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giovedì 9 maggio 2024

Gli slogan al potere

Tra gli aspetti più creativi del ’68 va annoverata anche una proliferazione di slogan, alcuni dei quali sono divenuti frasi-simbolo dell’epoca. Qui di seguito segnaliamo quelli più famosi, taluni più politici altri più poetici, ma anche quelli a nostro avviso più divertenti, di sapore decisamente surrealista. 

Siate realisti chiedete l’impossibile

Vietato vietare

L’immaginazione al potere

Rivoluzione, ti amo

Sotto il selciato la spiaggia

La barricata sbarra la strada ma apre la via

Il sogno è realtà

La poesia è nelle strade

Qui si spontaneizza

Mettere un poliziotto sotto il vostro motore

Io proclamo lo stato di felicità permanente

Ho qualcosa da dire ma non so cos’è 

Esagerare vuol dire cominciare a inventare

Un poliziotto dorme in ognuno di noi. Uccidiamolo

Sono marxista tendenza groucho

Maggio ’68: la rivoluzione mondiale all’ordine del giorno

Ogni potere abusa Il potere assoluto abusa assolutamente

Non liberatemi, lo faccio da me

L’azione non deve essere una reazione ma una creazione

Io non sono al servizio di nessuno Che il popolo si serva da sé

Io non sono al servizio di nessuno (nemmeno del popolo e ancor meno dei suoi dirigenti)

Siamo tutti indesiderabili

Il potere è sulla canna del fucile (Mao) Il fucile è sulla canna del potere?

La politica si fa nelle strade

Corri compagno, il vecchio è dietro di te

Compagni, state inculando le mosche

Il sesso va bene, ha detto Mao, ma non troppo spesso

Ti amo!!! Oh! Ditelo coi sampietrini

 

giovedì 8 febbraio 2024

Criminalizzazione del dissenso, LA LEGGE REALE

L’anno 1967 apre in Italia e in Europa l’era della contestazione fino alla fine degli anni ’70, periodo in cui lo Stato chiede ad un paio di noti esponenti della politica del tempo, ovvero ad Oronzo Reale e successivamente a Francesco Cossiga, di studiare il modo per poter risolvere i problemi d’ordine pubblico, un ‘nuovo’ modo per sedare le proteste di piazza. La paura che avevano generato negli organi istituzionali la rivolta studentesca del ’68 e la conseguente saldatura con la protesta operaia nell’autunno caldo del ’69 porta nel 1975 alla legge di Oronzo Reale (legge Reale), Ministro della Giustizia dell’epoca. Una legge, quella Reale, che tende a punire non solo gli atti di terrorismo ma soprattutto il movimento, in quanto le predisposizioni previste colpiscono soprattutto le nascenti organizzazioni extraparlamentari a prescindere se queste hanno commesso atti di violenza o di terrorismo. La legge di fatto sanciva il diritto delle forze dell’ordine a utilizzare armi da fuoco quando strettamente necessario anche per mantenere l’ordine pubblico. Il ricorso alla custodia preventiva – misura prevista in caso di pericolo di fuga, possibile reiterazione del reato o turbamento delle indagini – veniva esteso anche in assenza di flagranza di reato. C’era quindi la possibilità di effettuare un fermo preventivo di quattro giorni, entro i quali il giudice doveva poi decretare una convalida da parte dell’autorità giudiziaria. Infine, veniva ribadito che non si potevano utilizzare caschi o altri elementi che rendessero non riconoscibili i cittadini, salvo specifiche eccezioni. Successivamente il decreto Cossiga del 1979, che nasce pochi mesi dopo il delitto Moro e quindi dall’esigenza delle istituzioni di riportare tutto alla normalizzazione, va a sommarsi al resto delle normative repressive in vigore, ma mira a colpire soprattutto le realtà armate del movimento dell’epoca. Questa nuova svolta autoritaria nell’ordinamento giuridico italiano si rifà al principio della ragion di Stato secondo cui la salvaguardia delle istituzioni giustifica l’azione di governo attraverso qualsiasi mezzo. In tal modo il reato ‘delitto politico’ diventa reato «con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento democratico». Una nuova dicitura che di fatto estende largamente i poteri di polizia e introduce un diritto penale ‘speciale’ rispetto a quello ordinario, ‘speciale’ quanto alle sostanziali figure di indeterminati reati di associazione sovversiva), ‘speciale’ rispetto al trattamento carcerario. Il fatto che ancora oggi il Codice Rocco sia vigente, che si mantengano i reati associativi e che sostanzialmente la stessa legge Reale e lo stesso decreto Cossiga non siano state abrogati, dimostra una volontà dei governi che si sono succeduti nel mantenere quella continuità di controllo e repressione verso ogni forma di opposizione. Un moderno Stato di diritto e che voglia dirsi democratico deve necessariamente procedere verso la totale abrogazione di queste leggi, in nome di quel diritto di resistenza, concepito come diritto naturale di una parte, o di un intero popolo, ad opporsi contro l’esercizio arbitrario e tirannico del potere statale.



giovedì 27 aprile 2023

Dalla miseria dell’ambiente studentesco

Nel 1966 un gruppo di studenti di Strasburgo, in testa al Comitato Direttivo dell’Unione Studenti dell’Università, contattano i situazionisti francesi (IS) chiedendo il loro aiuto per fare qualcosa. L’IS suggerisce che scrivano una critica della loro condizione di studenti estesa poi ad una critica della società in generale. Il situazionista Musthapha Khayati fa la spola fra Parigi e Strasburgo cercando di coordinare e mettere d’accordo gli studenti. Dalla miseria dell’ambiente studentesco – considerata nei suoi aspetti economici, politici, psicologici, sessuali e soprattutto intellettuali, e di qualche mezzo per porvi rimedio vede la luce qualche mese più tardi, preceduto da una campagna pubblicitaria attraverso il campus universitario. Stampato con i fondi dell’Università l’opuscolo causa uno scandalo enorme in tutta la Francia. Gli studenti finiscono in tribunale per appropriazione indebita di fondi universitari e l’Università stessa si incarica di sciogliere il comitato direttivo dell’Unione Studenti. La sentenza del giudice del processo è oggi persino più conosciuta del testo medesimo: “Gli imputati non hanno mai negato l’accusa di aver abusato dei fondi dell’unione studenti. Anzi, essi ammettono apertamente di aver fatto pagare 5000 franchi per la stampa e la distribuzione di 10.000 opuscoli, per tacere delle spese per altra pubblicistica ispirata a Internationale Situationniste. Queste pubblicazioni esprimono idee e aspirazioni che, per usare un’espressione eufemistica, non hanno nulla a che vedere coi compiti di un unione degli studenti. Basta infatti leggere queste pubblicazioni di cui gli accusati sono gli autori, per constatare che questi cinque studenti, appena usciti dall’adolescenza, senza alcuna esperienza, col cervello ingombro da teorie filosofiche, sociali, politiche ed economiche mal digerite, non sapendo come dissipare la loro squallida noia quotidiana, emettono la vana, arrogante e derisoria pretesa di esprimere giudizi definitivi e bassamente ingiuriosi sui loro colleghi, i loro docenti, Dio, le religioni, il clero, i governi e i sistemi politici del mondo intero. Poi respingendo ogni morale e ogni ostacolo legale, arrivano cinicamente fino ad incoraggiare il furto, la distruzione degli studi, la soppressione del lavoro, la sovversione totale, e la rivoluzione proletaria mondiale senza possibilità di ritorno per godere senza ostacoli. In virtù del loro temperamento sostanzialmente anarchico, queste teorie e questa propaganda sono assolutamente pericolose. La loro grande diffusione negli ambienti studenteschi e nel grande pubblico, per mezzo della stampa locale, nazionale ed estera, è una minaccia alla moralità, agli studi, alla reputazione e dunque al futuro stesso degli studenti dell’Università di Strasburgo”.


giovedì 20 ottobre 2022

GLI SLOGAN AL POTERE

Tra gli aspetti più creativi del ’68 Francese va annoverata anche una proliferazione di slogan, alcuni dei quali sono divenuti frasi-simbolo dell’epoca. Qui di seguito segnaliamo quelli più famosi e significativi, taluni più politici altri più poetici, ma anche quelli a nostro avviso più divertenti, di sapore decisamente surrealista. Tra parentesi, dove possibile, è segnalato il luogo in cui lo slogan ha visto i natali.

Soyez réalistes, demandez l’impossible

Siate realisti chiedete l’impossibile (Censier)

Interdit d’interdire

Vietato vietare

L’imagination prend le pouvoir

L’immaginazione al potere (Scienze politiche)

Révolution je t’aime

Rivoluzione, ti amo (Nanterre)

Dessous les pavés c’est la plage

Sotto il selciato la spiaggia (Sorbonne)

La barricade ferme la rue mais ouvre la voie

La barricata sbarra la strada ma apre la via (Censier)

Le rêve est realité

Il sogno è realtà (Censier)

La poésie est dans la rue

La poesia è nelle strade (Odéon)

Mettez un flic sous votre moteur

Mettere un poliziotto sotto il vostro motore (Censier)

Je décrète l’état de bonheur permanent

Io proclamo lo stato di felicità permanente (Scienze politiche)

J’ai quelque chose à dire mais je ne sais pas quoi

Ho qualcosa da dire ma non so cos’è (Censier)

Exagérer c’est commencer d’inventer

Esagerare vuol dire cominciare a inventare (Censier)

Un flic dort en chacun de nous. Il faut le tuer

Un poliziotto dorme in ognuno di noi. Uccidiamolo (Censier)

Tout pouvoir abuse Le pouvor absolue abuse absolument

Ogni potere abusa Il potere assoluto abusa assolutamente (Nanterre)

Ne me libère pas Je m’en charge

Non liberatemi, lo faccio da me (Nanterre)

L’action ne doit pas être une reaction mais une création

L’azione non deve essere una reazione ma una creazione (Censier)

Je ne suis au service de personne (pas même du peuple et encore moins de ses dirigeants)

Io non sono al servizio di nessuno (nemmeno del popolo e ancor meno dei suoi dirigenti) (Censier)

Nous sommes tous des juifs allemands

Siamo tutti ebrei tedeschi (Sorbonne)

Nous sommes tous “indesirables”

Siamo tutti indesiderabili (Beaux Arts)

Le pouvoir est au bout du fusil (Mao) Est-ce que le fusil est au bout du Pouvoir?

Il potere è sulla canna del fucile (Mao) Il fucile è sulla canna del potere? (Nanterre)

La politique se passe dans la rue

La politica si fa nelle strade (Scienze politiche)

Cour camarade, le vieux est derrière toi

Corri compagno, il vecchio è dietro di te (Sorbonne)

Camarades vous enculez les mouches

Compagni, state inculando le mosche (Nanterre)

Sexe - c’est bien, a dit Mao, mais pas trop souvent

Il sesso va bene, ha detto Mao, ma non troppo spesso (Censier)

Je t’aime!!! Oh! dites-le avec des pavés

Ti amo!!! Oh! Ditelo coi sampietrini (Nanterre)



giovedì 27 dicembre 2018

Il ‘68 … Capodanno alla Bussola di Viareggio (Capitolo LII)


Il 31 dicembre 1968, in occasione del veglione di Capodanno nel noto locale della Versilia “La Bussola”, Il Potere Operaio pisano e il movimento studentesco organizzano una manifestazione per contestare un’ostentazione di ricchezza che viene percepito come uno schiaffo alle condizioni di vita della grande maggioranza dei cittadini. Per lo stesso motivo, poche settimane prima, il 7 dicembre, erano state lanciate, dagli studenti, uova e vernice sulle pellicce delle signore che si accingevano ad assistere alla prima della Scala, a Milano.
La Versilia è uno dei luoghi preferiti dalla media borghesia per trascorrere periodi di vacanze o festeggiare ricorrenze e La Bussola, specie in quegli anni, era il locale alla moda, il più esclusivo.
Quella sera nel night di Sergio Bernardini doveva cantare Shirley Bassey. Verso le 21,30, i primi scontri. Signore impellicciate e uomini elegantissimi si avvicinano all'entrata del locale. Da dietro le siepi vicino al night parte un lancio di uova, ortaggi, sacchetti di plastica pieni d'acqua, vernice fresca e - racconta qualcuno - anche escrementi. Insulti e grida si uniscono in un coro minaccioso. Particolarmente prese di mira le signore, fatte segno di insulti sanguinosi, di sberleffi, a schizzi di vernice rossa indelebile diretti a rovinare le pellicce di visone, di astrakan, di leopardo, di zibellino. Man mano che i minuti passavano la situazione diventò sempre meno controllabile per le forze di polizia e per i carabinieri affluiti in massa sul luogo dello scontro. Il bilancio fu pesante. Decine le jeep e le autoblindo incendiate, centinaia le macchine rovesciate e distrutte, mentre dalle barricate erette sulla litoranea che da Viareggio conduce a Marina di Massa, venivano lanciati oggetti contundenti. Un militante di "Rosso e Nero" descrisse così la situazione ad un cronista dell' Espresso: "Fino alle dieci e un quarto noi non abbiamo fatto altro che tirare uova e pomodori. Il putiferio è scoppiato quando un maresciallo dei carabinieri ha detto a un fotografo di avvicinarsi e di scattare delle foto. Ai primi lanci del flash, gli siamo saltati addosso per sequestrargli la pellicola. Allora c' è stata la prima carica della polizia, senza nemmeno l' avviso dei tre squilli di tromba”. È la contestazione, annunciata da giorni con manifesti e volantini distribuiti da Livorno a Sarzana e La Spezia. In prima fila, tra ragazzi di mezza Toscana e Liguria ci sono i carraresi. La manifestazione è preparata da tempo. Ma anche le forze dell'ordine sono mobilitate da giorni. Sul lungomare affluiscono in forza reparti della celere e carabinieri. Il San Silvestro si trasforma in guerriglia. Cariche
della polizia, auto rovesciate, pattini e barche che diventano muri di barricate. Da una parte si lanciano lacrimogeni, dall'altra si risponde con pietre e bulloni. Ma c'è anche chi spara e non in alto. Soriano Ceccanti, allora 17 anni, studente di Putignano (Pisa), viene colpito, da un proiettile esploso dalle forze dell'ordine. Rimarrà sulla sedia a rotelle per tutta la vita, con gli arti inferiori paralizzati. Il bilancio del Capodanno deve contare anche un'altra vittima: un albergatore della zona, stroncato da un infarto. Una dozzina i feriti, 55 i fermati, molti di essi sono carraresi. I protagonisti La contestazione al veglione era stata organizzata da Potere Operaio di Pisa, alla guida dei manifestanti c'era Adriano Sofri. Assieme a lui Giorgio Pietrostefani, Ivan Della Mea, Gian Mario Cazzaniga, Roberto Briglia, «capi» e fondatori di P.O., che dopo poco tempo avrebbero dato vita a Lotta Continua. Ma tanti, dicevamo, erano i carraresi: i giovani anarchici di «Rosso e Nero», i marxisti del circolo «Che Guevara», molti studenti medi reduci dalle prime occupazioni delle scuole. Diciassette di loro vennero sottoposti a fermo di polizia, con l'accusa di adunata sediziosa e lancio di pietre. Restarono in carcere diversi giorni. 

giovedì 20 dicembre 2018

Il ’68 … Dicembre 1968 cinquant’anni fa (Capitolo LI)

02 – Due braccianti uccisi ad Avola, nel Siracusano, nel corso di uno scontro con la polizia.
04 – Seconda giornata di protesta dei medi romani: di nuovo in piazza decine di migliaia di studenti. A Napoli i fascisti attaccano due scuole occupate e la facoltà di Architettura.
05 – Sciopero generale nel Lazio. Gli studenti aderiscono alla manifestazione sindacale di piazza San Giovanni, al termine della quale fanno partire un enorme corteo fino all’università. Per la prima volta sfilano i maoisti dell’Unione dei comunisti italiani (m-l).
06 – In lotta, oltre agli studenti medi, anche molte facoltà. A Roma, dove sono occupate 4 scuole e le facoltà di Fisica e Chimica, viene occupata anche Ingegneria. Proteste contro gli attacchi fascisti a Napoli. La polizia sgombra Magistero a Firenze.
07 – Dilagano le occupazioni di istituti medi. A Genova cariche della celere contro un corteo studentesco.
08 – Anche i portuali e gli operai di Genova prendono posizione contro le cariche del giorno prima e a favore del movimento studentesco.
09 – Gli studenti del Parini di Milano occupano l’istituto. Riprende l’agitazione anche nelle università milanesi. A Genova la polizia sgombra Fisica.
10 – Dopo lo sgombro del liceo artistico, studenti e operai di Genova manifestano insieme contro la repressione e vengono caricati dalla polizia. A Pisa occupata la Sapienza. Serrata al Mamiani di Roma dopo un’assemblea non autorizzata.
11 – Sciopero dei portuali e manifestazione operai e studenti a Genova. Gli studenti pisani liberano la Sapienza: restano occupate 5 facoltà. Sgombrato dalla polizia e chiuso a tempo indeterminato il Mamiani. Occupate tutte le scuole di Massa e Carrara.
13 – Cinque giorni di sospensione a 200 studenti per l’occupazione del Mamiani. Gli organizzatori sospesi per 15 giorni.
14 – Riapre il Mamiani: l’entrata è sorvegliata dalla polizia, il vicequestore filtra l’ingresso dirottando verso il commissariato 14 studenti.
15 – L’assemblea generale degli studenti romani indice una settimana di lotta contro la repressione al Mamiani.
16 – Lezione all’interno degli istituti di Massa e Carrara. Molti professori solidali con gli occupanti. A Roma la polizia sgombra l’istituto tecnico Cine-TV.
17 –Il nuovo ministro della pubblica istruzione Sullo interviene all’assemblea del Mamiani e promette mediazione e disponibilità sulle richieste degli studenti.
18 – Sciopero di mezz’ora al porto di Livorno per solidarietà con gli studenti, dopo lo sgombro di una scuola occupata. In giornata occupati tutti gli istituti medi della città. A Pisa una scuola sgombrata dalla polizia è rioccupata poche ore più tardi.
20 – Manifestazione di studenti medi romani caricata e sciolta dalla polizia in piazza Santa Maria Maggiore.
21 – Molte scuole in lotta decidono di non sospendere l’occupazione durante le vacanze di natale. In sciopero le commesse dei grandi magazzini di tutto il paese. A Padova i loro picchetti vengono caricati dalla polizia.
22 – Secondo giorno di sciopero delle commesse che vengono caricate dalla polizia in molte città. Particolarmente dure le cariche contro i picchetti a Sassari.
23 – Sciopero generale per protesta contro l’aggressione delle commesse a Sassari. Gli scioperanti formano picchetti di massa di fronte ai grandi magazzini e impongono la chiusura per tutto il giorno. 
29 – La polizia sgombra due scuole occupate da metà dicembre a Salerno. Ancora occupate 5 scuole a Massa e Carrara.
31 – Manifestazione di protesta organizzata dagli studenti di Pisa di fronte al locale La Bussola, in Versilia.
   

giovedì 13 dicembre 2018

Il ’68 … Novembre 1968 cinquant’anni fa (Capitolo L)

01 – Occupato a Palermo il liceo Cannizzaro dopo lo sgombro da parte della polizia dell’istituto tecnico Parlatore. In agitazione tutti i licei della città.
03 – Saragat in visita a Trieste. Manifestazione del movimento studentesco a cui si aggiungono molti militanti della facoltà di Sociologia di Trento. Gli studenti tentano di bloccare il corteo presidenziale ma vengono caricati dalla polizia.
04 – Dopo 4 giorni di sciopero, il preside dell’istituto tecnico romano Bernini annuncia alle famiglie misure disciplinari in caso di nuove assenze. A Roma i tecnici guidano le lotte dei medi e il Bernini è la situazione più avanzata.
05 – Sciopero generale degli studenti medi a Palermo. 10.000 in corteo contro la repressione e l’autoritarismo nelle scuole.
06 – Ancora sciopero e corteo cittadino dei medi a Palermo. A Roma il prof. Romeo sospende gli esami di Storia moderna affermando di essere stato aggredito da un gruppo di studenti che chiedeva un appello d’esami straordinario.
10 – Una manifestazione dei medi interrompe il concorso ippico a Palermo.
11- Vari istituti in lotta a Roma, dove viene occupato Magistero. A Bologna la celere sgombra violentemente l’Istituto magistrale occupato Albini. Nel pomeriggio affollatissima assemblea all’università. 
12 – Vari cortei di medi sfilano per Roma e confluiscono al Magistero occupata. Proteste contro la repressione a Bologna e Pistoia.
13 – Mentre i medi sfilano in corteo a Bologna, la polizia sgombra l’istituto tecnico Belluzzi. Gli studenti rispondono occupando una scuola magistrale e convocando un assemblea generale a Fisica. A Milano in agitazione il liceo Berchet e la Cattolica.
14 – Sciopero generale nazionale per la riforma delle pensioni. Scontri a Firenze al termine del corteo sindacale, a cui aderisce il movimento, 6 arresti. A Rimini 44 mandati di comparizione per l’occupazione di un liceo. Cariche anche a Reggio Calabria.
15 – Gli studenti del tecnico bolognese Belluzzi rioccupano la scuola, riaperta dopo l’intervento della polizia. A Milano occupata la facoltà di Magistero della Cattolica. Cortei e sit-in a Bologna, Napoli, Reggio Calabria, Torino, Brescia, Palermo, Verona.
16 – Cariche contro cortei dei medi a Firenze, Forlì e Milano. In tutta Italia scuole in agitazione. A Genova il movimento impedisce una conferenza stampa del Fuan.
17 – Il preside del liceo Plinio di Roma insiste con le sospensioni di studenti capelloni e con il rifiuto di concedere l’assemblea. Occupato l’istituto.
18 – Cariche contro corteo dei medi a Forlì. Manifestazioni anche a Cagliari, dove è occupata Chimica. Gli studenti del Politecnico milanese occupano Ingegneria.
19 – Sciopero generale degli statali. 8.000 studenti in corteo a Torino. La polizia impedisce agli occupanti dell’Avogadro di unirsi al corteo e carica la manifestazione che passa davanti all’istituto. Un arresto. Nel pomeriggio viene occupato il Liceo Artistico.
20 – Nuovo sciopero dei medi a Torino. 10.000 studenti, dopo un corteo, si riuniscono di fronte ad Architettura dove vengono dispersi dalla polizia. Nuovo corteo fino alla questura mentre gli universitari occupano la facoltà.
21 – Per il terzo giorno consecutivo i medi di Torino manifestano per le strade, stavolta sotto il provveditorato. Manifestazione anche a Firenze per la scarcerazione di 6 arrestati il 14.
22 – Assemblea permanente al Politecnico di Torino, dove confluiscono 15.000 studenti medi in sciopero. A Napoli un corteo di studenti dei tecnici si scontra con i fascisti e poi viene caricato dalla polizia.
23 – Sciopero generale dei medi a Torino. A Roma il preside del Plinio va in congedo e gli studenti interrompono l’occupazione. Dopo 2 settimane di lotta continua in molte scuole è stato ottenuto il riconoscimento dell’assemblea.
24 – A Roma gli studenti del Verrazzano occupano la scuola ma interrompono l’occupazione di fronte alla minaccia di far intervenire la polizia.
25 – Estesa a tutto il Politecnico di Milano l’occupazione. Scioperi nelle scuole. A Torino una giornata di agitazione e assemblee nelle singole scuole.
26 – Una circolare ministeriale nega di fatto il diritto d’assemblea. In sciopero il Parini di Milano. Cariche a Terni, Urbino e Ravenna.
27 – A Urbino il preside del Raffaello chiude la scuola appena sgombrata volontariamente dagli studenti e la fa presidiare dalla polizia. In molte città proteste dei medi e cariche della polizia.
28 – Dopo lo sgombro dei licei Einstein e Beccaria occiupati, 10.000 medi manifestano a Milano. Un corteo di universitari e fuori sede occupa l’albergo Commercio, in demolizione.
29 – Corteo degli studenti dei tecnici a Roma. Al termine assemblea alla Città universitaria.
30 – In lotta gli studenti universitari di tutte le facoltà romane. A Magistero il consiglio di facoltà decide di sospendere le attività didattiche per solidarietà con gli studenti in lotta e il preside, non approvando la decisione si dimette.    

giovedì 6 dicembre 2018

Il 68’… LC e la sinistra extraparlamentare (Capitolo XLIX)

Nell’autunno del 1968 l’ondata studentesca iniziata nel novembre 1967 con le occupazioni di Palazzo Campana a Torino, dell'Università Cattolica a Milano e della facoltà di Sociologia a Trento, ha ormai esaurito la sua carica dirompente, movimentista e spontaneista. Gli studenti abbandonano gradualmente la lotta contro l'autoritarismo accademico per avvicinarsi alle lotte operaie, sull'esempio del "maggio francese". In Italia, infatti, le prime lotte alla FIAT, alla Marzotto di Valdagno, alla Pirelli di Porto Marghera hanno aperto un nuovo ciclo di conflittualità operaia, un'esperienza che sarà definita "maggio strisciante"; con questo termine si mette in luce la possibilità che in Italia si realizzi quella unione operai-studenti naufragata in Francia. Il movimento del '68 si divide in molte esperienze diverse; nascono i gruppi della sinistra extraparlamentare come Avanguardia Operaia (AO), Potere Operaio (PO), Unione dei Comunisti marxisti-leninisti (m-l), il Manifesto, tutti accomunati dall'idea che bisogna uscire dallo studentismo ed estendere concetti come l'antiautoritarismo e il rifiuto della delega ad altri strati della società, soprattutto alla classe operaia, nella consapevolezza di essere tutti soggetti sfruttati dal sistema capitalista. Anche se gli unici veramente antiautoritari senza Stato e padroni sono gli anarchici.
Lotta Continua (LC) nasce facendo propri gli elementi di rottura presenti nel ciclo di lotte '67-'69, assorbendone le spinte più radicali e ponendosi come alternativa, nella guida delle lotte operaie, alle organizzazioni storiche del movimento operaio (in particolare al Partito Comunista Italiano [PCI] e ai sindacati).
Nel gruppo di LC, certamente il più interessante tra i gruppi della nuova sinistra per "capacità di aggregazione e per aggressività politica", confluiscono varie esperienze: il movimento studentesco torinese nato dall'esperienza di Palazzo Campana, di cui fanno parte Guido Viale, Luigi Bobbio ed Enrico Deaglio; gli studenti di Sociologia a Trento come Mauro Rostagno e Marco Boato; i militanti del Potere Operaio toscano come Adriano Sofri, Paolo Brogi, Clemente Manenti, Giorgio Pietrostefani, e studenti della Normale di Pisa come Lanfranco Bolis. Di tutte queste componenti l’esperienza operaista del Potere Operaio toscano è la struttura portante di LC, i cui quadri costituiranno il gruppo dirigente dell'organizzazione: fondato nell'inverno 1966-'67 da alcuni ex militanti del PCI che fanno intervento politico nelle fabbriche di Massa, di Piombino e Livorno insieme a Quaderni Rossi e Classe Operaia, entrerà in crisi dopo i fatti della Bussola. Uno dei suoi leader è Adriano Sofri ex militante del PCI, espulso dalla cellula universitaria del partito.
Il Potere Operaio toscano contrappone la lotta contrattuale gestita dai sindacati alla lotta autonoma gestita dagli operai secondo i loro bisogni più diretti; la lotta continua contro le vertenze istituzionalizzate, l'intervento politico davanti ai cancelli delle fabbriche è costante con volantinaggi, discussioni nei bar frequentati da operai, campagne di lotta per bisogni primari nei quartieri proletari.
Tuttavia LC eredita anche i contenuti del movimento studentesco del'68 come l'antimperialismo: attraverso le mobilitazioni antimperialiste per il Vietnam era cresciuta fra i giovani l'opposizione alla sinistra storica; la lotta armata del popolo vietnamita contro il gigante americano riproponeva il problema della rivoluzione alla quale i partiti comunisti dell'occidente, in nome della coesistenza pacifica e della via democratica al socialismo, avevano rinunciato. Ma anche altri temi come l'esaltazione della violenza, sull'esempio delle rivolte del Black Power nei ghetti neri americani, lo spontaneismo, l’antagonismo di classe, l’antiautoritarismo e l’allargamento della lotta studentesca alle lotte sociali troveranno posto nella teoria e nelle forme organizzative di LC.

giovedì 29 novembre 2018

Il 68’ … Il 2 dicembre 1968 ad Avola (Capitolo XLVIII)

Volantino sui fatti di Avola 1968
NON DOVETE STUPIRVI DI QUELLO CHE STIAMO FACENDO! Da oggi in avanti non dovete stupirvi più se quando vi recherete alla Rinascente, all' Upim, nelle gioiellerie, nei negozi alla moda, noterete la nostra presenza sempre più importuna, né dovete infastidirvi se rimarrete nelle vostre automobili bloccati a causa delle nostre fastidiose manifestazioni. Come d'altra parte non vi siete stupiti né infastiditi quando, aprendo il giornale, avete letto che due braccianti siciliani sono stati uccisi dalla polizia che voi mantenete, perché rivendicavano 250 lire in più al giorno. NON AVETE NEANCHE PENSATO CHE UNA VITA IN ITALIA OGGI VALE 125 LIRE: la millesima parte di quanto voi oggi spendete per i vostri grotteschi divertimenti natalizi. E dovete scusarci se non usiamo i vostri metodi signorili. I NOSTRI SONO ANCORA MOLTO LONTANI DA QUELLI CHE AVETE USATO AD AVOLA, MA STATE TRANQUILLI CHE CI ARRIVEREMO. Oggi disturbiamo solo un po’ la vostra bovina tranquillità con della vernice rossa. Ma uno di questi giorni qualcuno di noi si accenderà una sigaretta e lascerà cadere il cerino distrattamente in uno dei vostri negozi alla moda, in cui state facendo le compere. E NON PENSATE DI NON ESSERE I COMPLICI DEGLI ASSASSINI DI AVOLA! Sono proprio i soldi negati ai braccianti di Avola, che vi permettono oggi di ubriacarvi nell' orgia dei vostri consumi.
IL MOVIMENTO STUDENTESCO - 1968
(Il 2 dicembre 1968 ad Avola, in provincia di Siracusa, una manifestazione a sostegno della lotta dei braccianti per il rinnovo  del contratto di lavoro finisce nel sangue: la polizia apre il fuoco e due lavoratori – Giuseppe Scibilia, di 47 anni, e Angelo Sigona, di 25 – vengono uccisi. Quarantotto i feriti, di cui due gravi.
Al ventesimo chilometro della statale 115, quasi alle porte di Avola, non si passa più. Bisogna scendere dalla macchina e proseguire a piedi verso il grosso borgo che si intravede poco al di là della curva, quasi di fronte al mare. È difficile mantenersi in equilibrio sull’asfalto di pietre e di bossoli. È uno spettacolo desolante; si ha la precisa sensazione che qui, per diverse ore, si è svolta un’accanita battaglia. In fondo al rettilineo la strada è parzialmente ostruita dalle carcasse ancora fumanti di due automezzi della polizia dati alle fiamme. Sull’asfalto, qua e là, delle chiazze di sangue rappreso. Anche un autotreno, messo di traverso dagli operai in sciopero per bloccare la strada, è sforacchiato dai colpi e annerito dal fuoco. Proprio come una R4 e una decina di motociclette dei braccianti sui cui serbatoi i poliziotti hanno sparato per impedirgli di andarsene).

giovedì 22 novembre 2018

Il ’68… Hotel commercio 28 novembre 1968 (Capitolo XLVII)

28 novembre 1968. Alla fine di una grande manifestazione di migliaia di studenti, viene occupato l’ex hotel Commercio, stabile abbandonato e in degrado, da due anni di proprietà del Comune, di fronte alla Banca nazionale dell’agricoltura; poco oltre piazza Santo Stefano e l’Università statale di via Festa del Perdono. L’occupazione viene decisa e gestita dagli studenti fuori sede, ospiti della Casa dello studente di Viale Romagna. Con cognizione di causa si sceglie l’albergo Commercio; e non, come voleva l’ala “capannea” del movimento, Palazzo Reale. Molto concrete le motivazioni. Emarginazione e carenza di case dello studente, alte rette. Si supera la fase in cui gli studenti chiedevano un alloggio a prezzi accessibili. Con l’occupazione di piazza Fontana si prende e non si chiede più quello che spetta di diritto. I promotori dell’occupazione sono consapevoli che la sede scelta è congruente con i bisogni e le rivendicazioni degli studenti immigrati e di quelli più disagiati. Stabile di proprietà pubblica, in posizione centrale e strategica, vuoto ed abbandonato, è diventato luogo abituale di incontri e riunioni di gruppi di lavoratori studenti. Possiede tutte le caratteristiche per consentire a larghi strati di proletariato studentesco e giovanile di: uscire dalla marginalità e dall’isolamento; denunciare all’opinione pubblica le loro condizioni di disagio materiale ed ambientale, sfruttamento e povertà; praticare l’obiettivo di “costruire una nuova casa dello studente”; trattare direttamente col potere amministrativo locale; intervenire “nel vivo di una politica urbanistica classista della città”.
L’iniziativa, se da un lato si colloca all’interno del movimento antiautoritario degli studenti, dall’altro ne prende le distanze spesso in polemica con quegli orientamenti segnati da un rivoluzionarismo generico, incarnato in particolare nella figura dello studente a tempo pieno. I protagonisti dell’occupazione sono in maggioranza studenti immigrati e pendolari. D’estrazione proletaria, molti si mantengono agli studi con lavori e lavoretti. Nei loro documenti, cercano di dare un senso strategico alla loro specifica battaglia; di fondare sui due pilastri portanti - lo studio e il lavoro - la lotta generale contro il sistema capitalistico e l’autoritarismo delle istituzioni; di costruire ponti di collegamento tra i due mondi tenuti separati e isolati. Se studiare significa esercitarsi a risolvere problemi, finora lo studente lo ha fatto per “risolvere i problemi di chi ha comando, proprietà, ricchezza”. Occorre invece ribaltare la situazione: imparare a esercitarsi a risolvere i problemi delle classi subalterne. I mondi del lavoro e dello studio, la società e la cultura devono essere messi in
collegamento. E tra le figure sociali che meglio di altre può contribuire a questo, emerge quella dello studente lavoratore e del lavoratore studente: “E’ questa la figura nuova che di fatto sta eliminando le distanze e l’estraneità tra il mondo del lavoro e il mondo dello studio”. Occorre individuare le modalità concrete di messa in discussione dell’apparato organizzativo degli studi - rigido gerarchico autoritario - e dei meccanismi politici che ostacolano e limitano l’esercizio del diritto allo studio. L’isolamento dello studente dalla realtà sociale e la selezione classista sono, tra i tanti, i due strumenti principali della politica scolastica ed universitaria. E per quanto riguarda il settore dell’edilizia universitaria si denunciano la “gravissima carenza di alloggi per gli studenti provenienti da fuori Milano e di disagiate condizioni economiche”, e la “situazione di ghetto culturale di questi alloggi, che sorgono ai margini della città”. E “contro questo stato di cose” nasce la Nuova Casa dello studente di piazza Fontana, che presto supera il ristretto ambito studentesco e si trasforma in Casa dello studente e del lavoratore (C.S.L.).
 Nella prima fase dell’occupazione, si lavora a rendere abitabile l’intero stabile e a porre all’attenzione dell’opinione pubblica la questione sociale degli studenti immigrati e disagiati. Si crea attorno alla Casa un clima favorevole e solidale. Arrivano da singoli cittadini aiuti di ogni genere (suppellettili, coperte, viveri, sottoscrizioni ecc.). Una mano materiale e politica la danno cooperative di lavoratori, organizzazioni sindacali di base come alcune commissioni interne dei tranvieri, l’UDI (la storica Unione Donne Italiane). Anche il sindaco Aniasi riconosce il problema e, mentre si dichiara pronto al dialogo, “promette di venire incontro alle più impellenti necessità”. E - annotano ironicamente gli studenti nei loro dazebao - fa arrivare mediante l’Ufficio d’igiene “materiale disinfettante con la raccomandazione di non berlo perché velenoso!”
La C.S.L. fa breccia sulla macchina politico-amministrativa della città: sul Consiglio di zona 1 e sul governo cittadino di centro-sinistra. Nel febbraio del 1969 il Consiglio comunale approva un ordine del giorno che riconosce legittimità all’occupazione.
Un tale livello di lotta sociale sindacale politica e culturale entra in crisi nella primavera del ’69, quando i rappresentanti del potere decidono di passare al contrattacco, mentre si intensificano campagne di stampa di attacco denigratorio contro la C.S.L., ormai stigmatizzata “covo” di anarchici ed estremisti, drogati e fannulloni. 
Il 19 agosto 1969, con inaudita violenza nel colmo dell’estate e delle vacanze feriali, la Casa dello studente e del lavoratore quasi del tutto vuota, viene sgomberata da plotoni di carabinieri e poliziotti in assetto di guerra, e l’edificio subito demolito. Si inaugura così la stagione degli sgomberi.

giovedì 15 novembre 2018

Il '68... Lega degli studenti rivoluzionari (Capitolo XLVI)

                                      
                                           
                                              L.S.R.

Lega degli studenti rivoluzionari

Il governo di centro-sinistra denuncia, picchia, imprigiona e tortura operai e studenti. 
            
                 CENTRO-SINISTRA COME FASCISTA

A Roma come a Torino, a Milano come a Valdagno la logica dell'intervento governativo è una sola: la violenza reazionaria. 
            
                 SOCIALDEMOCRAZIA SEI LA POLIZIA

Il governo Moro-Nenni, nel reprimere operai e studenti, è il fedele interprete degli interessi dei padroni. 
               
               MORO-NENNI SERVI DEI PADRONI

A Roma come a Torino, a Milano come a Valdagno la risposta degli operai e degli studenti deve essere una sola: la lotta rivoluzionaria
                           
                            2, 3, molte VALDAGNO
                            2, 3, molte VALLE GIULIA

Lottiamo per la libertà degli incarcerati:
               
IN GALERA MORO-NENNI, FUORI GLI OPERAI  E GLI STUDENTI

Lottiamo per cacciare il governo oppressore:
              
                        VIA IL GOVERNO POLIZIOTTO

Lottiamo per costituire un solo fronte di lotta contro il nemico comune:
              
             STUDENTI E OPERAI CONTRO IL GOVERNO

Lottiamo per il diritto allo studio: basta con la scuola che discrimina fra ricchi e poveri. 
               
               GOVERNO LADRO PAGACI LA SCUOLA

Mentre la repressione imperversa continua la farsa delle "elezioni democratiche". Quanto il Parlamento ci rappresenti l'abbiamo capito sulla nostra pelle.
               
               PARLAMENTO SERVO DEI PADRONI

La lotta contro gli sfruttatori e gli oppressori è l'unica democrazia degli sfruttati e degli oppressi. 
              
                ELEZIONI NO, LOTTA DI CLASSE SI'

Noi, sfruttati ed oppressi, siamo la maggioranza. Possiamo cambiare il mondo se marceremo uniti. Dalla nostra lotta sorgerà una società senza sfruttamento ed oppressione, una società di uomini liberi.
               
             LOTTA DI CLASSE POTERE ALLE MASSE

Milano, 7/ 5/ 68


giovedì 8 novembre 2018

Il ’68 … Ottobre cinquant’anni fa (Capitolo XLV)

01 – Scontro tra operai e polizia ad Ancona, di fronte alla fabbrica americana Farfisa, in sciopero dopo il licenziamento di alcuni sindacalisti.
02 – A Bologna il movimento interrompe l’inaugurazione del Congresso di medicina del lavoro. La polizia carica e gli studenti rispondono occupando l’istituto di Anatomia. Teach-in contro l’imperialismo all’università di Roma.
03 – 18 studenti medi denunciati a Roma per l’occupazione del liceo classico Lucrezio Caro, nella primavera precedente.
04 – A Milano scontri alla manifestazione per la strage di Città del Messico. In Sardegna i caschi blu caricano i pastori che occupavano i municipi e le scuole di cinque paesi. 9 operai e studenti denunciati a Pisa per violenza privata verso il direttore della Saint Gobain.
05 – Gli studenti medi entrano in agitazione. Guidano le lotte gli Istituti Tecnici e Professionali, ma sulla parola d’ordine del diritto all’assemblea, l’agitazione si estende ai licei classici e scientifici.
06 – Manifestazione a Roma contro la repressione in Messico.
10 – Manifestazione di protesta per l’uccisione di Mulele a Roma. Sciopero quasi totale alla Lancia di Torino. A Roma i baraccati occupano un gruppo di palazzine dello Iacp a Primavalle.
12 – La polizia sgombra le case occupate di Primavalle. Il direttore della libreria Feltrinelli di Roma denunciato per la vendita di bombolette spray di vernice con sopra scritto:”Dipingi di giallo il tuo poliziotto”.
13 – La giornata dedicata alla cavalleria, a Torino, finisce con cariche e fermi per la protesta del movimento studentesco.
14 – La polizia carica i picchetti di operai e studenti di fronte alla Lancia a Torino.
15 – Durissime cariche della polizia contro gli operai della Saint Gobain in sciopero. Sciopera anche il gruppo Pirelli. Al liceo Plinio Seniore di Roma il preside sospende 20 studenti per i capelli troppo lunghi.
16 – Il preside del liceo romano Mamiani invita i genitori di tre studenti a ritirare i figli dall’istituto prima che vengano sospesi da tutte le scuole italiane. molte scuole romane sono in lotta per l’assemblea e contro l’autoritarismo.
17 – Assemblea non autorizzata al Mamiani. 800 studenti chiedono di essere anche loro sospesi. I genitori dei 3 allievi minacciati di sospensione rifiutano di ritirare i loro figli. 
18 – Il consiglio dei professori del Mamiani sospende per un anno da tutte le scuole Stefano Poscia e per 15 giorni altri 2 studenti.
19 – Occupato e sgombrato dalla polizia il Mamiani. Proteste e assemblee in molte scuole.
20 – L’assemblea degli studenti universitari e medi romani decide un sit-in di fronte al Mamiani per il giorno seguente. 
21 – Manifestazione di fronte al Mamiani. Gli studenti delle scuole che non partecipano allo sciopero bloccano le lezioni e tengono assemblee non autorizzate.
22 – Al liceo Augusto di Roma, 17 studenti sospesi per aver scioperato contro le sospensioni del Mamiani.
23 – Assemblea permanente dei medi romani. La polizia presidia l’ingresso delle scuole. A Maddaloni, in provincia di Caserta, cariche contro un corteo di medi. Condannati a 4 mesi con la condizionale 2 arrestati negli scontri a Pisa.
25 – Corteo a Milano degli studenti del Parini.
26 – La polizia sgombra 4 facoltà occupate a Messina, subito rioccupate dagli studenti. A Palermo sgombrato un istituto tecnico occupato. La Cattolica di Milano revoca l’incarico alla professoressa Lidia Menapace, cattolica dissenziente.
27 – Il rettore e i presidi di facoltà di Messina minacciano di dimettersi per protesta contro l’intervento della polizia nell’università.
28 – 60 studenti sospesi a Sassari. Manifestazioni di studenti medi in molte città del sud. I sindacati proclamano per il 16 novembre lo sciopero generale, come pressione per la riforma delle pensioni discussa contemporaneamente in Parlamento.
29 – Ancora blocco delle lezioni al Mamiani. In lotta da giorni a Roma anche gli studenti dell’istituti tecnico Bernini.
30/31 – Cariche contro sit-in dei medi a Siracusa, Brindisi e Palermo. Gli studenti manifestano anche a Roma e Nuoro. All’università di Roma il congresso dei fisici italiani è interrotto dal movimento e decide di rinunciare alla cerimonia della premiazione finale.  

giovedì 1 novembre 2018

Il '68 ... Marcuse e la Scuola di Francoforte (Capitolo XLIV)

I moti sessantottini, come ogni movimento, ebbero una base ideologica. Tale base fu fornita dalla "Scuola di Francoforte" e soprattutto dai testi di H. Marcuse (Eros e Civiltà, edito nel 1955 e L'uomo a una dimensione, edito nel 1964). 
La scuola di Francoforte, formatasi a partire dal 1922 presso il celebre "Istituto per la ricerca sociale", sul piano filosofico è sostanzialmente una teoria critica della società presente alla luce dell'ideale rivoluzionario di un'umanità futura, libera e disalienata. Essa intende porsi come pensiero critico e negativo nei confronti dell'esistente, teso a smascherarne le contraddizioni profonde e nascoste mediante un modello utopico in grado di fornire un'incitazione rivoluzionaria per un suo mutamento radicale. Marcuse, uno dei maggiori esponenti della scuola di Francoforte, polemizza, appunto, contro la società repressiva in difesa dell'individuo e della sua felicità, e con le sue opere fomenta quindi e dà una base razionale, filosofica al movimento del '68. Già in Eros e Civiltà Marcuse ritiene che la società di classe si sia sviluppata reprimendo gli istinti e la ricerca del piacere dell’uomo, impedendo la libera soddisfazione dei suoi bisogni, delle sue passioni. L'istintività, il piacere sono stati asserviti da ciò che lui chiama "principio della prestazione", cioè la direttiva di impiegare tutte le energie psico-fisiche dell'individuo per scopi produttivi e lavorativi. Ma la civiltà della prestazione non può far tacere del tutto gli impulsi primordiali verso il piacere, la cui memoria è conservata dall'inconscio e dalle sue fantasie. 
Inoltre Marcuse ritiene che tale principio di prestazione abbia creato "le precondizioni storiche per la sua stessa abolizione" poiché lo sviluppo tecnologico e l'automatismo hanno posto le premesse per una diminuzione radicale della quantità di energia investita nel lavoro, a tutto vantaggio dell'eros e di un lavoro quale attività libera e creatrice. 
L'Utopia di Marcuse è, in sostanza, il desiderio di un paradiso ricreato in base alla conquista della civiltà. Nell'Uomo a una dimensione Marcuse riprende e radicalizza i vari motivi di critica della società tecnologica avanzata. 
Il sistema tecnologico ha, infatti, la capacità di far apparire razionale ciò che è irrazionale e di stordire l'individuo in un frenetico universo cosmico in cui possa mimetizzarsi. Il sistema si ammanta di forme pluralistiche e democratiche che però sono puramente illusorie perché le decisioni in realtà sono sempre nelle mani di pochi. Tale situazione fa sì che il soggetto rivoluzionario non sia più quello individuato dal marxismo classico, cioè la classe operaia, in quanto questa si è completamente integrata nel sistema, bensì quello rappresentato dai gruppi esclusi dalla società benpensante. Essi permangono al di fuori del processo democratico, la loro presenza prova quanto sia immediato e reale il bisogno di porre fine a condizioni e istituzioni intollerabili. Perciò la loro opposizione è rivoluzionaria, anche se non lo è la loro coscienza; colpisce il sistema dal di fuori e quindi non è sviata dal sistema: è una forza elementare che viola la regola del gioco e così facendo mostra che è un gioco “truccato". 
Ad Herbert Marcuse venne poi dato l’appellativo di “cattivo maestro”in quanto accusato di essere stato un cattivo esempio per i giovani.