D’altronde sono gli anni del crepuscolo brezneviano, di Reagan e dell’Impero del Male, di Grenada; l’ultimo decennio di contrapposizione frontale tra i due blocchi con gli spazi di non allineamento ridotti al lumicino. Fieux rigetta ogni attendismo e gioca fino in fondo la carta rivoluzionaria, coscientemente, coerentemente, ma in modo assolutamente non fanatico: nelle sue lettere non nasconde le debolezze del Fronte Sandinista e anzi deride il culto della personalità, il caudillismo latente, ammettendo senza remore le immense difficoltà economiche nelle quali si dibatte la rivoluzione. Tuttavia invita sempre i compagni francesi a contestualizzare la situazione, una situazione disperata, propria di una nazione azzerata dalla dittatura somozista e dai grandi latifondisti, dilaniata da una guerra civile generosamente finanziata dagli americani che, attraverso la CIA, si preoccupano di stampare simpatici manualetti per familiarizzare i controrivoluzionari alle tecniche del terrore di massa. Proprio all’interno di questa realtà bisogna leggere l’attivismo incondizionato di Fieux, teso a contribuire all’autodeterminazione del popolo nicaraguense prima ancora di qualsiasi considerazione ideologica, che pure non manca nei suoi scritti come appare chiaro in questa specie di scherzoso sincretismo politico che vorrebbe vedere in suo figlio: «…un sandinosponti-libertarocommuniste-proalbanais-tendance castro-guévaristeexterminateur-debureaucrates-et-decontras…». Ed invece furono proprio i contras ad ammazzarlo in una strada fangosa mentre lavorava ad un progetto di potabilizzazione delle acque per i campesiños di Wiwili.
Questa piccola storia poco nota è narrata da un libretto che i suoi amici e compagni lionesi gli hanno voluto dedicare: "Joël Fieux, Paroles et Ecrits, Atelier de Création Libertaire, Lyon, 1987".
