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giovedì 28 novembre 2024

Dichiarazione di Auguste Vaillant

Dichiarazione di Auguste Vaillant al processo per la bomba alla Camera dei Deputati del 9 dicembre 1893: "Concludo signori, riaffermando che una società nella quale pullulano iniquità sociali pari a quelle che ci affliggono, nella quale la miseria costringe al suicidio, in cui i monumenti sono caserme e bagni penali, deve rinnovarsi senza indugio sotto pena di essere cancellata nel più breve termine della storia della specie umana.

Salve a chi lavora a questa trasformazione, quali siano le armi di cui si giovi. E' l'idea che mi condusse a sfidare l'autorità e poiché nell'aspro duello non ho che ferito il mio avversario, tocca ora a questo la rivincita.

Ed ora, signori qualunque sia la pena di cui mi vorrete colpire, sarà ben misera cosa: non posso trattenermi dal sorridere guardandovi coi freddi occhi della ragione, atomi perduti della materia pretendere al diritto di giudicare i vostri simili perché ... perché avete un prolungamento del midollo spinale. 

Povera cosa la Corte, la giustizia, il vostro verdetto nella storia dell'umanità, povera cosa la storia stessa nel turbine che la trascina per l'immensità a spegnersi a ricostituirsi per ricominciare e la stessa storia e gli stessi fatti, perpetuo gioco delle forze cosmiche che si rinnovano e si trasformano all'infinito."  


giovedì 17 febbraio 2022

SANTE CASERIO – parte prima

Anche la Francia ebbe il suo novantaquattro. L'anarchismo francese, pur privo, a differenza di quello italiano e di quello spagnolo, della potente molla antimonarchica, si esaltò in terrorismo: contro l'ordine costituito, la società borghese, le istituzioni. Il 9 dicembre 1893  Auguste Vaillant lancia una marmitta  esplosiva, caricata a chiodi, nell'aula della Camera dei Deputati. Molti feriti ma nessun morto. L'autore dell'attentato, personalità di rivoltoso consapevole, sebbene  non omicida, viene condannato a morte il 10 gennaio e ghigliottinato il 5 febbraio. Il Presidente Carnot ha respinto la grazia, malgrado la petizione a favore del condannato da parte di una sessantina di deputati e una supplica della figlia. Vaillant sale il palco con un evviva all'anarchia e un annuncio: «la mia morte sarà vendicata». Sette giorni dopo un altro anarchico, Emile  Henry, getta un micidiale ordigno esplosivo, da lui stesso confezionato, al Caffè Terminus, alla Gare St. Lazare. Un morto e un gran numero di feriti. Il 21 maggio  anche Henry sale il patibolo. Fra i due episodi si inseriscono alcune esplosioni, non tutte di matrice anarchica, che atterriscono la capitale. Alla Camera si propongono leggi eccezionali contro gli anarchici, come è già avvenuto in altri paesi d'Europa. Ma la spirale degli attentati non si interrompe, anzi sta per toccare il vertice della piramide politica. Il 24 giugno 1894,  un mese dopo la morte di Henry, il Presidente della Repubblica Sadi Carnot cade a Lione sotto i colpi di un giovane anarchico italiano di nome Sante Caserio. L'emozione è enorme in Francia, in Italia e in tutta Europa. Sebbene Umberto I e Crispi si affrettino ad inviare telegrammi di esecrazione e di cordoglio, la folla assalta  e devasta a Lione e in altre  città negozi italiani e a Parigi si chiede addirittura la guerra all'Italia. Una nave di emigrati italiani diretta in America deve evitare i porti francesi, mentre comitive di fuggiaschi terrorizzati dalle rappresaglie cominciano ad   affluire a Torino. Eppure l'attentato di Caserio non ha la minima motivazione nazionalistica;  anzi, nella coscienza del suo esecutore, esso si pone come un atto di solidarietà di  un anarchico italiano verso i suoi compagni francesi colpiti nelle persone di Vaillant e di Henry. L'attentato di Caserio, per  le ripercussioni che ebbe, anche in Italia, per il significato che assunse, per il  mondo dell'anarchismo militante  che svelò nei suoi risvolti psicologici e di costume, merita di essere minutamente ricostruito. Sante Caserio era un giovane lombardo, nato l'8 dicembre 1873 nel paese di  Motta Visconti, in provincia di Milano, sulla riva sinistra del Ticino. A Motta Visconti aveva insegnato sul finire degli anni ottanta la  poetessa Ada Negri, alla sua prima esperienza di maestra elementare, ma Caserio, per puro caso, non era stato fra i suoi alunni. La famiglia era molto povera: il padre, che presto mancò, barcaiolo   d'estate e boscaiolo d'inverno. A dieci anni il ragazzo aveva abbandonato la famiglia  ed era venuto a Milano a lavorare. Aveva fatto il garzone al Forno delle  tre Marie, lasciando un ricordo di laboriosità e di mitezza. Semianalfabeta ma sveglio di mente, s'imbatté nel mondo degli anarchici. Diventò egli stesso anarchico appropriandosi rapidamente di tutti gli elementi essenziali della dottrina. Frequentò l'avvocato Pietro Gori direttore a Milano del giornale L'Amico del popolo, i cui numeri erano spesso colpiti da sequestro. Gori ricorderà così il giovane compagno di Motta Visconti: Una mattina d'inverno lo trovai presso la Camera del Lavoro di Milano, che distribuiva opuscoli di propaganda e panetti freschi agli operai disoccupati. E gli opuscoli ed i panetti li acquistava coi suoi risparmi... Non ricordo d'averlo mai veduto neppure semi-ubriaco, cosa frequente nella classe dei prestinai, fumava pochissimo.  Di fronte ai vizi giovanili si manteneva puritano. Una sera apostrofò degli amici che uscivano da una casa di tolleranza: «Come potete abusare di coteste disgraziate, comprandone la carne e gli abbracci?» E siccome un opportunista di quella comitiva disse: «Intanto con la nostra lira abbiamo sollevato un  po' la loro miseria!» Caserio salì sopra, dette una lira a una di quelle donne, che lo guardava trasognata, e se ne ritornò senza far parola. Un giorno gli domandai: «E tu che sei un bel giovanotto, perché non fai all'amore?» - « Prima  sì, mi rispose, ma dacché ho sposato l'idea, non bazzico più donne, finché non mi farò una compagna, a modo mio». Aveva preso un appartamento, in cui accoglieva la notte a dormire tutti i compagni senza tetto ospitale che si trovassero a Milano... Un vero bivacco... Ed egli si recava a  lavorare tutta la notte. 



giovedì 14 gennaio 2021

Alle origini dell’anarchia – Parte ventiquattresima

1893 

Maggio. L'anarchico individualista siciliano Paolo Schicchi è condannato a Viterbo a 12  anni per un attentato solo dimostrativo al consolato spagnolo a  Genova (ha tolto la dinamite per non fare vittime innocenti). Schicchi aveva pubblicato a Barcellona due numeri di "El Porvenir anarquista"; arrestato, era stato ferocemente torturato dalla polizia, e rilasciato voleva vendicarsi. Schicchi morirà  a Palermo nel 1950, dopo una lunga esistenza di attività individualista in Svizzera, Spagna e Italia, ove contrasta i «ragionanti» Malatesta, Merlino e Gori. 9 dicembre. L'anarchico Auguste Vaillant lancia una bomba dalla galleria della Camera dei deputati a Parigi per protestare contro la politica repressiva del governo di Casimir Perier. Nessuno muore, restano feriti alcuni deputati. Vaillant viene condannato a morte. La sua domanda di grazia viene respinta dal presidente Sadi Carnot. Vaillant viene ucciso l'anno successivo. 

1894 

5 febbraio. Auguste Vaillant viene ucciso all'alba. Affronta con coraggio la ghigliottina   gridando: «Viva l'Anarchia! La mia morte sarà vendicata». Una settimana dopo, il giovane figlio di un famoso comunardo, Emile Henry, lancia per rappresaglia una    bomba contro l'elegante Café Terminus (di fronte alla parigina Gare St.-Lazare), ferendo  venti persone di cui una mortalmente. Letterato di grande talento, Henry era stato spinto al terrorismo dall'esecuzione di Vaillant e  Ravachol. Viene ghigliottinato il 21 maggio. 24 giugno. Il giovane fornaio italiano Sante Caserio, che aveva  giurato di uccidere Sadi Carnot per vendicare la morte di Vaillant, pugnala al fegato il presidente in visita a Lione gridando: «Vive la Révolution! Vive l'Anarchie!». Sadi Carnot muore e l'isterismo anti-anarchico dilaga. In Francia gli italiani vengono  perseguitati dalla polizia nel quadro delle indagini anti-terroristiche e assaliti dalla folla che tenta di linciarli considerandoli tutti anarchici. Un processo di inaudita illegalità (il presidente della Corte all'inizio tiene un discorso ai giurati invitandoli a  condannare a morte l'anarchico italiano) in soli due giorni lo destina al patibolo. Caserio si rifiuta di firmare la domanda di  grazia e viene decapitato a Lione il  15 agosto. 

1895 

Gennaio. Con l'arrivo a Londra dell'ex rilegatore tedesco Rudolf Rocker (nato a Berlino nel 1873) comincia il periodo più vivace dell'anarchismo ebraico-inglese che nel 1885 ha dato vita a "Der Arbeter Fraint". Sorgono circoli libertari tra gli immigrati  a Soho e  Whitechapel (Londra). Primo passo verso l'unificazione sindacale che si realizzerà nel 1902: la Fédération Nationale des Syndicats si trasforma in Confédération  Générale du Travail, attirando (solo per qualche mese) le decentraliste Bourses du Travail guidate da Fernand Pelloutier. 20 ottobre. Fernand   Pelloutier inaugura la sua (breve) collaborazione alla rivista "Les Temps nouveaux" degli anarchici perbene Grave, Kropotkin e  Reclus, con l'articolo intitolato l'anarchismo e i sindacati operai che espone le idee fondamentali del sindacalismo   rivoluzionario. Se le bombe  degli anni 1892-1894 sono state la reazione disperata alla frustrazione provocata dai massacri della Comune, l'anarco-sindacalismo è la risposta di massa al vicolo cieco in cui il terrorismo ha cacciato il movimento. La sterilità dei sacrifici dei terroristi ha spinto all'azione collettiva, che con la fondazione della CGT avrà uno sbocco di massa nel decennio 1900-1910. Per limitare il pericolo della burocrazia Pelloutier propone la revocabilità permanente  dei funzionari. 



giovedì 14 marzo 2013

Un lampo bluastro attraversa la Camera dei Deputati


Il 9 dicembre 1893, a Parigi, alla Camera dei deputati, è in corso la convalida di alcuni parlamentari, il deputato della prima circoscrizione di Reims, Louis Mirman, sta difendendo la propria causa. Siccome la sua voce è debole, per poterlo sentire la maggior parte dei suoi colleghi è discesa nell’emiciclo ed il visconte di Montfort, suo avversario, si prepara all’assalto, brandendo fogli pieni di appunti.
Sono le quattro e cinque. Con un ampio gesto circolare della mano, Louis Mirman termina il proprio discorso: “Io rimarrò qualunque cosa decidiate, un avversario leale e risoluto!”
Nella tribuna chiamata petite tribune des billetes, una certa signora Laport, moglie d’un commerciante all’ingrosso di vini, vede un braccio, che passa al di sopra della sua spalla, gettare un oggetto che emette una specie di sibilo regolare. Subito un lampo azzurrognolo solca la sala all’altezza delle tribune, segue una formidabile esplosione, poi una grandine di proiettili schizza a ventaglio, abbattendosi sugli spettatori e sui parlamentari. Si levano urla di dolore e quando il fumo si dirada, molte persone sono stese a terra, mentre altre si precipitano verso l’uscita, gettando grida di dolore e di spavento.
La sala ha l’aspetto di un campo di battaglia.
Alcuni deputati si tolgono i proiettili di dosso, proiettili consistenti in chiodi di tre centimetri, che si sono conficcati nei loro corpi o sul viso; il generale Billot, membro del consiglio superiore di guerra, si rialza attonito, mentre l’abate Lemire resta disteso sanguinante. Il suo viso è coperto di rivoli di sangue, mentre dei pezzi di ferro bianco gli formano sulla fronte una specie di corona.
All’ispettore di polizia Agron, nella infermeria speciale del carcere, Vaillant dichiara: “Sono un anarchico e ce l’ho con l’organizzazione della società. Bisogna che tutto cambi, ed io ho voluto colpire al vertice, colpire il governo. Sfortunatamente, una donna m’ha intralciato mentre gettavo la bomba, sicchè la traiettoria è stata deviata ed è scoppiata in aria. Altrimenti stendevo cento deputati".
Sempre su richiesta dell’Ispettore, Vaillant scrive un biglietto per il giudice istruttore Henri-Balthazar Mayer:
“Signor giudice, per capriccio ho voluto lasciarla cercare. Suppongo però che si stiano perseguitando degli innocenti per trovare il vero colpevole. Non cerchi più, sono io. D’altronde non ho voluto uccidere (ed è per questo che nella mia bomba avevo messo dei chiodi al posto delle palle), ma solo dare un avvertimento. Preferivo ferire duecento deputati, che ucciderne uno o due”.