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Visualizzazione post con etichetta animalismo. Mostra tutti i post
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giovedì 21 settembre 2023

Gli animali non umani parlano, tra di loro, con noi e con il vivente tutto

Il tradimento chiama e interroga l’amore. Tradiamo solamente ciò che amiamo. Rompiamo la parola data nei confronti di coloro i quali sono nostri compagni, con i quali al principio abbiamo instaurato un legame d’adozione e di fiducia. Si tratta di un’alleanza. In francese, come in italiano, esiste la definizione «animali da compagnia», ma in tale definizione trovo che ci sia qualcosa che ha a che fare con il servizio, come quello delle dame di compagnia, un rapporto insomma tra superiori e inferiori. Nella vita urbana, al parco, capita spesso di vedere un umano e un animale: dovrebbero essere momenti di compagnia quelli, invece c’è un guinzaglio, una corda, un’incarcerazione virtuale, un imprigionamento. E ci sono i padroni, i proprietari che intervengono per privare della libertà: quella tra due cani di incontrarsi ad esempio, quando vengono prontamente tirati e privati di comunicazione. Si tratta di un atto di schiavitù non dichiarata che si insinua dappertutto. Tramite la schiavitù l’essere umano nega la propria umanità. Anche tramite il tradimento la nega. Nel «ti prendo, ti lascio, scelgo di lasciarti in vita o di togliertela», l’essere umano tradisce e tradisce la pulsione di fiducia che gli animali hanno nei confronti degli umani. Il tradimento è imperdonabile e in questo senso non si riesce a scegliere quale lo sia di più, se non nel senso che certo non si può recuperare, perché il crimine compiuto è rapido e inaccettabile.


giovedì 9 marzo 2023

Benvenuti nell’era del progresso

Viviamo tempi bui, minacciosi: siamo testimoni di guerre in costante proliferazione e genocidi perenni, di un capitalismo globale predatorio, di un militarismo aggressivo, di una sorveglianza e  di una repressione senza precedenti da parte dei governi, di un'ipocrita "guerra al terrorismo" che in realtà funge da copertura per attaccare il dissenso e le libertà, del rischio incessante di crolli finanziari e depressioni economiche a livello mondiale, della sesta grande estinzione nella storia della Terra, del cambiamento climatico e di un tracollo sistemico a livello planetario. Gli scienziati dicono che siamo giunti al punto critico di un collasso ecologico globale, e forniscono i dati sulla rapidità sconcertante con cui si verificano alcuni catastrofici mutamenti, come lo scioglimento dei ghiacciai e la desertificazione delle foreste. Benvenuti nell'era del "progresso". Ideologia modernista per eccellenza, il progresso è sempre stato visto  come l'espandersi dell'impero umano   sugli animali e sulla natura; come assoggettamento all'uomo di altre specie e del mondo naturale; come superamento dello stadio  "primitivo", "selvaggio e "barbaro" dell'esistenza urnana premoderna. Il progresso viene misurato sulla base del dominio sulle altre specie e sull'ambiente, e come passaggio da  culture premoderne “sottosviluppate" ad avanzate società tecnico-scientifiche, meccanicistiche e  dominate dal mercato.

 

giovedì 30 giugno 2022

Antispecismo e liberazione animale

Per prima cosa bisogna precisare che ovviamente non tutti gli antispecisti sono anarchici né l'antispecismo fa necessariamente riferimento ad un pensiero libertario, anzi si può dire che non esiste un solo antispecismo, ma declinazioni molteplici. L'antispecismo raggiunge consistenza e visibilità a partire dal testo di Peter Singer del 1975 intitolato Liberazione animale, sebbene a dir la verità una riflessione sull'animalità sia sempre stata presente sin dall'antichità, a partire ad esempio dallo scritto di Plutarco intitolato Del mangiare carne. Trattati sugli animali. Singer definisce lo specismo come “un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie” affermando che un pregiudizio analogo è all'opera anche nel caso di discriminazioni intra-umane quali il razzismo e il sessismo. Più recentemente a questa definizione di specismo se ne è affiancata un'altra che considera lo specismo non più come un pregiudizio ma come un'ideologia giustificazionista per pratiche di oppressione dell'animalità. Lo specismo viene così definito (ad esempio da David Nibert) come “un'ideologia creata e diffusa per legittimare l'uccisione e lo sfruttamento degli altri animali”. In questo modo l'antispecismo abbandona il piano del pensiero astratto e argomentativo, volto a mostrare l'incoerenza del pensiero specista, e passa così al piano della prassi politica: non è più quindi un antispecismo morale ma diventa un antispecismo politico. Così facendo l'antispecismo lega l'interesse per la sorte degli sfruttati di altre specie alla critica del capitalismo, dell'antropocentrismo e del sistema di dominio, riuscendo così a difendersi dalle frequenti e sempre più numerose infiltrazioni del movimento di estrema destra nel movimento animalista e trovando invece un contatto col mondo libertario e anarchico. L'antispecismo rientra dunque a pieno titolo all'interno dell'anarchismo verde quando ha come obiettivo la liberazione animale (umana e non) e di conseguenza una nuova società libera, solidale ed egualitaria. L'antispecismo libertario e anarchico ha come fine la liberazione animale e ritiene che per raggiungere tale obiettivo sia necessario abbattere le barriere culturali e materiali che impediscono ai principi di eguaglianza, equità e rispetto, di cui è portatore, di potersi liberamente diffondere; ma poiché queste barriere sono le stesse che consentono a tutt'oggi il perpetuarsi dello sfruttamento dell'umano sull'umano, ecco che per l'antispecismo anarchico liberazione umana e liberazione animale non umana coincidono. Il dibattito sull'antispecismo è decisamente aperto e negli ultimi anni piuttosto vivace e interessante, così come interessante è ad esempio la significativa distinzione tra animalismo e antispecismo. 


giovedì 2 aprile 2020

Ipotizzare la liberazione animale e della natura

La domesticazione di animali e piante è stato il fattore scatenante della cosiddetta rivoluzione neolitica che segnò il passaggio dalla comunità di cacciatori del paleolitico alla primitiva società gerarchica che fu poi la base dello stato. 
La prevaricazione e la dominazione sono centrali nella cultura dell'animale uomo, la mercificazione è la sua naturale conseguenza (lo sfruttamento degli animali negli allevamenti di vario genere e i laboratori di vivisezione costituiscono anche oggi la base economica della società), la dominazione dell’animale umano diviene parte di un sistema sociale via via più centralizzato e gerarchico, che ha interiorizzato e riprodotto un dispositivo di potere che rende gli individui strumenti economici (merce) funzionali  all’espansione della società, e che forma in quanto organizzazione sociale la struttura della coscienza e dell’agire dell’uomo. Quando ebbe inizio il vero e proprio predominio dell’uomo sulla natura però, e la conferma vieni da studi archeologici, non ci fu un aumento di benessere generalizzato, come la prevalente ottica progressista tende a far credere. Il surplus di risorse derivante da agricoltura e allevamento fu invece, da subito, funzionale al vantaggio quasi esclusivo delle classi privilegiate, che amministravano un potere che si reggeva sull’accettazione da parte dei membri della società di un ordine gerarchico basato sulla divisione in classi e la schiavitù.
Ipotizzare la liberazione animale e della natura, come fanno i movimenti animalisti ed ecologisti radicali sorti a partire dagli anni 70, ha perciò un potenziale esplosivo che va al cuore della nostra civiltà, spezza la circolarità del dominio, e fa saltare il sistema gerarchico.
La solidarietà verso gli altri esseri viventi, che fuori dall’illusione spirituale di una coscienza umana “superiore” si mostrano finalmente come soggetti stretti dalla contingenza di una comune dimensione fisica spezza la necessità della sopraffazione che da sempre contrappone le specie viventi nella lotta per la sopravvivenza, aprendo la possibilità di un salto di qualità dal regno della necessità al regno della libertà. Impossibile delineare, oggi, i tratti di un cambiamento del genere, ma è certo che in quest’ottica la liberazione umana e animale sono imprescindibilmente legate una all’altra, la seconda presuppone la prima. 

giovedì 29 agosto 2019

La lotta per la liberazione animale, è la più alta forma di libertà

Quanta carta dovremo ancora riempire, e quante parole dovremo ancora spendere per cercare di convincere tutti e tutte che la liberazione animale non può essere un’opzione, ma è invece una necessità? Com’è possibile parlare di libertà, senza includere tra gli oppressi tanti esseri senzienti, coscienti di sé, capaci di provare dolore e piacere, e di scegliere tra dolore e piacere? 
La libertà è libertà: o è per tutti, oppure non è. In questo senso l’antispecismo, la lotta per la liberazione animale, è la più alta pratica e forma di libertà. Come si sa, l’emancipazione non può in alcun modo coincidere con il potere: l’una esclude l’altro e viceversa. Porsi dalla parte del potere dunque, rivendicando al contempo la libertà, altro non produce che contraddizioni teoriche e nelle pratiche di lotta. A tal proposito, è evidente che ogni specista si pone dalla parte del potere; perché dunque escludere tutti quegli anarchici e anarchiche specisti che confondono la liberazione umana con quella totale, dunque per tutti? No, cari compagni e care compagne: lo specismo è potere e l’antispecismo anarchico combatte contro ogni forma di dominio e di sfruttamento. Il potere dello specismo si costituisce a partire dalla possibilità di riconoscere o non riconoscere, su base assolutamente discrezionale, la libertà anche agli animali non umani. Lo specismo infatti altro non è che un potere istituzionale, legale, tribunalesco e fortemente tradizionalista secondo cui la possibilità di disporre della vita di miliardi di soggetti non umani in tutto il mondo diviene la normalità e ogni altra possibilità una mera alternativa. Sulla base di ciò il potere specista risiede proprio in quella libera discrezionalità la quale legittima l’animale umano a decidere nei confronti di chi e quando il diritto a non soffrire può essere riconosciuto all’animale non umano. Volendo trasporre questo potere in metafora – la quale, a dire il vero, è molto meno che una semplice metafora –, è come se ognuno di noi avesse un fucile puntato alle spalle e da un momento all’altro, in base alle sue volontà, un cecchino potesse decidere di sparare o risparmiarci. Cosa ancora più paradossale, però, è che in tutti quegli istanti in cui il cecchino decide di non sparare, dovremmo essergli grati perché la normalità è nello sparo, l’alternativa è nel risparmiarci. Bene, l’antispecismo non è l’alternativa di niente (mettiamocelo bene in testa!), ma molto semplicemente l’antispecismo, quale può intenderlo un anarchico, è la libertà totale nei confronti di tutti, indipendentemente dall’appartenenza di specie e di genere. Nicholas Tomeo si chiedeva qual è il confine che legittima l’anarchismo specista e non l’anarchismo nazionalista, posto che entrambi si reggono su discriminazioni sulla base di differenze di appartenenza, seppur diverse sono le vittime. Potrei porre la stessa domanda in riferimento a qualsiasi tipo di sfruttamento, sia esso sessista, classista, schiavista, colonialista o più in generale capitalista. 
La domanda è posta leggendo la realtà dei fatti: le lotte per la liberazione totale sono inevitabilmente identiche perché le stesse sono le basi su cui poggiano oggi tutti i domini. 
Lo specismo, o meglio lo sfruttamento animale, non regge da nessun punto di vista, e ogni teoria che cerchi di giustificarlo appare inesorabilmente insufficiente e artificiosa. Che si prenda a pretesto la tradizione, la storia, la biologia, la medicina, l’antropologia o le scienze umane, lo sfruttamento animale è sempre e comunque contestabile e fragile in tutte le sue argomentazioni. 
La necessità di un confronto serio sull’argomento all’interno del movimento anarchico italiano e internazionale è più che necessario perché la discussione non è di poco valore, tutt’altro: qui si sta discutendo di quale significato vogliamo dare alla nostra idea e alle nostre pratiche di libertà. Discutere in questo senso di libertà e della sua accezione, non coinvolge solo il fine, ma anche i mezzi che vogliamo adoperare per arrivare alla costruzione di una società libertaria. Perciò, in tal senso, posto che in un futuro dove la convivenza pacifica, costruttiva e collaborativa tra gli esseri risulterà come logica e ordinaria, innegabilmente ci saranno forti divisioni se non si discute già da adesso del significato che vogliamo attribuire alla libertà che perseguiamo perché nessun antispecista sarà disposto a vivere in comunità “orizzontali” dove anche un solo animale non umano continuerà ad essere dominato, sfruttato e schiavizzato e dove la libertà e il diritto ad essere libero dalla sofferenza andrà solo a vantaggio della specie umana. 


giovedì 27 giugno 2019

A.L.F.

l'A.L.F., il Fronte di liberazione della terra è un nome "adottato" da individui o gruppi anonimi ed autonomi (nessuna gerarchia, nessun portavoce) che, attraverso l'azione diretta (in forma di sabotaggio) causano danni economici e/o blocco alle imprese implicate, appunto, nella devastazione ambientale (ingegneria genetica, urbanizzazione/deforestazione, settore energetico, dei trasporti ed informatico, etc.), e coloro che agiscono in tal senso prendono tutte le precauzioni necessarie per non danneggiare nessuna vita. La nascita dell'' E.L.F. (che non è quindi un organizzazione ufficiale) pare che sia avvenuta nel 1992 a Brighton (Inghilterra), in seguito al distacco di alcuni attivisti da Earth first! nell'intenzione di passare a metodi di azione più radicali e concreti, per poi diffondersi fortemente in particolare negli Stati Uniti. Non a caso, nel Marzo del 2001 l'E.L.F. è stato classificato dall' F.B.I. tra le minacce principali del terrorismo interno (o eco-terrorismo), ovviamente viene quindi dipinto attraverso la propaganda di regime come un qualcosa di pericoloso e nocivo, e non mancano le scontate e forti critiche (e le varie contrapposizioni) da parte dei movimenti ambientalisti istituzionalizzati/tradizionali, i quali promuovono il cambiamento attraverso mezzi legali che rarissimamente da soli ottengono dei risultati veramente concreti e positivi. Questo perché i mezzi concessi dalle istituzioni rafforzano strutturalmente e culturalmente il sistema stesso che è alla radice del problema, un sistema che non può accettare un reale cambiamento. 

Infliggere un danno economico a coloro che traggono profitto dal tormento e dallo sfruttamento degli animali

Liberare gli animali dai luoghi di abuso, come laboratori, industrie, allevamenti di animali da pelliccia ecc. e sistemarli in luoghi di pace dove possano vivere le loro vite naturali, liberi dalle sofferenze

Rivelare l'orrore e le atrocità commesse contro gli animali dietro le porte chiuse, usando azioni dirette non violente e liberazioni

Prendere tutte le necessarie precauzioni per evitare di arrecare danno ad animali, umani e non


Ogni gruppo di persone o persone singole che sono vegani e fanno azioni in accordo con le linee guida dell'ALF hanno il diritto di sentirsi parte dell'ALF


giovedì 17 gennaio 2019

La politica della natura e la liberazione animale

A differenza dell’apparato industriale –statale e di sicurezza, l’intero arco della sinistra sembra non essersi accorto che negli ultimi decenni è emerso un nuovo movimento – quello di liberazione animale – di enorme portata etica, politica ed ecologica. Poiché la liberazione animale – così come la teoria e la pratica del vegetarismo, ad essa inestricabilmente legate – mette in discussione i dogmi antropocentrici, specisti e umanisti insiti nelle tradizioni radicali e progressiste, la sinistra ha ignorato o denigrato, invece di farlo proprio, questo nuovo paradigma, questa forza di contrapposizione, e gli ambientalisti si sono rivelati altrettanto ostili e indifferenti. Tuttavia, l’importanza vitale del veganismo e della liberazione animale va assolutamente riconosciuta, ed entrambi meritano un ruolo di primo piano nella politica che dovrà decidere le sorti del ventunesimo secolo.
Sin dagli anni Settanta il movimento di liberazione animale è stato una delle forze di resistenza più dinamiche del pianeta. Se verso la fine di quel decennio andavano sgonfiandosi i “nuovi movimenti sociali”, composte da persone di colore, donne, studenti, pacifisti ed antinucleari, gay e lesbiche – i quali avevano definito la loro causa e la loro identità in contrapposizione a un movimento dei lavoratori in fin di vita e a una politica riduzionista delle classi sociali -, una nuova “politica della natura” si faceva strada con l’ascesa dei movimenti ambientalisti e di difesa degli animali. Sebbene avessero avuto tutti un umile esordio in Inghilterra e negli Stati Uniti all’inizio del diciannovesimo secolo, negli anni Settanta e Ottanta del Novecento erano divenuti ormai dei movimenti sociali di massa. Pur differendo tra loro per molti aspetti cruciali, entrambi ruppero non soltanto con la ristretta politica di classe della “vecchia sinistra” ma anche con l’antropocentrismo e l’umanismo della “nuova sinistra” e dei “nuovi movimenti sociali”. Il movimento di liberazione animale ha tenuto viva una resistenza radicale, e continua a crescere a livello globale quanto a persone coinvolte e a influenza esercitata, malgrado la massificazione, la repressione statale, le ritorsioni provenienti dal mondo industriale e l’aziendalizzazione e la cooptazione dei gruppi animalisti tradizionali.
È ogni giorno più evidente che i movimenti di liberazione degli umani, degli animali e della Terra sono inseparabili l’uno dall’altro: nessuno (esseri umani, animali ed ecosistemi dinamici) potrà essere libero fintantoché non saranno liberi tutti gli altri (dallo sfruttamento e dall’intervento dell’uomo). Negli ultimi trent’anni è cresciuta la consapevolezza che l’ecologismo non può vincere senza giustizia sociale e che non vi può essere giustizia sociale senza ecologismo. 

giovedì 29 marzo 2018

LA STORIA DELL'ALF

Molto prima che nascesse l'ALF, le persone combattevano già la schiavitù animale attraverso l'azione diretta. Nei primi anni '60, in Inghilterra, un gruppo nominato Associazione Sabotatori della Caccia (HSA) si impegnò nella pratica del disturbo venatorio tramite richiami ingannevoli atti a confondere i cacciatori e trarre gli animali in salvo. La HSA inglese è tutt'ora attiva nel sabotaggio di quanti considerano uno “sport” l'assassinio deliberato di animali.
Nel 1972 un gruppo di sabotatori della caccia decise che era tempo di impegnarsi in un attivismo più militante in difesa degli animali, e così nacque la Band of Mercy. La Banda della Compassione iniziò a distruggere le armi usate dai cacciatori e a sabotare le loro automobili, bucando loro le gomme e spaccando i finestrini. Il gruppo allargò il proprio orizzonte d'azione con una serie di incendi a danno di aziende farmaceutiche e imbarcazioni per la caccia alla foca.
Nel 1975, due membri della Band of Mercy, Ronnie Lee e Cliff Goodman, vennero arrestati durante un tentativo di irruzione in un laboratorio di vivisezione. Dopo l'arresto, il supporto all'azione diretta aumentò esponenzialmente e, nel 1976, il Fronte di Liberazione Animale vedeva la luce. Da allora, decine di migliaia di animali sono stati salvati e centinaia di milioni di dollari di danni sono il prezzo che gli sfruttatori di animali hanno dovuto pagare. È stato stimato che la media di azioni in Gran Bretagna è 75 ogni settimana, e vanno dalle irruzioni nei laboratori alla distruzione delle vetrine delle pelliccerie.
La prima azione rivendicata negli Stati Uniti risale al maggio del 1977, quando due delfini vennero liberati da un laboratorio marino nelle Hawaii. Nel 1993, il Dipartimento Americano di Giustizia e dell'Agricoltura ha rivelato che tra il 1977 e il giugno del '93 sono state documentate 313 azioni contro la proprietà a danno di ricercatori medici, pellicciai e produttori di carne. Il 60% di queste azioni vede la rivendicazione dell'ALF. Se 313 sembra un numero piccolo è dovuto al fatto che molti gruppi non rivendicano le proprie azioni ed un numero ancora maggiore di sfruttatori non denuncia per evitare una cattiva pubblicità.
Oggi l'ALF è attivo in almeno 11 Paesi e cresce di giorno in giorno. Ogni anno nascono nuove cellule a rivendicare azioni spettacolari in tutto il mondo. In nessuna delle migliaia di azioni ad oggi realizzate dall'ALF è mai stato ferito o ucciso un solo individuo, umano o non umano.

giovedì 22 ottobre 2015

Tutta la rabbia e l'amore presenti nel mio cuore

“Sono qui oggi per aver dato alle fiamme l'azienda produttrice di pellami Sheepskin Factory nel Glendale, nel Colorado, un'azienda che commercia pelli, pellicce ed altre esequie di animali scuoiati. So che molta gente pensa che dovrei sentirmi in colpa per quello che ho fatto. Immagino che questo sia il momento in cui si suppone dovrei strisciare implorando clemenza. Vi assicuro che se fosse quello che provo, lo farei. Ma non mi pento per nulla di ciò che ho fatto. Non sono minimamente intimorito dall'autorità di questa corte. Perché qualunque sistema legislativo privilegi i diritti degli oppressori su quelli degli oppressi, è un sistema ingiusto. E nonostante questa corte abbia un potere reale e tangibile, io metto in dubbio la sua moralità. Dubito che alla corte interessino tutte le precauzioni che ho adottato per evitare di ferire anima viva, figuriamoci poi se ha minimamente a cuore l'esistenza miserabile che pecore, mucche e visoni erano costretti a trascorrere nell'attesa di venire ammazzati, cosicché un'azienda del Colorado potesse trarre profitto dalla loro prigionia, dalla loro schiavitù, dalla loro uccisione. Ovviamente, ai proprietari ed agli impiegati dell'azienda in questione non interessa, altrimenti non avrebbero a che fare con un commercio sanguinoso e macabro come questo. Quindi non sprecherò fiato con chi è sordo, perché non vuole sentire. Questa è innanzitutto la ragione per cui ho deciso di agire al di fuori della legge, perché voi ve ne fregate. Non importa quante parole e quanti ragionamenti sprechiamo con voi, semplicemente non vi interessa. La prigione non è chissà quale punizione per me. In una società che antepone il denaro alla vita, considero un onore il fatto di essere prigioniero di guerra, una guerra contro la schiavitù interspecifica e contro la mercificazione! Non anteporremo mai gli interessi economici alla vita degli esseri senzienti! E non smetteremo mai di informare, protestare ed avversare i colpevoli della morte della nostra Madre Terra e delle sue Nazioni Animali. Fratelli e sorelle vegan, la nostra vita non ci appartiene. L'egoismo è il sentiero degli ingordi, pervertiti e dispensatori di ingiustizia. Si dice che tutto ciò che basta al male per vincere è che le persone buone non oppongano resistenza. Viceversa, quanto di necessario per fermare la schiavitù, l'uso, l'abuso e l'uccisione degli animali non umani è la determinazione a lottare per loro!
Tutta la rabbia e l'amore presenti nel mio cuore sono ancora vivi e palpitanti. Ogni qualvolta verrà liberato un animale e la sua gabbia sarà distrutta, il mio cuore batterà! Tutte le volte che un attivista si rifiuterà di chinare il capo davanti alle leggi che tutelano gli assassini, batterà! E batte ogni volta che il cielo della notte si illumina per le fiamme che sanciscono la rovina di un altro sfruttatore di animali! Questo è tutto, Vostro Onore, sono pronto ad andare in prigione.”


(Dichiarazione di Walter Bond alla corte di Glendale, nel Colorado).

giovedì 20 febbraio 2014

Lottiamo per la liberazione animale


Il primo stadio è quello di 50.000 anni fa quando con l’arco l’uomo cacciava i grandi mammiferi. Il secondo risale a 10.000 anni fa quando la società umana è diventata agricola e ha costretto gli animali a trasformarsi da selvatici a domestici, usandoli per vari scopi per i propri bisogni, cominciando anche a creare svaghi attorno agli animali come ancora ne sono tracce tante sanguinarie tradizioni come quelle in Spagna.
Terzo stadio: nel 17° secolo poi sono iniziati gli esperimenti scientifici sugli animali.
Quarto stadio: nel 19° secolo abbiamo inventato i macelli-industriali.
Quinto Stadio: nella metà del 20° secolo abbiamo inventato gli allevamenti intensivi.
Sesto stadio: adesso la guerra si è intensificata e include clonazione, trapianti di organi animali, ingegneria di vario genere applicata agli animali e a spese degli animali.
L’impero umano si è dunque formato a spese loro e il mondo è pieno di allevamenti, macelli, laboratori di vivisezione, allevamenti e fabbriche di pellicce.
60 miliardi di animali di terra sono uccisi ogni anno per il cibo. Almeno 10 volte tanti sono i pesci sacrificati sempre per il cibo. 100 milioni di animali vengono uccisi nei laboratori di vivisezione. Decine di milioni per le pellicce. Con numeri del genere come possiamo usare un termine diverso da guerra?
La guerra può essere aperta o nascosta. Quella contro i lupi è un esempio di guerra aperta.
La guerra non dichiarata è quella silenziosa dei laboratori dove viene fatta la sperimentazione, è la ricerca umanitaria, o anche la carne biologica, entrambe queste situazioni rendono più accettabile la morte di decine di milioni di animali.
La nostra guerra è difensiva, non offensiva. Non abbiamo iniziato noi la guerra, l’hanno loro la responsabilità, la loro guerra non ha alcuna giustificazione etica, mentre noi lottiamo per la liberazione animale, è un’auto-difesa, e abbiamo bisogno di mettere sul tavolo più tattiche possibili, ogni possibile tattica purchè sia intelligente e che funzioni. Non istighiamo alla violenza ma proponiamo una totale disobbedienza civile.

I nostri veri nemici al momento sono le multinazionali dell’agro-business. Noi dobbiamo coalizzarci contro l’agro business multinazionale e per farlo dobbiamo stringere patti, gettare ponti, non dividerci tra vegani e non vegani, questa è una cosa sciocca che non ci porterà lontano, noi possiamo trattare con i consumatori, con i piccoli produttori, anche con i piccoli allevatori, con le istituzioni che cercano di difenderli, e dobbiamo individuare il nostro nemico comune. Finché non faremo questo non otterremo risultati.
Noi vogliamo una società inclusiva, che apra i suoi diritti anche per gli altri animali, Non c’è spazio per il razzismo, per il sessismo, per il patriarcato, per la gerarchia, per l’elitismo, per il militarismo, per il nazionalismo animale perché il mondo che vogliamo è un mondo di pace e libertà dove tutti abbiano accesso ai diritti.


Immaginatevi di notte, state camminando in una strada buia, siete soli, avete paura, se urlaste nessuno vi sentirebbe, affrettate il passo. In fondo alla strada vedete un’ombra che vi viene incontro, un uomo che si fa sempre più vicino, sempre più minacciosamente vicino e la vostra angoscia sta salendo. Chi vorreste che fosse quest’uomo? Un nazista, uno del Ku Klux Klan o un animalista che libera gli animali?

giovedì 29 agosto 2013

Anarchia e Antispecismo

Lo specismo non va inteso riduttivamente come  visione discriminatoria, poiché esso è  soprattutto una prassi di sfruttamento. Definiamo sfruttamento il controllo (totale o parziale) del ciclo biologico di un altro essere vivente tale che questi perda la propria autonomia e venga così ridotto a risorsa/merce.
Vanno considerate perciò "materialmente" speciste, le società umane che praticano lo sfruttamento della vita non umana in ogni sua forma e, pertanto, tutta la storia della civiltà fondate sulla costruzione di religioni antropocentriche e spiritualiste, le società  fondate sul materialismo capitalista o su quello social statalista, tutta la civiltà e l'ideologia mercantile, in cui l'uomo è posto come signore della natura in una posizione di privilegio ontologico e assiologico. 
Le oppressioni di specie , di genere, di classe e razziali appaiono strutturalmente connesse: la società umana stessa è tenuta insieme e definita da tali rapporti di esclusione e sfruttamento dell'altro e questo altro è regolarmente l'oggetto di una prassi di sfruttamento di cui solo alcuni beneficiano. Si comprende dunque come la lotta contro lo sfruttamento animale miri ad eliminare il tassello fondamentale su cui è costruita tutta la civiltà del dominio.
La cultura anarchica si è appropriata per prima del concetto di specismo, intendendolo non come un termine tecnico da impiegarsi in schermaglie filosofiche bensì come concetto critico che mira ad un cambiamento radicale delle società umane nella loro interezza. Oggi, tale consapevolezza non è più patrimonio esclusivo di alcune frange del movimento anarchico e l'antispecismo ha la possibilità di porsi come progetto politico capace di ispirare una prassi di trasformazione radicale dell'esistente: un movimento che nel momento in cui rivoluziona i rapporti interspecifici non può non trasformare anche i rapporti infraspecifici

- manifesto antispecista -

1 - Gli animali umani e non umani in quanto esseri senzienti, ossia coscienti e sensibili hanno uguali diritti alla vita, alla libertà, al rispetto, al benessere, ed alla non discriminazione nell'ambito delle esigenze della specie di appartenenza.
2 - Nei confronti delle altre specie gli umani, come tutti gli esseri senzienti ai quali venga riconosciuta la potenzialità di "agente morale", sono tenuti a rispettare i suddetti diritti, rinunciando ad ogni ideologia antropocentrica e specista.
3 - Nel quadro di tale rapporto, eventuali alimenti o prodotti che debbano derivare dalle altre specie vanno ottenuti senza causare morte, sofferenze, alterazioni biologiche, o pregiudizio delle esigenze etologiche. Ove possibile, essi vanno comunque sostituiti con sostanze di origine vegetale o inorganica.
4 - Uccidere o far soffrire individui delle altre specie (ad esempio sottoponendoli a lavori coatti, usandoli per attività spettacoli o manifestazioni violente, o allevandoli e custodendoli in modo innaturale), ovvero sperimentare su individui sani e/o nell'interesse di altre specie o altri individui, causare loro danni fisici o psicologici, detenere specie naturalmente danneggiare il loro habitat naturale, o eccedere in legittima difesa, è una violazione dei suddetti diritti, e va considerata un crimine.

giovedì 4 luglio 2013

Sul mangiar carne


Smettetela, uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi! Ci sono le messi, ci sono alberi stracarichi di frutti, ci sono turgidi grappoli d'uva sulle viti! Ci sono erbe dolci e tenere [...]. La terra nella sua generosità vi propone in abbondanza blandi cibi e vi offre banchetti senza stragi e sangue [...]. Che enorme delitto è ingurgitare viscere altrui nelle proprie, far ingrassare il proprio corpo ingordo a spese di altri corpi, e vivere, noi animali, della morte di altri animali! Ti par possibile che tra tanto ben di dio che produce la terra, ottima tra le madri, a te non piaccia masticare altro coi tuoi denti crudeli che carne ferita?» (Ovidio - da Le metamorfosi, libro XV, 72-93)

Tu mi chiedi in base a quale ragionamento Pitagora si sia astenuto dal mangiare carne: io invece domando, pieno di meraviglia, con quale disposizione, animo o pensiero il primo uomo abbia toccato con la bocca il sangue e sfiorato con le labbra la carne di un animale ucciso, imbandendo le tavole con cadaveri e simulacri senza vita; e abbia altresì chiamato 'cibi prelibati' quelle membra che solo poco prima muggivano, gridavano e si muovevano e vedevano. Come poté la vista sopportare l'uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l'olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali? (Plutarco “sul mangiar carne”)

...l’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana. Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell'esistenza di razze umane, e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie (definita specismo) e sostiene che l’appartenenza biologica alla specie umana non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro di un essere senziente di un’altra specie. Gli antispecisti lottano affinché le esigenze primarie degli Animali siano considerate fondamentali tanto quanto quelle degli Umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri sensiocentrici ed ecocentrici che non causino sofferenze evitabili, alle specie viventi e al pianeta. (proposta per un manifesto antispecista 2008)


...abbiamo bisogno di un quadro di riferimento nuovo per superare  ostacoli fondamentali per poter vivere effettivamente lo slogan One struggle – One fight. Così il nucleo di tutto il processo è stata la sua trasformazione da chi si occupa di una singola tematica (la liberazione animale) in un approccio radicale che si fonda su un approccio storico-materialista alle relazioni sociali e che integra la liberazione animale a livello sia teorico che pratico. Aderiamo ancora alla liberazione animale considerandola una questione decisiva della lotta collettiva rivoluzionaria di oggi, ma le forme in cui siamo stati attivi, in cui abbiamo pensato e lavorato in questi anni non le riteniamo più adeguate. Dobbiamo lavorare insieme ad altri gruppi progressisti, ad altre organizzazioni e attivisti per formare un fronte di coloro che sono ancora convinti che abbiamo bisogno di un movimento che ponga fine alle terribili relazioni sociali che dominano la società di oggi in tutti i suoi aspetti. Quindi, la nostra trasformazione costituisce  una proposta per una nuova politica, per coalizioni nuove, nuove reti e nuovi modi di promuovere la liberazione animale come parte di un processo rivoluzionario anti-capitalista. Si deve fondare la lotta politica per la liberazione animale su una teoria critica della società, in cui l'esistente intero  umano e non umano è ridotto al rango di merce e profitto. La meravigliosa comprensione della  consapevolezza che lega la liberazione degli esseri umani e animali non umani è assolutamente travolgente. Noi pensiamo che una riconciliazione della natura e dell’uomo sia possibile solamente attraverso un movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. (Assoziation Dämmerung estate 2011)


...ogni giorno di ogni mese di ogni anno ci sono persone che abbandonano la loro vita tranquilla e sicura e decidono di intraprendere l'arduo cammino che porta alla liberazione di tutti gli animali. Il lungo cammino verso la vittoria che è il solo traguardo per porre fine alla sofferenza e fermare questo massacro. E grazie ai sacrifici e all'impegno di tutte queste persone il cammino si fa sempre più breve, la vittoria si avvicina e il Movimento per la Liberazione degli animali diventa sempre più forte e determinato, mentre chi abusa degli animali è intimorito dalla sua risoluta e cocciuta fede nella vittoria. (- febbraio 1993 - Barry Horne morirà il 5 Novembre 2001 in seguito all'ennesimo sciopero della fame)

giovedì 26 aprile 2012

La liberazione umana e animale sono imprescindibilmente legate


Esiste una forma di progresso che non sia sfruttamento di esseri viventi? Cosa contraddistingue effettivamente le civiltà umane da quando hanno compiuto un balzo fuori dalla dinamica binaria che contrappone predatori e prede?
La domesticazione (e la contemporanea reificazione/mercificazione) di animali e piante è stato il fattore scatenante della cosiddetta rivoluzione neolitica che segnò il passaggio dalla comunità di cacciatori del paleolitico alla primitiva società gerarchica che fu poi la base dello stato. Cosa resta di quell’atto di sopraffazione verso la natura, nella nostra moderna civiltà fondata sul diritto? Possiamo dire concluso il tempo della nostra lotta per la sopravvivenza e guardare a un futuro di sviluppo sostenibile e non autoritario o invece, come ha affermato qualcuno, il neolitico (connotazione di dominio) non è ancora finito?
La prevaricazione e la dominazione sono centrali nella cultura dell'animale uomo, la mercificazione è la sua naturale conseguenza (lo sfruttamento degli animali negli allevamenti di vario genere e i laboratori di vivisezione costituiscono anche oggi la base economica della società), la dominazione dell’animale umano diviene parte di un sistema sociale via via più centralizzato e gerarchico, che ha interiorizzato e riprodotto un dispositivo di potere che rende gli individui strumenti economici (merce) funzionali  all’espansione della società, e che forma in quanto organizzazione sociale la struttura della coscienza e dell’agire dell’uomo.
Quando ebbe inizio il vero e proprio predominio dell’uomo sulla natura però, e la conferma vieni da studi archeologici, non ci fu un aumento di benessere generalizzato, come la prevalente ottica progressista tende a far credere. Il surplus di risorse derivante da agricoltura e allevamento fu invece, da subito, funzionale al vantaggio quasi esclusivo delle classi privilegiate, che amministravano un potere che si reggeva sull’accettazione da parte dei membri della società di un ordine gerarchico basato sulla divisione in classi e la schiavitù.
Ipotizzare la liberazione animale e della natura, come fanno i movimenti animalisti ed ecologisti radicali sorti a partire dagli anni 70, ha perciò un potenziale esplosivo che va al cuore della nostra civiltà, di cui però non è ancora stata compresa a pieno la portata nemmeno da coloro che, nel non saper analizzare efficacemente le origini e la natura dell’antropocentrismo che combattono, non sono in grado di agire politicamente e risolvono la propria lotta nelle scelte etiche individuali di consumo e di alimentazione.
Ciò che interessa è invece riflettere sulla possibilità di spezzare la circolarità del dominio, e quindi del sistema gerarchico e quindi immaginare e realizzare la possibilità sia di una soggettività vitale nella natura, sia della  naturalità nell’uomo.
La solidarietà verso gli altri esseri viventi, che fuori dall’illusione spirituale di una coscienza umana “superiore” si mostrano finalmente come soggetti stretti dalla contingenza di una comune dimensione fisica spezza la necessità della sopraffazione che da sempre contrappone le specie viventi nella lotta per la sopravvivenza, aprendo la possibilità di un salto di qualità dal regno della necessità al regno della libertà. Impossibile delineare, oggi, i tratti di un cambiamento del genere, ma è certo che in quest’ottica la liberazione umana e animale sono imprescindibilmente legate una all’altra, la seconda presuppone la prima.