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giovedì 15 febbraio 2024

Informatizzazione del mondo

Opporsi all’informatizzazione del mondo implica ovviamente considerare che ciò è possibile – e perfino pensabile. Ciò suppone anche di trovarlo sensato e perfino desiderabile. La nostra dipendenza dagli schermi, e la concomitante riduzione delle nostre vite a una riserva di informazioni, pone almeno quattro grandi problemi politici: le imprese economiche stanno aumentando considerevolmente la loro influenza su di noi; il potere sociale tende a concentrarsi in maniera straordinaria; il lavoro è più facilmente sfruttabile dal capitale; la catastrofe ecologica in corso è chiaramente aggravata dalla crescita esponenziale delle tecnologie cosiddette “immateriali”. Come si vede, non si tratta di questioni estetiche, di partiti presi sensibili o filosofici, che possono del resto legittimamente entrare in gioco nel giudicare un mondo dove macchine, algoritmi e procedure impersonali occupano sempre più posto. Si tratta di problemi politici essenziali, davanti ai quali nessun sostenitore del progresso sociale e umano – dell’uguaglianza e della libertà – può rimanere indifferente; e ai quali un numero crescente di nostri contemporanei è effettivamente sensibile, anche se ciò non porta per il momento a un rifiuto massiccio della chincaglieria elettronica.

È un tale cambiamento di orizzonte quello che suggeriscono le recenti scaramucce intorno ai progetti per la completa informatizzazione del mondo: non più aspettare un ipotetico rovesciamento o indebolimento del capitalismo per discutere di tecnologie desiderabili o accettabili; ma cercare di prevenire qui e ora il peggioramento delle disuguaglianze, l’aumento del potere dei gruppi dirigenti e il declino della libertà, mettendo in panne degli ingranaggi essenziali del sistema attraverso strategie di disobbedienza civile. La proposta di ridurre massicciamente l’uso delle tecnologie avanzate e di lottare contro le politiche pubbliche che le promuovono non riguarda semplicemente una questione morale (morale sanitaria, morale ecologica, morale “esistenziale”, ecc.); è anche una proposta strategica, che scommette che opporsi individualmente e collettivamente all’informatizzazione delle nostre vite può permetterci di uscire dall’impotenza, di riconquistare una presa sul mondo, una leva per nuocere finalmente ai potenti.


giovedì 16 novembre 2023

Nell'era del Cyborg

Il termine cyborg deriva dalla contrazione di cybernetic organism e fu introdotto dagli scienziati M.E. Clynes e N.S. Kline nel 1960 in un articolo dal titolo “Cyborgs and space”. In quell’occasione, nell’ambito delle esplorazioni spaziali, gli autori proponevano di alterare le funzioni corporee in modo che l’uomo potesse adattarsi agli ambienti extraterrestri, piuttosto che procuragli un ambiente terrestre nello spazio. Questa modificazione si sarebbe potuta realizzare attraverso un cosiddetto “organismo-artefatto” che avrebbe espresso l’autoregolazione omeostatica naturale per adattare l’organismo al nuovo ambiente. Si ipotizzava quindi un sistema osmotico impiantato nel corpo per la somministrazione continua e a velocità variabile di sostanze biologicamente attive a diversi organi. Questo sistema, combinato con meccanismi sensori, definirebbe un controllo a ciclo continuo che agirebbe parallelamente a quello autonomo del corpo. Nel caso dei viaggi spaziali le sostanze somministrate regolerebbero l’ossigenazione, la temperatura, la pressione, il bilancio dei fluidi, le funzioni muscolari, cardiovascolari e vestibolari, i processi enzimatici e metabolici e lo stato di veglia, oltre a controbilanciare gli effetti della gravitazione, dei campi magnetici e delle radiazioni e contrastare i problemi percettivi di invarianza sensoriale e di deprivazione dell’azione. Cosi il cyborg è un organismo eterogeneo in parte animale (umano) e in parte artificiale, nello specifico un uomo macchinizzato o all’inverso una macchina umanizzata, senza una vera e propria predominanza dell’uno o dell’altro aspetto. In questo concetto si incontrano/scontrano temi quali il paradigma scientifico, la biologia, la tecnologia, la cibernetica, la comunicazione, l’identità, la sessualità e la (bio)politica. Questa tecno-penetrazione e macchinificazione della carne, che viola la membrana umano-macchina, si inserisce nella realtà attuale dominata dall’ipertecnologia, dal numero, dalla velocità e dall’efficienza. L’uomo, per come lo abbiamo conosciuto finora, non ha più le caratteristiche per mantenere un determinato adattamento. Sarà richiesto di disfarci della pretesa di essere nient’altro che macchine biologiche, affidarci alla tecnologia e diventare macchine, per essere migliori. (Gianluca Toro)