Reclus coniuga l’educazione con la ricerca scientifica che lo porta ad una esaltazione della Natura nei suoi aspetti fondanti l’identità umana. L’educazione libertaria trova nel suo pensiero simbiosi perfetta con la natura umana e geoambientale. Il suo approccio pedagogico è dunque di tipo immanentistico nel senso che identità umana e natura coincidono. Pertanto scopo dell’educazione non può che essere quello di svelare ciò attraverso un approccio libertario e coerente di mezzi e fini in modo che educare sia esattamente educare ad essere ciò che si è. L’educazione dunque, secondo Reclus, non è formazione ad un uomo predefinito a priori, non è formazione di un modello, ma piuttosto svelamento libero e autodeterminato di ogni singola essenza che si riconosce in altre singolarità nel suo essere naturale. Rispetto ad altri autori anarchici e libertari egli mette particolarmente in evidenza come la scienza debba essere fortemente legata ad una interpretazione etica dello sviluppo storico e sociale e l’educazione, conseguentemente, non possa che assecondare questa simbiosi, garantendo, in questo modo, una vera, profonda, perché naturale, liberazione umana. Reclus compie il tentativo anarchico più profondo di interpretare tutta la vicenda umana saldando la realtà storica con quella naturale, l’uomo alla natura. La società anarchica è quella società che sostituisce le leggi storiche del potere con quelle spontanee dell’umano. L’educazione occupa dunque, in quanto processo dialogico di auto-svelamento della propria natura, un posto fondamentale nella sua teoria sociale e culturale. Egli ha modo fin dal 1853, quando dall’America del Nord scrive al fratello Elie, di sottolineare questi concetti allorché scrive che il bambino lasciato solo disegna prima il tronco, le idee filosofiche, l’essenza, la struttura e poi i rami e le foglie. Con ciò egli rivela come l’essenza debba precedere la forma, come la natura contenga l’umanità. La sua vita di “educatore” dimostra questa semplice ma rivoluzionaria verità: la scienza deve essere cosa viva e non “miserabile scolastica”, pertanto l’organizzazione della conoscenza deve prioritariamente saldare teoria e prassi, lavoro manuale e intellettuale, curiosità naturale e sistematicità, in modo che la scienza stessa sia in grado di alimentare la felicità umana. L’istruzione integrale e quella scientifica devono essere guidate dall’etica della libertà e della solidarietà e trovano nella natura il fondamento della loro autenticità. Proprio l’istruzione permette agli uomini il progresso che è tale in quanto sviluppa la conoscenza e la comprensione fra gli esseri viventi. Ed è proprio la natura che deve divenire il campo di osservazione per eccellenza in modo da permettere agli uomini di prendere coscienza dei loro interessi comuni e di trovare la forza per realizzarli. La conoscenza contiene in sé il senso della fatica e dello studio, proprio perché è scoperta del senso proprio di essere nel mondo. Pertanto l’istruzione integrale e l’educazione libertaria non contemplano premi e castighi ma, piuttosto, ricerca naturale delle leggi e delle conoscenze che promuovono la felicità dell’essere. Forte e radicale è, conseguentemente, la critica al sistema scolastico vigente che si preoccupa di formare al consenso e all’obbedienza verso lo Stato e la Chiesa e non permette in nessun modo il dispiegarsi delle potenzialità indivi-duali. Insegnamento mnemonico e meccanico, tempi dettati dalla logica arbitraria dell’insegnamento piuttosto che da quella dell’apprendimento, rapporti gerarchici e forte discriminazione delle donne, indottrinamento e selezione classista, costituiscono agli occhi di Reclus altrettanti obiettivi da abbattere a favore di una scuola autenticamente libertaria ed egualitaria. Egli è convinto che il diffondersi delle idee libertarie sia proporzionale alla possibilità di affermarsi di una società autenticamente libera che permetta all’uomo di perseguire la sua felicità e realizzi pienamente la sua più profonda convinzione: “l’uomo è la natura che prende coscienza di se stessa”
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 7 settembre 2023
giovedì 13 aprile 2023
La geografia sociale – Eliseo Reclus
Per la nostra epoca di acuta crisi, in cui il vortice dell’evoluzione diviene talmente rapido che l’uomo, colto da vertigine, cerca nuovi punti d’appoggio per orientare la sua vita, per questa società profondamente scossa, lo studio della storia è tanto più prezioso quanto più il suo dominio, incessantemente accresciuto, offre una serie d’esempi sempre più ricchi e vari. Il susseguirsi delle età diviene per noi una grande scuola i cui insegnamenti, una volta classificati, finiscono per raggrupparsi in alcune leggi fondamentali. Una prima categoria d’avvenimenti che lo studio della storia mette in evidenza ci mostra come, per effetto di uno sviluppo ineguale presso gli individui e le società, tutte le collettività umane – eccettuate le popolazioni rimaste al primitivo naturismo – si dividono al loro interno in classi e caste dagli interessi non solo differenti ma opposti, che risultano dichiaratamente nemiche in periodi di crisi. Questo è, sotto mille forme, l’insieme dei fatti che si osserva in tutte le regioni dell’universo, pur con la diversità infinita dettata dai luoghi e dai climi e dalla matassa sempre più intricata degli avvenimenti. Il secondo fatto generale, conseguenza necessaria della divisione dei corpi sociali, è che l’equilibrio spezzato fra individuo e individuo, fra classe e classe, tende a bilanciarsi costantemente attorno al suo asse di riposo; la violazione della giustizia grida sempre vendetta. Da qui derivano incessanti oscillazioni: chi comanda cerca di rimanere padrone, mentre l’asservito prima compie ogni sforzo per conquistare la libertà poi, trascinato dall’energia dello slancio, tenta di ricostituire il potere a suo profitto. Così guerre civili, complicate da guerre contro popoli stranieri, di annientamento e distruzione, si succedono in un groviglio continuo secondo la spinta dei rispettivi elementi in lotta. O gli oppressori si sottomettono, estinta la loro forza di resistenza, e muoiono lentamente spenta la forza vitale dell’iniziativa, o è la rivendicazione degli uomini liberi che vince. Possono così riconoscersi, nel caos degli eventi, reali rivoluzioni – cioè cambiamenti di regime politico, sociale ed economico – frutto di una comprensione più chiara delle condizioni dell’ambiente e di più energiche iniziative individuali. Un terzo gruppo di fatti, infine, legato allo studio dell’uomo in tutti i tempi e in tutti i paesi, dimostra che nessuna evoluzione nell’esistenza dei popoli può compiersi se non grazie allo sforzo individuale. È nella persona umana, elemento primario della società, che bisogna cercare la spinta propulsiva dell’ambiente, destinata a tradursi in azioni volontarie volte a diffondere idee ed opere tali da modificare la vita delle nazioni, il cui equilibrio appare instabile solo per il disturbo arrecato dalle aperte manifestazioni degli individui. La società libera si riconosce dallo sviluppo dato ad ogni persona umana – cellula prima fondamentale destinata poi ad aggregarsi ed associarsi a suo piacimento con le altre cellule di un’umanità in continua trasformazione. È in proporzione diretta a questa libertà e a questo sviluppo iniziale dell’individuo che le società guadagnano in valore e nobiltà: è dall’uomo che nasce la volontà creatrice che costruisce e ricostruisce il mondo. La «lotta di classe», la ricerca dell’equilibrio e la sovrana decisione dell’individuo, sono questi i tre ordini di fatti che ci rivela lo studio della geografia sociale e che, nel caos degli avvenimenti, si mostrano abbastanza costanti per poter prendere il nome di «leggi». È già molto riconoscerle e dirigere in base ad esse la condotta e la parte d’azione che spetta a ciascuno nella gestione comune della società, in armonia con le influenze dell’ambiente, note e ormai scrutate. È l’osservazione della Terra che ci spiega gli avvenimenti della Storia e questa a sua volta ci riporta verso uno studio più approfondito del pianeta, verso una solidarietà più cosciente del nostro individuo, così piccolo e cosi grande, con l’universo immenso.
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giovedì 6 aprile 2023
Reclus gli anarchici e i marxisti – parte II°
Il marxista che studiò di più Reclus fu Giorgio Plechanov nell'articolo in russo E. Reclus teorico dell'anarchismo. Plechanov constatava che nel 1906 Evoluzione, Rivoluzione e Ideale anarchico (pubblicato nel 1897) era alla sua sesta edizione e dichiarava: "non c'è motivo di meravigliarsi per questo successo dovuto alla fama ed al talento letterario di Reclus. Ma occorre analizzare i punti deboli del libro che sono anche quelli dell'anarco-comunismo". La prima critica di Plechanov verte sulla definizione che Reclus dà dell'evoluzione e della rivoluzione. Plechanov la rigetta, insistendo soprattutto sulla concezione di Reclus che citava Linneo, secondo cui la natura non fa salti. Al contrario, secondo Hegel, "la natura compie salti". Plechanov critica la visione dell'eroe di Reclus. Quest'ultimo non scriveva forse: "Se da un lato vediamo l'uomo isolato sottoposto alla influenza della società intera colla sua morale tradizionale, la sua religione, la sua politica, dall'altro noi assistiamo allo spettacolo dell'individuo libero che, per quanto limitato nello spazio e nella durata delle epoche, riesce tuttavia a lasciare la sua impronta personale sul mondo che lo circonda. È facile ritrovare distintamente nella storia la traccia di migliaia e migliaia di eroi che han saputo cooperare personalmente in modo efficace all'opera collettiva della civiltà. Senza voler qui esagerare il valore proprio dell'uomo divenuto cosciente delle sue azioni e risoluto ad utilizzare la sua forza nel senso del suo ideale, è certo che quest'uomo rappresenta tutto un mondo in confronto a mille altri che vivono nel torpore di una semi-ebbrezza o nel sonno assoluto del pensiero e che arrancano senza la minima rivolta interiore nelle file di un esercito o in una processione di pellegrini. A un dato momento, la volontà di un uomo può intralciare il moto di panico di tutto un popolo". Pur riconoscendo che Reclus respinge la confusione possibile di questi eroi con una gerarchia, una aristocrazia e che si oppone alle "élites", al potere, Plechanov domanda "Ma allora gli ideologi da dove prendono le idee? È impossibile andare oltre nell'idealismo". In realtà, Plechanov non ha voluto cogliere il fatto che Reclus respinge il determinismo e dimostra coi fatti che la seduzione religiosa è sempre presente, malgrado l'annuncio della sua scomparsa da parte degli enciclopedisti del XVIII secolo: "Storicamente, il terrore dell'ignoto, origine della Religione, mi pare abbia preceduto il regime della proprietà privata. Se l'uomo fatica tanto a rivoltarsi contro l'ingiustizia, è perché si sente sempre dominato dal mistero". Plechanov sembra leggere Reclus all'inverso. Laddove Reclus sottolinea la potenza della reazione, la fragilità delle illusioni, Plechanov conclude: "Il fondamento di tutta questa argomentazione favorisce un'idea, ossia che in fin dei conti l'intelligenza trionferà sempre". Plechanov assimila Reclus ad un enciclopedista del XVIII secolo, senza voler vedere che Reclus li critica ed è diversissimo da loro e, ritiene che abbia scritto in sociologia delle "puerili impotenze" ripetendo il "grande errore" dell'anarchismo. Infine, Plechanov ritiene Reclus un antimarxista e cita il seguente testo: "Così, vedete com'è stata trattata quest'individualità poderosa, Marx, in onore del quale dei fanatici, a centinaia di migliaia, alzano le braccia al cielo, promettendo di osservare religiosamente la sua dottrina! Tutto un partito, tutto un esercito con parecchie dozzine di deputati al Parlamento tedesco, non interpretano forse adesso questa dottrina marxista proprio in senso contrario al pensiero del maestro? Egli dichiarò che il potere economico determina la forma politica delle società e adesso si afferma a suo nome che il potere economico dipenderà da una maggioranza di partito nelle assemblee politiche". Ma Plechanov interrompe questo testo che così prosegue: "Egli (Marx) proclamò che lo Stato, per abolire il pauperismo, deve abolire se stesso poiché l'essenza del male sta nell'esistenza stessa dello Stato. E ci si mette devotamente alla sua ombra per conquistare e dirigere lo Stato! Certo, se la politica di Marx dovesse vincere, sarà, come la religione del Cristo, a condizione che il maestro, in apparenza adorato, venga rinnegato nella pratica". Si deve diffidare non solo del potere già costituito, ma anche di quello che è in germe. "Le rivoluzioni sono sempre state a duplice effetto: si può dire che la Storia offra in ogni cosa il suo diritto e il suo rovescio".
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giovedì 30 marzo 2023
Reclus gli anarchici e i marxisti – Parte I°
Reclus non ha avuto rapporti diretti con Marx ed Engels, che, comunque, l'hanno giudicato severamente. "Quel che pensano i socialisti che parlano francese mi diverte in modo particolare. Questi socialisti "che parlano francese" sono rappresentati, è noto, dalla triste figura dei fratelli Reclus (co-fondatori clandestini dell'Alleanza e assolutamente ignoti per quanto riguarda opere socialiste)" scriveva Marx a Bracke nel 1976. Ed Engels, scrivendo a Liebknecht l'anno successivo, affermava: "Eliseo è un generico compilatore e nient'altro. Visto che lui e suo fratello hanno partecipato alla creazione dell'Alleanza segreta, se vuole, può raccontarti più cose vere su quest'argomento di quante non possa dirgliene tu. Se sia o no nel campo di questi tipi, è assolutamente senza importanza: politicamente, è un pasticcione ed un impotente". Malgrado il disprezzo di Marx e di Engels, la scienza sovietica attuale riconosce qualche merito a Reclus, come dimostrano le varie edizioni della Bol'chava Sovetskaya Entsiklopedia. La presentazione più completa è quella della Enciclopedia filosofica che riportiamo integralmente: “Jean Jacques Elisée Reclus - 15 marzo 1830-4 luglio 1905. Francese, geografo e teorico dell'anarchismo. Nel 1865, aderì alla Prima Internazionale e sostenne Bakunin. Nel 1871, lottò al fianco dei difensori della Comune di Parigi. Dopo la sconfitta, fu bandito dalla Francia. Dal 1892 al 1905, insegnò geografia alla Nuova Università di Bruxelles, creata per sua iniziativa. Reclus acquistò fama universale per le sue opere geografiche, nelle quali la sua brillante capacità volgarizzatrice e letteraria si unisce a sconfinata scienza. Le opere di Reclus sono impregnate di idee di umanesimo e di solidarietà tra i popoli”. Nella sua opera L'Homme et la Terre (traduzione russa, 6 tomi, 1906-1909), Reclus ha cercato di dare un quadro complessivo dello sviluppo dell'umanità. Anche se Reclus esagerò l'influenza dell'ambiente sulla società umana, non fu un geografo determinista. Reclus rilevava la differenza tra l'ambiente statico (condizioni naturali) e l'ambiente dinamico (condizioni sociali), sottolineando che quest'ultimo modificava l'influenza del primo. Reclus ha insistito su tre "fatti sociali" o "leggi fondamentali" della storia: “la divisione della società in classi e la lotta tra di esse; la rivoluzione sociale, considerata come "la ricerca dell'equilibrio" tra le classi; ed il ruolo predominante dell'individuo. Reclus ha seguito la teoria soggettiva dell'eroe e dell'eroismo nella storia. La comparsa dei genì e la migliore utilizzazione delle qualità intellettuali degli uomini di genio da parte della società costituiscono il criterio del progresso”. La differenza tra l'evoluzione e la rivoluzione è stata trattata da Reclus in numerosi scritti. Secondo la definizione di Plechanov: per il carattere sociale delle sue riflessioni, Reclus richiama notevolmente gli enciclopedisti del XVIII sec. Intervenendo come teorico anarchico, Reclus ha aggiunto all'interpretazione anarchica la formula umanista di Rabelais: "Fà ciò che vuoi" ed è caduto in contraddizioni irrisolvibili, sforzandosi, attraverso un approccio anarchico, di risolvere il problema della libertà dell'individuo e la difesa dell'anarchismo".
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giovedì 23 marzo 2023
Questioni Morali e Spirituali - Eliseo Reclus
Occorre sottolineare l'importanza che Reclus attribuisce alle questioni morali e alla spiritualità. Si può fondare una morale senza Dio? No. "Non è né sarà possibile fondare una morale popolare unicamente sulla ragione. Una cornice non ci può dare un quadro; la ragione, anche la più sagace, accompagnata da tutte le buone "ragioni" del mondo, non c'insegnerà mai come comportarci; all'esplicarsi della nostra morale occorrono tutte le forze dell'essere vivente. E tra queste forze, si trovano proprio quella dell'amore, dell'entusiasmo, che si mescolano in modo differente alla religione dei nostri antenati. Queste forze erano male utilizzate, poiché si perdevano nell'adorazione dell'ignoto". "Il bene comune, o meglio la felicità di tutti gli uomini nostri fratelli, diverrà naturalmente lo scopo principale della nostra vita rinnovata. Avremo così la nostra religione, che, ormai, non sarà più in disaccordo colla ragione, e questa religione, che d'altronde non è per niente nuova e venne praticata in ogni epoca dai migliori, implica tutto quel che le religioni passate avevano contenuto di buono". "Certo, la nostra delusione sarebbe grande se, nel nostro entusiasmo, ci aspettassimo un'evoluzione improvvisa degli uomini nel senso dell'anarchia. Noi sappiamo che la loro educazione di pregiudizi e di menzogne li terrà per lungo tempo ancora in schiavitù. Quale sarà la "spirale" di civiltà attraverso cui dovranno passare prima di comprendere finalmente che possono liberarsi dalle briglie o dalle catene? Non lo sappiamo, ma, a giudicare dal presente, questo cammino sarà lungo". "Per quanti anni, decenni o secoli ci separino dalla rivoluzione finale, non lavoriamo con minor fiducia nell'opera che abbiamo iniziato, studiando con cura la storia contemporanea, ma senza prendervi una parte che possa renderci traditori delle nostre convinzioni". Kropotkin ha descritto Reclus come "il tipo di vero puritano per la sua vita e di filosofo enciclopedista francese del secolo scorso per la sua mentalità; uomo che animava gli altri, ma che non ha mai comandato nessuno, né mai lo farà. È l'anarchico la cui fede è l'essenza della sua conoscenza vasta e profonda della vita umana in tutte le sue manifestazioni, in tutti i paesi e a tutti i gradi di civiltà".
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giovedì 9 marzo 2023
Ho girato il mondo da uomo libero – Eliseo Reclus parte IV°
Sempre per la redazione della sua Geografia universale visita l'Egitto, soggiorna varie volte nel Maghreb, (una delle sue figlie sta con la famiglia in Algeria); in Spagna, in Portogallo, dove consulta gli archivi della colonizzazione dell'America del Sud allo scopo di accrescere la sua documentazione. Nel 1889, parte per gli Stati Uniti. Ritorna in Louisiana, ma scopre soprattutto nuove regioni, i grandi Laghi, New York e lavora moltissimo anche in biblioteca. Nell'estate del 1890, Reclus lascia la Svizzera e rientra a Parigi pur continuando a viaggiare moltissimo. Non rimane che quattro anni a Parigi, dove l'istituzione universitaria non gli offre alcun posto d'insegnamento. Naturalmente non ha titoli accademici ma la sua notorietà eccezionale gli poteva aprire le porte del Collegio di Francia. Non è così: si deve considerare che questo geografo di talento, ma libertario e abbastanza originale, non trova collocazione nell'istituzione. Dopo l'uscita dell'ultimo volume della Nuova Geografia universale, nel 1894, viene chiamato dall'Università libera di Bruxelles. In realtà, l'arrivo di un geografo libertario viene contestato e in definitiva respinto da numerosi docenti. Così Eliseo, suo fratello Elia e qualche altro insegnante dalle stesse idee, fondano la Nuova Università di Bruxelles, che d'altronde coesiste pacificamente per vent'anni con l'Università libera. I professori non vengono pagati dallo Stato e questa università non riceve alcuna sovvenzione. Così Reclus deve darsi da fare per guadagnarci un po' di denaro con le sue pubblicazioni e i suoi lavori di cartografo per assicurare delle entrate al corpo insegnante che lavora con lui. È anche assorbito moltissimo nella realizzazione di un gigantesco globo in rilievo, perché Eliseo Reclus s'è sempre preoccupato dei problemi connessi ad un'esatta riproduzione della terra. Ma soprattutto dedica le sue ultime forze a un'opera che egli considera come il coronamento delle sue fatiche. L'Uomo e la Terra, in 6 Tomi. Reclus la definisce "Un'opera di geografia sociale" in cui tratta tre temi da lui considerati fondamentali: "La lotta tra le classi, la ricerca dell'equilibrio e il ruolo primario dell'individuo". È un vasto affresco storico delle lotte e dei progressi dell'umanità dalla preistoria fino agli inizi del XX secolo. Ma è pure (i due ultimi tomi) un trattato di geografia umana generale. Malato da qualche tempo, muore a Thourout, in Belgio, il 4 luglio 1905. Suo nipote Paolo Reclus, figlio di Elia, si incaricherà di far uscire gli ultimi cinque volumi e gli succede alla testa dell'Istituto di geografia della Nuova Università di Bruxelles, che scompare nel 1914.
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giovedì 2 marzo 2023
Ho girato il mondo da uomo libero – Eliseo Reclus parte III°
Nel 1864, Reclus conosce Bakunin e aderisce, col fratello, alla società segreta "La Fratellanza Internazionale", lo segue nelle attività dell'Internazionale dei lavoratori, in cui incontra i sostenitori di Marx, coi quali gli anarchici entrano ben presto in contrasto. Marxisti ed anarchici divergono sul cammino da seguire per arrivare alla liberazione dei lavoratori. I primi ritengono che non si debba trascurare la via legale e attribuiscono un ruolo primario all'organizzazione, mentre gli anarchici son convinti che sia illusorio progettare la rivoluzione per tale cammino. Marx ed Engels del resto parlano dei fratelli Reclus in termini ironici e spregiativi. Le idee anarchiche di Eliseo Reclus si radicalizzeranno ancor più all'epoca della Comune di Parigi. Naturalmente, segue con partecipazione gli inizi del moto, coi suoi fratelli Elia e Paolo. Dinanzi all'atteggiamento rinunciatario dei versagliesi nei confronti dei prussiani, i fratelli Reclus entrano in un battaglione di federati. Ma per Eliseo Reclus il combattimento è brevissimo, perché vien fatto prigioniero fin dai primi d'aprile del 1871 e imprigionato nella rada di Brest. La sua fama di scienziato gli permette di godere di condizioni detentive relativamente favorevoli. Può persino disporre di una parte della sua documentazione per proseguire il suo lavoro. È in prigione che negozia con Templier, delle edizioni Hachette, il suo contratto per la redazione di una Geografia universale. Nel novembre del 1871, viene condannato alla deportazione in Nuova Caledonia. Questa condanna non passa sotto silenzio e un gruppo di scienziati stranieri (inglesi ed americani) ottiene dal governo francese, nel febbraio del 1872, la commutazione della sua pena in dieci anni di esilio. Reclus ammanettato, lascia la Francia per la Svizzera, dove raggiunge suo fratello maggiore che vi si era già rifugiato. Ben presto Reclus riprende i contatti con i suoi amici anarchici (Bakunin è a quel tempo a Zurigo), ma si dedica soprattutto al suo lavoro di geografo. Nell'estate del 1872 ha firmato un contratto con le edizioni Hachette per la redazione di una Nuova Geografia universale. Deve conservare questo lavoro e guadagnarsi da vivere. Per entrare in possesso di informazioni aggiornate, Reclus non esita ad andare nei paesi che deve descrivere. Quindi viaggia enormemente, s'informa presso i suoi amici geografi o anarchici. Quando costoro riuniscono ambedue le qualità, è l'ideale. È il caso di Kropotkin. I due si incontrano nel 1877 e resteranno amici fedelissimi. Kropotkin ha aiutato moltissimo Reclus nella redazione del volume della Geografia universale dedicato alla Russia. Insieme, collaborano pure a mettere in piedi un nuovo orientamento del movimento anarchico, l'anarchismo comunista, che condanna la proprietà privata: "Il nostro comunismo non è né quello dei falansterii, né quello dei teorici autoritari tedeschi. E il comunismo anarchico, il comunismo senza governo, quello degli uomini liberi. È la sintesi dei due fini perseguiti dall'umanità nei secoli, la libertà economica e la libertà politica". (Kropotkin, La Conquista del Pane). Malgrado l'interesse che ha verso il movimento anarchico, Reclus non ha tempo da dedicargli. Tuttavia scrive qualche articolo e sostiene finanziariamente alcune pubblicazioni anarchiche. La massima parte del suo tempo va alla stesura della Nuova Geografia universale, opera colossale: 19 grossi volumi. Insegna anche all'università di Neuchâtel dove per parecchi anni tiene conferenze di geografia sul Mediterraneo. Nel 1879, la Camera dei deputati vota un'amnistia parziale che si applica ai fratelli Reclus, ma Eliseo rifiuta di rientrare in Francia finché tutti i comunardi non saranno amnistiati: bell'esempio di rettitudine politica.
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giovedì 16 febbraio 2023
Ho girato il mondo da uomo libero – Eliseo Reclus parte I°
"Ho girato il mondo da uomo libero...". Così Eliseo Reclus si presenta ai suoi lettori. Affermazione assolutamente legittima se si ha presente la sua vita. Che un geografo percorra il mondo è più che normale anche se nel XIX secolo sono ancora in pochi a farlo; ma che rivendichi a piena voce di averlo fatto da uomo libero, questa non è una cosa del tutto ordinaria, tant'è vero che i geografi avevano fama di conservatori, e i pochi che non lo erano, avrebbero trovato incoerente e fuori luogo proclamare le proprie convinzioni politiche al termine dell'introduzione di un libro di geografia fisica! E la stessa cosa vale per oggi. Ma Eliseo Reclus non è affatto un geografo come gli altri; ebbe la strana idea di essere un geografo libertario. E il prezzo di questa audacia fu, dopo la sua morte, il silenzio e l'oblio, malgrado la ampiezza della sua opera. Chi conosce oggi Eliseo Reclus? Chi sa che fu un geografo estremamente celebre nel XIX secolo? Se gli anarchici lo riconoscono come uno dei loro (fu amico di Bakunin e di Kropotkin), i geografi francesi l'ignorano altezzosamente, come se Reclus non fosse stato che un oscuro geografo di un'epoca "prescientifica". E tuttavia la sua fama è dovuta ben più alla qualità dei suoi lavori geografici che alla portata teorica dei suoi scritti anarchici. Questo scienziato aveva acquisito una notorietà internazionale, gli scienziati dell'epoca lo ritenevano uno dei migliori, tutti lo consideravano un geografo di grande talento. E la gente non si fece ingannare: le sue opere vennero pubblicate in migliaia di copie, furono riedite più volte, tradotte in inglese, in russo, in spagnolo, in italiano. Perché allora questo silenzio, perché questo oblio? Chi era dunque Eliseo Reclus, geografo tanto rinomato e tanto presto dimenticato? Da dove viene questo geografo libertario? Originario del sud-ovest della Francia, Eliseo Reclus nasce a Sainte-Foy-la-Grande, cittadina della estremità della Dordogna, il 15 marzo 1830. È il terzo figlio di Jacques Reclus, un pastore calvinista (un vero mistico) e di Zéline Trigant, proveniente da una famiglia borghese di Bordeaux, sicuramente poco preparata a una famiglia numerosa: undici figli. Ella dovette mettersi a fare l'istitutrice per supplire ai bisogni della famiglia, in quanto suo marito era più preoccupato dei suoi rapporti con Dio che dei problemi materiali. Nel 1831, la famiglia Reclus si stabilisce a Orthez, vicino ai Pirenei. A tredici anni, Eliseo segue suo fratello e sua sorella maggiore a Neuwied, in Germania, in un collegio religioso diretto dai Fratelli Moravi, giacché il pastore Reclus aveva giudicato che solo questa congregazione religiosa fosse degna di fiducia. E in questo si sbagliò parecchio, perché Eliseo Reclus rimase nauseato dall'ipocrisia di quei religiosi, più smaniosi di incassare soldi che di educare seriamente i loro allievi. Questo periodo trascorso in Germania non dura che un anno, ma rappresenta un taglio netto colla sua famiglia: scarsa corrispondenza, nessun ritorno in Francia. È costretto a imparare rapidamente il tedesco. Nel 1844, rientra a Sainte-Foy-la-grande per continuare gli studi superiori. Si diploma nel 1848, dopo aver passato un anno nel seminario protestante di Montauban, in quanto a quel tempo pensa ancora di voler fare il pastore, riparte per la Germania, a Neuwield presso i Fratelli Moravi, ma stavolta come sorvegliante; in realtà, i suoi genitori erano troppo poveri per finanziare più a lungo i suoi studi.
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giovedì 13 ottobre 2022
La geografia politica in Elisée Reclus
La Terra e l’Umanità sono due soggetti necessariamente interconnessi, ma con una differenza di potenziale e con caratteristiche proprie. Sia l’uno che l’altra sono in continuo movimento e questo concetto reclusiano è molto simile alla concezione dinamica dell’universo propria del Taoismo. Per quanto riguarda la Terra, Reclus rileva la forza dell’influenza delle condizioni geografiche e climatiche sulle vicende umane, senza esser determinista. Piuttosto per ricordare che l’umanità, pur essendo la natura che prende coscienza di se stessa, deve rispettare le “regole del gioco” naturali e cioè non forzare, ma rispettare la natura. L’umanità non può vivere senza natura, ma essa può vivere senza l’umanità, che non può pretendere di dominarla. Nelle dinamiche umane Reclus rileva e sottolinea la centralità di lingua, storia e genere di vita che sostengono la naturale socialità umana nel legame, sempre dinamico e mai statico, con un territorio specifico. Le tre costanti della storia dei gruppi umani indicate da Reclus sottolineano l’ineludibilità del continuo movimento, corollario obbligato della soggettività individuale umana quando vuole bilanciare la tendenza delle strutture (di tutti i generi) ad irrigidirsi. Proprio come nel rapporto iconografia circolazione di Jean Gottman, ma applicato al confronto sfruttati/sfruttatori. Oggi il suo approccio verrebbe definito di tipo antropologico e/o culturale, senza un metodo di analisi rigido, ma capace di cogliere le dinamiche di lunga durata e di accettare concettualmente i salti di qualità e le accelerazioni della storia. Il suo è un approccio intellettuale attivo, nel senso che proponendo il criterio interpretativo del movimento continuo, che non forzi la natura, favorisce l’intreccio delle culture e invita chi vuol essere politico e rivoluzionario a imparare la lezione e a riorganizzare lo spazio senza la presenza dell’autorità e della gerarchia. Applicare il suo approccio interpretativo alle dinamiche geopolitiche attuali consente una migliore e più precisa comprensione di ciò che avviene, da cui deriva o dovrebbe derivare una più articolata e ricca capacità di individuare/suggerire pratiche cooperative di progresso.
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giovedì 23 dicembre 2021
Elisée Reclus pensatore vivente
Rinomata personalità della storia della geografia e del pensiero politico, Elisée Reclus dovrebbe essere studiato come un pensatore vivente, in quanto promotore di idee estremamente attuali. In primo luogo il geografo può essere definito come il primo grande “teorico dell’ecologia sociale”, avendo trasformato la geografia sociale in una complessiva visione del mondo, che individua gli stretti legami esistenti fra società e ambiente naturale. La sua opera precorre i tempi nell’analisi di diverse questioni ecologiche, come la deforestazione, la distruzione del paesaggio, gli abusi dell’agricoltura industrializzata e il bisogno di una ricostituzione ecologica dell’ambiente. Altrettanto pionieristica è la sua politica ecologica, che lega la soluzione di problemi sociali ed ecologici alla necessità di una radicale trasformazione politica ed economica della società. Reclus ci offre inoltre una delle più complete analisi del problema del dominio nella storia del pensiero politico, anticipando i risultati di studi successivi. Le sue convinzioni scaturiscono da una filosofia della storia sottile e dialettica, che cerca di svelare sia gli elementi di progresso sia quelli regressivi di ogni processo storico. Secondo Reclus ci si muove verso una società libera e solidale, basata sull’amore per l’umanità, per gli altri esseri viventi e per l’intero mondo naturale. Questa visione anarchica esprime una prospettiva morale che prefigura sotto molti aspetti l’etica della cura ed enfatizza l’importanza della trasformazione individuale per un più profondo cambiamento della società.
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giovedì 3 giugno 2021
La Geografia è la Storia nello Spazio, come la Storia è la Geografia nel tempo
Uno dei capisaldi del pensiero anarchico “classico” è dato dalla teorizzazione del carattere benefico della natura e della sua alterità rispetto alla storia. Mentre questa, a seguito delle lotte feroci condotte dagli uomini per avere il potere, presenta un’immagine di disordine e di cattiveria, la natura rivela invece, se giustamente interrogata, un’intrinseca armonia ed equilibro. La società anarchica è la società che sostituisce le leggi storiche e artificiali del potere con quelle spontanee della socievolezza naturale. La natura, ovviamente, non è sempre benefica nella sua immediatezza e non è sempre mite in molte sue manifestazioni esteriori; può però essere fonte di giustizia e di libertà, se si instaura correttamente con essa un rapporto capace di cogliere l’intima razionalità che pervade la necessità del tutto. La premessa epistemologica reclusiana si fonda sull’idea di un nesso indissolubile che lega l’uomo all’ambiente, e dunque alla Terra. Vi è un rapporto simbiotico tra l’uno e l’altra perché l’Uomo ha le sue leggi come la Terra, leggi alle quali non può sottrarsi, anche se, ovviamente, ciò non implica che egli ne sia prigioniero. Senza cadere in alcuna forma di determinismo, l’uomo deve essere consapevole dei rapporti necessitanti che lo legano al tutto perché è solo grazie a tale consapevolezza che egli si emancipa dai lacci naturali. La geo-storia reclusiana, intenta soprattutto all’analisi delle strutture geografiche rinvenibili nei grandi spazi e nel rapporto fra evoluzione sociale e resistenze della struttura, vuole esaminare al rallentatore l’azione dell’uomo, al fine di cogliere la verità profonda della sua azione sul globo terraqueo, in quanto solo i grandi movimenti e le grandi strutture rivelano il senso generale della vita dei popoli e delle civiltà. Ciò non toglie, ovviamente, che in Reclus rimanga sempre centrale anche l’idea dei salti di qualità del processo evolutivo, salti che avvengono sia nella storia naturale, sia nella storia umana. A suo giudizio alle lunghe e lente sequenze dell’evoluzione seguono i brevi e intensi periodi delle rivoluzioni. Il rapporto tra evoluzione e rivoluzione è un rapporto necessitante, nel senso che l’una è il complemento dell’altra. L’evoluzione prepara la rivoluzione, questa, a sua volta, spiana la strada ad una successiva evoluzione, attraverso una catena che non ha fine. L’infinita interazione fra spazio e tempo, l’individuazione della processualità storica e di rotture, e dunque il riconoscimento dell’impossibilità di un’esistenza strutturalmente gerarchica della realtà a cui il mondo dovrebbe conformarsi, spingono Reclus al rifiuto di ogni epistemologia altrettanto gerarchica e unidimensionale. L’indagine reclusiana si situa nel più classico ambito metodologico anarchico secondo cui non esiste una direzionalità univoca degli elementi della realtà, ma, appunto, un insieme assai vasto e complesso di cause interagenti fra loro in una dialettica senza fine tra natura e storia, tra natura e cultura. L’analisi dell’interazione fra spazio e tempo porta Reclus alla formulazione di una geografia globale che vuole essere un sapere volto alla delineazione di una geograficità e di una geopoliticità. I termini ideologicamente anarchici del relativismo e del pluralismo si traducono perciò nei cardini metodologici di un’indagine a tutto campo. Questa sviluppa una scienza fisico-sociale che, tenendo conto dell’interazione fra spazio e tempo, fra realtà naturale ed evoluzione umana, fra determinismo geografico e relativismo storico, conclude che nei suoi rapporti con l’Uomo, la Geografia non è altro che la Storia nello Spazio, così come la Storia è la Geografia nel tempo. Sulla base di tale prospettiva, Reclus approda ad una sorta di interpretazione articolata di tutta l’evoluzione umana e naturale. Si devono, a suo giudizio, attivare tre fondamentali direttrici di ricerca: delineare la divisione fra le classi, individuare la spontanea tendenza a ricomporre l’equilibrio sociale spezzato da questa divisione, decifrare il contributo dello sforzo individuale nell’evoluzione collettiva. Abbiamo così, in sintesi, un compendio dell’epistemologia anarchica. Posto infatti, come abbiamo visto, il rifiuto di ogni interpretazione fondata su monocause, siano esse economiche, politiche, geografiche, etniche o culturali, egli pone sullo stesso piano analitico e valoriale la lotta sociale, il valore individuale, la spontaneità storico-naturale di una ricerca oggettiva verso l’equità e l’uguaglianza. Insomma, la storia è il risultato contemporaneo di più fattori, riassumibili nell’emancipazione collettiva, nell’azione del singolo, nella naturale tendenza verso la giustizia.
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giovedì 19 marzo 2020
La Natura in Elisée Reclus
Per quanto sia difficile, se si vuole evitare ogni interpretazione anacronistica o illegittima, è importante contestualizzare l’approccio di Reclus alla natura, una tematica connessa alle problematiche attuali dell’ecologia e dell’ambientalismo. Reclus è un uomo profondamente legato alla sua epoca, come attestano i suoi diversi campi d’impegno, pur restando un visionario e un innovatore, proprio e soprattutto grazie ai suoi interessi scientifici: di qui la sua attualità sotto vari aspetti. Sulla natura, Reclus è erede dei contributi di Humbolt e di Ritter, il cui metodo, caratteristico di una “storia naturale” uscita dall’Illuminismo, si basa sull’esplorazione del territorio, sull’osservazione e sulla classificazione dei dati. Reclus prende atto dei progressi tecnici della sua epoca, con le loro conseguenze positive e negative, e quindi pone l’accento sui guasti all’ambiente, di natura fisica ma anche estetica, basandosi principalmente sulle opere di George Perkins Marsh. Da Carl Ritter e dalla propria educazione protestante, Reclus prende una concezione forte di un rapporto armonico tra umanità e natura.
Sarebbe però un forzatura ritenere che egli ne tragga una visione gnostica, teleologica o monista del mondo, anche se spesso in lui si presentano tendenze organiciste, tipiche dell’epoca in cui viveva. L’evoluzione della sua opera geografica, che passa da un approccio inizialmente molto fisico, razionalista, a uno più sociale e politico, mette in luce così un percorso ideale rispetto al ruolo del pensiero politico nella vita della città. Questo modo di procedere è sorretto da una costante attenzione pedagogica e didattica. L’esperienza di grande camminatore e di viaggiatore rafforza il suo senso estetico davanti ai paesaggi e alla natura in ogni sua manifestazione e a tutti i livelli (dal fiore di campo alle alte montagne). Quest’intimo connubio di passione e ragione nei confronti della natura fa di lui un uomo attuale in qualsiasi epoca.
Sarebbe però un forzatura ritenere che egli ne tragga una visione gnostica, teleologica o monista del mondo, anche se spesso in lui si presentano tendenze organiciste, tipiche dell’epoca in cui viveva. L’evoluzione della sua opera geografica, che passa da un approccio inizialmente molto fisico, razionalista, a uno più sociale e politico, mette in luce così un percorso ideale rispetto al ruolo del pensiero politico nella vita della città. Questo modo di procedere è sorretto da una costante attenzione pedagogica e didattica. L’esperienza di grande camminatore e di viaggiatore rafforza il suo senso estetico davanti ai paesaggi e alla natura in ogni sua manifestazione e a tutti i livelli (dal fiore di campo alle alte montagne). Quest’intimo connubio di passione e ragione nei confronti della natura fa di lui un uomo attuale in qualsiasi epoca.
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venerdì 23 agosto 2019
Un'altra geografia possibile
Liberare lo spazio da questa innaturale sovrapposizione è il compito di una geografia che voglia essere anarchica. Natura contro storia significa spazio contro Stato, armonia tra uomo e natura significa, invece, spazio riconciliato con la storia. E questa è esattamente, per Reclus, la società anarchica: la riorganizzazione. senza autorità, dello spazio. La disarticolazione della logica gerarchica che irregimenta il territorio statale deve avvenire individuando i gangli politici, militari ed economici che costituiscono le basi stesse del "sistema nervoso" del dominio. Liberato lo spazio dalla sovrapposizione autoritaria dello Stato, e quindi dai suoi rapporti di forza del tutto innaturali, gli uomini dovranno organizzare la società secondo quella unica "legge" che legittima un'osservanza universale: la legge di natura.
Ma poiché. come abbiamo visto, la natura si modifica nel tempo a causa dell' azione umana (è, appunto, la Storia che interviene sullo spazio), allora occorre trovare una sintesi tra queste due istanze, sintesi capace di riportare il sociale all' interno del naturale.
La via indicata da Reclus parte dall' idea federalistica della aggregazione spontanea delle comunità umane.
In altri termini, lo spazio viene riorganizzato senza l'intervento dell' autorità perché gli uomini che vi abitano non hanno bisogno di coercizioni per vivere, visto che, «ad onta della violenza, la natura tende a rimettere ciascun popolo dentro i confini naturali». Confini, beninteso, che non hanno nulla a che fare con quelli rivendicati dalle varie culture nazionalistiche e patriottiche; questi confini, infatti non esistono in natura, come invece pretendono tali ideologie.
La società anarchica è la società che sostituisce le leggi storiche e artificiali del potere con quelle spontanee della socievolezza naturale. La natura, ovviamente,non è sempre benefica nella sua immediatezza e non è sempre mite in molte sue manifestazioni esteriori; può però essere fonte di giustizia e di libertà, se si instaura correttamente con essa un rapporto capace di cogliere l'intima razionalità che pervade la necessità del tutto.
Ma poiché. come abbiamo visto, la natura si modifica nel tempo a causa dell' azione umana (è, appunto, la Storia che interviene sullo spazio), allora occorre trovare una sintesi tra queste due istanze, sintesi capace di riportare il sociale all' interno del naturale.
La via indicata da Reclus parte dall' idea federalistica della aggregazione spontanea delle comunità umane.
In altri termini, lo spazio viene riorganizzato senza l'intervento dell' autorità perché gli uomini che vi abitano non hanno bisogno di coercizioni per vivere, visto che, «ad onta della violenza, la natura tende a rimettere ciascun popolo dentro i confini naturali». Confini, beninteso, che non hanno nulla a che fare con quelli rivendicati dalle varie culture nazionalistiche e patriottiche; questi confini, infatti non esistono in natura, come invece pretendono tali ideologie.
La società anarchica è la società che sostituisce le leggi storiche e artificiali del potere con quelle spontanee della socievolezza naturale. La natura, ovviamente,non è sempre benefica nella sua immediatezza e non è sempre mite in molte sue manifestazioni esteriori; può però essere fonte di giustizia e di libertà, se si instaura correttamente con essa un rapporto capace di cogliere l'intima razionalità che pervade la necessità del tutto.
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giovedì 24 marzo 2016
Elisée Réclus geografo
La storia del movimento libertario nel XIX secolo vanta, accanto alla schiera dei lavoratori sfruttati, alcuni dei più bei nomi della scienza e dell'arte. Uomini dalla cultura così profonda e dalla sensibilità tanto acuta da avere compreso, prima e meglio di tanti loro colleghi accademici parrucconi, quanto urgente fosse una svolta sociale in senso libertario, quanto precario un ordine politico che continuava a basarsi, in piena era scientifica e industriale, su una visione burocratica e centralistica della vita sociale. Non è un caso che diversi di loro venissero dallo studio della geografia, la più "umanistica" delle scienze, anzi, il vero anello di congiunzione tra cultura scientifica e artisticoletteraria. La geogragfia che, nella prima metà del XIX secolo, sulla scorta dell'insegnamento di von Humboldt e Karl Ritter, si avviava a una visione complessiva, "organica", del rapporto uomo-natura, a una concezione dinamica dell'interazione fra società e ambiente, fra Storia e Natura.
Elisée Réclus nasce a Sainte-Foy-la-Grande, nella Gironda, nel 1830, secondogenito di una nidiata di dodici fratelli.
Elisée frequenta l'Università di Berlino, dove ha per maestro il famoso Ritter, che gli comunica un amore inestinguibile per la geografia.
Rientrato in Francia, frequenta i primi circoli socialisti-anarchici e vi aderisce pieno d’entusiasmo, superando l’originale, generico repubblicanesimo. Ma passata l’illusione rivoluzionaria del 1848, Luigi Napoleone Bonaparte realizza il colpo di Stato nel 1851, e Reclus è costretto all’esilio. Viaggia molto, in Europa e fuori; è, tra l' altro, negli Stati Uniti e in Colombia, sinché nel 1857 un' amnistia non gli riapre le frontiere della Francia. Si dedica allora a un’intensissima attività di scrittore, pubblicando libri di geografia divulgativa. Intanto intensifica la sua militanza anarchica, pur senza mai abbandonare del tutto gli studi geografici e l’insegnamento. S’incontra con Bakunin in Svizzera, e nel settembre 1867 partecipa al Congresso democratico internazionale della pace. Parteggia ovviamente per Bakunin nel dissidio, sorto in seno alla Prima Internazionale, rispetto a Marx e ai suoi seguaci.
Così lo descrive, commosso, l'amico Kropotkin nelle sue celebri Memorie di un rivoluzionario: "Uomo che animava gli altri, ma che non ha mai comandato nessuno, né mai lo farà. È l'anarchico la cui fede è l'essenza della sua conoscenza vasta e profonda della vita umana in tutte le sue manifestazioni, in tutti i paesi e a tutti i gradi di civiltà, i cui libri sono fra i migliori del secolo; il cui stile, di notevole bellezza, colpisce la mente e la coscienza; che quando entra nella redazione di un giornale anarchico dice al direttore - che di fronte a lui è forse un ragazzo: "Ditemi che cosa devo fare", e siede, come un collaboratore qualunque, a scrivere poche righe per riempire una lacuna sul numero che si sta stampando. Durante la Comune di Parigi si armò di un fucile e prese il suo posto fra i combattenti. Se invita qualcuno a collaborare alla sua Geografia di fama mondiale, e il collaboratore chiede timidamente: "Che cosa devo fare?", egli risponde: "Ecco i libri, ecco una tavola. Fate quel che volete."
Elisée Réclus nasce a Sainte-Foy-la-Grande, nella Gironda, nel 1830, secondogenito di una nidiata di dodici fratelli.
Elisée frequenta l'Università di Berlino, dove ha per maestro il famoso Ritter, che gli comunica un amore inestinguibile per la geografia.
Rientrato in Francia, frequenta i primi circoli socialisti-anarchici e vi aderisce pieno d’entusiasmo, superando l’originale, generico repubblicanesimo. Ma passata l’illusione rivoluzionaria del 1848, Luigi Napoleone Bonaparte realizza il colpo di Stato nel 1851, e Reclus è costretto all’esilio. Viaggia molto, in Europa e fuori; è, tra l' altro, negli Stati Uniti e in Colombia, sinché nel 1857 un' amnistia non gli riapre le frontiere della Francia. Si dedica allora a un’intensissima attività di scrittore, pubblicando libri di geografia divulgativa. Intanto intensifica la sua militanza anarchica, pur senza mai abbandonare del tutto gli studi geografici e l’insegnamento. S’incontra con Bakunin in Svizzera, e nel settembre 1867 partecipa al Congresso democratico internazionale della pace. Parteggia ovviamente per Bakunin nel dissidio, sorto in seno alla Prima Internazionale, rispetto a Marx e ai suoi seguaci.
Così lo descrive, commosso, l'amico Kropotkin nelle sue celebri Memorie di un rivoluzionario: "Uomo che animava gli altri, ma che non ha mai comandato nessuno, né mai lo farà. È l'anarchico la cui fede è l'essenza della sua conoscenza vasta e profonda della vita umana in tutte le sue manifestazioni, in tutti i paesi e a tutti i gradi di civiltà, i cui libri sono fra i migliori del secolo; il cui stile, di notevole bellezza, colpisce la mente e la coscienza; che quando entra nella redazione di un giornale anarchico dice al direttore - che di fronte a lui è forse un ragazzo: "Ditemi che cosa devo fare", e siede, come un collaboratore qualunque, a scrivere poche righe per riempire una lacuna sul numero che si sta stampando. Durante la Comune di Parigi si armò di un fucile e prese il suo posto fra i combattenti. Se invita qualcuno a collaborare alla sua Geografia di fama mondiale, e il collaboratore chiede timidamente: "Che cosa devo fare?", egli risponde: "Ecco i libri, ecco una tavola. Fate quel che volete."
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giovedì 9 giugno 2011
PER UNA GEOGRAFIA ANARCHICA
L'analisi dell' interazione fra spazio e tempo porta Reclus alla formulazione di una geografia globale che vuole essere un sapere volto alla delineazione di una geograficità e di una geopoliticità.I termini ideologicamente anarchici del relativismo e del pluralismo si traducono perciò nei cardini metodologici di un' indagine a tutto campo. Questa sviluppa una scienza fisico-sociale che, tenendo conto dell'interazione fra spazio e tempo, fra realtà naturale ed evoluzione umana, fra determinismo geografico e relativismo storico, conclude che «nei suoi rapporti con l'Uomo, la Geografia non è altro che la Storia nello Spazio, così come la Storia è la Geografia nel tempo».
Il punto centrale. dunque, è ancora una volta il problema del potere, ovvero il problema dello Stato, ovvero il monopolio politico, militare, economico e sociale dello spazio. Il controllo dello spazio qualifica, in senso geopolitico, la potenza statale. In altri termini, lo Stato esiste perché ha il dominio in un determinato territorio. Lo spazio organizzato dallo Stato è la manifestazione tangibile e visibile della sedimentazione autoritaria della storia sulla natura.
Liberare lo spazio da questa innaturale sovrapposizione è il compito di una geografia che voglia essere anarchica. Natura contro storia significa spazio contro Stato, armonia tra uomo e natura significa, invece, spazio riconciliato con la storia. E questa è esattamente, per Reclus, la società anarchica: la riorganizzazione. senza autorità, dello spazio. La disarticolazione della logica gerarchica che irregimenta il territorio statale deve avvenire individuando i gangli politici, militari ed economici che costituiscono le basi stesse del "sistema nervoso" del dominio. Liberato lo spazio dalla sovrapposizione autoritaria dello Stato, e quindi dai suoi rapporti di forza del tutto innaturali, gli uomini dovranno organizzare la società secondo quella unica "legge" che legittima un'osservanza universale: la legge di natura.
Ma poiché. come abbiamo visto, la natura si modifica nel tempo a causa dell' azione umana (è, appunto, la Storia che interviene sullo spazio), allora occorre trovare una sintesi tra queste due istanze, sintesi capace di riportare il sociale all' interno del naturale.
La via indicata da Reclus parte dall' idea federalistica della aggregazione spontanea delle comunità umane.
In altri termini, lo spazio viene riorganizzato senza l'intervento dell' autorità perché gli uomini che vi abitano non hanno bisogno di coercizioni per vivere, visto che, «ad onta della violenza, la natura tende a rimettere ciascun popolo dentro i confini naturali». Confini, beninteso, che non hanno nulla a che fare con quelli rivendicati dalle varie culture nazionalistiche e patriottiche; questi confini, infatti non esistono in natura, come invece pretendono tali ideologie.
La società anarchica è la società che sostituisce le leggi storiche e artificiali del potere con quelle spontanee della socievolezza naturale. La natura, ovviamente,non è sempre benefica nella sua immediatezza e non è sempre mite in molte sue manifestazioni esteriori; può però essere fonte di giustizia e di libertà, se si instaura correttamente con essa un rapporto capace di cogliere l'intima razionalità che pervade la necessità del tutto.
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