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giovedì 2 luglio 2026

ANARCHISMO E SINDACALISMO NEL PENSIERO DI ARMANDO BORGHI (1907-1922) VI°

Dotato di una visione maggiormente pratica delle necessità allora attuali del movimento operaio organizzato («La scissione fra le organizzazioni operaie - scrive il Borghi - è un male. Chi ne dubita? Si creano falsi amor propri e rivalità entro le stesse categorie operaie; si intralciano gli scioperi; si avvelenano gli animi. Bisogna fare di tutto per evitarla. Non ci sarà mai nessuno che vorrà la scissione per principio. Ma se la scissione comporta gravi danni, danni maggiori comporta la falsa unità») e più ottimista del Malatesta e del Fabbri sulla possibilità di conferire a un movimento, che pure, per sua natura, è eminentemente economico, un'impronta rivoluzionaria, il Borghi trasse motivo anche dalle crisi come dalle prime dolorose esperienze di sconfitta del movimento, per un rinsaldamento dei suoi propositi di azione all'interno del sindacato. Assente al congresso costitutivo dell'Unione sindacale Italiana (Modena, 1912), perché esule in Francia, egli fu presente l'anno successivo al secondo congresso con un intervento interamente rivolto ad innestare alla questione dello sciopero generale il motivo più tipicamente insurrezionale. «L'arma del sindacalismo rivoluzionario - affermò nella sua relazione il Borghi - è lo sciopero generale sindacalistico di conquista tendente a stabilire l'autonomia di classe del proletariato e ad avviare la rivoluzione proletaria accoppiando alle rivendicazioni economiche di attacco le necessità ideali della lotta, nella direzione dei principi proclamati dall'Internazionale». All'infuori di questo tipo di sciopero generale solo quello «politico difensivo» poteva essere accettato come necessario «sebbene dominato da condizioni esteriori di politica governativa, mutevoli e obiettive, non dipendenti dal proletariato»; nessun altro mezzo era concesso perché «la separazione netta delle classi che si raggiunge sul terreno della mobilitazione con lo sciopero generale sarebbe follia raggiungerlo con tutte le altre manifestazioni ideologiche della democrazia sociale». Com'è noto, di lì a qualche mese gli anarchici tentarono di provocare concretamente quel moto insurrezionale che sovrastava come obiettivo finale ogni loro proposito di azione. La «settimana rossa» (giugno 1914) che vide alleati sul fronte della lotta i repubblicani, gli anarchici e i socialisti rivoluzionari guidati da Mussolini, ebbe nell'Unione Sindacale Italiana, inserita ormai come forza attiva in varie zone dell'Italia settentrionale e centrale, e nel Borghi fra i suoi dirigenti, uno dei suoi maggiori punti di forza. «La settimana di giugno - scriverà l'anno successivo il Borghi - ha insegnato che solo le grandi idee possono dare anche i medi risultati e la forza per raggiungerli; che solo applicando la predicazione teorica al fatto proletario sindacale si possono scuotere delle gigantesche energie». Al di là del risultato negativo immediato della lotta, che egli considerò, al pari di Malatesta, provocato dal «tradimento» della CGL, egli apprezzò nell'episodio la straordinaria prova di forza data dal proletariato italiano e lo slancio ideale innestato nella lotta concreta.


giovedì 22 febbraio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte VIII

30 ottobre - Il soldato Augusto Masetti, muratore di San Giovanni in Persiceto, spara, nella caserma Cialdini di Bologna, al colonnello Stroppa che istigava i giovani in partenza per la Libia all'odio per il popolo libico. Stroppa resta ferito. Masetti, arrestato e rinchiuso in manicomio, riafferma la sua fedeltà agli ideali anarchici di solidarietà tra i popoli e di lotta alla guerra. Anarchici e socialisti danno vita a una campagna in favore della sua liberazione. 

1912 

12 gennaio - Contro una riduzione dei salari praticata dalla American Woolen Company (trust della lana proprietario di 34 fabbriche nel New England) scendono in sciopero i lavoratori delle 4 fabbriche tessili di Lawrence, Massachusetts. Forte e inventiva la partecipazione femminile allo sciopero. Le donne (che l'IWW difende e organizza assieme ai non-specializzati) prendono parte ai picchetti davanti alle fabbriche per impedire l'ingresso ai crumiri, e parlano nelle assemblee. Esse costituiscono con i bambini la metà circa della forza-lavoro delle fabbriche tessili di Lawrence. Partecipano alla lotta anche le donne che non lavorano, mogli di operai che devono mandare avanti la famiglia con un salario di 6 dollari alla settimana. Per meglio resistere alla pressione e ai ricatti padronali i militanti dell'IWW organizzano l'assistenza dei bambini e il loro trasferimento presso i simpatizzanti delle altre città. Il freddo e la fame dell'inverno rendono necessaria l'evacuazione dei bambini delle famiglie operaie, ma la polizia si scatena brutalmente sulle madri che accompagnano i bambini alla stazione: le donne sono picchiate bestialmente e rinchiuse in prigione sotto l'accusa di negligenza e scarsa sorveglianza dei figli. (La consegna bambini ai simpatizzanti di altre città per meglio continuare la lotta era già stata  adottata in Italia nel 1908 durante lo sciopero dei braccianti nelle campagne del parmense: l'IWW può disporre di esperienze di lotta internazionale grazie alla presenza a Lawrence di 20.000 emigrati europei, russi, siriani, armeni, lituani, franco-canadesi ed ebrei orientali.) nello sciopero di Lawrence che trova espressione la famosa richiesta di una diversa qualità della vita, al di là delle necessarie rivendicazioni economiche. Un

gruppo di giovani operaie di picchetto ai cancelli di una fabbrica issa per la prima  volta uno striscione con la frase che entrerà nel patrimonio ideale del movimento operaio americano: «We want bread and roses too» (Vogliamo il pane ma  anche le rose). Qualificano lo sciopero la posizione di guida assunta dall'IWW (che fa da consigliere al Comitato di sciopero - 50 operai di ogni razza, nazionalità e lingua che si riuniscono ogni mattina per deliberare piani di lotta sottoposti  poi alle assemblee degli scioperanti per il voto finale) e in particolare la presenza di rivoluzionari di formazione anarco-sindacalista. Da New York giungono a Lawrence, chiamati come consiglieri, Joseph J. Ettor, membro del General Executive Board dell'IWW, e l'anarchico  italiano Arturo Giovannitti anch'egli dell'IWW. Ettor viene  eletto presidente dello Strike Committee il 14 pomeriggio. Il 29 alle 6.30  del mattino una dimostrazione di lavoratori viene attaccata dalla polizia e dalla milizia; 50 picchiatori assoldati dai proprietari e dal comune sfasciano i vetri dei tram. In serata durante uno scontro tra scioperanti e polizia, un'operaia italiana in sciopero, Anna Lo Pizzo, resta uccisa da una revolverata. Gli operai sostengono che l'uccisore è un poliziotto, Oscar Benoit, ma le autorità arrestano  Ettor e Giovannitti, che si trovavano altrove, come ispiratori del delitto. - Il Socialist Party of America decide l'espulsione di chi (come a Lawrence) pratica o difende il metodo del sabotaggio nella lotta sindacale. La decisione provoca proteste e dissensi nella sinistra americana, salvo che nelle grandi centrali sindacali che  hanno abbandonato all'IWW lo sciopero di  Lawrence. -