A una visione superficiale la tematica può apparire assai simile a quella che ispirò nella loro azione i sindacalisti rivoluzionari italiani; tuttavia è il Borghi stesso che ci mette in guardia contro il pericolo di assimilare le due correnti, quella anarchica e quella sindacalista-rivoluzionaria. Il sindacalismo anarchico italiano risalendo alle esperienze organizzative francesi del primo '900 si rifaceva in realtà soprattutto alla concezione bakuniniana che affidava alle organizzazioni operaie, quali primi nuclei del movimento rivoluzionario, la funzione di espropriazione capitalistica e poi di assunzione immediata ed unica, sulla base del decentramento federalista, della gestione della proprietà organizzata, mentre i sindacalisti-rivoluzionari italiani - nota polemicamente nelle sue memorie il nostro autore - «erano imbevuti soprattutto di sorelismo». «Noi - afferma il Borghi - ci trovammo a camminare spesso a fianco coi cosiddetti sindacalisti. E molti di noi ci dichiaravamo, spesso e volentieri, sindacalisti. Questo però posso in coscienza affermare: non consentimmo mai alcuna confusione fra il nostro pensiero e quello dei sindacalisti provenienti dal marxismo parlamentare nessun anarchico si considerò mai sindacalista alla loro maniera. Noi partivamo da Bakunin. Essi partivano da Marx, per quanto un Marx riveduto e corretto da Georges Sorel». Oltre al «confusionismo teorico» («sindacalismo senza fisionomia, senza possibilità di autodefinirsi; indeciso sui punti essenziali, come l'elezionismo, il parlamentarismo, lo statismo, il partito politico ecc.») il Borghi rimproverava ai sindacalisti-rivoluzionari di fare del sindacato non un mezzo ma un fine in se stesso, ponendo gli interessi di una sola classe al di sopra del vero ideale anarchico di una rivoluzione il cui scopo era la liberazione completa di tutta l'umanità. «Per noi la classe era un fatto, non un ideale. Quel fatto era inevitabile e benefico in una società divisa in privilegiati e non privilegiati, ma da quel fatto bisognava evadere e non chiudervisi dentro». Rimproverava inoltre ai sindacalisti-rivoluzionari quello stesso spirito fatalistico che, se da un lato privava i social-democratici di ogni volontà di azione inducendoli ad attendere dalla necessaria evoluzione degli eventi la realizzazione delle condizioni del riscatto delle classi lavoratrici, d'altro lato portava i sindacalisti-rivoluzionari ad esaurire la loro azione in una pura ginnastica rivoluzionaria, nell'attesa di una mitica palingenesi sociale. Su questi punti la posizione del Borghi non differiva sostanzialmente da quella di Errico Malatesta e di Luigi Fabbri, che dell'anarchismo organizzatore furono simpatizzanti; ma l'evoluzione successiva degli avvenimenti doveva rivelare una profonda differenziazione di pensiero. È del 1913 la prima edizione dello scritto del Borghi, Fernand Pelloutier nel sindacalismo, in cui si ravvisa un'adesione forse eccessiva al sindacalismo-rivoluzionario francese. «I più vecchi fra noi - riconoscerà più tardi il Borghi - Malatesta, Bertoni, Galleani, avevano notato l'involuzione lenta e non sempre manifesta del movimento (sindacalista-rivoluzionario francese). Perciò si tenevano in guardia». Anche il Fabbri, che in un primo tempo aveva creduto di trovare nel sindacalismo la leva possente che avrebbe aiutato a rovesciare il vecchio mondo capitalistico, sentì il bisogno di rettificare le sue posizioni in rapporto alla teorizzazione fatta dai sindacalisti-rivoluzionari. Questo processo di rettificazione non andava disgiunto da un certo timore che gli interessi strettamente economici di una classe prendessero il soppravvento sull'ideale rivoluzionario anarchico di salvazione integrale dell'umanità. Nello stesso tempo traeva ulteriori motivi di conferma dalla constatazione che di fronte alle crisi interne era impossibile mantenere l'unità del movimento operaio, mentre le ragioni ideologiche dell'anarchismo imponevano che esso «oltre a non essere un movimento di esclusivismi classisti, non avesse dei proletari preferiti e degli altri non preferiti». Dopo aver visto sfuggire la possibilità di esercitare dall'interno del movimento operaio organizzato una pressione rivoluzionaria, a maggior ragione essi dovevano trarre motivo di dubbio sulla validità del sindacato quale strumento rivoluzionario nel constatare l'evoluzione di alcuni membri del movimento sindacalista-rivoluzionario italiano verso forme di «politicantismo», e successivamente verso l'adesione all' intervento in guerra, e nel dover prendere atto dell'inevitabilità di una nuova scissione. Dalla scissione della CGL nacque nel 1912 l'Unione Sindacale Italiana; i suoi primi dirigenti furono Alceste De Ambris, che ricoprì fino al novembre 1914 la carica di segretario, e i compagni sindacalisti-rivoluzionari facenti capo alla camera del lavoro di Parma. «L'Internazionale» di Parma era l'organo ufficiale dell'organizzazione. Le dispute sulla questione dell'intervento in guerra provocarono una successiva divisione delle forze sindacali rivoluzionarie: nel novembre 1914 il gruppo deambrisiano uscì dall'organizzazione per formare l'Unione Italiana del Lavoro interventista, mentre Armando Borghi prendeva la direzione dell'Unione Sindacale e del suo nuovo giornale «Guerra di Classe».
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 25 giugno 2026
giovedì 9 aprile 2026
La nascita di Umanità Nova
Rientrato a Milano il 9 febbraio, Malatesta si occupava principalmente di Umanità Nova. Erano ormai passati dieci mesi dal Convegno di Firenze, nella cui sede si era deliberato di lanciare la campagna di sottoscrizione pro-quotidiano anarchico. Ormai tutto era pronto per l'inizio delle pubblicazioni: il fondo-cassa, i redattori, parte dei diffusori, il programma del giornale, il materiale tipografico ecc. Mancava «solo» una cosa essenziale: la carta. Il governo, tramite la cartiera di Isola del Liri, non sembrava per niente disposto a fornirne agli anarchici per il loro quotidiano, per cui la scadenza del 24 gennaio - preannunciata come data d'uscita del quotidiano - era passata invano. Nel mentre si occupava delle molte questioni connesse con il quotidiano, Malatesta non trascurava la sua consueta attività propagandistica. Il 17 febbraio, per esempio, parlava a Voghera. Tre giorni dopo teneva una conferenza a Milano, il 22 era a Legnano e il 23 a Turro Milanese. Il 27 febbraio, infine, vedeva la luce il primo numero di Umanità Nova, che recava la data «26-27 febbraio 1920»: come presentazione redazionale del nuovo giornale veniva pubblicata, con il titolo «I nostri propositi», la circolare programma che Malatesta aveva scritto a Londra cinque mesi prima e che in quella veste era già stata pubblicata su II Libertario del 9 ottobre 1919. Per salutare la nascita di Umanità Nova, l'Avanti! pubblicava una vignetta del suo disegnatore politico, il noto Scalarini, accompagnata da un favorevole commento redazionale. Per tutto il 1920, Umanità Nova restava l'unico punto di riferimento quotidiano alla sinistra del P.S.I., coagulando intorno a sé l'attenzione ed a volte anche il sostegno dei vari settori della sinistra rivoluzionaria italiana: dall'U.S.I. al Sindacato Ferrovieri, dalla Federazione dei Lavoratori del Mare alla Federazione Giovanile Socialista, dalle correnti massimaliste del socialismo alla Federazione dei Lavoratori dei Porti. Va rilevato che Umanità Nova non si presentava - programmaticamente - come portavoce dei soli anarchici aderenti all'Unione Anarchica Italiana, bensì di tutto il movimento anarchico nel suo insieme. Oltre che dall'Avanti!, l'uscita del quotidiano anarchico era salutata con vivo favore e grandi speranze da tutte le pubblicazioni libertarie, di ogni sfumatura o tendenza. Particolarmente significativa la posizione della Cronaca Sovversiva di Torino, redatta da Luigi Galleani e Raffaele Schiavina, noti esponenti della tendenza anti-organizzatrice. I mesi successivi avrebbero confermato in pieno il successo di Umanità Nova. Per la prima volta nella storia del movimento anarchico di lingua italiana centinaia, forse migliaia di militanti e di simpatizzanti erano quotidianamente mobilitati per diffondere con regolarità e capillarità un giornale quotidiano. Naturalmente, era nelle zone di radicata tradizione libertaria che la diffusione toccava le sue punte superiori. Va d'altra parte rilevato che in alcune zone, dove la tradizionale presenza dell'Avanti! limitava la potenziale penetrazione di Umanità Nova, quest'ultimo riusciva egualmente a prendere piede e perfino, a volte, a sopravanzare il quotidiano socialista. Interessante, in proposito, la testimonianza di una osservatrice attenta come la socialista riformista Anna Kuliscioff, la quale in una lettera a Filippo Turati rilevava: “La classe operaia passa adesso un brutto quarto d'ora di contagio anarchico. Ormai l'Avanti! è quasi boicottato, e gli operai non leggono che l'Umanità Nova, che mi dicono superi ora la tiratura delle centomila copie. Lo affermano i frequentatori della Camera del Lavoro e i viaggiatori nei tram del mattino, ove non si trovano più operai senza l'Umanità Nova in mano. Gli articoli del Malatesta contro la dittatura di qualsiasi governo, fosse anche comunista, distaccano dal massimalismo, ma sono qualche cosa di peggio, perché un'esaltazione dei «buoni» istinti del popolo, che, a rivoluzione compiuta, saprà regolare da sé la produzione e la distribuzione.”
giovedì 1 gennaio 2026
Le prime esperienze politiche di Luigi Galleani (1881-1891) (IV°)
Gli scioperi torinesi del giugno del 1889 coinvolgono una notevole massa operaia e sono caratterizzati dalla partecipazione per solidarietà di categorie non direttamente interessate alle rivendicazioni sindacali. Questa presa di coscienza degli interessi che accomunano le varie categorie operaie deve essere ascritta in gran parte al merito del Galleani, che è infatti individuato, e come tale perseguito, dalla questura di Torino come uno dei massimi responsabili delle agitazioni.
In seguito ai fatti di Torino il Galleani si rifugia in Francia e successivamente in Svizzera, dove le autorità locali lo arrestano nell'ottobre del 1890 per consegnarlo nella mani della polizia italiana. Una amnistia, sopravvenuta nel novembre del 1890, lo rimette in libertà.
La sua partecipazione al Congresso di Capolago dove gli viene attribuito il compito, unitamente a Amilcare Cipriani, di propagandare e organizzare i quadri e le attività dell'auspicato Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario, è indicativa del fatto che il Galleani prosegue la propria lotta sulla falsariga dell'impostazione da lui data alla sua attività politica in questi anni, quale partecipe di quel settore dell'anarchismo propenso all'organizzazione e non nelle vesti di assertore della linea individualistica e antiorganizzativa dell'anarchismo.
I compiti attribuiti al Galleani nel Congresso di Capolago possono essere svolti, a causa delle gravi difficoltà finanziarie, quasi esclusiva-mente in Piemonte. Oltre alla sua nota partecipazione al Comizio Internazionale per i diritti dei lavoratori, tenutosi a Milano nell'aprile del 1891, il Galleani partecipa attivamente ai lavori del
congresso regionale delle federazioni anarchiche del Piemonte e della Liguria e tiene numerose conferenze di propaganda nel Biellese, nell'Astigiano, nel Monferrato e nell'Alessandrino.
Le condizioni in cui si trova a dover operare il Galleani sono però ora diverse da quelle degli anni precedenti: si sta infatti verificando una convergenza nel movimento operaio tra le correnti operaiste e quelle socialiste al fine della costituzione del partito politico di classe. La sua attività politica non può quindi che provocare un inasprimento dei rapporti tra questi gruppi ed i settori anarchici e i suoi interventi polemici contribuiranno ad allargare la frattura in campo operaio fra i «riformisti» e gli intransigenti, frattura che sarà definitiva al Congresso di Genova del 1892, costitutivo del Partito dei Lavoratori Italiani.
Nella primavera del 1891 infatti la partecipazione del Galleani a una serie di conferenze tenutesi ad Alessandria rende evidente il disinteresse dei gruppi operai del luogo per le istanze di cui egli è il portavoce e ne sono segno i commenti polemici che compaiono sull'«Avvisatore alessandrino». I suoi discorsi infiammati non sono però privi di risonanze in quel settore del proletariato che è lasciato ai margini del dibattito politico. Le manifestazioni dei disoccupati che hanno luogo in Alessandria dopo una conferenza tenuta dal Galleani sono attribuite dalle autorità alla sua «perniciosa» influenza. Siamo agli inizi del famigerato decennio repressivo, e Galleani ne è una delle prime vittime. Sulla base dell'accusa
di incitamento all'odio di classe egli viene processato dal tribunale di Alessandria e condannato a tre mesi di reclusione.
Questi fatti segneranno l'inizio di un diverso orientamento dell'attività politica del Galleani che verrà a mano a mano sempre più accostandosi a quei concetti di anarchismo individualista e antiorganizzatore che caratterizzeranno la sua azione negli anni successivi.
giovedì 25 dicembre 2025
Le prime esperienze politiche di Luigi Galleani (1881-1891) (III°)
Nella stessa luce deve essere vista la sua partecipazione, nel settembre del 1887, al III Congresso del POI tenutosi a Pavia, partecipazione avvenuta su mandato della Lega dei lavoratori di Vercelli. Nonostante che il Congresso veda il tentativo da parte dei gruppi anarchici di qualificare il POI come partito socialista in senso anarchico rivoluzionario, non risulta che il Galleani abbia preso parte attiva nel sostenere la proposta avanzata in tal senso da Luigi Molinari con quelle prese di posizioni irruenti che caratterizzeranno la sua successiva dialettica politica. Si deve da ciò dedurre che al Galleani premesse non alienarsi in maniera definitiva le simpatie e l'appoggio di quei gruppi in nome dei quali partecipava al Congresso. Questo suo atteggiamento di attesa è confermato nell’ottobre 1887 dal «Fascio operaio». In un articolo pubblicato su questo giornale infatti esalta la validità dell'opera del «Fascio», gettando però le premesse di quella che avrebbe dovuto essere la naturale evoluzione del movimento operaio nel senso da lui auspicato :«il Fascio ha già fatto molto lavoro, a sbollire questi entusiasmi politici, e a richiamare l'attenzione dei lavoratori sullo stato e le necessità economiche, ha dimostrato più volte e luminosamente che governo e possidenti sono fatti della stessa carne e che ogni forma di reggimento nacque a tutelare non l'ordine sociale, ma le loro spogliazioni».
Questa funzione di trait d'union che il Galleani esplica in questo periodo è illuminante per quanto riguarda la determinazione del contributo anarchico alla formazione dei quadri organizzativi del movimento operaio. Se infatti i limiti tradizionali di economicismo e di corporativismo che caratterizzano il movimento operaio in questo periodo vengono successivamente superati, ciò è dovuto in buona parte alla presenza tra le masse operaie del movimento anarchico, di cui il Galleani è, nel Piemonte, l'uomo di punta. L'organizzazione e la direzione degli scioperi e delle agitazioni proletarie dell'epoca da parte degli anarchici produrrà, come il Galleani auspicava, una progressiva assunzione da parte di un settore delle masse lavoratrici delle concezioni di lotta rivoluzionaria tipiche dell'anarchismo.
In questa direzione si muove il Galleani che nel 1888 tiene una serie di conferenze in vari centri del Piemonte, quali Alessandria e Asti, polarizzando intorno al suo nome l'attenzione degli ambienti operai e socialisti dell'intera regione. Questa tattica qualifica la partecipazione del Galleani alla direzione degli scioperi dei renaioli e dei meccanici che scoppiano a Torino nel giugno del 1888 e degli scioperi dei bottonai e dei cotonieri di Vercelli rispettivamente nel luglio e nell'agosto dello stesso anno. Ed è la stessa tattica che viene impiegata nell'ambito prima della «Gazzetta operaia» e successivamente della «Nuova gazzetta operaia», «sta dunque a noi, non di accettare programmi e linee di condotta del partito operaio, ma di infiltrarci nelle sue file e imprimere alle sue azioni un carattere più rivoluzionario. Ricordiamoci che la borghesia è una classe ben organizzata e che per lottare contro di essa è necessario che anche noi ci organizziamo per non restare sempre dottrinari ringhiosi e impotenti». A questo fine viene programmata la sua partecipazione al congresso del partito operaio che si tiene a Bologna nel settembre 1888. Al Galleani, come rappresentante della «Nuova gazzetta operaia», è affidato il compito di adoperarsi per giungere alla «concordia delle forze» su «un terreno comune in cui le varie scuole possano lottare d'accordo senza equivoche con-fusioni di programma».
Il fallimento di questo tentativo non fa desistere il Galleani dalla politica intrapresa, ché anzi vediamo intensificarsi la sua opera nella attività di direzione degli scioperi nel giugno dell'anno successivo, contrariamente all'ipotesi avanzata in campo storiografico che sostiene che il suo esilio francese sia da far risalire al periodo immediatamente successivo al Congresso di Bologna, quasi come conseguenza del risultato negativo della sua partecipazione al congresso stesso.
giovedì 18 dicembre 2025
Le prime esperienze politiche di Luigi Galleani (1881-1891) (II°)
La formazione politica del Galleani deve quindi ricondursi, in questi primi anni della sua attività, alle due matrici fondamentali del socialismo legalitario e dell'anarchismo comunista, delle quali utilizza, senza per altro porsi il problema della loro interrelazione sul piano ideologico, gli spunti che più gli sono congeniali sul piano dell'attività operativa che egli va svolgendo in questi anni.
Se infatti il fallimento degli scioperi torinesi del maggio-giugno 1886, seguiti da una dura repressione poliziesca, e il contemporaneo scioglimento del Partito Operaio Italiano determinano una reviviscenza di attività da parte degli anarchici in Torino, pare non si debba attribuire al Galleani una diretta partecipazione alla fondazione della «Gazzetta operaia» che di questi gruppi rappresenta la voce, ché anzi l'intervento successivo del Galleani nel giornale determina un dirottamento della linea politica originariamente assunta dal periodico. L'intransigenza della «Gazzetta operaia», che si proclama comunista anarchica, e che si concreta nella sua presa di posizione contro l'organizzazione delle forze anarchiche, nella sua recisa condanna del parlamentarismo, nel rifiuto dei mezzi di lotta legalitari e quindi nella opposizione alle correnti evoluzionistiche e operaiste del socialismo, viene stemperata proprio ad opera del Galleani, che, anche per l'influenza esercitata su di lui dalle nuove posizioni assunte da F. S. Merlino, si fa portavoce della spinta unitaria diretta a far confluire in un solo partito d'azione tutti «i compagni» piemontesi.
L'interesse del Galleani nei confronti del Partito operaio e per l'organizzazione di cui esso è espressione, gli fa superare almeno momentaneamente la polemica che ad esso lo opponeva a proposito del concetto di lotta di classe. In questo stesso anno infatti (1887) il Galleani si fa promotore di una serie di iniziative dirette a incidere nella realtà operaia ai fini della realizzazione di quel programma «unitario» di cui si era fatto sostenitore. Per sua ispirazione nascono quindi a Vercelli il circolo socialista Difesa del lavoro e la Lega dei lavoratori che, avendo come movente ispiratore i concetti di resistenza propri del partito operaio, lasciano in ombra quello che poteva essere l'aspetto polemico dell'intervento del Galleani. In questo periodo infatti egli va puntualizzando quella che è la sua posizione politica nei confronti dei movimenti socialisti. Ma se da un lato questa chiarificazione lo libera definitivamente da quelle reminiscenze democratiche e legalitarie, che avevano caratterizzato i suoi primi anni a Torino, ciò non gli impedisce sul piano operativo di portare avanti un discorso interlocutorio che deve servirgli, nei suoi intendimenti, quale strumento di pressione ai fini di un progressivo ribaltamento su posizioni più decisamente anarchiche di quei gruppi dei quali egli si è fatto parte attiva. Così nel luglio-agosto del 1887 lo troviamo impegnato in un giro di propaganda nel biellese, che ha lo scopo di diffondere tra le masse proletarie della zona il concetto di resistenza economica e di promuovere un movimento unitario in vista di quella che sarà la rivoluzione, che emanciperà tutte le classi sociali ed eliminerà ogni oppressione autoritaria.
giovedì 11 dicembre 2025
Le prime esperienze politiche di Luigi Galleani (I°)
1881-1883
L'anno in cui Luigi Galleani si iscrive all'Università di Torino segna l'inizio di un periodo in cui il gracile movimento socialista torinese, rimasto in ombra dopo la costituzione, nel 1876, di una sezione internazionalista, riprende vigore, in un fervore di iniziative politiche che sboccheranno, nell'aprile del 1882, nella fondazione del periodico socialista «Proximus tuus». Sebbene il giornale si faccia promotore, in un certo qual senso, di una campagna di condanna nei confronti della «sterile intransigenza degli astensionisti che vogliono tutti i diritti o nessuno», l'appello da esso rivolto a tutti coloro che aspirano all'abolizione delle ingiustizie sociali, nonché l'affer-mazione della necessità della creazione di società operaie di resistenza, insieme alla convinzione, propugnata apertamente nelle sue pagine, che la proprietà collettiva delle terre e degli strumenti di lavoro costituiscono la base essenziale del socialismo, non possono che rappresentare un elemento catalizzatore degli interessi del Galleani, che usciva allora dal primo periodo di scapigliata vita universitaria, costellata di numerosi duelli, ma anche di fruttuose prese di coscienza sul piano politico.
È indubbio che una ancora più rilevante influenza sulla formazione politica del giovane Galleani la esercitò la corrente, autodefinitasi comunista anarchica, che trova espressione nelle colonne del nuovo «Proximus tuus». Questo giornale esce nel settembre del 1883 e nel dichiararsi totalmente estraneo al proprio omonimo predecessore, porta tuttavia ad alcune estreme conseguenze quelle che potevano considerarsi presenze anarchiche, sia pure embrionali, di quello stesso giornale. Così dal concetto di proprietà collettiva delle terre e degli strumenti di lavoro si passa a quello della rivoluzione sociale che quando «avrà cambiato le basi fondamentali della società» instaurerà il comunismo anarchico che solo può segnare l'evoluzione delle classi oppresse. Sebbene non sia, allo stadio attuale delle ricerche storiografiche, documentabile la partecipazione e l'apporto del Galleani alla politica di cui si fa portavoce questo secondo «Proximus tuus», è da ritenersi comunque che egli non fosse del tutto estraneo a queste attività. Da un lato infatti troviamo una certa corrispondenza ideologica tra il contenuto del «Proximus tuus» e quello dell'«Operaio giornale della democrazia vercellese» che iniziò le pubblicazioni al principio del 1883 e che segna la prima documentata partecipazione del Galleani alla lotta politica. Dall'altro lato la fondazione da parte dello stesso Galleani del periodico «La boje» di Vercelli, sembra costituire elemento sufficiente per dedurre, se non la diretta partecipazione, almeno l'influenza esercitata su di lui dal gruppo che si era fatto promotore in Torino del giornale «La questione sociale», che si pone, dal punto di vista dei contenuti, come diretta prosecuzione del «Proximus tuus». I concetti espressi dal Galleani nella «Boje», infatti, si ricollegano in maniera assai evidente ai contenuti della «Questione sociale»: la rivoluzione sociale vista come unico strumento per realizzare l'emancipazione totale della classe proletaria e l'ideale libertario visto come fine ultimo a cui deve tendere il socialismo.
giovedì 25 luglio 2024
L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXX
1930
Gennaio - Camillo Berneri, esule dall'Italia dopo l'avvento del fascismo, viene espulso dal Belgio in seguito a una macchinazione ordita dalla polizia. Estradato in Francia, viene condannato a un anno di reclusione.
30 giugno - Francesco Saverio Merlino, avvocato, socialista (nel PSI dal 1901), proveniente dal movimento anarchico, muore settantaquattrenne a Roma. A ventun anni aveva fatto parte del collegio di difesa della «banda del Matese» (Malatesta, Cafiero e altri 24 anarchici internazionalisti) alla Corte d'Assise di Benevento (14-25 agosto 1878). Tutti gli imputati vennero assolti dell'accusa di uccisione di un carabiniere e d'insurrezione (reato politico, compreso in un'amnistia). Nato a Napoli nel 1856, Merlino aveva aderito all'internazionalismo nell'anno del famoso processo. Riflessivo e moderato nel linguaggio, aveva iniziato a pubblicare nel 1879 a Napoli il settimanale anarchico "Il movimento sociale"; esule, aveva militato nei movimenti anarchici d'Europa e d'America. Nel 1900 aveva difeso il regicida Bresci, poi si era accostato al partito socialista.
1931
10 febbraio - Fucilazione di Severino Di Giovanni catturato dopo un conflitto a fuoco con la polizia. Il giorno dopo viene fucilato Paulino Scade), che si era autoaccusato di tutte le rapine commesse dal loro gruppo per condividere la sorte dell'amico. Di Giovanni aveva conosciuto Durruti e appreso la tecnica dell'assalto alle banche per autofinanziamento. Nel 1930 aveva ristampato in edizione curatissima le opere di Elisée Reclus; lo stesso anno prendeva il potere il generale Uriburu che iniziava la fucilazione degli anarchici.
14 aprile - Proclamazione della repubblica spagnola. La maggioranza repubblicana va dai socialisti agli autonomisti fino ai vecchi monarchici liberali. Fuori della maggioranza repubblicana resta la possente organizzazione anarco-sindacalista della CNT-FAI.
29 maggio - Fucilazione a Roma (Forte Braschi) di Michele Schirru, anarchico nato a Padria (Sassari) nel 1899. Il giorno precedente il Tribunale speciale fascista lo aveva ritenuto colpevole di avere intenzione di uccidere Mussolini.
4 novembre - Muore a Caprigliola, nei pressi di Aulla, Luigi Galleani. Era nato a Vercelli nel 1861. Esule negli Stati Uniti, vi aveva fondato "Cronaca Sovversiva", da lui diretto per parecchi anni.
1932
Viene rovesciato in Spagna il presidente del consiglio Manuel Azafia, riformatore borghese; la popolarità sua e del suo partito, l'Izquierda repubblicana, era gravemente diminuita dopo la repressione di un moto anarchico contadino della CNT-FAI a Casas Viejas.
17 giugno - A Roma (Forte Bravetta) fucilazione dell'anarchico veneto Angelo Sbardellotto. Il tribunale speciale lo aveva condannato a morte, come già Schirru, per avere progettato un attentato contro Benito Mussolini.
22 luglio - Muore a Roma Errico Malatesta, una grande figura dell'anarchismo italiano, e indubbiamente uno dei più profondi pensatori libertari di questo secolo. Aveva 78 anni.
1933
11 maggio - Muore in un ospedale di New York l'anarchica italiana Virgilia D'Andrea, esule dall'Italia, col suo compagno Armando Borghi, dopo l'avvento del fascismo. Nata 43 anni prima a Sulmona, aveva scritto poesie e propagandato in Europa e America gli ideali libertari.
10 agosto - Scendono in sciopero i lavoratori dell'Avana. Il dittatore Machado fa sparare sugli scioperanti che si danno al sabotaggio e assaltano i depositi di viveri. Machado è costretto alla fuga meno di un mese dopo.
21 agosto - Gli operai cubani occupano uno zuccherificio nella provincia di Camaguey; vengono successivamente occupati altri 35 stabilimenti. Ai primi di settembre il 30 per cento della produzione di zucchero è sotto controllo operaio. Nel frattempo fanno la loro apparizione Soviet contadini a Mabay, Jaronu, Senado, Santa Lucia e altri centri. I direttori degli stabilimenti sono dichiarati in arresto; operai armati fanno la guardia alle fabbriche. E la più grande agitazione operaia a Cuba. Alla lotta partecipano tutte le forze della sinistra, dagli anarco-sindacalisti ai socialisti ai comunisti. Lo sciopero contribuisce all'eliminazione di Machado e all'avvento al potere di Ramòn Grau San Martin, il quale riconosce le leghe sindacali, il diritto all'assistenza, ad abitazioni migliori, mentre il padronato riconosce, in teoria, la giornata lavorativa di otto ore. I comunisti, che non avevano guidato lo sciopero né l'occupazione armata degli zuccherifici né i soviet rurali, s'inseriscono nella lotta operaia e si mettono alla testa del movimento sindacale. Durante i quattro mesi del governo Grau (e in pratica fino al 1935) essi si rifiutano settariamente di collaborare con le altre formazioni di sinistra. Alla caduta di Grau adotteranno la linea del fronte popolare. Ma sarà ormai troppo tardi. Gli stalinisti passeranno cosi dalla parte di Batista, che sosterranno fino a quando Fidel Castro (da essi avversato come «piccolo borghese») caccerà il dittatore dall'isola (1959). Nel 1938 Batista, reazionario spietato con i lavoratori e le organizzazioni della sinistra, riammetterà nella legalità il partito comunista messo fuori legge ai tempi di Machado. In cambio Batista riceverà l'appoggio dei dirigenti stalinisti, i quali, nel giro delle complicità, in pratica avranno via libera nella classe operaia che cercheranno di mantenere separata dalla guerriglia scatenata da Castro e Ernesto "Che" Guevara.
giovedì 22 dicembre 2022
PIETRO GORI - Sbirri e delatori
Figuratevi dunque, o signori del Tribunale, quale serietà possono avere questi processi, costruiti sulla delazione di confidenti prezzolati, di fronte alle serene fatalità della storia. Non voglio, non posso, non debbo entrare nelle viscere assai magre in verità, di questo mostruoso processo. I valenti colleghi a cui fu riserbata la parte specifica, anatomizzeranno le latebre intime di cotesto non invidiabile parto della fantasia poetica del signor Sironi. Ma affrettandomi alla conclusione del mio dimesso discorso, debbo esternarvi, benché non sia più ingenuo né nuovo a queste cose, la impressione di disgusto, che mi ha cagionato tutto il sistema accusatorio del signor Sironi. Con grandi arie melodrammatiche di salvatore della società, cotesto egregio commendatore vi ha parlato della organizzazione anarchica di Genova e di Sampierdarena, vi ha assicurato della esistenza di circoli e gruppi di propaganda e di azione. Ed alle domande del Presidente e nostre, da chi avesse saputo la tal cosa, da chi la tal altra, il signor questore rispondeva invariabilmente: da confidenti, di cui non posso dire i nomi. Ah! è dunque il sistema d'accusazione anonima che si vuole inaugurare in Italia nei processi politici?.... Che se la voce di chi accusa restando nell'ombra, potesse trovare il menomo ascolto nella coscienza vostra, o magistrati del Tribunale, meglio sarebbe svestire subito la toga, e risparmiare il fiato. Quali grosse risate vorrei farvi fare, raccontandovi qualche tiro innocuo, e qualche tranello giuocato a cotesti vibrioni della società umana che il popolo chiama col più breve e sprezzante dei vocaboli: spie, e potrei persuadervi in breve, della loro perfetta imbecillità intellettuale e morale. Basti una per tutte. Nel circolo di studi sociali di Milano, c'erano un paio d'anni fa, due losche figure di sedicenti coniugi, che avevano in me ed in qualche altro amico destato sospetti di spionaggio. Immaginammo una commedia. Un amico impiegato commesso di commercio, e senza colore politico, aveva una strana rassomiglianza con l'avv. Saverio Merlino. Lo incaricammo di sostenere la parte, come se fosse venuto a Milano incognito, giacché il vero Merlino era attivamente ricercato dalla polizia. I due sospettati messeri, sentendo parlare del Merlino in Milano, mi proposero di invitarlo a pranzo a casa loro. Il pseudo Merlino accettò con entusiasmo quel pranzo pagato dai fondi segreti. Ma ad un cenno convenzionale d'uno dei due loschi coniugi, egli fu, nel traversare la Galleria V.E. arrestato da un nugolo di poliziotti, che credettero sul serio (in seguito a delazione formale) d'aver acchiappato il vero Merlino. E fu d'uopo che la stampa locale raccontasse la solenne canzonatura, perché lo rilasciassero. Vi sia termometro questo fatto, o signori del Tribunale, per valutare, come meritano, le delazioni dei confidenti rispettabili del signor Sironi. A Luigi Galleani resta, è vero, una grande colpa. Si trova questa registrata nella ordinanza di rinvio della Camera di Consiglio. O Galleani, tu avevi parlato qualche volta, mentre passava col treno celere per la stazione di Sampierdarena, col terribile agitatore anarchico milanese, Pietro Gori - sai? quello che le questure del Regno fanno incessantemente pedinare come te! Perdona a lui, o amico sereno; chi poteva mai dubitare che quei fraterni abbracci avrebbero un giorno dovuto pesare, a tuo danno, sulla bilancia della giustizia? Chi avrebbe mai pensato che dopo tanto sangue sparso per la libertà, dopo tanti fiumi d'inchiostro e tanti torrenti di retorica consacrati a celebrare i fasti d'una nuova Italia - una cotoletta divorata in comune nel buffet d'una stazione tra l'arrivo e la partenza del treno, potesse costituire l'elemento d'un complotto dinamitardo, e che una stretta di mano, senza misteri data, all'amico che passa potesse fornire la prova d'un'associazione di malfattori? All'infuori di questi tremendi colloqui con l'amico di passaggio, sotto la tettoia d'una stazione, quale altro fatto concreto potete porre a carico di Galleani? E se sono cotesti intimi colloqui con lo spaventevole agitatore milanese che maggiormente aggravano il Galleani, perché mai l'odiato babau delle polizie fu prosciolto dall'accusa, e può ora, drappeggiandosi nella inviolabilità della toga, vendicarsi con questo discorso giudiziario del negatogli onore di vedersi tra quei malfattori intemerati?


















