Clignancourt, nel centro di Parigi.
Il mito Mesrine rinasce proprio da quel 2 novembre del 1979, diventando eroe del contropotere, della ribellione, della rivoluzione. Un’icona per migliaia di francesi, ancora oggi viva.
“Sappiamo tutti senza eccezioni di essere condannati a morire dal momento della nostra nascita. La nostra prima condanna è essere condannati a morire (è fondamentale quello che sto dicendo). Non trovo sia più scemo morire per una pallottola che morire al volante di un’auto, o lavorando in fabbrica per un salario minimo. Il mio mestiere è il banditismo. Un certo tipo di banditismo che non consiste nell’attaccare i vecchietti ma le banche e alcune aziende. Non mi voglio giustificare, ma sono sicuro che quando porto via il denaro delle banche non è quello della gente che ce lo ha portato … non faccio altro che prendere l’interesse che le banche prelevano sull’operaio. Se porto via 20 milioni ad una banca non è una tragedia … lo ripeto, il mio mestiere è il furto. Perciò morire o correre il rischio di morire quando si vive nella violenza … Mi piace la vita. Le mie azioni lo dimostrano. E poi confesso una cosa. Sono gravemente malato di cuore. Può verificarlo chiedendo alla Santé. Ho sempre viaggiato con una pressione di 120/220, 130/200. Perciò avrei potuto tranquillamente morire in cella per un’emorragia cerebrale o un attacco di cuore … non sto per dire che morire con un’arma in pugno sia una morte da uomo. No. La morte da uomo non esiste. Esiste la morte e basta.”
(Tratto da un’intervista a Jacques Mesrine)
![]() |
| Jacques Mesrine |


