Ispirandosi al racconto Tema dell’eroe e del Traditore di Borges e alla pittura di De Chirico, Bertolucci costruisce un puzzle di menzogna e verità, passato e presente in linea con il cinema d’autore di quegli anni (il film è del 1972).
Dopo una partenza sostanzialmente naturalistica che comprende anche i flash-back evocativi, il film procede sempre più in bilico tra realtà e irrealtà, tra impressionismo e surrealismo per sfociare alla fine in una dimensione onirica.
Non si tratta di una meditazione su fascismo e antifascismo considerati come un chiaro combattimento tra il buio e la luce: ma di una riflessione sul complotto, la menzogna, la vigliaccheria e il coraggio, sul traditore e sull’eroe. Il regista ci mostra l’immagine di un’Italia che dorme ai margini del vento della storia, questo vento che fa male ma che risveglia.
Qual'è la strategia del ragno? Intrappolare le proprie vittime nella sua tela vischiosa e indebolirle piano piano prima di digerirle enzimaticamente.

