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giovedì 30 maggio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXII

1921 

8 febbraio - Muore a Mosca Petr Kropotkin, figura ormai storica (era nato nel 1842) dell'anarchismo russo e internazionale. Di famiglia nobiliare, aveva aderito giovanissimo al movimento rivoluzionario e scelto l'esilio e scritto numerose opere per diffondere gli ideali libertari, ma nel 1914, per il suo appoggio alla causa degli alleati, era stato abbandonato  dalla maggioranza degli anarchici. Tornato dall'Inghilterra in Russia nel marzo 1917 dopo 40  anni d'esilio non si riconobbe nel mutato clima politico. Per seguire i suoi funerali gli anarchici vennero rilasciati e subito dopo rinchiusi in galera. 

23 marzo - Scoppia una bomba al teatro Diana di Milano, ritrovo della borghesia spensierata; numerosi i morti e i feriti. Agenti provocatori (forse inseriti dal questore Gasti in un gruppo di anarchici individualisti) hanno indotto gli attentatori a rispondere in tal modo alle continue violenze fasciste contro le organizzazioni socialiste; pare che al primo piano sopra il teatro si riunisca un gruppo di picchiatori fascisti. Forse la bomba è diretta proprio al questore che però quella sera è assente. I fascisti ne approfittano per scatenarsi; vengono assalite e distrutte sedi sindacali e di sinistra, tra cui la redazione del giornale "Umanità Nova". La polizia intanto procede ad arresti in massa tra gli anarchici. 

 
Marzo - Sanguinosa repressione della rivolta dei marinai di Kronstadt contro la dittatura bolscevica, nel quadro dello sviluppo e del rafforzamento dello stato sovietico voluto da Lenin e Trotzki. Cibo e combustibili insufficienti, sospensione delle licenze, amministrazione  burocratica  della flotta, avevano fatto si che nel gennaio del 1921 non meno di 5000 marinai del Baltico dessero le dimissioni dal partito comunista.  Nel febbraio Kronstadt, base navale del golfo di Finlandia, è matura per la rivolta, che scoppia alla fine del mese non tanto per le macchinazioni di cospiratori emigrati e di agenti occidentali (come sostengono i bolscevichi) quanto per l'eco suscitata in Kronstadt dalle sollevazioni contadine in tutto il paese e dalle azioni degli operai affamati nella vicina Pietrogrado. Le parole d'ordine dei rivoltosi («onore e gloria della rivoluzione», come li aveva definiti Trotzki nel 1917) sono «liberi soviet» e «abbasso il potere dei commissari ». Si mescolano nella rivolta  istanze libertarie e richieste di migliori condizioni di vita. Mentre non vengono presentate prove convincenti di contatti con i controrivoluzionari, Lenin ammette al X congresso del partito (15 marzo) che a Kronstadt «non vogliono né guardie bianche né il nostro potere». Egli considera la rivolta (che in pubblico insiste nel dichiarare «organizzata dai russi bianchi in esilio») come un segno del profondo fossato che divide ormai il suo partito dal popolo russo. E Trotzki  stesso, comandante dell'Armata rossa, ammetterà nel 1940 poco prima di morire: «È sufficiente dire che tutto ciò che il governo russo fu obbligato a fare contro Kronstadt fu un'atroce necessità; è evidente che il governo rivoluzionario non poteva permettersi di regalare Kronstadt ai marinai insorti della fortezza che protegge Leningrado, per il solo fatto che tra loro esistevano alcuni anarchici e socialisti rivoluzionari  di dubbie intenzioni, alla testa di un pugno di contadini reazionari e di soldati in rivolta. Analoghe considerazioni valgono anche per Makhno e per altri elementi potenzialmente rivoluzionari e che, probabilmente, avevano le migliori intenzioni, ma che agivano in modo nettamente negativo». L'assalto finale contro Kronstadt è sferrato dal maresciallo Tukacevski il 17 marzo e termina  con un'audace vittoria sul ghiaccio. Una  parte dei ribelli fugge in Finlandia, altri si lasciano fucilare gridando «Viva la  rivoluzione mondiale»; alcuni gridano «Viva l'internazionale comunista!». Centinaia di prigionieri sono condotti a Pietrogrado e consegnati alla Ceka, «che alcuni mesi più tardi li fucilava  ancora a piccoli gruppi, stupidamente e criminalmente » (Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario) Per evitare altre rivolte il potere bolscevico decide di eliminare gli anarchici di Pietrogrado, Mosca, Kharkov e Odessa. In settembre saranno fucilati nella prigione della Ceka di Mosca Fanya Baron e altri otto anarchici. Per togliere la base materiale del malcontento Lenin adotterà la Nuova Politica Economica (NEP). 

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giovedì 21 febbraio 2019

AGUGGINI ETTORE anarchico

Ettore nasce a Milano il 23 marzo 1902. Rimasto orfano della madre a sei anni, frequenta le scuole elementari fino alla quinta classe. Dopo le scuole si impiega come apprendista in diversi lavori fino a quando entra come operaio in uno stabilimento metalmeccanico. In fabbrica matura la sua scelta leggendo fra l’altro L’Unico di Stirner di aderire agli ideali anarchici. Nel Primo dopoguerra fa parte a Milano di un gruppo anarchico individualista e stringe una forte amicizia con Giuseppe Mariani e Giuseppe Boldrini. Nell’ondata di attentati di protesta che gli anarchici fanno scoppiare a Milano nel 1920-21. Aguggini, partecipa alle azioni sia contro la forza pubblica durante le agitazioni operaie, sia contro i simboli del “potere borghese” come il ristorante CovaCavour, dove era ospite la missione inglese per il congresso della Società delle Nazioni e infine il teatro Diana. Quest’ultimo attentato ideato dal Aguggini insieme con Mariani e Boldrini, per protestare contro la prolungata detenzione di Errico Malatesta, Armando Borghi e Corrado Quaglino in carcere da cinque mesi senza ancora essere stati rinviati a giudizio. Come loro stessi asseriscono durante il processo, è la notizia dello sciopero della fame dichiarato in carcere da Malatesta, Borghi e gli altri compagni a spingere il gruppo a compiere un gesto eclatante contro uno dei principali responsabili della repressione anti-anarchica, il questore Gasti. La decisione di attentare al teatro-albergo Diana, comunque, era stata presa all’ultimo momento, la prima intenzione era stata quella di far saltare in aria la Questura centrale di piazza San Fedele. che non poté essere attuato per sopravvenute difficoltà d’esecuzione. L’esplosione causa la morte di 21 persone e 80 feriti. Nel breve volgere di poco tempo bande armate fasciste distrussero sia la sede di Umanità Nova sia quella dell’U.S.I., tentando poi l’assalto alla nuova sede dell’Avanti! Subito dopo ebbe inizio la sistematica “caccia all’anarchico” da parte della polizia: decine ne furono fermati, minacciati, incarcerati, finché si arrivò all’individuazione del terzetto responsabile della strage. Diciassette altri anarchici, assolutamente estranei al fatto, furono accomunati dalla polizia a Mariani, Boldrini ed Aguggini. 
Aguggini fugge prima a Lodi, poi a Piacenza, San Marino e infine Ancona dove viene arrestato. Condannato a vent’anni per l’attentato al Cova, viene poi processato per gli attentati al Cavour e al Diana. Ettore ammette di essere responsabile, e, dopo una dichiarazione di fede anarchica si dichiara addolorato per la strage provocata. Viene condannato a trent’anni. Oltre alle tre condanne  per i tre autori della strage, decine di anni di galera vennero inflitti agli innocenti cinicamente travolti dalle manovre congiunte della polizia e della magistratura.
Aguggini, sconta la pena in varie carceri, da quello di San Vittore di Milano a Oneglia fino al penitenziario di Alghero dove muore per le sofferenze patite il 3 marzo 1929 all’età di 27 anni.