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giovedì 8 novembre 2018

INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO di Elio Petri

Il capo della polizia criminale va a trovare l'amante, Augusta Terzi. Mentre fanno l'amore, il poliziotto le taglia la gola. Con la massima calma, convinto di essere al di sopra di ogni sospetto grazie al posto che occupa, egli trascura nel modo più assoluto di cancellare le tracce del delitto. Ritornato al commissariato, il dottore brinda insieme ai colleghi per festeggiare la sua recente promozione a capo della polizia politica. In attesa di occupare il nuovo posto, viene incaricato di dirigere l'inchiesta sul caso Terzi e si reca sul luogo del delitto. Qui ripercorre mentalmente i suoi primi rapporti con la donna, a cui piaceva subire da parte dell'amante la simulazione di interrogatori autoritari. È stata la scoperta della sua infedeltà con un giovane studente, Antonio Pace, a spingere il poliziotto ad assassinarla. Appena assunto il suo incarico nel nuovo ufficio, il dottore intensifica i controlli telefonici, di cui è vittima soprattutto Pace, accusato di essere un sovversivo. Nel frattempo l'inchiesta sul delitto prosegue e nell'appartamento della vittima vengono rinvenute un po' ovunque le impronte digitali del poliziotto. Sempre convinto di essere intoccabile, quest'ultimo decide di scrivere la propria autodenuncia e di recapitarla ai colleghi. Chiusosi in casa, immagina di ricevere la visita del commissario e di tutti gli alti funzionari della polizia. Convinto che questi ultimi preferiranno evitare lo scandalo piuttosto che servire la giustizia, egli costruisce mentalmente una scena nel corso della quale i colleghi cercano di costringerlo a negare ogni responsabilità nei confronti del crimine di cui egli si accusa. Mettendo fine alle proprie fantasticherie, il dottore constata l'arrivo reale del commissario accompagnato da un'intera squadra di agenti decisi a scagionarlo.
Il film fu scritto nel '68 e girato nel '69, in un momento storico-politico particolare per l'Italia, sullo sfondo della strage di Piazza Fontana, e all'inasprimento dello scontro sociale in atto, e dell'affaire del commissario Luigi Calabresi, ritenuto il responsabile da un parte della sinistra extraparlamentare della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli alla Questura di Milano.
In questo clima di tensione la pellicola fu messa sotto processo dalla censura per il soggetto narrato - per la rappresentazione che si faceva della Polizia (e molti videro nel personaggio del Commissario più di una somiglianza con Calabresi) -  e rischiò di non uscire nelle sale
cinematografiche. Ma il film non fu bloccato dalla censura perché tutti si resero conto che la cosa avrebbe provocato uno scandalo enorme. Il particolare contesto politico del momento, una crisi di governo e la volontà della Democrazia Cristiana di trovare un accordo con i socialisti dopo le bombe di Milano rese possibile l'uscita del film. Certo il contenuto di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto non era tenero nei confronti delle autorità, mostrate nella loro arroganza. 
Ricorda Elio Petri :”la polizia della Repubblica italiana nei venticinque anni successivi alla caduta del fascismo, nonostante l'abolizione della pena capitale, ha perpetrato nelle strade e nelle piazze decine e decine di condanne sommarie contro masse indifese di operai e di contadini colpevoli unicamente di lottare contro la miseria e l'ingiustizia. Nessun poliziotto ha mai pagato per tutti questi morti. Io provavo, e provo tuttora, un odio profondo nei confronti dei mandanti appartenenti alle classi dominanti e degli esecutori di questi assassinii. Tuttavia nel film mi interessava soprattutto descrivere il meccanismo che garantisce l'immunità ai servi del potere. Volevo fare un film contro la polizia, ma a modo mio”.
L'esercizio del potere diventa azione sistemica di controllo della masse attraverso l'uso della coercizione, dell'intimidazione, della rappresentazione dell'essere al di sopra della legge che vale per il popolo e non per i suoi servitori. E l'omicidio dell'amante da parte del Commissario fin dall'inizio è l'affermazione estrema del suo esercizio. Si tratta di un personaggio autoritario, intransigente e carismatico, un poliziotto di stampo scelbiano che, proprio per queste sue caratteristiche, viene promosso all'inizio del film al ruolo di dirigente dell'ufficio politico della Questura. Perfettamente caratterizzante da questo punto di vista è il suo discorso di insediamento all'insegna della legalità repressiva: "Sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale, sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo. [...] Noi siamo a guardia della Legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città malata. Ad altri il compito di educare, a noi quello di reprimere! La repressione è il nostro vaccino”. 

giovedì 6 dicembre 2012

LA DECIMA VITTIMA di Elio Petri


In un futuro indeterminato, poiché le guerre sono state abolite, per dare sfogo agli istinti aggressivi dell'individuo è ufficialmente ammessa la caccia all'uomo. Basta far parte di un club internazionale ed assoggettarsi a certe semplici regole che fanno d'ogni membro, di volta in volta, un cacciatore o una preda. I superstiti di dieci "partite di caccia", che sono pochissimi, hanno diritto ad onori trionfali. Caroline, un'americana alla sua nona vittoriosa esperienza, parte per Roma dove vive la sua ultima preda, Marcello, un uomo impegolato in debiti, annoiato da una moglie avida e da un'amante querula. Intende ucciderlo durante uno spettacolo televisivo, allestito appositamente da una compagnia di pubblicità americana presso il Tempio di Venere. Marcello non tarda pero a scoprire l'identità e le intenzioni di Caroline e, avvalendosi dei diritti riconosciutigli dal regolamento, progetta a sua volta di sbarazzarsi della sua cacciatrice nel corso d'un altro trattenimento pubblicitario. Fra un attentato e l'altro, nasce però l'amore, e, schivando gli spari della moglie e dell'amante, ugualmente tradite, cacciatrice e preda si rifugiano insieme su un aereo, dove Marcello non ha altra alternativa che quella di sposare il suo mancato carnefice. 
Se si escludono le derive da commedia romantica, La decima vittima è un concentrato di ironia e perspicacia visionaria con pochi eguali nel panorama cinematografico mondiale. Anziani da consegnare alle autorità, bordelli chiamati camere di relax, party a base di strip e omicidi in diretta. Il film è del '67, ma potrebbe essere un documentario contemporaneo sui vizi della nostra società. E non solo perché il futuro ipotizzato nel film è così simile alla realtà quotidiana che ci si presenta davanti ogni giorno, ma anche grazie al linguaggio utilizzato dai protagonisti, dritto e tagliente.
Tratto dal racconto di Robert Shecklev “The Seventh Victim” Elio Petri imbastisce una vicenda di fantasia per imbastire una denuncia contro il sistema capitalistico, la società della merce e contro l'invadenza dei mass media: gli uomini sono assimilati a merci di consumo, facilmente sostituibili, ed il loro ruolo sociale è circoscritto all'occasione di uno spettacolo di massa. 
Il tema affrontato con pungente sarcasmo e ironia è quello della violenza nella società umana. La società di cui si narra è una società che non rifiuta la violenza in toto, ma che ha deciso di incanalarla con mezzi legali, dando vita ad un assurdo gioco a livello mondiale chiamato La grande caccia. Per necessità finanziarie e solo per dare sfogo alla parte violenta ed egoistica che alberga nell'uomo, liberamente gli individui decidono di partecipare a questo gioco, organizzato da un ministero apposito, il gioco prevede l'eliminazione fisica dei propri rivali. Il concorrente è alternativamente cacciatore e preda e alla fine delle dieci cacce chi sopravviverà verrà idolatrato come un dio e avrà una sorta di intangibilità nonché favori e premi. L'agire violento viene legalizzato e la morte ridotta a gioco, con tanto di sponsor, ghiotta occasione per incrementare le proprie vendite, dato che l'evento è ripreso dalle televisioni di tutto il mondo. Somma ironia la sede centrale della grande caccia, dove si estraggono a sorte le coppie cacciatore-preda è Ginevra (attualmente una delle sedi principali dell'ONU). Il film è influenzato nella parte scenografica dalla pop art e in genere dalla cultura degli anni '60, la fotografia ha la tendenza a riprendere l'impianto della fumettistica e a trasporlo in immagini in movimento.