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giovedì 19 marzo 2026

Anarchismo e Bolscevismo – Il problema dell’autogestione (1905-1918) II°

Nello scritto Solo dal basso o dal basso e dall'alto? - che è del giugno 1905 - sono già contenute in nuce le linee direttive dell'azione politica del futuro capo del partito bolscevico, riassunte da Lenin come segue: «1) Limitare per principio l'attività rivoluzionaria alla pressione dal basso e rinunciare a quella dall'alto è anarchia. 2) Chi non si rende conto dei nuovi compiti di un'epoca rivoluzionaria e dell'azione dall'alto, chi non sa determinare le con-dizioni e il programma di tale azione, non ha nozione dei compiti che si pongono al proletariato nella rivoluzione democratica. 3) Il principio secondo cui la socialdemocrazia non deve partecipare con la borghesia al governo rivoluzionario provvisorio, perché ogni azione di questo tipo è un tradimento della classe operaia, è un principio anarchico. 4) Ogni "situazione rivoluzionaria seria" impone al partito del proletariato di realizzare coscientemente l'insurrezione, di organizzare la rivoluzione, concentrare tutte le forze rivoluzionarie, scatenare un'audace offensiva militare e utilizzare con la massima energia il potere rivoluzionario». 

Da quanto è stato rilevato si può già cogliere la linea di demarcazione - sia pure ancora approssimativa, ma sostanziale - tra la concezione autoritaria e quella libertaria della rivoluzione: da una parte la sfiducia nelle capacità spontanee della classe lavoratrice, l'idea di organizzazione del partito con dirigenti rivoluzionari di professione (Rosa Luxemburg nel 10 luglio 1904, denunciava già «l'ultracentralismo» di Lenin che, nella «sua essenza appariva come impregnato non d'uno spirito positivo e creatore, sibbene dello spirito sterile del guardiano notturno»), l'affermazione dell'attività dall'alto, la programmazione della rivoluzione, la partecipazione al governo provvisorio ed, infine, l'utilizzazione del potere rivoluzionario; dall'altra parte: la concreta creazione del soviet come associazione permanente autonoma della classe lavoratrice, la fiducia nella spontaneità delle masse, l'affermazione dell'azione diretta, dal basso, e l'opposizione categorica a qualsiasi partecipazione al governo. 

La concezione libertaria della rivoluzione era filtrata in Russia attraverso il periodico «Narodnoe Delo» (Causa del popolo) che, fondato nel 1869 da Bakunin e Zukovsky in Svizzera, portato clandestinamente in Russia da Ivan Bockarev e distribuito a Pietroburgo da Stepniak, esercitò «un'influenza estremamente stimolante».


giovedì 1 aprile 2021

Bakunin e l’anarchismo russo parte seconda

Il primo numero di Narodnoe Delo (La causa del popolo) scritto quasi per intero da Bakunin, nonché il suo Stato e   anarchia ebbero un effetto enorme sulla gioventù russa. Stepniak  afferma come «Bakunin ispirò i giovani rivoluzionari ai cui occhi gli scritti di Bakunin erano il simbolo della rivoluzione». Il conte Pahlen, il Ministro della Giustizia dello Zar, deplorò il fatto che «...gli scritti di Bakunin e Lavrov abbiano avuto un effetto rovinoso sui movimenti   sovversivi in Russia...» incitando i giovani a «commettere crimini contro lo stato». Kropotkin ricorda come nel circolo Caikovsky al quale apparteneva «...i nostri giovani ascoltavano la potente voce di  Bakunin, e l'agitazione dell'Internazionale ebbe un effetto avvincente su di noi...» (Memorie di un rivoluzionario). Bakunin influì decisamente sul movimento radicale russo. Sebbene durante la sua vita non sia nata nessuna organizzazione specificatamente  bakuninista, egli «...ispirò uno spirito rivoluzionario in Russia... in Bakunin i populisti russi cercavano — e trovavano — non tanto una  organizzazione, quanto piuttosto una concezione del mondo che ebbe un effetto profondo e duraturo sul movimento rivoluzionario nel suo insieme...». (Si veda il pionieristico Il populismo russo, di Franco Venturi). Il pamphlet di Bakunin dal titolo Alcune parole ai miei giovani fratelli in Russia, che anticipava Ai giovani di Kropotkin, si rivolgeva agli intellettuali dell'alta e media  borghesia incitandoli a vivere con il popolo e lottare insieme per la sua liberazione: «...per cui, miei giovani amici, abbandonate questo mondo che muore, queste università, queste accademie in cui ora siete rinchiusi e permanentemente separati dal popolo. UNITEVI AL POPOLO...». UNITEVI  AL POPOLO! diventò la parola d'ordine del movimento Narodnik (populista). Vi è in effetti una rassomiglianza sorprendente tra le idee di Bakunin e le tendenze libertarie che emersero dal movimento  populista. L'essenza del populismo (come indica il termine stesso) consiste nella fede costante nella capacità creativa e rivoluzionaria della gente "comune". In contrasto con Marx, i populisti sostenevano che la condizione primaria per un cambiamento sociale stava nella volontà dell'uomo e non già nel modo di produzione. Inoltre, il capitalismo non costituiva la precondizione progressiva indispensabile per la transizione al socialismo e lo stato non era la conseguenza bensì la causa dell'ineguaglianza e dell'oppressione «...sostenevano che era possibile evitare i mali del capitalismo, il dispotismo di un'economia centralizzata o di un governo centralizzato, adottando una struttura  federale composta da unità di produttori e consumatori autogestite...». Il potenziale per una tale società esisteva di già nella comune contadina russa Mir, una federazione di comuni autogestite che si basavano sul pensiero del socialista-anarchico francese Proudhon».  



giovedì 25 marzo 2021

Bakunin e l’anarchismo russo - parte prima

L'anarchismo russo - sintesi del comunalismo e del sindacalismo - trasse il proprio orientamento dalle idee di Bakunin. Le comuni rurali furono considerate idonee per far fronte al problema di rivoluzionare l'economia contadina in un paese dove i contadini oppressi e scontenti costituivano, all'epoca di Bakunin, lo strato più vasto della popolazione. Le comuni urbane (talvolta denominate “città libere”) insieme ai sindacati industriali furono considerati come gli organi più adatti per occuparsi dei problemi derivanti dal processo di industrializzazione della Russia, avvenuto verso la fine del diciannovesimo secolo, problemi che divennero ancora più complessi con l'emergere di una nuova classe proletaria priva di radici. Il coordinamento dell'economia doveva essere raggiunto attraverso un sistema comunicante di federazioni - locali, distrettuali, regionali e nazionali - di comuni e sindacati. Kropotkin si considerava un discepolo di Bakunin: «...gli aspetti teoretici dell'anarchismo nella forma in cui cominciavano ad essere espressi nella Federazione del Jura - in modo particolare la critica bakuniniana del socialismo di stato, il timore del dispotismo economico, mi colpirono profondamente... ». Nella sua opera La scienza moderna e l'anarchia, Kropotkin affermò inoltre che «...in una serie di brillanti trattati Bakunin formulò quelli che furono i principi fondamentali dell'anarchismo...». In linea di massima l'anarchismo di Kropotkin, come anche quello di Bakunin, univa il comunalismo (Kropotkin ebbe a dire che Bakunin era "sostanzialmente comunista") ed il sindacalismo («...comuni indipendenti per l'organizzazione territoriale e federazioni dei sindacati a seconda delle loro funzioni...») integrati da associazioni volontarie di ogni genere, per l'organizzazione economica. Il programma dell'anarco-sindacalismo russo comprendeva dunque sia le idee di Bakunin che quelle di Kropotkin. Tutta la letteratura anarco-sindacalista nonché la dichiarazione di principi dell'Internazionale Anarco-Sindacalista tenutasi a Berlino nel 1922 pongono in rilievo tale fatto. Le idee di Bakunin penetrarono in Russia attraverso gli esuli (perlopiù in Svizzera) che si tenevano in stretto contatto con il movimento rivoluzionario clandestino. In Svizzera i profughi russi - che aderirono alla sezione russa dell'Internazionale . stampavano e distribuivano (tramite il  movimento clandestino) la letteratura propagandistica anarchica quale, ad esempio Stato ed anarchia di Bakunin, Lo sviluppo storico dell'Internazionale, L'anarchismo secondo Proudhon, ecc. A dimostrazione dell'alta stima di cui godeva Bakunin, una dichiarazione, in cui si protestava per la diffamazione di Bakunin da  parte di Marx, affermava: «...per quanto concerne la Russia, possiamo rassicurare il signor Marx che il nome di Bakunin è troppo noto e stimato per poter essere toccato da calunnie... ». La protesta recava le firme dei noti e stimati rivoluzionari russi V. Ozerov, N. Ogarèv, B. Zaitsev, Armand Ross (M. Sagin), Z. Ralli, A. Oelnitz e V. Smirnov.