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giovedì 1 febbraio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte V

Luglio - Sconfitto  dai Riff in Marocco, l'esercito spagnolo richiama i riservisti di Catalogna. Solidaridad Obrera risponde dichiarando lo sciopero generale (unitario). La «semana tragica» (settimana tragica) di Barcellona si  conclude con una tremenda repressione anti-operaia  e anti-anarchica  che culmina  nelle fucilazioni di Montjuich (la collina che sovrasta  Barcellona). Nei combattimenti di strada polizia ed esercito avevano ucciso più di 200 lavoratori; chiese e conventi erano stati incendiati dal furore anticlericale delle masse. 13 ottobre - Fucilazione di Francisco Ferrer y Guardia, noto pedagogista e fondatore nel 1901 della Escuela moderna (razionalista), fautore di un'educazione moderna e libera da dogmi e superstizioni, secondo i principi della pedagogia libertaria applicati  anche da Luigi Molinari in Italia con l'Università Popolare (1900) e da Sébastien Faure in Francia con la Ruche ouvrière (1904). Invisa alla chiesa cattolica, la Scuola Moderna si propone di «educare il bambino in modo che si sviluppi al riparo delle superstizioni, e pubblicare i libri necessari per produrre questi risultati. L'insegnamento razionalista può e deve discutere tutto, ponendo, quale preliminare, i bambini sulla strada semplice e diretta dell'indagine personale». Colpevole di avere intaccato i privilegi materiali e morali di una chiesa che detiene il monopolio dell'educazione in Spagna, Ferrer viene indicato come un istigatore dei disordini. Palesemente innocente (era in realtà in Inghilterra durante la Settimana Tragica), Ferrer diventa un martire internazionale del libero pensiero. Il disgusto per il barbaro massacro, per gli arresti di massa, per le torture cui vengono sottoposti i prigionieri del Montjuich, costringono il premier conservatore Maura a dimettersi; assume il potere il liberale Canalejas. 

1910 

19 gennaio - Muore Andrea Costa, figura di grande rilievo del movimento anarchico italiano e nel 1882 primo deputato del partito socialista rivoluzionario (Costa ha abbandonato l'anarchismo «come mezzo» nella famosa lettera agli amici di Romagna del 27 luglio 1879). - Dopo la caduta della dittatura di Porfirio  Diaz, si apre un processo  rivoluzionario in  cui gli anarchici guidati da Ricardo Flores Magón hanno una parte  importante. Flores Magón influenza direttamente il grande rivoluzionario contadino Emiliano Zapata, che opera nel Messico meridionale in forme che anticipano la guerriglia di Makhno nell'Ucraina del primo dopoguerra: Zapata è, come Makhno, un contadino povero,  e i suoi guerriglieri non abbandonano mai del tutto il lavoro ma prendono le armi solo per respingere l'invasore. I lavoratori messicani mancano però di una guida rivoluzionaria (lo stesso Zapata non saprà condurre fino in fondo l'espropriazione della terra) e mancano di esperienza organizzativa, essendo stata proibita da Porfirio Diaz ogni attività sindacale. Essi conoscono le idee anarco-sindacaliste, soprattutto attraverso le relazioni degli emigrati negli Stati Uniti con i membri degli International Workers of the World. Grandi scioperi si svolgono, anche  sotto la dittatura, nelle ferrovie, nell'industria tessile, nelle miniere e nelle fabbriche di tabacco. Due scioperi annunciano la rivoluzione: quello di Cananea nel 1906, e lo sciopero di Rio Blanco nel 1907, represso dall'esercito, dalla polizia e dai rurales che ammazzano 200 lavoratori e ne imprigionano 400. Il segnale occasionale della rivolta viene dato dal liberale Francisco Madero, che assume la presidenza provvisoria e annuncia che il 20 novembre i messicani scenderanno in campo contro Diaz. Con sviluppo  diseguale, il processo di ricambio al vertice assume una qualità rivoluzionaria con la partecipazione dei lavoratori agricoli più evoluti, guidati al Nord  da Doroteo Arango detto Pancho Villa, e al sud da Emiliano Zapata, assertore della riforma agraria, di un'organizzazione socioeconomica basata sull'associazione volontaria di piccole comunità, sindacati dei lavoratori e altri gruppi di base. L'ideologia anarchica si manifesta anche nel deciso rifiuto di ogni autorità istituzionalista su vasta scala, e soprattutto dello Stato e della chiesa. 



giovedì 19 novembre 2020

Alle origini dell'anarchia - parte sedicesima

1868 

In luglio Bakunin aderisce alla sezione di  Ginevra della Prima Internazionale; il 28 settembre fonda l'Alleanza internazionale della democrazia socialista, con sede centrale a Ginevra e un programma finalizzato alla “Associazione universale di tutte le associazioni locali  nel pieno dominio della libertà”. Nell'ottobre l'italiano Giuseppe Fanelli giunge a Madrid come emissario di Bakunin per fondarvi la sezione dell'Internazionale. Diffonde in  Spagna i principi del socialismo antiautoritario che avranno in quel paese un seguito Ira i più consistenti, grazie anche alla tradizione delle province che lottano senza tregua contro il potere centrale. Le proposte di Proudhon, già diffuse, hanno preparato il terreno anche sul piano delle idee federaliste. I proudhoniani spagnoli - Anselmo Lorenzo, Rafael Farga-Pellicer, José Garcia Vinas, Gaspar Sentinon e altri – accettano il collettivismo bakuninista e delegano Farga-Pellicer e Sentinon al congresso di Basilea dell'Internazionale. Dopo le sfortunate insurrezioni di Cadice (5 dicembre 1868: Comune rivoluzionaria di Cadice) e dell'Andalusia (settembre 1869), si ha il primo Congresso obrero de la regiòn espanola (Barcellona, 16-26  giugno 1870) della Federazione romanda, da cui nasce un'organizzazione federalistica che in breve tempo conterà 60.000 membri, in prevalenza contadini poveri dell'Andalusia. Nel 1873 Malaga, Siviglia, Cartagena, Valenza

e Barcellona si costituiscono in cantoni indipendenti sotto i federalisti borghesi e senza un appoggio esplicito della Federazione anti-autoritaria. Nel 1874 la repressione spazza
via i cantonisti e costringe gli anarchici alla clandestinità. Sotto il governo liberale di Pràxedes Sagasta si ricostituisce la Federación regional espanola che tiene a Barcellona dal 23 al   26 settembre 1882 il suo primo congresso pubblico. Mentre la Federaciòn s'impegna nel  dibattito sull'anarco-comunismo, i  braccianti agricoli di Jerez de la Frontera fanno una scissione e formano il gruppo dei desheredados, che nel 1883 la polizia accuserà di voler eliminare alcuni dirigenti della Federación, tra cui Farga-Pellicer. Si tratta di una provocazione poliziesca che s'inquadra nel caso della Mano negra, la società segreta che secondo le autorità intendeva assassinare i latifondisti dell'Andalusia ed eliminare la Federaciòn rimasta ancorata al collettivismo secondo la teorizzazione fatta dal più noto pensatore dell'anarchismo spagnolo, Ricardo Mella. Migliaia di arresti, 300 dure condanne   detentive e 8 condanne a morte costringono l'anarco-comunismo andaluso a una nuova clandestinità, che culminerà nella guerriglia degli anni novanta. I tre quarti della popolazione dell'Andalusia sono, e tali resteranno fino allo scoppio della guerra civile (1936), dei braccianti a giornata, braceros che ogni giorno sono costretti a vendere per un salario miserabile la propria forza lavoro. Nei primi decenni dell'Ottocento i villaggi dell'Andalusia manifestarono il loro odio di classe con una guerriglia contadina dai connotati inconsapevolmente anarchici: distruzione di catasti e contratti d'affitto, abolizione del denaro, separazione dallo stato spagnolo e creazione di comuni indipendenti che coltivano collettivamente la terra. Prive di coordinamento, le rivolte furono soffocate nel sangue dopo pochi giorni dalle truppe governative. È l'anarchismo che fornisce a questo ribellismo spontaneo del proletariato agricolo una base ideologica e una struttura organizzativa che si esprimono nelle lotte degli anni novanta. Il 9 gennaio 1892 un
tentativo di liberare 157 anarchici sospetti di appartenere alla Mano negra porterà alla cruenta battaglia di Jerez de la Frontera. Alla fine del '93 saranno strangolati con la garrota gli anarchici Paulino Pallàs, Santiago Salvador e altri 5 compagni considerati, senza alcuna prova, responsabili dell'attentato al teatro Liceo del 7 novembre 1893 (20 morti e numerosi feriti). La guerra con gli Stati Uniti, la perdita di Cuba e delle Filippine, le rivelazioni sulle torture del Montjuich (Barcellona) che indignano l'Europa costringono il governo spagnolo ad allentare la repressione. Nel 1900 viene creata a Madrid la Federación de la región espanola, che conta subito 52.000 aderenti. L'anno successivo il pedagogista libertario Francisco Ferrer y Guardia fonda a Barcellona la Escuela moderna. È la ricerca di strade diverse dal terrorismo o dall'insurrezionalismo bakuninista. Negli ultimi decenni dell'Ottocento e nei primi del Novecento la diffusione di una coscienza rivoluzionaria si accompagna alla formazione, nella zona barcellonese ricca e sviluppata, di un proletariato industriale assai numeroso ed estremamente concentrato: nel 1918, l'80 per cento degli operai catalani sarà organizzato nel movimento anarco-sindacalista della Confederaciòn Nacional del Trabajo (CNT). Alla fine dell'Ottocento l'anarchismo teorico, raccolto attorno alla "Revista Blanca" fondata nel 1896, conquista le simpatie degli intellettuali e artisti (tra questi il giovane Picasso e il romanziere Pio Baroja autore di Aurora  Roja).



giovedì 20 febbraio 2020

Francisco y Guardia y Ferrer

Francisco y Guardia y Ferrer nasce nei pressi di Barcellona, ad Alella, il 10 gennaio 1859 da una famiglia di agiati agricoltori molto tradizionalista e cattolica. Nonostante questo ambiente familiare conservatore e un ambiente sociale circostante sicuramente poco incline ai cambiamenti, aderisce giovanissimo ad una setta massonica. Nel 1886, dopo aver attivamente contribuito alla propaganda repubblicana e sindacale, e dopo la fallita rivolta di Villacampa, deve riparare in Francia. A Parigi entra in contatto con numerosi militanti anarchici tra i quali Jean Grave, Charles Malato,
Sébastien Faure e altri, oltre che con illustri personaggi della cultura come Emile Zola e Anatole France. Dopo essersi dedicato a numerosi lavori inizia ad insegnare lo spagnolo in un liceo serale e qui fa la conoscenza della signorina Meunier la quale, conquistata da Ferrer e dai suoi ideali laici e libertari sull’educazione, alla sua morte gli donerà una notevole somma che servirà al rivoluzionario catalano per fondare la Scuola Moderna e sostenere altre iniziative. Dopo essersi separato dalla moglie, si unisce a Léopoldine Bonnard che, assieme alla Meunier, lo accompagnerà in un viaggio attraverso numerosi Paesi europei. In questo periodo conosce numerosi pedagogisti ed educatori oltre Elisée Reclus, Luigi Fabbri, Luigi Molinari e Paul Robin. Nel 1901 ritorna in Spagna e fonda la prima «Escuela Moderna» a Barcellona ispirandosi ai princìpi dell’insegnamento libertario, laico e razionalista. Questa esperienza si diffonde rapidamente e progressivamente in numerose località della Catalogna e la sua notorietà si espande in tutta l’Europa.
L’esperienza di Ferrer va inquadrata nel contesto storico della Spagna dell’epoca basato su un sistema educativo di stampo ancora medievale, saldamente nelle mani della Chiesa cattolica. Scopo della scuola da lui voluta non è solo quello di creare delle situazioni educative libertarie, ma anche promuovere e diffondere una cultura razionalista e scientifica in modo da promuovere l’emancipazione delle classi lavoratrici. Egli è convinto che crescendo in un ambiente libero e solidale i ragazzi sarebbero naturalmente divenuti adulti indipendenti ed autonomi, capaci di costruire una società libertaria. Le scuole moderne diventano così dei veri e propri centri di istruzione ed educazione popolare. Si tengono corsi serali e conferenze domenicali per gli adulti. Viene fondata una biblioteca e una casa editrice che edita numerosi libri di testo destinati ad adulti e bambini, tutti ispirati ai prìncipi del libero pensiero, scevri da ogni dogma sia religioso che pseudoscientifico. Completa l’intensa produzione editoriale un «Boletin de la Escuela Moderna» che uscirà per cinquantanove numeri. Francisco Ferrer oltre a finanziarla e collabora anche con un periodico sindacalista
rivoluzionario «Huelga General» (Sciopero Generale). Tutte queste attività, che riscuotono indubbiamente un notevole successo, non tardano a scatenare le ire del clero e dei reazionari. Nel 1906 viene accusato di essere complice e mandante dell’attentato contro il re Alfonso XIII, compiuto da un libertario di nome Matteo Moral che aveva lavorato come traduttore presso la Scuola Moderna. La scuola viene chiusa e Ferrer arrestato. Ma dopo tredici mesi di carcere viene processato e poi assolto soprattutto grazie alla mobilitazione internazionale che si sviluppa in suo favore. Ripara nuovamente in Francia dove fonda la rivista «L’Ecole Renovée» a Bruxelles (poi a Parigi) e la sua versione italiana, «La Scuola laica», a Roma, in collaborazione con Luigi Fabbri. Inoltre dà vita, con la presidenza di Anatole France, alla Lega internazionale per l’educazione razionale dell’infanzia con sedi in tutti i Paesi europei. Nel 1909, durante i fatti della «settimana tragica» (una agitazione popolare contro la spedizione militare in Marocco), Ferrer rientra per motivi familiari in Spagna. Riconosciuto viene immediatamente arrestato e rinchiuso in prigione con l’accusa di essere uno dei fomentatori della rivolta. Il tribunale di guerra, con un processo che viola sistematicamente ogni diritto elementare della difesa, lo condanna senza prove a morte. Il 13 ottobre 1909 Francisco Ferrer viene fucilato nella fortezza di Montjuich a Barcellona, nonostante in tutto il mondo manifestazioni, appelli, scioperi generali reclamassero la sua innocenza. 
Dopo la morte il «fenomeno» Ferrer si estende in numerosi Paesi europei ed extra europei. Scuole ispirate alla sua esperienza si diffondono in America Latina, negli Stati Uniti, in Egitto, in tutta Europa. Nonostante questa diffusione e il fatto che le scuole a lui ispirate fossero, per un certo periodo, sicuramente più numerose di quelle di Froebel, l’importanza di Ferrer negli ambienti pedagogici è stata molto sottovalutata. In Italia solo pedagogisti come Tina Tomasi, Lamberto Borghi e Aldo Visalberghi hanno dedicato la loro attenzione, in qualche articolo, all’opera di questo pioniere dell’educazione libertaria. 

giovedì 4 febbraio 2016

LA ESCUELA MODERNA SECONDO LE PAROLE DI FERRER

Non siamo semplicemente un altra scuola, siamo la prima e per ora l’unica che rifiuta la sottomissione al potente, che eleva i diseredati,che afferma l’uguaglianza delle classi e dei sessi, che mette alla portata dei bambini e bambine la conoscenza della natura e delle ultime scoperte scientifiche  come omaggio dovuto alla verità e alla giustizia.
ll fine massimo prevedibile cui la civiltà dell’uomo può giungere è la libertà dell’individuo nella società retta soltanto da liberi e sempre recidibili patti.
Il fanciullo nasce senza idee preconcette e il suo migliore educatore sarebbe soltanto colui che meglio fosse in grado di rispettare la volontà fisica, morale ed intellettuale del fanciullo, anche contro lo stesso educatore.
La scuola deve avere un carattere apertamente rivoluzionario contro l’autorità della chiesa e dello stato intimamente coalizzati al potere.
Vogliamo uomini capaci di evolversi senza posa, capaci di distruggere e rinnovare il proprio ambiente senza posa, rinnovando se stessi.
Si comincia a comprendere quanto inutili siano le cognizioni apprese alla scuola, coi sistemi di educazione attualmente in pratica; ci si accorge che si è atteso e sperato troppo.
Francisco Ferrer
L’organizzazione della scuola oggi, fa dell'istruzione il più potente mezzo di asservimento nelle mani dei dirigenti. I maestri sono gli strumenti coscienti o incoscienti della loro volontà; elevati del resto secondo i loro principi. I maestri di scuola fin dalla più giovane età sono educati negli istituti a subire la disciplina dell'autorità; e ben rari sono quelli che sfuggono al suo dominio e quelli che ci riescono rimangono nell'impotenza, poiché la ferrea organizzazione scolastica li avvince in modo da rendere impossibile ogni cosciente disobbedienza. Io non voglio far qui il processo dell'attuale organizzazione scolastica. Essa è abbastanza conosciuta perché si possa caratterizzarla, senza timore di smentita, con una sola parola: coazione. La scuola imprigiona i fanciulli fisicamente, intellettualmente e moralmente, per dirigere lo sviluppo delle loro facoltà nel senso voluto; li priva del contatto della natura per poterli modellare a sua guisa. E qui sta la spiegazione di tutto ciò che ho detto fin qui, la preoccupazione dei governi di dirigere l'educazione dei popoli, in modo che siano frustrate le speranze degli uomini di libertà. L'educazione non è oggi che una formazione materiale di strumenti per un dato scopo. Non credo affatto che i sistemi impiegati a tal scopo siano stati combinati apposta con esatta conoscenza di cause, per ottenere i risultati voluti; ciò sarebbe troppo geniale, per quanto cattivo. Ma le cose vanno esattamente come se quest'educazione rispondesse a un vasto disegno complesso realmente concepito. Non si poteva far di meglio e per realizzarlo è bastato inspirarsi semplicemente ai principi di disciplina e di autorità che hanno guidato gli organizzatori sociali di tutti i tempi.


giovedì 26 aprile 2012

LIBERTÀ ED EDUCAZIONE di Francisco Ferrer

Il pensiero di Francisco Ferrer Guardia, riflette completamente il nodo centrale del rapporto tra libertà ed educazione, e dunque il nodo irrisolto tra l’istanza della formazione e l’istanza della liberazione. L’educatore spagnolo cerca di elaborare una proposta pedagogica intesa come sintesi di questa duplicità: far coincidere l’idea di libertà con l’idea di una nuova umanità. Con tale prospettiva, la libertà non è concepita come una semplice possibilità che si apre al nuovo, ma come una reale e specifica alternativa antropologica alla condizione presente, come una nuova antropologia posta in essere. In altri termini, come delineazione concreta la quale trova così una sua descrizione ed un suo significato.
Anche se afferma che tutto il valore dell’educazione consiste nel rispetto delle facoltà fisiche, intellettuali e morali del bambino, per cui il vero educatore è colui che non impone le proprie idee e la propria volontà. Ferrer vuole porre in pratica i valori della rivoluzione libertaria ed egualitaria e perciò in essa non vi è posto per uno sviluppo educativo non orientato. Nella Escuela Moderna gli allievi vengono educati, prima di tutto, alla conoscenza delle sofferenze umane che costituiscono la pietra fondamentale della costruzione di ogni società. Si tratta di una conoscenza che si fonda sulla storia e sulla sociologia e si attiva con il coinvolgimento della stessa scuola all’interno della società.
Con questa premessa, è possibile sviluppare nell’allievo l’idea della dimensione universale del pensiero umano. Una vera cultura, secondo Ferrer, non può non essere cosmopolitica e perciò non può non scagliarsi contro tutte le forme del pregiudizio che attraversa non soltanto la questione fondamentale dell’esistenza umana, cioè il rapporto vita-morte, ma anche il rapporto vita individuale - vita collettiva.

Il rispetto della personalità del fanciullo, la coeducazione dei sessi, il lavoro di gruppo, la ricerca personale, l’esperienza e l’abilità derivate da un lavoro manuale, lo studio delle scienze e l’indagine attiva in loco della natura, la visita continua a musei ed officine, la collaborazione dei parenti, l’unione fra scuola, famiglia e officina, questi sono i punti principali del programma dell’Escuela Moderna.


Una scuola che educherà gli uomini non solo all’uguaglianza e alla libertà, ma anche a quello sviluppo integrale che li porterà a rinnovare di continuo gli ambienti e se stessi, uomini di cui la più gran forza consisterà nell’indipendenza intellettuale. 

mercoledì 14 settembre 2011

LA ESCUELA MODERNA di Francisco Ferrer


I prodotti immaginativi dell'intelligenza, i concetti a priori, tutta la farragine di elucubrazioni fantastiche considerate verità e sinora imposte come criterio base per il comportamento dell'uomo, stanno subendo da moltissimo tempo, per una cerchia ri stretta, la sconfitta da parte della ragione e lo scredito da parte della coscienza. Al momento attuale, il sole non si limita ad illuminare le vette, ma è quasi luce meridiana che invade fino alle falde dei monti. La scienza, per fortuna, non è patrimonio di un ridotto gruppo di privilegiati; le sue irradiazioni benevole penetrano con maggiore o minore coscienza in ogni strato della società. Dappertutto dissipa gli errori tradizionali; con il procedimento sicuro dell'esperienza e dell'osservazione, permette agli uomini di formare dottrine esatte, criteri reali, la ricerca sugli oggetti e le leggi che li regolano e al momento attuale, con autorità indiscussa, incontestabile, per il bene dell'umanità, perché abbiano fine una volta per sempre gli esclusivismi e i privilegi, si costituisce in direttrice unica della vita dell'uomo, impregnandola di un sentimento universale, umano. 
Contando su forze modeste, però nel contempo con potente fede razionale e con un'attività che è ben lungi dal venire meno, quantunque vi si oppongano avversità di ogni sorta e grado, si è costituita la ESCUELA MODERNA. Il suo proposito è quello di coadiuvare rettamente, senza concessioni ai procedimenti tradizionali, l'insegnamento pedagogico basato sulle scienze naturali. Questo metodo, nuovo ma l’unicamente reale e positivo, ha sfondato in tutti gli ambienti del mondo civilizzato e ha avuto successo con innumerevoli lavoratori, di intelligenza superiore e dotati di spirito di sacrificio.
Non ignoriamo il nemico che ci circonda. Non ignoriamo gli indicibili pregiudizi di cui è pregna la coscienza sociale del paese. È creatura di una pedagogia medievale, soggettiva, dogmatica, che ridicolmente presume di costituire criterio infallibile. Non ignoriamo neppure che per legge ereditaria, confortata dalle suggestioni del ceto medio, le tendenze passive che vi sono connaturate già nei bambini in tenera età, si accentuano nei nostri giovani con rilievo straordinario.
La lotta è strenua, il lavoro è intenso, ma con la volontà costante e perpetua, unica provvidenza del mondo morale, siamo certi che otterremo il trionfo che perseguiamo; che ricaveremo dei cervelli vivi, capaci di reagire; che le intelligenze dei nostri allievi, quando si emancipano dalla tutela razionale del nostro Centro, continueranno ad essere nemici mortali dei pregiudizi; saranno intelligenze sostanziose, in grado di formare convincimenti ragionati, propri, personali, nei confronti di tutto ciò che sarà oggetto del pensiero.
Il fine ultimo dell'energia cerebrale dell'uomo è quello di produrre l'ideale con l'arte e con la filosofia, queste vaste generalizzazioni congetturabili. Ma affinché l'ideale non degeneri in favola o in vaga illusione, e il congetturabile non sia edificio che si erge su fondamenta di sabbia, è necessario in modo assoluto che abbia per base sicura, incrollabile, le nozioni esatte e positive delle scienze naturali.
D'altra parte, non si educa integralmente l'uomo disciplinando la sua intelligenza, ma trascurando il cuore e relegando la volontà. L'uomo, nell'unità del suo funzionalismo cerebrale, è un complesso; presenta vari aspetti fondamentali; è una energia che osserva, un'emozione che rifiuta o accetta la comprensione e una volontà che cristallizza in azioni quanto percepisce e ama.