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giovedì 28 maggio 2026

Il trionfo del generale Ludd

(Non è facile scoprire l’autore e la data di composizione precisa di questo testo, che può essere considerato una delle prime canzoni di protesta del movimento operaio. Ludd è presentato come un nuovo Robin Hood, che finalmente porta ai poveri un po’ di giustizia.)

Tema pure il colpevole ma egli (il generale Ludd) non si propone alcuna vendetta

sulla vita o sugli averi dell’uomo onesto,

la sua collera è interamente limitata ai telai larghi

e a coloro che abbassano i vecchi prezzi.


Questi strumenti di malanno furono condannati a morte

dall’unanime voto del Mestiere

e Ludd che può sfidare ogni opposizione

ne fu reso il Grande giustiziere.

Può censurare l’irriverenza del grande Ludd per le Leggi

colui che non riflette neppure per un attimo

che una vile imposizione fu l’unica causa

che produsse quei deplorevoli effetti.

Fate che i superbi cessino di opprimere gli umili

e Ludd rinfodererà la spada vittoriosa,

fate che le sue doglianze trovino immediato sollievo

e la pace sarà prontamente restaurata.

Fate che i saggi e i grandi prestino il loro aiuto e consiglio

e non ritirino mai la parola assistenza

finché un lavoro ad opera d’arte e al prezzo convenuto

sia stabilito dal Costume e dalla Legge;

e il Mestiere, quando l’ardua contesa sia finita,

risolleverà la testa in tutto il suo splendore,

e il colting, il cutting e lo squaring

non priveranno più del loro pane gli onesti lavoratori.


giovedì 17 marzo 2016

Il Luddismo di Capitan Swing

La nascita del luddismo va individuata nel punto critico dell’abrogazione delle leggi paternalistiche e dell’imposizione dell’economia del laissez-faire alla (e contro la) volontà e coscienza dei lavoratori. Dalla nuova libertà del capitalista di distruggere le consuetudini del mestiere, o con il nuovo macchinario, o con il sistema di fabbrica, o con una concorrenza sfrenata, riducendo i salari, battendo sul prezzo i rivali, e minando il codice di una lavorazione a regola d’arte
Capitan Swing era il rappresentante dei braccianti. Caratteristica di rilievo del movimento di Swing è la sua multiformità nell’agire. Incendio doloso, lettere minatorie, volantini e manifesti sediziosi, brigantaggio, meeting per i salari, assalti ad ispettori dei poveri, parroci e proprietari, distruzione di vari tipi di macchine. Dietro queste diverse forme d’azione, gli obiettivi fondamentali dei braccianti-luddisti sono però particolarmente ben definiti: ottenere nell’immediato un salario sufficiente per vivere, porre fine alla disoccupazione ed impedire che le macchine agricole snaturino il rapporto uomo-terra. Per raggiungere questo scopo i mezzi usati variano a seconda dell’occasione e delle possibilità che si presentano. Possono seguire la via elementare dei meeting per decidere la somma da chiedere, redigendo un foglio o un documento da presentare ai datori di lavoro, e, nel caso incontrassero resistenza, accompagnano le loro richieste con assemblee illegali e minacce di violenza.
Questa forma di brigantaggio assume proporzioni notevoli soprattutto nelle contee meridionali e centrali dell’Inghilterra, anche se non è tanto questa forma di agitazione, seppur rilevante, quanto la distruzione di macchine ad imprimere il suo marchio a tutto il movimento dei braccianti. Infatti il segno distintivo di Swing non sono tanto gli incendi o le lettere minatorie quanto la distruzione delle macchine agricole.
Le fonti popolari raccontano di Capitan Swing e banda vestiti da gentlemen che viaggiano per le campagne su calessi verdi, fanno misteriose domande sulla misura dei salari e sulle trebbiatrici, distribuiscono denaro e danno fuoco ai pagliai con pallottole incendiarie, razzi, palle di fuoco e altri congegni diabolici (dai giornali dell’epoca citiamo “Sembra che lo strumento incendiario abbia la caratteristica di esplodere lentamente, si accenda ed esploda dopo un certo periodo che è stato collocato sotto il covone”). Per far digerire meglio spiegazioni del genere giunse al ministero dell’interno una lettera da parte del dottor Edmund Skiers, membro della facoltà di medicina di Parigi e del Regio Collegio di Surgeon di Londra, il quale afferma che una miscela di fosforo, zolfo e limatura di ferro può, a contatto con l’acqua, provocare un’accensione improvvisa per un processo di combustione spontanea.

giovedì 27 febbraio 2014

PERCHÈ LUDDISTI

I luddisti combatterono un tipo di macchine che contenevano un modo di produzione ingiusto non solo verso di loro, ma verso tutti gli altri popoli e la natura. In questo senso furono l’unico movimento popolare che avesse colto il problema morale del processo industriale ai suoi albori. Invece, l’intera sinistra politica, abbracciando di fatto la fede nella neutralità della tecnologia industriale, contribuì a radicare nella mentalità moderna l’illusione che l’unica soluzione alle ingiustizie della nuova economia era la ridistribuzione del plusvalore prodotto dalle macchine con l’aumento dei salari e la sicurezza sociale. Ciò favorì ancor più lo sviluppo della logica industriale provocando l’automazione e il trasferimento dello sfruttamento degli operai nei paesi più ricchi alla natura e ai paesi più poveri che possiedono le materie prime e la manodopera disposta a lavorare per salari dieci volte più bassi (non solo per la minore sindacalizzazione, ma anche per il cambio favorevole e per la presenza di un vasto mondo rurale su cui scaricare i costi, che nei Paesi industriali sono a carico dei singoli e dello Stato).
I luddisti si opposero a un tipo di disoccupazione nuovo a livello di massa, per i non schiavi: la possibile mancanza di lavoro salariato senza più accesso alle fonti essenziali della sopravvivenza. La civiltà europea, rappresentata dai villaggi di tessitori del Lancashire, coincideva con una società capace di resistere alle crisi dell’arte della lana e del cotone: le comunità contenevano molti mestieri e le loro strutture territoriali, come le antiche città murate, potevano dar da vivere ai suoi abitanti per lunghi periodi di difficoltà economiche. All’operaio della fabbrica fu da allora sottratto ogni elemento dell’ambiente domestico; sua moglie, costretta al lavoro salariato, non fu più in grado di adempiere nemmeno ad una elementare funzione dell’autonomia di sussistenza: l’allattamento.
Le politiche economiche che, hanno creduto nella possibilità di una giustizia sociale tramite la distribuzione della ricchezza prodotta dalle tecnologie industriali, sono inciampate nella loro incapacità ad esprimere un progresso in cui il lavoro riprendesse il sopravvento sul capitale e ritrovasse quella libertà e dignità autonoma, che le economie artigiane e contadine di sussistenza gli avevano impresso prima della devastazione sociale introdotta dall’industria.

venerdì 9 agosto 2013

Ned Ludd e il mercato del lavoro

La distruzione della macchina è un modello di lotta che inizia, in quanto fenomeno rilevante, nel XVII secolo e continua fino al 1830 circa.
Vi erano almeno due generi di distruttori di macchine. Al primo appartenevano coloro che non provavano alcuna ostilità specifica nei confronti di esse, ma divenivano distruttori per esercitare pressioni sugli imprenditori o sui mercati capitalisti. I luddisti del Nottinghamshire, del Leicestershire e del Derbyshire si servivano degli attacchi contro le macchine, vecchie o nuove che fossero, come mezzo per costringere gli imprenditori a fare concessioni salariali o di altro genere. Tale tipo di distruzioni rientrava nella tattica tradizionale e ormai affermata dei conflitti di lavoro del periodo del sistema domestico e manifatturiero e dei primi stadi dello sviluppo industriale e minerario. Gli attacchi non erano diretti esclusivamente contro il macchinario, ma anche contro i beni personali dell’imprenditore. Distruggere era semplicemente una tecnica del sindacalismo nel periodo precedente alla rivoluzione industriale e nel corso delle sue prime fasi.
La tecnica distruttiva aveva anche un altro scopo. Occorre tempo per assimilare il costume della solidarietà, ed in una situazione dove sia gli uomini che le donne erano mal pagati e privi di fondi per gli scioperi, il pericolo del crumiraggio era sempre presente. Distruggere le macchine rappresentava il metodo migliore per vincere questa debolezza.
 Al secondo genere di distruttori di macchine appartenevano coloro che intendevano esprimere l’ostilità della classe lavoratrice nei confronti delle nuove macchine introdotte con la rivoluzione industriale, in special modo quelle che facevano risparmiare mano d’opera. Questa pratica non era limitata agli operai ma era condivisa dalla grande massa dei lavoratori.
Distruggere le macchine significava impedire la disoccupazione e mantenere contemporaneamente il tradizionale sistema di vita che comprendeva sia fattori non economici, come la libertà e la dignità personale, sia il salario: l’avvento delle macchine avrebbe mutato i rapporti sociali di produzione.
L’obiettivo dei Luddisti era il controllo del mercato del lavoro e della produzione. In alcuni casi l’ostilità nei confronti della macchina fu chiaramente ostilità nei confronti della macchina nelle mani dei capitalisti.

giovedì 6 giugno 2013

La Disgregazione della civiltà industriale

Le civilizzazioni, e gli imperi che danno loro forma, possono conseguire grandi meriti – o così hanno fatto credere agli storici – ma sembrano incapaci di accettare dei limiti, e nella loro crescita e turgidezza non possono mantenere l’equilibrio e la continuità interiori ed esteriori. La civilizzazione industriale si differenzia solo perché è molto più ampia e potente di tutte quelle che l’hanno preceduta, con diversità geometriche in tutte le dimensioni e il suo crollo sarà molto più esteso e completo, molto più catastrofico.
È possibile che tale crollo sia provocato da modificazioni ambientali e sociali così gravi da minacciarne la continuazione della vita, per lo meno quella umana, sulla superficie del pianeta: la questione sarà allora se un numero sufficiente di persone sopravviverà e se il pianeta sarà abbastanza ospitale per le comunità umane, che sorgeranno dalle ceneri. È anche possibile, però, che sia causato dalla decadenza, dalla disgregazione e dalla graduale erosione degli ordinamenti dello stato-nazione, resi obsoleti e inattuabili, per il disfacimento dei giganti multinazionali incapaci di comprendere e rispondere, e sia seguito quindi da una lenta risurrezione e dalla riformazione di piccole bioregioni e comunità in grado di mantenere il controllo sul proprio destino politico ed economico.
In entrambi i casi sarà necessario, per i sopravvissuti, avere una visione del mondo che li ispiri a vivere in armonia con l’ambiente e a forgiare le tecnologie entro i limiti e gli obblighi imposti dalla natura, cercando  non di conquistare, dominare e controllare la specie e i sistemi del mondo attuale – perché il fallimento dell’industrialismo avrà ormai dimostrato la sua follia – ma di comprendere, ascoltare e amare la natura e di incorporarla nel proprio animo e nei propri strumenti.
È compito di tutto il movimento radicale neo-luddista, forte dell’esperienza passata, preparare e preservare quel complesso di conoscenze che vanno dall’autogestione generalizzata alla gratuità per la nascita di società alternative.

giovedì 9 agosto 2012

Luddismo come resistenza al sistema industriale

I luddisti che si oppongono all’introduzione di nuove tecnologie, non sono contrari alla tecnologia in se stessa, quanto piuttosto ai mutamenti sociali che la nuova tecnologia riflette e rafforza. Non hanno nulla contro le macchine ma neppure un rispetto ingiustificato per esse. Dovendo scegliere tra macchine e persone o, per essere più precisi, tra le macchine dei capitalisti e la propria vita, non è difficile decidere cosa viene al primo posto.
I luddisti, i demolitori non hanno una volontà sistematica di distruggere a prescindere dal fine di tale distruzione. Se essi attaccano le macchine non è per paura o perché non hanno nulla di meglio da fare, ma semplicemente perché le macchine che conoscono sono macchine inventate e prodotte nell’ambito di un preciso modello economico e di precise esigenze, quelle dell’impresa capitalistica. Una macchina usata al di fuori di una logica capitalistica potrebbe essere una macchina DIVERSA da quella usata da un modello produttivo capitalistico imperniato sul profitto. È facile dedurre che la tecnologia riflette i rapporti di potere nella società, e questo logicamente significa che chi detiene un maggior potere continua a determinare la forma e la direzione della tecnologia nel futuro prevedibile.
Oggi assistiamo alla maturazione finale di un sistema capitalistico ancora antisociale in cui libertà ed inventiva si sono cristallizzate in un monopolio del potere sancito dalla formula del progresso automatico. Dire no all’innovazione tecnologica serve a due scopi insieme. Primo, fermare il progresso ci rammenta che siamo coinvolti in un movimento che non abbiamo avviato a cui non abbiamo mai deciso di partecipare. Secondo dire “no” non arresta la storia umana, quanto piuttosto mette in discussione l’attuale forma di sviluppo e cambia le regole del gioco presente.

giovedì 31 maggio 2012

NED LUDD AVEVA RAGIONE



La macchina è il nemico
Distruggila senza pietà.
Non mi venite a dire che la tecnologia è neutrale, ogni giorno mi interrogo su di essa e ogni giorno le luci lampeggianti delle macchine cercano di dirmi cosa devo fare. Enormi sentieri di catrame attraversano la mia strada su cui macchine metalliche corrono veloci, macchine capaci di uccidermi se io attraverso la loro strada e che mi soffocano lentamente con i loro fumi tossici che intasano l’aria.
Perché dovrei tollerare questa follia?
Intorno a me sorgono alti palazzi ripugnanti mostruosità di acciaio vetro e cemento che dominano nella loro maestosità e sterilità.
Sogno di loro come rovine divorate dalla foresta. Ma per il momento queste strutture "prodotto di macchine" ospitano altre macchine. Macchine su cui sono registrate le menzogne con cui questa società determina la mia vita, con bip e flash elettronici, possono trasformare le menzogne e così controllare le nostre vite.
Tutto questo non è comparso dal nulla. Le strade le automobili, i semafori, i grattacieli, i computer non potrebbero esistere se, ogni giorno, le vite di miliardi di persone non fossero inghiottite dalle fabbriche. Macchine controllano la loro attività quotidiana, determinando i loro movimenti e inghiottendo il loro tempo per produrre altre macchine. L’unico momento di sollievo arriva quando le macchine  che li controllano si rompono o quando loro le rompono. Allora, per un momento essi non sono delle macchine. Non mi raccontate che la tecnologia è neutrale, non sono così cieco da crederci.

Al diavolo l'ordine sociale e il suo
corpo fisico: la tecnologia!
La macchina è il nemico!
Mandala in frantumi senza pietà
Dalla cenere sbocceranno miliardi di fiori




giovedì 23 febbraio 2012

LA TECNOLOGIA e Ned Ludd

La tecnologia è più un processo e un concetto che una forma statica. E' un complesso sistema che comprende la divisione del lavoro, l'estrazione delle risorse e lo sfruttamento in favore di tutti quelli che lavorano in questo processo. La tecnologia si distingue dai semplici strumenti. Uno strumento semplice è l'uso temporaneo di un elemento all'interno della nostra area che ci è immediatamente vicina finalizzato ad aiutarci in un'operazione specifica. Gli strumenti non comprendono un complesso sistema che aliena gli utilizzatori dall'azione. Nella tecnologia questa separazione è implicita, e crea un'esperienza intermedia che porta alle varie forme di dominazione. La nostra dominazione cresce ogni volta che un nuovo "salva-tempo" tecnologico viene creato, poiché rende necessaria la costruzione di più tecnologia per il supporto, l'alimentazione, il mantenimento e la riparazione della tecnologia originale. Ciò ha condotto molto velocemente all'istituzione di un complesso sistema tecnologico che sembra avere un'esistenza indipendente dagli umani che lo hanno creato, e dove i rapporti di potere tra l’inventore e l’invenzione chiaramente favoriscono gli interessi della Macchina stessa. I sottoprodotti scartati dal Sistema Tecnologico inquinano il nostro ambiente fisico e psicologico. Il Sistema Tecnologico metodicamente distrugge, elimina, o subordina il mondo naturale, e non permette alla Terra di ristabilirsi o di creare una relazione simbiotica con esso. La tecnologia sta costruendo un mondo esclusivamente a misura delle macchine e l'ideale che spinge il sistema tecnologico a compiere i suoi sforzi è quello di poter meccanizzare ogni cosa che incontra. Se noi vogliamo essere qualcosa di più che "servi delle macchine" o cyborg lacchè della tecnologia dobbiamo allora riconoscere la sua dominazione e lavorare per smantellare il sistema che è stato edificato attorno alla necessità delle macchine, e non delle forme di vita libere.

martedì 22 marzo 2011

LUDD OGGI

I luddisti che si oppongono all’introduzione di nuove tecnologie, non sono contrari alla tecnologia  in se stessa, quanto piuttosto ai mutamenti sociali che la nuova tecnologia riflette e rafforza. Non hanno nulla contro le macchine ma neppure un rispetto ingiustificato per esse. Dovendo scegliere tra macchine e persone o, per essere più precisi, tra le macchine dei capitalisti e la propria vita, non è difficile decidere cosa viene al primo posto.
I neoluddisti, i demolitori non hanno una volontà sistematica di distruggere a prescindere dal fine di tale distruzione. Se essi attaccano le macchine non è per paura o perché non hanno nulla di meglio da fare, ma semplicemente perché le macchine che conoscono sono macchine inventate e prodotte nell’ambito di un preciso modello economico e di precise esigenze, quelle dell’impresa capitalistica. Una macchina usata al di fuori di una logica capitalistica potrebbe essere una macchina DIVERSA da quella usata da un modello produttivo capitalistico imperniato sul profitto.  È facile dedurre che la tecnologia riflette i rapporti di potere nella società, e questo logicamente significa che chi detiene  un maggior potere continua a determinare la forma e la direzione della tecnologia nel futuro prevedibile.
Oggi assistiamo alla maturazione finale di un sistema capitalistico ancora antisociale in cui libertà ed inventiva si sono cristallizzate in un monopolio del potere sancito dalla formula del progresso automatico.  Dire no all’innovazione tecnologica serve a due scopi insieme. Primo, fermare il progresso ci rammenta che siamo coinvolti in un movimento che non abbiamo avviato a cui non abbiamo mai deciso di partecipare. Secondo dire “no” non arresta la storia umana, quanto piuttosto mette in discussione l’attuale forma di sviluppo e cambia le regole del gioco presente.