La malattia è la condizione essenziale del processo di produzione capitalista, il preliminare ed il risultato. Il processo di produzione capitalista è un processo di distruzione della vita. Continuamente si distrugge la vita e si produce capitale. L'accumulazione è infatti l'unico scopo del capitale. La malattia si produce collettivamente: il lavoratore produce collettivamente il suo isolamento nei processi di lavoro e questo isolamento aumenta con l'apparizione dei primi sintomi della malattia. L'organizzazione sanitaria, infatti, interpreta la malattia non come un destino collettivo, ma come una défaillance individuale. Il capitalismo produce la malattia che è l'arma più pericolosa per la sua esistenza. E' per questo che il capitale si scatena contro il momento progressista della malattia con tutte le armi disponibili (polizia, organizzazione sanitaria, ecc.). Il malato è perciò sfruttato due volte: quando cessa di essere sfruttabile sul luogo di lavoro, viene isolato e destinato al ruolo di consumatore dei prodotti farmaceutici. Il momento progressista della malattia, la protesta, viene soffocato; il suo momento reazionario, l'inibizione, è riprodotto nel momento della guarigione. Si toglie al malato il suo bisogno di trasformazione. Vivere significa trasformare, lottare contro la violenza della natura e per la sua appropriazione produttiva. Opponendosi alla trasformazione, la società capitalista si oppone alla vita stessa e si rende colpevole di un assassinio permanente e organizzato, chiamato educazione, famiglia, scuola, il cui unico scopo è il soffocamento di ogni esigenza umana in favore della violenza naturale, l'accumulazione capitalistica.
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
Translate
giovedì 2 luglio 2026
giovedì 17 dicembre 2020
Il dominio del sapere come potere sugli altri
L’ideologia, la quale si fonda su ragioni superficiali ed esterne all’uomo, si presenta anch’essa come una soluzione-cura alla malattia di cui soffrono gli uomini (i famosi mali sociali). Essa riconosce che il corpo e la vita degli uomini sono malati, che c’è bisogno di cure, ed in questa prospettiva emerge la funzione del sacrificio. La scienza, venuta anch’essa a salvare l’uomo e il mondo dalle loro malattie, concepisce la vita e il vivere come un male da cui curarsi. Ne derivano altri mali, che nascono attraverso la cura, il progresso, la cura della natura. L’uomo e tutto il suo sviluppo non sono stati altro che decorsi di una più grande malattia: la soppressione della vita. La volontà di potenza è quindi intesa come rivolta degli uomini che, immaginandosi sani, vogliono vivere, liberati dalla grande ossessione di immaginarsi malati. La malattia è il non vivere, la cura è la soppressione della vita. La libertà parte dal riconoscersi sani, vivi, carichi di desideri da realizzare come godimento. Anche la democrazia presenta un aspetto molto comune: la malattia generalizzata fra gli uomini i quali si sentono rassicurati dal fatto che il vivere malati è di tutti. Nessuno gode, tutti si curano come meglio credono contro la vita. Tale è l’idea della democrazia: illudere gli uomini sulla impossibilità di godere, come condizione comune a tutti.
Siamo circondati da un mondo di "igienisti" del corpo e della mente. Sulle loro ragioni si sono costruite tutte le allucinanti prospettive degli uomini, volti permanentemente verso un compito di controllo e repressione della vita.
La nostra irresponsabile "follia" consiste nell’attaccare il concetto di "malattia" e, con questo, il concetto conseguente di "cura". E’ facendo perno su questa follia che possiamo veramente attaccare alla radice tutte le ragioni che sostengono il vecchio mondo, in quanto si rovesciano così tutte le prospettive dell’epoca attuale, basate sull’intenzione di mobilitare gli uomini contro se stessi, quindi di mantenere la dominazione come servitù volontaria.
Bruciare tutte le prospettive di un mondo forgiato sulle catene del sapere come potere sugli altri, significa avere messo a nudo le ragioni del dominio fra gli uomini, le quali si presentano sempre come ricerca di una soluzione per curare il mondo dei suoi mali. L’autoliberazione gioiosa di ciascuno e di tutti non può che forgiarsi sulla liberazione-realizzazione dei desideri individuali.
giovedì 10 gennaio 2019
Il crescente ricorso alla malattia
Se anche questa retorica ci vuole far credere che la responsabilità è tutta dell'individuo (piuttosto che della società), e che quindi il cambiamento dovrebbe investire l'individuo (e non la società), la questione non cambia. Dopo tutto, si tratta pur sempre di un imperativo morale: l'idea è che, se il problema può essere trattato per via medica, e la persona può essere trasformata di conseguenza, allora sia doveroso procedere in tale senso.
Etichette come "salute" e "malattia", per altro, non hanno soltanto un effetto depoliticizzante. A questo se ne aggiunge anche uno escludente. Non è un caso che il movimento femminile si sia dato l'obbiettivo di influire di più sullo sviluppo dei servizi sanitari. Le donne non si limitano a criticare il potere a cui si sono arrese, ma denunciano l'utilizzano delle differenze biologiche - e di quelle, vere o presunte, di salute - per escluderle da molti aspetti della vita sociale.
giovedì 16 aprile 2015
Non siamo depressi, siamo in sciopero
atti di resistenza nella guerra in corso, ribellioni e centri di energia contro ciò che cospira per normalizzarci e amputarci. L’Io non è ciò che in noi è in crisi, ma la forma che cercano di imprimerci. Si vuole fare di noi degli Io ben delimitati, ben separati, classificabili e censibili per qualità, in breve: controllabili; in realtà siamo creature tra le creature, singolarità fra i nostri simili, carne viva che tesse la carne del mondo. Contrariamente a quanto ci ripetono fin da bambini, l’intelligenza non consiste nel sapersi adattare; tale è, al massimo, l’intelligenza degli schiavi. Il nostro essere disadattati, la nostra stanchezza, costituiscono un problema solo dal punto di vista di chi ci vuole sottomettere. Essi indicano piuttosto un punto di partenza, un punto di congiunzione per inedite complicità. Mostrano paesaggi molto più instabili, ma infinitamente più condivisibili di tutte le fantasmagorie conservate da questa società.
Non siamo depressi, siamo in sciopero. Per chi rifiuta di gestirsi, la depressione non è uno stato, ma un passaggio, un arrivederci, un passo a lato verso una disaffezione politica rispetto alla quale l’unica conciliazione possibile è quella medicale e poliziesca. Perciò questa società non esita a imporre il Ritalin ai bambini troppo vivaci, a moltiplicare le forme di dipendenza farmacologica e a diagnosticare
disturbi comportamentali sin dai tre anni.
È l’ipotesi dell’Io ad incrinarsi in ogni dove.
giovedì 19 luglio 2012
La nostra irresponsabile follia consiste nell’attaccare il concetto di malattia
La religione si fonda sul riconoscimento che il corpo è infetto, malato, per cui necessita una cura-soluzione, cioè il sacrificio di ciò che è ritenuto causa della malattia, cioè la vita. Da qui la grande soluzione-rivelazione: vivere nella soppressione-espiazione continua rivolti contro la vita ed avere in cambio la salvezza. L’ideologia, la quale si fonda su ragioni superficiali ed esterne all’uomo, si presenta anch’essa come una soluzione-cura alla malattia di cui soffrono gli uomini (i famosi mali sociali). Essa riconosce che il corpo e la vita degli uomini sono malati, che c’è bisogno di cure, ed in questa prospettiva emerge la funzione del sacrificio. La scienza, venuta anch’essa a salvare l’uomo e il mondo dalle loro malattie, concepisce la vita e il vivere come un male da cui curarsi. Ne derivano altri mali, che nascono attraverso la cura, il progresso, la cura della natura. L’uomo e tutto il suo sviluppo non sono stati altro che decorsi di una più grande malattia: la soppressione della vita. La volontà di potenza è quindi intesa come rivolta degli uomini che, immaginandosi sani, vogliono vivere, liberati dalla grande ossessione di immaginarsi malati. La malattia è il non vivere, la cura è la soppressione della vita. La libertà parte dal riconoscersi sani, vivi, carichi di desideri da realizzare come godimento. Anche la democrazia presenta un aspetto molto comune: la malattia generalizzata fra gli uomini i quali si sentono rassicurati dal fatto che il vivere malati è di tutti. Nessuno gode, tutti si curano come meglio credono contro la vita. Tale è l’idea della democrazia: illudere gli uomini sulla impossibilità di godere, come condizione comune a tutti.
Siamo circondati da un mondo di "igienisti" del corpo e della mente. Sulle loro ragioni si sono costruite tutte le allucinanti prospettive degli uomini, volti permanentemente verso un compito di controllo e repressione della vita.
La nostra irresponsabile "follia" consiste nell’attaccare il concetto di "malattia" e, con questo, il concetto conseguente di "cura". E’ facendo perno su questa follia che possiamo veramente attaccare alla radice tutte le ragioni che sostengono il vecchio mondo, in quanto si rovesciano così tutte le prospettive dell’epoca attuale, basate sull’intenzione di mobilitare gli uomini contro se stessi, quindi di mantenere la dominazione come servitù volontaria.
Bruciare tutte le prospettive di un mondo forgiato sulle catene del sapere come potere sugli altri, significa avere messo a nudo le ragioni del dominio fra gli uomini, le quali si presentano sempre come ricerca di una soluzione per curare il mondo dei suoi mali. L’autoliberazione gioiosa di ciascuno e di tutti non può che forgiarsi sulla liberazione-realizzazione dei desideri individuali.




