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giovedì 29 dicembre 2022

Rebetiko e Hashish

In Italia il rebetiko, (una musica greca nata agli inizi del XX secolo), e la sua storia sono praticamente sconosciute. La cosa più semplice che si si può dire su questo tipo di musica è che è possibile paragonarla al blues. Sono canzoni altrettanto belle, altrettanto profonde ed emozionanti dei più bei blues con i quali  presentano così tante somiglianze. L’unica, la sola grande differenza è che le origini del blues sono rurali mentre il rebetiko da sempre è stato la musica della città e della notte. I principali compositori popolari greci dei rebetika – Tsitsanis, Vamvakàris, Daskalàkis, Mitsàkis, Papaioànnu, Màthesis, Bàtis – sono sullo stesso livello dei più grandi compositori blues come Armstrong, Fals Waller e Sidney Bechet. Sfortunatamente, il rebetiko si è evoluto molto più velocemente del blues principalmente a causa dell’influenza del turismo, che in pochi anni ha modificato i luoghi, l’ispirazione e il modo di orchestrazione di queste melodie, così che il suo periodo autentico, quello in cui sgorga da solo dalle bocche e dalle dita dei compositori popolari, non dura più di mezzo secolo. Diciamo che i primi rebetika, con ritmi, atmosfere ed esecuzioni definite che non cambieranno successivamente, sono del 1920 circa. E' una musica che si suona essenzialmente con il buzuki e il baglamas e i cui testi ruotano intorno alla taverna, il vino, la miseria, la notte, la morte, la prigione, i porti, l’hashish, il narghilè. Canta il  Rebetis cioè  un uomo dei bassifondi, un uomo del “milieu” o semplicemente del sottoproletariato urbano: un uomo povero ed emarginato, un uomo dello strato infimo della società, nel significato e nel valore borghese del termine. Il rebetiko rivalorizza il termine ipocosmos vale a dire il vero mondo, il mondo dove c'è vita, sofferenza, realtà, in contrasto con il mondo convenzionale e falso della borghesia e dell’intellighenzia.


giovedì 3 settembre 2020

LE CANZONI REBETICHE

Le canzoni rebetiche in origine venivano suonate nei tekè (fumerie d’oppio e hashish) e nelle galere delle città turche con minoranze greche come Smirne,  Bursa, Aydin, Salonicco - che fu incorporata nel Regno greco nel marzo del 1912 - e sono arrivate in Grecia assieme ai profughi scappati da Smirne dopo il saccheggio e l’incendio del quartiere greco (e di quello armeno) compiuto dall’esercito turco, ricordato in Grecia con il nome di Grande Catastrofe del ‘22. In Grecia negli anni ’20 venivano suonate nei quartieri popolari e nelle baraccopoli sorte improvvisamente ad Atene e Salonicco dopo il 1922, ma vennero quasi subito dichiarate fuorilegge dallo Stato. Solo il compositore Manos Chadzidakis, con la sua conferenza nel 1948, e il musicologo Fivos Anoghianakis, con un articolo del 28 gennaio 1947 sul quotidiano Rizospastis, hanno dedicato parte dei loro studi a questo genere, sottolineando per primi la qualità e l’importanza della musica rebetica. “Le canzoni rebetiche sono le canzoni dei rebetes. I rebetes vengono chiamati anche manghes. È molto difficile definire cosa sia un rebetis, o un mangas. In generale, si potrebbe dire che il rebetis (o mangas) è una persona che ha uno stile di vita particolare, fuori dall’ordinaria vita sociale. Il rebetis mostrava in ogni modo il suo disprezzo nei confronti delle consuetudini stabilite: non si sposava, non camminava abbracciato alla fidanzata, non indossava colletti e cravatte, camminava ancheggiando, odiava mortalmente gli sbirri, disprezzava il lavoro, non usava mai l’ombrello, aiutava i deboli, fumava hashish, riteneva il carcere una prova di coraggio.” (Petròpulos) Erano i rebetes a cantare le canzoni rebetiche, ma ad ascoltarli (e a volte ad ispirare le loro composizioni) erano soprattutto gli strati più poveri della società greca. “La morale e il conseguente comportamento della classe dominante nei confronti dei sentimenti, delle posizioni e dell’estetica delle canzoni rebetiche sono stati per quest’ultime condannatori a priori. La classe borghese definisce i poveri melma, fuorilegge, malavitosi, fango e marciume, ovviamente con il sottinteso che i signori sono invece probi ed onesti ed in qualche misura magnanimi. In questo senso quella di un mangas è una vita peccaminosa”. (Petròpulos) Nonostante l’ostilità del potere nei confronti dei rebetes, che fu spesso molto violenta,  come durante la dittatura di Metaxàs (1936 - 41), il rebetico è stato un genere molto diffuso fino agli anni ’50 in alcuni quartieri delle più grandi città greche, soprattutto i porti come Salonicco e il Pireo e gli agglomerati urbani sorti nei pressi di Atene dopo la Grande Catastrofe del ’22, dove veniva suonato per strada e nelle taverne. La tendenza di alcuni compositori di canzoni rebetiche del dopoguerra, primo fra tutti Chiotis, a inserire nell’orchestra e nella musica rebetica strumenti ed elementi musicali occidentali alla moda ha portato alla contaminazione del rebetico, alla sua commercializzazione e massificazione ed è quindi stato uno dei fattori determinanti che hanno contribuito alla  decadenza di questo genere musicale e poi alla sua estinzione.