Gli sviluppi della trans-genetica seguiranno il percorso di tutti i beni e servizi in regime capitalista, ovvero saranno raramente di pubblica utilità. La politica pan-capitalista non fa che alimentare, rafforzare ed espandere i meccanismi del profitto. L’invasione e il controllo a livello molecolare stanno rapidamente diventando le nuove tipologie di controllo coloniale ed endo-coloniale. L’importante sembra essere consolidare la catena alimentare dalla struttura molecolare al confezionamento. Grazie a una superiore capacità di controllo biologico delle specie, oggi le corporation hanno come mai in passato la possibilità di intensificare la dipendenza delle nazioni in via di sviluppo dall’economia occidentale. Il cibo deve essere acquistato dalle multinazionali alimentari, oppure deve esserlo il materiale chimico e organico necessario alle coltivazioni. In entrambi i casi la gestione delle risorse è sotto il controllo del capitale occidentale. Gli agricoltori possono inoltre essere spinti a coltivare piante da reddito come il cotone o altre colture non d’autoconsumo che risultino vantaggiose per il colonizzatore. Un tale piano è esistito fin dall’inizio dell’agricoltura industriale: in questo modo l’egemonia delle risorse alimentari ha semplicemente fornito un altro potente strumento che si è adattato perfettamente all’attuale struttura di dominio. Oltretutto, ci si può adesso appropriare di ogni forma di capitale molecolare: è questa la nuova frontiera. Come già avviene con tutti gli oggetti classificati e controllati, anche i genomi, gli enzimi, i processi biochimici, ecc. potranno tutti essere privatizzati. Quello che una volta era possesso comune e controllato dall’autorità della tradizione e dal sapere condiviso viene ora usurpato dalla separazione tra il suo valore chimico-molecolare e il suo valore olistico-fenotipico. Ad esempio, una pianta usata nella medicina tradizionale che aveva un valore generale (economico, politico, spirituale) può essere trasformata, come composto chimico, in qualcosa dal solo valore economico. Questo composto può essere brevettato, e mentre la pianta potrebbe ancora essere usata, il principio attivo non può più esserlo, rimuovendo praticamente la pianta dal novero delle risorse comuni. Con un atto di eco-pirateria travestita da diritto di proprietà lockiano, lo sforzo di separare le diverse micro-proprietà della pianta ne scavalca ogni funzione olistica e qualunque proprietà collettiva. Che cosa si può fare per cambiare questa situazione? La risposta è unica quanto la macchina pan-capitalista stessa: DISTURBARE IL FLUSSO DEL PROFITTO.
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 18 gennaio 2024
giovedì 20 luglio 2023
Il debito e il lavoro
Il debito è promessa di lavoro futuro, è sottoporsi alla certezza che domani dovrai lavorare di più per produrre di più. Insieme all’ideologia del lavoro è il principale meccanismo di asservimento a disposizione del sistema. Il neoliberismo ancorché sconfitto dai fatti che sconfessano fede nei mercati e deregulation, continua a replicarsi, perché è principalmente un’ideologia politica che s’ammanta della retorica dell’efficienza economica. Il neoliberismo vuole escludere ogni alternativa al capitalismo, per dimostrare che è l’unico sistema possibile. La crisi è la dimostrazione della sua insostenibilità economica. Si esce da questa crisi con un controllo democratico sull’emissione di moneta. Oggi le banche centrali sono isolate ad arte dalla democrazia. Sono la roccaforte dell’1%, di quei banchieri internazionali che non hanno rispettato le regole e giocato d’azzardo precipitando tutti. Risultato: ai banchieri vanno triliardi, al 99% tagli e austerità. Paghiamo per chi si è già enormemente arricchito sulle nostre spalle negli ultimi trent’anni, da quando la moneta è diventata circolazione del debito. Vogliono farci credere che l’unica alternativa al fallimento del neoliberismo sia la catastrofe. Vogliono impedirci di immaginare un’altro sistema oltre il capitalismo. Ma il nostra compito è proprio questo: immaginare e sperimentare reti di promesse e impegni economici che si reggano su principi di solidarietà, gratuità e reciprocità, invece che di disuguaglianza e dominazione. Oggi ci vuole un grande giubileo del debito, l’esatto opposto di chi vorrebbe moralizzare la crisi, addossando ai popoli la responsabilità di decenni di politiche economiche redistributive verso l’alto.
giovedì 11 maggio 2023
La paura in quanto argomento economico
La paura penetra nel cuore dell’uomo nell’istante in cui si trova impedito di nascere a se stesso. Voglio dire che non abbandona i terrori inerenti all’universo animale se non per cadere nei terrori di una giungla sociale, dove è considerato un crimine comportarsi con la libera generosità di una natura umana. L’economia distilla una paura essenziale nella minaccia che fa pesare sulla sopravvivenza dell’intero pianeta; da un lato si spaccia come garanzia di benessere, dall’altro si richiude come una trappola su ogni tentativo di scegliere una via diversa, che si tratti dell’indipendenza del bambino o dello sviluppo delle energie naturali. La paura in quanto argomento economico, consiste nel chiudere porte e finestre quando il nemico è già in casa. Essa accresce il pericolo con la scusa di proteggersene. Suscitare lo spavento di una terra trasformata in deserto, di una natura sistematicamente assassinata, non è ancora un modo di murarsi, per morirvi, nel circolo vizioso della merce universale? Distruggendo i bastioni della chiusura agraria per ricostruirli più lontano ai limiti della redditività, l’espansione mercantile ha riunito il gregge dei terrori al confine tra un universo moribondo e una natura da rivivificare. uel che è più terribile nella paura di morire, che istupidisce gli uomini fin nelle loro audacie suicide, è che si tratta originariamente di una paura di vivere. Trapassare, solcare la soglia della morte, è talmente insito nella logica delle cose che gli uomini ridotti agli oggetti che producono vi trovano paradossalmente più sicurezza e rassicurazione che nella risoluzione di cominciare a vivere e di prendere per guida i loro stessi godimenti.
La paura di una apocalisse ecologica occulta l’occasione offerta alla natura e alla natura umana.
giovedì 30 marzo 2023
Il Capitalismo attuale
Il capitalismo attuale è caratterizzato dal susseguirsi di crisi sistemiche, sia che si tratti di crisi indotte dall’instabilità finanziaria oppure da tensioni geopolitiche o da eventi sindemici. La regola della crisi come fatto perenne ha innervato l’intero sistema capitalistico così come si è sviluppato dagli anni Novanta fino ad oggi. Si tratta, non a caso, del periodo in cui i mercati finanziari hanno cominciato a svolgere un ruolo centrale e dominante nei processi di accumulazione e valorizzazione capitalistica. Ciò dipende dal fatto che i mercati finanziari oggi sono il cuore pulsante del capitalismo bio-cognitivo e delle piattaforme. Essi finanziano l’attività di accumulazione: la liquidità attratta nei mercati finanziari premia la ristrutturazione della produzione finalizzata allo sfruttamento delle conoscenze, il controllo di spazi esterni al business tradizionale e la messa a valore della vita (del bios).
giovedì 23 marzo 2023
Il Capitalismo è monetario e finanziario
Il capitalismo è diventato, dalla fine del XIX secolo, imperialismo. Non è lo stesso imperialismo di Lenin o Rosa Luxemburg perché non è più territoriale, ma monetario e finanziario. È un imperialismo ancora più sofisticato, predatorio, un imperialismo che, dopo altri, definisco del dollaro, in cui il profitto e la rendita tendono a confondersi. La sua azione non si limita a ciò che Marx chiama il «capitale», ma integra in una stessa macchina da guerra lo Stato, tanto la sua funzione politico-amministrativa quanto quella militare. Delle quattro caratteristiche principali dell’imperialismo di Lenin che possiamo ritrovare molto accentuate nel capitalismo contemporaneo, finanziarizzazione, colonizzazione, monopoli e guerra, quest’ultima ci sembra la più significativa perché costituisce una novità che il capitale di Marx non integrava ancora come condizione indispensabile dell’accumulazione capitalistica. L’imperialismo, in estrema sintesi, è moneta e guerra. Quando si dice che l’economia si è mangiata il politico, che la finanza detta le condizioni alla politica, si dice una cosa assolutamente falsa, perché la costituzione dell’imperialismo ha modificato radicalmente sia l’economia che la politica. Più precisamente, il capitale e il sistema politico statale (comprendente la burocrazia amministrativa e militare) si integrano, costituendo una macchina che però non annulla completamente le loro specificità. Funzionano insieme e in maniera complementare.
giovedì 4 novembre 2021
L’economia al posto di comando
L’economia al posto di comando significa inesorabilmente disarmonia e conflitto, perché ogni volta che essa funziona, funziona soltanto per un settore o per una parte (se poi non funziona non funziona per nessuno se non per LORO). Bilanci, fatturati, e indici di produzione appartengono a una grande bugia, perché nel mondo sottomesso all’economia, in testa a tutte le classifiche c’è la produzione di infelicità. Questa è la merce definitiva, il prodotto dei prodotti.
Perché l’economia non domina SOLTANTO l’esistenza sociale, ma è scivolata ben dentro le menti, i comportamenti, le relazioni personali: guadagno, risparmio, investimenti, ricavi e costi, sono categorie che l’umanità è arrivata ad applicare a ogni circostanza; in questo senso l’economia è la più diffusa e micidiale delle sostanze inquinanti, la vera droga pesante con miliardi di tossicodipendenti. Il prezzo antropologico che l’umanità paga per qualche dose/bustina di benessere economico è lo sterminio e la depressione delle ricchezze vitali.
Non è certo nelle mani degli economisti che c’è un futuro per l’economia. Perché come tutti coloro che pretendono di seguire una fredda oggettività, gli economisti costruiscono una disciplina estranea alla ricchezza vitale. E ormai sempre più una disciplina separata, specializzata, freddamente oggettiva e razionale, non è soltanto odiosa, è anche profondamente stupida.
Alleggerire l’economia da ogni primato e da ogni privilegio è il solo modo per riservarle una possibilità di salvezza (sempre se vale la pena salvarla). Alla borsa, nelle banche e nelle menti andrebbe messo un cartello con scritto: senza espansione della felicità niente sviluppo economico.
giovedì 20 dicembre 2012
IL CONSUMO COME IDENTITA' PERSONALE
L'inesauribile e inesorabile dispiegarsi della burocrazia amministrativa promuove la mercificazione totalizzante dell'esistente e genera cambiamenti antropologici profondi: configura la distribuzione geografica della popolazione, concentrandola nei centri industriali; aumenta i ritmi di produzione; inibisce prassi e formazioni sociali fondate sulla reciprocità, sul dono, sulla condivisione; annienta abilità secolari. La raccolta di erbe e di legna, la coltivazione di un orto, la fermentazione casalinga del vino e la distillazione dei liquori, i saperi artigianali legati alla riparazione e al recupero e all'elaborazione di rimedi terapeutici naturali seguono una sorte analoga a quella della panificazione: diventano per buona parte delle persone semplicemente impensabili.
La logica del profitto è esponenziale: si nutre di aumento perenne della produzione e quindi delle vendite. La crescita dei consumi, alimentata ad arte richiede: primo, come abbiamo visto, l'estinzione della possibilità di soddisfare bisogni senza passare per il mercato; secondo, l'allargamento degli ambiti che vengono mercificati, sottraendoli dal controllo pubblico, e l'applicazione della logica mercantile a beni che non erano mai stati concettualizzati come merci (ad esempio, brevetto dei codici genetici); terzo, un continuo ricambio dei prodotti che devono, dopo l'acquisto, risultare velocemente inadeguati, vetusti, superati; quarto, la capacità di alimentare il senso di inadeguatezza, e quindi il desiderio, illudendo il consumatore che il mercato offra la soluzione; quinto, la frammentazione delle reti sociali e la promozione dell'individualismo, in modo da generare consumatori singoli, ognuno potenziale acquirente, e così inibire l'acquisto collettivo. Il ricorso al mercato, per pressoché ogni esigenza, viene reso indispensabile.
Il consumo sostituisce il lavoro come fonte primaria di identità personale, rafforzando la sensazione che nell'acquisto si possa sviluppare una specifica dimensione soggettiva legata ad un possesso individuale.
giovedì 6 dicembre 2012
L’economia come disarmonia e conflitto
Non c’è un tempo, non c’è un luogo, un’esperienza umana dove la supremazia dell’economia abbia mai prodotto alcuna soluzione globale. L’economia al posto di comando significa inesorabilmente disarmonia e conflitto, perché ogni volta che essa funziona, funziona soltanto per un settore o per una parte (se poi non funziona non funziona per nessuno se non per LORO). Bilanci, fatturati, e indici di produzione appartengono a una grande bugia, perché nel mondo sottomesso all’economia, in testa a tutte le classifiche c’è la produzione di infelicità. Questa è la merce definitiva, il prodotto dei prodotti.
Perché l’economia non domina soltanto l’esistenza sociale, ma è scivolata ben dentro le menti, i comportamenti, le relazioni personali: guadagno, risparmio, investimenti, ricavi e costi, sono categorie che l’umanità è arrivata ad applicare a ogni circostanza; in questo senso l’economia è la più diffusa e micidiale delle sostanze inquinanti, la vera droga pesante con miliardi di tossicodipendenti. Il prezzo antropologico che l’umanità paga per qualche dose/bustina di benessere economico è lo sterminio e la depressione delle ricchezze vitali.
Non è certo nelle mani degli economisti che c’è un futuro per l’economia. Perché come tutti coloro che pretendono di seguire una fredda oggettività, gli economisti costruiscono una disciplina estranea alla ricchezza vitale. E ormai sempre più una disciplina separata, specializzata, freddamente oggettiva e razionale, non è soltanto odiosa, è anche profondamente stupida.
Alleggerire l’economia da ogni primato e da ogni privilegio è il solo modo per riservarle una possibilità di salvezza (sempre se vale la pena salvarla).
È in una dimensione di ricerca globale di nuove forme di vita, che ci potrà essere una terapia per l’economia. Alla borsa, nelle banche e nelle menti andrebbe messo un cartello con scritto: senza espansione della felicità niente sviluppo economico.
giovedì 8 novembre 2012
Sfidare la vera anima del capitalismo
Per almeno 5000 anni i movimenti popolari si sono concentrati sulle lotte per il “debito”. C'è una ragione per tutto questo: il debito è il mezzo più efficiente mai creato per mantenere relazioni fondamentalmente basate sulla violenza e su diseguaglianze violente, facendole sembrare giuste ed eticamente corrette. Quando il trucco non funziona più, esplode tutto. E quello che sta accadendo adesso. Il debito ha chiaramente dimostrato di essere il fattore di maggior debolezza del sistema, il punto in cui si perde il controllo e consente agli oppositori infinite opportunità di gestione. Si parla di sciopero del debito, di cartello dei debitori. Si potrebbe iniziare con garanzie contro gli sfratti: di quartiere in quartiere, aiutandoci gli uni con gli altri. La forza della contrapposizione non sta solo nello sfidare i regimi del debito, ma nello sfidare la vera anima del capitalismo, la sua base morale, ora svelata da una serie di promesse tradite, per fare ciò occorre creare una nuova realtà.
Un debito è solo una promessa e il mondo di oggi è pieno di promesse che non sono state mantenute.
Tutto questo sistema si sta sbriciolando. Quello che rimane è solo ciò che riusciamo a prometterci a vicenda, direttamente, senza la mediazione di burocrazie economiche e/o politiche. La rivoluzione inizia con il chiedersi: che tipo di promesse fanno gli uomini e le donne liberi e come possiamo costruire un mondo nuovo attraverso queste promesse?
giovedì 20 ottobre 2011
Urla la morte nel carattere selvaggio delle guerre
L'espansione economica è stata non una vittoria dell'uomo, ma il blocco imposto all'espansione della vita umana, cui essa è parassitariamente sostituita.
Sostenere che il mondo evolve è confondere due movimenti inversi: il divenire della sopravvivenza e l'emergere della vita. La prima è tributaria al processo mercantile, la seconda non ha il suo posto nella storia; vi penetra grazie dei sismi. Il solo che possa toccarla dipende dalla crescente astenia di cui minaccia il salasso accelerato del lavoro, la dialettica di morte in cui l'insieme delle attività umane tende a meccanizzarsi secondo imperativi economici.
La storia agisce come catalizzatore fra la dialettica di morte, che coincide con l'umanizzazione mercantile, e la dialettica di vita, sempre presente e mai riconosciuta. Più la presa dell'economia si allenta e meglio la vita si apre una nuova strada.
Le epoche di distruzione parossistica indicano l'irruzione della volontà di vivere e il grado di potenza repressiva messo in opera per rimuoverla. La vita tenuta a freno urla la morte nel carattere selvaggio delle guerre, nello scatenamento delle rivolte, nella barbarie delle oppressioni, nella ferocia dei costumi quotidiani, nella grande ricaduta delle epidemie.
Esse spesso vengono dopo periodi in cui l'conomia si abbandona allo slancio di una mutazione riuscita, talvolta allo sbando in cui si annuncia la nascita di una forma nuova. E quando avviene è come se la primavera fiorisse all'improvviso nella storia in cui le stagioni non esistono.
Allora l'amore diviene la grande preoccupazione, l'autorità patriarcale viene derisa, la virilità guerriera ridotta alla sua ridicola dimensione. Il riso risuona fresco, il bambino esiste, la donna appare. La donna rivestita dei suoi abiti di gioia, maestosa nella sua certezza di essere la creatura più inutile e la più nociva a questa economia che i preti hanno inventato sacrificando l'amore al potere.








