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Visualizzazione post con etichetta Victor Serge. Mostra tutti i post
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giovedì 6 novembre 2025

Otto lettere: ANARCHIA

E' sorprendente come certe parole abbiano in se la caratteristica di spaventare gli animi, proprio mentre l'idea alla quale corrispondono se ne va per il mondo e, purché si nasconda sotto un altro nome, è tranquillamente accolta. Una di queste è la parola anarchia.  (César De Paepe)

Gli anarchici intendono vivere senza dio e senza padrone; senza principali e senza direttori; a-legali, senza leggi così come senza pregiudizi; a-morali, senza obblighi così come senza morale collettiva; vogliono vivere liberamente. Nel loro intimo sono sempre degli a-sociali, refrattari, al-di-fuori, marginali, fiancheggiatori, disadattati. E se saranno obbligati a vivere in una società la cui costituzione ripugna al loro carattere, vi si stabiliranno come forestieri. (Emile Armand) 

Si può essere cattolici, liberali, radicali, socialisti, sindacalisti persino, senza nulla cambiare nella propria esistenza... L'anarchia invece obbligava innanzitutto a conciliare perfettamente parole e azioni, esigeva un totale cambiamento del proprio modo di essere. (Victor Serge)


giovedì 19 giugno 2025

L'autorità corrompe

L'autorità corrompe. Oserei dire che praticamente nessuno è sfuggito alla sua azione demoralizzante. Ecco perché mi sembra di formulare un assioma dicendo che l'esercizio dell'autorità è una delle forme più pericolose di sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. Perché colui che compie la volontà di un altro è sfruttato da questo. Ora, in questo campo, l'uso è inseparabile dall'abuso. Non si sa dove finisce l'uno, dove comincia l'altro. Nella pratica quotidiana di una rivoluzione, l'autorità è la maggior parte delle volte l'arbitrio, e gli abusi, piccoli e grandi, diventano così numerosi che sarebbe puerile volerli considerare casi isolati. Ed è cosa spaventosa e penosa vedere come l'esercizio di un potere, anche se momentaneo, può trasformare il primo venuto in tiranno. La mania di comandare, di prescrivere, di decretare, di arrestare e di vessare, soprattutto quando conquista le masse incolte, è stata una delle più grandi cause di crudeltà e di errori della rivoluzione russa. Esperienza molto vecchia del resto. Si rilegga la storia della dittatura giacobina.


giovedì 9 gennaio 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte L

1946 

Marzo - L'Unione Spartaco e dissidenti della FAI danno vita alla Federazione libertaria italiana. Il giornale "L'Internazionale" diventa il suo organo. La FU I confluirà, dopo la scissione di Palazzo Barberini (rottura tra Saragat e Nenni), nel Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, saragattiano, di tendenza filo-occidentale. 

1947 

17 novembre - Muore esule al Messico Victor Serge (nome di battaglia di Viktor Kibalcic), nato nel 1890 a Bruxelles da famiglia russo-polacca (il padre era uno studioso anti-zarista fuggito in Occidente, la madre, di piccola nobiltà polacca, aveva abbandonato   la vita borghese di Pietroburgo per andare a studiare a Ginevra). Il piccolo Victor aveva peregrinato coi genitori sulle vie del mondo tra  Londra, Parigi, la Svizzera e il Belgio. Aveva conosciuto la fame nella malinconica via di Whitechapel, luogo d'incontro londinese degli anarchici e dei rivoluzionari russi, nella Parigi della cosiddetta belle époque, in un sobborgo di minatori a Liegi. Il suo fratello minore mori di fame in Belgio; Serge si salvò perché il padre ottenne la nomina all'Istituto di anatomia dell'Università di Bruxelles. In una strada provinciale di Bruxelles attaccò briga e fece conoscenza con un ragazzino occhialuto che morirà sulla ghigliottina a vent'anni, coinvolto nei misfatti della banda Bonnot: Raymond Callemin, noto alle cronache criminali del 1912-13 come Raymond-la-scienza per la sua passione scientista di marca positivista. Raymond è allora un ragazzo che campa facendo tutti i mestieri: assieme i due scoprono il mondo delle letture, delle evasioni, e più avanti, della lotta di classe, delle battaglie di strada, delle viltà sindacaliste e della rivolta. A Parigi Victor, metà operaio metà intellettuale, diventa un rivoluzionario, Raymond dapprima un anarchico individualista, poi un bandito. Si lasciano, ma quando la banda  Bonnot  viene sgominata, anche Serge deve farsi 5 anni di carcere per le idee anarchiche che professa. Dal «mondo senza evasione possibile» del 1906-1912 Serge ha la forza di uscire trovando una ragione di vivere: la vittoria della rivoluzione. Scarcerato, è a Barcellona nel 1917; aderisce alla CNT, adotta il nome di Victor Serge, si batte nel Comité Obrero, vive l'angoscia e l'entusiasmo della guerra, del dopoguerra e dell'attesa del nuovo scatenata in Spagna e nel mondo dalla rivoluzione russa. Sconfitta l'insurrezione anarchica, internato in Francia, raggiunge Pietrogrado nel gennaio del 1919, aderisce al comunismo senza rinunciare del tutto alle sue  intime convinzioni libertarie, combatte per l'edificazione del socialismo accanto a Lenin, Zinoviev, Trotzki di cui condivide la sorte dopo la morte di Lenin. Vive al fianco del vecchio  rivoluzionario gli anni della rivoluzione nel vicolo cieco dal 1926 al 1928, lottando con l'opposizione di sinistra, trotzkista e operaia, contro la dittatura burocratica di Stalin. Vive dal 1928 al 1933 gli anni di resistenza alla controrivoluzione staliniana, le provocazioni poliziesche e lo strangolamento  dell'Opposizione. Arrestato nel 1933, deportato in  Siberia, viene liberato nel 1935 per intervento di Salvemini, di Romain Rolland e di altri progressisti riuniti in un congresso di scrittori. Deportato in Occidente, ritrova la Parigi delle lotte giovanili. Boicottato dai comunisti, per campare fa il correttore di bozze: è un operaio della penna, come in gioventù. Si dedica alla lotta instancabile contro il fascismo e lo stalinismo; dopo l'invasione della Francia da parte dell'esercito hitleriano, riesce (1941) a fuggire al Messico. Nato politicamente nell'anarco-sindacalismo, Serge dal   bolscevismo ritorna all'anarco-sindacalismo. Durante l'inverno 1937-38  lui, Max Eastman, Boris Souvarine, Ciliga e altri ex comunisti  e filo anarchici sollevarono la questione della responsabilità di Trotzki nella repressione  di Kronstadt nel 1921. Fu un tentativo di scoprire dove e quando esattamente si era manifestata  nel  bolscevismo la malattia mortale che aveva dato origine allo stalinismo. Anche Serge rimprovera a Trotzki di non avere rotto con il bolscevismo;  ma conserva del grande leader rivoluzionario un ricordo rispettoso che lo indurrà a collaborare tra il 1942 e il 1946 con Natalia Sedova  (vedova di Trotzki assassinato da un sicario staliniano nel 1940) alla stesura di Vita e morte di Trotzki (Parigi 1951). Oltre ad articoli e saggi politici, ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui Anni spietati, e le importanti opere di carattere politico Gli anarchici e l'esperienza della rivoluzione russa, Memorie di un rivoluzionario 1901-1941 e L'anno primo della rivoluzione  russa



giovedì 7 marzo 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte X

1913 

3 febbraio - Si apre a  Parigi il processo alla  banda Bonnot. I «banditi tragici» (come sono stati battezzati dalla stampa) avevano praticato in gioventù ideali anarchici; anche un intellettuale come Victor Kibalcic (il futuro Victor Serge) che si era da tempo dissociato dagli amici di Bonnot, viene processato e condannato come complice. L'ultima belle époque della classe dominante era stata attraversata dal grido di battaglia «morte alla borghesia!» lanciato da questi piccoli banditi, incoscienti ma a loro modo generosi e rappresentativi, le cui imprese hanno perduto via via ogni connotazione politica; ma  Bonnot continua a essere definito «l'anarchiste » dai giornali borghesi. Jules Bonnot era nato nel 1876, di famiglia operaia; operaio lui stesso, a quindici anni viene cacciato dal lavoro per insubordinazione. Due anni dopo, nel 1893, a Besangon, una rissa per una ragazza gli sporca la fedina penale: è allora che l'ingiustizia sociale fa di questo ragazzo un ribelle. È l'anno in cui, al corteo del primo maggio, l'esercito spara sui lavoratori provocando dodici morti e trentotto feriti. Jules conosce gli anarchici, legge i primi opuscoli sovversivi. Cacciato dal padre, si reca a Nancy ove fa la fame e viene salvato da una prostituta di buon cuore, ma deve partire per il servizio militare che lo ricaccia in un mondo di ottusa bestialità. Impara l'uso delle armi, diventa il campione della compagnia al tiro al fucile Lebel. Smobilitato, si sposa e trova lavoro come ferroviere. Sembra felice: ma per aver  protestato con i superiori troppo arroganti, viene licenziato e messo sulla lista nera. Non trova più lavoro in Francia e deve emigrare in Svizzera. Espulso con la moglie, trova un  posto a Lione come meccanico di automobili: abbandona il sindacalismo, stanco di lottare. Ma quando scoppia uno sciopero non se la sente di fare il crumiro. E licenziato. Comincia l'odissea di Bonnot da un paese all'altro, da un lavoro all'altro, perseguitato come ogni lavoratore che osi scioperare, disoccupato come centinaia di migliaia di persone in un'epoca che la convenzione ha chiamato belle époque. Bonnot si ammala ai polmoni e viene abbandonato dalla moglie che si mette con un sindacalista. Guarito, decide di vendicarsi con mezzi  moderni. Prende la patente, comincia a rubare motociclette e automobili, si associa con l'anarchico italiano Platano, detto anche Mandino, Mandolino o Sorrentino, coinvolge nei furti altri anarchici inconsapevoli o incoscienti, mescola nella sua vendetta a una società profondamente ingiusta la sua ansia di rifarsi un'immagine «temuta», da buttare sul muso a quanti l'hanno disprezzato, come il padre e la moglie. Scongiura la moglie, cui racconta di essere diventato un onesto operaio, di lasciargli  almeno vedere suo figlio. Lei lo butta fuori. Bonnot è disperato e isolato: non gli piacciono i malviventi senza ideali, gli ubriaconi da osteria. Si riprende, va a Londra, diventa l'autista di Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes, studia l'inglese e il tedesco. Tornato  a Lione, scassina con l'aiuto di Platano la

casa di un notaio; l'auto serve per la fuga. Ripara a Parigi, rimasto solo dopo aver ucciso in una lite Platano; cerca la complicità di altri ex anarchici: non è una vera banda ma un gruppetto di balordi che coinvolge nelle sue imprese, furti, rapine, seguiti da rivoltellate quando si vede scoperto: due ispettori di polizia cadono sotto i suoi colpi. Anche la «banda » Bonnot conosce il piombo. Il 28 aprile 1912 Bonnot stesso, ancora vivo, è finito con un colpo di pistola dalla polizia. Gli scampati vengono processati, assieme a presunti complici: in tutto 22 accusati, tra cui Victor Kibalcic e la sua amica Rirette Maitrejean, responsabili del giornale "L'Anarchie". Victor (un intellettuale che per campare ha lavorato come operaio) è un abile ragionatore; condanna la violenza individuale ma ne spiega in aula le radici sociali: il presidente lo teme, gli toglie la parola, non lo lascerà più parlare. Anzi, Victor viene accusato di essere il capo della  banda, «l'ideologo». Tesi ridicola, infondata, e  ben presto abbandonata dall'accusa. Quattro condanne a morte, due all'ergastolo, altre a 32, 26 anni, altre pene minori, quattro assoluzioni (tra cui Rirette). Victor, riconosciuto colpevole di nulla, ma per tenere in piedi la teoria che esisteva una banda e quindi un capobanda: condanna a cinque anni. Victor non rivedrà  più l'affascinante Rirette: passerà dalla Francia, nel 1917, in  Spagna, raggiungerà Barcellona, vi troverà lavoro come tipografo, parteciperà all'insurrezione anarchica del luglio 1917. 

29 luglio - Malatesta parte dall'Inghilterra per l'Italia. Si fermerà in agosto ad Ancona, dove da alcuni mesi si pubblica la rivista "Volontà". 

Dicembre - Luigi Fabbri pubblica a Firenze Lettere a un socialista.  



giovedì 24 dicembre 2020

Alle origini dell'anarchia - Parte ventunesima

Varato il giornale, Serreaux intensificò il suo operato di spia e agente provocatore. Riesce a far passare una linea oltranzista, violenta, e sulle stesse colonne del giornale fa pubblicare nomi e indirizzi dei gruppi e dei più noti anarchici. Oltre a Gautier collaborano al giornale vecchi rivoluzionari come Louise Michel appena tornata dalla deportazione e anarchici italiani come Carlo Cafiero e il giovane Saverio Merlino. Altri persistono nella loro diffidenza, che trova conferma quando Andrieux lascia la Prefettura di Parigi e i fondi vengono a mancare e il  giornale deve chiudere. E durato esattamente un anno. (Gli anarchici restano senza un loro organo regolare fino al 1885, quando "Le  Révolté", che Jean Grave fa uscire a Ginevra, viene spostato a Parigi. Nel 1887 cambia testata in  "La révolte" e infine chiude nel marzo del 1894 sotto l'ondata dell'isterismo antilibertario e della repressione poliziesca scatenatasi dopo l'attentato al presidente della repubblica Sadi Carnot.) 

18 maggio. Cessa le pubblicazioni il foglio socialista libertario "Le Mirabeau", fondato a Verviers (Belgio) nel 1868, quando la I Internazionale era molto forte (42 sezioni nella sola regione di  Charleroi). Esule in Belgio nel 1858, Proudhon vi aveva portato le idee mutualistiche e autonomiste, espresse anche dal giornale "Liberté" (seconda serie). Tra i proudhoniani belgi sono attivi Guillaume, De Greef, Hector Denis, Victor Arnould, César Depaepe, Eugène Hins, che sostengono lo sciopero del Borinage nel 1869 e la manifestazione antimilitarista del 1870 a Verviers. "Le Mirabeau" e "L'Internationale"  protestano, con la sezione belga, contro l'esclusione di Bakunin e Guillaume dal Congresso dell'Aia (1872). Depaepe, De Greef e Denis entreranno successivamente nel Partito operaio belga (marxista) fondato nel 1885, quando gli anarchici, ridotti a esigua minoranza, saranno attivi solo a Liegi. 

1881 

13 marzo. Lo  zar Alessandro II, già sfuggito a diversi attentati, muore dilaniato da una bomba a San Pietroburgo. Il partito della Volontà del popolo (partito clandestino che reclama per il popolo russo «terra e libertà») pubblica l'indomani la sua condanna a morte. Il 9 aprile sono processati il chimico Nikolai Kibalcic (lontano parente di Victor Kibalcic - Victor  Serge, l'operaia Hessa Mirov Helfmann, la giovane nobile Sofia Petrovskaia, Nikolai  Rissakoff  (l'unico che abbia preso parte diretta all'attentato), Gabriel Mikhailoff, contadino di 21 anni, e lo studente Zeliaboff. Tutti rivendicano la propria parte nell'attentato, compiuto in nome del popolo russo per protestare contro la feroce repressione seguita alle prime riforme, e per «aprire il varco alla rivoluzione sociale». Tutti sono condannati a morte. Hessa Helfmann, incinta, andrà ai lavori forzati in Siberia. Aprile. Costa fonda a Cesena l'"Avanti!". Nell'agosto socialisti e anarchici ricostituiscono clandestinamente il Partito socialista in Romagna, che su proposta di Costa si chiama PS Rivoluzionario e si dichiara unitario nei confronti degli  anarchici di cui accoglie il principio federativo. 

1886 

4 maggio. A Chicago scoppia una bomba in Haymarket Square, nel corso di un comizio dei lavoratori in lotta per le otto ore. La polizia spara sugli scioperanti, che rispondono al  fuoco. Decine di morti e feriti rimangono sul terreno. Accusati di essere gli ispiratori delle violenze, saranno impiccati l'11 novembre 1887 gli anarchici Spies, Parsons, Lingg, Fischer e Engel.



giovedì 10 novembre 2016

Le radici libertarie di Victor Serge

Scrittore francese di sangue e spirito russo, romanziere, poeta, storico, giornalista e traduttore, Victor-Napoleon Lvovich Kibalchich – alias Victor Serge, Le Rétif, Le Masque, Ralph, R. Albert, Victor Stern, Victor Klein, Alexis Berlowsky, Sergo, Siegfried, Gottlieb, V. Poderewski e qualche altro pseudonimo – nacque in esilio a Bruxelles, il 31 dicembre 1890, e morì, sempre in esilio, a Città del Messico, il 17 novembre 1947. Visse il mondo ipocrita della Belle Époque, l’esaltazione comunista degli anni Venti e l’incubo totalitario della mezzanotte del secolo. Passò per le correnti più importanti del movimento operaio: il socialismo riformista, il comunismo anarchico, l’individualismo, l’anarcosindacalismo, il bolscevismo e il trotzkismo, senza mai abbandonare una spiccata sensibilità libertaria. Trascorse una decina d’anni di prigionia in diversi Paesi, partecipò a tre rivoluzioni – la spagnola (1917), la russa (1919-20) e la tedesca (1923) – e fu attivo anche in Belgio, Francia, Austria e Messico. Sopravvisse al Gulag e alla barbarie nazista, e fu tra i primi a qualificare l’URSS come un regime totalitario.
Autore di culto, sebbene quasi sconosciuto al grande pubblico, non sviluppò un sistema dottrinale né lasciò una scuola di pensiero. Non fu neppure un intellettuale nel senso tradizionale; in ogni tappa critica, cercò di dare alle esigenze dello spirito uno sbocco nell’azione. La sua attualità risiede nella riflessione traboccante, letteraria e poetica ancor più che teorica, sulla tragedia di una rivoluzione che divora se stessa. Nelle centinaia di pagine che dedicò a questo tema, mantenne la freddezza dell’analista distaccato conservando, allo stesso tempo, la passione militante e la certezza di un avvenire migliore. È impossibile avvicinarsi all’opera di Victor Serge senza evocare le sue vicende umane. Nato nel seno di una famiglia poverissima, cominciò a guadagnarsi la vita a quindici anni. Fu, in ordine successivo, apprendista fotografo, fattorino, gasista, disegnatore tecnico, tipografo, traduttore, giornalista e correttore di bozze. Un lontano parente, il chimico Nicolai Kibalchich, era stato l’esperto in esplosivi della Narodnaia Volia (Volontà del Popolo), la famosa organizzazione rivoluzionaria erede del populismo, che vedeva nella comune rurale russa (il mir) la possibilità di costruire un socialismo contadino. In casa Kibalchich, la poesia sostituiva la preghiera e si narravano storie di attentati, processi e fughe dalla Siberia, in un’atmosfera analoga ai romanzi di Dostoevskij, Chernichevsky e Turgenev. Nei tanti alloggi di fortuna dove visse la famiglia, poteva mancare il pane, ma vi era sempre un samovar fumante, libri in varie lingue e foto di vittime della repressione. La famiglia sopravviveva a stento: Raoul-Albert, il fratellino minore, morì di fame e, anni dopo, la madre Vera finì stroncata dalla tubercolosi, la malattia dei poveri.
Da quei genitori atipici che lo colmarono d’affetto, senza mandarlo a scuola, Victor ereditò il raro dono della coscienza sociale, un’insaziabile curiosità intellettuale e una grande indipendenza di spirito. Il padre Leonid, che si rifaceva all’evoluzionismo di Herbert Spencer, trasmise al figlio la cultura scientifica e materialista del suo tempo, mentre Vera, donna di grande sensibilità e raffinatezza, lo iniziò alla poesia e alla letteratura universale. A ciò bisogna aggiungere un sapere fatto di biblioteche popolari, circoli di studio, pubblicazioni sindacali, feuilleton, opere di divulgazione scientifica e tutto l’arsenale della cultura popolare dell’epoca.