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giovedì 23 aprile 2026

La gerarchia dentro di noi

Palesando il legame tra liberazione sessuale e liberazione umana, la Goldman fece capire meglio come il potere esercitato attraverso la gerarchia e la dominazione si estenda anche al di là delle strutture economiche e delle istituzioni sociali. Spetta alle anarco-femministe contemporanee approfondire questa analisi. Uno dei punti focali del pensiero anarchico contemporaneo è la consapevolezza della dominazione come costruzione interna, mentale, che riflette le strutture della coscienza. Secondo Murray Bookchin: "La gerarchia non è soltanto una condizione sociale; è anche uno stato di coscienza, una sensibilità nei confronti dei fenomeni a ogni livello dell'esperienza personale e sociale". L'anarchismo è e deve essere molto più che un'analisi critica delle strutture e delle organizzazioni sociali della dominazione. Il suo bersaglio non deve essere soltanto lo stato. La teoria anarchica riconosce alle idee il potere di cambiare le condizioni materiali e "alla coscienza la supremazia nel plasmare le condizioni di vita". In questo senso, il pensiero e il linguaggio - i mezzi con i quali interpretiamo la nostra esperienza e la comunichiamo al mondo - sono prassi tanto quanto l'attività sociale. La Goldman non considerava determinante il ruolo dell'economia nelle strutture sociali e nei rapporti personali e, secondo la Wexler, si spinse anche più in là dei suoi contemporanei anarchici, nell'asserire che "la chiave della rivoluzione anarchica era una rivoluzione nel campo della morale, la "transvalutazione dei valori", la conquista dei "fantasmi" che hanno tenuto la gente prigioniera".

Così si spiega, naturalmente, l'interesse della Goldman per la cultura, l'arte e la letteratura, e si spiega anche la sua considerazione per il potere e l'influenza dell'individuo, per quanto problematiche siano state talvolta le sue idee su quest'ultimo punto.

giovedì 5 dicembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XLV

1940 

Muore nel Canada Emma Goldman, anarchica russa (era nata nel 1869) emigrata a 17 anni negli Stati Uniti. Legata sentimentalmente ad Aleksandr Berkman, anch'egli d'origine ebraico-russa, fu con lui l'animatrice dell'anarchismo americano alla fine del secolo e nei primi decenni del Novecento. Nel 1906, mentre Berkman stava scontando una lunga pena detentiva (22 anni di carcere) per aver sparato a un magnate della metallurgia americana noto per il suo atteggiamento anti-operaio, la Goldman ridiede impulso al movimento libertario perseguitato e fondò con altri compagni, a New York, la rivista  "Mother Earth" che esercitò un'influenza notevole sul pensiero anti-conformista statunitense. Deportata dagli Stati Uniti nel 1919 nel clima di isterismo reazionario del dopoguerra che sfruttava i contingenti sentimenti nazionalistici ai fini di rafforzamento del sistema, rientrò in Russia con Berkman, ebbe contatti con Zinoviev e altri esponenti della rivoluzione, ma non poté raggiungere l'Ucraina di Nestor Makhno e anzi riservò duri giudizi al movimento makhnovista che non conobbe comunque di prima mano. Delusa infine dal contrasto tra i suoi antichi ideali e la nuova realtà per lei incomprensibile del regime sovietico, centralizzatore oltre che in economia, anche nel campo delle idee, della cultura e delle ideologie politiche, emigrò nuovamente, prima in Inghilterra e successivamente in Canada, ove si stabili. Fece visita  alla CNT di Madrid durante la guerra civile spagnola. Col suo idealismo schematico e ottocentesco mantenne sempre un atteggiamento rigidamente antimarxista e di chiusura nei confronti non solo della dittatura staliniana ma anche dell'opposizione comunista  di sinistra di tendenza trotzkista o comunque bolscevica. A lei e a Berkman spetta una parte notevole di responsabilità per la   divisione tra marxisti e libertari. È scomparsa da circa un decennio anche "Mother Jones" (Mamma Jones), agitatrice e organizzatrice operaia americana. Attiva soprattutto nelle zone carbonifere della Pennsylvania e del West Virginia e nei distretti di estrazione dei minerali di ferro del West e del Southwest, a oltre 80 anni aveva cercato di raggiungere i minatori del Colorado in sciopero (gennaio 1914) ed era stata rinchiusa in una cella infame infestata dai topi. A oltre 90 anni militava ancora nel movimento operaio, e si era iscritta al Farmer-Labor Party, un raggruppamento di organizzazioni operaie e contadine indipendenti dai grandi sindacati di mestiere, fondato nel 1919 e scioltosi  poco prima della seconda guerra mondiale. Nel 1905 era stata delegata, come leader stimata dei minatori, alla prima «convention» dell'IWW, quella della fondazione in Chicago, cui partecipò al fianco di Lucy Parsons, vedova del martire anarchico Albert Parsons, direttore di "Alarm" impiccato a Chicago nel 1887. Nel 1925 aveva pubblicato a Chicago The Autobiography of  Mother Jones. Autentica  proletaria  americana, senza dubbi né retorica, ma anche senza filosofia, si era posta gli obiettivi più moderati («more pay and less hours», paga più alta e meno ore di lavoro) che aveva cercato di raggiungere con mezzi audaci e rivoluzionari. Sia la Goldman col suo razionalismo elementare e col suo individualismo eroico nutrito dalle letture di Kropotkin, Nietzsche e Ibsen, sia Mother Jones col suo primitivo empirismo rispecchiano una fase dello sviluppo americano. 

1943 

11 gennaio - Misterioso assassinio, a Manhattan (New York) dell'anarchico di origine italiana  Carlo Tresca. Nato nel 1879 a Sulmona, a vent'anni aveva abbandonato la ricca famiglia ed era diventato socialista e segretario dell'appena fondato sindacato ferrovieri. Per aver pubblicato un foglio d'agitazione intitolato "Il germe" con cui denunciava le malefatte dei potenti, fu processato; dimostrò che le cose da lui pubblicate erano vere,ma venne ugualmente condannato. A ventiquattro anni era già esule in Svizzera. Della colonia italiana faceva parte un chiacchierone esagitato, dagli occhi spiritati, magro come un chiodo: Benito Mussolini, allora socialista massimalista. Tresca un giorno gli diede del posatore, del ciarlatano. Mussolini urlò come un forsennato: «Tu non sei abbastanza rivoluzionario!». «Staremo a vedere», ribatté calmo Tresca. Mussolini diventerà il capo del fascismo, della nuova destra violenta. Tresca, emigrato nel 1904 come tanti altri italiani poveri negli Stati Uniti, divenne un abile e coraggioso organizzatore sindacale a Pittsburg, tra i minatori e i lavoratori delle acciaierie. Creò un giornale d'agitazione in lingua italiana, "La Plebe", e l'anno successivo aderi all'IWW, l'associazione degli Industrial Workers  of  the World, fondata a Chicago il 27 giugno 1905 da "Big" Bill Haywood, Eugene V. Debs, Daniel De Leon e altri con un programma di sindacalismo rivoluzionario. Tresca era già allora quello  che sarebbe rimasto per tutta la vita: un uomo alto, forte, un paladino dei deboli e degli sfruttati. Nell'America dell'inizio del secolo tra i più deboli e sfruttati erano gli emigranti italiani. Carlo si dedicò alla loro organizzazione, perché potessero meglio difendere i loro diritti. Ma erano diritti da strappare con dure lotte a un padrone  disposto a tutto pur di non riconoscere alla «plebe» la possibilità di una vita  umana.


giovedì 5 settembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXXII

1936 

28 giugno - Muore suicida in Francia Aleksandr Berkman. Nato nel 1870 in Lituania (allora sotto la Russia), lasciò l'agiata famiglia per unirsi al movimento rivoluzionario degli anarchici russi emigrati in America. Nel 1892 sparò al finanziere Henry Clay Frick, uno dei re dell'acciaio, per sostenere uno sciopero. Scontò 18 anni di carcere e fu espulso dagli Stati Uniti nel 1919 con Emma Goldman e altri anarchici. 

18 luglio - Radio Tenerife trasmette un messaggio del generale Francisco Franco alla nazione spagnola: l'esercito si è assunto il «glorioso compito di salvare la Spagna dalla sovversione e dall'anarchia ». L'indomani Franco atterra a Tetuin e assume il comando dell'Esercito d'Africa. La guerra civile spagnola comincia, cosi ufficialmente, con l'adesione di Franco alla sedizione militare del generale Mola e altri congiurati contro la repubblica. In realtà è cominciata molto tempo prima. La reazione spagnola non si esaurisce con il generale Franco, ma basta osservare le vicende dell'esistenza di quest'ultimo per averne un'immagine sufficientemente rappresentativa. Francisco Franco Bahamonde è nato il 4 dicembre 1892 nel porto militare galiziano di El Ferrol. Entrato all'accademia militare di Toledo, prende parte attiva alla repressione dei movimenti di liberazione nel Marocco spagnolo. I suoi metodi brutali gli assicurano una rapida carriera: è capitano a soli 22 anni, maggiore a 23, colonnello a 32 e generale a 33. Nel 1917 si distingue nella caccia all'uomo contro i minatori delle Asturie in sciopero (maggio-giugno). Il 13 settembre 1923 il generale Miguel Primo De Rivera s'impadronisce del potere. La carriera di Franco subisce un'accelerata: nel 1926 è nominato generale di brigata e trasferito a Madrid. Il 28 gennaio 1930 crolla la dittatura di Primo De Rivera, minata dalla crisi economica mondiale; il dittatore fugge a Parigi e vi muore poco dopo. Franco si tiene in disparte e non si lascia coinvolgere; il re lo protegge, il generale Berenguer, nuovo capo del governo, anche. Le elezioni del 12 aprile 1931 segnano la fine della monarchia (i monarchici vincono soltanto nelle campagne). La borghesia sceglie la repubblica e scarica come capro espiatorio il re: Alfonso XIII se ne va in esilio; il 14 viene proclamata la seconda repubblica della storia spagnola. Ma la carriera di Franco non si arresta: è comandante ell'accademia militare di Saragozza dal 1927 al 1931. Le elezioni del 1933 per il rinnovo delle Cortes segnano una vittoria della destra unita, favorita da una legge elettorale che premia le coalizioni a detrimento dei singoli partiti. Comincia il Biennio Nero (1933-35) caratterizzato da una ancor più feroce repressione in campo sociale, sindacale, culturale. La chiesa cattolica mantiene i suoi privilegi che la legge della repubblica dovrebbe limitare; gli espropri vengono revocati e i proprietari risarciti. La sinistra reagisce con uno sciopero generale rivoluzionario. A Barcellona gli autonomisti guidati da Luis Companys proclamano l'indipendenza della Generalitat catalana. Franco è chiamato a schiacciare la rivolta. Gli autonomisti catalani sono costretti all'espatrio; solo nelle

Asturie  la rivoluzione divampa, animata dai minatori anarchici e socialisti. Gli anarchici sostengono i minatori delle Asturie e non gli autonomisti della Catalogna che considerano nazionalisti borghesi. Per piegare anarchici e socialisti Franco deve far venire dal Marocco l'esercito d'Africa; il 24 ottobre entra in Oviedo da vincitore dopo avere schiacciato la rivoluzione. Nel febbraio del '35 è nominato capo dell'esercito del Marocco, tre mesi dopo dell'esercito spagnolo grazie all'appoggio di Gil Robles entrato nel governo come ministro della guerra. Franco elimina tutte le riforme iniziate da Azana nel 1931, caccia gli ufficiali repubblicani, richiama i monarchici come Mola, che in seguito a una congiura ordita nel 1932 erano stati allontanati dall'esercito. Ma ecco che nel dicembre 1935 cade il reazionario governo Lerroux; comincia una nuova, violentissima campagna elettorale. La sinistra si concentra nel Fronte Popular, cui danno il loro appoggio, oltre che i socialdemocratici e gli stalinisti, anche gli anarchici della FAI-CNT e i comunisti «eretici» del POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista) d'ispirazione in parte trotzkista. La vittoria parlamentare tocca questa volta in misura schiacciante alle sinistre, che hanno 286 seggi contro i 132 della destra e i 42 del  centro (i nazionalisti baschi ottengono 10 seggi). Franco ordina ai congiurati tipo Mola di tenersi pronti. Ma Azana interviene e spedisce  Franco in semi esilio alle Canarie e Mola dal Marocco a Pamplona. L'insurrezione è fissata per le ore 17 del 17 luglio: alle «cinque della sera» comincia la sedizione fascista, cui Franco aderisce dopo prudenti pensamenti e valutazioni del pro e contro. Alla notizia dell'insurrezione gli anarchici della Catalogna rispondono con estrema decisione, guidati dal vecchio gruppo dei Solidarios (Durruti, Ascaso, Garcia Oliver ecc.): i militari filo-franchisti vengono circondati e catturati, tutta la regione è nelle mani 
della CNT-FAI, che però spartisce in pratica il potere col presidente autonomista Companys, borghese progressista, che aveva in passato condiviso la galera coi Solidarios.



giovedì 9 maggio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XIX

1919

Una violenta azione contro disertori e renitenti viene scatenata nel paese, in particolare a New York. Durante la guerra i militanti dell'IWW sono linciati, deportati, assassinati, torturati dalla polizia, lasciati morir di fame, trattenuti senza assistenza legale, rapiti, multati in modo sproporzionato. Molti di essi muoiono in galera in attesa del processo. Antimilitaristi d'ogni tendenza, semplici operai vengono catturati all'uscita del lavoro, cittadini in età di leva fermati nelle strade e nei locali pubblici da pattuglie dell'esercito e trattenuti per giorni interi, senza mangiare e senza poter vedere un avvocato. Il 2 giugno 1919 scoppia per rappresaglia una bomba davanti alla casa del nuovo procuratore generale, A. Mitchell Palmer. Non ci sono vittime, ma Palmer ne approfitta per creare un nuovo ente repressivo, la General Intelligence Division al comando del ventiquattrenne J. Edgar Hoover, futuro capo del FBI e fanatico anticomunista. Hoover dichiara che negli scritti di Marx, Engels, Trotzki e Lenin esiste un piano generale per la diffusione del comunismo nel mondo. Gli anarchici vogliono la soppressione di qualsiasi governo. L'IWW  vuole uno stato controllato dagli operai. Quindi questi tre gruppi di estremisti di sinistra devono essere messi fuori legge. La stampa americana scrive che i cospiratori sono da ricercarsi tra i nove milioni di stranieri residenti negli Stati Uniti. L'"Evening  News" di Buffalo scrive che «è giunto il momento di insegnare l'americanismo a questi stranieri». Uno dei primi bersagli è l'Unione dei lavoratori russi. Cominciano cosi le cosiddette «retate rosse» di Palmer. Il 21 dicembre a New York Emma Goldman e Aleksandr Berkman (che durante la guerra erano stati condannati a due anni di carcere e 10 000 dollari di multa per incitamento alla diserzione) vengono caricati sulla nave Buford, subito battezzata dalla stampa «l'Arca dei sovietici», con altri 249 «stranieri» e inviati in Russia. 

7 settembre - A Milano muore dilaniato da una bomba che si accingeva a collocare presso il Circolo dei nobili, in Galleria, il giovane anarchico individualista Bruno Filippi. La rivista "Iconoclasta" di Pistoia pubblicherà l'anno successivo suoi scritti. 

11novembre - A Centralia (Washington) si scatena la caccia all'uomo ai danni dei boscaioli aderenti all'IWW. Reduci di guerra dell'American Legion assaltano la sede dell'IWW; i militanti si difendono e alcuni squadristi cadono. Gli IWW vengono arrestati, ma la folla istigata dall'American Legion assalta le carceri e lincia (guidata dal figlio del proprietario dei boschi), il giovane Wesley Everest, un lavoratore appena tornato dal servizio militare (aveva combattuto in Francia). L'IWW si difende da anni da simili attacchi, nel tipico atteggiamento sintetizzato nella formula: l'IWW è contraria alla violenza, salvo che per legittima difesa. L'anno precedente la sede di Centralia era stata devastata da fanatici di destra e i militanti percossi ed espulsi dal paese. Nell’estate del 1919 l'edicolante cieco Tom Lassiter, aderente all'IWW, era stato bastonato a sangue; la sua edicola era stata distrutta. L'attacco alla sede dell'IWW era stato progettato diversi giorni prima dell'Armistice  Day, in un momento di tensione tra la compagnia proprietaria dei boschi e i lavoratori. La compagnia vuole dare una lezione, spezzare le reni all'IW'W. La mattina dell’11 novembre Wesley Everest, ancora in uniforme, dichiara: «Ho combattuto per la democrazia in Francia; combatterò per la democrazia anche qui». Nella sera si scatena l'assalto dell'American Legion protetta dalla polizia e dai magistrati. Alcuni boscaioli rispondono sparando. Vigilantes e legionari assumono poteri di polizia, arrestano tutti i lavoratori che capitano loro sottomano, e lasciano che si compia il linciaggio dei prigionieri. Durante la notte infernale molti lavoratori spariscono nelle acque del fiume. Wesley Everest, lasciato agonizzante dopo un primo pestaggio, viene rapito da un comando a bordo di un'automobile, finito a rasoiate e appeso a un lampione. I corpi di altri militanti vengono bruciati in un inceneritore. Nel caos  dell'assalto alla sede dell'IWW il legionario McElfresh viene ammazzato da una randellata alla testa sferrata da un suo camerata; anche il legionario Casagranda fa la stessa fine. Ma tutto viene imputato agli IWW, che sono processati nella vicina Montesano e condannati anche se la loro responsabilità nella morte dei legionari assalitori non è stata mai accertata. Degli 11 IWW imputati di omicidio, 7 vengono condannati a pene dai 25 ai 40 anni. Di essi, Loren Roberts impazzisce in seguito alle torture poliziesche e allo choc dei linciaggi; verrà rilasciato nel 1930. Elmer Smith, l'avvocato dell'IWW  che aveva detto ai militanti che era loro diritto difendersi, viene cacciato dall'albo degli avvocati: morrà in miseria nel 1932, all'età di 46 anni, dopo avere dedicato la sua  esistenza alla liberazione degli IWW detenuti. 



giovedì 18 gennaio 2024

L’Anarchia nel XX secolo - Parte III

1906 

A New York, Emma Goldman fonda la rivista "Mother Earth", che avrà grande influenza anche sull'individualista Henry Miller. Luglio - Ricardo Flores Magén enuncia nel programma del partito liberale messicano le prospettive di un'alternativa alla dittatura di Porfirio Diaz che cerca di conciliare le richieste dei contadini poveri e quelle della classe lavoratrice urbana. Pubblicato dalla rivista "Regeneración" (fondata nel 1900 e diretta con successo - ha una tiratura di 20 000  copie - da Ricardo in collaborazione col fratello Enrique), il programma segna un'evoluzione  del magonismo verso le idee anarchiche. Nato nel 1873, Ricardo Flores Magem diventerà, secondo la definizione di Abad de Santillan, «l'apostolo della rivoluzione sociale messicana ». - In Brasile, fondazione della Confederazione operaia anarchica, che fino agli anni venti ha l'egemonia  sui sindacati brasiliani. 8-16 ottobre - Ad Amiens, congresso della Confédération Générale du Travail (COT). La Charte di Amiens sancisce il passaggio dal comunismo anarchico all'anarco-sindacalismo che sta avvenendo oltre che in Francia, in Spagna, Italia, Scandinavia, Germania e Olanda. Rifacendosi in parte alla tradizione inglese  delle lotte operaie del 1830, gli anarco-sindacalisti  propugnano l'azione diretta dei lavoratori contro i capitalisti, senza mediazioni  politiche  e con l'adozione di forme violente come il sabotaggio, il boicottaggio, lo sciopero generale che corona la lotta non solo contro il capitale ma anche contro lo Stato e le sue forze sussidiarie (chiesa, esercito e altre istituzioni repressive). - Tra il 1905 e il 1906 escono a puntate sulla rivista "Le  mouvement socialiste" le Réflexions sur la violence di Georges Sorel. Nato a Cherbourg nel 1847, ingegnere ritiratosi in pensione nel 1892, Sorel si accosta l'anno appresso  al movimento operaio criticando i compromessi del partito socialista. Nel '93 Guesde dichiara che le elezioni sono «un'autentica rivoluzione », e nel '99 un altro socialista, Millerand, entra nel governo radicale Waldeck-Rousseau. Nel 1893 i sindacati belgi  proclamano il primo sciopero generale, arma che si estende verso  la fine del secolo all'Italia, all'Olanda, alla Germania e alla Russia col secolo nuovo: si tratta di scontri con l'apparato dello Stato, che rivelano  l'insoddisfazione della classe operaia  per la tattica parlamentare seguita dai partiti  socialisti della II Internazionale. Di questa insoddisfazione l'opera di Sorel costituisce una sorta di formalizzazione intellettuale. 

1907 

Marzo - Inizia le pubblicazioni il foglio clandestino di agitazione antimilitarista "Rompete le file", fondato a Milano e diretto dal sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni e da Maria Rygier. 16-20  giugno - Anarchici di tutta Italia si riuniscono a Roma nel primo congresso del secolo. Luigi Fabbri interviene  sul tema «L'organizzazione  anarchica», su cui il movimento anarchico in Italia non aveva più discusso a fondo dopo il congresso clandestino  di Capolago (Ticino) del  4-6 gennaio 1891. Gli scarsi risultati organizzativi inducono  Fabbri a dar vita a un movimento di educazione  progressiva di cui è portavoce il foglio "Università   popolare". 24-31  agosto - Ad Amsterdam,  congresso internazionale  anarchico.  Pierre  Monatte espone i principi del sindacalismo rivoluzionario, dall'astensionismo all'azione diretta, allo sciopero generale anticapitalistico. Errico Malatesta e Luigi Fabbri rappresentano  gli anarchici italiani e i gruppi libertari di lingua italiana d'Europa e d'America, alcuni dei quali pubblicano fogli d'agitazione assai seguiti come "Il risveglio" (di Ginevra) e "La questione  sociale" (di Paterson, New Jersey, USA), che lo stesso Malatesta aveva fondato a Firenze il 22 dicembre 1883 e successivamente trasferito a Buenos Aires (1885 circa) ove usciva  in  edizione bilingue italo-spagnola. 30 agosto - Congresso internazionale antimilitarista di Amsterdam, in coincidenza col congresso libertario.



giovedì 26 ottobre 2023

COMPLEANNO TRA LE SBARRE – Emma Goldman

Trascorsi il mio cinquantesimo compleanno nel penitenziario del Missouri. E quale posto poteva essere più adatto a una ribelle per celebrarvi un simile anniversario? Cinquant'anni! Mi sembrava di averne cinquecento sulle spalle, tanto la mia vita era stata colma di avvenimenti. Quando ero in libertà quasi non mi ero accorta del tempo che trascorreva, forse perché avevo trasposto la mia vera nascita nel 1889 quando, all'età di vent'anni, ero arrivata per la prima volta a New York. Come il nostro Sasha, il quale scherzando era solito togliere dalla propria età i quattordici anni passati al Western Penitentiary, allo stesso modo anch'io solevo dire che i miei primi vent'anni non andavano conteggiati, dato che non li avevo quasi vissuti. Tuttavia la prigione, e ancor di più la povertà esistente in tutte le nazioni, la selvaggia persecuzione dei radicali in America, le torture cui ovunque era sottoposto chi protestava contro le condizioni sociali, tutto questo aveva su di me l'effetto di farmi sentire il peso degli anni. Lo specchio mente solo a chi desidera essere illuso. Quei miei cinquant'anni, trenta dei quali trascorsi in prima linea, avevano dato qualche frutto o erano stati soltanto una vana battaglia donchisciottesca? Tutti i miei sforzi erano serviti solo a riempire il vuoto interiore, a dar sfogo al mio temperamento turbolento, oppure il corso cosciente della mia vita era stato dettato dall'ideale? Erano questi i pensieri e i dubbi che mi turbinavano in testa il 27 giugno 1919 mentre spingevo il pedale della macchina da cucire.


giovedì 19 ottobre 2023

L'IMPORTANZA DEL SESSO – Emma Goldman

Un giorno ricevetti un invito dai Kropotkin, e partii con Mary Isaak alla volta di Bromley. Questa volta c'erano anche la signora Kropotkin e Sasha, la figlioletta. Piotr e Sofia Grigorevna ci accolsero con affetto e cordialità e parlammo dell'America, delle attività del movimento in quel paese e della situazione in Inghilterra. Piotr era venuto negli Stati Uniti nel 1898, ma a quell'epoca io ero in viaggio, sulla costa occidentale, e non avevo potuto presenziare alle sue conferenze. Sapevo, tuttavia, che avevano riscosso un notevole successo e che Piotr aveva lasciato di sé un'ottima impressione. La partecipazione del pubblico era stata notevole e gli incassi erano serviti a rimettere in sesto Solidarity e a ridare vitalità al movimento. Piotr era particolarmente interessato al mio giro di conferenze nel Middle West e in California. «Devono essere zone eccellenti», osservò, «se hai potuto parlare nelle stesse località per tre volte di seguito». Confermai che lo erano e aggiunsi che gran parte del successo che avevo ottenuto in California era dovuto all'aiuto del gruppo di Free Society. «Stanno facendo un ottimo lavoro, infatti», concordò calorosamente Piotr. «Ma potrebbero fare molto di più, se solo non sprecassero tanto spazio per scrivere di sesso». Non ero d'accordo, e ingaggiammo una infuocata discussione sull'importanza che gli anarchici dovevano attribuire al problema del sesso. Secondo Piotr, l'uguaglianza della donne con l'uomo non aveva nulla a che vedere con il sesso; era solo questione di intelligenza e di cervello. «Quando la donna avrà un'intelligenza pari a quella dell'uomo, e ne condividerà le idee sociali, solo allora sarà ugualmente libera». Ci eravamo infervorati entrambi, e parlavamo in tono concitato. Sofia, che se ne stava silenziosa a cucire un vestitino per la figlia, cercò più volte di calmarci, ma invano. Percorrevamo la stanza a grandi passi, sempre più agitati e ciascuno strenuamente arroccato sulle sue posizioni. Alla fine, tagliai corto dicendo: «E va bene, caro compagno, quando avrò la tua età, forse, il problema del sesso non sarà più tanto importante per me. Ma adesso lo è, ed è enormemente importante per migliaia, addirittura per milioni di giovani». Piotr tacque di colpo, poi un sorriso divertito gli illuminò il viso dolce e buono. «E' curioso davvero», disse, «non ci avevo pensato. Dopo tutto, forse hai ragione tu». E mi guardò con affetto, ammiccando allegramente.


giovedì 12 ottobre 2023

MANCATA PROSTITUTA - Emma Goldman

Mi svegliai il mattino seguente sapendo esattamente come avrei trovato i soldi per Sasha. Mi sarei prostituita. Mi stupii di una simile idea e la ricollegai al romanzo di Dostojevskj, «Delitto e castigo», che mi aveva profondamente colpita. Ero rimasta impressionata soprattutto dal personaggio di Sonja, la figlia di Marmeladov che era diventata una prostituta per mantenere i fratellini e le sorelline e per alleviare le sofferenze della matrigna tisica. Vidi come in sogno Sonja, sdraiata nel suo lettuccio, con la faccia rivolta al muro e le spalle tremanti. Avrei seguito più o meno la sua strada. Sonja, quella ragazza così sensibile, aveva potuto vendere il proprio corpo; perché non avrei dovuto farlo anch'io? La mia causa era ancor più grande della sua: era Sasha - il suo grande gesto - il popolo. Ma sarei stata capace di farlo, di andare con un estraneo - per soldi? Il solo pensiero mi diede il voltastomaco. Affondai la testa nel cuscino per non vedere la luce. «Debole, codarda», mi disse una voce interiore. «Sasha sta per offrire la vita e tu esiti a dare il tuo corpo, miserabile vigliacca!». Mi ci vollero parecchie ore per riprendere il controllo di me stessa. Quando mi alzai dal letto ero decisa. Il problema principale era adesso quello di essere sufficientemente attraente agli occhi di un uomo che cerca avventure con ragazze di strada. Mi guardai allo specchio e esaminai il mio corpo. Il viso era un po' affaticato, ma avevo una bella carnagione. Avrei potuto fare a meno di truccarmi e i miei capelli ondulati e biondi si intonavano molto bene agli occhi azzurri. Pensavo di essere un po' troppo larga di fianchi, per la mia età; avevo appena ventitré anni. Ma in fondo ero di origine ebraica. Inoltre, avrei indossato un corsetto e con i tacchi alti avrei potuto sembrare più slanciata (non avevo mai indossato niente del genere prima). Corsetto, scarpette con tacchi alti, biancheria intima raffinata - dove avrei trovato il denaro per tutto ciò? Avevo un vestito di lino bianco con ricami alla moda del Caucaso. Avrei comperato della stoffa leggera color carne e mi sarei cucita da sola la biancheria. Sapevo di un negozio in Grand Street che aveva dei buoni prezzi. Mi vestii in fretta e andai dalla cameriera di casa, che aveva simpatia per me, e mi feci prestare cinque dollari. La donna me li diede senza far domande. Uscii a fare acquisti e quando tornai a casa mi chiusi in camera. Non volevo vedere nessuno. Ero molto indaffarata a preparare il mio corredo e a pensare a Sasha. Che cosa avrebbe detto? Sarebbe stato d'accordo? Sì, ne ero sicura. Aveva sempre affermato che il fine giustificava i
mezzi, che il vero rivoluzionario non doveva mai indietreggiare di fronte a tutto ciò che potesse servire alla Causa. Sabato sera, 16 luglio 1892, camminavo avanti e indietro per la 14ma Strada ed ero una delle tante ragazze che così spesso avevo visto praticare il mestiere. All'inizio non mi sentivo nervosa, ma quando feci caso agli uomini che passavano, alle allusioni volgari, al loro modo di abbordare le ragazze, provai una stretta al cuore. Avrei voluto fuggire, tornare nella mia stanza, levarmi di dosso quegli abiti vistosi e a buon mercato, lavarmi. Ma una voce mi diceva all'orecchio: «Devi resistere; Sasha - il suo gesto - tutto è perduto se fallisci!». Continuavo a passeggiare, ma qualcosa più forte di me mi faceva affrettare il passo ogni volta che mi si avvicinava un uomo. Uno di loro fu particolarmente insistente e io scappai via. Verso le undici ero completamente esausta. I piedi mi dolevano per via dei tacchi alti, la testa mi faceva male ed ero sul punto di scoppiare in lacrime per la fatica e il disgusto, per l'incapacità di decidermi a realizzare ciò che mi ero prefissa. Feci uno sforzo. Mi fermai all'angolo tra la 14ma Strada e la Quarta Avenue, vicino alla banca, e decisi che sarei andata con il primo uomo che mi avesse invitata. Un tipo alto, distinto e ben vestito, si avvicinò: «Vuoi bere qualcosa, ragazzina?» disse. Aveva i capelli bianchi, era sulla sessantina, ma aveva il viso rubicondo. Risposi: «Va bene». Mi prese sotto braccio e mi condusse in una vineria di Union Square, dove spesso ero stata con Most. Quasi urlai: «Non lì, per favore, non lì». Lo accompagnai all'ingresso posteriore di un locale tra la 13ma Strada e la Terza Avenue. C'ero stata una volta di pomeriggio a bere una birra ed era un posto pulito e tranquillo. Quella sera il bar era molto affollato e trovammo a stento un tavolo. L'uomo ordinò da bere. Avevo la gola secca e chiesi un grande bicchiere di birra. Nessuno dei due parlava. Ero consapevole che l'uomo mi stava scrutando il viso e il corpo e sentivo crescere dentro di me il risentimento. Subito l'uomo chiese: «Sei nuova del mestiere, vero?». «Sì, è la prima volta - ma come ve ne siete accorto?». Rispose: «Ti ho guardata quando mi sei passata davanti». Poi mi disse di aver notato la mia espressione tormentata e che acceleravo il passo quando mi si avvicinava un uomo. Aveva capito che ero inesperta. Qualsiasi fosse stata la ragione che mi aveva spinta sul marciapiede, aveva capito che non era certo per facilità di costumi o per amore dell'avventura. Dissi senza riflettere: «Ma migliaia di ragazze lo fanno per necessità economiche». Mi guardò sorpreso: «Dove l'hai presa questa grinta?». Avrei voluto dirgli tutto sulla questione sociale, sulle mie idee, su chi e che cosa fossi, ma mi trattenni. Non dovevo rivelare la mia identità; sarebbe stato troppo pericoloso se avessero saputo che Emma Goldman, l'anarchica, era stata trovata ad adescare uomini nella 14ma Strada. Che notizia succulenta sarebbe stata per la stampa! Disse che non lo interessavano i problemi economici e non gli importavano le ragioni delle mie azioni. Voleva solamente dirmi che non si ricavava nulla dalla prostituzione se non ci si era portate. E continuò: «Tu non ci sei portata, ecco tutto». Tirò fuori un biglietto da dieci dollari e me lo mise davanti. «Prendi questi soldi e va' a casa», mi disse. «Ma perché mi date del denaro se non volete che venga con voi?» chiesi. «Beh, giusto per coprire le spese sostenute per agghindarti in quel modo», replicò. «Il tuo vestito è molto carino, anche se non va con quelle scarpe e quelle calze da quattro soldi». Rimasi senza parole per lo stupore.



giovedì 5 ottobre 2023

Senza femminismo niente anarchismo – Emma Goldman

Non è piacevole sperimentare atteggiamenti e comportamenti sessisti da parte dei compagni. La frustrazione e la delusione che ne conseguono giustificano, da parte delle donne, la tendenza ad uscire dai gruppi in cui vi sono anche uomini, per formare organizzazioni femminili separatiste. Tuttavia la soluzione separatista - che offre un'alternativa immediata e appetibile all'ira e alla frustrazione - è un errore, sia dal punto di vista teorico che sul piano pratico. Una politica settaria, fondata sulla divisione tra i sessi o su qualunque altro elemento di separazione, può diventare facilmente paranoica, e come tale può essere relegata ai margini, privata di ogni rilevanza. Non posso fare a meno di concordare con il punto di vista espresso dal "Manifesto anarco-femminista" dell'ANORG (Federazione anarchica della Norvegia), nel quale si legge tra l'altro: "Un anarchismo serio dovrebbe essere femminista, altrimenti sarebbe soltanto un mezzo anarchismo patriarcale, non un anarchismo vero. Garantire la presenza del fattore femminista dell'anarchismo è compito delle anarco-femministe. Senza femminismo non ci sarà anarchismo". Per parte mia aggiungerò che non ci sarà mai un vero, efficace femminismo senza anarchismo. Emma Goldman sarebbe d'accordo con me, perché era convinta che il femminismo non potesse sviluppare una teoria e una prassi libertarie isolandosi dalla più vasta lotta per la liberazione dell'umanità. Nella biografia "Emma Goldman: An Intimate Life" Alice Wexler riporta queste sue parole: "Ho polemizzato con le femministe... perché la maggior parte di loro considerava la schiavitù della donna come qualcosa di separato dal resto dell'umanità". La Goldman era convinta che "nonostante le linee di confine artificiali tracciate tra i diritti delle donne e quelli degli uomini... esiste un punto nel quale queste differenziazioni possono incontrarsi e fondersi in un insieme perfetto". Il pericolo che si annida in un femminismo inteso come politica orientata esclusivamente all'emancipazione della donna è, ovviamente, il riformismo politico e sociale. Come la Goldman stessa sottolineò, nel criticare il movimento suffragista, la conquista del voto da parte delle donne non rappresenta una minaccia per il sistema dominante - semplicemente, lo rafforza. La liberazione presuppone una trasformazione radicale dell'intero ordine politico, economico e sociale. Se questo obiettivo ultimo pare irraggiungibile, dobbiamo ugualmente pensare e agire secondo questo ideale necessariamente utopico. Si tratta di vivere creativamente, di sviluppare fantasie creative, fantasie necessarie, non avulse dall'area delle possibilità razionali. Secondo Alice Wexler, la Goldman "diede una dimensione femminista all'anarchismo e una dimensione libertaria al concetto dell'emancipazione della donna". Si adoperò perché gli anarchici riconoscessero al sesso la sua natura politica, ovvero comprendessero che una completa libertà sessuale e riproduttiva è requisito essenziale dell'emancipazione femminile. Questo concetto non sarà mai ribadito abbastanza nelle discussioni sul femminismo e sull'anarchismo, perché un'analisi più approfondita della politica della sessualità rivela l'intricata complessità dell'esperienza umana,- in termini di pensiero, sensazione e azione. Ora dobbiamo pensare sensitivamente. Ciò ci costringe a ripensare la natura della rivoluzione come processo, come prassi mutativa del pensiero, del sentimento e dell'attività sociale collettiva.


giovedì 8 giugno 2023

Parliamo di ecologia sociale

L'ecologia sociale è il prodotto della solida tradizione organicista presente nella filosofia occidentale, da Eraclito alla dialettica quasi evoluzionistica di Aristotele e di Hegel, fino allo straordinario approccio critico della famosa Scuola di Francoforte - con particolare riguardo alla spietata critica del positivismo logico (che affiora ripetutamente in Naess) e del misticismo primitivista di Heidegger (che emerge a ogni passo negli scritti sull'"ecologia profonda"). Da un punto di vista sociale, l'ecologia sociale è rivoluzionaria, non semplicemente "radicale". Descrive minuziosamente e critica lo sviluppo delle gerarchie in tutte le sue forme, dall'elitarismo neo-malthusiano alla brutalità ecologica di un David Foreman, dall'anti-umanismo di un David Ehrenfeld al razzismo latente, all'arroganza da Primo Mondo, al nichilismo yuppie dello spiritualismo post-modernistico. L'ecologia sociale si rifà alle profonde analisi eco-anarchiche di Piotr Kropotkin, alle teorie economiche radicali di Karl Marx, alle promesse emancipatorie dell'illuminismo rivoluzionario formulate dal grande enciclopedista Denis Diderot, agli Enragés della Rivoluzione Francese, agli ideali femministi rivoluzionari di Louise Michel e di Emma Goldman, agli ideali comunitari di Paul Goodman e di E. A. Gutkind e ai vari manifesti eco-rivoluzionari dei primi anni '60. Politicamente parlando, l'ecologia sociale è Verde - radicalmente Verde. È vicina all'ala sinistra dei Verdi tedeschi; ai movimenti extra-parlamentari europei; all'emergente movimento eco-femminista radicale americano; alle richieste di una nuova politica fondata sulle iniziative dei cittadini, sulle assemblee di quartiere e sulle assemblee municipali secondo la tradizione della Nuova Inghilterra; ai movimenti non-allineati e anti-imperialisti in patria e all'estero; alle lotte dei popoli di colore contro la dominazione dei bianchi privilegiati e contro le superpotenze da una parte e dall'altra della cortina di ferro. Sotto il profilo morale, l'ecologia sociale è dichiaratamente umanistica, nel senso più alto che questo termine aveva nel rinascimento. L'umanesimo ha significato, da sempre, uno spostamento della visione dal cielo alla terra, un passaggio dalla superstizione alla ragione, dalle divinità agli esseri umani - che sono il prodotto dell'evoluzione naturale non meno di quanto lo siano gli orsi grizzly e le balene. L'ecologia sociale rifiuta il "biocentrismo", che fondamentalmente nega o degrada l'unicità degli esseri umani, la loro soggettività, la razionalità, la sensibilità estetica e le potenzialità etiche di questa specie straordinaria. Ma alla stessa stregua, l'ecologia sociale rifiuta l'"antropocentrismo", che conferisce a una minoranza privilegiata il diritto di sfruttare il mondo della vita, ivi compresi i giovani, le donne, i poveri e i non privilegiati. Di fatto, l'ecologia sociale rifiuta qualsiasi forma di "centralità", nuovo sinonimo di gerarchia e di dominazione - sia dominazione della natura da parte di un "Uomo" mistico, sia dominazione degli uomini da parte di una "Natura" altrettanto mistica. Per l'ecologia sociale, natura è sinonimo di evoluzione naturale. L'evoluzione naturale è la natura, nel senso - quanto mai reale - che consiste di atomi e molecole evolutisi in aminoacidi, proteine, organismi intercellulari, codici genetici, invertebrati e vertebrati, anfibi, rettili, mammiferi, primati ed esseri umani - e tutto ciò in una spinta cumulativa verso una sempre maggiore complessità, una sempre maggiore soggettività e infine una mente sempre più grande, capace di pensiero concettuale, dalla più sofisticata comunicazione simbolica e dell'auto-coscienza, nella quale l'evoluzione naturale conosce risolutamente e deliberatamente se stessa. Di fatto, la specie umana è il prodotto dell'evoluzione naturale, non meno di quanto lo siano le alghe azzurre. Svilire questa specie in nome dell'"antiumanesimo", negare ai suoi membri il carattere unico di esseri pensanti, dotati di una facoltà senza precedenti come quella del pensiero concettuale, significa negare la ricca fecondità della stessa evoluzione naturale. Separare gli esseri umani e la società dalla natura significa dualizzare e mozzare la natura stessa, diminuire il significato e la portata dell'evoluzione naturale in nome di un "biocentrismo" che passa più tempo trastullandosi con mantra, divinità e cose sovrannaturali, invece che occuparsi delle realtà della biosfera e del ruolo della società nei problemi ecologici. Così l'ecologia sociale non cela dietro metafora il proprio impegno critico e ricostruttivo. Dà alla società "tecnologico-industriale" il nome di capitalismo - un termine che attribuisce la responsabilità dei nostri problemi ecologici alle fonti vive e ai rapporti sociali che danno loro origine, e non all'allestimento di una "Terza Ondata" che confonde queste fonti con la tecnica, con una "mentalità" tecnica o addirittura con i tecnici che lavorano alle macchine. Infine, l'ecologia sociale non ignora le classi sociali, le differenze etniche, l'imperialismo e l'oppressione, creando semplicemente un contenitore universale detto "Umanità", contrapposto a una "Natura" mistificata, privata di ogni sviluppo.


giovedì 18 maggio 2023

Ito Noe

Ito Noe nasce a Kyushu, Giappone, nel 1895 in una famiglia dell’aristocrazia terriera. Dopo un’educazione di alto livello, soprattutto per una donna dell’epoca, scappa da casa per sottrarsi a un matrimonio forzato e si trasferisce a Tokyo. Qui nel 1913 si unisce a un gruppo di donne che si batte per l’emancipazione femminile, l’associazione Seitosha fondata già negli anni Settanta dell’Ottocento da Hiratsuka Rancho, e in particolare collabora con la rivista del gruppo, “Seito”, per la quale traduce articoli di Emma Goldman. Dopo un breve matrimonio con un suo ex insegnante, Ito inizia nel 1916 un’appassionata relazione con l’anarchico Osugi Sakae e da quel momento diventa un’attiva militante del movimento giapponese. Nel corso degli anni ha un’intensa produzione letteraria, pubblicando oltre ottanta articoli su tematiche sociali, ma anche romanzi autobiografici in cui appare chiara la sua scelta libertaria di forte rottura con la società tradizionale giapponese. Nel 1919, insieme a Osugi, Wada Kyutaro e Kondo Kenji, fonda una rivista di ispirazione anarco-sindacalista, il “Rodo Undo”, il cui obiettivo è di creare un collegamento stabile tra il movimento anarchico e la nascente classe operaia giapponese. Grazie a questo periodico sorgeranno ben presto diverse sezioni locali con lo stesso nome dedite all’attività sindacale. Nel settembre 1923, poco dopo la nascita del suo ultimo figlio, le ricadute politiche di una catastrofe naturale squassano il movimento anarchico giapponese. Un devastante terremoto colpisce infatti la zona di Kanto, provocando centomila morti e due milioni di senza casa. Come spesso accade in questi casi, numerosi incendi scoppiano dopo il terremoto concorrendo ad aggravare le vittime e i danni. Incoraggiati dalle autorità, cominciano a circolare voci incontrollate secondo le quali questi incendi sono stati volutamente appiccati da “gruppi asociali”. Una folla inferocita comincia a braccare gli immigrati coreani e cinesi ritenendoli responsabili della tragedia, mentre la polizia, molto più selettivamente, sequestra e uccide un certo numero di oppositori politici, socialisti e anarchici (tra immigrati e oppositori si parla di alcune migliaia di vittime). Il 16 settembre Ito Noe e Osugi Sakae, insieme a un nipote di quest’ultimo di 6 anni d’età, vengono arrestati a Tokyo, pestati e infine strangolati nelle celle della Kempei-tai, i servizi segreti che rispondono direttamente all’imperatore Hirohito. I loro corpi vengono ritrovati alcuni giorni dopo in un pozzo, dove erano stati gettati per sbarazzarsene. Identificato il colpevole materiale dell’uccisione, l’agente Amakasu Masahiko, segue un processo che ne accerta le responsabilità. Condannato a dieci anni, viene però liberato quattro anni dopo per ordine dell’imperatore stesso, che lo reintegra nelle sue mansioni. Nel 1924, per vendicare la loro morte, l’anarchico Wada Kyutaro compie un attentato contro il generale Fukuda Masataro, responsabile militare del distretto dove sono avvenuti il sequestro e l’omicidio. Nella sua autobiografia Bertrand Russell racconta così il suo incontro con Ito Noe nel 1921: “Era giovane e bella… Dora [la moglie di Russell] le chiese: ‘Ma non hai paura che le autorità ti possano fare qualcosa?’. Lei si portò le mani alla gola e rispose: ‘So bene che lo faranno prima o poi’”.



giovedì 24 marzo 2022

Il pensiero politico di Emma Goldman


Emma Goldman dedicò la propria esistenza all’esposizione della filosofia anarchica che considerava l’unica in grado di affrancare l’uomo dalle catene che ne limitavano la libera azione e la libera espressione del pensiero. Molti accadimenti storici, così come molti fatti privati di cui fu all’occorrenza soggetto agente o astante, spinsero Goldman verso le teorie sociali più radicali, fungendo da base per lo sviluppo del suo pensiero politico anarchico e autonomo. Lasciata la Russia nel 1885, sua patria natale, approdò negli Stati Uniti dove, in seguito a un impiego in una fabbrica tessile nella città di Rochester (New York), si scontrò con le condizioni di vita della classe operaia americana caratterizzate da basse paghe, turni di lavoro estenuanti e condizioni di vita precarie. Cominciò così a interrogarsi circa le cause di una siffatta situazione. Goldman aveva difatti creduto che in un paese come gli Stati Uniti, caratterizzati dalla presenza di una Costituzione che sanciva eguaglianza e libertà per tutti i cittadini, non potessero esistere quelle diseguaglianze tra gli individui di cui ebbe evidenza una volta approdata in America. Con l’obiettivo di raggiungere un pieno intendimento delle reali cause e motivi, si avvicinò dapprima alle teorie socialiste, e in seguito all’anarchismo. In seguito allo studio delle teorie anarchiche, Goldman capì che tanto il governo quanto il sistema economico capitalistico erano le vere cause dell’esistenza di diseguaglianze e illibertà all’interno della società statunitense; il loro sovvertimento era quindi fondamentale per la creazione di un nuovo ordine sociale entro il quale eguaglianza e libertà fossero effettivi. Per Goldman infatti non poteva esserci libertà individuale all’interno di un sistema politico accentrato che prevedeva l’abdicazione del diritto di autodeterminazione, né poteva esserci eguaglianza entro un sistema economico capitalistico caratterizzato da accumulazione e profitto per i detentori di capitale e da un sistema di salari per i lavoratori. Il problema dell’effettività dei diritti sanciti dai Padri Fondatori era per Goldman pregnante; per lei, la formalizzazione dei principi fondamentali avvenuta nel 1776 non era stata seguita dall’efficacia degli stessi poiché tanto il sistema di governo quanto le dinamiche di capitalismo ne vincolavano la concretizzazione. Era perciò necessario che ogni individuo agisse in modo da svincolarsi conseguimento e l’attuazione dei principi fondamentali formalmente riconosciuti. Goldman credeva profondamente nelle infinite possibilità e capacità degli esseri umani di provvedere autonomamente alla propria organizzazione, senza il bisogno di assoggettarsi ai dettami di un centro politico o economico. Il cuore del suo pensiero politico fu la sfiducia nelle capacità di un centro ordinatore di contribuire alla concretizzazione dei principi di libertà, eguaglianza, autonomia e autodeterminazione. L’obiettivo principale delle manifestazioni e conferenze, della partecipazione alle lotte operaie, degli sforzi propagandistici, informativi ed educativi che Goldman intraprese lungo l’intero arco della propria vita fu di rendere noto ai cittadini che un’altra via in campo sociale, economico e politico era possibile. Un ordine caratterizzato dalla volontaria cooperazione dei cittadini, entro il quale libertà ed eguaglianza fossero principi non solo formali, ma soprattutto effettivi era per lei molto più di una mera speranza. L’azione e la partecipazione attiva erano per Goldman l’unico mezzo davvero efficace per l’emancipazione dai vincoli che, in ogni ambito, limitavano non solo l’azione, ma anche lo sviluppo e il progresso dell’essere umano. Anche le critiche da lei mosse ai movimenti femministi attivi tra il XIX e il XX secolo, principalmente volti all’acquisizione di diritti civili e politici, come il movimento suffragista guidato da Emmeline Pankhurst, e ai bolscevichi che presero il potere nella Russia post-rivoluzionaria erano dettate dalla sua insofferenza nei confronti di tutti quei percorsi di liberazione non fondati sull’azione attiva. Per Goldman le richieste avanzate dalle esponenti dei movimenti femministi, rivolte all’acquisizione di diritti civili e politici da parte della donna, erano da ritenersi inefficaci proprio perché basate sulla credenza dell’ottenimento dell’emancipazione tramite il sistema politico. Il suo giudizio circa quest’ultimo, che considerava contrario alla libertà e all’eguaglianza, all’autonomia e all’autodeterminazione, influenzò la sua valutazione dei movimenti femministi. I bolscevichi furono invece aspramente criticati da Goldman proprio a causa della costruzione di un sistema burocratico accentrato che non aveva in alcun modo aumentato le libertà dei cittadini russi. Entrambe le critiche erano mosse dall’avversione di Goldman all’utilizzo della leva politica per l’affrancamento degli esseri umani da tutti i vincoli che ne limitavano la libertà e l’eguaglianza. L’obiettivo dell’elaborato è quello di esporre il pensiero politico di Emma Goldman e il contributo che essa diede al movimento anarchico statunitense, attraverso la ricostruzione delle battaglie cui prese parte, degli avvenimenti ai quali assistette e dei quali fu all’occorrenza protagonista, delle critiche mosse al sistema sociale corrente e delle idee da lei maturate in campo politico e socio-economico.


giovedì 5 maggio 2016

L’ANARCHIA di Emma Goldman

L’Anarchia stimola le persone a pensare, a indagare, ad analizzare ogni proposizione; ma affinché la capacità mentale del lettore medio non venga sottoposta a sforzi eccessivi, comincerò con una definizione che poi elaborerò.
ANARCHIA: La filosofia di un nuovo ordine sociale basato sulla libertà, senza restrizioni provenienti da leggi emanate dall’uomo; la teoria che tutte le forme di governo sono basate sulla violenza, e sono quindi sbagliate e dannose, oltre che inutili.
Il nuovo ordine sociale si fonda, naturalmente, sulla base materialistica della vita; ma mentre tutti gli anarchici sono d’accordo che il male maggiore oggi è di natura economica, sostengono anche che la soluzione a questo male può essere trovata solo prendendo in considerazione ogni ambito della vita: individuale, oltre che collettivo; interno, oltre che esterno.
Un esame approfondito della storia dello sviluppo umano rivela due elementi in grave conflitto l’uno con l’altro; due elementi che soltanto adesso iniziano a essere compresi, non come estranei l’uno all’altro, ma intimamente legati e veramente armoniosi, se solo collocati nell’ambiente adatto: gli istinti individuali e sociali. L’individuo e la società stanno da tempo immemore conducendo una battaglia inesorabile e sanguinaria, lottando per la supremazia, perché sono stati a lungo incapaci di comprendere l’uno il valore e l’importanza dell’altro. L’istinto individuale e sociale - il primo un fattore potentissimo dell’impegno individuale verso la crescita, l’aspirazione e la realizzazione di sé; il secondo un fattore altrettanto potente per la sollecitudine reciproca e il benessere sociale. Non occorre andare lontano per trovare una spiegazione della tempesta che imperversa in seno all’individuo, e tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda. L’uomo primitivo, incapace di comprendere il proprio essere, ancor meno l’unità di tutte le forme di vita, si sentiva totalmente dipendente da forze oscure e cieche, sempre pronte a farsi gioco di lui. Da quell’atteggiamento nacque il concetto religioso dell’essere umano come un semplice granello di polvere dipendente da forze superiori, che possono essere rabbonite solo da una resa totale. Tutti gli antichi miti si basano su quell’idea, che continua a essere il leitmotiv delle storie bibliche che trattano della relazione dell’uomo con Dio, con lo Stato, con la società. Ancora e ancora lo stesso ritornello, l’uomo è nulla, i poteri sono tutto. Così Jeovah era disposto a sopportare l’uomo solo a condizione di una resa totale. L’uomo può aspirare a tutte le glorie terrene, ma non deve diventare cosciente di sé. Lo Stato, la società e le leggi mortali cantano tutti lo stesso ritornello: l’uomo può aspirare a tutte le glorie terrene, ma non deve diventare cosciente di sé.
L’Anarchia è la sola filosofia che offre all’uomo la
consapevolezza di sé; che sostiene che Dio, lo Stato e la società non esistono, che le loro promesse sono nulle e vuote, visto che possono essere mantenute solo dalla subordinazione dell’uomo. L’Anarchia insegna quindi l’unità della vita; non solo nella natura, ma nell’uomo. Non esiste alcun contrasto tra gli istinti individuali e sociali, non più di quanto esista un conflitto tra il cuore e i polmoni: il primo è il contenitore di una preziosa linfa vitale, il secondo il custode ell’elemento necessario a mantenere l’essenza pura e forte. L’individuo è il cuore della società, conservando l’essenza della vita sociale; la società è il polmone che distribuisce l’elemento necessario a mantenere l’essenza vitale (cioè l’individuo) pura e forte.
L’Anarchia è la grande liberatrice dell’uomo dai fantasmi che lo hanno tenuto prigioniero; è l’arbitro e il pacificatore delle due forze dell’armonia individuale e sociale. Per realizzare quell’unità, l’Anarchia ha dichiarato guerra alle influenze perniciose che hanno finora impedito la miscelatura armoniosa degli istinti sociali e individuali, dell’individuo e della società.

giovedì 16 luglio 2015

Sono egoista di Emma Goldman

Sono anarchica perché sono egoista, Mi fa male vedere altri che soffrono. Non lo sopporto. Non ho mai fatto male a un uomo tutta la vita e non credo che potrei farlo. Così, poiché altri soffrono, soffro anch’io. Sono anarchica e dedico la mia vita alla causa, perché solo con l’anarchia si potrà mettere fine a tutte le sofferenze, al bisogno e all’infelicità.
Tutto quello che va male, i crimini, le malattie, tutto è provocato dal sistema in cui viviamo. Dove non c’è denaro e quindi non ci sono capitalisti, la gente non sarebbe costretta a lavorare troppo, non patirebbe la fame, non abiterebbe in abitazioni malsane, tutte cose che fanno invecchiare anzitempo, che provocano malattie, che inducono a delinquere. Per risparmiare un dollaro i capitalisti costruiscono ferrovie scadenti e quando arriva il treno molte persone finiscono uccise. Che cosa vale la loro vita, se il loro sacrificio ha fatto risparmiare denaro? Ma quelle morti significano miseria, bisogno e delinquenza per tante e tante famiglie. Seguendo i principi anarchici noi costruiamo ferrovie migliori; prendiamo la tranvia di Broadway per esempio invece di far passare poche vetture a una velocità spaventosa, per evitare maggiori spese, dovremmo utilizzarne molte a bassa velocità e così non ci sarebbero incidenti. (La linea tranviaria di Broadway fu luogo di frequenti incidenti, soprattutto sulla 33° e sulla 53° strada e nel tratto lungo la 14°, soprannominato curva dell’uomo morto).
Nel nostro ordine di cose, ciascuno uomo farà il lavoro che gli piace e avrà quanto il suo vicino, così non ci potrebbero essere persone infelici e scoraggiate.
L’Anarchia insegna quindi l’unità della vita; non solo nella natura, ma nell’uomo. Non esiste alcun contrasto tra gli istinti individuali e sociali, non più di quanto esista un conflitto tra il cuore e i polmoni: il primo è il contenitore di una preziosa linfa vitale, il secondo il custode dell’elemento necessario a mantenere l’essenza pura e forte. L’individuo è il cuore della società, conservando l’essenza della vita sociale; la società è il polmone che distribuisce l’elemento necessario a mantenere l’essenza vitale (cioè l’individuo) pura e forte.

giovedì 1 gennaio 2015

Perché la bandiera nera? Di Emma Goldman

La bandiera nera è il simbolo dell'Anarchia. Essa provoca reazioni che vanno dall'orrore alla delizia tra quelli che la riconoscono. Cercate di capire cosa significa e preparatevi a vederla sempre più spesso in pubblico. Gli Anarchici sono contro tutti i governi perché credono che la libera ed informata volontà dell'individuo sia la vera forza dei gruppi e della stessa società. 
Gli Anarchici credono nell'iniziativa e nella responsabilità individuali e nella completa cooperazione dei gruppi composti di liberi individui. I governi sono l'opposto di questi ideali, dato che si fondano sulla forza bruta e la frode deliberata per imporre il controllo dei pochi sui molti. Che questo processo crudele e fraudolento sia giustificato da concetti come il diritto divino, elezioni democratiche, o un governo rivoluzionario del popolo conta poco per gli Anarchici. Noi rigettiamo l'intero concetto stesso di governo e ci affidiamo in modo radicale alla capacità di risoluzione dei problemi propria di ogni uomo libero.
Perché la bandiera nera? Il nero è il colore della negazione. La bandiera nera è la negazione di tutte le bandiere. È la negazione dell'idea di nazione che mette la razza umana contro se stessa e nega l'unità di tutta l'umanità. Il colore nero è il colore del sentimento di rabbia e indignazione nei confronti di tutti i crimini compiuti nel nome dell'appartenenza allo stato. È la rabbia e l'indignazione contro l'insulto all'intelligenza umana insito nelle pretese, ipocrisie e bassi sotterfugi dei governi.
Il nero è anche il colore del lutto; la bandiera nera che cancella le nazioni è anche simbolo di lutto per le loro vittime, i milioni assassinati nelle guerre, esterne ed interne, a maggior gloria e stabilità di qualche maledetto stato. È a lutto per quei milioni il cui lavoro è derubato (tassato) per pagare le stragi e l'oppressione di altri esseri umani. È a lutto non solo per la morte del corpo, ma anche per l'annullamento dello spirito sotto sistemi autoritari e gerarchici. È a lutto per i milioni di cellule grigie spente senza dar loro la possibilità di illuminare il mondo. È il colore di una tristezza inconsolabile.
Ma il nero è anche meraviglioso. È il colore della determinazione, della risoluzione, della forza, un colore che definisce e chiarifica tutti gli altri. Il colore nero  il mistero che circonda la germinazione, la fertilità, il suolo fertile che nutre nuova vita che continuamente si evolve, rinnova, rinfresca, e si riproduce nel buio. Il seme nascosto nella terra, lo strano viaggio dello sperma, la crescita segreta dell'embrione nel grembo materno - il colore nero circonda e protegge tutte queste cose.
Così il colore nero è negazione, rabbia, indignazione, lutto, bellezza, speranza, è il nutrimento e il riparo per nuove forme di vita e di relazioni sulla e con la terra. La bandiera nera significa tutte queste cose. Noi siamo orgogliosi di portarla, addolorati di doverlo fare, e speriamo nel giorno nel quale questo simbolo non sarà più necessario.