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Visualizzazione post con etichetta città. Mostra tutti i post
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giovedì 30 maggio 2024

TEMPI MODERNI

Nell'epoca in cui sarti e barbieri hanno ancora un'enorme importanza e ci si guarda con piacere allo specchio, si immagina anche sovente un luogo dove si vorrebbe passare la vita, o almeno un luogo dove sarebbe di stile vivere, pur sentendo magari che non ci si starebbe volentieri. Così da tempo si è giunti necessariamente al concetto di una specie di città super-americana, dove tutti corrono o s'arrestano col cronometro in mano. Aria e terra costituiscono un formicaio, attraversato da vari piani delle strade di comunicazione. Treni aerei, treni sulla terra, treni sotto la terra, posta pneumatica, catene di automobili sfrecciano orizzontalmente, ascensori velocissimi pompano in senso verticale masse di uomini dall'uno all'altro piano di traffico; nei punti di congiunzione si salta da un mezzo di trasporto all'altro e il loro ritmo che tra due velocità lanciate e rombanti  ha una  pausa, una sincope, una piccola fessura di venti secondi, succhia e inghiotte senza considerazione la gente, che negli intervalli di quel ritmo universale riesce appena a scambiare in fretta due parole. Domande e risposte ingranano come pezzi di una macchina, ogni individuo ha soltanto compiti precisi, le professioni sono raggruppate in luoghi determinati, si mangia mentre si è in moto, i divertimenti sono radunati in altre zone della città, e in altre ancora sorgono le torri che contengono moglie, famiglia, grammofono, e anima. 

 

giovedì 23 novembre 2023

SMART CITY, la città intelligente

La storia del capitalismo e la storia dell’urbanizzazione del mondo, dal momento che esso ha trovato nella città moderna il luogo fondamentale dell’organizzazione dei propri bisogni. In essa si modellano utilitaristicamente le forme di vita e l’esperienza dello spazio-tempo collettivo. A ogni tappa della rivoluzione industriale che si sviluppa da ormai due secoli e mezzo e corrisposta una trasformazione radicale e costante dello spazio urbano. Da una decina di anni, l’aggettivo smart e la quintessenza della quarta rivoluzione industriale che il capitalismo propaganda come una necessita ineluttabile del progresso e della propria stessa sopravvivenza. Un’espressione fondamentale di questa “intelligenza”, riassuntiva di tutte le altre, dovrebbero essere quelle smart cities che hanno conquistato l’immaginario e plasmato il lavoro di urbanisti, politici e manager. La smart city e la visione utopica di una vita urbana resa intellegibile e gestita autonomamente dall’Intelligenza Artificiale e dall’automazione, dall’Internet delle cose e dalle infrastrutture digitali, dal Machine Learning e dai flussi di Big Data.

Nessun progetto di utilizzo della tecnologia e delle macchine potrà portare a una liberazione dell’umanità fino a quando una rivoluzione della vita quotidiana basata sulla sperimentazione di un nuovo sentimento ludico e anti-utilitarista del tempo e dello spazio non avra estirpato il cancro del produttivismo dal mondo. Le citta sperimentali della deriva che i situazionisti volevano cominciare a costruire – visibili in nuce soltanto nel micro-complesso auto costruito da Jorn ad Albisola Marina – avrebbero dovuto servire proprio a questo, a inventare una nuova idea di felicita che scalzasse quella alienante e totalitaria della “società dello spettacolo”. Purtroppo e significativamente, la New Babylon che doveva incarnare quel modello e che Constant continuo a progettare ben oltre la sua uscita dall’Internazionale situazionista – uscita dovuta proprio alla sua eccessiva fiducia post-marxista nei poteri dell’automazione – assomiglia oggi in molti tratti alla smart city della Aiken: un’utopia che il capitalismo e pronto a saccheggiare per i propri interessi. Non si possono cambiare le citta senza cambiare il mondo alle sue radici. Non può esistere una citta intelligente per l’umanità finche l’intelligenza rimane quella del capitalismo. Fino ad allora, nella meno catastrofica delle ipotesi, avremo un aggiornamento del baratto tra la garanzia di non morire di fame e la certezza di morire di una noia aumentata, cibernetica e transumana. 


giovedì 26 ottobre 2023

Lo spazio urbano come festival della vita quotidiana

Lo spazio urbano va riducendosi a pura facciata, ora il motore ideologico della trasformazione urbana è l’immagine che si promuove – il marchio. Orientato sulle direttrici dell’interesse privato, l’agglomerato post-moderno si rivolge all’esterno per attrarre quanti più investimenti, e turisti, possibile. Deve impressionare il visitatore ignaro e fare colpo sugli uomini d’affari con un’immagine appariscente. Per questo l’équipe dirigente intraprende, in modo congiunto con le imprese private e i pezzi grossi della politica, operazioni di valorizzazione del patrimonio culturale e monumentale, creando una scenografia roboante (museificazione dei centri storici, promozioni immobiliari esclusive, strade commerciali pacchiane, complessi monumentali “d’autore”, edifici singolari, zone verdi desertificate), e trasformando in festival la vita quotidiana con eventi promozionali, “performances”, congressi di ogni genere e fiere commerciali. In questo modo s’imprime rapidamente un marchio su uno spazio segmentato e freddo, asettico, trasparente, disseminato di frammenti fittizi, paesaggi simulati e architettura petulante, come fosse un parco tematico o uno studio cinematografico. Uno spazio-franchigia privo di tensioni, disciplinato, profilattico, inumano, la cui sostanza è una miscela di falsità, voracità e cattivo gusto. Un arredo volgare che impedisce la liberazione di ciò che è latente nella vita quotidiana, in cui la servitù è volontaria e il ballo della rassegnazione conta un pubblico assiduo e numeroso. Lo scenario ideale per chi trae i benefici della globalizzazione. L’isolamento sociale e spaziale che deriva da un urbanesimo adattato alla necessità di crescita dell’economia coincide con il progresso della digitalizzazione, vale a dire al progresso stesso. Non c’era bisogno di una crisi sanitaria per impoverire ancor più le relazioni sociali, dato che il confinamento non è stato mai una novità. Strumenti di separazione come l’automobile, la televisione e il computer ai loro tempi, o i tablet e i telefonini oggi, hanno un ruolo importante nella distruzione dei vincoli affettivi e dei costumi sociali, per non parlare di ciò che provocano in quanto a meccanizzazione dei comportamenti delle persone. Il ricavo di plusvalore prospera tanto sull’adattamento della natura umana alle esigenze tecnologiche e alla degradazione ambientale, quanto sulla scomparsa della comunicazione diretta, delle radici locali e della socialità comune. Eppure, l’utopia barbara del tardo capitalismo non ha ancora trionfato. Molte contraddizioni la rendono irrealizzabile e la conducono all’auto-annichilimento. Non ha futuro. Ad ogni modo, i contro-progetti di resistenza dovranno sgombrare e ripulire molto terreno affinché l’urbanesimo della sottomissione, della robotizzazione e della nevrosi vada irrimediabilmente in rovina e si apra la strada a uno spazio di libertà, autonomia e rivolta. Il fatto che i rivoltosi di oggi si preoccupino di abbozzare un modello di città conseguente, contribuirà molto più di quanto si possa pensare a configurare questo spazio. (Miguel Amorós)