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giovedì 26 dicembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XLVIII

1943 

16 maggio - Mentre il regime fascista si avvia al crollo militare e i partiti politici italiani pensano alla successione, un gruppo di anarchici della Toscana, della Liguria, dell'Emilia e del Lazio si riunisce a Firenze per impostare la ripresa del movimento. Partecipano tra gli altri: Pasquale Binazzi, Giovanni Grassini, Pozzo, Del Carpio e Augusto Boccone, a casa del quale si tiene la riunione. 

25 luglio - In seguito alla pressione delle sconfitte militari e del malcontento popolare, una congiura di palazzo guidata dalla monarchia rovescia Mussolini. Lo sostituisce il maresciallo Pietro Badoglio, un carrierista che ha saputo profittare del fascismo senza compromettersi troppo, e che ora si trova a capo della coalizione antifascista. 

Agosto - Il governo Badoglio libera i detenuti politici e i confinati appartenenti a tutti i partiti italiani. Gli anarchici relegati all'isola di Ventotene vengono invece concentrati nel campo d'internamento di Renicci, presso Anghiari (Arezzo). 

9 settembre - All'indomani dell'armistizio tra il governo di Badoglio e gli anglo-americani, nel marasma provocato dalla fuga degli alti ufficiali dell'esercito, quasi tutti gli anarchici internati a Renicci riescono a evadere. 


15 settembre
- Muore all'isola d'Ischia colpito dai tedeschi l'anarchico carrarino Gino Lucetti, da poco liberato dal penitenziario di Santo Stefano ove aveva trascorso 17 anni dopo l'attentato a Mussolini. 


Dicembre
- Muore nella campagna inglese Simone Weil. Nata a Parigi nel 1909, allieva di Alain, normalista, insegna filosofia nei licei e milita nel gruppo anarco-sindacalista di «Révolution prolétarienne ». Vive con salario operaio, lavora per un anno (1935) come  fresatrice nelle officine Renault (esperienza raccontata in La condizione operaia) e nel 1936 va a combattere in Spagna contro Franco nelle file della colonna Durruti. Una crisi religiosa la porta al cristianesimo. Costretta alla fuga dalle leggi razziali, da Marsiglia raggiunge New York e quindi Londra, ove aderisce alla resistenza gollista. Muore di stenti, per solidarietà coi francesi rimasti in patria.

1944 

5 marzo - Muore a La Spezia Pasquale Binazzi, fondatore e direttore (1903-1924) del settimanale "Il Libertario". Era nato nel 1873, nella stessa città ove aveva organizzato il sindacato degli arsenalotti ed era stato segretario della Camera del lavoro. Nel 1922 aveva cercato di convincere l'ambasciatore sovietico Cicerin a intervenire in favore degli anarchici perseguitati dai bolscevichi. Autore di diversi opuscoli di propaganda. - Esce clandestinamente a Firenze il giornale anarchico "Umanità Nova". Il tipografo incaricato, Lato Latini, noto individualista e pertanto non del tutto d'accordo con l'indirizzo del giornale, viene arrestato. 


23 luglio
- Muore esule ad Amsterdam lo storico Max Nettlau. Nato a Neuwaldeg (Vienna) nel 1865 di antica famiglia prussiana, studioso di lingue, si formò nel movimento socialista restando però sempre estraneo a ogni influsso marxista. Esordi su "Freiheit", la rivista diretta da Johann Most, nel 1890 con uno studio su Joseph Déjacque, precursore dell'anarco-sindacalismo. Nel 1895, incitato da Élisée Reclus, compilò la Bibliografia dell'anarchia. Non uomo d'azione ma ricercatore nato, Nettlau visse nel luglio '36 il trionfo anarchico di Barcellona, continuando a scrivere la sua Grande storia dell'anarchia. I nazisti gli asportarono i suoi immensi archivi raccolti ad Amsterdam. 

10-11 settembre - Delegazioni dei gruppi libertari del Lazio, della Puglia, della Lucania, dell'Umbria e della Toscana si riuniscono a Napoli. Sono presenti tra gli altri un rappresentante della CNT, Giovanna Berneri (vedova di Camillo Berneri), Cesare Zaccaria e Pio Turroni. Nelle risoluzioni approvate si ribadisce la necessità di «dedicarsi da una parte a combattere lo Stato e la Chiesa ed ogni forma o tendenza autoritaria della vita sociale, e per l'altra a portare contributi positivi per la ricostruzione del nostro paese, con studi e realizzazioni di libere associazioni, di gestioni pubbliche, di gestioni collettive, tendendo con costanza alla rivoluzione sociale, da cui deve nascere il Libero Comune ed il lavoro senza salariato». I gruppi libertari, inoltre, «esaminata la situazione sindacale: considerato che l'unità sindacale propugnata dai funzionari di Partito, autonominatisi al centro della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) non è altro che la prosecuzione dello pseudo-sindacalismo totalitario ed oppressivo del fascismo; affermano che il sindacato, come alleanza di tutti i lavoratori sul terreno specifico del loro lavoro, non può nascere che dal basso e dai liberi accordi e deve poter ammettere in sé uomini e donne di qualsiasi pensiero politico, concordi nella volontà di liberarsi dalla schiavitù del salariato; deliberano di costituire rapidamente, dove possibile, dei sindacati dissidenti per tutte le  organizzazioni aderenti alla CGIL». - Fuggiti dalle carceri e dal confino, numerosi anarchici partecipano alla lotta armata contro i fascisti. Tra le formazioni più importanti sono le bande anarchiche che operano nell'Apuania, in provincia di Piacenza e in Liguria. In Lombardia è particolarmente attiva la formazione «Bruzzi». Pietro Bruzzi, nato a Maleo (Milano) nel 1888, è fucilato dai nazi-fascisti a Melegnano il 17 febbraio 1944. Militante anarchico fin dalla giovinezza, persona assai colta, Bruzzi era stato nel 1921 in Russia, aveva poi vissuto lunghi anni in Francia, dove fece parte del Comitato Pro Vittime creatosi a Parigi. Catturato dopo avere partecipato alla guerra di Spagna, era stato deportato in Italia e confinato per cinque anni nell'isola di Ponza. Tra i primi a partecipare alla lotta dopo l'8 settembre 1943, pubblica e diffonde a Milano il giornale anarchico clandestino "L'Adunata dei Libertari". Arrestato dai fascisti, è fucilato come ostaggio. Le formazioni lombarde «Errico Malatesta» e «Pietro Bruzzi» sono incorporate nelle brigate socialiste «Matteotti». 



giovedì 4 luglio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXVII

1925

15 aprile - Il terzo numero di "La  Révolution surréaliste" (fondata da  Pierre Naville e Benjamin Péret nel dicembre 1924 col motto: «Dobbiamo lavorare per una nuova dichiarazione dei diritti dell'uomo») contiene una polemica dichiarazione collettiva al papa, al Dalai Lama, alle professioni buddhiste, ai rettori di università europee e ai direttori di manicomi. 

1 maggio - La Commissione organizzativa dell'Unione anarchica italiana pubblica il numero unico "Il grido della libertà" con un appello ai lavoratori per la lotta al fascismo. 

6 giugno - Al grido di «Fascisti, assassini di Matteotti!» un gruppo di anarchici guidato dall'italiano Severino di Giovanni interrompe i festeggiamenti del venticinquesimo anniversario del regno di Vittorio Emanuele III, che la borghesia italiana di Buenos Aires celebra al teatro lirico Colon nonostante la monarchia si sia macchiata di complicità con Mussolini che esattamente un anno prima ha fatto assassinare a Roma il deputato socialista Giacomo Matteotti. Ai festeggiamenti partecipa il presidente Marcelo T. de AIyear, l'ambasciatore italiano e numerosi ministri argentini. Di Giovanni (nato a Chieti nel 1901 di famiglia poverissima, intellettuale-operaio, lavorava come tipografo al momento dell'avvento del fascismo; nel 1923 era emigrato in Argentina) viene  interrogato  e rilasciato. Scrive e stampa personalmente a Buenos Aires la pubblicazione anarchica "Culmine" che ha una sezione (intitolata "Faccia a faccia col nemico") dedicata alle notizie di attentati. Un anno dopo organizzerà una grande manifestazione per la liberazione di Sacco e Vanzetti, verrà arrestato per lo scoppio di una bomba all'ambasciata americana e nuovamente rilasciato per mancanza di prove. Entrerà cosi in contatto con due fratelli di origine italiana, Alejandro e Paulino Scarfò, coi quali passerà all'azione clandestina. 

13 luglio - Due marescialli federali riferiscono alla Northern District Court delI’lllinois che il 10 e l'11 luglio essi «hanno portato tutta la roba dell'IWW  all'immondezzaio comunale e l'hanno distrutta e bruciata usando benzina ecc. come stabilito dalla Corte». Viene cosi distrutta tutta la corrispondenza dell'IWW, libri e documenti sequestrati nel settembre 1917 a Chicago e presentati come prove a carico al processo di William D. Haywood e altri militanti (durante la prima guerra mondiale migliaia di wobblies vennero incarcerati, minatori aderenti all'IWW deportati nel deserto dell'Arizona). Pochi documenti sfuggirono alla razzia del 1917. 

1926 

Muore a Milano lo scrittore populista Paolo Valera, nato a Como nel 1850. Garibaldino nel 1866. Valera ha militato successivamente nel movimento anarchico e socialista, ha fondato e diretto giornali dai titoli significativi ("La Plebe", "La Folla"), è stato il poeta dei bassifondi di Milano e di Londra. Fortemente influenzato dallo scrittore «ribelle» francese Jules Vallès, il comunardo di cui erano usciti in Italia I refrattari (Milano 1874 e '84) e L'insorto (Milano 1916) cercò di dare forti contenuti sociali alla sua vena narrativa erotizzante e populista-naturalista. Nel 1924 aveva pubblicato Mussolini (cronache che accompagnano il duce dal 1912 al delitto Matteotti, dal socialismo alla dittatura fascista) che era stato immediatamente sequestrato dalle autorità. Le critiche ai dirigenti socialisti, cui l'autore rimproverava di non aver fermato il duce, provocarono l'espulsione di Valera dal partito socialista dopo quarant'anni di militanza. 

11 settembre - Gino Lucetti, anarchico di Carrara, lancia una bomba a mano contro Mussolini che passa in automobile per il piazzale di Porta Pia a Roma. L'attentato non provoca vittime. L'anno successivo Lucetti sarà condannato a 30 anni di carcere; Leandro Sono a 20 anni e Stefano Vatteroni a 19 anni e 9 mesi per complicità. 



giovedì 25 aprile 2024

Gli Anarchici e la resistenza

• 25 aprile 1945. I partigiani delle brigate anarchiche «Bruzzi-Malatesta» occupano la sede della RAI, allora EIAR, in corso Sempione a Milano. La Resistenza si fa Liberazione. O quantomeno così si pensa.

• Gli anarchici e la Resistenza. C’entrano, dunque? C’entrano eccome! C’entrano da molto prima della guerriglia partigiana del ’43-’45. C’entrano fin dal 1920, prima ancora che lo squadrismo si facesse governo e poi regime. Gli anarchici erano, all’epoca, una componente importante del movimento operaio. Il loro quotidiano, «Umanità Nova», tirava cinquantamila copie, non molto meno del socialista «l’Avanti» e del «Corriere della Sera». Influenzavano in modo determinante l’Unione Sindacale Italiana, che aveva centinaia di migliaia di iscritti ed il cui segretario era per l’appunto un anarchico, Armando Borghi. E anarchici erano molti leader sindacali dei marittimi, dei ferrovieri, dei metalmeccanici, dei braccianti.

• Nulla da stupirsi se gli anarchici hanno resistito o, meglio, se si sono attivamente opposti al fascismo fin dalle sue prime manifestazioni. Erano incompatibili. Libertari per definizione gli anarchici. Autoritario il fascismo. Egualitari gli anarchici, disegualitario e gerarchico il fascismo. Rivoluzionari gli anarchici, contro-rivoluzionario il fascismo. Gli anarchici: «Né servi né padroni». Il fascismo strumento di vecchi e nuovi padroni, ideologia di una servitù di massa.

• Gli anarchici resistono anche con le armi in pugno alla resistibile ascesa del fascismo. Gli Arditi del Popolo, ex combattenti organizzati per l’autodifesa popolare, sono essenzialmente appoggiati da anarchici e socialisti «massimalisti» e osteggiati ufficialmente dai partiti socialista e comunista. Gli Arditi si oppongono al terrorismo squadrista, spesso spalleggiato dai carabinieri. E più di una volta mettono in fuga carabinieri e fascisti. Come a Sarzana nel ’21. Come, sempre nel ’21, a Parma. A Parma l’insurrezione popolare contro i fascisti alza le barricate. Su una barricata, tenuta dagli anarchici, c’è anche un giovanotto di Carrara, Ugo Mazzucchelli, che ritroveremo vent’anni dopo a capo di una delle formazioni partigiane anarchiche. Non è l’unico nome che ritorna, in questa storia.

• Durante il ventennio continua senza tregua la lotta antifascista degli anarchici. Sia in Italia sia all’estero, in Francia soprattutto, dove emigrano a migliaia, per sfuggire alla repressione. In Italia testimonia della resistenza anarchica il numero dei loro confinati, ben superiore ai dati ufficiali perchè i tribunali fascisti tendono a etichettare gli anarchici come «comunisti».I libertari sono stati da un quarto ad un terzo di tutti gli antifascisti passati per il confino. Significativamente, gli anarchici non vennero mai ufficialmente liberati dal confino. Neanche dal governo Badoglio. Dal confino vennero dapprima liberati, nel luglio ’43, i «moderati», poi i socialisti e i comunisti. I più cattivi, gli anarchici, per lo più segregati nell’isola di Ventotene, vengono trasferiti nel campo di concentramento di Renicci d’Anghiari, in provincia di Arezzo, dove erano rinchiusi i prigionieri di guerra slavi e albanesi. L’otto settembre, tuttavia, i carcerieri se la squagliano e anche gli anarchici sono liberi. Direttore delle guardie a Ventotene è un certo Marcello Guida. Un’altro nome che ritorna. Nel dicembre 1969 è questore di Milano. È lui che, mentendo, dichiara suicida il defenestrato Giuseppe Pinelli.

• Testimonianza della lotta antifascista degli anarchici in Italia è anche la serie di attentati – purtroppo falliti – al «Duce». Anteo Zamboni, Michele Schirru, Angelo Sbardellotto, Gino Lucetti… Tutti uccisi. Lucetti era un giovane carrarino. Da lui prese nome la prima formazione partigiana libertaria attiva a Carrara.

• Anche nell’esilio i «fuoriusciti» anarchici continuano la lotta contro il fascismo, soprattutto a sostegno finanziario e logistico della resistenza interna. Ma è anche di straordinario rilievo la partecipazione di centinaia di esuli libertari italiani alla Guerra Civile spagnola del 1936. Tra i primi, con la colonna Rosselli, ad accorrere al richiamo della Rivoluzione sociale e della solidarietà internazionale antifascista.


giovedì 27 aprile 2023

A proposito del 25 aprile

Per gli anarchici il 25 aprile era iniziato più di vent’anni prima. L’anarchismo e il fascismo d’altronde sono sempre stati in pessimi rapporti. Da un lato l’aspirazione alla libertà, dall’altro un sistema di dominio che pretendeva di inquadrare l’individuo in tutto quello che i libertari hanno sempre combattuto: Dio, Patria e Famiglia. Non c’è da stupirsi dunque se gli anarchici sono sin 1921 tra gli entusiasti sostenitori degli Arditi del Popolo e si battono nelle loro file in tutta la penisola e sulle barricate di Parma del 1922. A questo proposito, si può affermare che l’unica componente proletaria che sostenne attivamente l’arditismo popolare fu proprio quella libertaria. Dopo la Marcia su Roma, migliaia di anarchici furono costretti ad andare in esilio, dove cercarono di rendere la vita impossibile ai rappresentanti del fascismo all’estero con ogni mezzo necessario – dai giornali alla propaganda, dalla creazione di reti di mutuo soccorso a veri propri attentati contro uomini e istituzioni del regime. Diversi furono inoltre i tentativi di eliminare Mussolini, come quelli di Gino Lucetti (1926), Michele Schirru (1931) e Angelo Sbardellotto (1932). Gli anarchici di lingua italiana, così come i loro compagni provenienti da tutto il mondo combatterono poi nel corso della rivoluzione spagnola. Nel settembre 1943, se alcuni rifiutarono di partecipare a una guerra tra imperialismi, molti anarchici invece decisero di prendere parte alla lotta armata contro il nazifascismo. Di questo impegno sono prova le numerose formazioni che si vennero a creare come le brigate “Bruzzi-Malatesta”, i battaglioni “Lucetti” e Schirru”, solo per citarne alcune. Fino ad arrivare al 25 aprile. Un 25 aprile “lungo”, dunque, più di vent’anni e non ristretto solo all’Italia. Ma la Liberazione sembra essere un processo tutt’altro che finito. Nuovi fascismi, nuove forme di dominio, sempre più diffuse e ambigue, segnano il nostro esistente. Per questo ha senso riandare alle parole dei/lle partigiane che lottarono in quei tormentati anni, riascoltare le loro voci e fare in modo che quelle non rimangano mero feticcio storico, ma lasciti, per continuare a cercare di costruire una società libera e solidale.


giovedì 19 aprile 2012

25 APRILE – Gino Lucetti

Nel giugno del 1925 Lucetti è ad Avenza, dove abitano amici anarchici fidati e, con tutta probabilità, comincia a progettare l’attentato a Mussolini. Il piano subisce una battuta d’arresto perché, la notte del 26 settembre Lucetti è coinvolto in uno scontro a fuoco con alcuni fascisti di Avenza e l’indomani, aiutato dal fratello Andrea, fugge di nuovo in Francia a bordo di una imbarcazione carica di marmo. Rientra in Italia alla fine del maggio 1926 e vi rimane per più di tre mesi muovendosi indisturbato o quasi tra Avenza, Roma e probabilmente Viareggio. Durante questi spostamenti, si ritiene vengano sia reperite le bombe e la pistola usate per l’attentato, sia informati del progetto Malatesta e Damiani. La mattina del 11 settembre 1926 Lucetti è nei pressi del piazzale di Porta Pia a Roma in attesa della vettura che conduce Mussolini dalla sua residenza di Villa Torlonia al Ministero degli Esteri a Palazzo Chigi. È certo che Lucetti conosce i particolari del tragitto della vettura grazie agli appostamenti che Stefano Vatteroni suo compaesano e amico d’infanzia aveva compiuto direttamente o con l’aiuto di altri, nei mesi precedenti. Lucetti attende l’arrivo della macchina presso il bar Nomentano, di angolo fra la via omonima e via Ancona, nascosto dietro un chiosco di giornali e quando passa l’auto presidenziale le lancia contro una bomba SIPE che, causa il ritardo e la troppa vicinanza, impatta la fiancata posteriore deflagrando a terra dove lascia visibili tracce sul selciato. Datosi alla fuga Lucetti è bloccato
da due carabinieri scesi dalla vettura di scorta, trascinato all’interno di un portone dove, non prima di aver lanciato contro di loro un secondo ordigno rimasto inesploso, viene arrestato e trovato in possesso di una pistola Browning con il colpo in canna e altre sei nel caricatore. Le pallottole, a un successivo esame, risultano intaccate e immerse nell’acido muriatico. Lucetti sostiene di essere un anarchico individualista arrivato direttamente dalla Francia per l’attentato. Il 15 settembre, nei locali della polizia vengono tratti in arresto Leandro Sorio, factotum dell’albergo romano in cui ha pernottato Lucetti nei giorni precedenti l’attentato, e Vatteroni, entrambi poi condannati a 20 e 18 anni di reclusione. Lucetti è condannato a 30 anni di reclusione ed il 6 agosto del 1927 è trasferito al penitenziario di Portolongone; il 14 febbraio 1930, al termine dei previsti tre anni di reclusione speciale, passa a quello di Fossombrone per giungere, il 20 giugno 1932, al suo ultimo carcere sull’isola di S. Stefano nell’arcipelago Pontino. L’11 settembre 1943 viene liberato dagli alleati che stanno sbarcando a Salerno e trasferito a Ischia. Napoli però è ancora controllata dai tedeschi che, nell’ambito di una decisa controffensiva, iniziano un violento cannoneggiamento sulla vicina isola ed è proprio nel corso di questo attacco che colpito da una scheggia di granata, Lucetti muore il 17 settembre 1943.