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giovedì 26 gennaio 2023

Francesco Saverio Merlino – Il distacco dall’anarchismo

L'atto formale di uscita di Merlino dal movimento anarchico si ebbe con una lunga e giustamente famosa polemica con Malatesta che, iniziatasi nel gennaio 1897, proseguì su vari giornali per tutto il corso dell'anno (5). Partita da un invito rivolto da Merlino agli anarchici perché abbandonassero il tradizionale astensionismo e partecipassero alle elezioni, la polemica si allargò man mano ad altri temi, investendo tutta la problematica dell'anarchismo e della democrazia. Nonostante la passione che li animava, i protagonisti riuscirono a mantenere il dibattito su un tono elevato di confronto teorico, evitando con eleganza ogni facile scadimento personalistico. Merlino, disilluso sul movimento anarchico e incalzato dalla sua esigenza di concretezza, sottopose il suo contraddittore a un bombardamento di quesiti e di obiezioni. Influiva forse sul suo atteggiamento la difficile situazione politica italiana di fine secolo, caratterizzata da un attacco repressivo alle libertà statutarie fondamentali, di fronte al quale sembrava a molti naturale fare fronte comune tra tutti i partiti e i movimenti della sinistra, accantonando temporaneamente i contrasti ideologici. Non vanno escluse poi le suggestioni che potevano derivare dal successo che le posizioni socialdemocratiche sembravano ottenere su scala europea. Malatesta intuì la sincerità di intenzioni del vecchio amico, riconobbe che esso sollevava dei problemi reali con cui non si poteva fare a meno di confrontarsi, e colse l'occasione della polemica per stabilire alcuni punti fermi che servissero di chiarificazione e di orientamento per i compagni. Malatesta si rendeva conto che, al di là dell'apparente somiglianza dei percorsi politici, con Merlino non ci si trovava di fronte a un nuovo caso Costa. A parte ogni considerazione sulla levatura intellettuale dell'uomo, in questo caso non c'era un partito costituito o da costituire, e del resto l'anarchismo aveva ormai acquisito una robustezza e uno spessore teorico sufficiente per assorbire senza traumi e lacerazioni una perdita pure dolorosa quale quella di Merlino. Rileggendo i documenti della polemica, respirando il clima di relativa serenità in cui essa si svolse, si ha l'impressione di assistere a uno sforzo comune di sviscerare il complesso groviglio degli stessi problemi, collocandosi i protagonisti uno all'interno e l'altro all'esterno, ma muovendo da ispirazioni vicine più che opposte. L'uscita di Merlino dal movimento anarchico, per i modi e i termini nei quali venne espressa, non comportò la fine dei rapporti di amicizia e di rispetto con i vecchi compagni. Questi rapporti vennero anzi rinsaldati nel tempo per la generosa disponibilità sempre manifestata da Merlino nell'assumere la difesa legale degli anarchici, come avvenne dopo il regicidio di Monza, con la coraggiosa accettazione della difesa di Bresci (rifiutata invece da Filippo Turati).


 

Siamo davvero pazzi da legare?

Quanti di voi non si sono mai voltati indietro? Quanti hanno acquistato un paio di paraocchi, e se li sono messi, solo per evitare di guardarsi intorno e di dover fare delle giuste considerazioni che incolperebbero loro per primi?

Quanti vorrebbero gridare le proprie verità represse da luridi ricatti? Quando sarà, quando?! Quanti vigliacchi esistono, che non sprecano mai una parola di troppo? Quanti hanno acquistato da un rigattiere un paravento antico, per potersi nascondere e poter scrivere, senza che nessuno lì veda, mentre tutti sanno e tacciono? Sono un simpatico, godo di tanti favori, simulo, inganno, e in cambio ricevo lodi, senza fatica. Che me ne frega, che me ne frega se gli altri ricevono cazzi in quantità nel culo?

Ecco come non ci vuole molto per spiegarsi perché tanti non sanno e tanti non vogliono sapere che se si diventa pazzi nel posto dove la società manda a rìmarginare gli emarginati, la colpa è proprio di questa e di tutti quelli che reggono questa pazza istituzione. Credetemi, proprio quando si è in quei posti e in quello stato, proprio allora si capisce di più e sempre meglio; ed è per questo che ci si chiude dentro e si cade sempre, sempre, sempre più in giù fino nel più profondo baratro dell’infelicità che, fortunatamente, non tutti conoscono. Ditemi di grazia, voi di fuori e molti di voi che si atteggiano a gran saputi: È dunque questa la pazzia? Siamo davvero pazzi da legare?

No, non è affatto pazzia, ma un semplice doveroso ed incontenibile disgusto verso coloro che li circondano, disgusto che noi per primi dovremmo provare. (Mimmo Garribba)


Il rosso e il nero sulle bandiere anarchiche I°

L’Internazionale anarchica aveva una sua specificità anche nei colori: sempre richiamandosi alla bandiera della Comune – “diventata ora il vessillo intorno a cui si raccolgono tutti i socialisti rivoluzionari”, gli internazionalisti italiani vi avevano aggiunto il nero. L’ultimo proclama del Comitato italiano per la rivoluzione sociale aveva chiamato alla rivolta proprio sotto quell’insegna: “Compagni operai! E giunto il momento di vendicarci di tutte le oppressioni patite! Il vessillo sotto cui schierarci e vincere è rosso e nero. Egli significa: Morte ai tiranni e pace agli oppressi! Come i nostri nemici non ci daranno quartiere, noi non lo daremo a loro! Viva la rivoluzione sociale!” L’8 aprile 1877 la banda del Matese entrò a Letino spiegando una grande bandiera rosso-nera, che fu poi innalzata sulla croce sovrastante la piazza. Arrestata la banda, vennero trovate fra i suoi materiali bandiere e coccarde rosse e nere2. A Rimini nel 1880 l’anniversario della Comune fu commemorato con una beffa alla polizia, inalberando sull’arco di Tito “le drapeau rouge et noir de l’Internationale”. A distanza di vent’anni i militanti ricordavano che nella prima grande agitazione dei lavoratori della carta nelle Marche del 1884 era stata issata la bandiera rosso-nera dell’Internazionale. A quell’epoca l’Internazionale come organizzazione è quasi estinta5 e varie sono le direzioni in cui gli internazionalisti cercano di operare, volgendosi alcuni – e basti ricordare Costa – al socialismo evoluzionista, permanendo altri nell’indirizzo anarchico, a lungo fedele al nome stesso dell’Internazionale. Il rosso e il nero li seguono entrambi, anarchici e socialisti. Dal carcere di Livorno dov’era rinchiuso, nel luglio 1890 Gori sognava l’antica bandiera, insegna di un viaggio travagliato verso una luminosa meta: Correa la nave sotto plumbeo cielo / [...] Su l’albero maestro una bandiera / – rossa tra lembi neri – sventolava / sanguigna sotto i lampi, e gloriosa / sfidante il nembo. E la rivista cui egli stesso collaborava, “Il pensiero” di Roma, così esaltava quei colori, qualche anno dopo: “I prosciolti d’ogni patria della miseria e della tirannide, di questa idea rossa come l’aurora invincibile, e di questo sudano nero come la sciagura umana, sappiano farsi la simbolica bandiera della liberazione”. Ma quando gli anarchici stessi vorranno distinguersi con le proprie associazioni, i loro nuovi circoli, muteranno la disposizione dei colori, e la loro bandiera sarà nera, talora con bordi e iscrizioni rossi: nera come la bandiera della rivolta di Lione o del lutto di Parigi nel giorno della capitolazione ai prussiani e come “le drapeau noir crêpe de sang” di Louise Michel, divenuta anarchica dopo il fallimento della Comune. Dietro un’insegna simile – “la bandiera nera orlata di rosso” della Federazione anarchica rivoluzionaria – gli anarchici romani entrarono nella piazza di Santa Croce in Gerusalemme il 1° maggio 1891, che fu segnato dai sanguinosi scontri con la polizia. Queste bandiere, le cui iscrizioni esprimevano la negazione della società esistente – Demolizione, Né un soldo né un soldato / Né padroni né servi, Né dio né padrone – o l’utopia del futuro – Germinal, Società senza capi – facevano risaltare con il colore stesso la posizione di volontario isolamento che gli anarchici – sia individualisti sia associazionisti – avevano assunto anche rispetto alle forze organizzate del movimento operaio, in particolare i socialisti, che conducevano la loro lotta all’interno del sistema. Erede del grande sforzo organizzativo della Prima Internazionale, attraverso la filiazione marxista rappresentata dal gruppo Bignami-Gnocchi Viani, il Partito socialista ne ricevette anche gli antichi colori. Se le prime organizzazioni socialiste, infatti, avevano esitato a riprendere ufficialmente il rosso, per non attirarsi misure repressive – la bandiera del Partito operaio italiano, infatti, era internazionalista più nel motto L’emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi che nei colori, bianco e nero alternati a strisce, e quella del Partito socialista rivoluzionario di Romagna era verde “per evitare gli assalti della PS” – esse continuarono tuttavia a richiamarsi, almeno idealmente, al rosso della Comune e al rosso e nero dell’Internazionale. 


giovedì 19 gennaio 2023

Francesco Saverio Merlino - Un pensiero originale II°

Nel 1887 pubblicò a Londra Socialismo o Monopolismo?, opera impegnativa e di una certa originalità, in cui l'autore mostrava una padronanza dei fenomeni economici sconosciuta ai socialisti italiani del suo tempo. Notevole soprattutto l'intuizione del peso crescente dei monopoli nell'economia dei paesi più sviluppati, e delle trasformazioni che tale fatto comportava. Seguiva, nel 1890, L'Italie telle qu'elle est, scritto per il pubblico francese. Per la prima volta veniva affrontata da un punto di vista socialista, in un'opera di vasto respiro, la storia dell'Italia post-risorgimentale, dopo la conquista regia e l'unificazione. Sulla base di un'ampia documentazione di provenienza la più varia, Merlino vi dimostrava che "la rivoluzione del 1860 fu compiuta dalla borghesia contro il popolo, dal capitale contro la terra, dall'industria contro l'agricoltura, dal Nord contro il Mezzogiorno" . Per tale consapevolezza - è stato notato - Merlino può essere definito il primo socialista meridionalista d'Italia. Questo libro e il precedente spiccano decisamente, sia per l'argomento, sia per il rigore scientifico della trattazione, nel panorama della letteratura anarchica e socialista italiana del periodo, e testimoniano nell'autore una autonomia e una originalità di pensiero che prelude alle opere della maturità. Iniziava intanto un processo di approfondimento delle teorie anarchiche, che portò Merlino ad elaborare, sia pure dall'interno, posizioni critiche nei confronti delle tendenze prevalenti nel movimento. Spirito pratico e alieno da ogni utopismo, Merlino aveva una visione costruttiva e realizzatrice dell'anarchismo, che si manifestava in particolare nell'attenzione costante dedicata ai problemi organizzativi della società futura. Egli poneva l'accento sugli aspetti positivi e realizzatori del programma, ed era mosso da un'esigenza di rigore e di concretezza nell'approccio ai problemi, che lo portava a manifestare insoddisfazione e insofferenza nei riguardi delle formulazioni vaghe e generiche. L'impostazione costruttiva e problematica di Merlino lo portò a scontrarsi sin dal loro primo apparire, con le tendenze individualiste e antiorganizzatrici che si diffusero negli ultimi lustri del secolo nel movimento, anche per reazione al legalitarismo della socialdemocrazia. Per rompere con gli anarchici antiorganizzatori e proporre una piattaforma comune per le correnti rivoluzionarie del tempo, Merlino pubblicò nel 1892 l'opuscolo Necessità e basi di un accordo. L'autore vi sosteneva, forse con maggiore radicalità e determinazione, posizioni che erano proprie anche di Malatesta, con cui agiva ancora di perfetto accordo. La campagna proseguì con la pubblicazione, l'anno seguente, de L'Individualismo nell'anarchismo, in cui alla critica all'individualismo terroristico e alle posizioni di Tucker, si affiancava, come novità, la critica alla concezione comunista anarchica di Kropotkin, ritenuta da Merlino troppo ottimistica e approssimativa, sostanzialmente non scientifica e impraticabile. Al semplicissimo Kropotkiniano veniva opposta l'esistenza di fenomeni e leggi economiche, come il valore, praticamente indistruttibili, e utilizzando il pensiero della scuola marginalista, Merlino enunciava per la prima volta la teoria della socializzazione delle rendite e dei profitti, destinata a restare un originale aspetto del suo pensiero economico. Nel 1894, a seguito dei Fasci siciliani e dei moti in Lunigiana, tra gli esuli internazionalisti si diffuse la speranza di una prossima rivoluzione. Con Malatesta e Malato, Merlino rientrò in Italia per organizzare l'insurrezione, ma venne arrestato quasi subito a Napoli su delazione di uno studente. Mancando ancora pochi mesi alla caduta in prescrizione, venne condannato a scontare la vecchia pena dell'84. Uscì dal carcere nel 1896 per effetto di un'amnistia, e dopo una breve permanenza a Napoli, trasferì definitivamente la sua residenza a Roma. La sosta forzata subita negli anni di carcere venne utilizzata da Merlino per rimeditare le esperienze passate. Giungeva a maturazione il processo di distacco dal movimento anarchico, con il passaggio da posizioni di adesione critica a una nuova fase che si poneva ormai marcatamente e coscientemente all'esterno.


THE TIMES THEY ARE A CHANGING - Bob Dylan

Raccoglietevi o gente 

dovunque voi  siate 

e  capite che l'acqua 

intorno a voi sta salendo 

e capite che presto 

sarete  bagnati fino alle ossa 

Se volete aver  salva la vita 

è  meglio cominciare  a nuotare 

o finirete  come  un sasso sul  fondo' 

Perché  i tempi stanno  cambiando... 


Venite scrittori e critici 

che  fate profezie  con la vostra penna 

e  aprite gli occhi ben bene 

la sorte non  capiterà di nuovo 

E non parlate troppo  presto 

perché la ruota  sta ancora  girando 

e  non si può sapere 

chi indicherà 

perché il vinto di  oggi 

sarà  domani  vincente 

Perché  i tempi stanno  cambiando... 


Venite  padri e madri 

da  tutta la terra 

e  non criticate 

quello  che  non sapete capire 

i vostri figli e le vostre figlie 

sono sfuggiti al  controllo 

la via sicura 

sta  rapidamente  invecchiando 

per piacere  toglietevi di mezzo 

se  non volete  dare una mano 

Perché  i tempi stanno  cambiano... 


Venite  senatori e politici 

ascoltate il richiamo 

non state sulla porta 

non  bloccate  l'entrata 

perché  sarà  ferito 

chi resta fermo 

c'è una battaglia  fuori 

che infuria 

e  presto batterà alle vostre finestre 

e scuoterà le vostre  pareti 

Perché  i tempi stanno  cambiando... 


La  linea è segnata 

l'anatema  è lanciato 

i lenti di oggi 

saranno  domani  veloci 

e il presente di oggi 

sarà  presto il passato 

l'ordine  sta rapidamente svanendo 

e i primi di oggi 

saranno  gli ultimi di domani 

Perché  i tempi stanno  cambiando...    



GUERRILLA OPEN ACCESS MANIFESTO – Aaron Swartz

L’informazione è potere. Ma come con ogni tipo di potere, ci sono quelli che se ne vogliono impadronire. L’intero patrimonio scientifico e culturale, pubblicato nel corso dei secoli in libri e riviste, è sempre più digitalizzato e tenuto sotto chiave da una manciata di società private. Vuoi leggere le riviste che ospitano i più famosi risultati scientifici? Dovrai pagare enormi somme ad editori come Reed Elsevier.

C’è chi lotta per cambiare tutto questo. Il movimento Open Access ha combattuto valorosamente perché gli scienziati non cedano i loro diritti d’autore e che invece il loro lavoro sia pubblicato su Internet, a condizioni che consentano l’accesso a tutti. Ma anche nella migliore delle ipotesi, il loro lavoro varrà solo per le cose pubblicate in futuro. Tutto ciò che è stato pubblicato fino ad oggi sarà perduto.

Questo è un prezzo troppo alto da pagare. Forzare i ricercatori a pagare per leggere il lavoro dei loro colleghi? Scansionare intere biblioteche, ma consentire solo alla gente che lavora per Google di leggerne i libri? Fornire articoli scientifici alle università d’élite del Primo Mondo, ma non ai bambini del Sud del Mondo? Tutto ciò è oltraggioso ed inaccettabile.

“Sono d’accordo,” dicono in molti, “ma cosa possiamo fare? Le società detengono i diritti d’autore, guadagnano enormi somme di denaro facendo pagare l’accesso, ed è tutto perfettamente legale — non c’è niente che possiamo fare per fermarli”. Ma qualcosa che possiamo fare c’è, qualcosa che è già stato fatto: possiamo contrattaccare.

Tutti voi, che avete accesso a queste risorse, studenti, bibliotecari o scienziati, avete ricevuto un privilegio: potete nutrirvi al banchetto della conoscenza mentre il resto del mondo rimane chiuso fuori. Ma non dovete — anzi, moralmente, non potete — conservare questo privilegio solo per voi, avete il dovere di condividerlo con il mondo. Avete il dovere di scambiare le password con i colleghi e scaricare gli articoli per gli amici.

Tutti voi che siete stati chiusi fuori non starete a guardare, nel frattempo. Vi intrufulerete attraverso i buchi, scavalcherete le recinzioni, e libererete le informazioni che gli editori hanno chiuso e le condividerete con i vostri amici.

Ma tutte queste azioni sono condotte nella clandestinità oscura e nascosta. Sono chiamate “furto” o “pirateria”, come se condividere conoscenza fosse l’equivalente morale di saccheggiare una nave ed assassinarne l’equipaggio, ma condividere non è immorale — è un imperativo morale. Solo chi fosse accecato dall’avidità rifiuterebbe di concedere una copia ad un amico.

E le grandi multinazionali, ovviamente, sono accecate dall’avidità. Le stesse leggi a cui sono sottoposte richiedono che siano accecate dall’avidità — se così non fosse i loro azionisti si rivolterebbero. E i politici, corrotti dalle grandi aziende, le supportano approvando leggi che danno loro il potere esclusivo di decidere chi può fare copie.

Non c’è giustizia nel rispettare leggi ingiuste. È tempo di uscire allo scoperto e, nella grande tradizione della disobbedienza civile, dichiarare la nostra opposizione a questo furto privato della cultura pubblica.

Dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che è fuori dal diritto d’autore e caricarlo su Internet Archive. Dobbiamo acquistare banche dati segrete e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle sulle reti di condivisione. Dobbiamo lottare per la Guerrilla Open Access.

Se in tutto il mondo saremo in numero sufficiente, non solo manderemo un forte messaggio contro la privatizzazione della conoscenza, ma la renderemo un ricordo del passato.

Vuoi essere dei nostri?

(Aaron Swartz. – Avvicinatosi precocemente al mondo dell’informatica grazie al padre, fondatore di una società di software, all’età di 14 anni è stato il coautore della prima versione del formato RSS (Really simple syndication) per la pubblicazione di documenti sui siti web in linguaggio XML. Agli stessi anni risalgono l’intensa attività di programmazione per il progetto di licenze Creative Commons, finalizzato ad ampliare l’accesso alle creazioni artistiche oggetto di diritto d’autore e copyright, la creazione della piattaforma Infogami e la collaborazione con il sito statunitense di social news Reddit. Tra gli ideatori nel 2007 della biblioteca digitale universale Open Library, all’instancabile attività di coder e di startupper Swartz ha affiancato accese battaglie sul piano dei diritti civili, impegnandosi attivamente per l’open access e contro ogni forma di censura: autore nel 2008 del celebre manifesto per la difesa dei diritti civili nel Web Guerrilla Open Access, cofondatore nel 2010 dell’organizzazione per la libertà in internet Demand Progress, l’anno successivo si è battuto contro il contestato disegno di legge per impedire la diffusione di contenuti protetti denominato Stop Online Piracy Act. Accusato nel 2011 di aver hackerato, allo scopo di renderli pubblici, milioni di articoli di riviste accademiche dalla libreria digitale JSTOR del Massachusetts Institute of Technology, alla vigilia del processo - che, in caso di condanna, gli avrebbe comminato un’ammenda fino a 1 milione di dollari e una detenzione fino a 35 anni di carcere. L’undici gennaio del 2013 si è tolto la vita).


giovedì 12 gennaio 2023

Francesco Saverio Merlino - Un pensiero originale I°

Nato a Napoli il 15 settembre 1856 da una famiglia della media borghesia, Merlino compì gli studi nella città natale e si laureò giovanissimo in giurisprudenza. Il moto di Benevento (1877), in cui era implicato Errico Malatesta, antico compagno di studi, suscitò l'interesse e la curiosità di Merlino, ponendolo di fronte alle idee propugnate dall'Internazionale. Assunta la difesa di Malatesta, Cafiero e altri internazionalisti, Merlino aderì con entusiasmo alle idee socialiste anarchiche, ed entrò nella lotta politica attiva, portandovi il suo coraggio e una notevole intelligenza sorretta da una solida cultura. Con Malatesta venne riannodata un'amicizia che proseguì poi per tutta la vita, al di là delle divergenze teoriche manifestate negli anni della maturità. Nel 1879 Merlino pubblicò i primi due opuscoli di una certa importanza, dedicati alle figure dei napoletani Vincenzo Russo e Carlo Pisacane, precursori del moderno socialismo. Con questi saggi Merlino poneva in risalto le radici della sua formazione culturale e politica, riannodandosi esplicitamente alla tradizione democratica e rivoluzionaria meridionale. Per molti anni l'opera di Merlino si svolse totalmente e senza incertezze nell'ambito del movimento anarchico, di cui egli divenne, al pari di Malatesta, uno degli esponenti più autorevoli e ascoltati. La svolta di Costa lo lasciò sostanzialmente insensibile e, a parte alcune sfumature d'accenti nel giudicare il transfuga, egli rimase per il momento su posizioni intransigentemente rivoluzionarie e antiparlamentari. Furono anni dedicati in prevalenza a un'attività di propaganda e di battaglia politica quotidiana, che attirò su di lui la sorveglianza e le persecuzioni della polizia. Nel 1884 venne condannato a 4 anni di carcere in un processo a Firenze che lo vide imputato con Malatesta e altri compagni. Prima che la sentenza diventasse definitiva, Merlino riparò all'estero, ponendo inizio a un esilio che sarebbe durato dieci anni. È un periodo fondamentale per la sua formazione, avendo egli modo di sprovincializzare definitivamente la sua cultura, con l'esame diretto della realtà sociale e politica di altri paesi e con l'ampliarsi dell'orizzonte dei suoi interessi e conoscenze. Si stabilì a Londra, allontanandosene diverse volte per recarsi in numerosi paesi europei e negli Stati Uniti. Alternò una febbrile attività di militante, per cui fu ripetutamente alle prese con la polizia, a quella dello studioso. Pur tra disagi e rischi diede prova di una prodigiosa operosità intellettuale. Partecipò, in qualità di delegato italiano, a diversi congressi internazionali anarchici o socialisti, tra cui quello di Parigi del 1889, in cui venne fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca. Esperto conoscitore di molte lingue, collaborò con apprezzati articoli teorici a numerose e importanti riviste francesi, belghe, tedesche e inglesi (La Société Nouvelle, Le Journal des Economistes, La Revue de Sciences Sociales, The Forum, Nineteenth Century, ecc.).





 

TUTTE LE MORTI - Herman Hesse

Ho  già vissuto  tutte  le morti, 

tutte le morti  voglio  ancora   morire, 

morire  nell'albero  la morte   lignea, 

nella montagna   la  morte   di pietra, 

nella sabbia   morte di  terra, 

morte   vegetale nell'erba crepitante   dell'estate 

e la  misera,   sanguinosa morte   degli uomini. 


Voglio  rinascere  fiore, 

voglio  rinascere  albero  ed erba, 

pesce e  cerbiatto,  uccello e farfalla. 

E da  ogni    forma 

mi  strapperà  la  nostalgia 

in alto ai  gradini  dell'ultimo  dolore 

fin dentro  il dolore   umano. 


Oh  trepidante  e  teso l'arco    quando 

il  pugno furioso  del  desiderio 

pretende  di  piegare   l'uno all'altro 

entrambi  i  poli  estremi della vita. 

Spesse  volte e  tante  volte   ancora 

mi  risospingerai  da   morte a  nascita 

orbita  angosciosa   delle forme, 

orbita  radiosa  delle forme. 



La libertà dal lavoro

“… Ora, in questo senso la società attuale, come la società dello spettacolo universale dell’ideologia, i comizi politici nelle piazze, la vita stessa degli individui, la vita dell’apparenza, è il nostro obiettivo, il nemico da battere, per far si che la rivoluzione sia l’instaurazione della vita reale, il superamento della fase della sopravvivenza e l’instaurazione della vita cosciente dell’uomo, l’unica vita possibile. In questo modo il discorso sull’ideologia si chiarisce. Vediamo come anche il liberalismo può diventare ideologia nella misura in cui noi la riempiamo di contenuti. Il significato della parola libertà diventerebbe, se non la si riempie di contenuti storicizzati, un concetto metafisico realistico borghese. Questi contenuti quali sono? Oggi non si può presupporre la liberazione dell’uomo senza la sua liberazione dal lavoro, è chiaro. Il progetto di sviluppo capitalistico tende a lanciare la promessa, attraverso l’automazione, di un superamento parziale della brutalità dell’attività lavoratrice, ma il lavoro rimane sempre fondamentalmente il potere sull’uomo, il potere dell’economia e della politica come logica e ideologia di questa logica che l’uomo non domina mai. Quindi, la libertà non può essere che la libertà dal lavoro, non può che prospettare i contenuti fondamentali, in senso positivo e senza prefigurazioni, come abolizione del lavoro, come instaurazione di un’attività liberata, come gioco che non per questo perde il suo significato e il suo senso. Proprio per questo, gli obiettivi massimi della rivoluzione diventano quelli di portare avanti l’illimitato per l’uomo stesso, di strappare dal cielo delle religioni i miti dell’eterno e dell’infinito per portarlo nella realtà pratica della vita umana. Ora è chiaro che questo non può avvenire senza superamento dell’economia e della politica, proprio perché l’economia è la legge ferrea dello sfruttamento come la politica è il gioco di quelle classi dominanti o di chi si incarna in esse …”         (Tratto dall’intervento di Edi Ginosa al convegno della FAI a Carrara, 1 e 2 novembre 1969)


giovedì 5 gennaio 2023

FRANCESCO SAVERIO MERLINO - tra marxismo e anarchismo

Militante di primo piano del movimento anarchico per un ventennio, infatti, Merlino ne uscì polemicamente nel 1897 criticando l'astensionismo elettorale e propugnando la partecipazione alla vita istituzionale. Si iscrisse al partito socialista, ne fu anche candidato alla Camera, ma restò sempre su posizioni critiche e finì per ritirarsi dalla vita di partito per dedicarsi allo studio. Precursore e protagonista della revisione del marxismo di fine secolo, giunse nella maturità all'elaborazione di una concezione integrale ed organica del socialismo, decisamente originale e refrattaria alle solite schematiche classificazioni. Pur rispettandone l'onestà intellettuale e la statura morale, gli anarchici polemizzarono fermamente con la "svolta" merliniana del '97 e con i successivi sviluppi del suo pensiero. La lunga e vivace polemica pubblica svoltasi nel '97 tra Malatesta e Merlino contribuì a chiarire le ragioni dell'insanabile dissidio tra l'anarchismo ed il riformismo: ancora oggi gli elementi essenziali di quella polemica restano validi ed a noi sembra che l'esperienza storica abbia fornito ulteriori basi alla critica malatestiana. Ciò non toglie che già allora, nel momento del distacco in cui prevaleva l'esigenza della differenziazione, si potessero cogliere nella posizione di Merlino elementi utili per un riesame critico dell'anarchismo: lo stesso Malatesta, ricordando sull'Almanacco libertario del 1931 l'amico da poco scomparso, osservava acutamente che gli anarchici, ai quali egli avrebbe potuto essere molto utile con le sue critiche spesso giustissime, non potevano certo seguirlo per il complesso delle sue idee e specialmente per le sue tendenze parlamentari. E quando nel 1907 in un'intervista pubblicata su diversi giornali Merlino criticò a fondo il movimento anarchico, quasi negandone la stessa ragion d'essere, Luigi Galleani ebbe modo di scrivere in polemica risposta alcune delle sue pagine più belle, per riaffermare la vitalità e l'irrinunciabile validità dell'anarchismo. Legato a Malatesta da sentimenti di profonda stima ed amicizia, al di là delle polemiche ideologiche, Merlino seguì con intelligente attenzione gli sviluppi del nostro movimento e nel primo dopoguerra collaborò più volte con scritti alla stampa anarchica - approfondendo la sua critica dell'anarchismo. La revisione che dal '96 in poi Merlino continuò a propugnare, se accolta nella sua integralità avrebbe snaturato l'anarchismo, rendendolo qualcosa di altro da sé. Ma per chi è animato da volontà di approfondimento, non è difficile individuare certe posizioni merliniane che meritano di essere riprese e discusse. A volte, poi, l'incompatibilità tra alcune posizioni di Merlino e l'anarchismo è forse più apparente che reale. Merlino è, comunque, uno dei pensatori ancor oggi più stimolanti per affrontare da un angolo critico libertario l'analisi delle questioni centrali e dei nodi irrisolti del pensiero anarchico. Le grandi tematiche economiche, socio-giuridiche, ecc., che sono state oggetto principale del suo studio e per le quali si è sforzato di prefigurare le linee di soluzione in una società socialista, restano un campo aperto d'analisi e di progettazione.



ANGELI ARMATI – John Sayles

Ambientato in un immaginario paese del terzo mondo (Guatemala), l’anziano e malato medico Dottor Fuentes, ricco dottore di una metropoli sudamericana, che da anni partecipa con un movimento per la formazione di personale medico a favore dei poveri, viene a sapere che molti dei suoi allievi inviati nelle zone più depresse del paese sono scomparsi. Quasi per caso, scopre però che uno di loro, Bravo, fa il ricettatore e lo spacciatore di droga in un quartiere malfamato. Incredulo, Fuentes sente scattare una molla che lo spinge ad andare alla ricerca degli altri per conoscerne le situazioni. Intraprende allora un viaggio nelle zone rurali e arretrate del Paese. Non conoscendo la stradasi fa accompagnare da Conejo, un ragazzino testimone degli orrori causati dall'esercito. Insieme incontrano Domingo, un disertore colpevole di molte atrocità, Padre Portillo, un sacerdote che per vigliaccheria si è dato alla fuga al momento della rappresaglia dell'esercito, e Graciela, una ragazza diventata muta in seguito allo stupro subito dai soldati. Attraversando un paese  devastato  da persecuzioni e soprusi degli "uomini con fucili” ben presto apprenderà con sgomento e dolore un mondo di violenza e orrore contro le popolazioni indigene perpetrato dall’esercito. Costoro arrivano armati e numerosi nei villaggi, e li mettono a ferro e fuoco uccidendone e torturandone gli abitanti. Nel villaggio di Rio Seco una  vecchia  cieca gli rivela che il dottor Cienfuegos è stato ucciso da "uomini con fucili". Lo stesso è capitato al dottor Arenas  a Tierra Quemada.  A Caras Sucias invece  sono morti tutti, dottor Echevarria  compreso. Il dottor De Soto è scomparso e nel suo ambulatorio  ora c'è un negozio  di barbiere. Introvabile infine la dottoressa Montoya,   persa  nel  remoto paesino Cerca del cielo. Il gruppo si arrampica fino a Cerca del Cielo. Qui Fuentes, molto provato, si accascia e muore. Domingo, che aveva prestato assistenza nell'esercito, ne raccoglie l'eredità sul campo.

Contrariamente a tutte le aspettative non è il medico ad essere il predestinato, ma bensì il personaggio apparentemente più sordido (anche se non si capisce perché sia tornato a portare le ruote ai due pellegrini da lui derubati senza pietà). Egli era un militare e gradualmente, come tutti coloro che appaiono nel film, si redime, rivivendo il proprio passato in modo da prendere coscienza della condizione di vita delle popolazioni maya oppresse dal potere. Tanto da accettare il ruolo di medico nella leggenda del pueblo, chiamato Cerca del Cielo. Come lui anche il vecchio professore compie una sorta di viaggio iniziatico, che lo porterà ad una morte in pace, sebbene non serena perché convinto di non avere lasciato nulla dietro di sè (mentre in realtà il suo compito era forse di salvare il nuovo medico ex soldato stupratore): il suo cammino prende le mosse da una realtà razzista, quella in cui vive, fino a giungere a vedere con i propri occhi i cimiteri di cadaveri, insepolti per dare un esempio. Come dice il suo unico allievo vivo, egli ha l´intelligenza, ma vive nell´ignoranza, teneva lezioni (nei ricordi in bianco e nero) dove Cortez si intrecciava ai batteri, per stigmatizzare l´ignoranza; ed ora si trova a dover superare la propria: ¨Non sabe lo que pasa¨.

Girato in esterni in Messico, il film, ha il tono di una sincera, convinta denuncia civile contro lo sfruttamento di popolazioni inermi. Una denuncia proposta con modi quasi sommessi, attenta più al dramma umano delle persone che non a quello scopertamente politico. Rinunciando   al colore locale,  ma non   per questo  senza   connotare l'ambiente, Sayles  rinuncia  anche alla suggestione dei paesaggi e degli spazi aperti, adottando un tono semidocumentario   e uno stile sobrio, "classico", con  sequenze fini a se stesse e separate dallo spazio neutro della dissolvenza o  del brusco stacco. Il resto è puro e  semplice racconto. L’umanità trasmessa dalle immagini di John Sayles è cosa più unica che rara. Questo autentico cineasta indipendente che gira un film americano nel quale verranno pronunciate tre o quattro battute in inglese (il resto, anzi, “il più” è un misto di spagnolo e dialetti indios), è tra i pochissimi a riuscire nell’impresa di realizzare un cinema di denuncia - nel senso più alto e profondo del termine -, eludendo questioni banalmente fattuali, e componendo spaccati umani e sociali di realistica intensità.



LA NECESSITÀ DI ESSERE CRITICI

Poiché la  marcia  verso l'annientamento  globale  prosegue, la società diventa più insalubre, perdiamo sempre più controllo sulle nostre vite e non riusciamo  a opporre una resistenza significativa alla cultura della morte, è indispensabile essere estremamente  critici nei  confronti dei movimenti "rivoluzionari" del passato, delle lotte attuali e dei nostri stessi progetti. Non possiamo ripetere in eterno gli errori del passato  o rimanere  ciechi davanti  alle nostre manchevolezze. Il movimento ambientalista  radicale è pieno zeppo di  azioni simboliche  e campagne su singoli problemi  e l'ambiente anarchico è infestato da tendenze "di sinistra" e liberali. Entrambi continuano a discutere proposte "attiviste" per lo più insignificanti e raramente tentano di valutare oggettivamente la loro (in)efficacia. Spesso sono il senso di colpa e lo spirito di sacrificio, anziché il desiderio di liberazione e libertà, a guidare questi buoni samaritani sociali, mentre procedono lungo il corso tracciato dai fallimenti che li hanno  preceduti. La Sinistra è una piaga purulenta sul culo dell'umanità, gli ambientalisti non sono riusciti a preservare nemmeno una frazione delle aree selvagge e gli anarchici raramente hanno qualcosa di stimolante da dire, tanto meno da fare. Alcuni potrebbero sostenere che la critica è negativa perché "crea divisioni", ma qualsiasi prospettiva veramente radicale comprenderebbe la necessità dell'analisi critica per cambiare le nostre vite e il mondo in cui abitiamo. A nulla approdano coloro che desiderano soffocare ogni dibattito fino a "dopo la rivoluzione", limitare qualsiasi discussione a chiacchiere vaghe e insignificanti e reprimere le critiche sulla strategia, le tattiche o le idee, e possono  solo  tenerci a freno. Un aspetto essenziale di qualsiasi prospettiva anarchica radicale deve essere la necessità di mettere tutto in discussione, comprese le nostre idee, i nostri progetti e le nostre azioni.