Raccontava come in un batter d’occhio la strada era stata disselciata e si era alzata una barricata enorme; dietro quel riparo avevano aspettato a pie’ fermo la truppa che scendeva da plaza de España con l’obiettivo di occupare il porto. Avevano fatto fronte con armi di fortuna e con bombe a mano fatte in casa. La truppa aveva preso posizione agli ordini di un tenente, ma questi doveva aver perso la testa e aveva ordinato ai suoi di attaccare allo scoperto la barricata; i difensori avevano vissuto momenti di angoscia nel vedere la rapidità con cui sparivano le loro munizioni. Ma nel momento in cui il tenente, sempre più esaltato, gridava: “All’attacco!”,
un caporale aveva rivolto la sua arma verso l’ufficiale e con un colpo l’aveva steso. “Tutti potemmo vedere la scena”, continuò il compagno, e aggiunse: “Da quel momento i soldati smisero di sparare e cominciarono a venire verso di noi gridando entusiasti: Viva la Repubblica!”. Tutti fraternizzammo, i soldati cominciarono a liberarsi delle divise e ciascuno per conto proprio si mise a raccontarci come erano stati ingannati dai loro comandanti. Questi avevano detto loro che andavano a difendere la Repubblica minacciata da elementi che le si erano sollevati contro...”.
(Da Abel Paz, “Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione”.)


