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giovedì 5 dicembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XLV

1940 

Muore nel Canada Emma Goldman, anarchica russa (era nata nel 1869) emigrata a 17 anni negli Stati Uniti. Legata sentimentalmente ad Aleksandr Berkman, anch'egli d'origine ebraico-russa, fu con lui l'animatrice dell'anarchismo americano alla fine del secolo e nei primi decenni del Novecento. Nel 1906, mentre Berkman stava scontando una lunga pena detentiva (22 anni di carcere) per aver sparato a un magnate della metallurgia americana noto per il suo atteggiamento anti-operaio, la Goldman ridiede impulso al movimento libertario perseguitato e fondò con altri compagni, a New York, la rivista  "Mother Earth" che esercitò un'influenza notevole sul pensiero anti-conformista statunitense. Deportata dagli Stati Uniti nel 1919 nel clima di isterismo reazionario del dopoguerra che sfruttava i contingenti sentimenti nazionalistici ai fini di rafforzamento del sistema, rientrò in Russia con Berkman, ebbe contatti con Zinoviev e altri esponenti della rivoluzione, ma non poté raggiungere l'Ucraina di Nestor Makhno e anzi riservò duri giudizi al movimento makhnovista che non conobbe comunque di prima mano. Delusa infine dal contrasto tra i suoi antichi ideali e la nuova realtà per lei incomprensibile del regime sovietico, centralizzatore oltre che in economia, anche nel campo delle idee, della cultura e delle ideologie politiche, emigrò nuovamente, prima in Inghilterra e successivamente in Canada, ove si stabili. Fece visita  alla CNT di Madrid durante la guerra civile spagnola. Col suo idealismo schematico e ottocentesco mantenne sempre un atteggiamento rigidamente antimarxista e di chiusura nei confronti non solo della dittatura staliniana ma anche dell'opposizione comunista  di sinistra di tendenza trotzkista o comunque bolscevica. A lei e a Berkman spetta una parte notevole di responsabilità per la   divisione tra marxisti e libertari. È scomparsa da circa un decennio anche "Mother Jones" (Mamma Jones), agitatrice e organizzatrice operaia americana. Attiva soprattutto nelle zone carbonifere della Pennsylvania e del West Virginia e nei distretti di estrazione dei minerali di ferro del West e del Southwest, a oltre 80 anni aveva cercato di raggiungere i minatori del Colorado in sciopero (gennaio 1914) ed era stata rinchiusa in una cella infame infestata dai topi. A oltre 90 anni militava ancora nel movimento operaio, e si era iscritta al Farmer-Labor Party, un raggruppamento di organizzazioni operaie e contadine indipendenti dai grandi sindacati di mestiere, fondato nel 1919 e scioltosi  poco prima della seconda guerra mondiale. Nel 1905 era stata delegata, come leader stimata dei minatori, alla prima «convention» dell'IWW, quella della fondazione in Chicago, cui partecipò al fianco di Lucy Parsons, vedova del martire anarchico Albert Parsons, direttore di "Alarm" impiccato a Chicago nel 1887. Nel 1925 aveva pubblicato a Chicago The Autobiography of  Mother Jones. Autentica  proletaria  americana, senza dubbi né retorica, ma anche senza filosofia, si era posta gli obiettivi più moderati («more pay and less hours», paga più alta e meno ore di lavoro) che aveva cercato di raggiungere con mezzi audaci e rivoluzionari. Sia la Goldman col suo razionalismo elementare e col suo individualismo eroico nutrito dalle letture di Kropotkin, Nietzsche e Ibsen, sia Mother Jones col suo primitivo empirismo rispecchiano una fase dello sviluppo americano. 

1943 

11 gennaio - Misterioso assassinio, a Manhattan (New York) dell'anarchico di origine italiana  Carlo Tresca. Nato nel 1879 a Sulmona, a vent'anni aveva abbandonato la ricca famiglia ed era diventato socialista e segretario dell'appena fondato sindacato ferrovieri. Per aver pubblicato un foglio d'agitazione intitolato "Il germe" con cui denunciava le malefatte dei potenti, fu processato; dimostrò che le cose da lui pubblicate erano vere,ma venne ugualmente condannato. A ventiquattro anni era già esule in Svizzera. Della colonia italiana faceva parte un chiacchierone esagitato, dagli occhi spiritati, magro come un chiodo: Benito Mussolini, allora socialista massimalista. Tresca un giorno gli diede del posatore, del ciarlatano. Mussolini urlò come un forsennato: «Tu non sei abbastanza rivoluzionario!». «Staremo a vedere», ribatté calmo Tresca. Mussolini diventerà il capo del fascismo, della nuova destra violenta. Tresca, emigrato nel 1904 come tanti altri italiani poveri negli Stati Uniti, divenne un abile e coraggioso organizzatore sindacale a Pittsburg, tra i minatori e i lavoratori delle acciaierie. Creò un giornale d'agitazione in lingua italiana, "La Plebe", e l'anno successivo aderi all'IWW, l'associazione degli Industrial Workers  of  the World, fondata a Chicago il 27 giugno 1905 da "Big" Bill Haywood, Eugene V. Debs, Daniel De Leon e altri con un programma di sindacalismo rivoluzionario. Tresca era già allora quello  che sarebbe rimasto per tutta la vita: un uomo alto, forte, un paladino dei deboli e degli sfruttati. Nell'America dell'inizio del secolo tra i più deboli e sfruttati erano gli emigranti italiani. Carlo si dedicò alla loro organizzazione, perché potessero meglio difendere i loro diritti. Ma erano diritti da strappare con dure lotte a un padrone  disposto a tutto pur di non riconoscere alla «plebe» la possibilità di una vita  umana.


giovedì 11 luglio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXVIII

1926

Novembre - Appare in lingua russa e in francese, a Parigi, edito dalla Librairie internationale, un opuscolo di 32 pagine intitolato Plate-forme d'organisation de l'Union Générale des Anarchistes - Projet. Redatta probabilmente dal russo Piotr Arsinov, collaboratore di Makhno al tempo della guerriglia anarchica in Ucraina e con lui esule in Francia, questa «piattaforma» è stata discussa per vari anni da un numeroso gruppo di anarchici russi in esilio cui per qualche tempo si sono aggiunti dei giovani polacchi. Presentatore del progetto è il gruppo "Dielo Truda", formato da Arsinov, Makhno, Volevsky, Linsky e Ida Mett. La pubblicazione era stata preceduta da diversi articoli esplicativi, apparsi sul "Dielo Truda", di Arsinov, Makhno e altri, in favore di un'organizzazione anarchica nuova, più centralizzata e responsabilizzante, e in polemica con l'idea di organizzazione mista propugnata da un gruppo di anarchici russi tra cui primeggia Boris Volin (pseudonimo del poeta e intellettuale Vsevolod  „Mikhailovic Eichenbaum, liberato e autorizzato a lasciare la Russia all'inizio degli anni 20 per interessamento di Victor Serge), e dal vecchio libertario francese Sébastien Faure. Faure aveva fondato nel 1920 l'Union Anarchiste come organizzazione di «sintesi», ma nel congresso del novembre 1927 i piattaformisti ottenevano la maggioranza e trasformavano, con un programma più rapido di quello di Arsinov, la vecchia associazione nell'Union Anarchiste Communiste Révolutionnaire (UACR), sull'esempio della quale si formava l'Unione Anarco-Comunista italiana, rimasta di limitate proporzioni e osteggiata dagli altri anarchici fino alla sua scomparsa. In Francia i vecchi libertari costituivano l'Association des Fédéralistes Anarchistes, la cui teorizzazione è contenuta nell'opuscolo La Synthése anarchiste (Parigi 1928) con cui Faure rilanciava la sua concezione della libera intesa delle tre grandi correnti (anarco-sindacalista, comunista-libertaria, anarco-individualista). Alcuni «sintesisti» non avevano però seguito Faure, e lavorando tra i piattaformisti riusciranno nel 1930 a riprendere la maggioranza. La «piattaforma» diventerà invece la carta «costituzionale» della Federazione Anarchica Comunista Bulgara. Forti critiche alla piattaforma di Arsinov-Makhno vengono avanzate oltreché da Faure e Volin anche dalle figure più autorevoli e «storiche» dell'anarchismo internazionale, e in particolare da Malatesta, Fabbri, Maria Korn, dal noto storico

libertario austriaco Max Nettlau, sia pure con argomenti generici e non sempre convincenti. Assai più incalzante la lettera aperta intitolata  Due parole a Pietro Arsinov (pubblicata il 5 ottobre 1935 dall'"Adunata dei Refrattari", giornale anarchico di lingua italiana di New York che, come il più sindacalistico "Il Martello" diretto nella stessa città da Carlo Tresca, è anti-piattaformista). In essa Camillo Berneri commenta il «destino politico» di Arsinov, il quale nell'ottobre  1931 coll'articolo  L'anarchismo e la dittatura del proletariato dichiara apertamente di lasciare l'anarchismo e accetta «la necessità storica e inevitabile della nostra epoca, la dittatura del proletariato». E il primo concreto tentativo di avvicinamento ufficiale all'URSS compiuto da Arsinov, che il 30 giugno 1935 pubblica sul giornale sovietico "Izvestia" un articolo in cui rinuncia a ogni cautela anarchizzante e definisce «farsa tragicomica» il movimento makhnovista (da lui stesso esaltato in passato) e «atti terroristici e di espropriazione senza importanza» le azioni compiute dagli anarchici nella rivoluzione russa del 1905-1907. Scrive Berneri: «Quando Francesco Saverio Merlino si allontanò dall'anarchismo, credette giustamente che fosse dovere di dignità di pensatore e di scrittore giustificare seriamente il suo nuovo atteggiamento. Quello che voi scrivete a giustificazione vostra e ad incitamento agli anarchici a seguirvi è di una povertà pietosa. Lo stesso Makhno che agli  estranei del movimento anarchico ucraino pareva esser unito a voi da una profonda comunità di idee, vedeva nel vostro piattaformismo  una deviazione bolscevizzante. Makhno era anarchico; ed è per questo che, non sperando adescarlo e sapendolo tenacemente coerente nemico, la stampa bolscevica  lo ha sistematicamente diffamato in Russia e fuori di Russia». Berneri è l'unico a mettere acutamente in rilievo il momento storico scelto da Arsinov per passare all'URSS: «Mentre, in nome del fallimento della dittatura proletaria nell'URSS, dei bolscevichi hanno dato e danno la libertà o la vita, voi, neobolscevico, vi affrettate a incensare lo zar Stalin, e proprio in un momento politico in cui il possibilismo bolscevico sta degenerando nell'opportunismo più governamentale e nazionalista. Voi siete, inserito nel regime bolscevico, un suicida». Arsinov concluderà la sua vita, probabilmente nel 1936, in un campo di concentramento stalinista. Scrivendo da Roma in cui vive praticamente prigioniero della censura fascista, il vecchio Malatesta ribadisce, a proposito della «responsabilità collettiva come base di ogni seria organizzazione »,che «non si rimedierà a niente proclamando una "responsabilità collettiva" che, se non è la cieca sottomissione di tutti alla volontà di alcuni, è una assurdità morale in teoria, e, in pratica, la irresponsabilità generale. Già nella mia risposta a Makhno io dicevo: "Può darsi che, parlando di responsabilità collettiva, voi intendiate raccordo e la solidarietà che devono esistere tra i membri di una associazione. E se è così, la vostra espressione sarebbe secondo me una improprietà di linguaggio, ma in fondo si tratterebbe solo d'una questione di parole e saremmo vicini ad intenderci", (lettera al gruppo  anarchico del XVIII circondario di Parigi, piattaformista, del marzo 1930, pubblicata da "Le  Libertaire" di Parigi il 19 aprile successivo). Non si tratta però di una semplice questione di parole, come confermerà, al di là dei tragici errori di Arsinov, il declino del movimento anarchico nel mondo, incapace di organizzarsi nella mutata società di massa del periodo tra le due guerre mondiali. 



giovedì 30 maggio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXII

1921 

8 febbraio - Muore a Mosca Petr Kropotkin, figura ormai storica (era nato nel 1842) dell'anarchismo russo e internazionale. Di famiglia nobiliare, aveva aderito giovanissimo al movimento rivoluzionario e scelto l'esilio e scritto numerose opere per diffondere gli ideali libertari, ma nel 1914, per il suo appoggio alla causa degli alleati, era stato abbandonato  dalla maggioranza degli anarchici. Tornato dall'Inghilterra in Russia nel marzo 1917 dopo 40  anni d'esilio non si riconobbe nel mutato clima politico. Per seguire i suoi funerali gli anarchici vennero rilasciati e subito dopo rinchiusi in galera. 

23 marzo - Scoppia una bomba al teatro Diana di Milano, ritrovo della borghesia spensierata; numerosi i morti e i feriti. Agenti provocatori (forse inseriti dal questore Gasti in un gruppo di anarchici individualisti) hanno indotto gli attentatori a rispondere in tal modo alle continue violenze fasciste contro le organizzazioni socialiste; pare che al primo piano sopra il teatro si riunisca un gruppo di picchiatori fascisti. Forse la bomba è diretta proprio al questore che però quella sera è assente. I fascisti ne approfittano per scatenarsi; vengono assalite e distrutte sedi sindacali e di sinistra, tra cui la redazione del giornale "Umanità Nova". La polizia intanto procede ad arresti in massa tra gli anarchici. 

 
Marzo - Sanguinosa repressione della rivolta dei marinai di Kronstadt contro la dittatura bolscevica, nel quadro dello sviluppo e del rafforzamento dello stato sovietico voluto da Lenin e Trotzki. Cibo e combustibili insufficienti, sospensione delle licenze, amministrazione  burocratica  della flotta, avevano fatto si che nel gennaio del 1921 non meno di 5000 marinai del Baltico dessero le dimissioni dal partito comunista.  Nel febbraio Kronstadt, base navale del golfo di Finlandia, è matura per la rivolta, che scoppia alla fine del mese non tanto per le macchinazioni di cospiratori emigrati e di agenti occidentali (come sostengono i bolscevichi) quanto per l'eco suscitata in Kronstadt dalle sollevazioni contadine in tutto il paese e dalle azioni degli operai affamati nella vicina Pietrogrado. Le parole d'ordine dei rivoltosi («onore e gloria della rivoluzione», come li aveva definiti Trotzki nel 1917) sono «liberi soviet» e «abbasso il potere dei commissari ». Si mescolano nella rivolta  istanze libertarie e richieste di migliori condizioni di vita. Mentre non vengono presentate prove convincenti di contatti con i controrivoluzionari, Lenin ammette al X congresso del partito (15 marzo) che a Kronstadt «non vogliono né guardie bianche né il nostro potere». Egli considera la rivolta (che in pubblico insiste nel dichiarare «organizzata dai russi bianchi in esilio») come un segno del profondo fossato che divide ormai il suo partito dal popolo russo. E Trotzki  stesso, comandante dell'Armata rossa, ammetterà nel 1940 poco prima di morire: «È sufficiente dire che tutto ciò che il governo russo fu obbligato a fare contro Kronstadt fu un'atroce necessità; è evidente che il governo rivoluzionario non poteva permettersi di regalare Kronstadt ai marinai insorti della fortezza che protegge Leningrado, per il solo fatto che tra loro esistevano alcuni anarchici e socialisti rivoluzionari  di dubbie intenzioni, alla testa di un pugno di contadini reazionari e di soldati in rivolta. Analoghe considerazioni valgono anche per Makhno e per altri elementi potenzialmente rivoluzionari e che, probabilmente, avevano le migliori intenzioni, ma che agivano in modo nettamente negativo». L'assalto finale contro Kronstadt è sferrato dal maresciallo Tukacevski il 17 marzo e termina  con un'audace vittoria sul ghiaccio. Una  parte dei ribelli fugge in Finlandia, altri si lasciano fucilare gridando «Viva la  rivoluzione mondiale»; alcuni gridano «Viva l'internazionale comunista!». Centinaia di prigionieri sono condotti a Pietrogrado e consegnati alla Ceka, «che alcuni mesi più tardi li fucilava  ancora a piccoli gruppi, stupidamente e criminalmente » (Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario) Per evitare altre rivolte il potere bolscevico decide di eliminare gli anarchici di Pietrogrado, Mosca, Kharkov e Odessa. In settembre saranno fucilati nella prigione della Ceka di Mosca Fanya Baron e altri otto anarchici. Per togliere la base materiale del malcontento Lenin adotterà la Nuova Politica Economica (NEP). 

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giovedì 18 aprile 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XVI

1918

Trotzki, il fondatore e capo dell'Armata Rossa, è impegnato nella costruzione di un saldo potere rivoluzionario centrale, e dopo avere distrutto in Crimea, con l'aiuto degli anarchici, il nuovo esercito bianco guidato dal generale zarista Wrangel, definisce «banditi» i seguaci di Makhno. Né Trotzki né Lenin possono ammettere l'esistenza di una forza alternativa organizzata. Vengono anche ingannati dal comunista ungherese Béla Kun che dopo avere firmato il trattato di alleanza con l'esercito anarchico ucraino, fa circolare voci tendenziose sulla makhnovcina. Su Makhno, intanto, nel popolo russo fioriscono le leggende. Quando il pericolo bianco è definitivamente scongiurato, Lenin e Trotzki il 26 novembre ordinano all'Armata Rossa di eliminare la makhnovcina e il movimento anarchico. Neppure tra gli anarchici mancano critiche nei confronti dei makhnovisti. Al primo congresso dei Sindacati Rossi che si tiene a Mosca nel luglio 1921 si ha una discussione pubblica sulla liberazione degli anarchici detenuti in gran numero nelle galere sovietiche. (Gli arresti a opera della polizia segreta erano cominciati nell'aprile 1918.) Il leader bolscevico Bukharin difende le misure repressive del governo e accusa tutti gli anarchici di essere dei banditi che hanno lottato armi alla mano contro il governo di Mosca. Il sindacalista francese Sirolle, l'unico che riesce a prendere la parola  prima della chiusura del dibattito, è costretto a «scaricare» i makhnovisti: «Tengo a dichiararvi, perché è una profonda verità, che non tutti gli anarchici russi partecipano al movimento di Makhno, che essi condannano, e che quindi, quando noi facciamo richieste in favore del movimento anarchico, lo facciamo per quelli del movimento filosofico e ideologico, di quegli  anarchici che furono alla testa delle prime lotte rivoluzionarie, che parteciparono a tutte le battaglie, che entrarono nelle organizzazioni sovietiche, che tentarono di portarvi i loro criteri, perché era il loro dovere, perché la rivoluzione è proletaria ed essi appartengono a questa classe proletaria». Sconfitto, ferito, uccisi quasi tutti i suoi seguaci dall'Armata Rossa, Makhno non si arrende. Il 28 agosto 1921 fugge in Romania, viene imprigionato, erra tra Polonia, Danzica  e Berlino. Morirà in esilio a Parigi, nel 1934, stroncato dalla tubercolosi contratta giovanissimo nella prigione dove aveva conosciuto per la prima volta le idee anarchiche parlando con Piotr Arginov, un ex bolscevico convertitosi all'anarchismo e successivamente membro e biografo della makhnovcina. 

Fine 1918 - Gli anarchici della Russia meridionale si riuniscono nella Confederazione delle organizzazioni anarchiche dell'Ucraina - Nabat (Campana d'allarme). Forte soprattutto nelle città di Kharkov e Kursk, il movimento della Nabat raccoglie le figure di maggior rilievo dell'anarchismo russo dell'epoca, da Volin a Piotr Arginov, Olga Taratuta, Senya Flesin, Yarcuk, Aaron e Fanya Baron. La Nabat cerca di riunire seguaci di Kropotkin, individualisti e sindacalisti e sostenitori di  Nestor Makhno, che nell'agosto '17 è stato eletto presidente del Soviet di Gulae-Pole. 

1919 

- Si costituisce la CGT (Confederacao Generaldo do Trabalho) portoghese, molto influenzata dai principi della Charte d'Amiens. Da anni gli anarchici conducono una dura lotta contro le degenerazioni dei repubblicani andati al potere, con la caduta della monarchia, nel 1910, e in difesa del pane e del lavoro. Nel 1922 la CGT entra nell'Associazione Internazionale dei Lavoratori al pari della spagnola CNT. La Confederazione anarco-sindacalista conta nel 1925, al suo secondo congresso, 135 sindacati, 11 federazioni d'industria e cinque camere del lavoro, con un totale di circa 200 000 aderenti. E la più grande centrale operaia operante in tutto il Portogallo. Nel 1926, col colpo di stato militare, la CGT viene dichiarata fuorilegge e cosi il suo organo quotidiano "A Batalha" (La Battaglia, fondato il 23 febbraio 1919) che quanto a tiratura, 25 000 copie, è il secondo giornale del paese. Nel 1934 la CGT organizza lo sciopero generale, l'ultima grande manifestazione contro la dittatura di Antonio Salazar. Mentre la CGT poco dopo si scioglie, i militanti anarchici, al pari degli altri antifascisti piü combattivi, vengono imprigionati, torturati, uccisi dalla polizia segreta, la ferocissima PIDE. Il 25 aprile 1974, abbattuto Caetano, il successore  di Salazar, da un colpo di stato dell'esercito, le bandiere nere e rosse dell'anarco-sindacalismo riappaiono in Portogallo. Quando, per iniziativa del leader stalinista del p.c. portoghese Alvaro Cunhal viene formato il sindacato unico per legare la classe operaia all'apparato statale, gli anarchici chiedono la costituzione di «commissioni di ricostruzione sindacale» in tutte le aziende. "A Batalha" il 21settembre 1974 riprende le pubblicazioni (prima quindicinale, poi settimanale) polemizzando con l'impostazione verticistica di Cunhal e dei militari e sostenendo il progetto di una società autogestita e  federalista. 




giovedì 11 aprile 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XV

1918 

6 novembre - Si fermano i cantieri navali e le fabbriche di Kiel e di Amburgo. Soldati e marinai iniziano la rivolta. Sulle navi da guerra viene issata la bandiera rossa. Liberati i detenuti, destituiti gli ufficiali, i poteri passano ai Consigli degli operai e dei soldati. L'ammutinamento dei marinai di Kiel è come un segnale: tre giorni dopo insorge Berlino, poi tutta la Germania. La carica di cancelliere passa al socialista di destra Ebert, che col ministro della difesa Noske (anche lui socialdemocratico) reprimerà la rivolta nel gennaio 1919, sterminando gli spartachisti guidati da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. 

7 novembre - Scoppia la rivoluzione in Baviera al primo anniversario della Rivoluzione bolscevica. L'anarchico Gustav Landauer viene chiamato a Monaco dal suo amico Kurt Eisner, socialista, presidente della  neonata repubblica. Con Erich Miihsam  e Ernst Toller, Landauer si batte per dar vita ai consigli dei lavoratori, alle cooperative autogestite e autonome. 

11- novembre - Fine della prima  guerra mondiale. La casta militare germanica preferisce affrontare il «fronte interno». - Si rafforza e diffonde il movimento dei contadini rivoluzionari iniziato a Gulae-Pole da Nestor Makhno e che da lui prende il nome di makhnovéina  (gennaio 1918 - agosto 1921). Gulae-Pole (dove Makhno è nato nel 1889 da poverissima famiglia) è una cittadina di circa 30 000 abitanti, con diverse fabbriche. La produzione e il commercio dei cereali hanno favorito l'uso di manodopera salariata e di macchine al posto dei servi (nel corso dell'Ottocento questi contadini hanno resistito, facendo anche ricorso alla violenza, alla diffusione della servitù). La

zona differisce sia dall'Ucraina orientale, più industrializzata e già penetrata dalla propaganda bolscevica assai influente tra i lavoratori urbani, sia dall'Ucraina occidentale, più agricola, ove più della metà della popolazione era in servitù fino al 1861. - Per 7 mesi, dal novembre 1918 al giugno 1919 la regione controllata da Makhno all'est del Dnieper non viene raggiunta né dai Bianchi né dai Rossi. L'associazione dei contadini di Gulae-Pole s'impadronisce delle terre dei latifondisti e le distribuisce tra i contadini poveri. Vengono fondate comuni a partecipazione volontaria con 100-300 membri. Gli operai gestiscono le piccole fabbriche e i cereali sono scambiati con i manufatti delle città. Per difendere questa piccola società anarchica Makhno organizza unità guerrigliere a cavallo capaci di grande mobilità e dotate di mitragliatrici montate su piccoli carri trainati da cavalli (tacanki). I guerriglieri possono riunirsi e disperdersi con grande rapidità tra i contadini che li avvertono in caso di attacchi controrivoluzionari. I comandanti sono in maggioranza contadini, ma non mancano gli operai e qualche rarissimo intellettuale. Alla fine del 1919, momento di maggiore diffusione del movimento makhnovista, gli effettivi dell'armata anarchica superano le 50 000 unità, che dispongono di armi strappate al nemico, compresi cannoni, treni e autoblinde. Dal 1917 al 1921 la bandiera nera dell'anarchia lotta contro le truppe di occupazione austriaco-tedesche e le armate bianche di Denikin, Skoropadskij, Petliura e Wrangel, al fianco dei bolscevichi, e sventola libera al vento proteggendo i contadini liberati dal lavoro  salariato. Sorgono le Comuni agricole e i Soviet dell'Ucraina. La makhnovéina,  forza di combattimento autonoma, funziona come una «repubblica di tacanki». Essa si rifiuta di accettare la cessione dell'Ucraina all'Austria-Ungheria (che i bolscevichi avevano dovuto subire col trattato-capestro di Brest-Litovsk). In diverse occasioni Makhno collabora con i bolscevichi per respingere l'invasione dei russi bianchi, e nell'autunno del 1919 darà un contributo fondamentale alla sconfitta del generale Denikin che avanzava al nord. Dopo averlo dichiarato fuorilegge in gennaio, ai primi di ottobre del 1920 il governo bolscevico conclude un accordo con Makhno stabilendo di liberare gli anarchici arrestati in Ucraina e di riconoscere loro la libertà d'azione. Ma profonde restano le differenze di metodo, di ideologia, di pratica politica e sociale.




giovedì 28 marzo 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XIII

1916

La stampa borghese pubblica con rilievo estratti della dichiarazione.  Malatesta replica su "Freedom" di aprile, riconoscendo la buona fede dei firmatari ma ribadendo il dovere per ogni anarchico «per rispetto della sincerità e nell'interesse futuro del nostro movimento emancipatore, di separarsi nettamente dai compagni che credono possibile conciliare le idee anarchiche e la collaborazione con i governi e la borghesia di certi paesi nelle loro rivalità contro le borghesie e i governi di altri paesi». L'articolo si conclude con queste parole: «Oggi come sempre il nostro grido sia: Abbasso i capitalisti e i governi, tutti i capitalisti e tutti i governi! Viva i popoli, tutti i popoli!». 

Aprile - Viene usata per la prima volta, a Zurigo, la parola «Dada » in quello che diventerà il suo senso culturale. Appare stampata per la prima volta in maggio, nel primo numero della rivista "Cabaret Voltaire", animata da Hugo Ball, Tristan Tzara, Marcel Janco e Jean Arp. L'«anarchia creativa» di Dada e le successive invenzioni del Surrealismo sono legate al clima di violenza dell'epoca. 

Aprile - In polemica con la «Dichiarazione dei sedici», «un gruppo di anarchici» italiani diffonde un manifesto intitolato La guerra europea e gli anarchici (il testo è di Luigi  Fabbri). In Italia come in tutto il mondo il manipolo di anarchici interventisti è sempre più isolato dal movimento operaio  e libertario. 

2 aprile - Esce a Parigi, diretto da Sébastien Faure, il giornale "Ce qu'il faut dire..." che attacca il clima di difesa nazionale e afferma: «Ciò che bisogna dire: la guerra scomparirà solo con la scomparsa del regime capitalista. Ma la guerra ha una seconda causa: in noi, d'ordine morale. Discende dall'educazione, letture ecc. che impregnano il bambino dello spirito di guerra». A Parigi e nella banlieu il successo è forte, il numero uno viene rapidamente esaurito. Si scatena subito una feroce censura. 

Giugno - Convegno nazionale anarchico semiclandestino a Ravenna, da cui nasce un comitato d'azione internazionalista che coordinerà l'attività libertaria durante la prima guerra mondiale. Fanno parte del comitato: Temistocle  Monticelli, Gregorio Benvenuti, Virgilio Mazzoni, Pasquale  Binazzi, Torquato Gobbi, alcuni dei quali  subiranno arresti e persecuzioni da parte  dello Stato italiano. 

22 luglio - Esplode una bomba alla manifestazione interventista del Preparedness Day di San Francisco: 10 morti. Caccia agli anarchici e ai Radicals, tra i quali vengono arrestati Tom Mooney e Warren Billings, condannati poi all'ergastolo e liberati nel 1939 dal governatore Olson per manifesta  innocenza. Nato a Chicago nel 1882, operaio socialista, Mooney nel 1902 aveva aderito all'International  Molders Union. Vanitoso e scostante, non saprà mobilitare gli animi come invece Sacco e Vanzetti. Billings è un operaio dell'IWW. 

1917 

27 febbraio - Rovesciamento dell'autocrazia zarista. Costituzione del primo governo provvisorio e rinascita del Soviet di Pietroburgo. Condotto dai Soviet in cui gli anarchici hanno sovente una funzione di punta, comincia un processo rivoluzionario che vedrà l'affermazione del partito bolscevico guidato da Lenin e Trotzki. - Assieme agli altri detenuti politici viene liberato dalla prigione  Butirky di Mosca il giovane operaio anarchico ucraino Nestor Makhno, che ritorna al paese natale Gulae-Pole per organizzare un'associazione di contadini. Nel 1908 Makhno era stato condannato a morte per un attentato; in considerazione della giovane età la pena era stata commutata nei lavori forzati a vita.  

23 marzo - Gli  anarchici russi, prima  ancora della pubblicazione  delle Tesi d'aprile di Lenin, si pronunciano per il proseguimento della rivoluzione: un loro volantino afferma la necessità di «preparare la rivoluzione comunista, decretare immediatamente la fine della guerra, la fine del sistema capitalistico e, con l'azione rivoluzionaria diretta, rafforzare la propria vocazione socialista ». 

15 aprile - Con la pubblicazione clandestina a Torino di un volantino intitolato Eppur si muove! gli anarchici italiani inneggiano alla rivoluzione russa. 






venerdì 1 dicembre 2017

LINSURREZIONE IN UCRAINA DURANTE LA RIVOLUZIONE RUSSA

Alcuni spiegano il suo nascere esclusivamente con l'occupazione austro-tedesca e col regime dello hetman ( ufficio governativo storico e istituzione politica dell'Ucraina equivalente a un capo di stato). L'insurrezione ha le sue radici nei motivi più profondi della rivoluzione russa ed è un tentativo dei lavoratori per portare la rivoluzione sino al suo termine: la liberazione effettiva e il governo del lavoro. Gli austro-tedeschi e la reazione dei proprietari non fecero che anticipare l'apparizione di questo movimento.
Il movimento prese subito larga diffusione. I contadini si sollevavano dappertutto contro i proprietari, li uccidevano o li cacciavano, prendendo per sé terra e beni, senza risparmiare in questa azione gli oppressori stranieri. Ne seguì una serie di repressioni spietate da parte dei tedeschi e delle autorità locali,che uccidevano in massa i contadini dei villaggi insorti, bruciando ogni loro avere. In breve tempo centinaia di villaggi patirono la rappresaglia furiosa della casta dei militari e dei proprietari. Questo accadde nel giugno luglio agosto del '18. Allora i contadini fedeli al loro movimento cominciarono ad agire con i metodi della lotta partigiana. Quasi per forza di una organizzazione invisibile, e quasi contemporaneamente in diverse parti del paese, sorse un gran numero di brigate partigiane, che cominciarono a operare incursioni contro i proprietari le loro guardie e i rappresentanti della autorità. Solitamente queste brigate partigiane, che consistevano di 20, 50, 100 uomini a cavallo ben armati, operavano assalti rapidi e inaspettati alle case dei possidenti e alla guardia nazionale di determinate località, uccidevano tutti i nemici dei contadini e poi scomparivano.
Le vaste rivolte di interi villaggi non erano affatto preparate e parevano l'erompere di una forza naturale, così le azioni partigiane erano condotte esclusivamente da contadini, senza la guida di nessuna organizzazione politica.
Il metodo insurrezionale pose i contadini nella situazione di dover curare da sé il movimento, di doverlo guidare da soli e da soli condurlo alla vittoria. Nel corso di tutta la lotta con lo hetman e i possidenti, anche nei momenti più duri di questa lotta, i contadini rimasero soli di fronte al nemico, organizzato armato feroce. Il suo tratto più caratteristico, là dove esso
rimase sino all'ultimo movimento di classe e non cadde sotto l'influenza di elementi partitici o nazionalistici, non fu soltanto il fatto di uscire dal cuore della massa contadina, ma anche la coscienza comune a tutti i contadini di essere essi stessi i dirigenti del loro movimento. Di ciò erano convinte le brigate partigiane e se ne gloriavano, sentendo in sé la forza della loro grande missione. Le feroci repressioni della controrivoluzione diretta dai possidenti non ostacolarono il movimento, ma lo allargarono, estendendolo a tutte le località. Durante il corso stesso del movimento i contadini, unendosi, si avvicinavano a un comune piano di azione rivoluzionario. Questa unione perseguiva pure lo scopo di trarre dalla massa rivoluzionaria dei contadini una forza reale e organizzata, che potesse combattere contro qualsiasi controrivoluzione e salvare la libertà e la terra del popolo insorto.
La parte più importante in questa opera di unificazione, come in quella dello sviluppo generale del movimento rivoluzionario nel Sud dell'Ucraina, fu svolta dalla brigata di insorti condotta dal contadino indigeno Nestor Machnò. 

giovedì 7 maggio 2015

Fermati! Leggi! Rifletti!

Compagno, soldato dell'Armata Rossa! Il tuo commissario e il tuo comandante ti hanno mandato a catturare gli insorti machnovisti. Per ordine dei tuoi capi, distruggerai pacifici villaggi, inseguirai, arresterai e ucciderai gente che ti dicono essere nemica del popolo. Ti dicono che i machnovisti sono banditi e controrivoluzionari.
Ti dicono quello che devi fare, te lo ordinano, non ti chiedono, ma ti mandano, e tu, umile schiavo dei tuoi padroni, vai a catturare e ad uccidere. Chi? Perché? Per che cosa? Pensaci, compagno soldato dell'Armata rossa! Pensaci, operaio e contadino, coinvolto con la forza nella cabala dei nuovi padroni che si gloriano del titolo di potenza operaia e contadina.
Anche noi insorti e machnovisti siamo operai e contadini, proprio come i tuoi fratelli, i soldati dell'Armata rossa. Siamo insorti contro la tirannide e l'oppressione. Lottiamo per una vita migliore e più serena. Il nostro obiettivo immediato è l'instaurazione di una comunità di lavoratori al di fuori dello stato, senza parassiti e commissari burocratici. Nostro fine immediato è l'instaurazione di una ordine di soviet liberi non sottoposti al potere dei bolscevichi né di qualsiasi partito. Per questo il governo bolscevico-comunista invia spedizioni punitive contro di noi. Si affretta a far pace con Denikin, con i possidenti terrieri polacchi e con gli altri porci della Guardia bianca in modo da poter sopprimere più agevolmente il movimento popolare degli insorti rivoluzionari che lottano per gli oppressi e contro il giogo di qualsiasi autorità.
Non temiamo le minacce del comando supremo bianco-rosso. RISPONDEREMO ALLA VIOLENZA CON LA VIOLENZA. Se sarà necessario noi, benché in pochi, metteremo in fuga le divisioni statali dell'Armata rossa. Perché siamo rivoluzionari insorti amanti della libertà e difendiamo una giusta causa.
Compagno, pensaci! Da che parte stai e di chi sei nemico? Non essere schiavo - sii uomo!!!

GLI INSORTI MACHNOVISTI, giugno 1920

giovedì 31 ottobre 2013

Nestor Makhno il contadino

Chi era in realtà Nestor Makhno? Contadino che si era emancipato fino a diventare rivoluzionario, operaio e organizzatore politico. Non era mai stato un maestro di scuola, come si diceva. A sedici anni non ancora compiuti era entrato nel movimento rivoluzionario; prese parte alla prima rivoluzione del 1905 e nel 1908, in seguito a un attentato, fu arrestato e condannato a morte. Solo in considerazione della giovane età la pena fu commutata nei lavori forzati a vita. È in prigione che Makhno studia e diventa anarchico. In prigione conosce Arsinov, che avrà una parte di primo piano nella lotta partigiana e che diverrà in seguito biografo di Makhno e della makhnovcina. In prigione Makhno si ammala di tubercolosi (la malattia che lo stroncherà ancora giovane a Parigi nel 1934, dove esule camperà facendo l’operaio). 
Sarà liberato solo dall’insurrezione del marzo 1917.
Nell’agosto del 1921, ferito alla testa da una pallottola durante l’ultimo combattimento, si rifugia in Romania ove viene subito internato. Dopo qualche mese riesce a fuggire dal campo di concentramento e penetra in Polonia ma viene di nuovo catturato e rinchiuso in un lager ancora più infame. Fugge di nuovo e aiutato dai suoi seguaci che si trovano in Germania, raggiunge Berlino. Riunitosi ai vecchi compagni, riprende la lotta, questa volta con la penna.  Da Berlino passa a Parigi, ove conduce un’esistenza più calma ma di grande miseria materiale. Comincia a scrivere le sue memorie, che la morte prematura interrompe al periodo 1917-18, all’inizio del movimento che prese il suo nome.
“La makhnovcina non è anarchismo. L’armata makhnovcina non è un’armata anarchica, non è formata da anarchici. L’ideale anarchico di felicità e uguaglianza generale non può essere raggiunto attraverso lo sforzo di una qualsiasi armata, anche se formata esclusivamente di anarchici. L’armata rivoluzionaria, nel migliore dei casi, potrebbe servire alla distruzione del vecchio e aborrito regime; nel lavoro costruttivo, nell’edificazione e nella creazione, qualunque armata, che logicamente non può che fondarsi sulla forza e il comando, sarebbe completamente impotente e persino nociva.
Perché la società anarchica diventi possibile, è necessario che in ogni luogo, in ogni città, in ogni villaggio, si risvegli tra i lavoratori il pensiero anarchico; è necessario che gli stessi operai nelle fabbriche e gli stessi contadini nei loro paesi e villaggi, si pongano alla costruzione della società anti-autoritaria, senza attendere da alcuna parte i decreti-legge. Né le armate anarchiche, né gli eroi isolati, né i gruppi, né la Confederazione anarchica, creeranno per gli operai e i contadini una vita libera. Soltanto i lavoratori stessi, con sforzi coscienti, potranno costruire il loro benessere senza Stato né padrone". 

giovedì 3 ottobre 2013

LA MAKHNOVCINA

Il filone reazionario della presenza contadina nella storia russa è spezzato dalla makhnovcina, la rivoluzione libertaria ucraina che prende nome da Nestor Makhno e che affonda le sue radici nella tradizione dei ribelli e della comune agricola. Nato a Gulae-Pole nel 1889, da poverissima famiglia contadina, Nestor Makhno era stato successivamente custode di vacche, lavoratore agricolo e operaio. Nella prigione Butirky di Mosca divenne amico di Piotr Arsinov, un vecchio operaio metallurgico ed ex bolscevico convertitosi all’anarchismo, il quale fece conoscere al giovanissimo ribelle le idee di Kropotkin e Bakunin. Liberato nel febbraio 1917, Nestor ritornò al paese natale per organizzare un’associazione di contadini di Gulae-Pole.
Gulae-pole era allora una cittadina di circa 30.000 abitanti, con diverse fabbriche. Un certo sviluppo della produzione e del commercio dei cereali aveva fatto sì che in questa zona scarsamente popolata si affermasse l’uso di manodopera salariata e di macchine al posto dei servi.
L’associazione dei contadini di Gulae-Pole s’impadronì delle terre dei latifondisti locali e le distribuì tra i contadini poveri. Vennero fondate comuni a partecipazione volontaria con 100-300 membri. Gli operai gestirono le piccole fabbriche e i cereali vennero scambiati con i manufatti delle città.
Per difendere questa piccola società anarchica, Makhno organizzò unita guerrigliere a cavallo capaci di grande mobilità e dotate di mitragliatrici montate su piccoli carri trainati da cavalli (tacanki). Si trattava di guerriglieri che potevano riunirsi con grande rapidità e disperdersi altrettanto rapidamente tra i contadini che li avvertivano in caso di attacchi controrivoluzionari. I comandanti erano in maggioranza contadini, ma non mancavano gli operai.
Alla fine del 1919, momento di maggior diffusione del movimento makhnovista, gli effettivi qi questa armata anarchica superarono le cinquantamila unità, che disponevano di armi strappate al nemico, compresi cannoni, treni e autoblinde. Dal 1917 al 1921 la bandiera nera dell’anarchia sventolò libera al vento proteggendo i lavoratori liberati dal lavoro salariato: la makhnovcina, forza di combattimento autonoma, funzionava come una repubblica di tacanki. Essa si rifiutò di accettare la cessione dell’Ucraina all’Austria - Ungheria e ai suoi alleati ucraini, che i bolscevichi avevano dovuto subire col trattato capestro di Brest – Litovsk.
Nestor Makhno

In diverse occasioni Makhno aveva collaborato con i bolscevichi per respingere l’invasione dei russi bianchi, e nell’autunno del 1919 aveva dato un contributo fondamentale alla sconfitta del generale Denikin che avanzava al nord. Ma profonde restavano le differenze di metodo, di ideologia, di pratica politica e sociale. Trotzki, il fondatore e capo dell’Armata Rossa, era impegnato nella costruzione di un saldo potere rivoluzionario centrale, e aveva definito banditi i seguaci di Makhno. Né Trotzki né Lenin potevano ammettere l’esistenza di una forza alternativa organizzata. Il governo aveva messo in giro informazioni deformate su Makhno e nell’intera URSS bastava essere tacciato di makhnovista per rischiare la fucilazione.
Nel 1921 al primo congresso dei Sindacati Rossi, il leader bolscevico Bukharin intervenne per difendere le misure repressive del governo, accusando tutti gli anarchici di essere dei banditi che avevano lottato armi alla mano contro il governo di Mosca.
(continua)     

giovedì 30 maggio 2013

La questione del lavoro



Visti i molti tentativi da parte dei vari partiti politici, "imprenditori" o "personaggi colti", di risolvere la questione del lavoro e avendo scrupolosamente esaminato l'idea ed i risultati della confisca da parte dello Stato (nazionalizzazione) dei mezzi e strumenti della produzione operaia (le miniere, le comunicazioni, le officine, le fabbriche, ecc.) nonché degli organismi operai stessi (sindacati, comitati di fabbrica e di officina, cooperative, ecc.), possiamo affermare con certezza che esiste una soluzione vera ed equa alla questione del lavoro: il trasferimento di tutti i mezzi, strumenti e materiali del lavoro, della produzione e dei trasporti, non sotto il totale controllo dello Stato - questo nuovo padrone e sfruttatore che usa la schiavitù salariale ed è tanto oppressivo nei confronti dei lavoratori quanto lo sono gli imprenditori privati - bensì alle organizzazioni ed unioni dei lavoratori naturalmente e liberalmente associati, in collaborazione con le organizzazioni contadine tramite i loro soviet economici.
Siamo convinti che solamente una simile soluzione della questione del lavoro potrà liberare l'energia e l'attività delle masse operaie, dando una nuova spinta alla ricostruzione dell'economia industriale devastata, rendendo impossibili lo sfruttamento e l'oppressione, e ponendo fine alla speculazione e alle truffe che hanno come conseguenza l'aumento artificiale dei prezzi e l'irrefrenabile ascesa del costo della vita. Siamo giunti alla convinzione che solo i lavoratori, con l'aiuto delle proprie organizzazioni e libere unioni, potranno assicurarsi la liberazione dal giogo dello Stato e del Capitale (privato o di Stato che sia), assumere la gestione della lavorazione delle riserve minerarie e di carbone, rinnovare la gestione di fabbriche ed officine, stabilire scambi equi dei prodotti tra le diverse regioni, città e campagne, far ripartire il traffico ferroviario; in altre parole, rianimare il corpo moribondo della nostra organizzazione economica.
Nessuna autorità, nessun partito, nessun apparato per la direzione e supervisione dei lavoratori, nessun commissario, ufficiale, attivista politica o altro può, secondo la nostra ferma opinione, raggiungere tali obiettivi. 
Per poter essere sicuri che tale organizzazione sia attiva e che il suo sviluppo sia fruttuoso, è assolutamente necessario che i congressi e le conferenze dei lavoratori siano, anzitutto, fondati su basi veramente libere, senza alcuna pressione o imposizione da parte di partiti o individui. Soltanto i congressi liberi e le conferenze libere avranno la capacità di trovare una soluzione efficace a tutte le questioni urgenti della vita lavorativa e della costruzione sociale opera dei lavoratori, mediante politiche necessarie e meditate.

(esercito insorto rivoluzionario -makhnovosta- dell'Ucraina 1919)

giovedì 23 maggio 2013

I MAKHNOVISTI


I Makhnovisti sono operai e contadini che insorsero fin dal 1918 contro la tirannia del potere della borghesia germano-magiara, austriaca e hetmanita in Ucraina. I Makhnovisti sono quei lavoratori che per primi innalzarono lo stendardo della lotta contro il governo di Denikin e tutte le altre forme di oppressione, di violenza e di menzogna, qualunque fosse la loro origine. I Makhnovisti sono quei lavoratori sulla cui fatica la borghesia in generale, ed ora quella sovietica in particolare, ha costruito il proprio benessere ed è divenuta grassa e potente.
Ci chiamiamo Makhnovisti, perché per la prima volta durante i giorni più oscuri della reazione in Ucraina, abbiamo visto tra noi un amico leale, Makhno, la cui voce di protesta contro ogni forma di oppressione dei lavoratori risuonò per tutta l'Ucraina, esortando alla lotta contro tutti i tiranni, i malfattori e i ciarlatani della politica che ci ingannavano, Makhno, che ora marcia deciso al nostro fianco verso la mèta finale, l'emancipazione del proletariato da ogni forma di oppressione.
Per noi l’emancipazione è il rovesciamento dei governi monarchici, di coalizione, di repubblicani, socialdemocratici e del partito comunista bolscevico, cui deve sostituirsi un ordine indipendente di soviet dei lavoratori, senza più governanti né leggi arbitrarie. Perché il vero ordine dei soviet non è quello instaurato dal governo socialdemocratico-comunista bolscevico, che ora si definisce potere sovietico, ma una forma più alta di socialismo anti-autoritario e anti-statale, che si manifesta nell'organizzazione di una struttura libera, felice e indipendente della vita dei lavoratori, nella quale ciascun individuo, così come la società nel suo complesso, possa costruirsi da sé la propria felicità e il proprio benessere secondo i principi di solidarietà, di amicizia e di uguaglianza. I lavoratori devono scegliersi da soli i propri soviet, che soddisferanno i desideri dei lavoratori cioè, soviet amministrativi, non soviet di stato. La terra, le fabbriche, gli stabilimenti, le miniere, le ferrovie e le altre ricchezze popolari devono appartenere a coloro che vi lavorano, ovvero devono essere socializzate.
Makhnovisti potranno realizzare i loro obiettivi con una rivoluzione senza compromessi e una lotta diretta contro ogni arbitrio, menzogna ed oppressione, da qualunque fonte provengano; una lotta all'ultimo sangue, una lotta per la libertà di parola e per la giusta causa, una lotta con le armi in mano. Solo attraverso l'abolizione di tutti i governanti, distruggendo le fondamenta delle loro menzogne, negli affari di stato come in quelli economici, solo con la distruzione dello stato per mezzo della rivoluzione sociale potremo ottenere un vero ordine di soviet e giungere al socialismo.
(Sezione Culturale-Educativa dell'Esercito degli Insorti Makhnovisti, 27 aprile 1920)