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giovedì 10 settembre 2026

1848 il pensiero libertario francese – Parte seconda

Agli inizi del Novecento, in Francia, molti modernisti, inclusi Picasso, Kupka, Vlaminck e molti altri, consideravano il pensiero anarchico inerente all’idea di avanguardia artistica e crearono un nuovo linguaggio formale, espressione di un desiderio di cambiamento rivoluzionario nell’arte come nella società. Inoltre, molti degli artisti che aderirono a correnti come quella del cubismo, avevano lavorato come disegnatori per la stampa umoristica parigina di critica radicale. Benché ciò sia noto da tempo, gli storici dell’arte hanno sempre esitato a collegare queste due soluzioni. Nonostante per molti pittori il fatto di disegnare vignette fosse più un incarico remunerato che una azione propagandistica, vi sono anche figure impegnate su entrambi i frangenti, come Juan Gris, pittore aderente al cubismo ma al tempo stesso impegnato nell’espressione delle sue idee nelle vignette in prevalenza monocromatiche che hanno popolato riviste illustrate come quella su cui si concentra questa tesi, per esempio “L’Assiette au Beurre”. Gris odiava la società capitalista e decise di combatterla con una dinamite fatta dell’acidità dei suoi disegni e con la violenza nelle sue didascalie. Entrò in contatto con l’anarchismo in virtù del suo antimilitarismo e della sua vena anticlericale e collaborò con scrittori anarchici come Charles Malato nella realizzazione della rivista sopra citata, punto di par-tenza di questo studio. Infatti, dopo una prima parte di ricostruzione storica delle produzioni letterarie dei personaggi che hanno fondato l’anarchismo francese – come Proudhon, Bellegarigue, Dejacque, Coeurderoy – e un’analisi sull’avvento del giornalismo libertario unito alla dottrina mutualista sviluppata durante l’Internazionale (con accenni anche al periodo della “propaganda col fatto”e alla Comune di Parigi), ci si è concentrati sull’espressione comunicativa presente in alcune riviste dell’epoca. In particolare si sono presi in esame periodici come “Les Temps Nouveau”, diretto da Jean Grave, “Le père Peinard”, “La guerre social”, “La Voix du peuple” e tantissimi altri fino ad arrivare alle riviste illustrate, per la maggior parte umoristiche, di cui Parigi era colma, come “Le Rire”, “Le journal pour tous”, “Le Figaro illustré”, solo per citarne alcune, e soprattutto “L’Assiette au Beurre”.
Quest’ultima fu un punto di incontro tra anarchismo e modernità, proponendo una grande quantità di approcci diversi dell’anarchismo, da quello innocuo e fatto apposta per divertire al criticismo selvaggio, sfiorando il fiero individualismo che perveniva dagli artisti stessi. Edito da Samuel Schwarz e André de Joncières, fu pensato e realizzato su uno schema fisso, pagine intere con un solo disegno e una didascalia ironica sotto ogni disegno, ogni numero su un tema e disegnato da uno o più artisti supportati da scrittori. La colonna portante delle riviste satiriche era costituita infatti da un folto numero di umoristi di professione, ciascuno con una propria specializzazione:il clero, l’ambiente militare, la società, i personaggi politici, i quartieri poveri o la vita in campagna. Le motivazioni politiche di questi lavori sono state trascurate per le stesse ragioni per cui questi lavori sono stati ignorati: le preoccupazioni mondane non si adattavano alle concezioni proprie a un’arte di alto impegno. Al contrario queste litografie comunicavano con libertà espressiva, attraverso la semplificazione, la deformazione violenta e la composizione non letteraria connessa con le pitture. È anche vero che il fumetto forse offriva un modo all’artista per formare la sua identità di pittore “declassato” che però sapeva raggiungere differenti varietà di pubblico grazie al fatto di poter godere di una grande libertà di espressione. Ci sono studiosi che considerano “L’Assiette au Beurre” come un’operazione più commerciale che militante, una testata che “malgrado il suo carattere aggressivo, mantiene per lo più una posizione compiacente, che ‘segue la corrente’”. Al di là delle diverse opinioni, tutto ciò rimane uno spunto interessante per l’analisi del rapporto tra disegno umoristico, cubista e caricaturale che sempre veicolano la volontà dell’osservatore di riconoscere il soggetto e di percepirlo in una realtà che lo circonda. Secondo vari studiosi, inoltre, l’arte della caricatura fu quasi un modello su cui si plasmò il linguaggio dei segni che rende leggibili i quadri cubisti e i disegni. Tecniche “basse” per creare un’arte “alta”, impegnata, che ha la quasi stessa valenza del manifesto attuale. Tutto ciò risulta significativo poiché permette di ribadire l’importanza che la stampa e la comunicazione hanno esercitato all’interno del movimento stesso anche in rapporto alla società e alla cultura della Francia di fine secolo. In particolare, è interessante rilevare come l’idea anarchica fosse tenuta in considerazione dalle cosiddette avanguardie artistiche in quanto veicolo ed espressione di un principio inalienabile: la libertà dell’essere umano.


giovedì 28 gennaio 2021

Alle origini dell’anarchia – Parte ventiseiesima e ultima

Aprile. Nella logica di un anarchismo culturalista e «ragionevole» che disgusta gli anarchici più giovani e combattivi, ammiratori di Albert "Libertad", il tipografo ed  ex calzolaio Jean Grave ha l'idea di organizzare conferenze a pagamento con tombola per sostenere il giornale "Les Temps nouveaux". In gioventù Grave era stato per l'azione violenta e al congresso anarchico di  Lione del 1880 aveva sostenuto l'espropriazione di tutti i mezzi  di produzione, «del suolo e del sottosuolo e di tutto ciò che costituisce la proprietà individuale e che deve essere messo a profitto della società con la forza, cioè a colpi di fucile». Si era poi  espresso contro l'espropriazione individuale e dopo il «ravacholismo» si era dedicato alla stampa che eseguiva a mano in un minuscolo sottoscala di rue Mouffetard a Parigi. La prima tombola rende, dedotte le spese, 950 franchi, e Grave entusiasta la ripete con regolarità. I premi sono forniti da simpatizzanti: si può vincere un acquerello di Signac, un disegno di Van Dongen, tavole di Francis Jourdan; contribuisce alle sottoscrizioni anche Léon Daudet, che tra  poco si sposterà verso il federalismo monarchico. Un dottore offre un «accouchement gratuit dans le périmètre de Paris» (un parto gratuito in Parigi). E il  momento in cui l'anarchia gode delle simpatie generali tra gli intellettuali e gli artisti anche borghesi. Sia prima sia dopo le persecuzioni del 1893-94, la propaganda con gli scritti e con la parola svolge una considerevole funzione educativa. Nel corso del 1895 sono ricomparse le pubblicazioni anarchiche: tra le più note, "Les Temps nouveaux" (fondato dal «pontefice» Jean Grave a Parigi il 4 maggio 1895 per continuare l'opera di "Le Révolte e "La Révolte"), che uscirà fino al 1° agosto 1914;  "Le  Libertaire" (fondato da Sébastien Faure il 16 novembre 1895) e "La Sociale" (diretto da Emile Pouget, sindacalista rivoluzionario, dal maggio 1895 all'ottobre 1896). Dal 1905 gli individualisti avranno un loro organo particolare, "L'Anarchie",  fondato da Libertad il 13 aprile; cesserà le pubblicazioni il 16 luglio 1914.

1900 

29 luglio. L'operaio tessitore Gaetano Bresci, di Prato, giunto in Italia da Paterson, New Jersey, dove lavorava come stampatore serico alla Hamil and Both, colpisce con tre colpi di pistola Umberto I in visita a Monza. La morte è immediata. Bresci è condannato all'ergastolo: morirà nel penitenziario di Santo Stefano, in circostanze non ancora chiarite (ma probabilmente «suicidato» dalla polizia)  il 22 maggio 1901. Non è estraneo al «suicidio di Stato» l'ispettore Alessandro Doria, che se l'era cavata brillantemente al processo dei «complici» di Acciarito scaricando su un collega la  responsabilità dei mezzi adottati per far parlare l'anarchico. Un mese dopo la morte di Bresci, Doria è promosso alla Direzione generale delle carceri del regno, e il suo stipendio passa di colpo da 4500 lire a 9500 lire annue. —  Con i fratelli Jestis e Enrique, Ricardo Flores Magòn, uno dei padri della Rivoluzione messicana, fonda il giornale anarco-sindacalista "Regeneración" che avrà un peso notevole negli avvenimenti del paese sollevando la classe operaia urbana contro  la dittatura di Diaz. I fratelli Flores Magòn passano lunghi anni in esilio, e per la loro attività libertaria sono ripetutamente  imprigionati negli Stati Uniti, ove Ricardo morirà nel 1922.



giovedì 24 dicembre 2020

Alle origini dell'anarchia - Parte ventunesima

Varato il giornale, Serreaux intensificò il suo operato di spia e agente provocatore. Riesce a far passare una linea oltranzista, violenta, e sulle stesse colonne del giornale fa pubblicare nomi e indirizzi dei gruppi e dei più noti anarchici. Oltre a Gautier collaborano al giornale vecchi rivoluzionari come Louise Michel appena tornata dalla deportazione e anarchici italiani come Carlo Cafiero e il giovane Saverio Merlino. Altri persistono nella loro diffidenza, che trova conferma quando Andrieux lascia la Prefettura di Parigi e i fondi vengono a mancare e il  giornale deve chiudere. E durato esattamente un anno. (Gli anarchici restano senza un loro organo regolare fino al 1885, quando "Le  Révolté", che Jean Grave fa uscire a Ginevra, viene spostato a Parigi. Nel 1887 cambia testata in  "La révolte" e infine chiude nel marzo del 1894 sotto l'ondata dell'isterismo antilibertario e della repressione poliziesca scatenatasi dopo l'attentato al presidente della repubblica Sadi Carnot.) 

18 maggio. Cessa le pubblicazioni il foglio socialista libertario "Le Mirabeau", fondato a Verviers (Belgio) nel 1868, quando la I Internazionale era molto forte (42 sezioni nella sola regione di  Charleroi). Esule in Belgio nel 1858, Proudhon vi aveva portato le idee mutualistiche e autonomiste, espresse anche dal giornale "Liberté" (seconda serie). Tra i proudhoniani belgi sono attivi Guillaume, De Greef, Hector Denis, Victor Arnould, César Depaepe, Eugène Hins, che sostengono lo sciopero del Borinage nel 1869 e la manifestazione antimilitarista del 1870 a Verviers. "Le Mirabeau" e "L'Internationale"  protestano, con la sezione belga, contro l'esclusione di Bakunin e Guillaume dal Congresso dell'Aia (1872). Depaepe, De Greef e Denis entreranno successivamente nel Partito operaio belga (marxista) fondato nel 1885, quando gli anarchici, ridotti a esigua minoranza, saranno attivi solo a Liegi. 

1881 

13 marzo. Lo  zar Alessandro II, già sfuggito a diversi attentati, muore dilaniato da una bomba a San Pietroburgo. Il partito della Volontà del popolo (partito clandestino che reclama per il popolo russo «terra e libertà») pubblica l'indomani la sua condanna a morte. Il 9 aprile sono processati il chimico Nikolai Kibalcic (lontano parente di Victor Kibalcic - Victor  Serge, l'operaia Hessa Mirov Helfmann, la giovane nobile Sofia Petrovskaia, Nikolai  Rissakoff  (l'unico che abbia preso parte diretta all'attentato), Gabriel Mikhailoff, contadino di 21 anni, e lo studente Zeliaboff. Tutti rivendicano la propria parte nell'attentato, compiuto in nome del popolo russo per protestare contro la feroce repressione seguita alle prime riforme, e per «aprire il varco alla rivoluzione sociale». Tutti sono condannati a morte. Hessa Helfmann, incinta, andrà ai lavori forzati in Siberia. Aprile. Costa fonda a Cesena l'"Avanti!". Nell'agosto socialisti e anarchici ricostituiscono clandestinamente il Partito socialista in Romagna, che su proposta di Costa si chiama PS Rivoluzionario e si dichiara unitario nei confronti degli  anarchici di cui accoglie il principio federativo. 

1886 

4 maggio. A Chicago scoppia una bomba in Haymarket Square, nel corso di un comizio dei lavoratori in lotta per le otto ore. La polizia spara sugli scioperanti, che rispondono al  fuoco. Decine di morti e feriti rimangono sul terreno. Accusati di essere gli ispiratori delle violenze, saranno impiccati l'11 novembre 1887 gli anarchici Spies, Parsons, Lingg, Fischer e Engel.