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giovedì 13 febbraio 2025

GUERRA

La guerra: macello di animali, di uomini, d'acciaio. L'aria è spazzata non dal vento ma dai vortici impazziti delle bombe-missile, da innaturali rapaci di ferro, volano paracaduti e non insetti; dio è stanco, forse muore: non ha più occhi per suo figlio, per i suoi figli. Il fiume della vita si disperde in rivoli incontrollabili. 

Sopravvivere diventa l'unico costante pensiero, l'unica azione impellente, qualcosa che sta incomprensibilmente fra l'istinto, la rassegnazione e la rabbia di doversi per forza dimenticare di fronte alla costrizione di una realtà imposta ferreamente dall'esterno.

Bisogna solo sopravvivere, adesso; è questa l'urgenza, l'imperativo più pressante: si può pensare solo a non morire, a nascondersi, a rifugiarsi.

La vita, come diceva proprio allora André Breton, è altrove.


giovedì 23 marzo 2023

Il Capitalismo è monetario e finanziario

Il capitalismo è diventato, dalla fine del XIX secolo, imperialismo. Non è lo stesso imperialismo di Lenin o Rosa Luxemburg perché non è più territoriale, ma monetario e finanziario. È un imperialismo ancora più sofisticato, predatorio, un imperialismo che, dopo altri, definisco del dollaro, in cui il profitto e la rendita tendono a confondersi. La sua azione non si limita a ciò che Marx chiama il «capitale», ma integra in una stessa macchina da guerra lo Stato, tanto la sua funzione politico-amministrativa quanto quella militare. Delle quattro caratteristiche principali dell’imperialismo di Lenin che possiamo ritrovare molto accentuate nel capitalismo contemporaneo, finanziarizzazione, colonizzazione, monopoli e guerra, quest’ultima ci sembra la più significativa perché costituisce una novità che il capitale di Marx non integrava ancora come condizione indispensabile dell’accumulazione capitalistica. L’imperialismo, in estrema sintesi, è moneta e guerra. Quando si dice che l’economia si è mangiata il politico, che la finanza detta le condizioni alla politica, si dice una cosa assolutamente falsa, perché la costituzione dell’imperialismo ha modificato radicalmente sia l’economia che la politica. Più precisamente, il capitale e il sistema politico statale (comprendente la burocrazia amministrativa e militare) si integrano, costituendo una macchina che però non annulla completamente le loro specificità. Funzionano insieme e in maniera complementare.


giovedì 16 marzo 2023

Moneta e guerra, la faccia dell'Imperialismo

I

l capitalismo è diventato, dalla fine del XIX secolo, imperialismo. Altra categoria problematica, rifiutata da Negri e Hardt, o ignorata da Deleuze e Foucault. Non è lo stesso imperialismo di Lenin o Rosa Luxemburg perché non è più territoriale, ma monetario e finanziario. È un imperialismo ancora più sofisticato, predatorio, un imperialismo che possiamo definire del dollaro, in cui il profitto e la rendita tendono a confondersi. La sua azione non si limita a ciò che Marx chiama il «capitale», ma integra in una stessa macchina da guerra lo Stato, tanto la sua funzione politico-amministrativa quanto quella militare. Delle quattro caratteristiche principali dell’imperialismo di Lenin che possiamo ritrovare molto accentuate nel capitalismo contemporaneo, finanziarizzazione, colonizzazione, monopoli e guerra, quest’ultima ci sembra la più significativa perché costituisce una novità che il capitale di Marx non integrava ancora come condizione indispensabile dell’accumulazione capitalistica. L’imperialismo, in estrema sintesi, è moneta e guerra. Quando si dice che l’economia si è mangiata il politico, che la finanza detta le condizioni alla politica, si dice una cosa assolutamente falsa, perché la costituzione dell’imperialismo ha modificato radicalmente sia l’economia che la politica. Più precisamente, il capitale e il sistema politico statale (comprendente la burocrazia amministrativa e militare) si integrano, costituendo una macchina che però non annulla completamente le loro specificità. Funzionano insieme e in maniera complementare.


giovedì 9 marzo 2023

Benvenuti nell’era del progresso

Viviamo tempi bui, minacciosi: siamo testimoni di guerre in costante proliferazione e genocidi perenni, di un capitalismo globale predatorio, di un militarismo aggressivo, di una sorveglianza e  di una repressione senza precedenti da parte dei governi, di un'ipocrita "guerra al terrorismo" che in realtà funge da copertura per attaccare il dissenso e le libertà, del rischio incessante di crolli finanziari e depressioni economiche a livello mondiale, della sesta grande estinzione nella storia della Terra, del cambiamento climatico e di un tracollo sistemico a livello planetario. Gli scienziati dicono che siamo giunti al punto critico di un collasso ecologico globale, e forniscono i dati sulla rapidità sconcertante con cui si verificano alcuni catastrofici mutamenti, come lo scioglimento dei ghiacciai e la desertificazione delle foreste. Benvenuti nell'era del "progresso". Ideologia modernista per eccellenza, il progresso è sempre stato visto  come l'espandersi dell'impero umano   sugli animali e sulla natura; come assoggettamento all'uomo di altre specie e del mondo naturale; come superamento dello stadio  "primitivo", "selvaggio e "barbaro" dell'esistenza urnana premoderna. Il progresso viene misurato sulla base del dominio sulle altre specie e sull'ambiente, e come passaggio da  culture premoderne “sottosviluppate" ad avanzate società tecnico-scientifiche, meccanicistiche e  dominate dal mercato.

 

giovedì 22 dicembre 2022

La guerra è il gioco per eccellenza

«La guerra. La guerra è il tuo mestiere. Non è così? E non è il vostro? Anche il mio. Non c’è dubbio. E allora cosa c’entrano tutti quei quaderni e gli ossi e l’altra roba? La guerra racchiude in sé tutti gli altri mestieri. È per questo che la guerra dura nel tempo? No. Essa perdura perché i giovani la amano e i vecchi la amano nei giovani. Quelli che hanno combattuto e quelli che non hanno combattuto. Questo lo dite voi. Il giudice sorrise. Gli uomini sono nati per giocare. Nient’altro. Tutti i bambini sanno che il gioco è più nobile del lavoro. Sanno anche  che il valore o merito di un gioco non sta nel gioco stesso, ma piuttosto nel valore di ciò che è messo in gioco. I giochi d’azzardo richiedono una posta per avere un senso. I giochi sportivi coinvolgono l’abilità e la forza dei contendenti, e l’umiliazione della sconfitta e l’orgoglio della vittoria sono di per sé posta sufficiente poiché appartengono al valore degli antagonisti e li definiscono. Ma, sia questione di gioco d’azzardo o di valore, tutti i giochi aspirano alla condizione di guerra, poiché in essa la posta inghiotte gioco, giocatore, tutto quanto. Supponiamo che due uomini giochino a carte non avendo niente da puntare se non la vita. Chi non ha mai sentito una storia del genere? Una carta viene girata. Per il giocatore l’intero universo si riversa fragorosamente in quell’istante, che gli dirà se gli tocca di morire per mano di quell’uomo o se toccherà a quell’uomo morire per mano sua.  Quale ratifica del valore di un uomo potrebbe essere più sicura di questa? Spingere il gioco alla sua condizione estrema non ammette alcuna discussione concerterete al nozione di fato. La selezione di un uomo a danno di un altro è una preferenza assoluta e irrevocabile, ed è davvero ottuso l’uomo che considera una decisione così profonda priva di un agente o di un significato. In giochi del genere, in cui la posta è l’annichilimento dello sconfitto, le decisioni sono del tutto trasparenti. L’uomo che tiene in mano una particolare combinazione di carte è in forza di ciò rimosso dall’esistenza. Tale è la natura della guerra, in cui la posta in gioco è a un tempo il gioco stesso e l’autorità e la giustificazione. Vista in questi termini, la guerra è la forma più attendibile di divinazione. È la verifica della propria volontà e della volontà di un altro, all’interno di quella più ampia volontà che è costretta a compiere una selezione proprio perché li lega insieme. La guerra è il gioco per eccellenza perché la guerra è in ultima analisi un’effrazione dell’unità dell’esistenza. La guerra è dio».(Tratto da C. McCarthy, Meridiano di sangue)