo periodo conosce numerosi pedagogisti ed educatori oltre Elisée Reclus, Luigi Fabbri, Luigi Molinari e Paul Robin. Nel 1901 ritorna in Spagna e fonda la prima «Escuela Moderna» a Barcellona ispirandosi ai princìpi dell’insegnamento libertario, laico e razionalista. Questa esperienza si diffonde rapidamente e progressivamente in numerose località della Catalogna e la sua notorietà si espande in tutta l’Europa.
L’esperienza di Ferrer va inquadrata nel contesto storico della Spagna dell’epoca basato su un sistema educativo di stampo ancora medievale, saldamente nelle mani della Chiesa cattolica. Scopo della scuola da lui voluta non è solo quello di creare delle situazioni educative libertarie, ma anche promuovere e diffondere una cultura razionalista e scientifica in modo da promuovere l’emancipazione delle classi lavoratrici. Egli è convinto che crescendo in un ambiente libero e solidale i ragazzi sarebbero naturalmente divenuti adulti indipendenti ed autonomi, capaci di costruire una società libertaria. Le scuole moderne diventano così dei veri e propri centri di istruzione ed educazione popolare. Si tengono corsi serali e conferenze domenicali per gli adulti. Viene fondata una biblioteca e una casa editrice che edita numerosi libri di testo destinati ad adulti e bambini, tutti ispirati ai prìncipi del libero pensiero, scevri da ogni dogma sia religioso che pseudoscientifico. Completa l’intensa produzione editoriale un «Boletin de la Escuela Moderna» che uscirà per cinquantanove numeri. Francisco Ferrer oltre a finanziarla e collabora anche con un periodico sindacalista
rivoluzionario «Huelga General» (Sciopero Generale). Tutte queste attività, che riscuotono indubbiamente un notevole successo, non tardano a scatenare le ire del clero e dei reazionari. Nel 1906 viene accusato di essere complice e mandante dell’attentato contro il re Alfonso XIII, compiuto da un libertario di nome Matteo Moral che aveva lavorato come traduttore presso la Scuola Moderna. La scuola viene chiusa e Ferrer arrestato. Ma dopo tredici mesi di carcere viene processato e poi assolto soprattutto grazie alla mobilitazione internazionale che si sviluppa in suo favore. Ripara nuovamente in Francia dove fonda la rivista «L’Ecole Renovée» a Bruxelles (poi a Parigi) e la sua versione italiana, «La Scuola laica», a Roma, in collaborazione con Luigi Fabbri. Inoltre dà vita, con la presidenza di Anatole France, alla Lega internazionale per l’educazione razionale dell’infanzia con sedi in tutti i Paesi europei. Nel 1909, durante i fatti della «settimana tragica» (una agitazione popolare contro la spedizione militare in Marocco), Ferrer rientra per motivi familiari in Spagna. Riconosciuto viene immediatamente arrestato e rinchiuso in prigione con l’accusa di essere uno dei fomentatori della rivolta. Il tribunale di guerra, con un processo che viola sistematicamente ogni diritto elementare della difesa, lo condanna senza prove a morte. Il 13 ottobre 1909 Francisco Ferrer viene fucilato nella fortezza di Montjuich a Barcellona, nonostante in tutto il mondo manifestazioni, appelli, scioperi generali reclamassero la sua innocenza. 
Dopo la morte il «fenomeno» Ferrer si estende in numerosi Paesi europei ed extra europei. Scuole ispirate alla sua esperienza si diffondono in America Latina, negli Stati Uniti, in Egitto, in tutta Europa. Nonostante questa diffusione e il fatto che le scuole a lui ispirate fossero, per un certo periodo, sicuramente più numerose di quelle di Froebel, l’importanza di Ferrer negli ambienti pedagogici è stata molto sottovalutata. In Italia solo pedagogisti come Tina Tomasi, Lamberto Borghi e Aldo Visalberghi hanno dedicato la loro attenzione, in qualche articolo, all’opera di questo pioniere dell’educazione libertaria. 

giovedì 26 aprile 2012

LIBERTÀ ED EDUCAZIONE di Francisco Ferrer

Il pensiero di Francisco Ferrer Guardia, riflette completamente il nodo centrale del rapporto tra libertà ed educazione, e dunque il nodo irrisolto tra l’istanza della formazione e l’istanza della liberazione. L’educatore spagnolo cerca di elaborare una proposta pedagogica intesa come sintesi di questa duplicità: far coincidere l’idea di libertà con l’idea di una nuova umanità. Con tale prospettiva, la libertà non è concepita come una semplice possibilità che si apre al nuovo, ma come una reale e specifica alternativa antropologica alla condizione presente, come una nuova antropologia posta in essere. In altri termini, come delineazione concreta la quale trova così una sua descrizione ed un suo significato.
Anche se afferma che tutto il valore dell’educazione consiste nel rispetto delle facoltà fisiche, intellettuali e morali del bambino, per cui il vero educatore è colui che non impone le proprie idee e la propria volontà. Ferrer vuole porre in pratica i valori della rivoluzione libertaria ed egualitaria e perciò in essa non vi è posto per uno sviluppo educativo non orientato. Nella Escuela Moderna gli allievi vengono educati, prima di tutto, alla conoscenza delle sofferenze umane che costituiscono la pietra fondamentale della costruzione di ogni società. Si tratta di una conoscenza che si fonda sulla storia e sulla sociologia e si attiva con il coinvolgimento della stessa scuola all’interno della società.
Con questa premessa, è possibile sviluppare nell’allievo l’idea della dimensione universale del pensiero umano. Una vera cultura, secondo Ferrer, non può non essere cosmopolitica e perciò non può non scagliarsi contro tutte le forme del pregiudizio che attraversa non soltanto la questione fondamentale dell’esistenza umana, cioè il rapporto vita-morte, ma anche il rapporto vita individuale - vita collettiva.

Il rispetto della personalità del fanciullo, la coeducazione dei sessi, il lavoro di gruppo, la ricerca personale, l’esperienza e l’abilità derivate da un lavoro manuale, lo studio delle scienze e l’indagine attiva in loco della natura, la visita continua a musei ed officine, la collaborazione dei parenti, l’unione fra scuola, famiglia e officina, questi sono i punti principali del programma dell’Escuela Moderna.


Una scuola che educherà gli uomini non solo all’uguaglianza e alla libertà, ma anche a quello sviluppo integrale che li porterà a rinnovare di continuo gli ambienti e se stessi, uomini di cui la più gran forza consisterà nell’indipendenza intellettuale. 

mercoledì 14 settembre 2011

LA ESCUELA MODERNA di Francisco Ferrer


I prodotti immaginativi dell'intelligenza, i concetti a priori, tutta la farragine di elucubrazioni fantastiche considerate verità e sinora imposte come criterio base per il comportamento dell'uomo, stanno subendo da moltissimo tempo, per una cerchia ri stretta, la sconfitta da parte della ragione e lo scredito da parte della coscienza. Al momento attuale, il sole non si limita ad illuminare le vette, ma è quasi luce meridiana che invade fino alle falde dei monti. La scienza, per fortuna, non è patrimonio di un ridotto gruppo di privilegiati; le sue irradiazioni benevole penetrano con maggiore o minore coscienza in ogni strato della società. Dappertutto dissipa gli errori tradizionali; con il procedimento sicuro dell'esperienza e dell'osservazione, permette agli uomini di formare dottrine esatte, criteri reali, la ricerca sugli oggetti e le leggi che li regolano e al momento attuale, con autorità indiscussa, incontestabile, per il bene dell'umanità, perché abbiano fine una volta per sempre gli esclusivismi e i privilegi, si costituisce in direttrice unica della vita dell'uomo, impregnandola di un sentimento universale, umano. 
Contando su forze modeste, però nel contempo con potente fede razionale e con un'attività che è ben lungi dal venire meno, quantunque vi si oppongano avversità di ogni sorta e grado, si è costituita la ESCUELA MODERNA. Il suo proposito è quello di coadiuvare rettamente, senza concessioni ai procedimenti tradizionali, l'insegnamento pedagogico basato sulle scienze naturali. Questo metodo, nuovo ma l’unicamente reale e positivo, ha sfondato in tutti gli ambienti del mondo civilizzato e ha avuto successo con innumerevoli lavoratori, di intelligenza superiore e dotati di spirito di sacrificio.
Non ignoriamo il nemico che ci circonda. Non ignoriamo gli indicibili pregiudizi di cui è pregna la coscienza sociale del paese. È creatura di una pedagogia medievale, soggettiva, dogmatica, che ridicolmente presume di costituire criterio infallibile. Non ignoriamo neppure che per legge ereditaria, confortata dalle suggestioni del ceto medio, le tendenze passive che vi sono connaturate già nei bambini in tenera età, si accentuano nei nostri giovani con rilievo straordinario.
La lotta è strenua, il lavoro è intenso, ma con la volontà costante e perpetua, unica provvidenza del mondo morale, siamo certi che otterremo il trionfo che perseguiamo; che ricaveremo dei cervelli vivi, capaci di reagire; che le intelligenze dei nostri allievi, quando si emancipano dalla tutela razionale del nostro Centro, continueranno ad essere nemici mortali dei pregiudizi; saranno intelligenze sostanziose, in grado di formare convincimenti ragionati, propri, personali, nei confronti di tutto ciò che sarà oggetto del pensiero.
Il fine ultimo dell'energia cerebrale dell'uomo è quello di produrre l'ideale con l'arte e con la filosofia, queste vaste generalizzazioni congetturabili. Ma affinché l'ideale non degeneri in favola o in vaga illusione, e il congetturabile non sia edificio che si erge su fondamenta di sabbia, è necessario in modo assoluto che abbia per base sicura, incrollabile, le nozioni esatte e positive delle scienze naturali.
D'altra parte, non si educa integralmente l'uomo disciplinando la sua intelligenza, ma trascurando il cuore e relegando la volontà. L'uomo, nell'unità del suo funzionalismo cerebrale, è un complesso; presenta vari aspetti fondamentali; è una energia che osserva, un'emozione che rifiuta o accetta la comprensione e una volontà che cristallizza in azioni quanto percepisce e ama.