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giovedì 24 aprile 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte LXXV

1967 

In seguito ai contrasti e alle polemiche particolarmente accese negli anni 1966-67, in Italia diversi gruppi si dichiarano autonomi dalla FAI, mentre giovani anarchici di Milano, Torino, Brescia e Vicenza si staccano dalla Federazione Anarchica Giovanile Italiana (FAGI) e costituiscono i Gruppi Anarchici Federati. I GAF fonderanno nel 1969 la sezione italiana della Croce Nera anarchica e sempre a Milano nel febbraio 1971 "A - Rivista anarchica", un mensile che si colloca tra le pubblicazioni libertarie più qualificate. - L'anarchico inglese Stuart Christie, reduce da una lunga detenzione in Spagna ove aveva introdotto materiale esplosivo, ricostituisce a Londra la Croce Nera anarchica (nome assunto dal Soccorso Rosso anarchico dopo l'involuzione burocratica della rivoluzione russa). Scopo principale è l'aiuto agli antifranchisti detenuti, la diffusione di notizie riguardanti l'attività rivoluzionaria in Spagna, la lotta al franchismo. Sezioni della Croce Nera nascono anche in Irlanda e successivamente in diversi paesi. 

1967-68 

Escono a New York i saggi American Power and the New Mandarins di Noam Chomsky, dedicati «Ai coraggiosi giovani che rifiutano di combattere in una guerra criminale». In essi il grande linguista americano d'origine russa si collega alla tradizione anarco-sindacalista e luxemburghiana per criticare il ruolo degli intellettuali anche di sinistra nel quadro delle complicità imperialistiche che legano gli Stati Uniti all'Unione Sovietica. 


giovedì 17 aprile 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte LXXIV

1965 

Assume particolare rilievo, nella Nuova Sinistra americana, la presenza di un neo-anarchismo dovuto agli scritti di Noam Chomsky, Paul Avrich, Murray Bookchin, Sam Dolgoff (e che si svilupperà, oltre che negli Stati Uniti, anche nel vicino Canada, ove sorge la casa editrice «radical» Black Rose Books di Montréal che pubblica la rivista "Our Generation"). Bookchin in particolare mette a fuoco negli scritti pubblicati tra il 1965 e il 1970 sulla rivista americana "Anarchos" una critica della vita quotidiana che va oltre i limiti della contingente opposizione alla guerra nel Vietnam per affrontare i compiti del «post-scarcity anarchism», cui la cibernetica apre nuove possibilità di realizzare una società libertaria, antiautoritaria, a misura d'uomo. 

31 ottobre-4 novembre - A  Carrara, l'VIII congresso nazionale della FAI delibera di dare all'organizzazione una base statutaria, con norme («Patto d'Associazione» riproducente quello scritto nel 1920 da Malatesta e Fabbri) che vincolano gli aderenti. I gruppi contrari si ritirano e fondano il 19 dicembre a Pisa i Gruppi di iniziativa anarchica  (GIA). Il giornale "L'Internazionale" è il loro organo di stampa; esso sviluppa, fiancheggiato dal gruppo dell'americana Adunata dei Refrattari, una dura polemica contro la FAI, considerata un partito autoritario e sclerotizzato, con una Commissione di Corrispondenza equivalente a un Comitato Centrale, mentre dovrebbe «restare un tramite di informazioni e collegamento ».

1966

30 aprile - Viene rapito a Roma monsignor  Marcos Ussia, consigliere ecclesiastico dell'ambasciata franchista in Vaticano. Il gesto, compiuto da anarchici spagnoli, ha valore di protesta contro la dittatura sanguinaria di Francisco Franco che ha ripreso in quegli anni le condanne a morte con il garrote (strangolamento in una morsa d'acciaio) degli oppositori politici. Ussia sarà rilasciato l'11 maggio successivo. 


giovedì 20 febbraio 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte LVI

1951

Al IV congresso della FAI (Ancona dicembre 1950) si dibatte dell'intervento sindacale. Prevale la linea di Armando Borghi, contraria sia alla riattivazione dell'Unione Sindacale Italiana (USI), sia all'entrismo nella CGIL. A  seguito del deliberato che «conferma il concetto tradizionale di movimento anarchico  aperto non esclusivamente politico», si verifica la fuoriuscita degli «orientatori». Questi, forti di circa trecento militanti, si costituiscono (1951) in GAAP. Contro l'immobilismo degli anarchici italiani, il documento programmatico della nuova organizzazione - estensori Arrigo Cervetto e Masini rilancia l'iniziativa della Federazione Francese per un Terzo Fronte antiimperialista. In campo internazionale propone invece una curiosa apertura alla «eresia titoista». 

Nella prima metà degli anni '50 del XX secolo, in una dimensione internazionale caratterizzata dalla dura contrapposizione tra i due blocchi egemoni (USA vs URSS), i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria cercarono di sottoporre a una rigorosa analisi la mutata struttura dello sfruttamento capitalistico, sforzandosi di coglierne no vita e linee di tendenza, analizzarono l'azione dell'imperialismo internazionale, comunque mascherato, cercando di coglierne le caratteristiche e tentarono di formulare una proposta strategica capace di opporsi al disegno complessivo dell'imperialismo. Particolare attenzione venne posta all'analisi della cosiddetta fase di transizione dalla società capitalistica a quella post-rivoluzionaria, con un'attenta analisi del ruolo dello Stato, apparato di classe, da liquidare nella  fase rivoluzionaria. Iniziato nel 1949 all'interno della Federazione  Anarchica  Italiana, il percorso di questi operai comunisti  anarchici si separerà in modo lacerante dalla FAI nel 1950. Dal 1951 al 1956 i GAAP avranno una costante presenza all'interno del movimento operaio, perseguiranno una strategia di alleanze con tutte le forze rivoluzionarie, per la costituzione di un Terzo Fronte di avanguardie politiche antimperialiste, che li porterà ad approdi distanti dal comunismo anarchico. 

Dopo la scissione, la consistenza della FAI è così raffigurata da Fedeli: «Umanità Nova» stampa sulle quindicimila copie e «Il Libertario» attorno alle dodicimila, il «Seme Anarchico» di propaganda semplice ottomila e la rivista «Volontà» attorno alle duemila. La FAI si compone di almeno trecento gruppi sparsi in tutta Italia e riuniti in Federazioni locali e in Federazioni regionali, delle quali le più importanti sono: la Federazione Toscana, con sede in Livorno, quella Romagnola, con sede in Ravenna, la Marchigiana con sede in Ancona, la Federazione Ligure, in Genova, ecc. C'è in questo periodo una grande attenzione dell'opinione pubblica sul processo ai tre giovani anarchici aderenti al gruppo genovese «Inquietudine» - Gaetano Busico, Eugenio De Lucchi e Gaspare Mancuso - colpevoli di aver assaltato e devastato, per protestare contro il regime franchista, il consolato spagnolo a Genova. Insigni giuristi  come Giuliano Vassalli ne prenderanno le difese. Ciò mentre, dopo il caso di Pietro Pinna, nuovi clamorosi rifiuti intransigenti del servizio militare - quelli di Pietro Ferrua, Mario Barbani e Angelo Nurra - interrogano e scuotono dal torpore conformistico le coscienze più sensibili. I temi dell'antimilitarismo necessario e della guerra quale «follia omicida degli Stati»  rimangono costantemente all'ordine del giorno. La lotta sociale e la dimensione etica della disobbedienza individuale sono  le uniche concrete risposte da dare ai «guerrafondai di ogni colore». Insieme a questo vi è la denuncia aperta delle scoperte collusioni fasciste da parte del regime democristiano. 


giovedì 13 febbraio 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte LV

1951

24-25 febbraio - dopo il congresso di Ancona i gruppi che fanno capo a "L'Impulso" si riuniscono a Genova-Pontedecimo per una conferenza nazionale, nella quale si delibera la costituzione dei Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (GAAP), dei quali "L'Impulso" rimane l'organo ufficiale. La conferenza dichiara in un comunicato di non riconoscere alcuna decisione presa nel congresso di Ancona,  «arbitrariamente presentato come congresso della FAI». GAAP criticano il basso livello ideologico del movimento anarchico, sentimentalmente legato all'esperienza «perdente» (sul piano rivoluzionario) della resistenza antifascista, ancora interna alla  società borghese, e indicano una via d'uscita dalla crisi dell'anarchismo nella formula: «non si entra né si resta nella storia se non rappresentando una realtà di classe». Animatori dei GAAP sono Arrigo Cervetto, Pier Carlo Masini, Tancredi Maroncelli, Ugo Scattoni, Renzo Sbriccoli, tutti dei gruppi tosco-laziali eccetto il giovane savonese Cervetto. La loro posizione ricorda quella dei «piattaformisti russi» del 1926 (viene diffusa infatti la traduzione italiana della Piattaforma di Arginov). La FAI giudica questi giovani   «troppo marxisti». Il loro «efficientismo» e il loro «classismo» ricordano in realtà la posizione dell'anarchico francese Georges Fontenis (con cui i GAAP entreranno in contatto) che in quello stesso periodo svolge un'analoga azione di revisione dell'anarchismo a Parigi. I due maggiori esponenti dei GAAP, Cervetto e Masini, daranno vita nell'ottobre 1956 alla Federazione comunista libertaria, in cui la corrente guidata da Cervetto avrà una   posizione chiaramente marxista, con l'accettazione della «dittatura del proletariato» giustificata da necessità «obbiettive». Marx, Lenin, Gramsci sono visti come pensatori libertari, avversi all'anarchismo solo sul piano tattico. Più cauta la posizione di Masini. Entrambi confluiranno comunque nella primavera del 1957 nel gruppo di Azione Comunista guidato da Bruno Fortichiari, Luciano Raimondi e   Giulio Seniga, tutti e tre provenienti dal partito comunista, dando  vita al Movimento della sinistra comunista. Viene stemperato il primitivo astensionismo parlamentare, viene incrementata la partecipazione alla vita sindacale nella CGIL e in generale una azione di pungolo sulla base comunista per aprirle gli occhi sui pericoli dei cedimenti revisionistici della direzione e sui tradimenti recenti e remoti della politica, giudicata «stalino-riformista» di Palmiro Togliatti. Dissolto negli Anni Sessanta questo gruppo, Masini diverrà il segretario provinciale della sezione di Bergamo del Partito socialista democratico italiano e fonderà la Biblioteca Max Nettlau dedicata alla storia del movimento anarchico e operaio, mentre Cervetto animerà tra Savona e Genova il gruppo leninista-bordighista, di forte impronta operaistico-economicista regressiva, «Lotta comunista». Alcuni seguaci di Masini faranno ritorno all'anarchismo, mentre altri aderenti ad Azione Comunista si divideranno tra il partito socialista italiano e i neo-gruppuscoli maoisti sorti anche  in Italia nella seconda metà degli Anni Sessanta. 


giovedì 6 febbraio 2025

L’Anarchia nel XX secolo – Parte LIV

1950 

8-10 dicembre - Ad Ancona, IV congresso nazionale della Federazione anarchica italiana. Passata l'euforia legata alla caduta del  fascismo, anche all'interno del movimento anarchico ha inizio un più serio e intenso lavoro di assestamento. Non sipensa più a possibili moti rivoluzionari ma si cerca di indirizzare le forze e le varie iniziative alla precisazione delle idee e dei metodi anarchici e alla formulazione di nuove linee programmatiche, aggiornando, quando risulti necessario, quelle del passato. Hanno intanto abbandonato la FAI, o stanno per abbandonarla, diversi militanti (per lo più giovani) che si dichiarano favorevoli a un'organizzazione più vincolante e strutturata: all'uopo, dopo il congresso di Livorno dell'aprile 1949, si era costituito in quella città un comitato interregionale «per un movimento orientato e federato». Organo del comitato il mensile "L'Impulso", che esce dal settembre del '49. Questi giovani non partecipano al congresso di Ancona, che li  dichiara «in tal modo fuori dalla FAI». Anche i gruppi Bologna 1 e Milano 1 hanno affermato, per essere più liberi nel loro lavoro, di non potersi più considerare aderenti alla FAI. Il congresso «auspica che i Gruppi che seguono il periodico "L'Impulso" si convincano che il metodo da essi seguito contrasta con quelli dell'anarchismo conducendoli ad involuzioni autoritarie; e ritornino liberati dalle loro incrostazioni ideologiche marxiste, da anarchici, in seno al movimento della FAI». Il congresso infine si dichiara aperto a tutto il movimento, e non soltanto alle federazioni e gruppi aderenti alla FAI. La norma varrà anche per i congressi successivi. Nel clima della guerra fredda che vede minacciosamente contrapposti blocco occidentale capeggiato dagli Stati Uniti, e blocco orientale capeggiato dall'Unione Sovietica, a chiusura dei lavori il congresso lancia un manifesto al popolo: «La guerra è alle porte. La guerra, comunque venga, sarà lotta tra due imperialismi: il russo e l'americano, ambedue nemici dei popoli. Solo l'azione dei popoli potrà arrestarne il flusso mortale, avviando la costruzione rivoluzionaria di una società in cui non vi siano più né padroni, né generali, né politici, né preti, ma solo lavoratori liberamente all'opera per il bene comune: la società senza Stato, l'Anarchia». 


giovedì 26 settembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXXV

1936 

8 settembre - Juan Lopez, dirigente della CNT, annuncia la collaborazione degli anarco-sindacalisti col governo centrale di Madrid e il loro appoggio al programma governativo. 

26 settembre - La CNT entra nel governo regionale catalano con 3 ministeri di poco conto. 

10 ottobre - La CNT approva lo scioglimento del Comitato centrale delle milizie. 

9 ottobre - La CNT approva i decreti che sciolgono tutti i consigli e comitati in Catalogna. 

20 novembre - Muore davanti a Madrid in circostanze misteriose il leggendario comandante anarchico Buenaventura Durruti. Operaio metalmeccanico, aveva combattuto per la rivoluzione fin dalla prima giovinezza. Era salito sulle barricate, aveva assaltato banche per finanziare il movimento, fondato librerie, lanciato bombe, rapito giudici. Era stato condannato a morte almeno tre volte in Spagna, in Cile e in Argentina. Aveva peregrinato per innumerevoli prigioni ed era stato espulso da otto paesi. Era nato a Léon, cittadina tra Madrid e Oviedo, nel 1896, in una famiglia proletaria: padre ferroviere, otto fratelli. Scolaro intelligente, d'animo buono e spavaldo insieme, comincia a lavorare a 14 anni per 25 céntimos al giorno. Il ragazzo protesta, la madre gli dice di ringraziare il padrone che gli insegna un mestiere. Studia la sera, va a lavorare in una fonderia, poi nelle ferrovie; partecipa allo sciopero del 1917 e viene licenziato. Allora va a  Parigi e vi rimane fino al 1920; renitente alla leva, viene arrestato al ritorno in Spagna. Ancora prima di conoscere la galera, ha conosciuto l'ingiustizia sociale e le idee anarchiche: a 14 anni, in fabbrica, è diventato amico di operai che venivano da lontano, dalle

Asturie, e che i giorni di festa dovevano raggiungere la famiglia a piedi, andare e tornare senza altri mezzi; tale era la vita dei lavoratori, in quei tempi, in Spagna. Nel 1917 è già il capo della rivolta armata al suo paese contro la Guardia civil. Licenziato e messo nelle liste nere, non trova più lavoro. Il sindacato, dominato dai socialdemocratici parlamentaristi, lo espelle. Durruti passa alla  CNT. In Francia, Durruti perfeziona la conoscenza delle idee socialiste e libertarie. Lavorando a Parigi tre anni come meccanico, ha modo di imparare dagli anarco-sindacalisti. Quando sente parlare di azioni guerrigliere contro la monarchia spagnola, ripassa il confine e s'aggrega a una banda anarchica. Prima di venire arrestato conosce Francisco Ascaso, Gregorio Jover e Garcia Oliver, cameriere e futuro ministro della giustizia della repubblica spagnola al tempo della guerra civile. Un giorno l'anarchico Manuel Buenacasa dice al giovane ribelle: «Tu puoi vivere solo a Barcellona, perché solo a Barcellona esiste una coscienza proletaria». Durruti si trasferisce a Barcellona. Qui da circa un decennio era stata fondata la CNT, l'unico sindacato al mondo in cui ciascuno dei gruppi locali gode di un'autonomia assai estesa, e in cui la base non è tenuta a obbedire ciecamente alle direttive della direzione. La CNT non tratta con la «controparte» per ottenere  miglioramenti economici; il suo programma consiste nel condurre una lotta di classe permanente dei salariati contro il capitale fino all'eliminazione di quest'ultimo. Non esiste apparato burocratico, nessuno è stipendiato con le quote degli iscritti (che sono minime nelle città e pressoché nulle nelle campagne: nel 1936, con un milione di aderenti, la CNT avrà un solo funzionario pagato). I quadri direttivi vivono del loro lavoro di operai, o sostenuti dai rispettivi gruppi di base. Non ci sono, cosi, «capi operai» isolati dalle masse, e il controllo nella base  è una realtà quotidiana. metodi di lotta vanno dall'autodifesa al sabotaggio, all'esproprio e alla rivolta armata. Questo pone il problema del passaggio alla clandestinità. Ma tutto un sindacato non può passare alla clandestinità. La CNT resta un'organizzazione di massa anche sotto le dittature militari, mentre quadri segreti organizzati, i Solidarios, si assumono i compiti dell'autodifesa, della raccolta delle armi e dei fondi, del terrorismo, della liberazione dei compagni incarcerati. La divisione dei compiti viene formalizzata nel 1927 con la creazione della FAI (Federación Anarquista Ibérica). Il prestigio della FAI è enorme tra gli operai, che specialmente a Barcellona mantengono l'abitudine della difesa armata, e fraternizzano sovente coll'ambiente portuale internazionale e con i vari ceti anche sottoproletari che vi gravitano, eredi di una lunga tradizione ribellistica violenta e banditesca. Per questo la polizia diffama il movimento anarchico definendolo prima un'accozzaglia di delinquenti comuni, poi una banda «al soldo di Mosca».