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Visualizzazione post con etichetta Emile Armand. Mostra tutti i post
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giovedì 6 novembre 2025

Otto lettere: ANARCHIA

E' sorprendente come certe parole abbiano in se la caratteristica di spaventare gli animi, proprio mentre l'idea alla quale corrispondono se ne va per il mondo e, purché si nasconda sotto un altro nome, è tranquillamente accolta. Una di queste è la parola anarchia.  (César De Paepe)

Gli anarchici intendono vivere senza dio e senza padrone; senza principali e senza direttori; a-legali, senza leggi così come senza pregiudizi; a-morali, senza obblighi così come senza morale collettiva; vogliono vivere liberamente. Nel loro intimo sono sempre degli a-sociali, refrattari, al-di-fuori, marginali, fiancheggiatori, disadattati. E se saranno obbligati a vivere in una società la cui costituzione ripugna al loro carattere, vi si stabiliranno come forestieri. (Emile Armand) 

Si può essere cattolici, liberali, radicali, socialisti, sindacalisti persino, senza nulla cambiare nella propria esistenza... L'anarchia invece obbligava innanzitutto a conciliare perfettamente parole e azioni, esigeva un totale cambiamento del proprio modo di essere. (Victor Serge)


giovedì 3 aprile 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte LXXII

1958 

25 luglio-10 agosto - Congresso internazionale anarchico a Londra. Umberto Marzocchi, combattente libertario nella guerra di Spagna contro Franco, rappresenta la Federazione Anarchica Italiana. 

10 settembre - Morte di Rudolf Rocker. 

1960 

Si costituisce in Italia, dopo oltre cinque anni di preparazione ideologica, la Federazione Anarchica Giovanile Italiana (FAGI), caratterizzata da un attivismo che cerca di conciliare anarchismo e marxismo. 

1962 

28 settembre - Isu Elias, vice-console  franchista a Milano, è rapito da  giovani anarchici che lo sequestrano per alcuni giorni in segno di protesta contro la condanna a morte dello studente catalano Jorge Conill Valls. La polizia arresterà successivamente Amedeo Bertolo, Vittorio De Tassis, Luigi Geni, Giancarlo Pedron, ritenuti autori del rapimento a scopo dimostrativo. - Muore a Rouen Ernest-Lucien Juin, detto Emile Armand, nato a Parigi nel 1872. Ex ufficiale dell'Esercito della Salvezza, ex carcerato, nel primo decennio del Novecento è a Montmartre, all'"Anarchie" e nelle "Causeries" popolari fondate da Libertad, il teorico dell'illegalismo e dello scientismo. Autore di Sentimentalité

Estate I962-estate 1963 - Scoppiano violenti scontri a Torino tra operai e polizia. Dopo lunghi anni di «coesistenza perdente» della classe operaia col padronato nella capitale italiana dell'automobile, la violenza e la portata degli scontri (con battaglie che, come in piazza Statuto, durano fino all'alba, dal 7 all'8 luglio 1962) suscitano allarme e interpretazioni differenti. La stampa borghese come quella del partito comunista parla comunque di matrice «anarco-sindacalista» della lotta, e di «provocatori». Si tratta in realtà del modo ritrovato dell'autonomia operaia e dell'azione diretta, unitaria di base, una svolta che preannuncia le lotte assai più vaste del biennio 1968-69. La matrice materiale è da ricercarsi nella nuova composizione sociale del mercato del lavoro a Torino, profondamente modificato dall'emigrazione interna, che altera gli equilibri determinatisi dopo che il presidente della FIAT Valletta aveva sferrato negli anni del dopoguerra la sua offensiva. Valletta aveva duramente colpito le organizzazioni di sinistra nella maggiore fabbrica italiana. L'arrivo di manodopera dal sud immette nella frustrata, sconfitta classe operaia torinese l'apporto vivace di giovani non legati alle posizioni riformiste. Le conseguenze del luglio 1962 segnano anche la fine degli accordi separati tra datori di lavoro e sindacati più concilianti, la fine della discriminazione tra sindacati «democratici » e sindacati «social-comunisti ». In sei-sette anni anche il sindacato scissionista UIL si porterà in posizioni unitarie con CGIL e CISL. 



giovedì 23 giugno 2022

Emile Armand. Impuri, perversi, abominevoli e anarchia

Che i moralisti denominino "impuri", "perversi", "abominevoli", o altrimenti, le manifestazioni sessuali che non rientrano nel loro criterio di ciò che è permesso o proibito, questo è convenzione o dogma. Noi ci porremmo dunque da un altro punto di vista per discernere se tale ricerca della voluttà sia morale o meno. Considereremo la questione secondo la nostra propria concezione della vita - come individualisti, "a modo nostro". Esamineremo se tale o talaltra pratica privi chi la compie del suo autocontrollo, o intacchi la sua personalità. In altre parole, l'essenziale per noi è che, una volta  provato il godimento e raggiunto il piacere, l'individuo si ritrovi nel pieno possesso della sua individualità. Importa poco allora come il piacere viene generato o creato, purché vi sia stato piacere -  mutuo piacere, piacere isolato o associato, piacere ottenuto senza costrizione o inganno, piacere sottomesso alla volontà di colui o di coloro che lo ricercano, lo realizzano, lo raffinano, lo complicano persino. Se i mezzi di godimento denunciati come viziosi, esecrabili, non conformisti, fuori dalla natura, non sminuiscono colui o coloro che se ne servono o ne approfittano, sono NORMALI: altrimenti sono anormali. Questo non ha niente a che vedere con il grado di ripugnanza o di orrore che possono ispirare a dei cervelli che pensano o ragionano sotto l'influenza dell'educazione religiosa o laica, che credono al peccato originale o quello civico. L'individuo normale è per noi colui che per vivere, da solo o insieme ad altri, per vivere la propria vita, l'intera sua vita, sia abbastanza se stesso da considerare come inutile la morale imposta dagli agenti della Chiesa o dagli impiegati dello Stato.

giovedì 19 settembre 2019

Anarchismo e azione individuale

Per Emile Armand l’anarchismo è innanzitutto una filosofia di vita, non è solo un modo di praticare i rapporti sociali ma anche di vedere il mondo. Egli afferma che l’anarchico, nel senso forte della parola, è quell’individuo che esprime un’insofferenza esistenziale contro ogni forma d’autorità, che lotta contro il potere perché, prima di tutto, questo lo opprime direttamente, poi perché opprime anche gli altri. Naturalmente non vengono sottovalutate le possibili considerazioni sociali, collettive e inter-umane, ma il fattore determinante è rappresentato dall’azione condotta in prima persona, nel senso che è sempre il singolo soggetto l’alfa e l’omega di ogni riferimento giustificativo della prassi, la vera e unica certezza che dà valore agli scopi della lotta, la sola fonte che illumina la condotta umana.
L’azione individualistica anarchica consiste nello sviluppare l’odio, il disgusto, il disprezzo personale per la dominazione dell’uomo sull’uomo per mezzo dell’uomo, delle collettività sopra o per mezzo dell’individuo. Consiste nel creare uno spirito di critica permanente ed irriducibile verso le istituzioni che insegnano, mantengono, preconizzano la dominazione degli uomini sopra i loro simili. E non soltanto contro le istituzioni, ma altresì contro gli uomini che queste istituzioni rappresentano, poiché e per opera di quelli che conosciamo queste. Infatti l’autorità è un astrazione, la si conosce solo attraverso i suoi rappresentanti e i suoi esecutori, esiste, per ciascuno di noi, sotto-forma di deputati, giudici, gendarmi, carcerieri, agenti delle imposte, contribuenti, elettori.

giovedì 3 novembre 2016

Gli individualisti di Emile Armand

Gli individualisti sanno che gli accumulatori di capitali e gli intermediari non si preoccupano affatto dei bisogni reali del consumo. Essi hanno come unico motore la speculazione, ossia il desiderio di far rendere il più possibile l’interesse sui fondi che impegnano nelle aziende che dirigono o di cui si occupano. Gli accumulatori di capitali e gli intermediari attivano o riducono la produzione non secondo l’aumento o la diminuzione del movimento del consumo, bensì solo se vi intravvedono un’occasione di acquisire profitti più o meno considerevoli. La qualità della produzione dipende interamente dal potere di acquisto dei consumatori e non dai loro bisogni: a consumatore agiato, prodotti di qualità superiore; a consumatore povero, prodotti di qualità inferiore.
Gli individualisti non ignorano che il lavoro attuale si compie senza metodo, caoticamente e sono al corrente della lotta accanita cui si abbandonano, gli uni contro gli altri, i grandi detentori dei mezzi di produzione, così mentre una massa di diseredati manca degli oggetti di consumo più necessari, i magazzini rigurgitano di prodotti manifatturieri!
Gli individualisti non ignorano nemmeno che la maggior parte degli operai, dei lavoratori delle fabbriche, delle officine, dei campi, degli impiegati di commercio, d’ufficio, dell’amministrazione, accettano il loro stato e non fanno nessuno sforzo reale per liberarsi, soddisfatti dei pregiudizi correnti sulla fortuna, sul rispetto che merita ogni arrivista, imbevuti di concetti retrogradi sull’accaparramento, il padronato, i monopoli, ecc. Sono schiavi di pregiudizi morali e intellettuali che mirano al mantenimento di cose stabilite e che costituiscono la base dell’insegnamento di Stato. Impauriti dalla minaccia di un licenziamento o della disoccupazione, gli infelici producono, non avendo altro scopo nella vita che passare inavvertiti, fortunati quando lo stress o il disgusto non li portano all’alcolismo o a un’altra forma di «degradazione».
L’individualista è dunque, di principio, l’avversario di ogni sistema societario in cui il lavoro sarà obbligatorio, imposto, costretto, in cui, rispetto all’ambiente sociale, il lavoratore si troverà in una dipendenza grande quanto quella in cui si trova attualmente nei confronti del capitalismo.
Perché il lavoro diventi piacere, deve perdere tutto ciò che lo fa assomigliare a una pena, a una condanna, a una espiazione, a una legge, a un’oppressione, a una soggezione, persino una sublimazione o una esaltazione mistica della fatica. Aspettando che si affermi la mentalità generale indispensabile per fare del lavoro una gioia positiva e liberatrice, all’individualista come noi lo intendiamo – solo o associato – non resta che darsi da fare per risolvere la «sua» questione economica. Al di sopra dell’interesse economico, l’individualista metterà la soddisfazione etica, il
perseguimento della serenità interiore, il godimento del piacere dei sensi. Nessuna soddisfazione varrà per lui quanto quella di sentirsi il più possibile liberato dall’assoggettamento produzione-consumo. La questione non è di sapere se l’impiego di un macchinismo sempre più perfezionato, il lavoro intruppato, la pratica del comunismo imposto o del solidarismo obbligatorio gli procureranno più vantaggi materiali – ma piuttosto cosa diventerà in quanto unità individuale, cosciente, insubordinata, pensante tramite e per se stessa.
L’individualista vuole vivere, certo, ma «liberamente». 
Il lavoro, d’accordo, ma come generatore di libertà individuale, non come fattore di schiacciamento dell’uno sotto il laminatoio societario.

giovedì 22 gennaio 2015

L'individualista contro l'autorità di Emile Armand

La lotta contro l'alienazione è la lotta contro l'autorità in qualunque modo questa abbia origine o si manifesti. L'autorità consiste nell'oppressione che grava sopra un individuo o sopra una collettività per forzarli o indurli ad acquisire delle abitudini mentali, a compiere gesti, a conformarsi ai termini di contratti che mai sono stati sottoposti al loro esame; quindi nella coercizione che li obbliga e li induce, senza possibilità di discussione o di opposizione, a compiere degli atti che se fossero lasciati alla loro volontà, certo non compirebbero. Come si vede, Armand fa propria la più classica concezione anarchica, secondo cui il rapporto di dominazione non ha particolari caratteristiche sociali, economiche o politiche perché è un rapporto neutro, universale: si applica indifferentemente ad ogni situazione storica, ad ogni contesto collettivo o individuale. Vi è dominazione laddove alcuni individui obbligano altri, non importa come, a far qualcosa contro la loro volontà. In questo senso non vi è solo un potere politico, economico, civile e militare. Il criterio individualista denuncia altresì una dominazione religiosa, morale, intellettuale, l'autorità dei pregiudizi, dei costumi, delle abitudini, delle convenzioni, delle tradizioni famigliari; l'autorità delle formule, dei dogmi, delle professioni di fede, dei programmi, la dominazione delle scuole, delle chiese, dei partiti, delle sette, dei gruppi. Insomma, denuncia la trasversalità del principio di autorità quale trama riproduttiva e neutra dell'intero universo storico-sociale.
Al rivolgimento politico-sociale va sostituita un'azione che, prima di attaccare le strutture oggettive del potere, deve minarne i fondamenti etico-culturali. Si tratta di creare una orientazione nuova della mentalità, molto più efficace della costituzione fittizia di un nuovo assetto sociale.
E' da individuo a individuo che deve anzitutto propagarsi questa nozione: che è un crimine forzare qualcuno ad agire diversamente da come egli crede utile, o vantaggioso, o gradevole per la propria conservazione, per il proprio sviluppo e per la propria felicità. E' ciò anche perché ogni forzatura è sempre inutile e porta risultati opposti a quelli perseguiti. In conclusione, la trasformazione rivoluzionaria rimane priva di reale effettività, senza una preliminare educazione e iniziazione dell'ambiente ove essa dovrà svolgersi.   

giovedì 29 maggio 2014

Il Libero Amore di Èmile Armand

Non classifico i godimenti in utili o nocivi, in favorevoli o sfavorevoli. Utili sono quelli che mi fanno apprezzare ed amare di più la vita. Nocivi sono quelli che me la fanno odiare o disprezzare. Favorevoli sono per me i godimenti che fanno sì che io mi senta vivere più ampiamente; sfavorevoli quelli che contribuiscono a diminuire in me la sensazione della vita.
Sono queste le premesse perché possa esplicarsi interamente il concetto di libero amore, della massima libertà sessuale tra gli individui. Si parte dall’idea che la vita amorosa non può essere codificata entro norme prestabilite perché, anch’essa, non può che seguire l’incessante flusso vitale che spinge gli essere umani, di volta in volta, ad amarsi come a respingersi. L’unione libera tra individui consenzienti è certamente da preferire al matrimonio e, in generale, ad ogni legame sessuale vincolato. Secondo il punto di vista individualista, nemmeno l’amore può sottrarsi alla logica della libertà e della spontaneità, secondo cui il problema sessuale va considerato alla stregua di un qualunque capitolo della storia naturale. Gli individualisti rivendicano per ciascun individuo adulto e consenziente la facoltà piena e assoluta di scegliersi la tendenza amorosa che meglio può assecondare la propria natura, favorire il proprio sviluppo, corrispondere alle proprie aspirazioni. Questa concezione spinge per una vita sessuale a misura individuale, nel senso che l’infinita eterogeneità degli esseri umani dimostra la possibilità di stabilire una gamma vastissima di relazioni amorose rispondenti agli scopi più diversi. Perciò il libero amore comprende una varietà adattabile ai temperamenti amorosi od affettivi: costanti, volubili, teneri, appassionati (…) e riveste un numero infinito di forme varianti dalla monogamia pura e semplice alla pluralità simultanea: unioni passeggere o durevoli, multiple, poligeniche o poliandriche, unioni uniche o plurime ignoranti la coabitazione; affezioni preminenti basate su delle affinità d’ordine piuttosto sentimentale o intellettuale. Gli individualisti/e  concepiscono l’esperienza amorosa per puro egoismo, per trarne un godimento, un piacere sia fisico che sentimentale, per aumentare la loro felicità; perché essi la considerano come una delle manifestazioni più reali della loro gioia di vivere, una delle realizzazioni più immediatamente afferrabili della voluttà di vivere.

giovedì 20 giugno 2013

LA RIVOLUZIONE di Èmile Armand

La rivoluzione per Emile Armand va intesa come una globale rivoluzione di coscienza, un salto di qualità esistenziale, un modo radicalmente personale di rapportarsi al mondo fisico e sociale. Si tratta di suscitare e coltivare un desiderio imperioso di vivere la vita al di fuori di ogni autorità, senza tener conto delle istituzioni che mantengono la dominazione. L’azione individualista consiste in una attività capace di assimilare, sperimentare, propagare, ciascuno a propria guisa, l’anti-autoritarismo nelle varie manifestazioni dell’attività umana: etica, intellettuale, sociale, economica. E praticamente, nella soluzione personale in senso anarchico dei problemi posti dalle manifestazioni di tale attività. Esige l’auto-liberazione dell’individuo dalle influenze esterne, siano esse famigliari o sociali, la padronanza delle proprie passioni, la disponibilità di accettare nuove esperienze di vita, se queste sono in grado di far progredire la conoscenza di se stessi e la volontà individuale, la delineazione di una concezione propria della vita. Questa rivoluzione, che coinvolge integralmente l’individuo, non ammette perciò scissioni fra privato e pubblico, fra vita personale e sociale, anche se in tutto questo, beninteso, non vi è assolutamente nulla che possa ricordare l’ideologia marxiana della trasparenza e dell’identificazione del singolo con la collettività. Anzi, qui è più che mai esaltata la dimensione completamente individualistica perché a volere tale coerenza è soltanto l’individuo, che decide, se così si può dire, volta per volta, momento per momento, senza mai rendere conto a nessuno.
Nell’individualismo proposto da Armand non vi è assolutamente spazio per la rivoluzione intesa nel senso tradizionale del termine. La sua rivoluzione, in realtà, è una rivolta e in questo somiglia moltissimo a quella stirneriana, cioè un atto esistenziale che sta quasi contrapposto al rivolgimento politico-sociale. Egli pensa che la rivoluzione, come la guerra, scateni inutilmente la violenza e il desiderio di dominio gli uni sugli altri e che perciò non possa portare un vero miglioramento nella vita dell’individuo. Addirittura la storia insegna che le rivoluzioni sono sempre state seguite da sbalzi indietro che le han fatte deviare dal loro obiettivo primitivo.

mercoledì 22 agosto 2012

L’individualista contro l’autorità di Èmile Armand


L’azione individualistica anarchica consiste nello sviluppare l’odio, il disgusto, il disprezzo personale per la dominazione dell’uomo sull’uomo per mezzo dell’uomo, delle collettività sopra o per mezzo dell’individuo. Consiste nel creare uno spirito di critica permanente ed irriducibile verso le istituzioni che insegnano, mantengono, preconizzano la dominazione degli uomini sopra i loro simili. E non soltanto contro le istituzioni, ma altresì contro gli uomini che queste istituzioni rappresentano, poiché e per opera di quelli che conosciamo queste. Infatti l’autorità è un astrazione, la si conosce solo attraverso i suoi rappresentanti e i suoi esecutori, esiste, per ciascuno di noi, sottoforma di deputati, giudici, gendarmi, carcerieri, agenti delle imposte, contribuenti, elettori.
Per Armand l’anarchismo è innanzitutto una filosofia di vita, non è solo un modo di praticare i rapporti sociali ma anche di vedere il mondo. Egli afferma che l’anarchico, nel senso forte della parola, è quell’individuo che esprime un’insofferenza esistenziale contro ogni forma d’autorità, che lotta contro il potere perché, prima di tutto, questo lo opprime direttamente, poi perché opprime anche gli altri. Naturalmente non vengono sottovalutate le possibili considerazioni sociali, collettive e interumane, ma il fattore determinante è rappresentato dall’azione condotta in prima persona, nel senso che è sempre il singolo soggetto l’alfa e l’omega di ogni riferimento giustificativo della prassi, la vera e unica certezza che dà valore agli scopi della lotta, la sola fonte che illumina la condotta umana.