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giovedì 25 aprile 2024

Gli anarchici in esilio contro il fascismo

Il 1° maggio del ’23 esce a Parigi “La voce del profugo”, ed il 3 giugno il quindicinale “Il profugo”. Cominciarono intanto le provocazioni criminali dei fascisti: il 3 settembre sempre a Parigi il giovane anarchico Mario Castagna viene aggredito da una banda di fascisti e nella colluttazione contro i suoi aggressori ne uccide uno. Pochi mesi dopo, il 20 febbraio 1924, il giovane anarchico Ernesto Bonomini uccide, in un ristorante di Parigi, con alcuni colpi di rivoltella, il gerarca fascista Nicola Bonservizi, segretario dei fasci all’estero, corrispondente del “Popolo d’Italia” e redattore del giornale fascista di Parigi “L’Italie Nouvelle”. Il nostro compagno dichiarerà di aver voluto protestare contro i delitti impuniti dei fascisti e dei loro complici. Verrà condannato ad otto anni di galera. Un altro giornale vedrà la luce il primo maggio, sempre a Parigi, a cura di compagni italiani: “L’Iconoclasta”; inoltre sempre in quell’anno alcuni anarchici danno vita ad un giornale clandestino intitolato “Compagno, ascolta!” dove vengono date indicazioni per una lotta energica e spietata, nell’eventualità di una insurrezione in Italia. Dopo pochi giorni dal delitto Matteotti si costituisce a Parigi un comitato animato dagli anarchici e che darà vita in seguito ad un altro giornale dal titolo “Campane a stormo”, la cui redazione verrà affidata al compagno Alberto Meschi. Per il delitto Matteotti gli anarchici italiani in Francia danno inizio anche ad una campagna nazionale generale che culmina nella distribuzione di migliaia e migliaia di volantini in cui venivano denunciati i crimini dei fasci (luglio 1924). Durante l’anno 1925 gli anarchici italiani continuano la loro attività antifascista, mentre prosegue la pubblicazione di giornali e riviste; basterà qui ricordare “La tempra” e “Il monito”. In questi anni le persecuzioni, le privazioni di ogni genere, le più vili angherie nei confronti degli anarchici continuano da parte di agenti fascisti in Francia.
Comunque essi non piegarono. Proprio in quei giorni (11 ottobre 1927) Luigi Fabbri, insegnante, dopo essersi rifiutato di prestare giuramento al fascismo ed essere riuscito a rifugiarsi in Francia, pubblica a Parigi, con Berneri e Gobbi, il giornale “Lotta umana”. Continuano intanto le persecuzioni e gli arresti e le espulsioni. Nel marzo del 1928 a Parigi viene arrestato il compagno Pietro Bruzzi; altri due compagni, Carlotti e Centrone (che morirà valorosamente in Spagna) vengono prima arrestati e dopo espulsi. La risposta il più delle volte è opera di coraggiosi militanti che agiscono sempre in via individuale. Il 22 agosto a Saint Raphael (Francia) il console, noto fascista, marchese Di Mauro viene fatto segno di un attentato. Pochi mesi dopo novembre, il giovane anarchico Angelo Bartolomei, con un colpo di rivoltella, uccide il prete fascista don Cesare Cavaradossi. Questi, vice console, gli aveva proposto, per evitare l’espulsione dalla Francia, di tradire i compagni e di diventare suo confidente. Il Bartolomei riesce a fuggire da Nancy e a rifugiarsi in Belgio, dove però verrà arrestato nel gennaio del 1929. Anche in altri paesi gli anarchici italiani continuano a subire persecuzioni ed arresti per la loro attività antifascista. Nel luglio del 1928 in Belgio l’anarchico Gasperini ricorre allo sciopero della fame per ribellarsi all’estradizione chiesta dal governo italiano (aveva ferito, assieme ad altri compagni, alcuni fascisti nel 1921). Il governo belga concederà invece l’estradizione del compagno Carlo Locati. L’espulsione è una sorte che colpirà moltissimi compagni. Infatti pochi mesi dopo, il 13 agosto, a Liegi, il compagno Gigi Damiani viene prima arrestato e poi espulso (Tunisia). A questa ondata di persecuzioni che vede gli anarchici italiani colpiti sempre in prima fila, il movimento cerca di rispondere come può. Ormai, però, diventa difficile anche la pura sopravvivenza, per le continue espulsioni che colpiscono chiunque faccia una energica attività antifascista: nel gennaio del ‘29 i compagni Gobbi, Berneri, Fabbri e Fedeli, in seguito alle forti pressioni del governo italiano, vengono arrestati a Parigi e condotti alla frontiera con il Belgio. È questo l’inizio della odissea di Berneri e di tanti altri compagni. Arrestati in una parte ed espulsi, non resta che cambiar nome e attività, attraverso la Francia, il Belgio, il Lussemburgo, la Svizzera, sempre braccati e senza posa. Nel settembre del 1929 a Saarbrücken (Germania) il giovane anarchico Enrico Manzoli (Morano), aggredito da un gruppo di fascisti appartenenti ai “caschi di acciaio”, si difende e ne uccide uno. Altri anarchici, però, cadranno sotto i colpi dei fascisti: nel gennaio del 1930, a Nizza, è ucciso da un ex carabiniere il compagno Vittorio Diana, a causa del suo intransigente atteggiamento in occasione delle manifestazioni fasciste per l’inaugurazione di un gagliardetto. Pochi mesi prima era morto in seguito ai patimenti e privazioni, presso Parigi, il giovane
anarchico Malaspina, braccato senza posa dalle polizie di vari paesi. Era stato imputato di aver lanciato una bomba contro la Casa del fascio di Juan-les-pins. Assolto per insufficienza di prove, era stato in prigione e più volte torturato. Il 1929 vede gli anarchici ancora in prima fila nella lotta al fascismo, anche se tale lotta è affidata, data la scarsità pressoché totale di mezzi, alla sola volontà e al solo coraggio. Nel giugno del 1929 i compagni raccolti attorno alla redazione della rivista “Lotta Anarchica”, fanno arrivare in Italia, clandestinamente, un giornale di piccolo formato e stampato su carta velina. Si tenta anche di passare all’azione: nell’agosto dello stesso anno l’anarchico Paolo Schicchi (compie in quell’anno 65 anni!) si imbarca dalla Francia e poi in Tunisia per la Sicilia, dove vuole suscitare con il proprio esempio un movimento di ribellione contro il fascismo; ma al suo arrivo a Palermo viene immediatamente arrestato assieme al compagno Gramignano. Vennero condannati rispettivamente a 10 e a 6 anni di galera. Il compagno Renda, anch’egli partecipante all’impresa, venne condannato a 8 anni. Nel gennaio del 1931 a Parigi si tiene un convegno di anarchici per intensificare la lotta clandestina in Italia, lotta che porterà molti compagni ad essere arrestati e deportati al confino. Questo non impedì di continuare a spedire materiale in Italia portato da vari compagni. Gli anarchici comunque in quegli anni collaborarono anche con altre formazioni antifasciste, soprattutto con Giustizia e Libertà, senza interrompere la serie di continue azioni individuali.




giovedì 14 gennaio 2021

Alle origini dell’anarchia – Parte ventiquattresima

1893 

Maggio. L'anarchico individualista siciliano Paolo Schicchi è condannato a Viterbo a 12  anni per un attentato solo dimostrativo al consolato spagnolo a  Genova (ha tolto la dinamite per non fare vittime innocenti). Schicchi aveva pubblicato a Barcellona due numeri di "El Porvenir anarquista"; arrestato, era stato ferocemente torturato dalla polizia, e rilasciato voleva vendicarsi. Schicchi morirà  a Palermo nel 1950, dopo una lunga esistenza di attività individualista in Svizzera, Spagna e Italia, ove contrasta i «ragionanti» Malatesta, Merlino e Gori. 9 dicembre. L'anarchico Auguste Vaillant lancia una bomba dalla galleria della Camera dei deputati a Parigi per protestare contro la politica repressiva del governo di Casimir Perier. Nessuno muore, restano feriti alcuni deputati. Vaillant viene condannato a morte. La sua domanda di grazia viene respinta dal presidente Sadi Carnot. Vaillant viene ucciso l'anno successivo. 

1894 

5 febbraio. Auguste Vaillant viene ucciso all'alba. Affronta con coraggio la ghigliottina   gridando: «Viva l'Anarchia! La mia morte sarà vendicata». Una settimana dopo, il giovane figlio di un famoso comunardo, Emile Henry, lancia per rappresaglia una    bomba contro l'elegante Café Terminus (di fronte alla parigina Gare St.-Lazare), ferendo  venti persone di cui una mortalmente. Letterato di grande talento, Henry era stato spinto al terrorismo dall'esecuzione di Vaillant e  Ravachol. Viene ghigliottinato il 21 maggio. 24 giugno. Il giovane fornaio italiano Sante Caserio, che aveva  giurato di uccidere Sadi Carnot per vendicare la morte di Vaillant, pugnala al fegato il presidente in visita a Lione gridando: «Vive la Révolution! Vive l'Anarchie!». Sadi Carnot muore e l'isterismo anti-anarchico dilaga. In Francia gli italiani vengono  perseguitati dalla polizia nel quadro delle indagini anti-terroristiche e assaliti dalla folla che tenta di linciarli considerandoli tutti anarchici. Un processo di inaudita illegalità (il presidente della Corte all'inizio tiene un discorso ai giurati invitandoli a  condannare a morte l'anarchico italiano) in soli due giorni lo destina al patibolo. Caserio si rifiuta di firmare la domanda di  grazia e viene decapitato a Lione il  15 agosto. 

1895 

Gennaio. Con l'arrivo a Londra dell'ex rilegatore tedesco Rudolf Rocker (nato a Berlino nel 1873) comincia il periodo più vivace dell'anarchismo ebraico-inglese che nel 1885 ha dato vita a "Der Arbeter Fraint". Sorgono circoli libertari tra gli immigrati  a Soho e  Whitechapel (Londra). Primo passo verso l'unificazione sindacale che si realizzerà nel 1902: la Fédération Nationale des Syndicats si trasforma in Confédération  Générale du Travail, attirando (solo per qualche mese) le decentraliste Bourses du Travail guidate da Fernand Pelloutier. 20 ottobre. Fernand   Pelloutier inaugura la sua (breve) collaborazione alla rivista "Les Temps nouveaux" degli anarchici perbene Grave, Kropotkin e  Reclus, con l'articolo intitolato l'anarchismo e i sindacati operai che espone le idee fondamentali del sindacalismo   rivoluzionario. Se le bombe  degli anni 1892-1894 sono state la reazione disperata alla frustrazione provocata dai massacri della Comune, l'anarco-sindacalismo è la risposta di massa al vicolo cieco in cui il terrorismo ha cacciato il movimento. La sterilità dei sacrifici dei terroristi ha spinto all'azione collettiva, che con la fondazione della CGT avrà uno sbocco di massa nel decennio 1900-1910. Per limitare il pericolo della burocrazia Pelloutier propone la revocabilità permanente  dei funzionari.