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giovedì 14 novembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XLII

1937 

Termina, in corte di cassazione, il cosiddetto processo di Bordeaux a carico di un gruppo di giovani anarchici che si erano sottoposti a vasectomia nell'intento di non avere figli «per non fornire carne da cannone ai capitalisti ». Mancando in Francia una legislazione in proposito, la vasectomia viene assimilata a «coups et flessure volontaires», ferite auto-inferte. Le pene detentive sono piuttosto leggere. Viene però colpito d'espulsione l'unico medico del gruppo, il dottor Bartoseck, austriaco. In seguito sarà vietata in Francia la sterilizzazione per contraccezione, salvo motivi di salute clinicamente accertati, esattamente come l'aborto terapeutico. Il processo costituisce un precedente di controllo delle nascite sull'uomo anziché sulla donna, e anticipa le polemiche che si avranno col  processo di Bobigny nel 1973 sull’aborto, e che porteranno alla legge «liberale» del 1975 in materia di anti-fecondazione. Gli anarchici ribadiscono in tale circostanza la loro opposizione alla riproduzione incosciente, riprendendo i temi del neo-malthusianesimo. 

Febbraio, marzo - La base della CNT-FAI si oppone alla politica compromissoria e collaboraziosistica della direzione. L'opposizione rivoluzionaria all'interno dell'anarchismo spagnolo (gli «Amici di Durruti») provvede alla stampa di una propria pubblicazione: "El Amigo del Pueblo". 

27 aprile - Assemblea alla sede del gruppo Malatesta di Barcellona di anarchici reduci dal fronte che intendono confermare a Berneri e agli altri leader quanto siano fondate le voci sulle intenzioni governative di disarmare le milizie e il proletariato barcellonese per ripristinare anche in Catalogna il potere dell'esercito e della polizia. In sordina, comincia l'ultimo atto della «guerra civile all'interno della guerra civile». Forze di polizia e operai cercano di assicurarsi il controllo della città e di disarmarsi a vicenda. Mentre la Catalogna non riceve dalla Russia le armi promesse, forze governative armate   perfettamente, che avrebbero potuto occupare Saragozza con Durruti, restano a Barcellona pronte a sostenere la provocazione comunista contro gli anarchici e le forze di base. 

3 maggio - Cominciano gli scontri armati nelle strade di Barcellona tra i vari corpi di pubblica sicurezza legati ai comunisti e al governo, e gli anarchici. Mentre è vivissimo nei ceti operai il risentimento per il crescente contrasto tra ricchezza e povertà, e s'accentua la sensazione che la rivoluzione venga ormai apertamente sabotata e che il provvedimento di disarmo degli anarchici preluda alla confisca e alla riprivatizzazione delle fabbriche, il governo decide di cominciare la prova di forza con la conquista della Telefonica. La Centrale telefonica dallo scoppio della guerra funziona per l'autogestione degli operai, in prevalenza aderenti alla CNT. Il pretesto ufficiale è l'insufficienza del servizio e l'insinuazione che le comunicazioni governative vengano controllate. Il capo della polizia Salas manda tre autocarri di Guardie civil a occupare l'edificio, mentre le strade adiacenti vengono sgombrate dalla polizia armata e in abiti civili. Contemporaneamente altri drappelli della Guardia civil occupano diversi edifici nei punti strategici. E il segnale dell'attacco finale contro la CNT da parte della Guardia civil e del PSUC (Partito Socialista Unificato di Catalogna, controllato dai comunisti). Il lavoro s'interrompe, squadre di anarchici armati scendono nelle strade. Nel corso della notte e l'indomani sorgono barricate in tutta la città. I combattimenti durano fino al 6 maggio. Le forze  della CNT-FAI e del POUM controllano i sobborghi operai; le forze di polizia e del PSUC occupano le zone centrali. Il 6 maggio un breve armistizio viene interrotto dal tentativo della Guardia civil di disarmare gli operai cenetisti. Fino alla sera del 5 maggio la CNT ha la meglio; durante la giornata gli «Amici di Durruti» distribuiscono volantini che incitano alla lotta in difesa della rivoluzione attaccata dalla polizia e dagli stalinisti. Forti contingenti della Guardia civil si arrendono agli anarchici. Ma ecco i dirigenti della CNT, che fin dall'inizio hanno sconfessato l'autodifesa armata intrapresa spontaneamente e che sono ancora rappresentati nel governo,  cadere nella trappola e unirsi a quelli della UGT per scongiurare gli operai di tornare al lavoro nell'interesse della produzione bellica. Il pomeriggio del 7 la situazione sembra tornata normale: ma quella stessa sera 6000 guardie d'assalto, mandate per mare da Valencia dal governo centrale, occupano la città. Il governo ordina la consegna di tutte le armi. In realtà vengono disarmate solo le forze ormai vinte della FAI e del POUM, perché il PSUC conserva le sue armi. Viene così schiacciata la rivoluzione di Barcellona, con 500 morti e un migliaio di feriti. Tra gli anarchici massacrati sono un nipote del pedagogista Ferrer e un fratello di Ascaso, Domingo. Nonostante l'atteggiamento conciliante dei vertici della CNT (che dichiara per bocca di García Oliver: «Non possiamo   far altro che attendere gli eventi e adattarci nel modo migliore»), la campagna contro gli «anarco-trotzkisti» non perde di intensità. Il conflitto offre l'opportunità al governo centrale (riparato a Valencia) di controllare direttamente la Catalogna. I comunisti considerano il primo ministro Cabalero troppo a sinistra e vogliono sostituirlo col socialdemocratico Negrín, nemico dichiarato della collettivizzazione e paladino della proprietà privata. La CNT è ridotta in pratica a una sopravvivenza fantomatica, mentre la FAI viene dichiarata organizzazione illegale; il ministro comunista Uribe chiede la messa fuori legge del POUM, aprendo la crisi che porta alla caduta di Largo Caballero. 



giovedì 7 novembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XLI

1936 

Il 4 novembre - quattro rappresentanti della CNT entrano in qualità di ministri nel nuovo ministero presieduto da Francisco Largo Caballero: Juan Garcia Oliver alla Giustizia, Juan Peirò all'Industria, Juan Lopez Sànchez al Commercio e Federica Montseny Mané alla Sanità. In realtà sono due i ministeri concessi alla CNT: Industria e Commercio sono la stessa cosa, e la Sanità è soltanto una direzione generale. L'importanza delle posizioni tenute da socialisti, comunisti e altre forze legate al Frente Popular è molto superiore a  quella della Giustizia e dell'Industria e Commercio. La stampa cenetista esalta comunque l'evento, e "Solidaridad Obrera" di Barcellona parla dell'entrata della CNT nel governo centrale come di uno dei fatti «più trascendentali della storia politica spagnola» (4 novembre). Si tratta in verità di una vittoria della coalizione antifascista, a scapito della chiarezza della linea di classe. Ma tutto si svolge sotto l'assillo dell'offensiva franchista. Il 6 novembre il governo abbandona Madrid. La gente grida: «Viva Madrid senza governo» e il 13 applaude freneticamente  l'affranta, stanchissima   colonna Durruti che  prende posizione davanti alle truppe marocchine di Franco alla plaza de la Moncloa e al Parque del Oeste. La repubblica, cioè il generale Miaja, non gli concede neppure una notte di riposo. Comincia cosi una lotta disperata che va dal 13 al 19 novembre, giorno della morte di Durruti. Quel pomeriggio si reca a ispezionare le linee del suo settore alla città universitaria, davanti a Madrid. Dopo aver parlato con un gruppo di miliziani, nel risalire in auto cade riverso sui sedili senza dire una parola, il petto trapassato da una pallottola. L'agonia dura fino alle 4 dell'indomani. L'emozione in tutta la Spagna è enorme. Vengono fatte diverse ipotesi per spiegare la morte di Durruti. Ai suoi funerali - che si svolgono imponenti a Barcellona il 23 novembre – uno striscione anarchico dice: «Chi ha ucciso Durruti?». Mezzo milione di persone accompagna la salma al cimitero di Montjuich. I comunisti

parlano di una pallottola di un cecchino fascista; i fascisti sostengono che hanno ucciso il loro comandante gli stessi anarchici, fanatici individualisti infastiditi dal ferreo rigore organizzativo di Durruti. Gli uomini della sua colonna, che lo adoravano, accusano i comunisti. Pare che la verità sia più semplice, e cioè che un colpo di fucile sia sfuggito incidentalmente dal fucile stesso di  Durruti. Ma i libertari più intransigenti diffidano ormai di tutti - anche della CNT al governo. (Fonderanno il gruppo «Gli amici di Durruti» nell'intento di salvare la rivoluzione spagnola dai compromessi con la borghesia antifascista e con i comunisti succubi della politica ambigua di Stalin.) Ricardo Sanz prende il posto di Durruti a capo della colonna, che però viene smembrata; i comunisti hanno fretta di monopolizzare la condotta della guerra e non tollerano più intralci: esaltano Durruti a parole ma ne eliminano coi fatti ogni influenza postuma. La manovra giova oggettivamente ai giochi di Mosca. Nella Spagna antifascista le terre collettivizzate saranno restituite ai latifondisti, le fabbriche tolte agli operai e consegnate ai proprietari di ieri. Tutto ciò toglie entusiasmo alla lotta popolare contro l'esercito di Franco, che si avvia a una lenta, contrastata ma ormai sicura vittoria militare. Alla sconfitta sociale del proletariato provvederanno le forze congiunte della diplomazia sovietica, del fascismo internazionale, delle democrazie occidentali, della coalizione repubblicana di Madrid. Durruti non può più fermare l'avanzata della reazione. Ma dopo la sua morte migliaia di altri spagnoli con le sue idee e il suo coraggio cadono nella lotta sul duplice fronte. Perché Durruti, tipico castigliano nelle doti positive e nei difetti, nella bontà come nella violenza e nel coraggio necessari per imporre il rispetto delle proprie idee, non è un duce, un generale, ma un uomo come tanti, uno spagnolo-simbolo che assolve a una funzione, come il Che Guevara ai nostri giorni. È rimasto fino alla fine un operaio: alla sua morte, non trovano neppure un vestito per l'ultimo viaggio; l'uomo che ha avuto tra le mani tanti milioni, non ha mai tenuto un soldo per sé. 

1° dicembre - Violenti scontri tra anarchici e stalinisti. Con la scomparsa di Durruti il partito comunista sa di poter accelerare ilsuo  controllo sul governo repubblicano. La CNT è ormai su posizioni difensive, e paga i compromessi del passato. 

15 dicembre - Ricattato dalla offerta condizionata di aiuti dall'URSS, il governo aderisce a ogni richiesta comunista: il Consiglio supremo di sicurezza centralizza la polizia politica, che passa nelle mani di «specialisti» giunti da Mosca. 

17 dicembre - A Mosca la "Pravda" annuncia in un articolo di fondo: « In Catalogna è già cominciata la pulizia dai trotzkisti e dagli anarco-sindacalisti. Essa verrà condotta con la stessa energia che nell'Unione Sovietica». È il preludio al massacro delle sinistre rivoluzionarie. 

24 dicembre - Il governo repubblicano spagnolo decreta il divieto di portare armi: è in pratica la fine di ogni forma di autodifesa popolare. 

27 dicembre - Il partito comunista scatena una violenta campagna di diffamazione ai danni del POUM (Partido Obrero de Unificaciòn Marxista), piccolo partito di sinistra non allineato alle direttive di Mosca. Il POUM viene accusato di essere agli ordini di Franco. L'enormità delle calunnie provoca smarrimento, confusione e divisione nelle file dei combattenti anti-franchisti: si diffonde anche nella Spagna repubblicana, nelle città come nelle trincee, l'avvilente clima di «sospetto» tipico della dittatura staliniana. Comincia, in forme ancora  occulte, l'eliminazione alla spicciolata degli elementi dell'estrema sinistra. 



giovedì 31 ottobre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XL

1936 

Mentre le masse premono per la collettivizzazione, i capi dell'anarchia cominciano a vacillare, non credono più realizzabile il programma della vigilia. La spontaneità rivoluzionaria delle masse non trova sbocco organizzativo coerente. Durruti se ne rende conto. Gli dà fastidio il carattere burocratico del Comitato Centrale delle milizie. Capisce che li dentro la rivoluzione non si farà mai. Preferisce tornare a combattere. Forma la sua colonna, la colonna Durruti, e parte per il fronte d'Aragona, deciso a fermare l'offensiva fascista. "È il 24 luglio 1936. Una colonna di 3000 volontari, che man mano s'ingrossa. Sono nella maggioranza operai, armati solo di fucili. Emilienne insegue il marito su un camion. Durruti pensa soltanto al combattimento, è ossessionato dall'idea di liberare Saragozza, capitale dell'Aragona, caduta nelle mani dei fascisti. Un punto strategico, e una città carica di tradizioni libertarie. Per tenerla i franchisti impiegano i volontari più reazionari, i fanatici Réquetés di Navarra. Durruti vuole giungere in tempo per salvare la popolazione, ma la città è già un cimitero. Si accampa a venti chilometri, a Bujaraloz, sulla riva dell'Ebro. Avesse potuto occupare subito Saragozza, avrebbe raggiunto Bilbao sulla costa atlantica e la guerra sarebbe finita forse con la vittoria degli anarchici. Ma nessuno, da Madrid, lo aiuta. Come comandante Durruti si rivela cauto, attento ai consigli; non è un generale, ma un coraggioso combattente del popolo. Non è un sanguinario, non fa ammazzare alla cieca fascisti e preti. Cresciuto nella guerriglia urbana, deve adattarsi alle regole dell'organizzazione militare che controlla una vasta zona e ha di fronte a sé un fronte tenuto da militari di carriera. Durruti si batte contro l'improvvisazione e la demagogia, salva i parroci che la popolazione giudica innocenti, rimanda i volontari più esaltati:


e Qui non basta la forza fisica. Ci vuole un'organizzazione». 
La colonna Durruti è l'unica che avanza in direzione di Saragozza, ma ben presto resta isolata perché il governo non l'appoggia e non compie alcuna azione militare per alleggerire il sacrificio in vite umane, che è ingentissimo. Nel contempo si scatena sulla «colonna di ferro» di Durruti, leggendaria tra gli anarchici, tutto l'odio e la diffamazione dei fascisti e dei moderati. Più cauti, i comunisti esaltano la comune azione antifascista. Solo i sovietici si concedono qualche sfottitura: Durruti è dipinto nelle corrispondenze piene di menzogne del russo ll'ja Erenburg come un ingenuo a oltranza. Ma nell'autunno del 1936 la CNT conta nelle proprie file i tre quarti dei lavoratori catalani, è una forza che non si può ignorare. I capi della CNT  e della FAI sono operai onesti e preparati; la diffamazione nei loro confronti risulterebbe controproducente. Meglio cercare di legarli a un impegno puramente antifascista, meglio dire che Durruti vuole l'unità con i comunisti e i repubblicani. E quello che il Fronte popolare riesce a far credere. Intanto il nome della colonna Durruti è diventato comodo paravento per scaricare sugli anarchici la responsabilità di tutto quanto di spiacevole una guerra comporta. Violenze, requisizioni, prepotenze commesse da qualsiasi formazione antifranchista vengono addebitate alla colonna Durruti, che è invece l'unica il cui comandante abbia fatto drasticamente cessare ogni forma di abuso nei confronti della popolazione civile. Durruti tiene fino a venti comizi al giorno per spiegare alle milizie i motivi della lotta antifranchista  e galvanizzare gli animi. La colonna, attrezzata di sanità e cucine, dispone di una tipografia da campo portatile e un settimanale proprio, "Frente" e di una potente stazione radio che diffonde notizie e commenti ed è conosciuta in tutta Europa; da tutto il mondo giungono i volontari attratti dalla fama di questi anarchici; si arruola nella colonna  Durruti anche la scrittrice francese Simone Weil. Quando  i fascisti si avvicinano a Madrid, Durruti decide di accorrere in sua difesa. Se Madrid cade il prestigio dei franchisti sale alle stelle. Durruti si batte per scongiurare il pericolo. Ma sa benissimo che la vittoria sul fascismo non chiuderà   la partita; afferma: «Forse, un giorno, il nostro governo tornerà ad aver bisogno dei militari ribelli, per schiacciare il movimento operaio. Per la pace e la tranquillità dell'Unione Sovietica Stalin ha abbandonato i lavoratori tedeschi e cinesi alla barbarie fascista. A Hitler e Mussolini rompiamo più le scatole oggi noi, con la nostra rivoluzione, di tutta l'armata rossa. Mostriamo col nostro esempio alla classe operaia tedesca e italiana come ci si deve comportare col fascismo. Non mi aspetto nessun sostegno, da parte di nessun governo del mondo, per una rivoluzione del comunismo libertario». 



giovedì 24 ottobre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXXIX

1936 

Garcia Oliver, Francisco Ascaso, Antonio Ortiz e foyer guidano le operarazioni contro i militari filo-franchisti ritiratisi al Paralelo; bersagliato da cannonieri improvvisati, l'orgoglioso Goded deve arrendersi. I fascisti resistono soltanto in plaza de Cataluna, al palazzo dei telefoni. Li snida Durruti, che entra per primo nell'atrio della Telefonica; l'edificio viene rastrellato piano per piano. Il 20 luglio Durruti attacca la fortezza delle Atarazanas. E ferito alla testa e al petto, di striscio, da una fucilata. Viene portato dietro una barricata e medicato. Francisco Ascaso, fiancheggiato dai fratelli Domingo e Joaquin, si batte anche per lui. Vuol eliminare un nido di mitragliatrici che da una finestra del baluardo franchista delle Atarazanas fanno strage di anarchici. Francisco è convinto di poter centrare con un colpo di pistola il franchista appostato. Si lancia, cade in ginocchio, mira e spara. Ma mentre sta per rialzarsi una palla lo  colpisce alla fronte. Altri anarchici fanno tacere la mitraglia nemica. Ricardo Sana e Antonio Ortiz recuperano la salma di Francisco Ascaso. La sua morte segna anche la fine del vecchio gruppo, i cui membri saranno divisi dalle vicende della guerra civile. Bambini, donne, operai d'ogni età hanno partecipato, a Barcellona come a Madrid, agli scontri al fianco degli anarchici. Terminati i combattimenti, il 20 luglio, Durruti si reca al palazzo vescovile e salva la vita al vescovo di Barcellona che la folla voleva linciare; i tesori del palazzo li consegna interamente alla Generalidad. Cosi Durruti paga il suo debito con l'arcivescovo, che aveva sottoscritto una domanda di grazia per lui e Pérez Farvas, condannati a morte dopo la fallita rivolta di Saragozza (ottobre 1934). Da Barcellona sono sparite le divise, nessuno osa più parlare con arroganza ai sottoposti; anche i borghesi indossano per mimetizzarsi la tuta blu dell'operaio. Durruti ha gli occhi pieni di lacrime: la gioia della vittoria si vela del dolore per la morte di Ascaso, il compagno di tante battaglie, la lucida mente di tante imprese temerarie. Ma c'è ancora da fare. La folla incendia le chiese; Durruti riesce a salvare la cattedrale.

Null'altro viene distrutto, salvo la sede della compagnia marittima italiana Cosulich, dove s'erano asserragliati tiratori scelti italiani: gli operai l'hanno assalita e data alle fiamme. Si  scatena l'odio a lungo represso della gente per i preti e la ricca borghesia catalana. Molti sacerdoti sono uccisi, e cosi proprietari, capireparto e direttori noti per il loro atteggiamento anti-operaio. Gli stranieri sono risparmiati, ma la stampa europea si scatena contro gli anarchici e i militanti del POUM, definiti «gangster». Il presidente della Generalidad, Companys, che è stato in galera con Durruti, è ora rappresentante della borghesia, e cerca di intervenire, ma le truppe e i poliziotti passano alla FAI. Nella mattinata del 20 anche a Madrid la congiura fascista è stata spezzata. In tutta la Catalogna il potere è nelle mani della CNT-FAI. Si esercita però, di fatto, il doppio potere, perché gli anarco-sindacalisti non distruggono l'apparato statale della Generalidad. Ciò impedisce uno sviluppo effettivo della rivoluzione libertaria. Ma è soprattutto la congiura stalino-socialdemocratica che provoca la tragedia della Catalogna. Di fronte alla rivoluzione, il partito comunista e quello socialdemocratico si fondono e danno vita al PSUC (Partito socialista unitario di Catalogna); rafforzano il sindacato socialista, l'UGT, che usano come rivale della CNT, ricostituiscono l'esercito regolare, isolano e diffamano anarchici e trotzkisti, rimettono in piedi l'economia privata. Durruti esige via libera alla rivoluzione proletaria, e  Companys non osa contrastarlo, ma prende tempo e si accorda segretamente con le sinistre moderate. Tratta col comitato regionale della CNT: Durruti, Garcia Oliver, Joaquin Ascaso, Ricardo  Sanz, Aurelio FernAndez, Gregorio Jover, Antonio Ortiz e Valencia». Riconosce loro il merito di avere sconfitto i fascisti, li lusinga, li induce a collaborare con gli altri partiti, fonda con essi il Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste. I franchisti resistono a Saragozza: bisogna intervenire. Cosi, per inesperienza di politica dei comitati, gli anarchici lasciano ad altri il potere governativo. Durruti, ancora lacero per la battaglia, si trova a trattare con borghesi in giacca e cravatta, abili comunisti, melliflui liberali, demagoghi socialdemocratici. Il problema del «comunismo libertario» viene rimandato a dopo la vittoria sui fascisti. Durruti è d'accordo con Garcia Oliver: una dittatura anarchica scatenerebbe contro Barcellona il governo di Madrid e le potenze straniere. Federica Montseny, Diego Abad de Santillan e altri sono contrari alla collaborazione col governo. Escorza propone la collettivizzazione della terra e la consegna delle fabbriche ai sindacati. Due mesi passano in discussioni, mentre il potere si rafforza in istituzioni statali in cui gli anarchici vengono a trovarsi in minoranza. Essi si rinchiudono nei sindacati, come se l'epoca consentisse una prassi normale. Non promuovono la costituzione dei Soviet, di consigli in cui sarebbero entrati tutti i lavoratori delle città e delle campagne, anche i più poveri che non avevano mai fatto parte di alcun sindacato, e che nei Soviet si sarebbero trovati sotto la guida dei lavoratori rivoluzionari più evoluti. In tal modo l'apparato statale si sarebbe rivelato inefficiente, e sarebbe scomparso. Invece prevale l'esigenza moralistica di non sporcarsi le mani con la politica, di rifugiarsi nei sindacati; si lasciano rimorchiare dai più esperti politicanti di professione, e finiscono per diventare un inutile alleato. Contrari a ogni dittatura, lasciano che il potere torni nelle mani dello Stato.   



 

giovedì 17 ottobre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXXVIII

1936 

Nell'ottobre 1934 a Saragozza e nei villaggi del nord la CNT proclama il comunismo libertario. Dopo alcune settimane la rivolta è spenta e Durruti viene arrestato con altri e condannato a morte per alto tradimento. Nel '36 la maggioranza è alle sinistre, grazie alla parola d'ordine della CNT: ognuno voti, o non voti, secondo la sua volontà. Quasi nessuno boicotta le elezioni: anche Durruti (che nelle elezioni del  novembre '33 era come tutti gli anarchici decisamente astensionista) stavolta è d'accordo con la CNT. Nel  '33 aveva vinto Gil Robles, un reazionario poco meno che fascista; nel '36 la vittoria delle sinistre significa anche la liberazione di 30 000 detenuti politici, in maggioranza anarchici, che sarebbero stati massacrati in caso di vittoria della destra. Durruti vive la vittoria elettorale del fronte popolare nella prigione di Puerto de Santa Maria; amnistiato, denuncia alle masse che nuovi  padroni sono giunti al potere, le ibridi componenti del fronte popolare, mentre il fascismo si prepara all'insurrezione. Si batte quindi per la costituzione di gruppi armati da opporre alla cospirazione fascista e allo statalismo socialdemocratico-stalinista. Ancor prima di luglio comincia l'istruzione alle armi, prevedendo con esattezza l'insurrezione di Franco. Intanto ha subito un'operazione d'ernia, è convalescente. Nel 1931 ha avuto una figlia, Colette. Durruti non trova lavoro ed Emilienne si arrangia come donna delle pulizie, poi trova un posto come mascherina in un cinema. Quando la moglie va a lavorare, Durruti si mette un grembiule, lava i piatti e prepara la cena per Colette ed Emilienne. Ripulisce la casa, fa i letti, fa il bagno alla piccola e la veste. Rimbecca un compagno: «Se credi che un vero anarchico deve starsene all'osteria mentre sua moglie lavora, vuol dire che ancora non hai capito niente». Il 4 marzo 1936 Durruti aveva  detto in un comizio al teatro Grande di Barcellona: «Gli anarchici hanno fatto vincere le sinistre per impedire un colpo di stato di destra. Il popolo non ha votato per i politici, ma per liberare i prigionieri. Ora, sulla questione degli scioperi diciamo alle autorità di Madrid e di Barcellona: lasciateci stare: comporremo noi stessi i conflitti con le fabbriche tessili e con la società tranviaria. Il governo non se ne immischi! Anzi, di fronte alle serrate, alla fuga dei capitali all'estero, avvertiamo il governo di non ostacolarci nella lotta contro l'offensiva dei capitalisti. Alla borghesia

diciamo: chiudete pure tutte le fabbriche: le occuperemo, le conquisteremo, perché è a noi che le fabbriche appartengono». Nello stesso comizio Francisco Ascaso ribadisce il concetto che anche con la vittoria elettorale delle sinistre il potere è rimasto nelle mani della borghesia: se la si lascia fare, anche i partiti di sinistra  dovranno svolgere una politica di destra: «Cosa farà il governo? Cercherà di far pagare il conto ai lavoratori. Il capitale fugge all'estero, le fabbriche chiudono. Ma il governo non espropria gli industriali. Noi allora elegge-remo, con tutti coloro che lavorano nelle fabbriche, comitati di produzione, esproprieremo le fabbriche che gli industriali chiudono e le manderemo avanti». La vittoria politica i inganno e illusione, se non è seguita dalla vittoria economica, dalla vittoria nelle fabbriche. Come risposta all'insurrezione fascista, gli  anarchici, armi alla mano, realizzano questo programma. La CNT fa circondare le caserme passate a Franco e si accorda con l'aviazione rimasta fedele alla repubblica: al primo cenno d'insurrezione fascista gli aerei le bombarderanno; i comitati di difesa e di quartiere subito dopo occuperanno le caserme. Il 19 luglio, all'alba, scatta il piano della congiura franchista: le truppe occupano i punti strategici della città al comando del generale Goded. Scoppia anche lo sciopero generale proclamato a Madrid dalla CNT. Il capo della polizia minaccia di far sparare sui lavoratori, che si sono riversati in armi nelle strade spezzando il piano fascista. Interviene Durruti e i poliziotti fraternizzano con gli operai. Sulle barricate erette in pieno Paralelo, al centro come alla periferia, ci sono non soltanto anarchici, ma socialisti, comunisti del POUM e perfino del partito controllato da Magra catalanisti; assieme alle forze di pubblica sicurezza e ai militari rimasti fedeli alla repubblica ma che accettano ora la guida popolare, si sorvegliano le vie di comunicazione. Disoccupati, sottoproletari, manovali si uniscono agli operai più evoluti, ai metallurgici, ai portuali, ai ferrovieri. Invano i franchisti cercano di aprirsi la strada facendosi scudo di donne e bambini. Spaventati, anche i borghesi gridano al passaggio degli anarchici: “e Viva la CNT! Morte al fascismo! Abbasso la Chiesa!”   



giovedì 10 ottobre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXXVII

1936 

Il 2 luglio 1926 le autorità francesi annunciano di avere scoperto un complotto per assassinare il re di Spagna Alfonso XIII che il 14 luglio deve venire in Francia. Traditi da un compagno che doveva guidare il taxi nell'attentato progettato per vendicare il pedagogista libertario Francisco Ferrer, vengono arrestati Durruti, Ascaso e Jover. Condannati e richiesti da Spagna e Argentina, pende su di loro la minaccia dell'estradizione che il tribunale penale concede per l'Argentina. Non il garrote ma l'ergastolo nella Terra del Fuoco. Ma un'imponente mobilitazione popolare guidata da Louis Lecoin del comitato per la salvezza di Sacco e Vanzetti ottiene che i tre anarchici vengano accompagnati alla frontiera belga. Ma Belgio e Lussemburgo rifiutano di accoglierli. Anche l'URSS pone condizioni inaccettabili. I 3 anarchici tornano clandestinamente a Parigi.Nel 1927, appena uscito di prigione, Durruti  conosce a Parigi Emilienne Morin, una giovane anarchica che aveva seguito la campagna per la liberazione dei «tre moschettieri» (come la stampa chiamava Durruti, Ascaso e Jover). Emilienne e Buenaventura s'innamorano, e resteranno sempre assieme, senza sposarsi mai, come vuole la morale anarchica. Durruti trova lavoro a Lione, ma scoperto dalla polizia, è condannato a 6 mesi di carcere per avere contravvenuto all'ordine di espulsione. Avviato in Belgio, deve fuggire perché gli viene negato il permesso di soggiorno. Nel 1928 raggiunge con Ascaso, clandestinamente, Berlino. Qui conosce Rudolf Rocker, Fritz Kater e Erich Muhsam. Durruti insiste nella necessità della rivoluzione dal basso. È decisamente contrario al socialismo per decreto legge, e nel suo limitatissimo tedesco frammisto a parole spagnole e francesi cerca di spiegare gli errori compiuti dalla rivoluzione russa. Durruti è ormai un vero militante rivoluzionario, cosciente dei problemi sul piano generale, intellettuale, e pieno di energia fisica. E grande, forte come un atleta, con una testa bellissima. Ha una voce robusta, da tribuno, che sa anche argomentare con intelligenza e rigore e che conosce tane le sfumature della bontà e della tenerezza. Ha un solo vestito, rattoppato: dei milioni delle rapine alle banche non ha tenuto un soldo per sé. Nel 1930 può finalmente stabilirsi a Bruxelles con Ascaso ed Emilienne, avendo ricevuto il permesso di soggiorno. Di fronte alla forza di Durruti, alto e maschio, con folti capelli, Ascaso, stempiato e malinconico,

sembra ancora più piccolo e fragile. La sua dolcezza, la sua ironia, nascondono in realtà una grande energia. Lavora come meccanico in un'officina di pezzi di ricambio per automobili. E lui che progetta le azioni, calcolando ogni dettaglio, in modo che al coraggio e alla rapidità di Durruti vengano risparmiati, più possibile, rischi e incognite. Insieme, sono una coppia perfetta, invincibile, in cui la violenza è messa al servizio di un'idea libertaria, generosa, priva della minima traccia di egoismo. Qualche giorno dopo la proclamazione della repubblica, nell'aprile del 1931 Durruti piomba con Ascaso e Garcia Oliver a casa di una famosa anarchica spagnola, Federica Montseny (futuro ministro della repubblica durante la guerra antifranchista), in Barcellona. La Montseny, più cauta e possibilista, vuole lasciare alla neonata repubblica la possibilità di consolidarsi; i tre reduci dall'esilio affermano invece che se la repubblica borghese si consolida svaniranno le possibilità rivoluzionarie per i lavoratori. La Montseny riconoscerà in seguito, di fronte all'evoluzione degli eventi, che la posizione di Durruti era più giusta e lungimirante. La repubblica, infatti, legata a un timido riformismo, non riesce neppure a portare a termine la riforma agraria, problema fondamentale per la Spagna dell'epoca. Durruti è ora un uomo molto più tranquillo, gentile, dotato di una immensa energia ma consapevole dei grandi problemi che sovrastano il paese e in particolare il movimento operaio. Il 10 maggio il corteo degli anarchici raccoglie a Barcellona 100 000 persone; quello dei comunisti, che pure avevano inondato la città di manifesti, solo 6000. Davanti al palazzo della Generalidad il corteo anarchico è assalito dalla polizia. Gli operai rispondono al fuoco. Interviene l'esercito, ma Durruti convince i soldati a puntare le armi contro la polizia. Viene cosi evitato un massacro. Impegnati nella lotta contro l'apparato statale, gli anarchici tendono a sottovalutare il pericolo di un partito comunista controllato dagli stalinisti e fedele esecutore della politica estera di Mosca. Il quotidiano comunista “La Batalla” scrive in prima pagina: «FAI-ismo = fascismo»  e il dirigente socialdemocratico Fabra Rivas afferma: «Come mi piacerebbe fucilarli sul posto, Ascaso e Durruti!». Dopo un comizio a Gerona che entusiasma la folla per la forza e la semplicità dei sentimenti espressi, Durruti viene arrestato per «avere preparato a Parigi un attentato contro Alfonso XIII». La procura della repubblica finge d'ignorare che esiste un'amnistia generale e che la monarchia era stata rovesciata. La popolazione di Gerona insorge e assalta la prigione per liberare Durruti; sciopero generale, stato d'emergenza. Dopo 3 giorni di sciopero  Durruti viene rilasciato, ma con Ascaso viene  deportato in Africa. Fugge e torna alla lotta in Spagna; la repressione sociale con veste repubblicana continua ad abbattersi sul movimento operaio.



giovedì 3 ottobre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXXVI

1936 

In Barcellona in modo particolare la polizia agisce con metodi provocatori: si calcola ch e delle duemila bombe esplose nel 1908-9 davanti alle fabbriche e alle case dei padroni della città, la maggior parte sia d'origine poliziesca: le direttive del governo centrale di Madrid sono di screditare il movimento dell'autonomia catalana. Nel 1923 il gruppo Los Solidarios è composto a Barcellona da Durruti, Juan Garcia Oliver, Francisco Ascaso, Gregorio Jover, Miguel Garcia Vivancos, Antonio Ortiz, Ramona Berni, Eusebio Brau, Manuel Campos, Aurelio Fernandez, Julia Lopez Mainar, Alfonso Miguel, Pepita Not, Gregorio Suberviela, Maria Luisa Tejedor, Manuel Torres Escartin, Antonio "El Toto", Ricardo Sanz. Il padronato organizza gruppi di pistoleros e di picchiatori, che assassinano più di 300 sindacalisti anarchici. I Solidarios provvedono come possono all'autodifesa. Gruppi armati si vanno costituendo ovunque. Cade crivellato di colpi l'imprenditore Graupera, il ricchissimo presidente dell'Unione industriali; poliziotti che avevano massacrato lavoratori in sciopero, torturatori con la divisa della Guardia civil, ingegneri, direttori di ferrovie, capireparto noti come spie vengono abbattuti a revolverate. Cade anche l'ex governatore di Barcellona, Maestre Laborde; e cosi pure il presidente del consiglio dei ministri, Eduardo Dato, il responsabile della repressione a Barcellona; e infine Ascaso e altri - mentre Durruti è agli arresti perché sospettato di «intenzione di rapinare una banca» (estate 1923) - fanno fuori a colpi di pistola il cardinale Soldevila, residente a Saragozza; proprietario di diversi alberghi e case da gioco, l'alto prelato finanziava i Sindicatos Libres che a Barcellona costituivano la milizia privata dei padroni più retrivi. Durruti viene rilasciato l'indomani. L'offensiva poliziesca continua. Nessuno può girare disarmato; accanto alla lima, sul banco di lavoro, c'è sempre la pistola, per difendersi in caso di assalto dei pistoleros o della polizia. Ma l'eliminazione di Dato impressiona il governo. A Barcellona c'è praticamente un clima di guerra civile: a ogni prepotenza dei datori di lavoro i Solidarios replicano con la violenza; il circolo della caccia, ove si riuniscono i magnati di Barcellona, viene attaccato a colpi di bombe a mano. Per ogni operaio ucciso viene abbattuto un poliziotto o un borghese, finché il governo cede e la smette con la maniera  forte. Decide di usare metodi più moderni basati sulla cattura del consenso, e riconosce diritti d'esistenza legale ai sindacati. La prima manifestazione pubblica a Barcellona dopo tre anni di feroce repressione è un trionfo per gli anarco-sindacalisti. La manifestazione, che si

svolge all'immenso Teatro Victoria pieno in ogni settore, si apre con la lettura dei nomi dei militanti caduti, esattamente 107. Gli anarchici fondano quindi centri culturali e scuole operaie, mentre il loro quotidiano, "Solidaridad Obrera", supera con le sue 50 000 copie di tiratura, tutti gli altri fogli più ricchi e potenti. Con la dittatura di Primo De Rivera i Solidarios sono costretti all'espatrio. Il gruppo si ricostituisce a Parigi, ove per prima  cosa fonda le Edizioni Anarchiche Internazionali e apre la Librairie Internationale, al numero 14 di rue Petit. Durruti, i due fratelli Ascaso, Garcia Oliver e Jover hanno ricevuto in consegna tutti i soldi del gruppo, ed essi ne versano una parte (300 000 pesetas) per la libreria; comincia subito dopo la pubblicazione dell'Enciclopedia Anarchica e di libri, opuscoli e riviste in varie lingue. Durruti trova lavoro come meccanico alla Renault. Jover potrebbe diventare capo operaio ma si rifiuta di sorvegliare gli altri lavoratori, e viene licenziato. Anche la polizia ostacola l'attività della libreria. Durruti conosce l'anarchico russo Nestor Makhno, che lavora in una piccola falegnameria parigina. Rientra clandestinamente a Bilbao per discutere con Largo Caballero (dirigente del partito socialista e futuro presidente del consiglio dei ministri della Repubblica) ed esponenti di altre organizzazioni le forme di lotta contro la dittatura. Dopo la rovina della casa editrice perseguitata dalle autorità e un fallito tentativo insurrezionale collegato con un'azione alla frontiera franco-spagnola, verso la fine del 1924 Durruti, Francisco Ascaso e Jover s'imbarcano per Cuba. Durruti esordisce come tribuno popolare spiegando le ragioni della lotta del movimento rivoluzionario spagnolo. Braccati ben presto dalla polizia devono spostarsi in Messico, Perù, Cile e successivamente raggiungono Buenos Aires, dove tra il 1925 e il 1926 rapinano banche per finanziare il movimento ed entrano in contatto con gli «anarchici espropriatori» Gino Gatti, Emilio Uriondo, Antonio e Vicente Moretti, lo spagnolo Andrés Vàzquez Parédes e Miguel Arcàngel Roscigna. Poi da Montevideo tornano in Europa. 


giovedì 26 settembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXXV

1936 

8 settembre - Juan Lopez, dirigente della CNT, annuncia la collaborazione degli anarco-sindacalisti col governo centrale di Madrid e il loro appoggio al programma governativo. 

26 settembre - La CNT entra nel governo regionale catalano con 3 ministeri di poco conto. 

10 ottobre - La CNT approva lo scioglimento del Comitato centrale delle milizie. 

9 ottobre - La CNT approva i decreti che sciolgono tutti i consigli e comitati in Catalogna. 

20 novembre - Muore davanti a Madrid in circostanze misteriose il leggendario comandante anarchico Buenaventura Durruti. Operaio metalmeccanico, aveva combattuto per la rivoluzione fin dalla prima giovinezza. Era salito sulle barricate, aveva assaltato banche per finanziare il movimento, fondato librerie, lanciato bombe, rapito giudici. Era stato condannato a morte almeno tre volte in Spagna, in Cile e in Argentina. Aveva peregrinato per innumerevoli prigioni ed era stato espulso da otto paesi. Era nato a Léon, cittadina tra Madrid e Oviedo, nel 1896, in una famiglia proletaria: padre ferroviere, otto fratelli. Scolaro intelligente, d'animo buono e spavaldo insieme, comincia a lavorare a 14 anni per 25 céntimos al giorno. Il ragazzo protesta, la madre gli dice di ringraziare il padrone che gli insegna un mestiere. Studia la sera, va a lavorare in una fonderia, poi nelle ferrovie; partecipa allo sciopero del 1917 e viene licenziato. Allora va a  Parigi e vi rimane fino al 1920; renitente alla leva, viene arrestato al ritorno in Spagna. Ancora prima di conoscere la galera, ha conosciuto l'ingiustizia sociale e le idee anarchiche: a 14 anni, in fabbrica, è diventato amico di operai che venivano da lontano, dalle

Asturie, e che i giorni di festa dovevano raggiungere la famiglia a piedi, andare e tornare senza altri mezzi; tale era la vita dei lavoratori, in quei tempi, in Spagna. Nel 1917 è già il capo della rivolta armata al suo paese contro la Guardia civil. Licenziato e messo nelle liste nere, non trova più lavoro. Il sindacato, dominato dai socialdemocratici parlamentaristi, lo espelle. Durruti passa alla  CNT. In Francia, Durruti perfeziona la conoscenza delle idee socialiste e libertarie. Lavorando a Parigi tre anni come meccanico, ha modo di imparare dagli anarco-sindacalisti. Quando sente parlare di azioni guerrigliere contro la monarchia spagnola, ripassa il confine e s'aggrega a una banda anarchica. Prima di venire arrestato conosce Francisco Ascaso, Gregorio Jover e Garcia Oliver, cameriere e futuro ministro della giustizia della repubblica spagnola al tempo della guerra civile. Un giorno l'anarchico Manuel Buenacasa dice al giovane ribelle: «Tu puoi vivere solo a Barcellona, perché solo a Barcellona esiste una coscienza proletaria». Durruti si trasferisce a Barcellona. Qui da circa un decennio era stata fondata la CNT, l'unico sindacato al mondo in cui ciascuno dei gruppi locali gode di un'autonomia assai estesa, e in cui la base non è tenuta a obbedire ciecamente alle direttive della direzione. La CNT non tratta con la «controparte» per ottenere  miglioramenti economici; il suo programma consiste nel condurre una lotta di classe permanente dei salariati contro il capitale fino all'eliminazione di quest'ultimo. Non esiste apparato burocratico, nessuno è stipendiato con le quote degli iscritti (che sono minime nelle città e pressoché nulle nelle campagne: nel 1936, con un milione di aderenti, la CNT avrà un solo funzionario pagato). I quadri direttivi vivono del loro lavoro di operai, o sostenuti dai rispettivi gruppi di base. Non ci sono, cosi, «capi operai» isolati dalle masse, e il controllo nella base  è una realtà quotidiana. metodi di lotta vanno dall'autodifesa al sabotaggio, all'esproprio e alla rivolta armata. Questo pone il problema del passaggio alla clandestinità. Ma tutto un sindacato non può passare alla clandestinità. La CNT resta un'organizzazione di massa anche sotto le dittature militari, mentre quadri segreti organizzati, i Solidarios, si assumono i compiti dell'autodifesa, della raccolta delle armi e dei fondi, del terrorismo, della liberazione dei compagni incarcerati. La divisione dei compiti viene formalizzata nel 1927 con la creazione della FAI (Federación Anarquista Ibérica). Il prestigio della FAI è enorme tra gli operai, che specialmente a Barcellona mantengono l'abitudine della difesa armata, e fraternizzano sovente coll'ambiente portuale internazionale e con i vari ceti anche sottoproletari che vi gravitano, eredi di una lunga tradizione ribellistica violenta e banditesca. Per questo la polizia diffama il movimento anarchico definendolo prima un'accozzaglia di delinquenti comuni, poi una banda «al soldo di Mosca».



giovedì 5 settembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXXII

1936 

28 giugno - Muore suicida in Francia Aleksandr Berkman. Nato nel 1870 in Lituania (allora sotto la Russia), lasciò l'agiata famiglia per unirsi al movimento rivoluzionario degli anarchici russi emigrati in America. Nel 1892 sparò al finanziere Henry Clay Frick, uno dei re dell'acciaio, per sostenere uno sciopero. Scontò 18 anni di carcere e fu espulso dagli Stati Uniti nel 1919 con Emma Goldman e altri anarchici. 

18 luglio - Radio Tenerife trasmette un messaggio del generale Francisco Franco alla nazione spagnola: l'esercito si è assunto il «glorioso compito di salvare la Spagna dalla sovversione e dall'anarchia ». L'indomani Franco atterra a Tetuin e assume il comando dell'Esercito d'Africa. La guerra civile spagnola comincia, cosi ufficialmente, con l'adesione di Franco alla sedizione militare del generale Mola e altri congiurati contro la repubblica. In realtà è cominciata molto tempo prima. La reazione spagnola non si esaurisce con il generale Franco, ma basta osservare le vicende dell'esistenza di quest'ultimo per averne un'immagine sufficientemente rappresentativa. Francisco Franco Bahamonde è nato il 4 dicembre 1892 nel porto militare galiziano di El Ferrol. Entrato all'accademia militare di Toledo, prende parte attiva alla repressione dei movimenti di liberazione nel Marocco spagnolo. I suoi metodi brutali gli assicurano una rapida carriera: è capitano a soli 22 anni, maggiore a 23, colonnello a 32 e generale a 33. Nel 1917 si distingue nella caccia all'uomo contro i minatori delle Asturie in sciopero (maggio-giugno). Il 13 settembre 1923 il generale Miguel Primo De Rivera s'impadronisce del potere. La carriera di Franco subisce un'accelerata: nel 1926 è nominato generale di brigata e trasferito a Madrid. Il 28 gennaio 1930 crolla la dittatura di Primo De Rivera, minata dalla crisi economica mondiale; il dittatore fugge a Parigi e vi muore poco dopo. Franco si tiene in disparte e non si lascia coinvolgere; il re lo protegge, il generale Berenguer, nuovo capo del governo, anche. Le elezioni del 12 aprile 1931 segnano la fine della monarchia (i monarchici vincono soltanto nelle campagne). La borghesia sceglie la repubblica e scarica come capro espiatorio il re: Alfonso XIII se ne va in esilio; il 14 viene proclamata la seconda repubblica della storia spagnola. Ma la carriera di Franco non si arresta: è comandante ell'accademia militare di Saragozza dal 1927 al 1931. Le elezioni del 1933 per il rinnovo delle Cortes segnano una vittoria della destra unita, favorita da una legge elettorale che premia le coalizioni a detrimento dei singoli partiti. Comincia il Biennio Nero (1933-35) caratterizzato da una ancor più feroce repressione in campo sociale, sindacale, culturale. La chiesa cattolica mantiene i suoi privilegi che la legge della repubblica dovrebbe limitare; gli espropri vengono revocati e i proprietari risarciti. La sinistra reagisce con uno sciopero generale rivoluzionario. A Barcellona gli autonomisti guidati da Luis Companys proclamano l'indipendenza della Generalitat catalana. Franco è chiamato a schiacciare la rivolta. Gli autonomisti catalani sono costretti all'espatrio; solo nelle

Asturie  la rivoluzione divampa, animata dai minatori anarchici e socialisti. Gli anarchici sostengono i minatori delle Asturie e non gli autonomisti della Catalogna che considerano nazionalisti borghesi. Per piegare anarchici e socialisti Franco deve far venire dal Marocco l'esercito d'Africa; il 24 ottobre entra in Oviedo da vincitore dopo avere schiacciato la rivoluzione. Nel febbraio del '35 è nominato capo dell'esercito del Marocco, tre mesi dopo dell'esercito spagnolo grazie all'appoggio di Gil Robles entrato nel governo come ministro della guerra. Franco elimina tutte le riforme iniziate da Azana nel 1931, caccia gli ufficiali repubblicani, richiama i monarchici come Mola, che in seguito a una congiura ordita nel 1932 erano stati allontanati dall'esercito. Ma ecco che nel dicembre 1935 cade il reazionario governo Lerroux; comincia una nuova, violentissima campagna elettorale. La sinistra si concentra nel Fronte Popular, cui danno il loro appoggio, oltre che i socialdemocratici e gli stalinisti, anche gli anarchici della FAI-CNT e i comunisti «eretici» del POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista) d'ispirazione in parte trotzkista. La vittoria parlamentare tocca questa volta in misura schiacciante alle sinistre, che hanno 286 seggi contro i 132 della destra e i 42 del  centro (i nazionalisti baschi ottengono 10 seggi). Franco ordina ai congiurati tipo Mola di tenersi pronti. Ma Azana interviene e spedisce  Franco in semi esilio alle Canarie e Mola dal Marocco a Pamplona. L'insurrezione è fissata per le ore 17 del 17 luglio: alle «cinque della sera» comincia la sedizione fascista, cui Franco aderisce dopo prudenti pensamenti e valutazioni del pro e contro. Alla notizia dell'insurrezione gli anarchici della Catalogna rispondono con estrema decisione, guidati dal vecchio gruppo dei Solidarios (Durruti, Ascaso, Garcia Oliver ecc.): i militari filo-franchisti vengono circondati e catturati, tutta la regione è nelle mani 
della CNT-FAI, che però spartisce in pratica il potere col presidente autonomista Companys, borghese progressista, che aveva in passato condiviso la galera coi Solidarios.



giovedì 6 ottobre 2022

MILICIANOS SI, SOLDATO NUNCA

Il 4 novembre 1936 Buenaventura Durruti alle nove e mezza di sera, dalla radio della CNT-FAI di Barcellona, teneva un discorso in risposta alla promulgazione, da parte del governo di Madrid, del decreto di militarizzazione delle milizie rivoluzionarie, impegnate fin dal 19 luglio nella lotta contro Franco. Va ricordato che nel medesimo giorno del discorso tenuto dall’anarchico spagnolo la stampa annunciava l’entrata nel governo di Madrid di quattro esponenti del movimento anarchico: Federica Montseny, Juan García Oliver, Juan López e Joan Peiró. Durruti esprimeva nel discorso tutta la sua indignata protesta anche a nome dei miliziani del fronte di Aragona, per il pericoloso corso controrivoluzionario che le decisioni del governo di Madrid imprimevano alla conduzione della guerra, o meglio, della rivoluzione sociale spagnola. Durruti, a nome della colonna che comandava, prendeva una posizione decisamente contraria al decreto di militarizzazione delle milizie e alla costituzione dell’esercito regolare repubblicano. Nascita che significò, come è noto, l’inizio della fine della rivoluzione sociale in Spagna, con la messa fuori legge dei partiti rivoluzionari come il POUM e degli anarchici, e che portò alla dura resa dei conti con i comunisti stalinisti nelle famose giornate di maggio a Barcellona, dove venne assassinato tra gli altri, dai sicari di Stalin guidati dall’inviato di Mosca Palmiro Togliatti, Camillo Berneri. In relazione alle decisioni prese dal governo do Madrid, la “Milizia antifascista colonna Durruti, Quartier generale”, prepara un importante documento inviato dal fronte di Osera il 18 novembre 1936. Si tratta, in particolare, di un comunicato ufficiale indirizzato al consiglio della Generalitat catalana contro il decreto di militarizzazione delle milizie. Dopo un’appassionata discussione interna alla colonna Durruti veniva infatti deciso di non accettare il decreto in quanto non avrebbe migliorato le condizioni di lotta dei miliziani, ma al contrario le avrebbe svilite e non avrebbe risolto il vero problema di quel momento: la mancanza di rifornimento di armi. La colonna Durruti negava poi la necessità di una disciplina militare alla quale opponeva nei fatti la superiorità dell’autodisciplina rivoluzionaria: “Milicianos sí; soldados nunca”.


giovedì 30 luglio 2015

LA COLONNA DURRUTI

La Colonna anarcosindacalista è nata nella rivoluzione. Guerra e rivoluzione sono per noi un solo inseparabile atto. Altri possono discutere in maniera ricercata o astratta. La Colonna Durruti conosce soltanto l’azione ed in essa impariamo. Siamo empirici e crediamo che l’azione fornisca comprensioni più chiare di un programma preordinato che evapora nella furia dell’operare.
La Colonna Durruti è costituita da lavoratori, da proletari di fabbrica e di villaggio. Gli operai catalani delle fabbriche sono partiti con Durruti, a loro si sono uniti i compagni della provincia. I lavoratori agricoli e i coltivatori diretti, persi i propri villaggi, tormentati e umiliati dai fascisti, li hanno lasciati di notte per attraversare l’Ebro. La Colonna Durruti cresce con la terra che conquista e libera. E’ nata nei quartieri operai di Barcellona, oggi essa comprende tutti gli strati rivoluzionari di Catalogna e Aragona, di città e campagna.
I compagni della Colonna Durruti sono militanti della CNT-FAI. Molti di loro hanno scontato nelle prigioni le proprie convinzioni. I giovani si conoscono a partire dalle juventudes libertarias.
I proletari agricoli e i piccoli coltivatori unitisi a noi sono fratelli e figli di chi è ancora oppresso dall’altra parte. Scrutano al di là verso i loro paesi. Molti dei loro congiunti, padri e madri, fratelli e sorelle furono uccisi dai fascisti. I contadini gettano sguardi, con rancore e speranza, fin dentro i propri villaggi. Ma non lottano per il casale e il podere, combattono per la libertà di ognuno. Ragazzi, quasi fanciulli, fuggirono verso di noi, orfani, i cui genitori furono assassinati. Questi ragazzi sono dalla nostra parte. Parlano poco ma hanno capito molto e presto. Di sera, intorno al fuoco da campo, ascoltano i più anziani. Parecchi non sanno scrivere né leggere. I compagni li istruiscono. La Colonna Durruti tornerà dal fronte senza analfabeti. Essa è una scuola.
La Colonna non è organizzata né in maniera militare né burocratica. E’ cresciuta organicamente a partire dal movimento sindacalistico. E’ una formazione socialrivoluzionaria, non è una truppa. Costituiamo un’associazione di proletari oppressi, tutti in lotta per la libertà. La Colonna è opera del compagno Durruti che ne determinò lo spirito e sostenne la libera natura fino all’ultimo istante. Fondamento della Colonna sono la bontà dello spirito cameratesco e la spontanea autodisciplina. Scopo della sua azione è il comunismo, nient’altro.
Noi siamo i comunisti sindacalisti, ma conosciamo il significato dell’individuo, vale a dire: ogni compagno possiede gli stessi eguali diritti e adempie gli stessi doveri. Nessuno è superiore ad un altro, ognuno deve sviluppare ed offrire il massimo della propria persona. I tecnici militari consigliano ma non ordinano. Forse non siamo strateghi, certo siamo combattenti proletari. La Colonna è forte, un fattore significativo del fronte poiché è formata da uomini che da molto perseguono un’unica meta, il comunismo, perché è costituita da compagni che da tempo sono organizzati sindacalmente e lavorano in modo rivoluzionario. La Colonna è una comunità sindacale in lotta.
La Colonna Durruti è disciplinata mediante un ideale e non attraverso un marcia di parata. Dovunque giunga la Colonna, si collettivizza. La terra è data alla comunità, i proletari della campagna sono trasformati da servi dei cacicchi in uomini liberi. Si passa dal feudalesimo al libero comunismo. La popolazione viene nutrita, sostenuta e vestita dalla Colonna. La Colonna forma, quando si ferma nei villaggi, una sola comunità con la popolazione.
Le basi della nostra Colonna sono fiducia reciproca e collaborazione spontanea. Il feticismo della Guida Provvidenziale, la fabbricazione delle vedettes li lasciamo volentieri ai fascisti. Restiamo proletari armati che volontariamente si impongono un’opportuna disciplina. 

(Tratto dal discorso commemorativo tenuto da Carl Einstein alla radio CNT-FAI di Barcellona.)

giovedì 29 settembre 2011

BUENAVENTURA DURRUTI parte quinta


Le Truppe fasciste intensificano i loro attacchi contro Madrid e la situazione diventa insostenibile per i difensori della capitale, abbandonati dai capi stalinisti e riformisti. La popolazione è pronta a difendere la città, ma purtroppo le armi sono insufficienti. Il coraggio è l'unico mezzo di difesa.
Il primo, terzo e ottavo raggruppamento seguono Durruti a Madrid. I miliziani si raggruppano a Barcellona, nella caserma Bakunin. Durruti li accoglie con un breve discorso: "Ho fiducia nella vittoria. Mi dispiace solamente che oggi sia costretto a parlarvi da una caserma. Un giorno le caserme saranno soppresse e noi vivremo in un regime di libertà!" La notizia dell'arrivo della colonna Durruti, il 14 novembre, solleva il morale dei combattenti madrileni che fronteggiano l'intensificarsi dell'offensiva franchista nel settore della città universitaria.
Il 15 novembre la colonna prende posizione sotto il tiro delle mitragliatrici nemiche.  Il combattimento è accanito e incerto: alla fine della giornata la colonna ha già perso un terzo dei suoi effettivi. L'’indomani, la lotta prosegue sempre più sanguinosa sotto le bombe dei Junkers tedeschi. Il 17, mentre la popolazione civile è sottoposta ad un atroce bombardamento aereo, blindati e truppe fasciste avanzano nella città universitaria.
Ci si batte casa per casa, con granate e all'arma bianca. Il 18, i 400 miliziani sopravvissuti, che patiscono nel fango e combattono senza riposo dal 15, sono sfiniti ma lo stato maggiore rifiuta di sostituirli. Yoldi e Manzana, due compagni di Durruti, sono feriti. AI mattino del 19 viene dato l'assalto ali l'Ospedale Universitario occupato dai fascisti. Verso le ore 14 Durruti è colpito da una pallottola vicino al cuore. 
Muore il giorno dopo, 20 novembre, alle 6 del mattino.
Il suo corpo viene trasportato nella sede CNT madrilena dove i miliziani lo vegliano tutta la notte. I funerali si svolgono il 23 novembre a Barcellona.
Qualunque sia stato il cecchino, la pallottola che ha ucciso Durruti è andata dritta al cuore della città.
Un abitante su quattro accompagna il feretro di Durruti, senza tener conto della popolazione che si trova lungo le strade del corteo funebre.
Nemmeno un mese dopo, la Pravda pubblica queste righe: "In Catalogna, l'epurazione degli elementi trotskisti e anarco-sindacalisti è iniziata; questa opera sarà condotta con la stessa energia impiegata in URSS.
Le giornate del maggio 1937 vedranno confermarsi questa previsione: stalinisti e riformisti daranno il colpo di grazia alla rivoluzione agonizzante.
Un anno più tardi, quando anche loro si appresteranno a conoscere la sconfitta, non esiteranno, in mancanza di un caudillo da contrapporre a Franco, ad imbastire un culto della personalità attorno al cadavere di Durruti. Il governo, non avendo più nulla da temere da un ribelle morto, lo nomina, in pompa magna e a titolo postumo, luogotenente-colonnello di quell'esercito nel quale lui si rifiutava di integrarsi.
Gli adulatori professionali gli innalzeranno un mausoleo che Franco farà radere al suolo.
La propaganda gli attribuisce impudentemente questa frase inventata, ripetuta di continuo: "E' la vittoria che conta, compagni. La rivoluzione la si farà dopo. Bisogna rinunciare a tutto, a tutto!"
L’espropriatore, l'antiautoritario intransigente comparirà in innumerevoli manifesti inneggianti la produttività e la militarizzazione.
L’'utopia in atto è stata divorata da una guerra civile in cui si affrontano due rackets, due soldataglie, due concezioni di schiavitù economica e statale.

giovedì 22 settembre 2011

BUENAVENTURA DURRUTI parte quarta



Dopo aver liberato un territorio esteso dal rio Cinca all'Ebro, la colonna Durruti priva di artiglieria pesante, deve arrestarsi il 28 luglio, a trenta chilometri da Saragozza. Durruti è il delegato responsabile di questa colonna, diretta da un Comitato di guerra assistito da un Consiglio Tecnico
Militare. La colonna è composta da raggruppamenti di 5 centurie, formate da 4 gruppi di 25 combattenti. Vi prendono parte anche un gruppo internazionale (400 tra francesi, tedeschi, italiani, inglesi, marocchini e americani) e alcuni gruppi di guerriglieri incaricati di compiere azioni dietro le linee nemiche,come i "Figli della notte"o i "Metalmeccanici". Ogni raggruppamento elegge un delegato revocabile in qualunque momento. Questa responsabilità non consente alcun privilegio gerarchico.
Il Comitato di guerra d'Aragona è formato da delegati delle colonne presenti sul fronte.
La colonna, forte di seimila uomini con tremila fucili, ma gravemente priva d'armi moderne, stabilisce una linea difensiva sul fronte di Saragozza lungo 70 km. I gruppi mobili dei guerriglieri, agendo di sorpresa, consentono di modificare la linea del fronte a scapito dei franchisti. La colonna parteciperà alla presa di Farlete, di MonteOscuro, etc.
Collettività agrarie incoraggiate dai combattenti delle colonne operaie si costituiscono nei 400 villaggi dell'area del fronte. I contadini di queste regioni proclamano la proprietà collettiva della terra e degli utensili. Le assemblee del villaggio designano dei consigli, responsabili di fronte ad esse in ogni momento. La disciplina all'interno della colonna viene liberamente adottata. I combattenti non si limitano ai compiti della guerra, ma aiutano anche i contadini nei campi o organizzano scuole e attività culturali.
All'inizio del novembre del 1936 la colonna lascia l'Aragona per Madrid, gravemente minacciata dalle truppe franchiste. Dopo sanguinosi combattimenti nel settore della città universitaria queste ultime sono respinte. La colonna vi perderà i tre quarti dei suoi effettivi tra cui il suo delegato responsabile.
Nell'aprile 1937 la colonna è trasformata in unità regolare dell'esercito repubblicano: la 26" divisione.
Il denaro non circola. Pur trovandosi nei comitati locali e interlocali è unicamente utilizzato nelle relazioni con quelle regioni dove il denaro è in circolazione come prima.
La retribuzione del lavoro avviene con dei buoni; tutti i membri della comune si trovano sul medesimo piano e non vi è alcun privilegio. La distribuzione avviene fra le cooperative create dopo la rivoluzione. Ogni membro della collettività prende secondo le sue necessità e paga in buoni. Il commercio al dettaglio non esiste più. Nei villaggi dove ai margini della collettività si trovano delle piccole proprietà contadine, la cooperativa scambia tutti i loro prodotti pagandoli con dei buoni e assicurando loro il necessario. Lo scambio tra le comuni avviene direttamente da collettività a collettività o attraverso l'intermediazione delle federazioni interlocali, sempre in natura.
Non esiste più la proprietà giuridica, tutto è di tutti: i mezzi di lavoro, le abitazioni ecc. I piccoli proprietari contadini hanno il diritto di coltivare la terra che possedevano prima, ma senza sfruttare il lavoro altrui. Nei villaggi interamente collettivizzati, e che sono la maggioranza tutto il bestiame delle famiglie, ad eccezione degli animali di cortile, è collocato in stalle comuni.

mercoledì 14 settembre 2011

BUENAVENTURA DURRUTI parte terza


Dal 22 al 25 luglio, Barcellona conosce un immenso caos, ma un caos che funziona. Nei centri metalmeccanici, rapidamente rimessi in funzione, ci si occupa principalmente di blindare i camion. Le compagnie di trasporti marittimi e ferroviari sono collettivizzate. I comitati di quartiere formano un comitato di coordinamento che controlla tutto l'agglomerato urbano.
Fra gli operai barcellonesi l'annuncio della formazione di colonne di volontari suscita un grande entusiasmo. Il 24 luglio la colonna Durruti lascia Barcellona alla volta dell'Aragona. Bloccata da un attacco aereo sceglie come quartiere generale il borgo di Bujaraloz, mentre la CNT e la FAI costituiscono altre colonne la colonna Roja y Negra e la colonna Ascaso così come altrettanto fanno i partiti marxisti. Purtroppo questi rinforzi tardano ad arrivare sul fronte. Tuttavia la colonna si impossessa di Los Calabazares, a 14 Km da Saragozza, proprio mentre i fascisti possono già disporre dell'appoggio dell'aviaziona italiana e tedesca. Il fronte si stabilizza. In agosto le colonne scatenano una vasta offensiva che si conclude con la presa di Siétamo, di Pina de Ebro e di altre località.
Nelle retrovie, politicanti riformisti e stalinisti che di giorno in giorno diventano sempre più influenti all'interno della fazione repubblicana sabotano l'approvvigionamento di armi alle colonne della CNT e del POUM (estrema sinistra) e minacciano il potere dei comitati di quartiere.
Mentre la CNT indietreggia in Catalogna, la linea rivoluzionaria si radicalizza in Aragona con la costituzione, il 16 settembre 
a Bujaraloz,di un consiglio di difesa, composto unicamente da anarchici e eletto da un assamblea regionale della 
collettività. Nel frattempo, le truppe franchiste si avvicinano a
Madrid; Malaga, dove predomina la CNT è abbandonata alla sua sorte; soltanto i sindacati continuano ad armare i miliziani combattenti a Toledo e a Guadalajara.
Alla fine di settembre, Durruti, chiamato d'urgenza a Barcellona per appoggiare un progetto di acquisto di armiall'estero, può constatare come la CNT sia debole e divisa in seguito alla sua politica di collaborazione con lo Stato. Il Comitato Centrale delle Milizie è sul punto di essere dissolto. Il governo repubblicano, cercando di internazionalizzare il conflitto, ha deciso di concentrare i suoi sforzi su Majorca, piuttosto che sul fronte di Aragona I partiti borghesi e gli stalinisti tengono i cordoni della borsa.
Durruti pensa allora di compiere l'esproprio del secolo: impossessarsi delle riserve d'oro della Banca di Spagna, grazie all'appoggio
della colonna madrilena Tierra y Libertad della CNT, e con la complicità dei ferrovieri della CNT trasportarle a Barcellona.
Durruti si nasconde a Madrid per organizzare questa
azione che avrebbe potuto salvare la rivoluzione.
AI momento di agire, i dirigenti della CNT tentennano nel
prendere una decisione temendo di scatenare una guerra civile nella guerra civile.
Durruti ritorna in Aragona dove la colonna si trova di fronte ad una offensiva fascista. La controffensiva che dirige gli consente di guadagnare due chilometri e di tranquillizzare il fronte. Apprende allora che il governo Largo Caballero si è rimangiato la promessa di finanziare l'armamento del fronte d'Aragona e ha deciso la militarizzazione delle milizie, ristabilendo la gerarchia e il codice militare. Molti combattenti della prima ora prendono congedo da Durruti, rifiutando di sottomettersi al diktat del governo. In quanto all'oro della Banca di Spagna, non tarderà a partire per Mosca...
Sul fronte, i miliziani libertari e poumisti resistono alla militarizzazione e Durruti agisce come se il decreto governativo non lo riguardi. La CNT cerca di conciliare le esigenze dei miliziani e le decisioni del governo e alla fine accetta di entrare a farne parte, in un momento in cui le conquiste del 19 luglio sono rimesse in discussione a causa della pressione dei sovietici. Il 4 novembre, vengono nominati quattro ministri ciennetisti fra i quali Garcia Oliver, alla giustizia, lui che per tutta la propria vita è stato un fuorilegge.
La rivoluzione è nell'impasse. Frattanto i fascisti sono alle porte della capitale e cannoneggiano la Puerta del Sol, seminando il panico in seno al personale governativo che fugge verso Valencia. Il proletariato madrileno è l'unico a prepararsi a resistere.
La presenza carismatica e combattiva di Durruti a Madrid sembra a tutti indispensabile: controvoglia, finisce per lasciarsi convincere.

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