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giovedì 12 dicembre 2019

Un'economia municipalizzata è un'economia morale

Qualsiasi movimento rivoluzionario comunista libertario deve, a mio avviso, riconoscere l'importanza della municipalità come il Locus di nuovi problemi che riguardano più classi e che non possono essere ridotti semplicemente alla lotta tra lavoro salariato è capitale. I problemi del degrado ambientale riguardano tutti i membri della comunità; così come i problemi delle ingiustizie sociali ed economiche; i problemi di salute, istruzione, condizioni sanitarie e l'incubo della crescita insensata. Il capitalismo e un sistema espansivo compulsivo la moderna economia di mercato impone che le imprese debbano "crescere o morire" nulla impedisce al capitalismo di industrializzare tutto il pianeta espandendosi sempre di più ogni volta che è pronto a farlo. Solo la completa ricostruzione della società e dell'economia può porre fine ai dilemmi sollevati dalla globalizzazione: lo sfruttamento dei Lavoratori e l'aumento del potere delle aziende fino al punto di minacciare la sopravvivenza di gran parte del nostro pianeta. Solo una politica economica di base -  fondata su un progetto e un movimento municipalista libertario - può offrire un'alternativa importante ed è proprio una alternativa in grado di arrestare l'impatto della globalizzazione, ciò che molte persone cercano oggi.
il capitale globale a causa della sua enormità può essere sradicato solo con un movimento municipalista libertario al centro della società. Deve essere eroso dalle moltitudini che mobilitate da un movimento di base, sfidino la sovranità del capitale globale sulle loro vite e cerchino di sviluppare alternative economiche locali e regionali alle sue operazioni industriali
Un'economia municipalizzata - lenta come può essere nel suo divenire -  è un'economia morale che privilegia la qualità dei suoi prodotti e la loro produzione a basso costo;  può In definitiva sperare di sovvertire un economia d'azienda in cui il successo è  misurato interamente dai profitti piuttosto che dalla qualità dei prodotti.
La società capitalista ha conseguenze non solo sulle relazioni economiche e sociali, ma anche sulle idee e le tradizioni intellettuali come sulla storia, Le frammenta fino a quando le conoscenze e perfino la realtà si confondono, spogliate di qualsiasi distinzione, specificità e articolazione. 
Il municipalismo libertario deve essere concepito come un processo, una pratica paziente che inizialmente avrà un successo limitato e anche allora solo in aree selezionate che forniranno esempi delle possibilità che si potrebbero  ottenere se adottate su larga scala non cresceremo una solita municipalista libertaria dall'oggi al domani. Pazienza,  costanza e impegno sono qualità che i nostri vecchi  Compagni rivoluzionari hanno  coltivato assiduamente.  

giovedì 29 gennaio 2015

State attenti alle donne di Kobane!


State bene attenti alle donne di Kobani, dove i Curdi siriani stanno disperatamente combattendo l’ISIS/ISIL/Daesh. Stanno anche combattendo i piani traditori di USA, Turchia e del governo del Kurdistan iracheno. Chi vincerà?
Cominciamo parlando di Rojava. Il pieno significato di Rojava – le tre province più curde della Siria del nord – è racchiuso in questo editoriale pubblicato dall’attivista incarcerato Kenan Kirkaya. Egli sostiene che Rojava è la dimora di un “modello rivoluzionario” che sfida “l’egemonia del sistema capitalista di nazione-stato” – ben oltre il proprio “significato per i Curdi, i Siriani o per il Kurdistan” di stampo regionale. 
Kobane – una regione agricola – si ritrova nell’epicentro di questo esperimento non-violento di democrazia, reso possibile da un accordo tra Damasco e Rojava (A Rojava il processo decisionale si sviluppa attraverso assemblee popolari – multiculturali e multireligiose. I tre maggiori funzionari di ogni municipalità sono un Curdo, un Arabo e un Cristiano Assiro o Armeno e almeno uno di questi deve essere una donna. Le minoranze non-curde hanno le proprie istituzioni e parlano le proprie lingue.
Tra una miriade di consigli di donne e di giovani, ci sono anche un esercito femminista la cui fama è in continua crescita, la milizia YJA Star (Unione delle Donne Femministe, con la stella a rappresentare la dea Mesopotamica Ishtar).
Il simbolismo non potrebbe essere più grafico, pensate alle tre forze di Ishtar (Mesopotamia) che combattono le forze dell’ISIS (tradotto Iside, dea dell’antico Egitto), ora rappresentate da un Califfato intollerante. 

All’inizio del 21° secolo, è la barricata femminile di Kobani l’avanguardia della lotta al fascismo.

mercoledì 7 dicembre 2011

I MOVIMENTI LIBERTARI

I movimenti libertari da sempre hanno fondato il loro agire sull'etica della pratica rivoluzionaria. E' necessario che i mezzi siano adeguati ai fini poichè c'è la consapevolezza che alcuna libertà è possibile con mezzi autoritari, al centro la necessità di dare forma concreta alla società che si desidera realizzare a partire dalle proprie relazioni personali. Conseguentemente non esiste un’unica “Grande teoria anarchica”, poiché questa sarebbe contraria ai suoi stessi presupposti. E' diffusa invece una forza , una passione nel diffondere i valori condivisi che nasce nello spirito e nel cuore dei processi del partecipazionismo anarchico, nei piccoli gruppi di affinità che non è settaria o prevaricatrice o autoritaria.
Ne deriva quindi il riconoscere il bisogno di differenti prospettive teoriche, unite da un insieme di impegni e analisi condivise, una discussione che si concentra su questioni pratiche, che tiene conto inevitabilmente di una serie di prospettive differenti, riunite dal desiderio condiviso di comprendere la condizione umana, in moto verso una libertà più grande. Pertanto prende forma una cosiddetta “teoria bassa”, piuttosto che una “teoria alta”, necessaria per fare i conti con i problemi reali e immediati che emergono nel corso di un progetto di trasformazione della realtà. Ad esempio: contro il concetto di “linea politica” che è la negazione stessa della politica, contro “l’anti-utopismo”; Una teoria sociale anarchica non può quindi che rifiutare in maniera consapevole ogni residuale avanguardismo. Il compito dei movimenti libertari è quindi guardare chi sta creando alternative percorribili, cercare di immaginare quali potrebbero essere le più vaste implicazioni di ciò che si sta già facendo, e quindi riportare queste idee, non come disposizioni, ma come contributi e possibilità.
Un progetto libertario dovrebbe avere due momenti: “uno etnografico e l’altro utopico, in costante dialettica fra loro, che siano in grado di produrre forme di contropotere: il mondo contemporaneo è pieno di testimonianze libertarie, di luoghi liberati, dei quali però non si rileva traccia nella narrazione ufficiale. Il contropotere prende forma nelle istituzioni tipiche della democrazia diretta, basate su determinati valori, quali la convivialità, l’unanimità, la prosperità, la bellezza, la gratuità.
E' ineluttabile che la dove esista un alto livello di disuguaglianza, tali valori assumano di per se valenza rivoluzionaria.
Un’azione rivoluzionaria è qualsiasi azione collettiva che affronti e respinga una qualche forma di dominio e di potere, e che nel contempo, alla luce di questo processo, ricostituisca nuove relazioni sociali. Le lotte contro le disuguaglianze tra Nord e Sud, le lotte contro il lavoro in quanto relazione di dominio, la negazione dell'autoritarismo, la resistenza alle regole imposte dalla società mercantile, l'affermazione della democrazia diretta sono i pilastri su cui si fondano le libere e autonome municipalità libertarie.
Molto c'è da imparare osservando il resto del mondo, in Sudafrica e in India vediamo conclavi dove si afferma la pratica della democrazia diretta, così come fra i ribelli del Chiapas, la nozione e le esperienze di gruppi di affinità arriva dalla Spagna e dall’America Latina, e ancora le molteplici esperienze, spesso duramente represse, del grande movimento mondiale che sta occupando frammenti di territorio nelle varie città del mondo globalizzato.

giovedì 17 novembre 2011

IL MUNICIPALISMO COME FORMA DI CONFLITTO



Il nuovo municipio è dentro le reti lunghe della cooperazione decentrata tra città, è dentro la pratica della diplomazia dal basso, promuove la cooperazione tra sistemi territoriali contro l'idea della città competitiva, ascolta sviluppa e pratica le forme del conflitto così come proposte dal Movimento su scala locale e globale, si formatta a partire dalla presa d'atto del declino dello Stato nazionale e quindi del concetto popolo. Il nuovo Municipio come soggettività insorgente, come soggetto di parte che resiste e progetta nuovi percorsi di liberazione contro la globalizzazione dei mercati, che fortifica e controlla militarmente i territori della logistica e del flusso delle merci e ne abbandona tanti altri. In questo senso il problema di queste esperienze municipali è quello del superamento delle pratiche di rappresentanza in quanto esse strappano e alienano il controllo del comune alla grande massa dei cittadini.
Nessuna piccola patria, nessuna comunità chiusa autoescludente, ma nemmeno l'idea del bel governo che si è prodotta in alcune regioni italiane, non solo per un ragionevole dubbio circa la capacità progressiva di quel modello, ma anche e soprattutto perché è una forma residuale del non più, di una concertazione tra soggetti forti che allude a un blocco sociale e politico (partito, sindacato e grandi associazioni) che rischia di non vedere e di non saper interpretare le nuove cittadinanze insorgenti, le invisibilità che sono fuori dal Novecento (lavoratori precari e intermittenti, migranti, ceti medi impoveriti, lavoratori individuali, lavoratori servili ecc.).
Come diceva un vecchio saggio la salvezza è nel luogo del pericolo, sono i territori di frontiera quelli che vanno esplorati con maggior attenzione sapendo cogliere il prevalente del non ancora, il conflitto permanente degli invisibili, delle nuove classi subalterne.
In questo senso le esperienze metropolitane, le infinite periferie metropolitane risultano un terreno di sperimentazione possibile se si riesce ad associare la resistenza alla trasformazione neo liberista del paesaggio urbano e progetto di Comunità locale che si auto organizza partendo dai bisogni e dai diritti universali esigibili. 
Ma oggi, questo Movimento, si pone un problema nuovo e più impegnativo che nei Settanta, e cioè il rapporto tra conflitto, gli strappi di minoranza e consenso, coscienti del fatto che i progetti e il modo d'intendere l'altro mondo possibile non può essere tendenzialmente maggioritario, ma assembleare sul principio di democrazia diretta  tra i cittadini delle nostre comunità.

giovedì 3 novembre 2011

Municipalismo libertario e lotta di classe

Occorre  non contrapporre il municipalismo libertario al conflitto capitale-lavoro. Anzi è necessario allargare la lotta di classe collegandola al conflitto comune-Stato; introducendo nelle formulazioni della lotta di classe elementi che attraversano le classi (soprattutto rispetto al dominio gerarchico e alle dislocazioni ecologiche). 
Occorre  dare alla lotta di classe una base di democrazia diretta che si fondi su una cultura politica e civile di autogestione.
Il municipalismo libertario è un tentativo di portare la lotta di classe sul terreno dei conflitti civili accanto a quello dei conflitti sindacali e di lavoro. La cosa, in realtà, non è tanto strana: dopo tutto gli scontri di classe rivoluzionari, storicamente, hanno sempre trovato una base nei comuni. Le rivolte di Parigi del 1848 e del 1870-71 hanno visto gli scontri svolgersi sulle barricate nei quartieri. Nella Pietroburgo Rossa del 1917, come in Kronstadt, come nella Barcellona del 1936-37, la presenza di forti culture urbane nei quartieri è stata fondamentale per le rispettive rivoluzioni.
Nella tradizione anarchica, il conflitto comune-Stato risale almeno al 1836, quando uscì il libro di Proudon sul federalismo che auspicava la nascita di una federazione di comuni autonomi. Bakunin ha ripreso questa prospettiva e l'ha messa al centro dei programmi redatti nel decennio 1860-1870. In quegli stessi anni queste idee si diffondevano tra gli oppositori di Napoleone III e della sua politica accentratrice in Francia. 
Nel 1871, quando la Prussia sconfisse la Francia e il governo napoleonico crollò, queste stesse idee erano già presenti e ispirarono la Comune di Parigi che sorse dalle rovine del Secondo Impero. Dopo poche settimane di vita la Comune andò incontro a una fine disastrosa, eppure molti radicali (e non solo quelli avversi allo Stato, ma anche Marx per un certo tempo) s'ispirarono al suo audace esempio e considerarono la federazione di comuni autonomi il modello politico adatto per una società libera e autogestita. Alla fine di quel decennio, l'idea passò nei programmi della federazione del Jura, che vedeva nella federazione di comuni un elemento integrante della società post-rivoluzionaria.
Il municipalismo libertario prende spunto dal comunalismo storico, nella versione anarchica come in quella marxiana, come pure alla sua tradizione concreta nella storia rivoluzionaria, a partire dalla Rivoluzione Francese del 1789. Nello stesso tempo, gli fa fare dei passi in avanti. Mentre le prime teorie attribuivano ai comuni sostanzialmente le funzioni amministrative e di erogazione di "servizi pubblici" affidando il potere decisionale alle società operaie (la cui federazione doveva essere parallela a quella dei comuni federati), il municipalismo libertario concepisce il comune come uno strumento di democrazia diretta che ha il controllo sull'economia. E, mentre gli anarchici comunalisti pensavano che le masse avrebbero formato spontaneamente i comuni, dopo che lo Stato fosse crollato per qualche altra via, il municipalismo libertario prevede una fase di transizione rivoluzionaria durante la quale la federazione dei comuni si afferma come potere alternativo contro lo Stato-nazione.

giovedì 20 ottobre 2011

IL COMUNALISMO LIBERTARIO

Come diceva Errico Malatesta, gli anarchici ritengono che "la più gran parte dei mali che affliggono gli uomini dipende dalla cattiva organizzazione sociale", e proprio perché convinti di ciò, propongono quale alternativa alla società del dominio la costruzione di una società basata sulla libertà. 
Due sono, dunque, le forze propulsive dell'anarchismo, quella distruttrice e quella costruttrice: abbattere dominio, costruire libertà. 
La prima non si riconosce nel presente, anzi lo delegittima, lo combatte e mira gradualmente a distruggerlo; la seconda invece è tutta intenta a prospettare di già il futuro: una società della libertà e dell'uguaglianza.
Insomma, gli anarchici, convinti che le iniquità siano dovute all'organizzazione gerarchica della società, propongono che ognuno riprenda nelle proprie mani il destino e che tutti insieme riprendiamo in mano il destino dell'umanità, per renderci artefici di una società in orizzontale, che parta dall'individuo per giungere poi alla libera associazione fra individui, alla comune ed infine ad una federazione dal basso, che unisca le libere comuni dal territorio al mondo intero.
Ecco, è così che gli anarchici amano pensare il municipalismo o il comunalismo libertario, come dir si voglia: come una proposta radicale, rivoluzionaria, ma nello stesso tempo gradualista; una proposta che si colloca nelle conflittualità dell'oggi per la difesa degli interessi immediati delle classi subalterne, ma si prefigge, nel contempo, di iniziare a costruire nel "qui ed ora" le basi alternative su cui edificare la società libera del domani.

giovedì 6 ottobre 2011

Municipalismo libertario - NOTAV


Il municipalismo libertario promuove un ideale sociale fondato su possibilità reali e concrete, in termini di effettivo cambiamento della società attuale, una possibilità politica pratica e realistica nelle città e nei territori.
Il municipalismo libertario non è né uno stratagemma propagandistico, né una «strategia» né una «tattica», l’intenzione è che diventi la forma assunta da una società razionale ed ecologica.
Si tratta della ridefinizione di una politica vitale che non si fonda esclusivamente sulle creazione di una democrazia partecipativa ma invita, con argomentazioni incalzanti, alla municipalizzazione dell'economia stessa.
Con ciò si dovrebbe intendere: l’acquisizione dei mezzi di sussistenza da parte della comunità, la gestione della vita economica, l’integrazione di aziende, negozi, terre, ecc...
Il controllo da parte della comunità secondo criteri confederali e antiautoritari.

Non l’idea marxista di economia nazionalizzata.
Non l’idea sindacale tradizionale di controllo operaio.
Non quella borghese di proprietà privata.

Una politica, e una prassi che chiama i gruppi locali a organizzarsi, a tracciare un programma politico che stimoli la democratizzazione delle città, dei quartieri, dei territori, che costruisca una nuova cultura politica di opposizione allo Stato in un ottica antiautoritaria.
La prospettiva municipalista libertaria di trasformare i villaggi, paesi , quartieri e città in una nuova sfera politica non può che stare in contrapposizione con lo Stato nazionale.
La nascita di nuove istituzioni democratiche di base, porterà inizialmente alla possibilità di esercitare un influenza prettamente di carattere morale non certamente strutturale; in seguito, partendo da queste basi istituzionali, o paraistituzionali si riuscirà a determinare effetti scismatici di vasta portata che condurranno a un'aperta opposizione al potere dello Stato. 
E' auspicabile che le municipalità libertarie possano emergere numerose, dovrebbero in ogni caso perseguire la creazione di un'articolata rete federata che potrà renderle più forti, meno vulnerabili alla repressione che inevitabilmente dovranno sopportare. La creazione di reti solidali impedirà inoltre il realizzarsi del rischio di rinchiudersi in involuzioni localistiche e reazionarie.
Le municipalità libertarie come nuovo sistema economico, come nuova etica, come nuovo rapporto con l'ambiente, come nuovo rapporto fra gli esseri umani.
Esempi di questo genere seppure frammentati e talora certamente contraddittori stanno nascendo, iniziano sperimentarsi un po' ovunque sul nostro pianeta, a volte sono solo accenni, solo embrioni di municipalismi libertari, a volte nascono dall'esigenza di difendere i propri territori dall'aggressione della macchina speculatrice del capitalismo finanziario. E' il caso qui in Italia, dei Movimenti che si aggregano e resistono ai progetti distruttivi delle così dette grandi opere: è il caso del Movimento NOTAV che sperimentando forme di democrazia partecipativa molto avanzate, partendo da differenze e provenienze culturali a volte molto marcate, riesce a resistere da oltre 20 anni in Valsusa al progetto dell'alta velocità.

mercoledì 31 agosto 2011

COMUNITARISMO E MUNICIPALISMO LIBERTARIO


Con il termine comunitarismo si intendono quei movimenti e quelle ideologie che aspirano a trasformare la società creando cosiddette alternative nel campo economico e dell'esistenza personale, come le cooperative alimentari, le scuole, le tipografie, i centri comunitari, le aziende agricole di quartiere, gli squats e così via. Che sia o no esplicitamente teorizzato, il comunitarismo mira a distaccare lentamente lo sviluppo dell'umanità dalla logica delle imprese private (banche, grandi aziende, supermercati, fabbriche e sistemi industriali in agricoltura) e avvicinarlo allo stile di vita di valori collettivi. Col termine comunitarismo si intende una forma di produzione e di scambio che risulta attraente non solo perché richiama un senso d'amicizia e di collettivo, ma anche perché è sotto il "controllo operaio".
Il comunitarismo non cerca di creare un centro di potere che serva ad abbattere un giorno il capitalismo, ma cerca di metterglisi in concorrenza, di svalutarlo, di sopravvivergli, di fungere da barriera morale all'avidità e alla malvagità dell'economia borghese. Non si tratta, per dirla in breve, di una politica, ma di una pratica, spesso limitata a gruppi di piccole dimensioni che fanno la "scelta" di acquistare o di lavorare in aziende cooperative/comunitarie. Proudhon è stato per molti versi uno dei padri del comunitarismo, si risale a circa centocinquanta anni fa, a un'epoca in cui la maggior parte della produzione di oggetti era affidata agli artigiani e quella agricola e alimentare a piccoli contadini. Da allora sono nate tante cooperative, animate dalle più ambiziose speranze e destinate in genere a fallire, a vivacchiare o a trasformarsi in imprese orientate al profitto. Per riuscire a sopravvivere sul mercato capitalista, sono state regolarmente costrette ad adattarvisi o sono state semplicemente annientate dalla concorrenza di aziende animate da uno spirito di rapina e, nei fatti, più efficienti, ma tutte orientate al profitto. Anche dove le cooperative riescono a difendersi dalla concorrenza capitalista, tendono a chiudersi in se stesse, a concentrarsi sui propri problemi e interessi e, nella misura in cui sono in rapporto tra loro, a puntare tutto sulla propria sopravvivenza o la propria espansione. a riunire in sé non collettivisti ma capitalisti collettivi e, in ultima analisi, a essere più capitaliste che colletiviste nella pratica e negli interessi
Il municipalismo libertario invece è decisamente un'espressione politica antistatale che vuole la democrazia, il rapporto diretto, faccia a faccia, il dialogo, il confronto. è soprattutto attento alle questioni fondamentali del potere.
A differenza del comunitarismo, il municipalismo libertario si preoccupa del potere: non semplicemente del potere di autocontrollo che si può acquisire partecipando a una riunione ispiratrice, ma il potere concreto che si esprime in forme organizzate di libertà, concepite in modo razionale e costituite con modalità democratiche. Il municipalismo libertario vuole raggiungere il potere, non vuole semplicemente sfruttare la rivendicazione del potere a scopi di propaganda e di spettacolo, e non respinge l'uso del potere, ma vuole darlo in mano alla gente nelle assemblee popolari.
Il municipalismo libertario non esclude il potere, un potere concreto, non semplicemente quella forma alla moda di "potere di autocontrollo", che sovente altro non è che uno stato di esaltazione emotiva . Si tratta di una ripresa e un'estensione della tesi aristotelica secondo la quale gli essere umani sono costituiti per vivere come "animali politici". Il municipalismo libertario è una comunità strutturata, che possiede una sua costituzione e una sua legislazione, fondate su basi razionali e democratiche.. Sono il municipio e la confederazione di municipi che, affronta problemi e questioni con il dialogo, non solo è in grado di sostituire lo Stato, ma anche di svolgere le funzioni socialmente necessarie di cui lo Stato si è appropriato a spese del potere degli individui