Translate

Visualizzazione post con etichetta controllo sociale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta controllo sociale. Mostra tutti i post

giovedì 8 dicembre 2022

Il marketing, la mutazione del capitalismo

È una trasformazione già ben conosciuta che si può così riassumere: il capitalismo del XIX secolo è a concentrazione, per la produzione e di proprietà. Ha dunque eretto la fabbrica come luogo di reclusione, essendo il capitalista proprietario dei mezzi di produzione, ma anche, eventualmente, di altri ambienti concepiti per analogia (la casa familiare dell'operaio, la scuola). Quanto al mercato, esso veniva conquistato tanto per specializzazione quanto per colonizzazione, quanto per abbassamento dei costi di produzione. Ma, nella situazione attuale, il capitalismo non è più per la produzione, che viene spesso relegata alle periferie del terzo mondo, anche sotto le forme complesse del settore tessile, metallurgico e petrolchimico. È un capitalismo di superproduzione. Non acquista più materie prime rivendendo prodotti finiti: acquista invece prodotti finiti o assembla pezzi staccati. Ciò che vuol vendere sono dei servizi, ciò che vuole acquistare sono azioni. Non è più un capitalismo per la produzione, ma per il prodotto, cioè per la vendita e per il mercato. Esso è anche essenzialmente diffuso e la fabbrica ha ceduto il posto all'impresa. La famiglia, la scuola, l'esercito, la fabbrica non sono più ambienti analogici distinti che convergono verso un proprietario, Stato o potere privato, ma le figure cifrate, deformabili e trasformabili, di una stessa impresa che non ha nient'altro che gestori. Anche l'arte ha lasciato gli ambienti chiusi per entrare nei circuiti aperti delle banche. Le conquiste di mercato si fanno per presa di controllo e non più per formazione di disciplina, per fissazione dei corsi piuttosto che per abbassamento dei costi, per trasformazione del prodotto più che per specializzazione della produzione. La corruzione guadagna qui una nuova potenza. Il servizio vendite è diventato il centro e l'"anima" dell'impresa. Apprendiamo che le imprese hanno un'anima ed è la più terrificante notizia del mondo. Il marketing è ora lo strumento del controllo sociale e forma la razza impudente dei nostri maestri. Il controllo è a breve termine e a rotazione rapida, ma anche continuo ed illimitato, come la disciplina era di lunga durata, infinita e discontinua. l'uomo non è più l'uomo recluso, ma l'uomo indebitato. È vero che il capitalismo ha mantenuto come sua costante l'estrema miseria di tre quarti dell'umanità, troppo povera per il debito, troppo numerosa per la reclusione: il controllo ora non dovrà solamente affrontare la sparizione delle frontiere ma le esplosioni delle bidonville e dei ghetti.


giovedì 20 ottobre 2022

I primi passi verso l’a-normalità

Come psichiatrizzati in lotta abbiamo compreso che il tutto sociale ha per fulcro la Norma. La relazione dei soggetti con questa comincia durante i primi anni di vita e non solo attraverso le istituzioni della scuola e della famiglia, ogni giorno la medicalizzazione con psicofarmaci è più precoce: non è affatto raro vedere medici prescrivere tranquillanti come fossero caramelle ai bambini più “rivoltosi”. Senza dubbio, sappiamo che esiste un punto chiave (che frequentemente si produce intorno all’adolescenza, ma che necessariamente non deve essere sempre così) quando gran parte delle persone si rendono conto che c’è qualcosa nella Realtà che non li convince fino in fondo. Spesso si giunge a questa situazione coll’osservare i propri genitori… Ciò suole mostrare che questo mondo non è così stupendo, che la vita non è necessariamente questo dono così meraviglioso come tante volte ci hanno ripetuto. Quando il dubbio va prendendo forma a suon di schiaffoni, di sofferenze varie, disillusioni, mazzate e disperazione, solitamente si aprono due strade: da una parte l’autodistruzione con tutte le sue varianti (droghe, suicidio, ostracismo volontario, ecc.), dall’altra l’immersione nella rete del Sistema di Salute Mentale. Così ti ritrovi, senza renderti conto come, in un ambulatorio della pubblica sanità, nello studio di qualche terapeuta tra i mille tipi che offre il mercato o direttamente legato a una barella nella sezione psichiatrica di qualche ospedale. Arrivato qui, possono succedere due cose: o uno viene sottomesso con la medicina e torna a incorporarsi nel funzionamento sociale come se quasi nulla fosse accaduto (il che suole essere più difficile quanto più duro è stato lo scontro con la Norma), oppure uno si introduce in quella spirale cronica (come abitualmente si incaricano di ricordarci i medici: “date le sue caratteristiche, non dovremmo ossessionarci col parlare di doversi curare, ma piuttosto di poter raggiungere un livello di vita il più gradevole possibile”) di cadute-ricadute, medicazioni e ricovero volontario. Quandoun soggetto che è arrivato fino a questo punto decide di fare la guerra alla società e al suo tiranno concetto di normalità, quando uno psichiatrizzato si dichiara a sé stesso - senza il beneplacito di nessun pastore rivoluzionario - psichiatrizzato in lotta, scontrandosi con i farmaci, con gli ordini giudiziari, o con la sporca autorità scientifica, si afferma come soggetto rivoluzionario in questo deserto di omogeneità e disincanto. La situazione in cui si trova lo psichiatrizzato in lotta è quella di essere contraddizione ambulante davanti all’ingranaggio. È colui che dice: i padroni a volte si sbagliano, i loro pronostici e le loro scientifiche teorie non valgono un cazzo: sono qui, non sono morto né drogato, ho vissuto e vivo l’inferno della Macchina e voglio aggiustare qualche conto in sospeso. Qui il sistema ha perso la sua aria di innocenza e ormai è impossibile che possa recuperarla. Ormai non ha più nulla con cui sedurre qualcuno.


giovedì 28 ottobre 2021

La quarta rivoluzione industriale e il capitalismo della sorveglianza

La quarta rivoluzione industriale, teorizzata Klaus Schwab fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum, consiste in una accelerazione tecnologica e digitale già in atto, destinata a modificare radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarsi gli uni agli altri. Flussi di big data, intelligenza artificiale, automazione, smart city, cyborg, internet delle cose, sanità digitale, 5G: il transumanesimo, che rappresenta il sostrato politico e filosofico della quarta rivoluzione industriale, mette in discussione il significato stesso di “essere umano” attraverso una nuova configurazione del rapporto tra le sfere fisica, biologica e digitale. Schwab individua e analizza nel dettaglio ventiquattro innovazioni tecnologiche che si dovrebbero plausibilmente verificare entro il 2025 e che creeranno questo nuovo ordine economico e sociale, secondo un processo ineluttabile di fronte al quale egli paventa un unico grande pericolo: L’altro lato oscuro di questa rivoluzione è la paura che genera nelle persone. Soprattutto contro i leader e contro le élite, che sono ritenute le prime responsabili di questi cambiamenti. Se nel mondo stanno crescendo tante forze di opposizione che demonizzano le élite, sia politiche che economiche, è perché il timore aumenta. È una reazione simile a quello che fu il luddismo nella prima rivoluzione industriale, ovvero la risposta violenta all’introduzione delle macchine. Tuttavia, questa rivoluzione c’è e non si può fermare. Si può solo indirizzare nel modo migliore possibile.

Il capitalismo della sorveglianza si presenta come il complemento economico reso possibile dalla quarta rivoluzione industriale. Il capitalismo della sorveglianza si appropria dell’esperienza umana usandola come materia prima da trasformare in dati sui comportamenti. Alcuni di questi dati vengono usati per migliorare prodotti o servizi, ma il resto diviene un surplus comportamentale privato, sottoposto a un processo di lavorazione avanzato noto come “intelligenza artificiale” per essere trasformato in prodotti predittivi in grado di vaticinare cosa faremo immediatamente, tra poco e tra molto tempo. Infine, questi prodotti predittivi vengono scambiati in un nuovo tipo di mercato per le previsioni comportamentali: “mercato dei comportamenti futuri”. 


giovedì 15 luglio 2021

PRIVILEGIO

Quindi, come possiamo veramente cambiare le cose in modo che il privilegio sparisca e che le persone siano tanto libere quanto vogliono essere? Per cominciare dobbiamo uscire dalle nostre zone di sicurezza e  ascoltare quello che i meno privilegiati di noi hanno da dire su come il nostro privilegio li tocca. Se non attiriamo alcuni tipi di persone nei nostri gruppi e comunità dobbiamo scoprire perché e fare qualcosa al riguardo. A volte la soluzione è semplicemente ascoltare quello che i membri di un gruppo escluso stanno dicendo sulla tua comunità, anziché presupporre di sapere di cosa si tratta. Questo non significa riempirsi di un senso di colpa paralizzante; significa identificare quali sono i problemi e fare qualcosa per risolverli. Dobbiamo essere aperti sulle nostre idee e sul perché ci opponiamo ai sistemi gerarchici che favoriscono alcune persone e alcune  culture sulle altre, e sul perché devono essere cambiati. Anziché allontanare le persone dal coinvolgersi dicendo loro quanto sono cattive per il fatto di essere privilegiate, abbiamo bisogno  di coinvolgerle di più nel movimento contro il privilegio. Il senso di colpa non cambia le persone — le scagiona. La colpa fornisce ai privilegiati una piccola punizione attraverso la quale si sentono assolti per avere uno status privilegiato. Se vogliamo cambiare il mondo per il meglio abbiamo bisogno di sentirci bene su quello che stiamo facendo, senza dover affermare una  posizione speciale sugli altri o crogiolarci inutilmente nell'angoscia. E' il privilegio che deve essere attaccato, non la persona.


giovedì 25 febbraio 2021

IL MONDO FUTURO

Il mondo futuro è proprio adesso ed è fatto di Telemedicina, dad, telelavoro, e-commerce, tele-polizia, conferenze immateriali. Quando il distanziamento verrà attenuato difficilmente si allenterà il controllo dei nostri corpi. Che si tratti dell’app IMMUNI, dell’intelligenza artificiale applicata ai dati dei nostri smartphone, o l’uso del riconoscimento facciale , - e queste sono solo la punta dell’iceberg - tutta la nostra vita è chiamata a passare sotto il controllo delle nuove tecnologie. Il post-capitalismo connesso, oltre a voler rappresentare il motore dell’economia (o se si preferisce del mondo), si sta sviluppando per garantire la nostra sopravvivenza tecnologicamente assistita in ambienti patogeni. Dalla città intelligente al pianeta intelligente, questo capitalismo tecnologico si sta sviluppando per sopravvivere ai suoi misfatti ecologici attraverso la razionalizzazione poliziesca delle popolazioni. Se non bastasse un transumanesimo green sta fiorendo nei laboratori di ricerca di molti Stati e promette di modificare geneticamente la specie umana nel tentativo di darle qualche chance di sopravvivenza. A breve molte occupazioni non saranno più disponibili per gli umani che, soppiantati dai robot, dipenderanno da un qualche reddito non più frutto della loro attività, ma della benevolenza dello Stato. Già ora la sopravvivenza nella precarietà è realtà per milioni di persone e in prospettiva ben pochi prevedono che le cose potranno migliorare se si procede su questa strada. Anzi. Questo post-capitalismo, piuttosto che il traguardo raggiunto dell’abbondanza, assomiglia a una gestione assistita dal computer della scarsità di aria pulita, acqua, materie prime, spazio vitale, lavoro, istruzione, salute. L’umanità sta affrontando la prospettiva di un futuro inimmaginabilmente cupo e abbiamo urgente bisogno di sollevarci e gridare “NO!”. Non possiamo permettere a noi stessi e alle generazioni a venire, di essere violentemente costretti a vite di miserabile sottomissione, privati della nostra libertà e individualità, isolati gli uni dagli altri, controllati e sfruttati in ogni minuto delle nostre esistenze servili da un’élite tecnocratica onnipotente. 


giovedì 11 febbraio 2021

Occorre scacciare i mercanti dai templi delle nostre vite

La società della merce è l’espressione più malvagia e asservita ai codici dominanti,  le masse sono i nuovi schiavi del mercato globale. I  paesi industrializzati stanno al giogo. Il sottosviluppo che ri/producono , il sistema che impongono e il consenso generalizzato permette loro di far  passare guerre, genocidi, crimini commessi contro i popoli più impoveriti, come modelli di sviluppo economico e politico. I “paesi civili”  responsabili di tali cambiamenti climatici sono ovviamente  i più fervidi promotori del modello globalizzato della società della merce, veicolandola come afflato universalistico e missione umanitaria, tesa ad estendere al resto del mondo l’eredità nobile del nostro illuminismo: i diritti umani e i valori della democrazia. I crolli dei mercati finanziari, la fame del mondo, le guerre di esportazione  sono affari… Gli Stati civilizzati hanno ridotto tutto a merce e gli uomini sono controllati secondo le modalità della catalogazione degli insetti. Gli accordi economici e finanziari, le leggi sulla flessibilità del lavoro, il ruolo dei sindacati, la gestione ecologica delle nocività, la repressione del dissenso - tutto ciò viene definito a livello internazionale. Le esigenze della merce si sono fuse con quelle del controllo sociale, utilizzano le stesse "reti": il sistema bancario, assicurativo, medico e poliziesco si scambiano continuamente i propri dati. L'onnipresenza di tessere magnetiche realizza una schedatura generalizzata dei gusti, degli acquisti, degli spostamenti, delle abitudini.

Nella produzione moderna il soggetto non è l’uomo ma la merce.

La merce è l’ideologia di questo modello di sviluppo. La politica la pattumiera dove tutto finisce.

Il futuro del nostro pianeta, sia dei paesi a tecnologia avanzata sia di quelli a minore sviluppo - è legato alla capacità di rompere la spirale perversa che attualmente li attanaglia. Il futuro dei Cittadini di questo pianeta è legato alla capacità che essi avranno di scardinare le due forze sinergiche  che  sostengono e alimentano il processo: da una parte un apparato che produce merce a ritmi forsennati dall’altra una moltitudine di “consumatori” mai sazi. Occorre uscire dalla logica della crescita illimitata e considerare il consumismo come una dipendenza dalla quale dobbiamo al più presto liberarci. Occorre sradicare la  convinzione che la nostra felicità dipende dalla quantità di beni che abbiamo a nostra disposizione. Occorre in definitiva una vera rivoluzione culturale, un‘operazione di decolonizzazione dell’immaginario: una rivoluzione culturale che divenga  la tappa necessaria per passare dalla condizione di sudditi di un sistema mercificante che divora e distrugge, a Cittadini protagonisti della propria vita e quindi del cambiamento. Occorre una strategia che colpisca ovunque dall'interno di noi stessi, senza tregua, senza esitazione, senza pietà. Occorre una tattica che stani il nemico dagli anfratti più augusti del nostro esistere così come dalle grandi piazze mediatiche.

Occorre scacciare i mercanti dai templi delle nostre vite...


giovedì 1 ottobre 2020

Le norme è la libertà

 
Il grado di invadenza del governo occidentale contemporaneo probabilmente non trova uguali, per quantità di ambiti e meticolosità della prescrizione. Mai nella storia dell’umanità sono stati regolamentati in maniera così vincolante i comportamenti degli uomini. Non si può esercitare qualsiasi commercio senza autorizzazione. Sono stati vietati certi giochi di carte. Sono stati vietati innumerevoli alimenti di produzione casalinga o artigianale, ad esempio, sono stati regolamentati in maniera restrittiva i fermenti lattici utilizzabili per fare il formaggio. In diverse città le norme urbanistiche ti costringono scegliere il colore delle persiane. C’è l’obbligo per ogni cittadino di frequentare la scuola. Vaccinare i figli è indispensabile, anche per malattie oggi praticamente inesistenti. Ogni spazio  pubblico o  privato, è stato sottoposto a una sterminata, capillare. È proibita la coltivazione e il consumo di marijuana. Per molti cittadini del mondo non è più possibile spostarsi liberamente. Non si possono più raccogliere castagne o legna secca per riscaldarsi perché a tutto è stata assegnata una proprietà. Per raccogliere i funghi è richiesta una autorizzazione. Non si possono cantare canzoni in pubblico perché protette dai diritti d’autore. Non si possono fare fotocopie di libri. In diversi luoghi non si può dormire all’aperto e non si possono fare fuochi. Non ci si può riposare orizzontalmente su panchine. Non si può distillare la grappa o piantare una vigna senza prima pagare per una autorizzazione. 

Si potrebbe proseguire per pagine. Considerato che viviamo nell’auto-proclamata società della libertà. 

Questo insieme di divieti rende, di fatto, criminosi certi stili di vita, che pur non danneggiano nessuno. Si tratta di prevaricazioni che, evocando la tutela dei cittadini, permettono allo Stato di ergersi a censore di prassi difformi da quelle prevalenti. Lo Stato moderno viola tutti gli ambiti della vita, in modo da rendere virtualmente impossibile ignorare o sottrarsi alla sua influenza. Tutto questo per  implementare nuovi e più repressivi codici estetici e estinguere la possibilità di una socialità (giocare, riposarsi, mangiare, bere, dormire, amoreggiare, chiacchierare, commerciare, lavorare) gratuita per incanalarla in spazi appositi, a pagamento. Da una parte voto/delego dall’altra lavoro/guadagno/pago/consumo. 


giovedì 27 agosto 2020

Si avvicina il tempo di quando la tua vita sarà gestita da un computer

La continua evoluzione dei sistemi informatici, fa suonare un campanello di allarme, in quanto contiene una chiara previsione del fatto che le macchine che scimmiottano gli esseri umani tendono ad infiltrarsi in ogni aspetto della vita delle persone e le costringono a comportarsi come macchine, I nuovi dispositivi elettronici hanno in verità il potere di costringere  le persone a “comunicare” con essi e con gli altri esseri umani nei termini dettati dalla macchina stessa. Ciò che strutturalmente non rientra nella logica della macchina viene filtrato, e in pratica scompare da una cultura dominata dal loro uso.
Il comportamento meccanico degli esseri umani incatenati all'elettronica corrisponde ad un deterioramento del loro benessere e della loro dignità, a lungo andare insopportabile per la maggior parte di essi. Le osservazioni sulla nocività degli ambienti elettronicamente programmati dimostrano che in essi le persone diventano indolenti, impotenti, narcisisti, e apolitiche. Il processo politico si deteriora perché la gente diviene incapace di governarsi e chiede di essere gestita.
La gestione elettronica della società è questione di ecologia politica. I dispositivi di gestione elettronica devono essere considerati come mutamento tecnico dell'ambiente umano che per essere innocuo deve essere affrontato in termini politici non solo tecnici. Non dobbiamo dimenticare che i dispositivi elettronici, i computer sono risorse produttive e in quanto tali necessitano di un regime di polizia, che sarà presente in forme sempre maggiori e in forme sempre più sottili. 

giovedì 16 aprile 2020

Il ruolo della psichiatria

Sopravviviamo in un insieme di immagini alle quali siamo spinti ad identificarci. Agiamo sempre meno per conto nostro e sempre più in funzione di astrazioni che ci dirigono secondo le leggi del sistema mercantile (profitto e potere)” (Ratgeb) 
Le autorità hanno sempre capito che la salute e il benessere, sia fisico sia psicologico, sono importanti per ognuno di noi e si sono impadronite della salute e del benessere, o meglio del controllo della salute e del benessere, per avere dei sudditi a disposizione per eventualmente controllare, ma anche ricattare, perché quando uno ha in gioco il proprio benessere è disposto a sottomettersi.
Il conflitto fondamentale, per quanto riguarda psichiatria e antipsichiatria, non è tanto sul significato chimico delle sostanze, quanto sul fatto che un cittadino possa decidere quello che vuole prendere  e quello che non vuole prendere.
La psichiatria dice che deve essere lo psichiatra a decidere e anche a forzare il paziente. 
Noi pensiamo che deve essere il paziente o cittadino a decidere perché se no questo diventa una violazione della libertà delle persone.
La medicina, in generale, ha una struttura autoritaria perché il medico, come il sacerdote egiziano che aveva in mano il rapporto della medicina con la salute, non si limita a curare le persone dietro loro richiesta, ma pensa di interferire con la vita della persona, controllarla sia individualmente che socialmente. 
Quindi il ruolo della psichiatria è molto semplice a dirsi: è il controllo sociale.

giovedì 26 dicembre 2019

La Società del controllo di Gilles Deleuze

I differenti "internati" o ambienti di reclusione attraverso i quali l'individuo passa sono delle variabili indipendenti: ogni volta si presume di ricominciare da zero, ed un linguaggio comune a tutti questi ambienti esiste, ma è analogico. Tanto che i differenti "controllati" sono delle variazioni inseparabili, che formano un sistema a geometria variabile il cui linguaggio è digitale (il che non vuol dire necessariamente binario). Le reclusioni sono modelli-stampi, delle distinte modellature, mentre i controlli sono una modulazione, come una modellatura auto-deformante, che si modifica continuamente, da un istante all'altro, o come un setaccio le cui maglie cambiano da un punto all'altro. Lo si vede bene sulla questione dei salari: la fabbrica era un corpo che portava le sue forze interne ad un punto di equilibrio, il più alto possibile per la produzione, il più basso possibile per i salari; ma nella società del controllo l'impresa ha sostituito la fabbrica, e l'impresa è un'anima, un gas. Senza dubbio già la fabbrica conosceva il sistema dei premi, ma l'impresa si sforza più profondamente d'imporre una modulazione di ogni salario, in stati di perpetua metastabilità che passano attraverso sfide, concorsi e colloqui estremamente comici. Se i giochi televisivi hanno tanto successo è perché esprimono adeguatamente la situazione dell'impresa. La fabbrica costituiva gli individui in corpo, per il doppio vantaggio e del padronato che sorvegliava ogni elemento nella massa, e dei sindacati che mobilitavano una massa di resistenza; ma l'impresa non cessa di introdurre una rivalità inespiabile come sana emulazione, motivazione eccellente che oppone gli individui tra di loro ed attraversa ognuno, dividendolo in se stesso. Il principio modulatore del "salario al merito" non manca di tentare anche la stessa Educazione nazionale: in
effetti come l'impresa rimpiazza la fabbrica, la formazione permanente tende a rimpiazzare la scuola ed il controllo continuo a prendere il posto dell'esame. Questo è il sistema più sicuro per legare la scuola all'impresa. Nelle società disciplinari non si finiva mai di ricominciare (dalla scuola alla caserma, dalla caserma alla fabbrica), mentre nelle società del controllo non si è mai finito con nulla, in quanto l'impresa, la formazione, il servizio sono gli stati metastabili e coesistenti di una stessa modulazione, come di un deformatore universale. Le società disciplinari hanno due poli: la firma che indica l'individuo, e il numero di matricola che indica la sua posizione in una massa. Le società disciplinari non hanno mai riscontrato incompatibilità tra i due, il potere è al tempo stesso massificante ed individualizzante, cioè costituisce come corpo quelli sui quali si esercita e modella l'individualità di ciascun membro del corpo. Nelle società del controllo, al contrario, l'essenziale non è più né una firma né un numero, ma una cifra: la cifra è una mot de passe [parola d'ordine nel senso di pass-word, codice d'accesso], mentre le società disciplinari sono regolate da mot d'ordre [parola d'ordine nel senso di slogan], sia dal punto di vista dell'integrazione che della resistenza. Il linguaggio digitale del controllo è fatto di cifre che segnano l'accesso all'informazione, o il rifiuto. Non ci si trova più di fronte alla coppia massa/individuo. Gli individui sono diventati dei "dividuali", e le masse dei campioni statistici, dei dati, dei mercati o delle "banche". È forse il denaro che meglio esprime la distinzione tra le due società, poiché la disciplina si è sempre relazionata a delle monete stampate che riaffermavano l'oro come valore di riferimento, mentre il controllo rinvia a degli scambi fluttuanti, modulazioni che fanno intervenire come cifra una percentuale di differenti monete. La vecchia talpa monetaria è l'animale degli ambienti di reclusione, mentre il serpente è quello delle società del controllo. Siamo passati da un animale all'altro, dalla talpa al serpente, nel regime in cui viviamo, ma anche nel nostro modo di vivere e nei nostri rapporti con l'altro. 

giovedì 29 dicembre 2016

Lo spazio indifendibile

È in corso un’operazione organizzata di normalizzazione dello spazio urbano per imporre un nuovo ordine locale, riflesso di quello mondiale. 
Una delle caratteristiche delle nuove politiche urbane è che lo spazio costruito deve essere riconfigurato a fini più o meno espliciti di difesa sociale: i luoghi pubblici, messi in sicurezza quanto se non più di quelli privati, accolgono oltre a polizia e sistemi tecnologici di vigilanza anche un numero crescente di dispositivi ornamentali a vocazione disciplinare: è la architettura di prevenzione situazionale o spazio difendibile. Questi concetti risalgono alla fine degli anni ‘70 e riflettono l’avanzata del modello neoliberista di accumulazione del capitale fondato su flessibilità del mercato del lavoro e smantellamento del welfare, che ha aggravato la guerra civile condotta contro le classi dominate e lanciato la sfida contro la mancanza di sicurezza. L’obiettivo dichiarato è costruire una forma di urbanità disciplinata, dove al controllo del territorio si aggiunge quello del comportamento dei suoi abitanti, e i governi mondiali e locali adopereranno tutte le armi a loro disposizione. Non solo quelle repressive, d’altronde sempre più sofisticate: uno degli ambiti più importanti è proprio quello della gestione dello spazio e dei flussi di persone che lo attraversano, motivo per cui ad architetti e urbanisti spetterà il compito di progettare o ristrutturare gli ambienti di modo che contribuiscano anch’essi a prevenire l’illegalità. Salvo rimettere in discussione la struttura della società globale, difficilmente la città può tornare a essere comunità. Anzi, continuerà ad accentuarsi la divisione tra ricchi e poveri. 
Il Grande Fratello veglia sui primi e sorveglia i secondi.

giovedì 10 dicembre 2015

PERCHÈ LE BOMBE (12 dicembre 1969)

Il 12 dicembre 1969 le forze di sinistra scoprono che in Italia c’è la repressione. 
È infatti in quella data che i cortei e le manifestazioni  gridano lo slogan tardivo la repressione non passerà mentre purtroppo era già passata e le bombe ne erano l’apice.
La repressione era già iniziata in modo chiaro e inequivocabile. Gli anarchici, colpiti per primi dalle manovre reazionarie con gli arresti dei compagni incarcerati per gli attentati del 25 aprile 1969, avevano capito cosa stava accadendo.  Già nel giugno 1969 sul numero uno del bollettino dell’organismo assistenziale per le vittime politiche “Crocenera anarchica” scrivevano che lo scopo delle bombe fasciste camuffate da anarchiche era di: suscitare la psicosi dell’attentato sovversivo per giustificare la repressione poliziesca e l’involuzione autoritaria; gettare discredito sugli anarchici e su tutta la sinistra. Essenziale per ottenere il secondo risultato e utile anche per il primo è di fare qualche ferito innocente o meglio ancora qualche morto. Nel numero di agosto approfondendo l’analisi , la Crocenera si domandava: “Dove vige un regime autoritario, alla vigilia della visita di qualche importante uomo di stato vengono effettuati dei controlli particolari, teste calde, sediziosi ed anarchici vengono trattenuti dalla polizia, chi per accertamenti, chi per pretesi crimini. Ci si domanda allora, in questo terribile 1969 chi diavolo sta arrivando in Italia?” La risposta era una sola: “Non ragioniamo certo come coloro che pensano ad un colpo militare alla greca, perché in Italia il colpo di stato è già stato attuato in maniera più italiana e consona allo stato delle cose”. Ma il discorso si spingeva più a fondo e coerentemente all’analisi sviluppata coglieva, purtroppo, nel segno indicando l’unica alternativa che restava alla classe dominante: creare la situazione di emergenza, la situazione intollerabile e lo stato di necessità in cui qualsiasi nefandezza è legale, creare la disperazione che faccia salutare come liberazione la perdita di libertà.
Queste parole si perserò però nell’indifferenza e sempre sul bollettino della Crocenera anarchica, subito dopo le bombe, gli anarchici scrivevano: “La strage di Piazza Fontana non ci è giunta del tutto inattesa. Da molto tempo prevedevamo e temevamo un attentato sanguinario. Era nella logica dei fatti. Era nella logica dell’escalation provocatoria iniziata il 25 aprile. Per giustificare la repressione, per seminare la giusta dose di panico, per motivare la diffamazione giornalistica e scatenare l’esecrazione pubblica ci voleva del sangue. È il sangue c’è stato”.
Purtroppo come avevamo previsto, la repressione mascherata da democratica tutela dell’ordine contro gli opposti estremismi ha continuato la sua marcia. 
(A Rivista Anarchica, numero sette, settembre-ottobre 1971)

giovedì 12 novembre 2015

Controllo Sociale

Secondo il neurologo americano Paul MacLean, nell’uomo esistono, stratificati uno sull’altro, tre tipi di cervelli: il cervello rettiliano o R-Complex, il cervello limbico, o Paleomammaliano o Sistema Limbico, la corteccia cerebrale o Neocortex. Ognuno di questi tre cervelli, svolge funzioni specifiche, ed interessa zone anatomiche differenti.
Il Cervello Rettiliano o R-Complex, presiede le funzioni legate alla sopravvivenza biologica dell’individuo, respirazione, battito cardiaco, funzioni involontarie corporee ed è fondamentale per le forme di comportamento stabilite geneticamente, quali scegliere il luogo dove abitare, prendere possesso del territorio, impegnarsi in vari tipi di parata [comportamenti dimostrativi], cacciare, ritornare alla propria dimora, accoppiarsi, [procreare], subire l’imprinting, formare gerarchie sociali e scegliere i capi.
Il Cervello limbico, presiede alle emozioni, mentre la corteccia cerebrale è deputata alle funzioni associative, superiori ed astratte, come il pensiero, la logica, la creatività, il ragionamento, il comportamento finalizzato, ecc.
Poiché c’è competizione per l’informazione in uscita, la forte attivazione dei cervelli limbico e rettiliano, disconnette (temporaneamente) la corteccia cerebrale, compromettendo anche seriamente, a seconda del livello di attivazione dei due cervelli, il funzionamento corticale. Il comportamento finale dell’individuo quindi ( se logico-razionale-creativo oppure legato all’istinto di sopravvivenza, attacco, paralisi o fuga) sarà determinato da quale tipo di cervello si attiva.
Dal punto di vista sociale, negli ultimi secoli, abbiamo potuto assistere al passaggio da una gestione del potere di tipo  monarchica o comunque oligarchica, a democrazie basate sul consenso. In taluni ambienti, con sempre maggiore insistenza,  si vocifera di un presunto controllo mentale di massa, e di operazioni di ingegneria sociale, volte al condizionamento di larghi strati della popolazione mondiale, se non della stragrande maggioranza dell’umanità. Lo scopo di questo controllo sociale di massa, sarebbe quello di creare una massa di persone non pensanti, docili e sottomesse, scopo ottenuto con strategie atte ad ostacolare il corretto funzionamento delle aree corticali, disconnettendo le facoltà razionali delle persone sottoposte a tale controllo e facendole agire, per usare una metafora, come un gregge di pecore ipnotizzate  che, stordite ed incapaci di prendere decisioni logico-creative, si incammina ignaro verso una società gestita da un potere centralizzato, tecnologico, assoluto. Pertanto, per attivare l’istinto di sopravvivenza e disattivare le aree corticali, in particolare la corteccia pre-frontale, e quindi bloccare del tutto il giudizio critico o la capacità di pensare con lucidità o di escogitare soluzioni creative, occorre innescare il meccanismo di sopravvivenza biologica, insito in ciascun essere vivente. Come si attiva questo programma biologico, in modo sufficientemente intenso, da bloccare il corretto funzionamento delle aree corticali?
Ovviamente, tutto ciò che è in grado di minacciare la vita e la sicurezza dell’individuo, andrà ad attivare tale processo.
Elenchiamo due esempi di meccanismi attivatori, del programma biologico di sopravvivenza: paura per la propria incolumità fisica (atti di terrorismo, guerra, aggressione, violenza fisica, aggressività verbale comportamentale diffusa); minaccia alle basi biologiche dell’esistenza (carenza di cibo, assenza di un tetto,  e per traslazione nella nostra società avanzata, recessione economica, perdita del lavoro, della casa, diminuzione significativa della capacità di acquisto, aumento del debito). Se gli attivatori sono sufficientemente intensi, scatta il meccanismo di sopravvivenza biologica che blocca l’uso di funzioni coscienti superiori e critiche ed il gioco è fatto.

giovedì 1 gennaio 2015

Una malattia per ogni pillola

Trent’anni fa Henry Gadsen, direttore della casa farmaceutica Merck, dichiarò alla rivista Fortune: "Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque". A distanza di tre decenni il suo sogno sembra essersi avverato: le strategie di marketing delle maggiori case farmaceutiche hanno infatti oggi come target non i malati ma le persone sane. Questo processo, già evidenziato più di vent’anni fa da Ivan Illich in Nemesi Medica, sembra mirare a trasformare in un futuro prossimo tutte le persone in buona salute in altrettanti – più o meno potenziali – malati.
Ma è possibile creare ad arte una malattia? La storia recente ci insegna di sì, per esempio agendo sui parametri che stabiliscono il confine tra normalità e malattia (è il caso del diabete o dei livelli di colesterolo nel sangue), oppure etichettando come “patologie” condizioni e atteggiamenti che connotano piuttosto tratti di personalità (ansia, timidezza, noia), particolari fasi della vita (menopausa, vecchiaia) o semplici caratteristiche fisiche (calvizie, cellulite). In quest’ottica si inserisce il fenomeno del disease mongering, (commercializzazione di malattie), la frontiera del marketing farmaceutico nell’era contemporanea.
Mentre un tempo si inventavano medicinali contro le malattie, ora si inventano malattie per generare nuovi mercati di potenziali pazienti.
l disease mongering, opera attraverso strategie che agiscono su tre piani: quantitativo, temporale e qualitativo.
Sul piano quantitativo, l’azione è sui parametri che definiscono la frontiera del “patologico” per numerose condizioni medico sanitarie, quali per esempio ipertensione, ipercolesterolemia o diabete. É evidente che più si ampliano i confini che definiscono una malattia, più si espande il bacino dei potenziali pazienti e, con esso, il relativo mercato dei produttori di farmaci. Le decisioni in merito a tali confini, spesso prese da “esperti” con legami finanziari con l’industria farmaceutica e sulla base di studi da essa sponsorizzati, hanno l’effetto di trasformare da un giorno all’altro milioni di individui soggettivamente sani e probabilmente oggettivamente sani, in persone ammalate.
La seconda dinamica opera sul piano temporale e, consiste nella promozione e nella diffusione di pratiche di screening la cui efficacia è incerta oppure non ancora dimostrata (ad esempio l’utilizzo del marker tumorale Ca 19.9 per l’identificazione precoce del cancro al pancreas). A questo proposito, Domenighetti scrive: “Se l’abbassamento dei parametri che definiscono i confini del patologico costituisce una medicalizzazione praticamente forzata ed in parte occulta di intere fasce di popolazione, la promozione ed il successo degli screening in particolare quelli di massa dipende in grande misura dalla capacità dei promotori di convincere la popolazione a sottoporsi a questo o quel dépistage". L’operazione ha già avuto pieno successo. Infatti gli ideologi degli screening hanno fatto passare nella società civile l’irresistibile logica secondo la quale è sempre meglio diagnosticare qualsiasi situazione il più presto possibile  (non è detto che tale situazione individuata dallo screening,  rappresenti effettivamente uno stato patologico).
Una terza e ultima dinamica, che agisce sul piano qualitativo, è rappresentata dalla trasformazione in condizioni medico-sanitarie di situazioni che dovrebbero far parte della normalità della condizione umana. Le persone vengono persuase che problemi che prima accettavano come un semplice inconveniente, o comunque come parte della vita, debbano ora destare preoccupazione e siano degni di un intervento a livello medico.
Le strategie di allargamento del mercato farmaceutico qui delineate si servono naturalmente di pubblicità a tappeto e di abili “campagne di sensibilizzazione”. Le case farmaceutiche oggi promuovono non solo i propri farmaci, ma anche i disturbi necessari a creare il mercato per i propri prodotti.
Il disease mongering è una pratica insidiosa, spesso invisibile, che comporta il rischio di scelte terapeutiche inopportune, malattie iatrogene e sprechi che minacciano la sostenibilità economica dei nostri sistemi sanitari e sottraggono risorse utili alla cura e prevenzione di patologie ben più gravi e reali. A un livello più profondo, il disease mongering contribuisce a modificare il modo in cui vengono percepite la salute e la malattia, promuovendo la medicalizzazione della vita e focalizzando l’attenzione esclusivamente su soluzioni farmacologiche (o tecnologiche in senso lato) in definitiva rappresentando elemento fondamentale nel progetto  di un definitivo controllo dell'essere umano .

giovedì 26 giugno 2014

Il processo di standardizzazione

Il grado di invadenza del governo occidentale contemporaneo non trova uguali, per quantità di ambiti e meticolosità della prescrizione, in circuiti culturali di altri luoghi e tempi. Mai nella storia dell’umanità sono stati regolamentati in maniera così vincolante i seguenti campi. È stato codificato come e dove i cadaveri possono essere seppelliti. Non si può esercitare qualsiasi commercio senza autorizzazione. Sono stati vietati innumerevoli alimenti di produzione casalinga o artigianale, attraverso normative che rendono illegali certe composizioni e modalità di produzione del bene. È reato urinare in qualunque luogo che non siano bagni predisposti. In diverse città le norme urbanistiche sono ferree ed arrivano a specificare una ristretta gamma entro cui scegliere il colore delle persiane. C’è l’obbligo per ogni cittadino di frequentare la scuola; non si tratta qui di discutere sulla bontà del processo di alfabetizzazione ma del fatto che questo venga obbligatoriamente imposto nella forma scolastica statale. Vaccinare i figli è indispensabile, anche per malattie oggi praticamente inesistenti. Ogni spazio sia pubblico che privato, sia finalizzato alla produzione che all’abitazione, sia agricolo che commerciale, è stato sottoposto a una sterminata, capillare serie di vincoli e certificazioni. È proibita la coltivazione e il consumo di marijuana e di tutte le droghe non legalizzate. Per molti cittadini del mondo non è più possibile spostarsi liberamente. Non si possono più raccogliere castagne, funghi o legna secca per riscaldarsi perché a tutto è stata assegnata una proprietà. Non si possono cantare canzoni in pubblico perché protette dai diritti d’autore. Non si possono fare fotocopie di libri. In diversi luoghi non si può dormire all’aperto e non si possono fare fuochi. Non ci si può riposare orizzontalmente su panchine. Non si può distillare la grappa o piantare una vigna senza prima pagare e ottenere una autorizzazione. È illegale utilizzare diversi oggetti e strumenti anche se funzionanti, se non approvati tramite autorizzazione e certificazione. Questo elenco è, ovviamente, incompleto. Potrebbe proseguire per pagine. Considerato che viviamo nell’auto-proclamata società della libertà, la lista di ciò che non si può fare, almeno legalmente, è davvero lunga. La maggior parte sono attività che l’umanità, nei secoli, ha sempre svolto senza pensare che potessero essere rese illegali.
Va riconosciuto che oggi, rispetto ad altri contesti culturali, viene esercitato un uso della forza limitato e una invadenza contenuta in certi ambiti (costruzione identitaria, vestiario, preferenze sessuali, libertà di espressione). Allo stesso tempo, questo insieme di divieti rende, di fatto, criminosi certi stili di vita, che pur non danneggiano nessuno, se non gli interessi della burocrazia e del mercato. Si tratta di prevaricazioni che, evocando la tutela dei cittadini, permettono allo Stato di ergersi a censore di prassi difformi da quelle prevalenti. L’amministrazione, come lo Stato moderno ora viola tutti gli ambiti della vita, in modo da rendere virtualmente impossibile ignorare o sottrarsi alla sua influenza. Le sanzioni colpiscono la diversità proprio negli ambiti del lavoro, della distribuzione proprietaria, della capacità di esercitare un peso politico, della gestione del territorio che abbiamo delineato come essenziali nel processo di standardizzazione.

giovedì 17 ottobre 2013

PAURA E LIBERTA'


L’effetto più crudele e più efficace  che la società delle merci ha prodotto sugli individui, e che più di ogni altro ne condiziona le scelte, si identifica in un  disagio psichico invalidante e costante, che ne compromette ogni forma di razionalità, di felicità, di passione e di sentimento di solidarietà. L’origine di questo stato mentale, si colloca in quella dimensione di grande paura architettata ad arte dal Sistema Potere, in virtù della quale è in grado di influenzare e suggestionare i comportamenti individuali, omologandoli ai suoi interessi particolari e più nefandi. Questa eccezionale forma di omologazione, dettata dalla paura, costringe gli individui ad adeguarsi ad una sottocultura dominante, inattiva e monolitica, impedendo ogni impulso liberatorio e rivoluzionario. La paura di essere additato come “diverso” fa precipitare in uno stato di angoscia persistente che solo un rientro nell’omologazione, può attenuare. Questo è lo spaccato delle nostre moderne società liberiste, che per tale motivo, non sono in grado di aspirazioni, personalizzazioni e di rivoluzioni. L’uso politico della paura, brandita come arma, attraverso l’opera di mistificazione della verità e di contraffazione della realtà, si prefigge lo scopo di allertare e dissuadere la gente da scelte personali, incompatibili con le strategie populiste e perverse del potere. La paura indotta dall’incertezza economica, dalla precarietà del lavoro, dall’assenza di futuro, dal trauma della separazione, e ancora, la paura del diverso, sono le forme patologiche della paura, indotte da una condizione sociale e ambientale già oltre i ragionevoli limiti della comprensione. Tutte quante insieme, sono l’estensione di quel primario disagio esistenziale che si identifica nella paura della morte.
Un tale stato di cose, non è che risultato dell’assenza di spiritualità, congiunta alla perdita di autonomia, di autosufficienza e indipendenza culturale e, più in generale, di quella autentica libertà che trasforma in civile una società devastata dalla barbarie.

Abbiamo mercificato le nostre originarie responsabilità individuali, rinunciando agli indispensabili parametri di riferimento, in cambio di subdole dipendenze, effimera vanità e quotidiana trasgressione. Ci hanno spacciato licenza per libertà, e omologazione per benessere, e tutto questo si è tradotto in paura, incertezza e frustrazione. La paura, coincide con la perdita della speranza e con l’impossibilità di intravedere un futuro. Questo perché, l’uomo tecnologico si è trasformato in un idolatra,  in perpetua adorazione di un mondo che ha mitizzato vergogne, menzogne e infamia, a fronte di paura e schiavitù.
Solo se saremmo in grado  di  riaffermare la nostra autonomia, se saremo capaci di non delegare ad alcuno le nostre aspettative di felicità, le nostre speranze, se torneremo a gestire noi stessi le nostre capacità, se saremo fino in fondo meravigliosamnete disubbidienti, se scacceremo gli stregoni del mercato, gli stregoni del lavoro, gli stregoni della conoscenza e della medicina, potremo liberarci dalla paura e tornare a ricostruire comunità di uomini liberi.

giovedì 5 settembre 2013

CLANDESTINO

Non sono umani, gli uomini neri, verdi e blu. Essi servono. Servono in molte guise. Servono, anzitutto in quanto uomini di colore. Che poi è il modo migliore di rendere il senso etimologico del termine “clandestino”, Clam-des-tinus. Ciò che sta nascosto al giorno, e odia la luce. Chi sta nell’ombra. L’uomo nero, invisibile, confuso nella notte, privo di figura, di contorni, di volto, di nome, di identità. Una grande massa oscura che viene designata nella sua paurosa alterità. L’uomo nero, eterna macchina da paura. Ed è questo il primo senso del servo: produrre paura. Di come la paura sia una formidabile risorsa politica hanno detto in tanti, e basti ricordare colui che ha pensato la sovranità politica moderna, Thomas Hobbes: l’uomo rinuncia volontariamente ai propri diritti nella misura in cui ha paura dell’altro uomo, fatto lupo. Più si crea l’immagine dell’altro in quanto mostro, tanto più l’individuo rinuncerà ai propri diritti – dunque a se stesso in quanto umano, propriamente – per avere salva la vita. Produrre paura è essenziale in tempi d’emergenza come questi, per il rapporto direttamente proporzionale tra paura e rinuncia dei diritti e rafforzamento del potere sovrano. Il sistema Spettacolare è lì anche per questo: produce fantasmi per natura, e quello dell’uomo nero è facile da produrre, è un effetto ottico di moltiplicazione. Basta parlare di immigrazione quando si parla di criminalità e il gioco è fatto, si crea un frame che resta inciso nelle reti neurali vita natural durante.
Ma quanto più gli immigrati vengono concepiti/prodotti in quanto uomini neri, tanto più vengono animalizzati e respinti ai margini dell’umano. Vengono resi, sempre di più, cose. E, in particolare macchine produttive. Il tipo ideale del lavoratore, da sempre desiderato da un sistema fondato esclusivamente sul profitto: in quanto invisibili, essi non hanno nulla da reclamare, da rivendicare, e possono essere usati esattamente come macchine.
 

giovedì 11 luglio 2013

le 10 regole del controllo sociale


1 – strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
 2 – strategia dell'inganno. Si crea il problema e poi si offre la soluzione. Si crea cioè una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure  organizzare attentati e gestire direttamente gli atti terroristici per fare in modo che sia il pubblico stesso a pretendere le leggi sulla sicurezza  a discapito delle libertà. 
3 – strategia della gradualità. Per far accettare misure altrimenti inaccettabili, si stabilisce una gradualità di imposizioni, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche e politiche più confacenti agli interessi del momento delle élite politiche vengono imposte con la minima resistenza possibile: autoritarismo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantiscono redditi dignitosi.
4 – strategia del differire. Per far accettare decisioni impopolari occorre talvolta presentarle come “dolorose e necessarie” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato.
5 – strategia del buon padre. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa parole, rappresentazioni, discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente.
6 – strategia dell'emotività. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…
7 –strategia dell’ignoranza. le super-specializzazioni, l'ìper- tecnologismo, fa si che la gente si senta incapace di comprendere  tecniche e metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere  più povera e mediocre possibile, ma al tempo stesso deve essere improntata dall'autoritarismo e dalla gerarchizzazione dei rapporti.
8 – strategia della mediocrità. Rapporti mediocri, analisi mediocre, comportamenti mediocri, assenza di senso critico,  volgarità divengono gli elementi sui quali si intrecciano i rapporti sociali. Le varie declinazioni della stupidità, della volgarità dell'ignoranza divengono le modalità standard di comunicazione pubblica e privata
9 – strategia del senso di colpa. l'individuo (de-individualizzato, ignorante, dipendente) diviene solo lui responsabile della proprie disgrazie, come tale non è più in grado di "vedere il nemico" di vedere colui che l'opprime  e anziché ribellarsi contro il sistema economico e politico si auto condanna all'inazione
10 – strategia della dipendenza. La tecnologia, le super-specializzazioni, la medicalizzazione diffusa, la scuola, il lavoro salariato, l'assenza di lavoro, hanno creato masse di uomini e di donne incapaci di agire criticamente come individui, incapaci di gestire autonomamente  e liberamente  le loro vite. Masse di persone sempre più divengono dipendenti da aggeggi super-tecnologici, da farmaci miracolosi che promettono l'assenza di malattia e che creano dipendenze fisiche e psichiche, scolarizzazioni obbligatorie  che determinano al tempo stesso marginalità e comportamenti massificati, l'assenza di lavoro come ricatto, il lavoro salariato come spersonalizzazione.

giovedì 21 marzo 2013

LA PSICHIATRIA UCCIDE

La psichiatria, sia ben chiaro, non cura le malattie del cervello e del sistema nervoso ma le malattie della mente, come a volte ammettono senza pudore gli psichiatri, i disturbi del pensiero e del comportamento, ma la cosa più strana è che cura questi problemi con dei farmaci che agiscono proprio sulle connessioni nervose alterando il funzionamento cerebrale, farmaci detti a seconda dei casi tranquillanti, ansiolitici, calmanti, antidepressivi, ma che in realtà non sono altro che vere e proprie droghe sintetiche.
Ma d’altronde dallo psichiatra non si va in genere perché ci si sente male, bensì ci si viene portati di forza o con l’inganno perché si viene considerati strani, diversi, ossia perché ci si comporta in una maniera che dà fastidio alla gente, che urta il comune buon senso. E lo psichiatra analizza il comportamento del malato, gli fa alcune domande, magari osserva le espressioni del suo volto e tira fuori la sua diagnosi in una maniera così professionalmente svincolata da ogni criterio di scientificità da fare veramente paura. E la diagnosi nove volte su dieci è schizofrenia, che significa tutto e niente: basta consultare un paio di libri di psichiatria per leggere le definizioni più disparate di questa malattia che finiscono per comprendere come schizofrenico qualsiasi comportamento umano. D’altronde la parola stessa significa comportamento contraddittorio. Pensano forse questi dottoroni che la persona non provi mai sentimenti, emozioni, che sia sempre razionale e mai in contraddizione con sé stesso? E non riescono a capire che quello che è contraddittorio per loro può non esserlo per altre persone? Pensano forse che le persone debbano ragionare tutti nella medesima maniera? Oppure ti dicono che soffri di depressione, cioè sei triste, angosciato, vedi tutto nero, e ti dicono che questa è una malattia, che in una società di automi alienati che pensano solo alle apparenze, in una società come la nostra dove regnano solo il denaro, il conformismo, l’arrivismo, il consumismo, in cui ognuno pensa solo per sé e tu sei solo contro tutti, hanno il coraggio di dire che chi si sente depresso è malato?
Malati sono loro, sono loro i pazzi, i criminali che vogliono far credere che il pazzo sei tu che non sei felice in questa società da incubo, tu che non ti adegui ad essa … no, i pazzi sono loro che vogliono difendere questo sistema malato, marcio dalle fondamenta con i loro giudizi preconfezionati di chi non sa capire la complessità di un essere umano, loro i criminali che rinchiudono negli ospedali psichiatrici gli oppositori e i dissidenti sociali e politici.
La psichiatria uccide, la vita non si cura. 


giovedì 6 dicembre 2012

Vietato vietare


Il grado di invadenza del governo occidentale contemporaneo probabilmente non trova uguali, per quantità di ambiti e meticolosità della prescrizione. Mai nella storia dell’umanità sono stati regolamentati in maniera così vincolante i comportamenti degli uomini
Non si può esercitare qualsiasi commercio senza autorizzazione. Sono stati vietati certi giochi di carte. Sono stati vietati innumerevoli alimenti di produzione casalinga o artigianale, ad esempio, sono stati regolamentati in maniera restrittiva i fermenti lattici utilizzabili per fare il formaggio. In diverse città le norme urbanistiche ti costringono scegliere il colore delle persiane. C’è l’obbligo per ogni cittadino di frequentare la scuola; non si tratta qui di discutere sulla bontà del processo di alfabetizzazione ma del fatto che questo venga obbligatoriamente imposto nella forma scolastica. Vaccinare i figli è indispensabile, anche per malattie oggi praticamente inesistenti. Ogni spazio  pubblico o  privato, è stato sottoposto a una sterminata, capillare, ossessionante serie di vincoli e certificazioni. È proibita la coltivazione e il consumo di marijuana. Per molti cittadini del mondo non è più possibile spostarsi liberamente. Non si possono più raccogliere castagne o legna secca per riscaldarsi perché a tutto è stata assegnata una proprietà. Per raccogliere i funghi è richiesta una autorizzazione. Non si possono cantare canzoni in pubblico perché protette dai diritti d’autore. Non si possono fare fotocopie di libri. In diversi luoghi non si può dormire all’aperto e non si possono fare fuochi. Non ci si può riposare orizzontalmente su panchine. Non si può distillare la grappa o piantare una vigna senza prima pagare per una autorizzazione. 
Si potrebbe proseguire per pagine. Considerato che viviamo nell’auto-proclamata società della libertà, la lista di ciò che non si può fare, almeno legalmente, è davvero lunga. La maggior parte sono attività che l’umanità, nei secoli, ha sempre svolto senza pensare che potessero essere rese illegali. 
Questo insieme di divieti rende, di fatto, criminosi certi stili di vita, che pur non danneggiano nessuno, se non gli interessi della burocrazia e del mercato. Si tratta di prevaricazioni che, evocando la tutela dei cittadini, permettono allo Stato di ergersi a censore di prassi difformi da quelle prevalenti:  lo Stato moderno viola tutti gli ambiti della vita, in modo da rendere virtualmente impossibile ignorare o sottrarsi alla sua influenza. L’estensione dei divieti è tuttora in corso, in fase di accelerazione. senza una reale distinzione di schieramento politico, vengono promulgate ordinanze locali che assoggettano vissuti, limitano libertà e spingono, sempre più, a dipendere dal mercato, vietando forme aggregative, ludiche e di sussistenza. Questa moltiplicazione di normative sembrano avere due principali finalità: a - implementare nuovi e più repressivi codici estetici e di decenza in un processo di musealizzazione degli ambienti; b - estinguere la possibilità di una socialità (giocare, riposarsi, mangiare, bere, dormire, amoreggiare, chiacchierare, commerciare, lavorare) gratuita per incanalarla in spazi appositi, a pagamento. Da una parte voto/delego dall’altra lavoro/guadagno/pago/consumo.