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giovedì 18 maggio 2023

PSICHIATRIA - Il primo réseau alternativo

Nel 1975 in Belgio si sviluppa il «settore»: alcuni operatori che lavorano in un quartiere a nord di Bruxelles organizzano, con altri stranieri, un incontro nella loro città sul tema l'«Alternativa al settore». Grazie alla numerosa presenza di più figure sociali venute da ogni parte d'Europa, si insiste sulla necessità di non limitarsi ad una critica alla psichiatria fine a se stessa, ma di allargare il discorso nei riguardi dei processi di emarginazione perpetrati dalla famiglia, dalla scuola, dalla fabbrica, ecc .. Gli psichiatrizzati spingono verso la costituzione di un coordinamento a livello internazionale contro la repressione psichiatrica. Nasce il réseau. Che da «Alternativa al settore» viene ribattezzato «réseau alternativo alla psichiatria». Non ha un programma preciso, non ha intenzione di diventare un partito né un sindacato. Interessante è conoscere il texte constitutif del réseau. In questo si può leggere che il réseau riunisce gli psichiatrizzati ma anche tutti i gruppi decisi a lottare contro l'oppressione che i primi subiscono o hanno subito; tutti i promotori e gli animatori di esperienze collettive, psichiatriche o no, che costituiscono delle alternative al settore o dei tentativi di distruzione del manicomio; tutti quelli, operatori psichiatrici o no, che si rifiutano di inserirsi come agenti di un ordine psichiatrico repressivo ed esigono che i vari problemi non vengano trattati con interventi tecnocratici. Dice il testo: «Crediamo che le lotte per la sanità debbano inserirsi nell'insieme delle lotte che conducono i lavoratori per la difesa della loro salute ed essere in collegamento con tutte le lotte delle forze sociali e politiche per la trasformazione della società». «La pazzia è l'espressione delle contraddizioni sociali contro le quali dobbiamo lottare. Senza una trasformazione della società non ci sarà mai una psichiatria migliore ma sempre una psichiatria oppressiva. Ci rifiutiamo di rinchiudere nella terminologia psichiatrica i problemi dell'alienazione e dell'emarginazione alimentati dal sistema socio-politico. Dobbiamo smettere di essere gli agenti passivi di un sistema che reprime gli emarginati con l'alibi della cura e del reinserimento». Si legge più avanti che l'esistenza stessa degli psichiatri, degli infermieri, degli educatori, ecc. fa parte dei sistemi generali di controllo, di normalizzazione, di repressione. La pazzia pone problemi per i quali occorre cercare le risposte ad un livello completamente diverso da quello in cui invece si situano gli apporti degli specialisti. E' necessario dunque bloccare ogni nuova costruzione di ospedali psichiatrici e di servizi specializzati; iniziare fin d'ora un processo di riconversione degli ospedali psichiatrici esistenti. «Ciò non dovrà essere una liquidazione burocratica del tipo di ciò che è stato fatto in California. Non è questione di ledere uno strato sociale di lavoratori e di gettare la gente in mezzo alla strada. Questo processo di riconversione dovrà essere preso in carico da tutti quelli che vivono la pazzia, da quelli che vivono per la pazzia, da quelli che vivono con la pazzia, con i diversi gruppi sociali interessati a tale riconversione che non necessariamente devono essere dentro lo specifico psichiatrico». Per quel che riguarda l'infanzia, essa è un fronte di lotta essenziale per il réseau. «L'attuale funzione della psichiatria infantile è di trattare medicalmente dei bambini che sono approdati ad essa perché «ritardati» o «inadatti» per la struttura scolastica. Nella nostra lotta la scuola ha un'importanza strategica essenziale». Occorre costruire più gruppi internazionali al fine di analizzare precisamente la situazione della psichiatria infantile e della scuola nei diversi contesti nazionali, locali, ecc.; per riunire le esperienze che, appena si trovano isolate, vengono recuperate immediatamente; per pensare a delle possibilità di contatti concreti, nel quartiere, con i lavoratori, i gruppi politici, i gruppi d'azione, gli insegnanti, ecc.; per elaborare delle forme di lotta e la possibilità di costruire una pratica alternativa; infine per lasciare lo spazio maggiore alla parola dei bambini, che sono i più interessati. Infine, per quanto riguarda gli psichiatrizzati, si può leggere nel texte: «Gli psichiatrizzati e gli internati non sono solo degli emarginati, poiché essi sono lavoratori o disoccupati che hanno subito lo sfruttamento o la represione della società capitalistica. Solo una trasformazione sociale, una lotta di classe, a condizione che essi ne siano partecipi, potrà sopprimere l'istituzione psichiatrica con le sue ramificazioni (manicomio criminale, ospedale psichiatrico, settore, prigione, ecc.). Dobbiamo lottare contro l'ideologia psicoanalitica che recupera i discorsi degli psichiatrizzati e le loro lotte di una nuova forma sottile di repressione e di inquadramento poliziesco: il passaggio dall'ospedale psichiatrico al settore. Dobbiamo sopprimere i rapporti curante-curato in quanto riproducono la dominazione di classe».



giovedì 26 gennaio 2023

Siamo davvero pazzi da legare?

Quanti di voi non si sono mai voltati indietro? Quanti hanno acquistato un paio di paraocchi, e se li sono messi, solo per evitare di guardarsi intorno e di dover fare delle giuste considerazioni che incolperebbero loro per primi?

Quanti vorrebbero gridare le proprie verità represse da luridi ricatti? Quando sarà, quando?! Quanti vigliacchi esistono, che non sprecano mai una parola di troppo? Quanti hanno acquistato da un rigattiere un paravento antico, per potersi nascondere e poter scrivere, senza che nessuno lì veda, mentre tutti sanno e tacciono? Sono un simpatico, godo di tanti favori, simulo, inganno, e in cambio ricevo lodi, senza fatica. Che me ne frega, che me ne frega se gli altri ricevono cazzi in quantità nel culo?

Ecco come non ci vuole molto per spiegarsi perché tanti non sanno e tanti non vogliono sapere che se si diventa pazzi nel posto dove la società manda a rìmarginare gli emarginati, la colpa è proprio di questa e di tutti quelli che reggono questa pazza istituzione. Credetemi, proprio quando si è in quei posti e in quello stato, proprio allora si capisce di più e sempre meglio; ed è per questo che ci si chiude dentro e si cade sempre, sempre, sempre più in giù fino nel più profondo baratro dell’infelicità che, fortunatamente, non tutti conoscono. Ditemi di grazia, voi di fuori e molti di voi che si atteggiano a gran saputi: È dunque questa la pazzia? Siamo davvero pazzi da legare?

No, non è affatto pazzia, ma un semplice doveroso ed incontenibile disgusto verso coloro che li circondano, disgusto che noi per primi dovremmo provare. (Mimmo Garribba)


giovedì 20 ottobre 2022

I primi passi verso l’a-normalità

Come psichiatrizzati in lotta abbiamo compreso che il tutto sociale ha per fulcro la Norma. La relazione dei soggetti con questa comincia durante i primi anni di vita e non solo attraverso le istituzioni della scuola e della famiglia, ogni giorno la medicalizzazione con psicofarmaci è più precoce: non è affatto raro vedere medici prescrivere tranquillanti come fossero caramelle ai bambini più “rivoltosi”. Senza dubbio, sappiamo che esiste un punto chiave (che frequentemente si produce intorno all’adolescenza, ma che necessariamente non deve essere sempre così) quando gran parte delle persone si rendono conto che c’è qualcosa nella Realtà che non li convince fino in fondo. Spesso si giunge a questa situazione coll’osservare i propri genitori… Ciò suole mostrare che questo mondo non è così stupendo, che la vita non è necessariamente questo dono così meraviglioso come tante volte ci hanno ripetuto. Quando il dubbio va prendendo forma a suon di schiaffoni, di sofferenze varie, disillusioni, mazzate e disperazione, solitamente si aprono due strade: da una parte l’autodistruzione con tutte le sue varianti (droghe, suicidio, ostracismo volontario, ecc.), dall’altra l’immersione nella rete del Sistema di Salute Mentale. Così ti ritrovi, senza renderti conto come, in un ambulatorio della pubblica sanità, nello studio di qualche terapeuta tra i mille tipi che offre il mercato o direttamente legato a una barella nella sezione psichiatrica di qualche ospedale. Arrivato qui, possono succedere due cose: o uno viene sottomesso con la medicina e torna a incorporarsi nel funzionamento sociale come se quasi nulla fosse accaduto (il che suole essere più difficile quanto più duro è stato lo scontro con la Norma), oppure uno si introduce in quella spirale cronica (come abitualmente si incaricano di ricordarci i medici: “date le sue caratteristiche, non dovremmo ossessionarci col parlare di doversi curare, ma piuttosto di poter raggiungere un livello di vita il più gradevole possibile”) di cadute-ricadute, medicazioni e ricovero volontario. Quandoun soggetto che è arrivato fino a questo punto decide di fare la guerra alla società e al suo tiranno concetto di normalità, quando uno psichiatrizzato si dichiara a sé stesso - senza il beneplacito di nessun pastore rivoluzionario - psichiatrizzato in lotta, scontrandosi con i farmaci, con gli ordini giudiziari, o con la sporca autorità scientifica, si afferma come soggetto rivoluzionario in questo deserto di omogeneità e disincanto. La situazione in cui si trova lo psichiatrizzato in lotta è quella di essere contraddizione ambulante davanti all’ingranaggio. È colui che dice: i padroni a volte si sbagliano, i loro pronostici e le loro scientifiche teorie non valgono un cazzo: sono qui, non sono morto né drogato, ho vissuto e vivo l’inferno della Macchina e voglio aggiustare qualche conto in sospeso. Qui il sistema ha perso la sua aria di innocenza e ormai è impossibile che possa recuperarla. Ormai non ha più nulla con cui sedurre qualcuno.


giovedì 27 maggio 2021

Pare che la disubbidienza sia un difetto genetico

Il problema  non è se la malattia mentale è di origine organica, come pensa  la maggioranza degli psichiatri, o se è di origine psicologica, come pensa la maggioranza degli  psicoanalisti; ma parrebbe piuttosto opportuno non dimenticare che non sono fisiologici soltanto quei pensieri e quei comportamenti che sono approvati e ritenuti ragionevoli o razionali solo dal moralismo di moda. Ad esempio ora, sia a scorno di Kraepelin sia a scorno di Freud, l'omosessualità e l'obiezione di coscienza non sono più, almeno in alcuni paesi, malattie di mente, mentre  destano sospetto l'assunzione e l'uso di eroina e di cocaina. In Italia, di recente, non solo si è parlato di inclinazione particolare di alcuni all'assunzione di droghe proibite, ma  si è discusso se sia o non sia inclinazione geneticamente determinata. 

Pare che la disubbidienza sia un difetto genetico. 

Il medico psichiatra è il delegato dell'autorità morale con diritto di vita e di morte, ma più che altro con diritto di negazione, che gli viene conferito perché sorvegli metodicamente sul rispetto delle convenzioni,   inseparabili dalla stabilità del potere costituito, come sistema di controllo delle ricchezze e della loro distribuzione.


giovedì 16 aprile 2020

Il ruolo della psichiatria

Sopravviviamo in un insieme di immagini alle quali siamo spinti ad identificarci. Agiamo sempre meno per conto nostro e sempre più in funzione di astrazioni che ci dirigono secondo le leggi del sistema mercantile (profitto e potere)” (Ratgeb) 
Le autorità hanno sempre capito che la salute e il benessere, sia fisico sia psicologico, sono importanti per ognuno di noi e si sono impadronite della salute e del benessere, o meglio del controllo della salute e del benessere, per avere dei sudditi a disposizione per eventualmente controllare, ma anche ricattare, perché quando uno ha in gioco il proprio benessere è disposto a sottomettersi.
Il conflitto fondamentale, per quanto riguarda psichiatria e antipsichiatria, non è tanto sul significato chimico delle sostanze, quanto sul fatto che un cittadino possa decidere quello che vuole prendere  e quello che non vuole prendere.
La psichiatria dice che deve essere lo psichiatra a decidere e anche a forzare il paziente. 
Noi pensiamo che deve essere il paziente o cittadino a decidere perché se no questo diventa una violazione della libertà delle persone.
La medicina, in generale, ha una struttura autoritaria perché il medico, come il sacerdote egiziano che aveva in mano il rapporto della medicina con la salute, non si limita a curare le persone dietro loro richiesta, ma pensa di interferire con la vita della persona, controllarla sia individualmente che socialmente. 
Quindi il ruolo della psichiatria è molto semplice a dirsi: è il controllo sociale.

giovedì 27 giugno 2019

Psichiatria e fascismo

Per molto tempo, anche nell'ambito delle ricerche sulla repressione del dissenso e le persecuzioni subite dagli oppositori del regime fascista, il ricorso sistematico alla psichiatria e alla reclusione manicomiale è stato un aspetto storiografico sottaciuto e sottostimato, come se certi “metodi” fossero una prerogativa di altri sistemi totalitari, quali quello nazista o quello staliniano. D'altronde, le stesse vittime, una volta tornate alla cosiddetta normalità dopo la Liberazione, il più delle volte auto-censurarono il racconto delle loro vicissitudini attraverso l'arcipelago manicomiale, un po' per evadere anche dal ricordo opprimente di tale esperienza, un po' perché comunque probabilmente in molti vi era il recondito timore di essere ancora presi per pazzi.
Eppure è proprio durante il ventennio fascista che si registra l'incremento dei cosiddetti “manicomi criminali”, con la costruzione di nuove strutture e di nuove sezioni giudiziarie presso istituti “civili” già esistenti, nonché l'aumento – davvero esponenziale – del numero degli “alienati” internati a seguito di sentenza penale oppure in applicazione della legge n. 36 nel 1904 (rimasta, incredibilmente, in vigore sino al 1978!) che prevedeva e regolava l'internamento negli ospedali psichiatrici di quanti, per presunta pericolosità sociale o pubblico scandalo, vedevano così le proprie vite in totale balia del giudizio - e del pregiudizio - di pretori, procuratori, prefetti, questori, podestà e direttori di manicomi.
Nonostante che tale legge fosse stata emanata dal governo del liberale Giolitti, l'individuo vedeva annullata ogni tutela delle proprie libertà ed era consegnato inerme all'arbitrio statale: essa risultava a tutti gli effetti un dispositivo legale volto a togliere dalla circolazione i soggetti “devianti”; infatti, la loro “colpa” e la loro “malattia” discendeva generalmente da una supposta pericolosità legata all'essere improduttivi oppure ad eventuali turbamenti dell'ordine pubblico.
Il fascismo, perciò, accolse pienamente questo impianto ideologico e, soprattutto dal 1927, lo inserì nel suo stato di polizia, tanto che «fissò nel Testo unico delle leggi d Ps (prima del 1926 e poi del 1931) le regole da attivare per il controllo dei degenerati e delle classi pericolose, oltre che dell'alienazione mentale», mirando a colpire ugualmente sospetti oppositori politici, omosessuali, oziosi, nomadi, alcolisti e altri soggetti marginali.
Particolare non secondario, proprio in pieno fascismo, nel 1938 lo psichiatra Ugo Cerletti (tessera n. 0694914 del Pnf) assunse notorietà mondiale per «l'italianissima invenzione» dell'elettroshock. Ad essere colpiti, temporaneamente o in maniera definitiva, da misure di costrizione manicomiale furono circa un migliaio di uomini e donne, di varia tendenza o appartenenza politica, ritenuti pericolosi per la dittatura di Mussolini: se il termine ha un senso, nella stragrande maggioranza dei casi non si trattava di «malati di mente», ma di «avversi al regime»; in non pochi casi, invece, i disturbi psichici erano diretta conseguenza delle violenze fisiche e delle torture mentali a cui furono sottoposti nel corso di spedizioni punitive, in carcere, al confino o dentro i non-luoghi manicomiali.
Per chiudere è possibile riscontrare come i funzionari di polizia ricorressero alle diagnosi pseudo-mediche e alle categorie lombrosiane, mentre gli psichiatri accettavano – con rarissime eccezioni – di svolgere un ruolo di inquisitori politici, così come le figure degli infermieri e dei secondini tendevano a confondersi dietro sbarre che, purtroppo, non appartengono ancora al passato. Discorso analogo per quanto riguarda l'esile confine che separava il trattamento punitivo da quello terapeutico, con strumenti e pratiche degne dei supplizi del Sant'Uffizio.

giovedì 7 gennaio 2016

La scatola di vetro è stata rotta

L’angoscia della strada, i gesti abusivi. Le ossa sfinite e morbide. Le donne senza volto, rigide, dai capelli spezzati. Un rottamaio, dove tutto è così, dove ad ogni domanda si prescrive un’iniezione diversa.
Dove ogni gesto personale è fuori luogo.
Non si possono aprire sempre casi diversi. 
Un terreno dove l’aria si rifiuta di entrare. 
SILENZIO.
Nello specchio tutta la rabbia, le urla, le voci, le parole di questi vuoti a perdere. Morte e distruzione si moltiplicano come la cantilena della buonanotte. Domani sarà uguale, ti ci abituerai. Il sorriso le si rifletteva sul vetro della scatola che le stavano portando via.
ADEGUARSI. 
Lei non vedeva persone a cui adeguarsi, ma soprammobili, bambole di pezza, ceramiche e secondini puliti.
È così che si è trovata nel buio della stanza, un calore vaporoso, intorno al letto confusione, scintillante, metallica, meccanica.
Dentro è densa, un freddo contenitore. Malata, immobile, pesante, piombo. Polvere di vetro scivola nelle vene, incapace di parlare o cantare. Il bianco guardiano entra, i polsi le dolgono, è bianco, distaccato e bisognoso. Le dà la medicina della salute, senza sapere e capire che soffriva di un qualcosa di diveso, incomprensibile alla sua maniacale voglia di decodificazione.
Sono condannati ad incontrarsi.
Di suo, non sentiva più nulla, al tatto le sfuggivano i vestiti, le capsule, le ossa, il sangue. La sua personalità che non voleva reprimere e trattenere, era in serio pericolo. Tra quelle mura insonorizzate rischiava di appiattire il suo encefalogramma
Qualcosa si frantuma, non si adegua, ha bisogno di un rasoio, non si adegua, è sudata.
Quando si è alzata, ha tagliato i suoi piedi, c’era sangue dappertutto, ma non ha provato niente, aveva bisogno di un rasoio per tagliare l’atmosfera.
Desiderano che si adegui, ma la scatola di vetro è stata rotta.
Tutti kazzi vostri.
(Tratto da: Luna Nera Contro la psichiatria Villa Azzurra Giugno 1992)

giovedì 8 ottobre 2015

Abolizione delle leggi sui malati mentali

Noi stabiliamo che la psichiatria dato che non è disposta a rinunciare all'uso della forza, della coercizione e della violenza, è colpevole di crimini contro l'umanità: della deliberata distruzione di dignità, libertà e vita. Soprattutto attraverso la categorizzazione giuridica del "malato mentale" la quale consente una totale privazione dei diritti umani e civili, nonché delle leggi del diritto naturale.  Inoltre, la psichiatria non può ambire all'arte della cura avendo essa violato il Giuramento di Ippocrate attraverso un uso conscio di farmaci dannosi, i quali hanno causato l'epidemia mondiale di discinesia tardiva, e attraverso altri interventi che noi consideriamo torture: il ricovero coatto, la somministrazione forzata di farmaci, il letto di contenzione, l'elettroshock, tutte le forme di psicochirugia e di vincoli sanitari ambulatoriali.  Queste pratiche e quest'ideologia permisero agli psichiatri, durante il periodo nazista, l'estremismo del genocidio di massa sistematico degli internati con il pretesto della "cura".  La psichiatria non solo si rifiuta di deporre il potere ricevuto dallo Stato, bensì assume anche il ruolo di organo sociale di controllo ben retribuito e rispettato, nonché di forza di polizia internazionale per la condotta e la repressione delle devianze politiche e sociali.  Noi riteniamo la psichiatria colpevole di aver combinato potere esecutivo e immunità giudiziaria - la classica definizione dei Sistemi Totalitari. Esigiamo quindi l'abolizione delle leggi sui malati mentali come primo passo verso l'imputabilità sociale della psichiatria.

giovedì 27 agosto 2015

La malattia mentale non esiste

Mi auguro che ormai risulti chiaro che non è possibile considerare coloro che fino ad ora sono stati giudicati malati di mente come dei malati. Tale questione quindi non può essere risolta da nessuna riforma ospedaliera psichiatrica. Rimettendo a nuovo i vecchi ospedali psichiatrici, ridimensionandoli a entità più a misura dell’uomo, costruendone dei nuovi, facendo dei reparti psichiatrici negli ospedali civili non si potrà venire mai a capo di nulla, per la semplice ragione che non avendo a che fare con dei malati non è con gli ospedali più moderni di questo mondo che si potrà operare validamente; soprattutto se si continuerà a considerare queste persone dei malati e nelle migliori delle ipotesi malati come gli altri. Abbiamo visto che essi hanno diritto ad una considerazione ben maggiore, perchè sono vittime della società. Il problema comunque non va posto soltanto nel senso di riparare danni già provocati; l’unico modo di risolverlo radicalmente è un’azione preventiva.
Anche la psicoterapia per tutti non risolverà mai nulla, perchè mentre si aiuta una persona, altre dieci avranno bisogno dello stesso aiuto, per cui le forze saranno sempre inferiori alla necessità; senza contare che abbiamo visto i limiti della psicanalisi. Da tutto ciò deriva che da oggi in poi è necessario impegnare tutte le energie sempre più nella prevenzione e sempre meno nella psichiatria. Una società completamente diversa dall’attuale, nella quale la democrazia ed il socialsmo, veri, abbiano fatto sparire la paura, non avrà bisogno di psichiatri.

giovedì 20 agosto 2015

Due parole sulla psichiatria di Antonin Artaud

Le leggi e il costume vi concedono il diritto di valutare lo spirito umano. Questa giurisdizione sovrana e indiscutibile voi l’esercitate a vostra discrezione. Lasciate che ne ridiamo. La credulità dei popoli civili, dei sapienti, dei governanti dota la psichiatria di non si sa quali lumi sovrannaturali. Il processo alla vostra professione ottiene il verdetto anzitempo. Noi non intendiamo qui discutere il valore della vostra scienza, né la dubbia esistenza delle malattie mentali. Ma per ogni cento classificazioni, le più vaghe delle quali sono ancora le sole ad essere utilizzabili, quanti nobili tentativi sono stati compiuti per accostare il mondo cerebrale in cui vivono tanti dei vostri prigionieri? Per quanti di voi, ad esempio, il sogno del demente precoce, le immagini delle quali è preda, sono altra cosa che un’insalata di parole?
Noi non ci meravigliamo di trovarvi inferiori rispetto ad un compito per il quale non ci sono che pochi predestinati. Ma ci leviamo, invece, contro il diritto attribuito a uomini di vedute più o meno ristrette di sanzionare mediante l’incarcerazione a vita le loro ricerche nel campo dello spirito umano.
E che incarcerazione! Si sa - e ancora non lo si sa abbastanza - che gli ospedali, lungi dall’essere degli ospedali, sono delle spaventevoli prigioni, nelle quali i detenuti forniscono la loro manodopera gratuita e utile, nelle quali le sevizie sono la regola, e questo voi lo tollerate. L’istituto per alienati, sotto la copertura della scienza e della giustizia, è paragonabile alla caserma, alla prigione, al bagno penale.
Non staremo qui a sollevare la questione degli internamenti arbitrari, per evitarvi il penoso compito di facili negazioni. Noi affermiamo che un gran numero dei vostri ricoverati, perfettamente folli secondo la definizione ufficiale, sono, anch’essi, internati arbitrariamente. Non ammettiamo che si interferisca con il libero sviluppo di un delirio, altrettanto legittimo, altrettanto logico che qualsiasi altra successione di idee o di azioni umane. La repressione delle reazioni antisociali è per principio tanto chimerica quanto inaccettabile. Tutti gli atti individuali sono antisociali. I pazzi sono le vittime individuali per eccellenza della dittatura sociale; in nome di questa individualità, che è propria dell’uomo, noi reclamiamo la liberazione di questi prigionieri forzati della sensibilità, perché è pur vero che non è nel potere delle leggi di rinchiudere tutti gli uomini che pensano e agiscono.
Senza stare ad insistere sul carattere di perfetta genialità delle manifestazioni di certi pazzi, nella misura in cui siamo in grado di apprezzarle, affermiamo la assoluta legittimità della loro concezione della realtà, e di tutte le azioni che da essa derivano.
Possiate ricordarvene domattina, all’ora in cui visitate, quando tenterete, senza conoscerne il lessico, di discorrere con questi uomini sui quali, dovete riconoscerlo, non avete altro vantaggio che quello della forza.

giovedì 19 febbraio 2015

IL RUOLO

La malattia mentale non esiste. È una comoda categoria per sistemarvi e tenere lontani gli incidenti di identificazione. Il potere taccia di follia quelli che non può né governare né uccidere. Vi si trovano gli estremisti e i monomaniaci del ruolo. Vi si trovano anche quelli che se ne ridono dei ruoli o li rifiutano. 
Il ruolo è quella caricatura di sé che si porta dappertutto, e che dappertutto introduce nell’assenza. Ma l’assenza è ordinata, addobbata, infiorata. Paranoici, schizofrenici, omicidi sadici il cui ruolo non è riconosciuto di utilità pubblica (non è distribuito con il distintivo del potere come quello del poliziotto, di capo, di militare) diventano utili in luoghi speciali, manicomi, prigioni, specie di musei da cui il governo trae un doppio profitto, eliminandovi dei pericolosi concorrenti e arricchendo lo spettacolo di stereotipi negativi. I cattivi esempi e la loro punizione esemplare rendono un po’ più piccante lo spettacolo, e lo proteggono. Basta semplicemente incoraggiare l’identificazione accentuando l’isolamento per distruggere la falsa distinzione fra l’alienazione mentale e l’alienazione sociale.
All’altro polo dell’identificazione, esiste un modo di mettere fra sé e il ruolo una distanza, una zona ludica che è un vero nido di attitudini ribelli all’ordine spettacolare. Non ci si perde mai completamente in un ruolo. Anche invertita, la volontà di vivere conserva un potenziale di violenza sempre pronto a deviare dai cammini che le sono tracciati. Il servo fedele che si identifica al padrone può anche sgozzarlo a tempo opportuno. Viene il momento in cui il suo privilegio di mordere come un cane eccita il suo desiderio di colpire come un uomo.
Il fatto è che l’identificazione, come ogni disumanità, trova origine nell’umano. La vita in autentica si alimenta di desideri provati autenticamente. E l’identificazione mediante il ruolo fa doppio bottino: recupera il gioco della metamorfosi, il piacere di mascherarsi e di trovarsi dappertutto sotto tutte le forme del mondo; fa propria la vecchia passione labirintica di perdersi per meglio ritrovarsi, il gioco di deriva e di metamorfosi. Essa recupera anche il riflesso d’identità, la volontà di trovare negli altri uomini la parte più ricca e più autentica di sé. Il gioco cessa allora di essere un gioco, si mummifica, perde la scelta delle proprie regole. La ricerca dell’identità diventa identificazione.
D’altro canto, il piacere, la gioia di vivere, il godimento sfrenato spezzano e infrangono il ruolo. Se l’individuo volesse considerare il mondo non più nella prospettiva del potere ma in una prospettiva di cui egli sia il punto di partenza, avrebbe presto fatto a scoprire gli atti che lo liberano veramente, i momenti più autenticamente vissuti, che sono come gli spiragli di luce nella grigia trama dei ruoli.  

giovedì 4 dicembre 2014

Psichiatria come fonte di corruzione

Oggigiorno la psichiatria è diventata fonte di corruzione, in modo particolare il tipo di corruzione che vorrebbe demonizzare e dichiarare malato chiunque si discosti dalla norma comunemente accettata. La cosa risalta subito da una lettura del DSM – Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – in cui chiunque non si uniformi a quanto giudicato normale dalla classe dominante, viene etichettato malato mentale.
La cosiddetta condizione per cui una persona potrebbe rifiutare di conformarsi viene definita Disturbo Oppositivo Provocatorio o DOP. Il DSM definisce questo presunto disturbo come un modello continuativo di comportamento disobbediente, ostile e provocatorio e lo collega al cosiddetto Disturbo da Deficit d'Attenzione e Iperattività (ADHD), un altro disturbo creato dal nulla di cui l'inventore – Dr. Leon Eisenberg - ha dichiarato sul letto di morte trattarsi di un disturbo finto.
Come si può immaginare da questa definizione così generica, quasi ogni comportamento personale che sia percepito da qualcuno come indesiderabile o strano potrebbe essere ritenuto sintomatico di DOP. I bambini che litigano coi propri fratelli o esprimono disaccordo coi genitori o gli insegnanti, potrebbero ricevere una diagnosi di disturbo mentale.
Disobbedienza e atteggiamento provocatorio sono comportamenti comuni tra i bambini, e i genitori hanno sempre saputo come gestire la cosa, con un uso bilanciato di disciplina. Allo stesso modo, non tutte le forme di disobbedienza e provocazione sono sbagliate: dipende dal tipo di autorità contro cui ci si ribella e dal motivo della ribellione. Per esempio un bambino cui l'insegnante voglia impedire di esporre le sue opinioni considerate scorrette, e che si ribelli a tale ordine, sta semplicemente lottando per il suo diritto a esprimere disaccordo.
Questo tipo di problemi deriva dalla definizione generica di DOP, tale per cui qualsiasi comportamento inconsueto è suscettibile di essere dichiarato oppositivo o provocatorio semplicemente perché contrario allo status quo. Alcune famose menti del passato, come Edison e Einstein, le cui idee apparivano pazze ai loro tempi, sono il tipo di persone che  – come novelli Galileo Galilei – potrebbero oggi essere etichettati con DOP o altri disturbi psichiatrici.

giovedì 15 maggio 2014

Antonin Artaud per gli analfabeti

L'anarchia, senza ordine né legge, le leggi e i comandamenti non esistono senza il disordine della realtà, il tempo è la sola legge. Continuerò a disarticolare ogni cosa, nella vita degli universi, perché il tempo sono io.
La rivolta generale degli esseri è stata un sogno che ho osservato come un albero, nel mio angolo, con l'epidermide delle mie mani, e non ero morto, né distrutto, ma nel corpo da qualche parte.
Sono una macchina che funziona benissimo e parte al primo colpo e sono gli esseri che, con la dialettica, fanno sorgere falsi problemi per comprendere esplicitamente quello che dico: che la mia testa funziona.
seguo la mia strada nell'onestà, nel contegno, l'onore, la forza, la brutalità, la crudeltà, l'amore, l'acredine, la collera, l'avarizia, la miseria, la morte, lo stupro, l'infamia, la merda, il sudore, il sangue, l'urina, il dolore. 
Non sono l'intelligenza o la coscienza ad aver fatto nascere le cose ma il dolore mistero del mio utero, del mio ano, della mia enterocolite, che non è un senso, caro signor Freud, ma una massima ottenuta solo soffrendo senza accettare il dolore, senza rivendicarlo, senza imporselo, senza starselo a cercare [...]
Non c'è scienza, c'è solo il niente, e non la supereranno la loro scienza se credono. Non si può vivere con tutti questi parassiti mentali attorno. Io sono colui che ha voluto rendere inutile il segno della croce.
Il dubbio, l'incostanza, l'ignoranza, l'inconseguenza non costituiscono uno stato alterato, ma il solo stato possibile, non esiste l'essere innato che avrebbe infusa la luce, la luce si fa vivendo, ma la sua natura reale è tenebrosa, non riempie mai lo spirito di consapevolezza, ma della necessità di accatastare il suo essere, di raccoglierlo al centro delle tenebre, affermazione consistente di un essere, di una forma che con la sua misura e i suoi appetiti si affermerà, l'essere, non dio, nessun principio innato.
Io non sono mai andato a dire agli intellettuali: che cosa volete? Neppure li ho biasimati, li ho solo scandalizzati con la lingua e i colpi. L'idea che ho di me è che non so nulla e sento sempre qualcosa di diverso in merito a un'idea del dolore e dell'amore che non può non uscirne.
Non ho mai amato l'atmosfera delle case di correzione e non accetto che me la si applichi.
Lo ripeto, a guidarmi non è l'orgoglio letterario dello scrittore che vuole piazzare e veder pubblicato il suo prodotto. Sono i fatti che racconto che voglio che nessuno ignori, i gridi di dolore che lancio e che voglio siano sentiti.
No io, Antonin Artaud, no e poi ancora no, io, Antonin Artaud, non voglio scrivere se non quando non ho più niente da pensare. Come che divori il proprio ventre, da dentro.
Sotto la grammatica si nasconde il pensiero che è un obbrobrio più difficile da battere, una vergine molto più renitente, molto più difficile da superare quando lo si prende per un atto innato.
Perché il pensiero è una matrona che non è sempre esistita.
E che le parole gonfie della mia vita si gonfino nel vivere dei bla-bla dello scritto.
Io scrivo per gli analfabeti.

giovedì 3 aprile 2014

L’antipsichiatria istruzioni per agire

Le istruzioni per usare l’antipsichiatria sono istruzioni per non farsi usare dalla psichiatria, istruzioni che suggeriscono di vedere le persone per quelle che sono e le loro azioni per quello che dicono. Smettere di usare la psichiatria significa ricominciare ad usare i nostri occhi, le nostre mani, la nostra mente, la nostra sensibilità per tentare di metterci in contatto con esperienze e persone che abbiano smesso di sentire, toccare, pensare o capire.
Senza il nostro consenso ed il nostro appoggio il cercatore del Graal non può essere internato. Angela non può essere aiutata. Arturo non può essere fermato. Carmelo non può essere sepolto in manicomio.
L’antipsichiatria non ha specialisti, strutture, tecniche o cure. Non dice che si deve far ragionare il cercatore del Graal o far smettere di urlare Angela. Dice di dar loro credito e rispetto. Dice di agire per aiutarli a cercare il Graal o per bloccare i gas nervini. Il come fare sta a noi, alla nostra creatività, alla nostra passione, alla nostra umanità e intuizione. Non credo che sia facile, dico che è possibile. Del resto non possiamo continuare ad accettare che la psichiatria risolva per noi il conflitto tra chi dorme la notte chi no, tra chi crede all’infallibilità del papa e chi crede che gli ulivi siano le antenne di dio sulla terra, tra chi afferma che la proprietà privata è un furto e chi dice che hanno rubato i suoi pensieri, tra chi compra azioni in borsa e chi pianta chiodi in tutte le icone sacre della città … L’incomprensibilità ed il pericolo della follia sono ben poca cosa rispetto al terrore della normalizzazione psichiatrica. La soluzione psichiatrica è sempre iniqua, assurda e inumana. Se Sara pianta i suoi chiodi sull’icona della Madonna dell’Aiuto, la psichiatria pianta un bisturi nel suo cervello o un ago nelle sue vene.
Non ci sono solo le vittime e i carnefici. Ci siamo noi sul ciglio della strada mentre portano via il cercatore del Graal, siamo gli impauriti vicini di Angela, gli ex compagni del liceo di Carmelo, i parrocchiani interdetti di Sara. Pensiamo di essere solo testimoni incompetenti e casuali ed invece siamo i mandanti di quanto accade, non meno incoscienti, innocenti e paurosi degli infermieri che eseguono l’ordine di afferrare, tener fermi, chiudere a chiave o controllare i loro simili.
Sul nostro silenzio sono costruiti i manicomi. Sulla nostra paura le pratiche psichiatriche. Non è possibile farsi da parte o tirarsene fuori. Siamo tutti arruolati in questa guerra inumana e fratricida. Terrorizzati dall’idea di un nemico invisibile, imprevedibile e crudele.
Non basta disertare. Bisogna prendere posizione. Non ubbidire più agli ordini. Non indossare divise. Non usare più il nostro corpo per impedire ad altri di cercare. Non bloccarne il corpo o la mente. Non confonderne le ragioni. Continuare ad ostinarsi a voler rimanere umani.  

giovedì 20 marzo 2014

la follia come distruzione del composto

la follia come distruzione del composto di caos e forma, come assenza d’opera. l’uomo è deterministicamente derivato da una molteplicità di eventi inintelligibili e perciò non deve essere ritenuto moralmente responsabile di nulla. La volontà di potenza garantisce una labile apertura-una possibilità di trascendenza-in cui l’uomo può ricominciare da capo. Tuttavia, costretta tra necessità e libertà, la volontà non è mai radicalmente libera e non può cambiare del tutto il proprio essere-così-e non-altrimenti. Non si può quindi accusare l’uomo per le sue trasgressioni, perché «la nostra addomesticata, mediocre e castrata società», ha reso ammalato l’individuo superiore. La vergogna era quindi un risultato della malattia morale; il senso di colpa, un’invenzione dell’etica giudaico-cristiana. Una corruzione codificata in tratti impressi da molti millenni che ha prodotto una prigione debilitante per il corpo. fantasie sfrenate e pulsioni libidico-distruttive non sono immorali, ma naturali. Le perversioni sono esperienze-limite, punti di non-ritorno, che aprono l’accesso alla dimensione dionisiaca sbarrata all’animale umano. La volontà di potenza è volontà di trasgressione, al di là del bene e del male. Le pulsioni naturalmente crudeli, sono state imprigionate, codificate all’interno dell’uomo e trasformate in nuove pulsioni virtualmente distruttive. L’essere umano non ne è responsabile. La genealogia delle tecniche di controllo delle pulsioni folli è configurata dalla storia della segregazione e clausura sociale inaugurata dall’età classica. Il folle risulta così innocente: la colpa è solo della società, l’unica responsabile del crimine. La nascita della moderna ragione occidentale si annuncia con-chiudendo e rimuovendo lo spazio aperto dall’esperienza della sragione. Nietzsche, come Sade, Holderlin, Nerval, Van Gogh, e a suo tempo Artaud, sono gli araldi del canto lontano della obliata sragione. Le loro opere, freudianamente perturbanti, liberano dalla rimozione le energie animali umane. Irrompono in un delirio di fantasie crudeli e morbose prima di immergersi nel silenzioso abisso della follia o nel tragico abbraccio con la morte. l’Es è sovente raffigurato, nella psicoanalisi, come un oceano, le cui acque agitate e oscure riproducono l’inquietudine della schizofrenia, come nella Nave dei folli di Bosch. Il superuomo è colui che si riappropria dell’assenza, del vuoto sottratto alla pazzia rimossa: coincide con il folle. Foucault in molti dibattiti dell'epoca ribadì, a più riprese, che considerava l'esperienza della follia il punto più vicino alla conoscenza assoluta, prendendo quella nietzscheana come paradigma.

venerdì 9 agosto 2013

ADEGUARSI

L’angoscia della strada, i gesti abusivi. Le ossa sfinite e morbide. Le donne senza volto, rigide, dai capelli spezzati. Un rottamaio, dove tutto è così, dove ad ogni domanda si prescrive un’iniezione diversa.
Dove ogni gesto personale è fuori luogo. 
Non si possono aprire sempre casi diversi. Un terreno dove l’aria si rifiuta di entrare. Silenzio.
Nello specchio tutta la rabbia, le urla, le voci, le parole di questi vuoti a perdere. Morte e distruzione si moltiplicano come la cantilena della buonanotte. Domani sarà uguale, ti ci abituerai.
Il sorriso le si rifletteva sul vetro della scatola che le stavano portando via.
ADEGUARSI. Lei non vedeva persone a cui adeguarsi, ma soprammobili, bambole di pezza, ceramiche e secondini puliti.
È così che si è trovata nel buio della stanza, un calore vaporoso, intorno al letto confusione, scintillante, metallica, meccanica.
Dentro è densa, un freddo contenitore. Malata, immobile, pesante, piombo. Polvere di vetro scivola nelle vene, incapace di parlare o cantare. Il bianco guardiano entra, i polsi le dolgono, è bianco, distaccato e bisognoso. Le dà la medicina della salute, senza sapere e capire che soffriva di un qualcosa di diveso, incomprensibile alla sua maniacale voglia di decodificazione.
Sono condannati ad incontrarsi.
Di suo, non sentiva più nulla, al tatto le sfuggivano i vestiti, le capsule, le ossa, il sangue. La sua personalità che non voleva reprimere e trattenere, era in serio pericolo. Tra quelle mura insonorizzate rischiava di appiattire il suo ENCEFALOGRAMMA.
Qualcosa si frantuma, non si adegua, ha bisogno di un rasoio, non si adegua, è sudata.
Quando si è alzata, ha tagliato i suoi piedi, c’era sangue dappertutto, ma non ha provato niente, aveva bisogno di un rasoio per tagliare l’atmosfera.
Desiderano che si adegui, ma la scatola di vetro è stata rotta.
Tutti kazzi vostri.

(Tratto da: Luna Nera Contro la psichiatria Villa Azzurra Giugno 1992) 

giovedì 18 luglio 2013

Non voleva lavarsi

Il decreto formale per l’internamento in manicomio di Carlo Cafiero venne emesso dal Tribunale di Firenze il 13 febbraio 1883. Il 7 marzo 1883 il Tribunale di Firenze dispone la definitiva associazione di Cafiero al Regio Manicomio di Bonifazio; sia l’autorità sanitaria che quella giudiziaria sono orientate contro l’eventualità di una liberazione, sia pure condizionata alla custodia domestica.
Dai documenti che accompagnano i ricoveri vari del povero Cafiero, allora, si ricava una serie di elementi che vanno a costituire il suo paradigma psichiatrico.  
Alcuni esempi di questi elementi – ascrivibili al versante medico-igienico: 
Cafiero non voleva più lavarsi 
Si denudava (si tagliava addosso i vestiti, anche) 
Si alimentava di soli liquidi, o pesce, o cioccolata 
Parlava da solo (anche in francese, o in tedesco) 
Fumava molto 
Diceva di ricevere benefici influssi dai pavimenti 
Era ipocondriaco 
Rideva in modo strano (come un grido di pavone) 
A volte era aggressivo con i medici (ma raramente) 
Si tagliava più peli che poteva (e diceva che aspettava la crescita delle penne, per volare) 
Almeno in un caso si è dato all’iconofagia (mangiando fotografie di persone care, per purificarsi) 
Poi, (per la sezione meno tradizionalmente medicalizzata del paradigma): 
Era darwinista e, al contempo, creazionista: materia e forza sono eterne, uomo, bestie e piante si possono trasformare ma sono creati ab eterno 
Sostiene che l’ultima fase dell’evoluzione sarà la spiritualizzazione della materia 
Quindi, è teleologista 
Vorrebbe unire i socialisti con i gesuiti 
Parla dell’occhio della mente 
Firma apponendo una croce cristiana dopo il proprio nome 
Credeva in una sorta di simbolismo cromatico 
Invia “telegrammi” gestuali (comunicazione telepatica) 
Ipotizza l’esistenza di una macchina duplicatrice 
Sogna di fare il marinaio nella Marina Inglese 
E, a quanto pare, per un anno intero non ha “consumato” il matrimonio. 

giovedì 21 marzo 2013

LA PSICHIATRIA UCCIDE

La psichiatria, sia ben chiaro, non cura le malattie del cervello e del sistema nervoso ma le malattie della mente, come a volte ammettono senza pudore gli psichiatri, i disturbi del pensiero e del comportamento, ma la cosa più strana è che cura questi problemi con dei farmaci che agiscono proprio sulle connessioni nervose alterando il funzionamento cerebrale, farmaci detti a seconda dei casi tranquillanti, ansiolitici, calmanti, antidepressivi, ma che in realtà non sono altro che vere e proprie droghe sintetiche.
Ma d’altronde dallo psichiatra non si va in genere perché ci si sente male, bensì ci si viene portati di forza o con l’inganno perché si viene considerati strani, diversi, ossia perché ci si comporta in una maniera che dà fastidio alla gente, che urta il comune buon senso. E lo psichiatra analizza il comportamento del malato, gli fa alcune domande, magari osserva le espressioni del suo volto e tira fuori la sua diagnosi in una maniera così professionalmente svincolata da ogni criterio di scientificità da fare veramente paura. E la diagnosi nove volte su dieci è schizofrenia, che significa tutto e niente: basta consultare un paio di libri di psichiatria per leggere le definizioni più disparate di questa malattia che finiscono per comprendere come schizofrenico qualsiasi comportamento umano. D’altronde la parola stessa significa comportamento contraddittorio. Pensano forse questi dottoroni che la persona non provi mai sentimenti, emozioni, che sia sempre razionale e mai in contraddizione con sé stesso? E non riescono a capire che quello che è contraddittorio per loro può non esserlo per altre persone? Pensano forse che le persone debbano ragionare tutti nella medesima maniera? Oppure ti dicono che soffri di depressione, cioè sei triste, angosciato, vedi tutto nero, e ti dicono che questa è una malattia, che in una società di automi alienati che pensano solo alle apparenze, in una società come la nostra dove regnano solo il denaro, il conformismo, l’arrivismo, il consumismo, in cui ognuno pensa solo per sé e tu sei solo contro tutti, hanno il coraggio di dire che chi si sente depresso è malato?
Malati sono loro, sono loro i pazzi, i criminali che vogliono far credere che il pazzo sei tu che non sei felice in questa società da incubo, tu che non ti adegui ad essa … no, i pazzi sono loro che vogliono difendere questo sistema malato, marcio dalle fondamenta con i loro giudizi preconfezionati di chi non sa capire la complessità di un essere umano, loro i criminali che rinchiudono negli ospedali psichiatrici gli oppositori e i dissidenti sociali e politici.
La psichiatria uccide, la vita non si cura. 


giovedì 10 gennaio 2013

LO SPAZIO-MANICOMIO


Murato dentro lo spazio-città c’è lo spazio-manicomio, e dentro di esso nuovi spazi: viali, cameroni, soggiorni, gabinetti, gabinetti medici, cucine, uffici, corridoi. Concentriche partizioni che ove troppo vaste annientino e ove troppo anguste incarcerino.
Lo spazio del manicomio sancisce una frammentazione, nega ogni possibile ricomposizione. Il degente diviene “corpo espropriato”; l’istituzione psichiatrica razionalizza l’esclusione operata dalla psichiatria e trasforma il soggetto della sua “cura” in puro ingombro volumetrico, il corpo del degente in suppellettile assimilabile agli arredi del manicomio; innaturalmente la malattia ed il suo corso divengono naturali.
Il manicomio è spazio per l’esclusione e quindi esclude da sé ogni luogo perché nello spazio è consentito il controllo mentre nel luogo fluisce la vita. Il potere partisce tutto il territorio in spazi: spazi-città, spazi-fabbrica, spazi-scuola, spazi-caserma, spazi-carcere,  spazi-divertimento, spazi-famiglia, spazi-malattia, spazi follia, ne indica le regole, ne contrasta le trasgressioni.
Ciò che dobbiamo leggere attraverso le immagini di questi spazi manicomiali, non è solo la sofferenza di chi li abita, ma soprattutto la violenza di chi li ha concepiti; dobbiamo leggere l’asservimento della psichiatria all’ideologia del controllo sociale, ma anche tutti gli asservimenti di ogni sapere che più o meno consapevolmente aderisca al progetto evidente o miniaturizzato del controllo.
I mezzi di contenzione fisica accompagnano con lugubre evoluzione tutta la storia della psichiatria. Ne sono indispensabile strumento. Probabilmente è vero il contrario: la psichiatria è strumento della contenzione.
Non bisogna mai dimenticare che la logica della istituzione totale non si copre con una moquette, ma si cancella, cancellando l’istituzione stessa.

giovedì 15 dicembre 2011

PSICHIATRIA COME CONTROLLO SOCIALE

Nei tempi più antichi gli uomini hanno scoperto che certe sostanze potevano essere utili, ad esempio contro il dolore, oppure contro la malinconia e per questo hanno cercato di usarle a loro vantaggio. Contro il dolore fisico e poi anche per cambiare lo stato d'animo, non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche in senso cerimoniale e religioso. Bisogna distinguere due aspetti che partendo dall'antichità arrivano ai tempi nostri. 
Un aspetto sull'uso di queste sostanze riguarda l'utilizzo deciso dalle persone per avere dei vantaggi: se queste sostanze vengono usate bene ci sono dei vantaggi e insieme, come succede sempre nella farmacologia anche dei rischi. Una cosa è se uno decide per se stesso della propria vita, sia per effetti di miglioramento delle proprie condizioni, sia per scopi rituali; l'altro aspetto e se sono le autorità e le istituzioni a decidere. Naturalmente le autorità hanno sempre capito che la salute e il benessere, sia fisico sia psicologico, sono importanti per ognuno di noi e si sono impadronite della salute e del benessere, o meglio del controllo della salute e del benessere, per avere dei sudditi a disposizione per eventualmente controllare, ma anche ricattare, perché quando uno ha in gioco il proprio benessere è disposto a sottomettersi.
Il conflitto fondamentale, per quanto riguarda psichiatria e antipsichiatria, non è tanto sul significato chimico delle sostanze, quanto sul fatto che un cittadino possa decidere quello che vuole prendere  e quello che non vuole prendere.
La psichiatria dice che deve essere lo psichiatra a decidere e anche a forzare il paziente. 
Noi pensiamo che deve essere il paziente o cittadino a decidere perché se no questo diventa una violazione della libertà delle persone.
La medicina, in generale, ha una struttura autoritaria perché il medico, come il sacerdote egiziano che aveva in mano il rapporto della medicina con la salute, non si limita a curare le persone dietro loro richiesta, ma pensa di interferire con la vita della persona, controllarla sia individualmente che socialmente. 
Quindi il ruolo della psichiatria è molto semplice a dirsi: è il controllo sociale.