Il reperimento sistematico e ininterrotto di dati, spesso senza finalità precise, entro e in prossimità di ciascun individuo, avviene seguendo il principio cardine del data mining (estrazione di dati), ovvero il principio secondo cui un dato personale, anche senza alcun significato se preso isolatamente, può produrre un’informazione utile, una volta combinato con altri dati giunti da fonti e con modalità anche molto diverse (dati genetici o biometrici, videosorveglianza, geolocalizzazione, navigazione in Internet, connessioni telefoniche, acquisti e operazioni automatizzate di vario tipo, programmi televisivi seguiti, "pulci" negli oggetti di uso quotidiano o "biopulci" impiantate nel corpo, ecc.).Il conseguente trattamento dei dati, volto alla costituzione di un «profilo», cioè di una sorta di raddoppiamento continuamente aggiornato del corpo e della coscienza individuale in un aggregato di dati numerici, avviene in seguito entro l’architettura delle cosiddette «basi di dati», che sono al tempo stesso punto terminale e punto di avvio di una catena di operazioni multiple, atta a captare ed elaborare informazioni molteplici ed eterogenee. Proprio l’insieme di tali operazioni costituisce, tra l’altro, uno dei principali terreni di coltura di quella che continua a chiamarsi «ricerca scientifica» contemporanea. In tale scenario, la strutturazione del sistema sui suoi due assi portanti dell’economico-capitalistico e del politico-statuale si rende esplicita nel partenariato tra le strategie dimarketing, da una parte, e le strategie mirate alla «sicurezza» dall’altra. Forme fino a ieri parallele, oggi sempre piú interconnesse a determinare un nuovo apparato di poteri rappresentati dalle centrali di gestione, interpretazione e trattamento dei dati personali, dove una sorta di “delega” implicita accordata al settore privato “autorizza” di fatto (aggirando di volta in volta ogni possibile “ostacolo” giuridico) una cartografia sempre piú precisa dei comportamenti di ciascun individuo e della sua rete relazionale. Tali strategie (ripetiamo:marketing e «sicurezza») sono, pertanto, espressioni delle stesse forze economiche e statuali che concorrono alla distruzione-costruzione permanente di quel non-luogo che è il tessuto urbano generalizzato e interconnesso, entro il quale sempre di piú accade … ogni cosa.
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 1 agosto 2024
giovedì 25 luglio 2024
Tecnologia per annientare le comunità libere
Tutte le tecnologie condividono la volontà di espansione del controllo sul vivente fino a raggiungere una dominazione totale sulla civiltà e sulle sue complessità attraverso la creazione di una rete infinita di strutture di potere che alienano quotidianamente le nostre relazioni. La rivoluzione industriale porta in se un innalzamento della specializzazione e della centralizzazione. La tecnologia genetica rappresenta ora un nuovo salto qualitativo nello sviluppo del controllo del vivente. In agricoltura ad esempio i brevetti sulle sementi di alcune grandi multinazionali spingono l‘agricoltura verso una dipendenza assoluta, determinando la distruzione di ogni biodiversità. Ogni possibilità di un approvvigionamento autonomo è reso impossibile, fino a definire illegale qualsiasi iniziativa autonomista che tenda a questo. Non sono solo le multinazionali o gli Stati che ne portano la responsabilità, ma pure tutti coloro che credono alle loro menzogne e sostengono il loro sviluppo e che vi aderiscono. Un ruolo centrale in questa tendenza distruttrice è da attribuire agli scienziati che avvolti nei loro camici bianchi della «neutralità», nascosti dietro alla nozione di «ricerca fondamentale», lavorano alla legittimazione della tecnologia genetica. La natura di queste ricerche ci sembra chiara: eseguire interessi economici attraverso l‘espansione assoluta del controllo sul vivente attraverso la determinata volontà di annientare le comunità libere e decentralizzate attraverso il loro annientamento fisico e culturale.
giovedì 27 giugno 2024
Occupare in anticipo il tempo e lo spazio
E’ questo sprofondamento delle nostre capacità, non solo di opporci e di resistere ma soprattutto di prendere iniziative autonome dal dominio, che ha aperto la strada a una nuova fase di espropriazione e di oppressione, a un nuovo regime sociale predatore ancora più rozzo, brutale e "primitivo" di un capitalismo ottocentesco senza rivoluzione francese. La distruzione progressiva del plurimillenario processo di umanizzazione da parte della moderna "razionalità" economica, che fu intrapresa allora con l’imposizione del lavoro salariato e via via intensificata con l’industrializzazione dell’agricoltura, della cultura e del tempo libero, ha fatto passi da gigante da quando non si trova più di fronte a contrastarla la tendenza storica degli assoggettati a creare lo spazio della libertà istituendo il potere comune sul destino della vita associata, e può mirare oggi direttamente a completare la distruzione dell’ambiente e dell’esistenza umana attraverso la colonizzazione, l’artificializzazione e la sterilizzazione della stessa vita biologica. L’ambizione delle necrotecnologie non è nulla di meno che familiarizzarci a convivere simbioticamente con la morte. Il necessario bombardamento a tappeto dei geni, come quello dei territori e quello delle menti richiedono e, come per armonia prestabilita, determinano uno stato d’eccezione permanente, mentre mirabilmente ci educano a questa nuova regola.
Cessare di sprecare le proprie energie nelle vacue diatribe senza effetto a proposito delle derisorie similscelte che quest’ultima propone, abbandonandone il soliloquio a più voci ai suoi mestieranti; smettere di rincorrere, per timore di perdere delle occasioni, gli "eventi" sostanzialmente mass-mediatici che essa instancabilmente allestisce per occupare in anticipo il tempo e lo spazio da cui potrebbe sorgere l’inatteso (sarebbero mai nati il Sessantotto o il Settantasette se si fosse provveduto a concentrare in anticipo ogni attenzione su qualche "epocale" kermesse di questo genere?): strapparvi un ruolo di comprimari non può che ribadire la propria incapacità di creare eventi reali; evitare di andarsi a cacciare, caricando a testa bassa, in tutti i trabocchetti dei ruoli che essa prescrive: sono solo alcune delle precondizioni minime per cercare con qualche lucidità una via d’uscita che oggi appare più lontana e più difficile che mai, sospesa com’è alla lenta riconquista e reinvenzione di una autonomia a trecentosessanta gradi da tutte le principali usanze e credenze di questa società.
giovedì 29 febbraio 2024
L’informatizzazione della vita quotidiana
Opporsi all’informatizzazione del mondo implica ovviamente considerare che ciò è possibile – e perfino pensabile. Ciò suppone anche di trovarlo sensato e perfino desiderabile. La nostra dipendenza dagli schermi, e la concomitante riduzione delle nostre vite a una riserva di informazioni, pone almeno quattro grandi problemi politici: le imprese economiche stanno aumentando considerevolmente la loro influenza su di noi; il potere sociale tende a concentrarsi in maniera straordinaria; il lavoro è più facilmente sfruttabile dal capitale; la catastrofe ecologica in corso è chiaramente aggravata dalla crescita esponenziale delle tecnologie cosiddette “immateriali”. Come si vede, non si tratta di questioni estetiche, di partiti presi sensibili o filosofici, che possono del resto legittimamente entrare in gioco nel giudicare un mondo dove macchine, algoritmi e procedure impersonali occupano sempre più posto. Si tratta di problemi politici essenziali, davanti ai quali nessun sostenitore del progresso sociale e umano – dell’uguaglianza e della libertà – può rimanere indifferente; e ai quali un numero crescente di nostri contemporanei è effettivamente sensibile, anche se ciò non porta per il momento a un rifiuto massiccio della chincaglieria elettronica.
Ci si aspettava che il microcomputer e la società in rete decentralizzassero il potere e l’iniziativa. Vista da oggi, l’informatizzazione della vita quotidiana ha, al contrario, consolidato il potere delle grandi organizzazioni sugli individui, gli amministrati e i consumatori. Man mano che diventano “smaterializzate”, queste organizzazioni si fanno più opache che mai agli occhi dei cittadini di base, mentre dispongono di maggiori informazioni su di loro. Pensiamo al prelievo diretto sul conto, reso possibile dalla proliferazione e dall'interconnessione dei dossier del fisco, dell’Urssaf, della Previdenza sociale, del Pôle emploi, delle banche, ecc. Pensiamo ovviamente ai contatori Linky, progettati per conoscere a distanza i consumi elettrici domestici, raccogliere dati sulla composizione dettagliata di tali consumi (quali apparecchi vengono utilizzati? per quanto tempo? a che ora?), e poter modulare l’intensità della corrente a seconda delle esigenze della rete – o addirittura interromperla quando l’utente è insolvibile.
È un tale cambiamento di orizzonte quello che suggeriscono le recenti scaramucce intorno ai progetti per la completa informatizzazione del mondo: non più aspettare un ipotetico rovesciamento o indebolimento del capitalismo per discutere di tecnologie desiderabili o accettabili; ma cercare di prevenire qui e ora il peggioramento delle disuguaglianze, l’aumento del potere dei gruppi dirigenti e il declino della libertà, mettendo in panne degli ingranaggi essenziali del sistema attraverso strategie di disobbedienza civile. La proposta di ridurre massicciamente l’uso delle tecnologie avanzate e di lottare contro le politiche pubbliche che le promuovono non riguarda semplicemente una questione morale (morale sanitaria, morale ecologica, morale “esistenziale”, ecc.); è anche una proposta strategica, che scommette che opporsi individualmente e collettivamente all’informatizzazione delle nostre vite può permetterci di uscire dall’impotenza, di riconquistare una presa sul mondo, una leva per nuocere finalmente ai potenti.
giovedì 22 febbraio 2024
Il Digitale, la soluzione del Capitale
L’impatto del sistema digitale sugli ambienti naturali resta, malgrado qualche crepa nel consenso, una delle principali cose impensate della nostra epoca, perfino negli ambienti della contestazione. La fabbricazione di smartphone e tablet, di semiconduttori e chip RFID, di antenne-ripetitori e batterie, consuma e distrugge straordinariamente risorse, in termini di metalli, energia e acqua. Il consumo elettrico legato al funzionamento delle reti e allo stoccaggio dei dati aumenta in modo vertiginoso, nella misura in cui la nostra vita è assorbita da Internet; e fa sì che il sistema digitale contribuisca alle emissioni di gas serra molto più del trasporto aereo. Ora, qual è la “soluzione” proposta dall’oligarchia politico-industriale per salvare il pianeta e il clima? Digitalizzare. Mettere ovunque sensori elettronici e microchip. Adoperare software e robot per gestire il consumo di energia e l’inquinamento. Non c’è nessun “Grande reset”. Di fronte alla catastrofe ecologia e sociale, c’è una radicalizzazione del vecchio progetto capitalista industriale di padroneggiare la natura e di razionalizzare l’essere umano, per trarvi profitto e potere. Che tutto questo sia ribattezzato “transizione energetica”, “decarbonizzazione”, “reti intelligenti di energie rinnovabili”, la leva di questa radicalizzazione risiede nel digitale. Pochi territori saranno risparmiati da questa radicalizzazione industriale: aumento spropositato di parchi eolici e pannelli solari, con l’aggiunta di nuovi reattori nucleari; moltiplicazione di antenne-ripetitori; proliferazione di data center, oltre alle miniere. L’annuncio recente della riapertura di un vecchio sito minerario, nell’Allier, per estrarre litio in grandi quantità, segna il debutto di una nuova fase: diventa sempre più difficile non stabilire il legame tra le predazioni industriali specifiche di questo o quell’altro luogo, e il Grande progetto capitalista di digitalizzazione totale. (Écran total Occitania, Tolosa, 19 novembre 2022)
giovedì 15 febbraio 2024
Informatizzazione del mondo
Opporsi all’informatizzazione del mondo implica ovviamente considerare che ciò è possibile – e perfino pensabile. Ciò suppone anche di trovarlo sensato e perfino desiderabile. La nostra dipendenza dagli schermi, e la concomitante riduzione delle nostre vite a una riserva di informazioni, pone almeno quattro grandi problemi politici: le imprese economiche stanno aumentando considerevolmente la loro influenza su di noi; il potere sociale tende a concentrarsi in maniera straordinaria; il lavoro è più facilmente sfruttabile dal capitale; la catastrofe ecologica in corso è chiaramente aggravata dalla crescita esponenziale delle tecnologie cosiddette “immateriali”. Come si vede, non si tratta di questioni estetiche, di partiti presi sensibili o filosofici, che possono del resto legittimamente entrare in gioco nel giudicare un mondo dove macchine, algoritmi e procedure impersonali occupano sempre più posto. Si tratta di problemi politici essenziali, davanti ai quali nessun sostenitore del progresso sociale e umano – dell’uguaglianza e della libertà – può rimanere indifferente; e ai quali un numero crescente di nostri contemporanei è effettivamente sensibile, anche se ciò non porta per il momento a un rifiuto massiccio della chincaglieria elettronica.
È un tale cambiamento di orizzonte quello che suggeriscono le recenti scaramucce intorno ai progetti per la completa informatizzazione del mondo: non più aspettare un ipotetico rovesciamento o indebolimento del capitalismo per discutere di tecnologie desiderabili o accettabili; ma cercare di prevenire qui e ora il peggioramento delle disuguaglianze, l’aumento del potere dei gruppi dirigenti e il declino della libertà, mettendo in panne degli ingranaggi essenziali del sistema attraverso strategie di disobbedienza civile. La proposta di ridurre massicciamente l’uso delle tecnologie avanzate e di lottare contro le politiche pubbliche che le promuovono non riguarda semplicemente una questione morale (morale sanitaria, morale ecologica, morale “esistenziale”, ecc.); è anche una proposta strategica, che scommette che opporsi individualmente e collettivamente all’informatizzazione delle nostre vite può permetterci di uscire dall’impotenza, di riconquistare una presa sul mondo, una leva per nuocere finalmente ai potenti.
giovedì 18 gennaio 2024
Disturbare il flusso del profitto
Gli sviluppi della trans-genetica seguiranno il percorso di tutti i beni e servizi in regime capitalista, ovvero saranno raramente di pubblica utilità. La politica pan-capitalista non fa che alimentare, rafforzare ed espandere i meccanismi del profitto. L’invasione e il controllo a livello molecolare stanno rapidamente diventando le nuove tipologie di controllo coloniale ed endo-coloniale. L’importante sembra essere consolidare la catena alimentare dalla struttura molecolare al confezionamento. Grazie a una superiore capacità di controllo biologico delle specie, oggi le corporation hanno come mai in passato la possibilità di intensificare la dipendenza delle nazioni in via di sviluppo dall’economia occidentale. Il cibo deve essere acquistato dalle multinazionali alimentari, oppure deve esserlo il materiale chimico e organico necessario alle coltivazioni. In entrambi i casi la gestione delle risorse è sotto il controllo del capitale occidentale. Gli agricoltori possono inoltre essere spinti a coltivare piante da reddito come il cotone o altre colture non d’autoconsumo che risultino vantaggiose per il colonizzatore. Un tale piano è esistito fin dall’inizio dell’agricoltura industriale: in questo modo l’egemonia delle risorse alimentari ha semplicemente fornito un altro potente strumento che si è adattato perfettamente all’attuale struttura di dominio. Oltretutto, ci si può adesso appropriare di ogni forma di capitale molecolare: è questa la nuova frontiera. Come già avviene con tutti gli oggetti classificati e controllati, anche i genomi, gli enzimi, i processi biochimici, ecc. potranno tutti essere privatizzati. Quello che una volta era possesso comune e controllato dall’autorità della tradizione e dal sapere condiviso viene ora usurpato dalla separazione tra il suo valore chimico-molecolare e il suo valore olistico-fenotipico. Ad esempio, una pianta usata nella medicina tradizionale che aveva un valore generale (economico, politico, spirituale) può essere trasformata, come composto chimico, in qualcosa dal solo valore economico. Questo composto può essere brevettato, e mentre la pianta potrebbe ancora essere usata, il principio attivo non può più esserlo, rimuovendo praticamente la pianta dal novero delle risorse comuni. Con un atto di eco-pirateria travestita da diritto di proprietà lockiano, lo sforzo di separare le diverse micro-proprietà della pianta ne scavalca ogni funzione olistica e qualunque proprietà collettiva. Che cosa si può fare per cambiare questa situazione? La risposta è unica quanto la macchina pan-capitalista stessa: DISTURBARE IL FLUSSO DEL PROFITTO.
giovedì 16 novembre 2023
Nell'era del Cyborg
giovedì 27 luglio 2023
Cosa significa essere umani
Il mondo è a un bivio. I sistemi sociali e politici che hanno sollevato milioni di persone dalla povertà e hanno plasmato il nostro mondo in un mondo globale, stanno fallendo. I vantaggi economici di ingegno stanno diventando sempre più concentrati, la disuguaglianza è in aumento, l'economia globale sta danneggiando l'ambiente naturale. La fiducia del pubblico negli affari, nel governo, nei media e persino nella società civile è caduto al punto in cui più della metà del mondo sente che il sistema attuale sta fallendo. Il crescente divario di fiducia tra quelli nella fascia di reddito più alto del loro paese e il resto della popolazione indica che la coesione sociale è nella migliore delle ipotesi fragile e molto vicino alla rottura nel peggiore dei casi. È in questo precario contesto politico e sociale che la classe dominante, il capitale aprono a nuove e potenti sfide attraverso una serie di emergenti tecnologie: dall'intelligenza artificiale, alle biotecnologie,all'informatica quantistica, che guideranno cambiamenti radicali nel modo in cui viviamo, e che ci porteranno ad una nuova Rivoluzione industriale. Queste tecnologie emergenti non sono semplicemente progressi incrementali su tecnologie digitali di oggi, ma sono veramente dirompenti: capovolgono i modi esistenti di percepire, calcolare, organizzare, agire e consegnare. Rappresentano modi completamente nuovi di creare valore per organizzazioni e cittadini. Trasformeranno nel tempo tutti i sistemi che oggi diamo per scontati, dal modo in cui noi produciamo e trasportiamo beni e servizi, al modo in cui comunichiamo, il modo in cui collaboriamo e il modo in cui sperimentiamo il mondo intorno noi. Già, i progressi nelle neurotecnologie e nelle biotecnologie ci costringeremo a chiederci cosa significhi essere umani?
giovedì 24 novembre 2022
Il corpo umano: la nuova frontiera del capitale
Fin dalle prime spedizioni capitalistiche occidentali la civilizzazione è stata rappresentata come una categoria purificante, una categoria che libera il culturalmente diverso dalle condizioni profane e immonde del vivere selvaggio e barbaro. Il processo inizia con il rimodellamento del territorio dell’altro attraverso i segni della civilizzazione: metodi di produzione, merci, gestione delle risorse e tutta la schiera di relazioni sociali che accompagnano questi processi e questi materiali sotto le insegne della provvidenza o del progresso. Il progresso assicura che l’avvento di questo ordine simbolico sia presentato come sommamente positivo e insindacabile nella sua generosità, mentre i segni dei regimi indigeni sono derisi, ridicolizzati, assimilati o distrutti. Si tende a classificare quelli che rifiutano l’assimilazione e/o resistono al proprio collocamento nel sistema appena introdotto come eccessi disfunzionali, pronti per essere eliminati. Che si usi il modello tradizionale dell’intervento militare o il più recente modello della richiesta di prodotti associata alle pressioni del mercato globale (sostituto dei moschetti e degli arieti), il risultato non cambia: la separazione tra primo e terzo mondo è mantenuta, la commistione culturale è strutturata per il vantaggio materiale e sociale del «civilizzato». Per quanto questa formula di imperialismo economico/culturale possa essere efficace e vincente, vi sono dei limiti che rendono ancora imperfetto il sistema. Innanzi tutto la frontiera terrestre è spazialmente limitata, e sta per esaurirsi. Al momento non c’è alcun luogo non soggetto all’invasione del capitalismo. Tutto quello che rimane sono, in verità, delle zone di contestazione (come nelle culture islamiche o maoiste). Il corpo invece non può essere adattato per riflettere i segni della civilizzazione, la carne in sé non è pienamente razionalizzata per approssimare al meglio le richieste ideali del capitale, in termini di adattabilità ed efficienza del mercato. Di conseguenza, relativamente a quest’ultima difficoltà, a partire dalla fine del XIX secolo il capitale ha posto una grande enfasi sul costruire un apparato che produca corpi congeniali ai suoi bisogni e alle sue priorità.
giovedì 10 marzo 2022
L’ordine dominante
Nello sforzo di ottenere il controllo totale d’ogni aspetto dell’esistenza, l’ordine dominante ha iniziato ad accelerare lo sviluppo di tecnologie che manipolano la materia su scala nanometrica. Si tratta di milionesimi di millimetro. A questo livello, quello degli atomi e delle molecole, delle proteine, dei composti di carbonio, del DNA e simili, la differenza tra vivente e non vivente può iniziare a farsi confusa e molte proposte riguardanti questa tecnologia si basano su questa confusione. La nanotecnologia crea nuovi prodotti con la manipolazione di molecole, atomi e particelle subatomiche. Mentre la biotecnologia manipola la struttura del DNA per creare nuovi organismi attraverso la ricombinazione dei geni, la nanotecnologia va oltre spezzando la materia in atomi che poi possono essere ricombinati per creare nuovi materiali che sono, nel vero senso della parola, creati atomo per atomo. Al momento si stanno concentrando sull’atomo del carbonio, ma gli scienziati vorrebbero avere sotto controllo ogni singolo elemento della Tavola Periodica, per disporne a piacimento. Questo permetterebbe loro di combinare le caratteristiche (colore, resistenza, punto di fusione, ecc.) in modi sinora sconosciuti. La nanotecnologia crea le più minuscole mostruosità capaci degli orrori più grandi, poiché sono capaci di portare il sistema del controllo sociale direttamente nei nostri corpi. In alcuni luoghi le mostruosità prodotte da queste tecnologie saranno forse provviste di un’etichetta, affinché ci sia sempre la possibilità di scelta. Non possiamo far finta che ci sia uno spazio per un dialogo. Questa è la dimostrazione evidente da parte dei padroni del mondo del fatto che il mantenimento della pace sociale è un atto di guerra contro ogni essere sfruttato e spossessato. Per quelli tra noi che desiderano creare la propria vita secondo i propri modi di vedere, per chi desidera rimanere un individuo umano capace di ogni sorta di azione autonoma, è necessario agire in modo distruttivo contro l’intero sistema del controllo sociale, contro la totalità di questa civilizzazione nella quale le macchine cavalcano le persone e le persone si trasformano lentamente in macchine. Noi dobbiamo riconoscere questi sviluppi per quello che sono, un’altra rapina delle nostre vite, un attacco ad ogni nostra residua capacità d’autodeterminazione.
giovedì 25 febbraio 2021
IL MONDO FUTURO
Il mondo futuro è proprio adesso ed è fatto di Telemedicina, dad, telelavoro, e-commerce, tele-polizia, conferenze immateriali. Quando il distanziamento verrà attenuato difficilmente si allenterà il controllo dei nostri corpi. Che si tratti dell’app IMMUNI, dell’intelligenza artificiale applicata ai dati dei nostri smartphone, o l’uso del riconoscimento facciale , - e queste sono solo la punta dell’iceberg - tutta la nostra vita è chiamata a passare sotto il controllo delle nuove tecnologie. Il post-capitalismo connesso, oltre a voler rappresentare il motore dell’economia (o se si preferisce del mondo), si sta sviluppando per garantire la nostra sopravvivenza tecnologicamente assistita in ambienti patogeni. Dalla città intelligente al pianeta intelligente, questo capitalismo tecnologico si sta sviluppando per sopravvivere ai suoi misfatti ecologici attraverso la razionalizzazione poliziesca delle popolazioni. Se non bastasse un transumanesimo green sta fiorendo nei laboratori di ricerca di molti Stati e promette di modificare geneticamente la specie umana nel tentativo di darle qualche chance di sopravvivenza. A breve molte occupazioni non saranno più disponibili per gli umani che, soppiantati dai robot, dipenderanno da un qualche reddito non più frutto della loro attività, ma della benevolenza dello Stato. Già ora la sopravvivenza nella precarietà è realtà per milioni di persone e in prospettiva ben pochi prevedono che le cose potranno migliorare se si procede su questa strada. Anzi. Questo post-capitalismo, piuttosto che il traguardo raggiunto dell’abbondanza, assomiglia a una gestione assistita dal computer della scarsità di aria pulita, acqua, materie prime, spazio vitale, lavoro, istruzione, salute. L’umanità sta affrontando la prospettiva di un futuro inimmaginabilmente cupo e abbiamo urgente bisogno di sollevarci e gridare “NO!”. Non possiamo permettere a noi stessi e alle generazioni a venire, di essere violentemente costretti a vite di miserabile sottomissione, privati della nostra libertà e individualità, isolati gli uni dagli altri, controllati e sfruttati in ogni minuto delle nostre esistenze servili da un’élite tecnocratica onnipotente.
giovedì 13 novembre 2014
Distruzione-costruzione permanente del non-luogo
giovedì 30 ottobre 2014
Nanotecnologie e controllo del vivente
Ogni possibilità di un approvigionamento autonomo è reso impossible, fino a definire illegale qualsiasi iniziativa autonomista che tenda a questo.
Non sono solo le multinazionali o gli Stati che ne portano la responsabilità, ma pure tutti coloro che credono alle loro menzogne e sostengono il loro sviluppo e che vi aderiscono.
Un ruolo centrale in questa tendenza distruttrice è da attribuire agli scienziati che avvolti nei loro camici bianchi della «neutralità», nascosti dietro alla nozione di «ricerca fondamentale», lavorano alla legittimanzione della tecnologia genetica. La natura di queste ricerche ci sembra chiara: eseguire interessi economici attraverso l‘espansione assoluta del controllo sul vivente attraverso la determinata volontà di annientare le comunità libere e decentralizzate attraverso il loro annientamento fisico e culturale.
giovedì 23 ottobre 2014
La guerra contro l’umanità
Il sistema è oggi piú forte di ieri. La ragione ultima di questo rafforzamento si trova, appunto, in quel processo sociale e di piú, antropologico, che possiamo chiamare sussunzione reale (cioè non formale) della vita umana da parte del capitale, processo che progressivamente svuota gli individui e le comunità umane di ogni possibile autonomia, intesa come capacità di determinare le condizioni materiali e immateriali con cui si produce e riproduce la loro esistenza, e determinando cosí una condizione generalizzata di nuova e automatica «servitú volontaria».
Un aspetto specifico di questo processo: quello riconducibile al mutamento profondo, iniziato nell’ultimo quarto del secolo scorso e oggi in pieno svolgimento, delle forme e delle tecniche della «sorveglianza». Con questo termine ci riferiamo a una delle forme attualmente piú insidiose – perché si impone in modo difficilmente percepibile e con il ritmo dell’inevitabilità – dell’apparato tecno-economico-politico di dominio globale, apparato che, per raggiungere la sua potenza attuale, si è servito delle scienze fisico-naturali, piegandole alla sua dinamica (contribuendo cosí alla loro effettiva esautorazione come fonti di creazione sociale) e divenendo, in tal modo, sempre piú capace di regolare non solo tutte le condizioni materiali della nostra vita (spossessando l’esperienza di ogni sapere empirico e pratico; avvilendo il corpo con obesità, malattie cardio-vascolari, tumori; creando un ambiente patogeno permanente, ecc.), ma anche di controllare la nostra ragione (corrompendo sistematicamente l’autonomia delle idee e delle sperimentazioni a vantaggio della pervasiva dinamica economica e della sempre piú capillare regolamentazione statuale), il che ha dato vita alla tecnoscienza e al suo utilizzo, in espansione.
Si tratta in effetti di una vera e propria guerra contro l’umanità, in cui la posta in gioco per il sistema non è piú soltanto quella di mettere in atto un controllo dello spazio pubblico, mirato all’individuazione e alla conseguente punizione di comportamenti devianti, ma anche, ogni giorno di piú, quella di penetrare lo spazio privato attraverso un tracciamento ininterrotto degli atti, dei movimenti, dei desideri di ciascun individuo per prevenire ogni possibile deriva, per fare di ciascun individuo una superficie muta, chiamata incessantemente a sottomettersi a procedure di verifica rispetto a «finalità sociali» preprogrammate. E sono, poi, queste stesse «finalità sociali» preprogrammate a rendere le «innovazioni tecnologiche», che veicolano concretamente tale scenario, sempre e comunque desiderabili, occultandone costantemente l’ambivalenza quali potenziali strumenti di oppressione e controllo globale.
giovedì 10 luglio 2014
Il mercato del corpo da laboratorio
Chi gestisce e finanzia le nanotecnologie non sembra avere alcuna difficoltà a investire cifre colossali nella ricerca e nella produzione, in previsione di un aumento vertiginoso del loro uso. Le nanotecnologie sono pervasive, trovano applicazione in ogni settore: s’infiltrano nel cibo, nei cosmetici, nei materiali, nei sistemi di controllo, nel corpo umano. Non è facile sapere dove sono utilizzate; soltanto pochi specialisti potrebbero informarci seriamente sul loro uso nell’alimentazione, nella produzione di farmaci, di armi o negli esperimenti sul clima.
Il progresso di un uomo diventato appendice viva di un sistema nanotecnologico, che non è assolutamente in grado di controllare, conoscere, gestire, è nullo. La dipendenza è totale, la libertà tendente a zero, la vita anche.
giovedì 5 giugno 2014
Sempre connessi e sempre sotto controllo!
Quello che sta avvenendo sul pianeta ad una velocità impressionante è una distruzione di tale proporzioni che non necessita di alcun strumento o specialista per rendersene conto. L’ecocidio in atto ha ormai raggiunto e superato quasi ovunque la soglia dell’irreversibilità: gli stessi elementi che rendono possibile la vita sul pianeta stanno scomparendo, un ecosistema più complesso nella sua integrità è diventato una rarità. Questo sistema sta lavorando al dopo: dopo aver garantito e messo in atto un saccheggio e una distruzione senza precedenti, si appresta a far a meno della natura e quindi anche dell’uomo, per come si è inteso fino ad ora essere umano. Ma non stiamo parlando di un salto che sta per compiersi da parte del totalitarismo tecnologico. La tecnologia, trama del nostro quotidiano e dimensione interiorizzata che plasma e modifica la stessa realtà, non fa salti, può stare nascosta per anni in qualche laboratorio di ricerca, ma assolutamente non fa salti. Ci siamo già dentro a pieno a questa singolarità, come è stato definito questo radicale cambiamento in corso. Dal chip sotto pelle ai droni sui quartieri a “rischio” l’avanzata del dominio tecnologico è lenta e inarrestabile: talmente lenta che neanche ce ne rendiamo conto. Ma è una finta lentezza: se gaggets tecnologici, diventati protesi nel nostro quotidiano come i cellulari, si rinnovano in tempi sempre più corti, lo stesso avviene per le tecnologie militari e di controllo. Con un certo eufemismo, si potrebbe dire che quello non immediatamente utile al militare viene lasciato al pubblico per farlo concentrare sulla propria alienazione o per affinare intorno a se quella vasta gabbia tecnologica, di cui l’espressione più evidente è il cosiddetto “internet delle cose”: sempre connessi e sempre sotto controllo! Il ruolo delle grosse multinazionali come sempre è chiave, quando è in corso un cambiamento di tali proporzioni e dalle così vaste implicazioni per il futuro, ma non si può ridurre tutto alle compagnie come IBM, Monsanto, Basf … per citarne solo alcune. La questione è molto più ampia e complessa, coinvolge tutto il sistema della ricerca scientifica dell’alta tecnologia e un determinismo tecnologico che ci vuole sempre più imbrigliati. Ci sentiamo di puntare forte l’attenzione sull’interconnessione delle scienze convergenti: biotecnologia, nanotecnologia, neuroscienze, informatica. Sentiamo di dare un ruolo particolare alle nanotecnologie e al nanomondo che si sta realizzando passo dopo passo, dove le decisioni sono già state prese e partecipare al dibattito con i loro tavoli truccati non significa altro che consolidare il proprio sfruttamento in forma consensuale. In questo stato di cose anche le normali manifestazioni di consenso vengono meno o si fanno superflue, una tecnologia che si è fatta sistema muove i suoi passi a prescindere da noi. L’ingegneria genetica va di pari passo con l’ingegneria sociale, dove il vivente viene snaturato della sua stessa essenza e dove questo “uomo nuovo” deve essere il miglior custode della gabbia. Le nanotecnologie non sono arrivate dal nulla, come dicono gli stessi estimatori il debito verso le biotecnologie è enorme, non sono altro che la loro continuazione. Per questo pensiamo sia necessario non separarle mai, mettendone in luce la comune origine e il medesimo percorso. Il terrore dei sostenitori del nanomondo è vedere ripetersi quello che è avvenuto con gli ogm, dove una visione fortemente negativa ha preso piede in tutto il mondo creando numerose resistenze.















