usare informazioni a loro piacimento. "The Circle" osa alto, nel racconto di una società che potremmo definire futura, ma a noi molto vicina, in cui la privacy è al bando, complice un'umanità conquistata da un'idea edificante di trasparenza, ma che nel risvolto della medaglia si rivela un voyeurismo abbrutente e disumanizzante. Non c'è nulla di superlativo, di nobile e soprattutto garante di una società sana, in un cerchio multimediale, immenso contenitore d'identità burattine gestite da burattinai furbacchioni che usano la trasparenza per potere e per propri tornaconti.
Il titolo – The Circle – evoca la circolarità della struttura panoptica immaginata da Foucault in un regime di sorveglianza perfetta, fondato cioè sul perenne controllo reciproco, assicurato oggi da quel desiderio di visibilità alla base dell’uso dei social network, che tende ad abbattere i confini tra pubblico e privato. Il gigante informatico che è al centro di questa distopia, somiglia ad un’ideale fusione tra Google, Paypal, Pinterest, Twitter, Facebook e altri. “The Circle” rappresenterebbe una sorta di Grande Fratello aggiornato al tempo dei social network: una società non desiderabile fondata sul nostro esibizionismo, che nella storia è quello della protagonista, perché il male del futuro potrebbe apparire sempre più somigliante alla banale Mae, che all’occhio sospeso nell’oscurità del Grande Fratello.
E se fossimo noi stessi i complici della nostra oppressione,
mai come in questo momento esplicitata dall'abuso dei social media e dall'incessante richiesta di un'assoluta trasparenza che abbatta definitivamente il concetto stesso di privacy? Nell'Italia dei Movimenti politici che millantano dirette web quando fa comodo loro, dell'utopistica democrazia diretta con voto on-line e stipendi sbandierati in rete, Il Cerchio risulta essere meno apocalittico e futuristico di quanto uno possa pensare.
Diversi studi hanno dimostrato che nel momento in cui qualcuno interagisce con noi su Facebook o Twitter, riceviamo una piccola scarica di adrenalina che, alla lunga, può creare dipendenza. The Circle ha il merito di metterci di fronte a questa nostra eventuale dipendenza, problematizzandola.



