A una visione superficiale la tematica può apparire assai simile a quella che ispirò nella loro azione i sindacalisti rivoluzionari italiani; tuttavia è il Borghi stesso che ci mette in guardia contro il pericolo di assimilare le due correnti, quella anarchica e quella sindacalista-rivoluzionaria. Il sindacalismo anarchico italiano risalendo alle esperienze organizzative francesi del primo '900 si rifaceva in realtà soprattutto alla concezione bakuniniana che affidava alle organizzazioni operaie, quali primi nuclei del movimento rivoluzionario, la funzione di espropriazione capitalistica e poi di assunzione immediata ed unica, sulla base del decentramento federalista, della gestione della proprietà organizzata, mentre i sindacalisti-rivoluzionari italiani - nota polemicamente nelle sue memorie il nostro autore - «erano imbevuti soprattutto di sorelismo». «Noi - afferma il Borghi - ci trovammo a camminare spesso a fianco coi cosiddetti sindacalisti. E molti di noi ci dichiaravamo, spesso e volentieri, sindacalisti. Questo però posso in coscienza affermare: non consentimmo mai alcuna confusione fra il nostro pensiero e quello dei sindacalisti provenienti dal marxismo parlamentare nessun anarchico si considerò mai sindacalista alla loro maniera. Noi partivamo da Bakunin. Essi partivano da Marx, per quanto un Marx riveduto e corretto da Georges Sorel». Oltre al «confusionismo teorico» («sindacalismo senza fisionomia, senza possibilità di autodefinirsi; indeciso sui punti essenziali, come l'elezionismo, il parlamentarismo, lo statismo, il partito politico ecc.») il Borghi rimproverava ai sindacalisti-rivoluzionari di fare del sindacato non un mezzo ma un fine in se stesso, ponendo gli interessi di una sola classe al di sopra del vero ideale anarchico di una rivoluzione il cui scopo era la liberazione completa di tutta l'umanità. «Per noi la classe era un fatto, non un ideale. Quel fatto era inevitabile e benefico in una società divisa in privilegiati e non privilegiati, ma da quel fatto bisognava evadere e non chiudervisi dentro». Rimproverava inoltre ai sindacalisti-rivoluzionari quello stesso spirito fatalistico che, se da un lato privava i social-democratici di ogni volontà di azione inducendoli ad attendere dalla necessaria evoluzione degli eventi la realizzazione delle condizioni del riscatto delle classi lavoratrici, d'altro lato portava i sindacalisti-rivoluzionari ad esaurire la loro azione in una pura ginnastica rivoluzionaria, nell'attesa di una mitica palingenesi sociale. Su questi punti la posizione del Borghi non differiva sostanzialmente da quella di Errico Malatesta e di Luigi Fabbri, che dell'anarchismo organizzatore furono simpatizzanti; ma l'evoluzione successiva degli avvenimenti doveva rivelare una profonda differenziazione di pensiero. È del 1913 la prima edizione dello scritto del Borghi, Fernand Pelloutier nel sindacalismo, in cui si ravvisa un'adesione forse eccessiva al sindacalismo-rivoluzionario francese. «I più vecchi fra noi - riconoscerà più tardi il Borghi - Malatesta, Bertoni, Galleani, avevano notato l'involuzione lenta e non sempre manifesta del movimento (sindacalista-rivoluzionario francese). Perciò si tenevano in guardia». Anche il Fabbri, che in un primo tempo aveva creduto di trovare nel sindacalismo la leva possente che avrebbe aiutato a rovesciare il vecchio mondo capitalistico, sentì il bisogno di rettificare le sue posizioni in rapporto alla teorizzazione fatta dai sindacalisti-rivoluzionari. Questo processo di rettificazione non andava disgiunto da un certo timore che gli interessi strettamente economici di una classe prendessero il soppravvento sull'ideale rivoluzionario anarchico di salvazione integrale dell'umanità. Nello stesso tempo traeva ulteriori motivi di conferma dalla constatazione che di fronte alle crisi interne era impossibile mantenere l'unità del movimento operaio, mentre le ragioni ideologiche dell'anarchismo imponevano che esso «oltre a non essere un movimento di esclusivismi classisti, non avesse dei proletari preferiti e degli altri non preferiti». Dopo aver visto sfuggire la possibilità di esercitare dall'interno del movimento operaio organizzato una pressione rivoluzionaria, a maggior ragione essi dovevano trarre motivo di dubbio sulla validità del sindacato quale strumento rivoluzionario nel constatare l'evoluzione di alcuni membri del movimento sindacalista-rivoluzionario italiano verso forme di «politicantismo», e successivamente verso l'adesione all' intervento in guerra, e nel dover prendere atto dell'inevitabilità di una nuova scissione. Dalla scissione della CGL nacque nel 1912 l'Unione Sindacale Italiana; i suoi primi dirigenti furono Alceste De Ambris, che ricoprì fino al novembre 1914 la carica di segretario, e i compagni sindacalisti-rivoluzionari facenti capo alla camera del lavoro di Parma. «L'Internazionale» di Parma era l'organo ufficiale dell'organizzazione. Le dispute sulla questione dell'intervento in guerra provocarono una successiva divisione delle forze sindacali rivoluzionarie: nel novembre 1914 il gruppo deambrisiano uscì dall'organizzazione per formare l'Unione Italiana del Lavoro interventista, mentre Armando Borghi prendeva la direzione dell'Unione Sindacale e del suo nuovo giornale «Guerra di Classe».
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 25 giugno 2026
giovedì 11 luglio 2024
L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXVIII
1926
Novembre - Appare in lingua russa e in francese, a Parigi, edito dalla Librairie internationale, un opuscolo di 32 pagine intitolato Plate-forme d'organisation de l'Union Générale des Anarchistes - Projet. Redatta probabilmente dal russo Piotr Arsinov, collaboratore di Makhno al tempo della guerriglia anarchica in Ucraina e con lui esule in Francia, questa «piattaforma» è stata discussa per vari anni da un numeroso gruppo di anarchici russi in esilio cui per qualche tempo si sono aggiunti dei giovani polacchi. Presentatore del progetto è il gruppo "Dielo Truda", formato da Arsinov, Makhno, Volevsky, Linsky e Ida Mett. La pubblicazione era stata preceduta da diversi articoli esplicativi, apparsi sul "Dielo Truda", di Arsinov, Makhno e altri, in favore di un'organizzazione anarchica nuova, più centralizzata e responsabilizzante, e in polemica con l'idea di organizzazione mista propugnata da un gruppo di anarchici russi tra cui primeggia Boris Volin (pseudonimo del poeta e intellettuale Vsevolod „Mikhailovic Eichenbaum, liberato e autorizzato a lasciare la Russia all'inizio degli anni 20 per interessamento di Victor Serge), e dal vecchio libertario francese Sébastien Faure. Faure aveva fondato nel 1920 l'Union Anarchiste come organizzazione di «sintesi», ma nel congresso del novembre 1927 i piattaformisti ottenevano la maggioranza e trasformavano, con un programma più rapido di quello di Arsinov, la vecchia associazione nell'Union Anarchiste Communiste Révolutionnaire (UACR), sull'esempio della quale si formava l'Unione Anarco-Comunista italiana, rimasta di limitate proporzioni e osteggiata dagli altri anarchici fino alla sua scomparsa. In Francia i vecchi libertari costituivano l'Association des Fédéralistes Anarchistes, la cui teorizzazione è contenuta nell'opuscolo La Synthése anarchiste (Parigi 1928) con cui Faure rilanciava la sua concezione della libera intesa delle tre grandi correnti (anarco-sindacalista, comunista-libertaria, anarco-individualista). Alcuni «sintesisti» non avevano però seguito Faure, e lavorando tra i piattaformisti riusciranno nel 1930 a riprendere la maggioranza. La «piattaforma» diventerà invece la carta «costituzionale» della Federazione Anarchica Comunista Bulgara. Forti critiche alla piattaforma di Arsinov-Makhno vengono avanzate oltreché da Faure e Volin anche dalle figure più autorevoli e «storiche» dell'anarchismo internazionale, e in particolare da Malatesta, Fabbri, Maria Korn, dal noto storico
libertario austriaco Max Nettlau, sia pure con argomenti generici e non sempre convincenti. Assai più incalzante la lettera aperta intitolata Due parole a Pietro Arsinov (pubblicata il 5 ottobre 1935 dall'"Adunata dei Refrattari", giornale anarchico di lingua italiana di New York che, come il più sindacalistico "Il Martello" diretto nella stessa città da Carlo Tresca, è anti-piattaformista). In essa Camillo Berneri commenta il «destino politico» di Arsinov, il quale nell'ottobre 1931 coll'articolo L'anarchismo e la dittatura del proletariato dichiara apertamente di lasciare l'anarchismo e accetta «la necessità storica e inevitabile della nostra epoca, la dittatura del proletariato». E il primo concreto tentativo di avvicinamento ufficiale all'URSS compiuto da Arsinov, che il 30 giugno 1935 pubblica sul giornale sovietico "Izvestia" un articolo in cui rinuncia a ogni cautela anarchizzante e definisce «farsa tragicomica» il movimento makhnovista (da lui stesso esaltato in passato) e «atti terroristici e di espropriazione senza importanza» le azioni compiute dagli anarchici nella rivoluzione russa del 1905-1907. Scrive Berneri: «Quando Francesco Saverio Merlino si allontanò dall'anarchismo, credette giustamente che fosse dovere di dignità di pensatore e di scrittore giustificare seriamente il suo nuovo atteggiamento. Quello che voi scrivete a giustificazione vostra e ad incitamento agli anarchici a seguirvi è di una povertà pietosa. Lo stesso Makhno che agli estranei del movimento anarchico ucraino pareva esser unito a voi da una profonda comunità di idee, vedeva nel vostro piattaformismo una deviazione bolscevizzante. Makhno era anarchico; ed è per questo che, non sperando adescarlo e sapendolo tenacemente coerente nemico, la stampa bolscevica lo ha sistematicamente diffamato in Russia e fuori di Russia». Berneri è l'unico a mettere acutamente in rilievo il momento storico scelto da Arsinov per passare all'URSS: «Mentre, in nome del fallimento della dittatura proletaria nell'URSS, dei bolscevichi hanno dato e danno la libertà o la vita, voi, neobolscevico, vi affrettate a incensare lo zar Stalin, e proprio in un momento politico in cui il possibilismo bolscevico sta degenerando nell'opportunismo più governamentale e nazionalista. Voi siete, inserito nel regime bolscevico, un suicida». Arsinov concluderà la sua vita, probabilmente nel 1936, in un campo di concentramento stalinista. Scrivendo da Roma in cui vive praticamente prigioniero della censura fascista, il vecchio Malatesta ribadisce, a proposito della «responsabilità collettiva come base di ogni seria organizzazione »,che «non si rimedierà a niente proclamando una "responsabilità collettiva" che, se non è la cieca sottomissione di tutti alla volontà di alcuni, è una assurdità morale in teoria, e, in pratica, la irresponsabilità generale. Già nella mia risposta a Makhno io dicevo: "Può darsi che, parlando di responsabilità collettiva, voi intendiate raccordo e la solidarietà che devono esistere tra i membri di una associazione. E se è così, la vostra espressione sarebbe secondo me una improprietà di linguaggio, ma in fondo si tratterebbe solo d'una questione di parole e saremmo vicini ad intenderci", (lettera al gruppo anarchico del XVIII circondario di Parigi, piattaformista, del marzo 1930, pubblicata da "Le Libertaire" di Parigi il 19 aprile successivo). Non si tratta però di una semplice questione di parole, come confermerà, al di là dei tragici errori di Arsinov, il declino del movimento anarchico nel mondo, incapace di organizzarsi nella mutata società di massa del periodo tra le due guerre mondiali.giovedì 27 giugno 2024
L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXVI
1923
Settembre - Assassinio dell'anarchico giapponese Sakae Osugi, accusato dalla polizia dell'imperatore di avere provocato un terremoto. Il secondo caso Sacco e Vanzetti giapponese è altrettanto tragico del primo ma anche grottesco. L'anarco-sindacalista Sakae Osugi è un tipico prodotto della cultura occidentale maturata nella crisi attraversata dalla civiltà borghese nella seconda metà dell'Ottocento. Tra le sue letture formative contano le opere di Stirner, Sorel, Bergson e Nietzsche. Osugi ha un notevole seguito tra i lavoratori giapponesi. La Lega sindacale del Giappone aderisce all'Internazionale di Berlino del 1923. Mentre egli è impegnato nel conquistare i sindacati del suo paese alla prassi rivoluzionaria dell'azione diretta, avviene, nello stesso anno 1923, un terremoto. Sakae Osugi viene arrestato come responsabile del terremoto e ammazzato dalla polizia. Con lui muore il marxista Sakai. Migliaia di lavoratori coreani nella zona di Tokio vengono linciati dalla popolazione aizzata dalla polizia. Anche l'esercito fucila diversi dirigenti del movimento operaio giapponese. Il caso umano e politico di Osugi e Sakai ha molti punti di contatto con la macchinazione che nello stesso periodo sta portando alla morte negli Stati Uniti i due italiani Sacco e Vanzetti. Gli anarchici italiani sono accusati di avere ucciso un uomo nel corso di una rapina, Osugi e Sakai addirittura di avere provocato un sisma: in entrambi i casi si è voluto colpire il «diverso», chi era in grado di denunciare il grado di corruzione cui è giunta la società. Sakai e Osugi muoiono in una sede di polizia, senza neppure la finzione del processo che si ha nel caso Sacco e Vanzetti. Se si vuole scoprire un precedente, si può dire che l'anarchico giapponese Osugi muore come l'anarchico italiano Andrea Salsedo, sacrificato prima di Sacco e Vanzetti sull'altare della civiltà americana.
13 settembre - Tocca il culmine la repressione della CNT in Spagna: agli arresti, esecuzioni notturne, massacri voluti dalla dittatura militare gli anarchici replicano con attentati, subendo comunque perdite durissime.
1924
1 gennaio - Appare il primo numero della rivista "Pensiero e volontà", diretta a Roma da Malatesta. Collaboratori: Camillo Berneri, Luigi Fabbri, Carlo Frigerio, Carlo Molaschi. Uscirà fino al 1926, quando sarà messa definitivamente a tacere dalle leggi eccezionali che suggellano la dittatura mussoliniana.
20 febbraio - A Parigi l'anarchico italiano Ernesto Bonomini elimina a revolverate il segretario del fascio parigino e corrispondente del giornale mussoliniano "Popolo d'Italia", Nicola Bonservizi.
24 ottobre - Alla Corte d'Assise della Senna Ernesto Bonomini viene condannato a 8 anni di carcere.
10 novembre - Vengono uccisi, nel patio della Cime Modelo di Barcellona i due militanti della CNT ivi detenuti, Llacer e Montejo, condannati a morte per partecipazione alla rivolta originatasi alla notizia dei fatti di Vera de Bidasoa. Qui, nella notte tra il 6 e il 7 novembre, s'era avuto uno scontro a fuoco tra la Guardia Civil e anarchici rientrati dalla Francia per combattere il direttorio militare. Una guardia era rimasta uccisa. Vista l'inconsistenza delle voci che davano per certo una sollevazione popolare, gli anarchici cercavano di rientrare in Francia, ma la caccia all'uomo provocava loro, il 7 novembre, gravi perdite: 2 morti, quattro feriti e 19 prigionieri. La Guardia Civil vuole a tutti i costi, e ottiene, la condanna a morte di tre prigionieri. Pablo Martin, Enrique Gil e Santillàn, che vengono uccisi a Pamplona.
Dicembre – Il pedagogista antiautoritario Alexander S. Neill affitta una casa nel Dorset, a Lyme Regis, per crearvi una scuola «dalla parte dei bambini». Si chiama Summerhill e si trova in cima a una collina verso Charmouth. Alla scadenza del contratto triennale d'affitto Neill trasferirà la scuola Summerhill e i 27 allievi a Leiston, nel Suffolk.
1925
Un gruppo di sindacalisti che nel loro entusiasmo per la Rivoluzione d'Ottobre avevano aderito al partito comunista, ne sono espulsi o lo lasciano volontariamente e per lottare contro la degenerazione burocratica fondano in Francia "La révolution prolétarienne" che all'inizio ha come sottotitolo "rivista sindacalista-comunista". Le due figure di maggior rilievo sono Pierre Monatte, vecchio sindacalista rivoluzionario francese, e Robert Louzon, anch'egli di formazione libertaria. A questo gruppo si accosterà all'inizio degli anni 30 anche Simone Weil, giovane filosofa che descriverà in La condizione operaia la sua esperienza di fresatrice nelle officine Renault (durata un anno, dalla fine del 1934).
giovedì 16 maggio 2024
L’Anarchia nel XX secolo – Parte XX
1919
24 dicembre - Torna in Italia Errico Malatesta, sbarcando clandestinamente a Taranto. Una folla immensa lo saluta all'arrivo a Genova mentre suonano in segno di benvenuto le sirene delle navi.
30 dicembre - Rudolf Rocker, un artigiano intellettuale anarchico che durante la guerra era stato internato in Inghilterra, fatto ritorno a Berlino organizza la FALTD (Freie Arbeiter Union Deutschlands) di cui resta uno dei maggiori esponenti fino all'avvento della dittatura nazista. Rocker aveva raggiunto l'Inghilterra nel gennaio del 1895. A Londra aveva imparato l’yiddish (Rocker non è ebreo) per scrivere sul giornale "Der Arbeter Fraint", portavoce dell'anarchismo ebraico redatto a Whitechapel, che Rocker successivamente diresse (dal 1898 al 1914, anno del suo internamento da parte delle autorità inglesi). - Il movimento anarchico bulgaro si organizza sotto il nome di Federazione anarco-comunista bulgara (FACB); organo di stampa, il "Rabotnitche Skamisal" (Il pensiero operaio). Gli anarchici hanno una lunga tradizione di lotta: dopo aver preso parte attiva ai movimenti di liberazione della Macedonia e della Tracia orientale e occidentale, sotto il giogo turco del congresso di Berlino del 1878, hanno tenuto il loro primo congresso nel 1889 (il partito operaio socialdemocratico viene fondato solo nel 1892). Perseguitata dalla reazione fascisteggiante negli anni 20 e 30, la FACB potrà operare in legalità dal 9 settembre 1944 al 25 dicembre 1948, quando il V° congresso del partito comunista bulgaro metterà fuori legge gli anarchici, costringendoli alla clandestinità.
1920
Gennaio - Zinoviev, presidente del comitato esecutivo centrale della III Internazionale, lancia da Mosca un appello all'IWW: «Anche noi vogliamo abolire lo stato. La dittatura del proletariato è solo temporanea. Anche noi come voi siamo contro i politicanti socialisti "gialli", legati al voto. Noi invece siamo per il partito rivoluzionario. Il nostro fine è identico: un commonwealth senza stato, senza governo, senza classi, in cui i lavoratori amministreranno i mezzi di produzione e distribuzione per il beneficio comune di tutti. Venite con noi, formiamo i Soviet». L'appello è riportato da "Solidarity", rivista dell'IWW, il 14 agosto 1920.
26 febbraio - "Umanità Nova", quotidiano anarchico diretto da Errico Malatesta, inizia le pubblicazioni a Milano. Redattore, Luigi Damiani; collaboratori: Luigi Fabbri, Carlo Molaschi, Nella Giacomelli e Camillo Berneri, un giovane filosofo proveniente dal partito socialista. Costretto all'esilio dal fascismo, Berneri sarà ucciso durante la guerra civile spagnola, a Barcellona, dagli stalinisti. Il 24 marzo 1921, sull'onda dell'isterismo anti-anarchico provocato dallo scoppio al teatro Diana, i fascisti assalteranno la sede di "Umanità Nova", che uscirà successivamente a Roma.
29 febbraio - Errico Malatesta parla per la prima volta a Milano. Dopo il comizio, scontri tra carabinieri e dimostranti, due dei quali restano sul terreno.
7 marzo - Viene arrestato a New York dal Bureau of Investigation (prima denominazione dell'FBI) l'operaio tipografo di origine italiana Andrea Salsedo che aveva stampato un opuscolo anarchico. Trattenuto in isolamento senza alcuna garanzia legale, sottoposto a percosse durissime nei locali dell'FBI al 14° piano di un edificio comune sito al numero 21di Park Row (New York) nel clima di brutalità poliziesca instaurato dall'esordiente Hoover (i «Red Raids», spedizioni punitive contro i «rossi»), Salsedo, che più che un militante anarchico è un semplice simpatizzante del movimento libertario, dopo due mesi è ridotto in condizioni pietose. Non sa neppure che cosa dovrebbe confessare. Ammette soltanto di avere preso parte alla stampa dell'opuscolo. Il 3 maggio un collega di Salsedo, lo stampatore Roberto Elia, anch'egli detenuto per «attività sovversiva», viene svegliato dal secondino con queste parole: «Your comrade is dead. He has jumped from the window» (Il tuo compagno è morto. È saltato dalla finestra). «Saltato» per sfuggire alle torture, perché non ne poteva più, o «buttato» per confondere le carte (Salsedo poteva essere deceduto durante un «interrogatorio» più pesante del solito?) La stampa socialista e anarchica parla di «suicidio poliziesco». Il caso non viene risolto, e anticipa l'analogo misterioso «volo» dalla finestra della questura milanese dell'anarchico Giuseppe Pinelli nel dicembre 1969.
27 marzo - Sull'"Ordine Nuovo", il quotidiano della sinistra marxista che Antonio Gramsci dirige a Torino, appare il manifesto Per il Congresso dei Consigli di Fabbrica. Agli operai e contadini di tutta Italia, sottoscritto anche dal Gruppo libertario torinese. A Torino gli anarchici partecipano al movimento dei consigli di fabbrica: Pietro Ferrero e Maurizio Garino collaborano anche all’"Ordine Nuovo". La collaborazione tra marxisti e anarchici avviene sul terreno dei fatti, dando luogo a sporadiche polemiche di principio
giovedì 28 marzo 2024
L’Anarchia nel XX secolo – Parte XIII
1916
La stampa borghese pubblica con rilievo estratti della dichiarazione. Malatesta replica su "Freedom" di aprile, riconoscendo la buona fede dei firmatari ma ribadendo il dovere per ogni anarchico «per rispetto della sincerità e nell'interesse futuro del nostro movimento emancipatore, di separarsi nettamente dai compagni che credono possibile conciliare le idee anarchiche e la collaborazione con i governi e la borghesia di certi paesi nelle loro rivalità contro le borghesie e i governi di altri paesi». L'articolo si conclude con queste parole: «Oggi come sempre il nostro grido sia: Abbasso i capitalisti e i governi, tutti i capitalisti e tutti i governi! Viva i popoli, tutti i popoli!».
Aprile - Viene usata per la prima volta, a Zurigo, la parola «Dada » in quello che diventerà il suo senso culturale. Appare stampata per la prima volta in maggio, nel primo numero della rivista "Cabaret Voltaire", animata da Hugo Ball, Tristan Tzara, Marcel Janco e Jean Arp. L'«anarchia creativa» di Dada e le successive invenzioni del Surrealismo sono legate al clima di violenza dell'epoca.
Aprile - In polemica con la «Dichiarazione dei sedici», «un gruppo di anarchici» italiani diffonde un manifesto intitolato La guerra europea e gli anarchici (il testo è di Luigi Fabbri). In Italia come in tutto il mondo il manipolo di anarchici interventisti è sempre più isolato dal movimento operaio e libertario.
2 aprile - Esce a Parigi, diretto da Sébastien Faure, il giornale "Ce qu'il faut dire..." che attacca il clima di difesa nazionale e afferma: «Ciò che bisogna dire: la guerra scomparirà solo con la scomparsa del regime capitalista. Ma la guerra ha una seconda causa: in noi, d'ordine morale. Discende dall'educazione, letture ecc. che impregnano il bambino dello spirito di guerra». A Parigi e nella banlieu il successo è forte, il numero uno viene rapidamente esaurito. Si scatena subito una feroce censura.
Giugno - Convegno nazionale anarchico semiclandestino a Ravenna, da cui nasce un comitato d'azione internazionalista che coordinerà l'attività libertaria durante la prima guerra mondiale. Fanno parte del comitato: Temistocle Monticelli, Gregorio Benvenuti, Virgilio Mazzoni, Pasquale Binazzi, Torquato Gobbi, alcuni dei quali subiranno arresti e persecuzioni da parte dello Stato italiano.
22 luglio - Esplode una bomba alla manifestazione interventista del Preparedness Day di San Francisco: 10 morti. Caccia agli anarchici e ai Radicals, tra i quali vengono arrestati Tom Mooney e Warren Billings, condannati poi all'ergastolo e liberati nel 1939 dal governatore Olson per manifesta innocenza. Nato a Chicago nel 1882, operaio socialista, Mooney nel 1902 aveva aderito all'International Molders Union. Vanitoso e scostante, non saprà mobilitare gli animi come invece Sacco e Vanzetti. Billings è un operaio dell'IWW.
1917
27 febbraio - Rovesciamento dell'autocrazia zarista. Costituzione del primo governo provvisorio e rinascita del Soviet di Pietroburgo. Condotto dai Soviet in cui gli anarchici hanno sovente una funzione di punta, comincia un processo rivoluzionario che vedrà l'affermazione del partito bolscevico guidato da Lenin e Trotzki. - Assieme agli altri detenuti politici viene liberato dalla prigione Butirky di Mosca il giovane operaio anarchico ucraino Nestor Makhno, che ritorna al paese natale Gulae-Pole per organizzare un'associazione di contadini. Nel 1908 Makhno era stato condannato a morte per un attentato; in considerazione della giovane età la pena era stata commutata nei lavori forzati a vita.
23 marzo - Gli anarchici russi, prima ancora della pubblicazione delle Tesi d'aprile di Lenin, si pronunciano per il proseguimento della rivoluzione: un loro volantino afferma la necessità di «preparare la rivoluzione comunista, decretare immediatamente la fine della guerra, la fine del sistema capitalistico e, con l'azione rivoluzionaria diretta, rafforzare la propria vocazione socialista ».
15 aprile - Con la pubblicazione clandestina a Torino di un volantino intitolato Eppur si muove! gli anarchici italiani inneggiano alla rivoluzione russa.
giovedì 7 marzo 2024
L’Anarchia nel XX secolo – Parte X
1913
3 febbraio - Si apre a Parigi il processo alla banda Bonnot. I «banditi tragici» (come sono stati battezzati dalla stampa) avevano praticato in gioventù ideali anarchici; anche un intellettuale come Victor Kibalcic (il futuro Victor Serge) che si era da tempo dissociato dagli amici di Bonnot, viene processato e condannato come complice. L'ultima belle époque della classe dominante era stata attraversata dal grido di battaglia «morte alla borghesia!» lanciato da questi piccoli banditi, incoscienti ma a loro modo generosi e rappresentativi, le cui imprese hanno perduto via via ogni connotazione politica; ma Bonnot continua a essere definito «l'anarchiste » dai giornali borghesi. Jules Bonnot era nato nel 1876, di famiglia operaia; operaio lui stesso, a quindici anni viene cacciato dal lavoro per insubordinazione. Due anni dopo, nel 1893, a Besangon, una rissa per una ragazza gli sporca la fedina penale: è allora che l'ingiustizia sociale fa di questo ragazzo un ribelle. È l'anno in cui, al corteo del primo maggio, l'esercito spara sui lavoratori provocando dodici morti e trentotto feriti. Jules conosce gli anarchici, legge i primi opuscoli sovversivi. Cacciato dal padre, si reca a Nancy ove fa la fame e viene salvato da una prostituta di buon cuore, ma deve partire per il servizio militare che lo ricaccia in un mondo di ottusa bestialità. Impara l'uso delle armi, diventa il campione della compagnia al tiro al fucile Lebel. Smobilitato, si sposa e trova lavoro come ferroviere. Sembra felice: ma per aver protestato con i superiori troppo arroganti, viene licenziato e messo sulla lista nera. Non trova più lavoro in Francia e deve emigrare in Svizzera. Espulso con la moglie, trova un posto a Lione come meccanico di automobili: abbandona il sindacalismo, stanco di lottare. Ma quando scoppia uno sciopero non se la sente di fare il crumiro. E licenziato. Comincia l'odissea di Bonnot da un paese all'altro, da un lavoro all'altro, perseguitato come ogni lavoratore che osi scioperare, disoccupato come centinaia di migliaia di persone in un'epoca che la convenzione ha chiamato belle époque. Bonnot si ammala ai polmoni e viene abbandonato dalla moglie che si mette con un sindacalista. Guarito, decide di vendicarsi con mezzi moderni. Prende la patente, comincia a rubare motociclette e automobili, si associa con l'anarchico italiano Platano, detto anche Mandino, Mandolino o Sorrentino, coinvolge nei furti altri anarchici inconsapevoli o incoscienti, mescola nella sua vendetta a una società profondamente ingiusta la sua ansia di rifarsi un'immagine «temuta», da buttare sul muso a quanti l'hanno disprezzato, come il padre e la moglie. Scongiura la moglie, cui racconta di essere diventato un onesto operaio, di lasciargli almeno vedere suo figlio. Lei lo butta fuori. Bonnot è disperato e isolato: non gli piacciono i malviventi senza ideali, gli ubriaconi da osteria. Si riprende, va a Londra, diventa l'autista di Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes, studia l'inglese e il tedesco. Tornato a Lione, scassina con l'aiuto di Platano la
casa di un notaio; l'auto serve per la fuga. Ripara a Parigi, rimasto solo dopo aver ucciso in una lite Platano; cerca la complicità di altri ex anarchici: non è una vera banda ma un gruppetto di balordi che coinvolge nelle sue imprese, furti, rapine, seguiti da rivoltellate quando si vede scoperto: due ispettori di polizia cadono sotto i suoi colpi. Anche la «banda » Bonnot conosce il piombo. Il 28 aprile 1912 Bonnot stesso, ancora vivo, è finito con un colpo di pistola dalla polizia. Gli scampati vengono processati, assieme a presunti complici: in tutto 22 accusati, tra cui Victor Kibalcic e la sua amica Rirette Maitrejean, responsabili del giornale "L'Anarchie". Victor (un intellettuale che per campare ha lavorato come operaio) è un abile ragionatore; condanna la violenza individuale ma ne spiega in aula le radici sociali: il presidente lo teme, gli toglie la parola, non lo lascerà più parlare. Anzi, Victor viene accusato di essere il capo della banda, «l'ideologo». Tesi ridicola, infondata, e ben presto abbandonata dall'accusa. Quattro condanne a morte, due all'ergastolo, altre a 32, 26 anni, altre pene minori, quattro assoluzioni (tra cui Rirette). Victor, riconosciuto colpevole di nulla, ma per tenere in piedi la teoria che esisteva una banda e quindi un capobanda: condanna a cinque anni. Victor non rivedrà più l'affascinante Rirette: passerà dalla Francia, nel 1917, in Spagna, raggiungerà Barcellona, vi troverà lavoro come tipografo, parteciperà all'insurrezione anarchica del luglio 1917.29 luglio - Malatesta parte dall'Inghilterra per l'Italia. Si fermerà in agosto ad Ancona, dove da alcuni mesi si pubblica la rivista "Volontà".
Dicembre - Luigi Fabbri pubblica a Firenze Lettere a un socialista.
giovedì 15 febbraio 2024
L’Anarchia nel XX secolo – Parte VII
1911
Scoppiano violenti scioperi (che fanno seguito a quelli del 1902 e del 1907) tra i dipendenti dei tabacchifici, delle imprese di costruzione e delle ferrovie cubane. In prima fila sono i dirigenti dei lavoratori del tabacco, di tendenza anarco-sindacalista e socialista. Gli scioperi hanno una forte carica anti-imperialista in quanto diretti anche contro le grandi società nordamericane presenti nell'isola. Per reazione il governo del presidente José Miguel Gómez (ministro dell'interno è il futuro presidente Machado) sopprime le organizzazioni dei lavoratori. Machado mette in piedi una organizzazione sindacale filo-governativa, che camperà fino a quando, nel 1925, l'ala sinistra dei sindacati (sostanzialmente la leadership della federazione del lavoro dell'Avana, composta da anarco-sindacalisti, socialisti e comunisti) non si deciderà a spazzare via questo apparato burocratico di fantocci dando vita alla Confederación Nacional Obrera Cubana (CNOC). Con la guida degli anarco-sindacalisti prima e successivamente della CNOC le masse lavoratrici cubane otterranno considerevoli successi, poi la CNOC cadrà sotto l'influenza settaria e disgregatrice degli stalinisti che nel 1931 elimineranno gli anarco-sindacalisti e altri rivoluzionari dalla Confederazione unitaria. Fino al 1931 gli anarco-sindacalisti avranno una grande influenza tra i lavoratori cubani: la storia degli sforzi proletari per organizzarsi nei primi decenni del secolo non è altro che la storia dell'anarco-sindacalismo, le cui idee erano penetrate a Cuba dopo il 1860, portate dai lavoratori spagnoli emigrati in cerca di lavoro e di libertà. Il nucleo più compatto in mezzo agli emigranti era costituito dagli anarchici della Catalogna.
8 gennaio - L'avvocato Pietro Gori, difensore strenuo degli anarchici e poeta dell'anarchismo (suo è il testo della famosa canzone Addio Lugano bella), muore a Portoferraio, stroncato dalle persecuzioni e dall'esilio. Nato a Messina da famiglia toscana nel 1865, nel 1880 subì il primo processo per «eccitamento all'odio fra le classi», e venne difeso da Enrico Ferri. Al congresso di Genova del 1892 sostenne le tesi anarchiche. Nel 1894 dovette riparare all'estero: tenne comizi e conferenze in Inghilterra e negli Stati Uniti; rientrato in Italia nel 1898, dopo i moti di Milano dovette nuovamente fuggire; a Buenos Aires diresse la rivista "Criminologia Moderna". Nel 1903 fondò a Roma, con Luigi Fabbri, la rivista anarchica "Il Pensiero". Scrisse anche poesie, drammi, ricordi, studi di criminologia. Il busto eretto sulla sua tomba nel camposanto di Rosignano (Toscana) sarà decapitato e mutilato dai fascisti.
24 gennaio - Viene ucciso, dopo un processo-farsa a porte chiuse, l'anarchico giapponese Shusui Denjiro Kotuku, condannato a morte per presunto complotto contro il mikado. Kotuku, nato nel 1871° Nakamura, è considerato una delle più grandi figure dell'anarchismo. Attivo militante socialista fin dal 1893, nel 1901 pubblica la sua prima opera: L'imperialismo, mostro del secolo ventesimo, e nel 1903 L'essenza del socialismo. Nello stesso anno fonda con Toshihito Sakai il settimanale "Heimin Shimbun" (La Plebe), al quale collaborano i più eminenti socialisti dell'epoca e che per primo in Giappone pubblica Il manifesto dei comunisti. Il testo di Marx ed Engels viene tradotto in giapponese da Kotuku e Sakai. Come molti altri anarchici e socialisti giapponesi, anche Kotuku si era formato nell'emigrazione. Dopo avere letto in galera Campi fabbriche e officine di P. Kropotkin, liberato nel 1905 Kotuku soggiorna negli Stati Uniti, entra in contatto con rivoluzionari di tutto il mondo in casa di madame Flitch, anarchica russa in esilio, e con gli IWW. torna in Giappone (1906) anarchico convinto. Traduce in giapponese e pubblica clandestinamente le opere di Kropotkin (La conquista del pane, Lo Stato, L'autorità e la legge) e tanto basta perché le autorità lo arrestino e lo condannino a morte con altri 22 compagni. Nonostante le proteste di tutto il mondo civile viene assassinato assieme alla sua compagna Yugetsu Suga Kano e a dieci anarchici.
30 gennaio - Sollevamento popolare a Bahia California, che sotto l'impulso di Ricardo Flores Magón dà vita alla República socialista de Bassa California. Magem, dopo la prima detenzione in un carcere statunitense, è passato dal riformismo e dall'opposizione sistematica alla dittatura di Porfirio Diaz (caduto dopo l'insurrezione del 20 novembre 1910) all'anarco-comunismo. Il grido libertario «Tierra y Libertad», diffuso dalla rivista magonista "Regeneración", scuote le masse contadine e diventerà quasi il simbolo della rivoluzione messicana; lo stesso Emiliano Zapata, che pur essendo fortemente influenzato dal magonismo, non sarà mai dichiaratamente anarchico, scrive questo motto sulle sue bandiere.
giovedì 18 gennaio 2024
L’Anarchia nel XX secolo - Parte III
1906
A New York, Emma Goldman fonda la rivista "Mother Earth", che avrà grande influenza anche sull'individualista Henry Miller. Luglio - Ricardo Flores Magén enuncia nel programma del partito liberale messicano le prospettive di un'alternativa alla dittatura di Porfirio Diaz che cerca di conciliare le richieste dei contadini poveri e quelle della classe lavoratrice urbana. Pubblicato dalla rivista "Regeneración" (fondata nel 1900 e diretta con successo - ha una tiratura di 20 000 copie - da Ricardo in collaborazione col fratello Enrique), il programma segna un'evoluzione del magonismo verso le idee anarchiche. Nato nel 1873, Ricardo Flores Magem diventerà, secondo la definizione di Abad de Santillan, «l'apostolo della rivoluzione sociale messicana ». - In Brasile, fondazione della Confederazione operaia anarchica, che fino agli anni venti ha l'egemonia sui sindacati brasiliani. 8-16 ottobre - Ad Amiens, congresso della Confédération Générale du Travail (COT). La Charte di Amiens sancisce il passaggio dal comunismo anarchico all'anarco-sindacalismo che sta avvenendo oltre che in Francia, in Spagna, Italia, Scandinavia, Germania e Olanda. Rifacendosi in parte alla tradizione inglese delle lotte operaie del 1830, gli anarco-sindacalisti propugnano l'azione diretta dei lavoratori contro i capitalisti, senza mediazioni politiche e con l'adozione di forme violente come il sabotaggio, il boicottaggio, lo sciopero generale che corona la lotta non solo contro il capitale ma anche contro lo Stato e le sue forze sussidiarie (chiesa, esercito e altre istituzioni repressive). - Tra il 1905 e il 1906 escono a puntate sulla rivista "Le mouvement socialiste" le Réflexions sur la violence di Georges Sorel. Nato a Cherbourg nel 1847, ingegnere ritiratosi in pensione nel 1892, Sorel si accosta l'anno appresso al movimento operaio criticando i compromessi del partito socialista. Nel '93 Guesde dichiara che le elezioni sono «un'autentica rivoluzione », e nel '99 un altro socialista, Millerand, entra nel governo radicale Waldeck-Rousseau. Nel 1893 i sindacati belgi proclamano il primo sciopero generale, arma che si estende verso la fine del secolo all'Italia, all'Olanda, alla Germania e alla Russia col secolo nuovo: si tratta di scontri con l'apparato dello Stato, che rivelano l'insoddisfazione della classe operaia per la tattica parlamentare seguita dai partiti socialisti della II Internazionale. Di questa insoddisfazione l'opera di Sorel costituisce una sorta di formalizzazione intellettuale.
1907
Marzo - Inizia le pubblicazioni il foglio clandestino di agitazione antimilitarista "Rompete le file", fondato a Milano e diretto dal sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni e da Maria Rygier. 16-20 giugno - Anarchici di tutta Italia si riuniscono a Roma nel primo congresso del secolo. Luigi Fabbri interviene sul tema «L'organizzazione anarchica», su cui il movimento anarchico in Italia non aveva più discusso a fondo dopo il congresso clandestino di Capolago (Ticino) del 4-6 gennaio 1891. Gli scarsi risultati organizzativi inducono Fabbri a dar vita a un movimento di educazione progressiva di cui è portavoce il foglio "Università popolare". 24-31 agosto - Ad Amsterdam, congresso internazionale anarchico. Pierre Monatte espone i principi del sindacalismo rivoluzionario, dall'astensionismo all'azione diretta, allo sciopero generale anticapitalistico. Errico Malatesta e Luigi Fabbri rappresentano gli anarchici italiani e i gruppi libertari di lingua italiana d'Europa e d'America, alcuni dei quali pubblicano fogli d'agitazione assai seguiti come "Il risveglio" (di Ginevra) e "La questione sociale" (di Paterson, New Jersey, USA), che lo stesso Malatesta aveva fondato a Firenze il 22 dicembre 1883 e successivamente trasferito a Buenos Aires (1885 circa) ove usciva in edizione bilingue italo-spagnola. 30 agosto - Congresso internazionale antimilitarista di Amsterdam, in coincidenza col congresso libertario.
giovedì 23 novembre 2023
L'esilio – Luigi Fabbri
Nel 1926, con un espatrio clandestino, Fabbri si sottraeva alle persecuzioni del regime fascista e riprendeva all'estero la lotta divenuta per lui impossibile in patria. Trovato inizialmente rifugio in Francia, insieme a un gruppo di compagni (T. Gobbi, U. Fedeli, F. Vezzani, C. Berneri) fondava a Parigi il quindicinale Lotta Umana (1927-29), interrotto per l'espulsione dal paese dei principali redattori. Dopo una breve sosta in Belgio, si trasferiva in Uruguay, dove riprendeva l'attività pubblicistica con la rivista Studi Sociali che dirigeva fino alla morte, avvenuta nel 1935. Tre anni prima, "esule in patria", era scomparso Malatesta, la cui perdita aveva toccato Fabbri nel profondo. Al vecchio maestro egli dedicava significativamente l'ultima opera di notevole impegno, Malatesta - L'uomo e il pensiero. Si tratta di un'accurata ricostruzione, condotta con amore e scrupolo filologico, del pensiero del grande rivoluzionario, di cui costituisce in pratica quella presentazione sistematica che Malatesta, pensatore non sistematico per eccellenza, aveva sempre rifiutato di fare nonostante le sollecitazioni. Nessuno poteva in effetti assolvere questo compito meglio di Fabbri, presentato dallo stesso Malatesta al Congresso Internazionale Anarchico di Amsterdam nel 1907 con queste parole: "Mon fils".
"Il movimento anarchico agli inizi del secolo presenta un uomo nuovo. È Luigi Fabbri, questo giovane anarchico marchigiano, di famiglia medio-borghese (il padre era il farmacista di Fabriano), che dalla sua terra, satura di umori laici e libertari, trae il nutrimento per la sua formazione. Entrato nel movimento da adolescente, passato attraverso le prigioni e il domicilio coatto, a venticinque anni (era nato nel 1877) si afferma come la mente più acuta e la voce politicamente più matura dell'anarchismo italiano. Luigi Fabbri possiede due doti che mancano ad altri anarchici, anche fra i maggiori: una solida base culturale, formata attraverso studi seri e via via aggiornata con un attento interesse per le correnti di pensiero del mondo contemporaneo, e la capacità critica di mettere arditamente in discussione quelle posizioni teoriche o pratiche dell'anarchismo chi egli ritiene errate o superate. Soprattutto la sua devozione verso Malatesta non gli impedisce di assumere fin dall'inizio del secolo una linea autonoma, originale e, in certi casi, antitetica".
giovedì 16 novembre 2023
Il biennio rosso e la lotta contro il fascismo – Luigi Fabbri
La guerra aveva avuto l'effetto, tra l'altro, di mettere in movimento enormi masse di uomini, e di creare grandi aspettative e speranze, alimentate dalle stesse promesse dei governi. Con la fine del conflitto le agitazioni economiche e politiche, per anni compresse, risposero con enorme virulenza in ogni paese. Lo scoppio della rivoluzione in Russia aveva acceso d'entusiasmo il proletariato d'occidente e anche in Italia la parola d'ordine divenne "fare come in Russia". In realtà gli avvenimenti russi riproponevano in termini di drammatica attualità il problema tipicamente anarchico della difesa della libertà nella rivoluzione. Nel movimento anarchico, contagiato anch'esso inizialmente dall'entusiasmo per la rivoluzione vittoriosa, subentrarono ben presto le cautele e i distinguo nei confronti del nuovo potere dittatoriale, e infine, quando arrivarono notizie attendibili sulle persecuzioni cui erano oggetto in Russia i rivoluzionari non bolscevichi, si giunse all'aperta condanna. Ancora una volta fu Fabbri a distinguersi particolarmente nell'opera di necessaria chiarificazione del concetto anarchico di rivoluzione e nella polemica coi bolscevichi russi e con i loro epigoni italiani confluiti nei Partito comunista. Destreggiandosi con abilità nella delicata situazione del momento, sorretto dal suo grande equilibrio, Fabbri rimise la discussione sui suoi binari storici, cioè sulle sostanziali differenze fra anarchismo e bolscevismo, e fissò i termini della "querelle" tra le due correnti "discriminando il moto rivoluzionario russo dall'apparato statale sovietico e attaccando i comunisti, senza tuttavia nulla concedere all'anticomunismo preconcetto dell'opinione pubblica borghese". Questa battaglia, condotta principalmente sulle colonne della rinata Volontà e di Umanità Nova quotidiano, trovò una sistemazione organica nel libro Dittatura e rivoluzione, (1921, ma già pronto l'anno precedente), forse l'opera più importante di Fabbri, in assoluto uno dei testi più significativi della letteratura politica anarchica. Notevole anche la polemica a distanza condotta da Fabbri con alcuni dei più prestigiosi dirigenti bolscevichi, tra cui Bucharin, in risposta al quale scrisse l'opuscolo Anarchia e comunismo "scientifico". La spinta rivoluzionaria delle masse stava intanto rifluendo, lasciando spazio alla reazione fascista. Fabbri, il cui impegno durante la fase montante rivoluzionaria si era esplicato soprattutto sul piano dell'organizzazione anarchica, con l'apporto determinante dato alla fondazione e alla vita dell'Unione Anarchica Italiana, colse rapidamente il pericolo rappresentato dal fascismo emergente, e ne seppe analizzare con grande acutezza i caratteri fondamentali. Con l'opuscolo La Controrivoluzione preventiva, (1922), in cui il successo reazionario trovava una spiegazione alla luce soprattutto delle debolezze strutturali e degli errori soggettivi dello schieramento proletario, egli sviluppava un'analisi del fenomeno "tuttora valida e riscontrabile, anche a distanza di quasi cinquant'anni, in sede di storiografia contemporanea". Dalla collaborazione con Malatesta nasce la rivista Pensiero e Volontà (1924-26), momento di riflessione e di sintesi di elevato valore intellettuale ed etico.
giovedì 2 novembre 2023
LUIGI FABBRI - Il periodo di formazione e gli anni del "Pensiero"
Fabbri entrò nel movimento anarchico giovanissimo, a soli diciassette anni, dopo aver attraversato una breve fase repubblicana. Determinante per l'adesione del giovane agli ideali libertari, fu la propaganda di un individualista di Recanati, Virgilio Condulmari, che lo indirizzò nei suoi primi passi con letture e discussioni. Dall'individualismo il giovane approdò ben presto, per evoluzione personale, a concezioni "armoniste" kropotkiniane. A questo punto nel 1897, quando già si era messo in evidenza come ribelle e aveva sperimentato il carcere, avvenne un fatto di importanza decisiva nella sua vita: l'incontro con Malatesta, che nascosto sotto falso nome, dirigeva ad Ancona il periodico L'Agitazione. Si creò immediatamente tra i due rivoluzionari un rapporto di amicizia e di collaborazione che sarebbe durato tutta la vita. In collaborazione con Pietro Gori, nel 1903 Fabbri fondava la rivista Il pensiero, che continuava ad uscire ininterrottamente fino al 1911, affermandosi ben presto come la più importante pubblicazione anarchica italiana dell'età giolittiana, "con un taglio ed uno spessore che non la faceva sfigurare a fronte di altre riviste coeve, come la Critica sociale di Turati, Il Socialismo di Ferri, la Rivista popolare di Colajanni, Il Divenire sociale di Leone" (5). Di notevole livello politico e culturale, Il Pensiero si avvaleva della collaborazione dei maggiori esponenti dell'anarchismo internazionale, oltreché dell'apporto di letterati ed artisti di una certa fama non anarchici, come Giovanni Cena, Rina Faccio (Sibilla Aleramo), Sem Benelli, Filiberto Scarpelli, il sociologo Roberto Michels, e altri. Sulle pagine della rivista, praticamente diretta dal solo Fabbri, a causa dei lunghi viaggi all'estero e delle precarie condizioni di salute di Gori, vennero dibattuti e sviluppati tutti i problemi di maggiore interesse coi quali il movimento libertario si trovava allora a fare i conti (individualismo, organizzazione, sindacalismo, libero pensiero, educazionismo, controllo delle nascite, ecc.). La rivista assolse a un compito fondamentale di chiarificazione e di orientamento, contribuendo potentemente a restituire al pensiero libertario il posto che gli spettava nella cultura politica del tempo.






























