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giovedì 16 ottobre 2025

Senza integrazione non c’è disintegrazione

L’anarchia è la migliore forma di organizzazione sociale anche, e soprattutto, perché è l’unica che si adatta alla nostra forma di vita a meno di non supporre, ma sarebbe da sciocchi, che nel nostro genoma c’è anche la propensione alla autodistruzione.

Bisogna quindi amare e vivere nelle natura guardando gli animali non vuol dire lottare contro il progresso, ma contro la sua degenerazione. Nella nostra natura c’è sia l’anarchia che la tecnologia: non facciamo errori grossolani. Qui è non comprendere che anche la tecnologia, che è neutrale è stata poi assoggettata alle teorie dell’assurdo; se, come me, non poni cesura totale tra naturale e culturale allora anche la tecnica, in senso non banale, è natura: perché ne è emersione. 

Utilizzare gli strumenti interni al sistema che si contesta scatenando le contraddizioni, questo è necessario, senza integrazione non c’è disintegrazione: generando paradossi l’anarchia sarà possibile.

giovedì 21 settembre 2023

Henry David Thoreau

Henry David Thoreau nasce nella piccola cittadina di Concord, nel Massachusetts, il 12 luglio 1817. La sopravvivenza della sua famiglia si lega alla modesta attività nel campo della costruzione artigianale di matite: quanto basta per permettere a David di frequentare, dal 1829, l’Accademia di Concord. Nel ’37 conosce Ralph Waldo Emerson, massimo esponente dei trascendentalisti – un gruppo eterogeneo di intellettuali distaccatisi dalla Chiesa Unitaria – che attira l’attenzione di Thoreau sullo studio delle scritture indiane. Quattro anni dopo, quando va ad abitare con Emerson, e ha l’accesso alla sua splendida libreria, comincia a leggere alcune importanti scritture indiane. Alcune annotazioni sul suo diario testimoniano questa attenzione. Sempre nel ’37 si laurea in letteratura all’Università di Harvard e l’anno dopo, insieme con il fratello John, apre una scuola privata che abbandona nel ’40 per l’opposizione dell’ambiente culturale cittadino favorevole, tra l’altro, alle punizioni corporali agli studenti. Dal ’45 al ’47 vive in una modesta abitazione costruita con le proprie mani sulle rive del lago Walden, vicino a Concord. La cronaca di questi due anni si può leggere su “Walden ovvero vita nei boschi”, un classico in materia di rapporti tra l’uomo e la natura. In quest’opera esalta la libertà e l’indipendenza dell’individuo, intravede nell’industrializzazione americana e nel capitalismo basato sul profitto lo stravolgimento dei ritmi della natura: 150 anni fa Thoreau era già consapevole che la Natura doveva essere capita e salvata. Lo scrittore statunitense propone il ritorno a una società agricola, ecologica, fondata sugli scambi. Pubblicato nel ’54, il libro costituisce un insieme di riflessioni e considerazioni, di narrazione di episodi di vita quotidiana e di descrizione degli eventi naturali che si manifestano con il cambio delle stagioni, attorno al lago Walden e ai suoi boschi. Nel ’46 si rifiuta di pagare il cinque per cento delle tasse che avrebbero dovuto finanziare la guerra contro il Messico: “Non voglio che i miei soldi siano spesi per comprare armi che serviranno ad uccidere dei miei fratelli.” Per questo gesto sconta un giorno di carcere. Il ’46 è anche l’anno in cui pubblica quello che molti definiranno un classico del pensiero libertario: “La disobbedienza civile”. Testo letto con entusiasmo da Tolstoj, adottato da Gandhi come manifesto di ribellione non violenta, apprezzato da Martin Luther King e dalla beat generation. Sarà una delle prime letture del giovane Malcolm X durante il carcere, lettura che contribuirà in modo determinante a fargli scoprire la questione dei diritti dei neri d’America. Thoreau vede negli “affari” (business) una delle cause che provocano la servitù politica e nella proprietà una delle più consistenti minacce alla libertà dell’uomo. Agli scritti ispirati alla natura americana Thoreau affianca un’intensa attività politica condensata in numerosi articoli, conferenze e lezioni pubbliche, alcune delle quali pubblicata, come le dure requisitorie contro lo schiavismo americano che traggono origine dalla fucilazione avvenuta in Virginia nel 1859 di John Brown, fervente sostenitore della necessità di abolire la schiavitù praticata in quello Stato, giunto a ribellarsi armi alla mano alle leggi che ne consentivano e alimentavano l’esistenza. Nel ’60 scrive su “The Liberator”, pubblicazione antischiavista. In conseguenza della tisi muore nel maggio del ’62. Postumo esce “The journal” (14 volumi), un’accurata autoanalisi tenuta sul suo diario dall’età di vent’anni fin quasi al termine dei suoi giorni. Sua la frase: “Il migliore dei governi è quello che governa meno. Se attuata, questa affermazione porta al seguente risultato: il migliore dei governi è quello che non governa del tutto.”


giovedì 1 ottobre 2020

Alle origini dell’anarchia parte nona

1830 

Viene usato per la prima volta in Gran Bretagna il termine “Trade Unions”. I tessitori e i muratori del Lancashire e dello Yorkshire tentano per primi di organizzarsi sul piano nazionale. L'Unione dei tessitori di cotone riesce ad avere un ampio sviluppo.

1831 

Muore Georg Wilhelm Friedrich Hegel, filosofo idealista tedesco assertore dello “Stato etico”. Dalla corrente dei “giovani hegeliani”, sorta di ala sinistra dell'hegelismo, escono rivoluzionari come Karl Marx, Friedrich Engels, Max Stimer e Mikhail Bakunin. In Europa intanto si fanno più sensibili le conseguenze economico-sociali della rivoluzione industriale: crescita delle città, sviluppo dell'industria e del commercio, concentrazione del proletariato, pauperizzazione e proletarizzazione dell'artigianato. 

1833 

Esce a Cincinnati (Stati Uniti) il primo giornale anarchico del mondo. "Tne Peaceful Revolutionist". Si tratta di un settimanale di quattro pagine in piccolo formato, fondato e diretto da Josiah  Warren (1798-1874) che aveva già collaborato con Robert Owen. In armonia con quanto affermato da classici della “disobbedienza civile” americana come On the duty ol Civil Disobedience  di Henry David Thoreau (1849) e The Science of Society (1851) di Stephen Pearl Andrews, il primitivo anarchismo americano rivendica i diritti dell'individuo. L'individualismo si manifesterà come posizione anti-kropotkiniana (cioè anticomunista e anticollettivista) nel giornale "Liberty", fondato nel 1881 da Benjamin Tucker, che nel 1883 tradurrà Dio e lo Stato di Bakunin, l'opera che fin dal titolo originale (L'Empire knoutogermanique et la Révolution sociale, Neuchatel, maggio 1871) rivela l'intento polemico nei confronti dell'apparato statale-religioso, cattolico o protestante, come pure dei “preti laici” alla Robespierre e dei “sofismi storici dei comunisti tedeschi”. Contro il tuckerismo o stirnerismo “all'americana” (ma che affascina e conquista anche parecchi europei), si batterà verso la fine dell'Ottocento l'italiano Errico Malatesta, che in un dibattito sarà anche ferito da un individualista italo-americano. Nel 1881 un gruppo di anarchici di Boston sostenitori dello sciopero di Pittsburgh si staccherà dal tuckerismo per dar vita a "The Anarchist-Socialistic Revolutionary Review" di cui uscirà un solo numero, in quegli anni, con l'arrivo del  tedesco Johann Most apologeta della linea violenta, l'anarchismo americano si calerà nella dura realtà dei conflitti sociali. 


giovedì 12 marzo 2020

La disobbedienza civile di Henry David Thoreau

La "disobbedienza civile" di Thoreau fu un grido anarchico di autonomia individuale da qualsiasi forma di governo. In effetti, Thoreau ci dice di aver dichiarato la sua personale indipendenza dallo stato presentando al funzionario comunale la seguente dichiarazione: "Che  tutti gli uomini  sappiano con questo documento, che io, Henry Thoreau, non desidero essere considerato membro di alcuna società legalmente costituita a cui non ho deciso di aderire".
Che questa opera sovversiva rappresentasse una piena realizzazione della politica trascendentalista o semplicemente uno dei tanti sfoghi tipici di Thoreau, fu così provocatoria da diventare di importanza storica come nessun altro contributo del gruppo riuscì a fare, conferendo al movimento un'impronta ribelle che avrebbe lasciato traccia nelle generazioni future. 
Il testo contiene audaci aforismi anarchici, così numerosi che vale la pena fermarsi per citarne alcuni: 
Approvo con tutto il cuore il motto: 'Il miglior governo è quello che governa meno'... Una volta messo in pratica, esso equivale a quest’ altro, in cui pure credo fermamente: 'Il governo migliore è quello che non governa affatto': e quando gli uomini saranno pronti a realizzarlo, questo sarà il tipo di governo che avranno'. 
lo non sono responsabile del buon funzionamento della macchina della società. 
Quando m'imbatto in un governo che mi dice: O  i soldi, o la vita', perché dovrei affrettarmi a dargli i miei soldi? 
Esistono leggi ingiuste: dovremmo rallegrarci di obbedirvi, o dovremmo sforzarci di migliorarle? E inoltre, dovremmo ubbidire a queste leggi finché non siamo riusciti mi nostro intento, o dovremmo trasgredirle subito? 
Infatti, io dichiaro tranquillamente guerra allo Stato... nonostante continui a utilizzarlo e a trarne i possibili vantaggi...

giovedì 11 ottobre 2018

Che s'infranga la Legge di Henry David Thoreau

Se l'ingiustizia appartiene al necessario attrito della macchina di governo, sia pure, sia pure: può darsi che esso si attenuerà - certamente la macchina si logorerà. Se l'ingiustizia possiede in se la sua molla, o una puleggia, o una corda, o una manovella esclusivamente per se, allora si può forse considerare se il rimedio non sia peggiore del male; se però è di natura tale da richiedervi di essere di un agente dell'ingiustizia nei confronti di un altro, allora, io dico, che si infranga la legge. Agite in modo che la vostra vita faccia da controattrito per arrestare la macchina. Ciò che devo fare è accertarmi, in tutti i casi, che non sto prestando al male che condanno. 
Quanto all'adottare i sistemi che lo Stato ha predisposto per rimediare al male, io no ne conosco. Essi richiedono troppo tempo, e la vita intera di un un uomo se ne andrà nel frattempo. Ho altre faccende di cui occuparmi. Non sono venuto a questo mondo innanzi tutto per farne un buon posto nel quale vivere, ma per viverci, buono o cattivo che sia. Un un uomo non deve fare tutto, ma qualcosa; e poiché non può fare tutto, non è necessario che debba fare qualcosa di male. Non è affar mio presentare petizioni al governatore o alla Assemblea Legislativa, non più di quanto sia affar loro rivolgere petizioni nei miei confronti; e se non ascoltassero la mia petizione, cosa dovrei fare allora? In questo caso lo Stato non ha previsto nessuna soluzione: la sua stessa Costituzione è il male. Questo potrebbe sembrare sgradevole e ostinato e tutt'altro che conciliante, ma in realtà è trattare con la massima gentilezza e considerazione l'unico  spirito che possa apprezzarlo o che possa meritarlo. Allo stesso modo avviene ogni cambiamento in meglio, come la nascita la morte che sconvolgono il corpo.

giovedì 8 marzo 2018

Il governo migliore è quello che non governa affatto

Accetto di tutto cuore l'affermazione " Il governo migliore è quello che governa di meno" e mi piacerebbe vederla applicata il più rapidamente e sistematicamente possibile. Essa conduce, nelle sue estreme conseguenze a questa altra affermazione alla quale pure credo." Il governo migliore è quello che non governa affatto"; e proprio questo sarà il genere di governo che avranno gli uomini non appena saranno pronti.
Il governo è nella migliore delle ipotesi, solo un espediente; solitamente la maggior parte dei governi, talvolta tutti, sono espedienti inutili. 
Le obiezioni che sono state sollevate contro l'esistenza di un esercito permanente, e sono molte, sostanziose e meritevoli di prevalere, potrebbero essere sollevate altresì contro l'esistenza di un governo permanente. Questo perché l'esercito permanente è semplicemente un braccio del governo permanente. Il governo stesso, il quale è soltanto la forma in cui il popolo ha scelto di esercitare la propria volontà, alla stessa maniera è suscettibile di abusi e di deviazioni prima ancora che il popolo possa agire mediante esso.
Per parlare tuttavia in modo concreto, e da cittadino di uno Stato a differenza di coloro che si definiscono negatori dello Stato, io non chiedo che si abolisca immediatamente il governo, ma chiedo immediatamente un governo migliore. Si permetta ad ogni uomo di rendere noto quale tipo di governo meriterebbe il suo rispetto, e questo sarà il primo passo per riuscire ad ottenerlo.
In fondo, la ragione pratica per la quale ad una maggioranza è  accordato il diritto di governare, e per lungo periodo, quando prima era il popolo a detenere questo potere, non sta nel fatto che la maggioranza sia nel giusto più verosimilmente, né perché si ritenga più equo che la minoranza ceda, quanto piuttosto che questa maggioranza è fisicamente la più forte. Al di là di questo, un governo nel quale la maggioranza comandi, non può essere fondato sulla giustizia, nemmeno nei limiti nei quali gli uomini la intendono.

Henry David Thoreau (1849)

giovedì 12 giugno 2014

L’umano cittadino e la natura di Henry David Thoreau

L’umano cittadino è un sovra socializzato, incapace di vedere al di là dello Stato. Talvolta crede, addirittura, che lo Stato sia un oggetto naturale: come un sasso. Il mio sogno di un governo che governi meno, fino a non governare del tutto, è possibile solo se siamo in grado di immaginare società senza stati e se, abbiamo filosofie che giustifichino razionalmente questa nostra immaginazione. Questa idea è possibile proprio osservando gli animali che, praticamente sono la prova che l’anarchia è possibile: vivono vite in gruppo, non hanno governi, ma godono di esistenze complesse proprio come le nostre. Spesso facciamo della diversità motivo di inferiorità ma questo, ancora una volta, perché abbiamo gli occhi chiusi dal mondo sociale che abbiamo costruito e che dobbiamo, invece, de-costruire. Se gli animali fanno una cosa, e se noi siamo animali, allora anche noi possiamo impegnarci a fare quella determinata cosa. Non che l’anarchia sia assenza di cultura, anzi! Qui, ancora una volta, è il pensare che la specie homo sapiens sia l’unica culturale che ci blocca mentre, al massimo, la nostra specie ha un tipo di cultura ma non l’unica. L’anarchia è la migliore forma di organizzazione sociale anche, e soprattutto, perché è l’unica che si adatta alla nostra forma di vita a meno di non supporre, ma sarebbe da sciocchi, che nel nostro genoma c’è anche la propensione all’autodistruzione.
Per concludere amare e vivere nelle natura guardando gli animali non vuol dire lottare contro il progresso, ma contro la sua degenerazione. Nella nostra natura c’è sia l’anarchia che la tecnologia: non facciamo errori grossolani. Qui è non comprendere che anche la tecnologia, che è neutrale è stata poi assoggettata alle teorie dell’assurdo; se, come me, non poni cesura totale tra naturale e culturale allora anche la tecnica, in senso non banale, è natura: perché ne è emersione. 
Utilizzare gli strumenti interni al sistema che si contesta scatenando le contraddizioni, questo è necessario, senza integrazione non c’è disintegrazione: generando paradossi l’anarchia sarà possibile.