Translate

Visualizzazione post con etichetta Renzo Novatore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Renzo Novatore. Mostra tutti i post

venerdì 23 agosto 2019

RENZO NOVATORE poeta e anarchico - parte settima

Mentre gli inquirenti indagavano per fornire un'identità al morto, nell'ambiente ormai clandestino degli anarchici circolavano già bigliettini che annunciavano di casolare in casolare, di tugurio in tugurio, la morte in circostanze violente di un certo compagno, uno dei più cari per gli amanti dell'azione diretta contro il sistema.
Le indagini scagionarono Giovanni Governato (sì, proprio il pittore futurista co-fondatore della rivista Vertice) e solo dopo pochi giorni si ebbe un nome per quel cadavere fornito di documenti falsi e sforacchiato dai proiettili dello Stato: Abele Ricieri Ferrari, militante anarchico individualista, già titolare di un corposo fascicolo presso le autorità, resosi irreperibile e ricercato dal giugno precedente. Novatore era morto, il suo cadavere identificato e sepolto i tutta fretta in una fossa del cimitero di Rivarolo. Chiarito il dubbio svaniva anche l'attenzione per Novatore da parte di giornalisti e sbirri, mentre su alcuni fogli libertari, tra cui L'Avvenire Anarchico e Il proletario , diversi anarchici e libertari resero commossi ed appassionati saluti ed elogi ad Abele Ferrari, a tutti noto come Renzo Novatore: polemista, scrittore, rivoluzionario, ribelle e bandito. Novatore era morto sul pavimento di un'osteria anonima, lontano dai clamori della battaglia, lontano dagli amici di lotta, lontano dalla donna in un qualche modo amata e dai figli. Perché al di là del bene e del male, Novatore, insieme a tutto quello che hanno rappresentato le sue parole e le sue azioni, rimane ancora davanti a noi con le armi in pugno e il sorriso sulla bocca, pronto a dirci come si può essere spietati ribelli senza mai perdere la poesia della vita. Abele Ferrari, innanzi tutto, proclamava e sperimentava
ogni giorno nella pratica della vita quotidiana il rifiuto di ogni autorità. È noto come negli anni il concetto di anarchia sia stato interpretato in decine di modi diversi, spesso associandolo ad altre dottrine (capitalismo, comunismo, sindacalismo ecc) col risultato di rendere sempre più oscuro il primo e più genuino significato di questa parola così evocativa e radicale. Diremo quindi che l'anarchia deve essere considerata una scelta intima e personale dell'individuo o, volendo usare le parole di Novatore, "un modo speciale di sentire la vita". L'anarchico, prima di essere militante di un qualsivoglia movimento o il teorico di un fantomatico divenire sociale, è una persona che ha posto la propria libertà fisica e spirituale oltre ogni Stato, ogni sistema di governo, ogni convenzione, ogni religione e insomma qualsiasi imposizione percepita come proveniente dall'alto di una gerarchia, di un re, di un presidente, di una camera di deputati, di un generale, di un papa o di un prete. Parliamo di un'inequivocabile negazione dell'autorità costituita da uomini per interferire nella vita di altri uomini, spesso senza nemmeno chiedere loro il permesso. Queste affermazioni sono così naturali e basilari per l'anarchico puro che egli non si preoccupa nemmeno di farvi seguire astruse considerazioni e trattati socio-economici, a lui basta sapere soltanto che l'anarchia realizzata non sarà assenza di ordine ma solo assenza di capi.
Affermava Novatore: "Noi dobbiamo tendere il nostro sforzo a tramutare la rivoluzione che si avanza in "delitto anarchico", per spingere l'umanità al di là dello Stato, al di là del socialismo. Verso l'Anarchia". 
Purtroppo queste idee, che puntualmente suscitano sconcerto nella maggioranza della gente e compassione nei militanti delle sinistre istituzionali, fanno sì che l'anarchico rimanga l'incarnazione lampante del più perfetto Don Chisciotte, del perenne contestatore e combattente incazzato col mondo, incapace di godere della vittoria elettorale di qualsiasi fazione o partito politico.
Sappiamo bene quanto Novatore se la sia presa non solo con borghesi e fascisti della prima ora, ma anche con i socialisti più o meno rivoluzionari che negli anni '10 del secolo scorso monopolizzavano ampie fasce del movimento operaio e contadino in lotta. Ciò che maggiormente impediva a Novatore di sposare la causa socialista era che lo scopo di quest'ultima era sì combattere lo Stato monarchico-parlamentare, ma solo per rimpiazzarlo, e i fatti dell'ottobre 1917 in Russia lo confermarono, con un altro sistema che per quanto meno autoritario ed ingiusto avrebbe sempre conservato una sua matrice burocratica, poliziesca, accentratrice e collettivista. Soprattutto quest'ultimo termine turbava Novatore, perchè celava la terribile colpa di voler soffocare in nome di un bene comune le preziose individualità degli spiriti più vivaci, artistici e spregiudicati.
Quindi, pur senza rifiutare ai socialisti la sua cooperazione attiva durante le agitazioni politiche e sindacali, il "nostro" ribelle affermò che anche un'ipotetica venuta della dittatura del proletariato in Italia lo avrebbe trovato sempre ai margini della società, pronto a negare i nuovi dogmi dei vincenti, se ritenuti ingiusti e lesivi delle sue sacre libertà personali. Niente e nessuno lo avrebbe mai convinto ad abbandonare il suo personale stile di vita che, come sappiamo, prevedeva anche l'esproprio, l'uso della forza ed il rifiuto del lavoro salariato.

giovedì 15 agosto 2019

RENZO NOVATORE poeta e anarchico - parte sesta

Proprio in quei giorni le squadracce fasciste del Nord Italia si organizzavano e si collegavano tra loro: aumentavano gli episodi intimidatori, le bastonature e le visite notturne in casa altrui, durante le quali spesso ci scappava il morto.
Nella notte del 5 giugno del 1922 alcuni camion carichi di imbecilli arrancarono sino a Fresonara, la frazione di Arcola nella quale abitava Novatore. Certe cronache parlano di fascisti riunitisi all'ordine di qualche capoccia locale, altre invece ci riferiscono di regi poliziotti ben organizzati.
Il gruppo scese dagli automezzi con pessime intenzioni e cominciò a schiamazzare. Gli imbecilli impugnavano bastoni, spranghe, forse qualche fucile. Cominciarono a picchiare alla porta della casa di Abele Ricieri Ferrari. L'intenzione era quella di confiscare i pochi beni e le carte sovversive in possesso dell'anarchico ma soprattutto spaventarlo, spaventare la sua famiglia, fargli capire che nell'ordine futuro non ci sarebbe stato posto per quelli come lui.
Ad un tratto la risposta di Novatore: qualche colpo di rivoltella dall'alto. Gli aggressori si misero in allarme, ma alla fine almeno una bomba a mano modello S.I.P.E. volò giù dalla finestra, esplodendo e creando un ottimo diversivo per Novatore che scappò in fretta perdendosi nelle campagne circostanti.
Fu l'ultima volta che la famiglia lo vide.
Nel giugno di quell'anno Novatore, vagabondo tra Appennino e basso Piemonte, si aggregò con modalità ancora misteriose alla banda di Sante Pollastro, classe 1899, famoso rapinatore di Novi Ligure di ispirazione anarchica e già allora ricercato dalla polizia.
Da quel momento le notizie si fanno scarsissime. Nessuna segnalazione della polizia, nessun contatto con la famiglia, nessun articolo inviato a qualche rivista.
Il 14 luglio del 1922 cioè trentanove giorni dopo l'assalto poliziesco-fascista alla sua casa, Renzo Novatore, Sante Pollastro ed altri due componenti della banda tendono un agguato nei pressi di Tortona al ragionier Achille Casalegno, cassiere della locale Banca Agricola Italiana, che stava percorrendo la strada con una borsa piena di denaro. Durante la colluttazione che seguì al tentativo di rapina, Novatore sparò un colpo con la sua arma uccidendo il ragionier Casalegno. Gli assalitori riuscirono poi a dileguarsi col bottino.
Questa versione dei fatti va accettata col beneficio del dubbio perché resa dal Pollastro stesso nel 1931 in sede di processo e non è da escludere che il bandito piemontese, davanti ai giudici, avesse attribuito l'omicidio al già defunto Novatore soltanto per difendere un complice che invece si trovava ancora in vita.
Sempre nel 1922, Novatore compose una poesia intitolata “Ballata crepuscolare – preludio sinfonico di DINAMITE”. Si tratta di un componimento estremamente triste, dal sapore amaro e carico di oscuri presagi. L'instancabile istinto ribelle appare frustrato, non c'è più traccia di quel famoso sorriso beffardo da portare sempre sulle labbra. 
Il 29 novembre del 1922 tra mezzogiorno e l'una il maresciallo Lupano da tempo sulle tracce del bandito Pollastro, assieme ai carabinieri Corbella e Marchetti, entrarono in abiti civili nell'Osteria della Salute, piena di avventori. Ad un tavolo sedevano il pregiudicato ventitreenne Sante Pollastro, ricercato per rapina, ed un individuo sconosciuto. Mentre i carabinieri fingevano di prendere posto, preparandosi in realtà all'arresto, Pollastro si accorse dei loro gesti sospetti ed impugnò una pistola, come fece anche il suo compagno. Probabilmente quest'ultimo aprì improvvisamente il fuoco sul maresciallo che cadde a terra, colpito gravemente. Lupano sparò a sua volta e morì, mentre gli altri due carabinieri si buttavano sui banditi: nell'osteria risuonarono altri terribili colpi. Sul pavimento rimasero il cadavere dell'amico di Pollastro e il corpo ferito del milite Corbella. Nella confusione Sante Pollastro riuscì ad infrangere una vetrata a rivoltellate e buttarsi con estrema agilità in strada, e su questa si dileguò in pochi attimi.
Maresciallo Lupano: morto. Carabiniere Corbella: gravemente ferito. Carabiniere Marchetti: illeso.
Compagno ignoto di Pollastro: morto.
A parte il cordoglio ufficiale per i militari morti e l'imponente quanto inutile caccia all'uomo organizzata nei paraggi per stanare Pollastro, un'altra questione attirò l'attenzione degli inquirenti e dei cronisti di nera interessati al caso. L'identità del misterioso bandito ucciso. Nelle sue tasche erano state ritrovati, oltre a dei documenti intestati ad un certo Giovanni Governato, una pistola Browning, due caricatori di riserva, una bomba a mano ed un anello con spazio nascosto contenete una dose letale di cianuro.

giovedì 8 agosto 2019

RENZO NOVATORE poeta e anarchico - parte quinta

Il solito Pasquale Binazzi coordinava gli sforzi per espandere e tenere in vita l'occupazione generale delle fabbriche di La Spezia avvenuta il 2 settembre 1920 organizzando comizi, assemblee e sistemi di comunicazione alternativi nella speranza che l'esproprio di qualche giorno si trasformasse in rivoluzione. Anche a Torino e Milano gli operai avevano cacciato i padroni fuori dai cancelli e sperimentavano per la prima volta l'autogestione, spronati dal sostegno di quei socialisti estremisti che ormai si chiamavano comunisti, e che parlavano per bocca di Antonio Gramsci.
Renzo Novatore elaborò una coraggiosa strategia di insurrezione che prevedeva persino l'assalto organizzato ai fortini militari che cingevano La Spezia e la presa delle corazzate che galleggiavano minacciose nel golfo.
Il movimento operaio, che aveva fatto dell'occupazione delle fabbriche il punto di partenza di una grandiosa rivoluzione, era nuovamente battuto e l'azione passava in mano alla borghesia e al governo che, scacciata la paura e lo smarrimento, tornavano all'assalto. L'ultima sfida era stata scioccamente persa, mentre l'orizzonte già si macchiava di tinte nere.
Fu l’ultimo colpo per Novatore, aveva definitivamente perso ogni traccia di fiducia nelle organizzazioni sindacali per quanto estremiste potessero essere, nella sollevazione delle masse proletarie, nel prossimo e, forse anche nell'Uomo. È in questo periodo che il nichilismo e l'individualismo di Novatore presero piede e si estremizzano concretizzandosi in un rafforzamento della volontà che poneva l'Io personale al di sopra di tutto. Abele decise di dedicarsi assieme a due amici il concittadino militante Auro D'Arcola e il pittore futurista Giovanni Governato alla realizzazione di una rivista anarchica di “ forza e bellezza ” che avrebbe accolto “ solamente l'opera di intelligenti spiriti liberissimi, scrittori ed artisti spregiudicati ”.
La rivista, chiamata “Vertice” ed uscita nell'aprile 1921, includeva alcuni articoli di Novatore, firmatosi come sempre con una serie di pseudonimi. Il tenore degli interventi era come al solito esplosivo e caratterizzato da argomentazioni politiche, comprendendo riflessioni sul significato dell'anarchia, dell'individualismo e della libertà dell'uomo, imperfetto, secondo l'autore, sia nell'inquadramento laico di cittadino, sia in quello cristiano di credente e seguace di Cristo. C'erano nelle sue parole i segni della delusione per l'occasione rivoluzionaria mancata nel biennio rosso, durante l'occupazione delle fabbriche.
Il foglio era completato da altri due scritti di carattere più artistico, in forma di racconto breve, uno dei quali portava il titolo “Il sogno della mia adolescenza” e rimane, tutt'oggi, un grande inno all'emancipazione femminile e all'indipendenza sentimentale.
Dopo l'uscita di quel primo ed ormai introvabile numero, del quale si ignora la diffusione e le impressioni del pubblico, Novatore decise di sospendere le pubblicazioni perché, riferisce sempre Auro d'Arcola, non riteneva ancora la rivista degna dei suoi autori.
Sempre nel  1921 scrisse anche uno dei suoi pochi lavori artistici completi. In quell'opera dai contenuti prettamente politici, intitolata “Verso il nulla creatore”, troviamo tutto il livore dell'anarchico che lotta armi in pugno contro tutti gli “-ismi”, tutte le “-archie”, contro il cristianesimo e la ragion politica, in una contrapposizione netta e fatale tra questi concetti, definiti “fantasmi”, e la difesa della sacra individualità di ognuno di noi come valore primario che acquista una valenza, oltre che filosofica, anche politica.
La rilettura strafottente del primo conflitto mondiale, come metafora dell'idiozia umana e dell'uso strumentale della guerra fatto dalla borghesia nei confronti del proletariato, ci consegnano preziose pagine di antimilitarismo ed opposizione che, in epoca fascista, finiranno tragicamente nel dimenticatoio.
Novatore fu uno dei primi ad intravedere le sciagure che avrebbe causato l'imminente ed immonda unione tra la vecchia borghesia spaurita e il nuovo fascismo baldanzoso. Il mostro nascente sarebbe stato terribilmente autoritario e massificatore nel suo spietato militarismo. Novatore lo sapeva bene proprio perché aveva provato sulla sua pelle i subdoli espedienti usati da borghesia e socialisti per mirare al soffocamento delle individualità ribelli: il fascismo avrebbe potuto solo amplificare tutto ciò, grazie anche all'impotenza del mummificato Partito Socialista.
Con i suoi scritti Novatore intendeva comunicare ai suoi lettori, generalmente collocati nella sinistra militante, che per definirsi sovversivi e rivoluzionari non bastava una tessera in tasca o partecipare attivamente agli scioperi e alle manifestazioni, bisognava agire e rispondere colpo su colpo ai prevaricatori anche con azioni individuali che, nella sua visione erano infinitamente meglio dell'attendismo dei politicanti e del qualunquismo della marmaglia.

Contesto storico nella breve esistenza di Renzo Novatore 3°

1919-1920-1921-1924
"Biennio Rosso", nascita e affermazione del fascismo.
Nell'estate 1919 scoppiano in tutta Italia tumulti per protestare contro la disastrosa situazione socio-economica nella quale versa il paese dalla fine della guerra. I primi a farne le spese sono principalmente contadini ed operai. Proprio questi ultimi, più organizzati ed inquadrati politicamente, si pongono alla guida della protesta dichiarando l'occupazione delle fabbriche e, organizzati in comitati autogestiti sul modello dei soviet russi, assumono il controllo di officine e cantieri. Si formano addirittura reparti di cosiddette "guardie rosse", col compito di presidiare gli stabilimenti e respingere eventuali attacchi delle autorità o delle bande al soldo dei padroni.
Dalla frangia posta all'estrema sinistra del PSI si forma la prima cellula del Partito Comunista nella quale si distingue Antonio Gramsci che teorizza l'occupazione delle fabbriche come punto di partenza per la rivoluzione che finalmente farà piazza pulita dell'odiato Parlamento borghese e della monarchia Savoia.
Intanto tra gli imprenditori, gli agrari e tutta quella che si definisce classe media circola preoccupazione per la pessima piega che stanno prendendo gli eventi, anche perchè sembra che stavolta il proletariato faccia sul serio. L'esempio russo incombe e non si può aspettare che, come sempre, tutto si esaurisca per autocombustione interna.
Nel frattempo l'incallito militante Benito Mussolini, già passato nelle file interventiste durante la guerra, taglia definitivamente i ponti con la militanza socialista di estrema sinistra avendo perso fiducia nel mito della rivoluzione, dell'internazionalismo e del modello marxista. Arroccandosi sempre più nel nazionalismo, Mussolini matura la convinzione che per stare al passo coi tempi e cambiare lo status quo in Italia deve porre fine alla sua aperta ostilità con borghesia, imprenditori ed agrari e sviluppare una serie di valori tradizionali, forti e comuni (Patria, disciplina, orgoglio, militarismo, obbedienza verso determinate figure simbolo) che sappiano cementare il disgregato tessuto sociale post-bellico. Grazie a queste idee che ispirano finalmente ordine, decisioni vantaggiose per la borghesia e una spiccata funzione antisocialista, Mussolini riesce a cavalcare il malcontento di una popolazione esasperata da una crisi profonda e, al contempo, guadagnarsi anche l'appoggio di agrari ed industriali che vedono finalmente nel futuro Duce un possibile fautore del cambiamento sociale a loro favore.
Tra i primi impieghi dei Fasci di Combattimento mussoliniani ci sono senza dubbio servizi di bastonatura e pestaggi ai danni di militanti di estrema sinistra e sindacalisti, così come la distruzione di numerose Camere del Lavoro, soprattutto al Nord.
Nella solita disorganizzazione, nella solita marea di esitazioni e polemiche interne, nella solita sottrazione di forze causata dagli attendisti, si andava concludendo agli inizi del 1921 l'occupazione delle fabbriche.
Svaniva nel nulla l'ultima grande offensiva "rossa" della storia italiana.
In un clima di crescente intimidazione e spacconeria le squadre fasciste si strutturano nel Partito Nazionale Fascista. Dopo essere entrato in Parlamento grazie all'accordo con i liberali, nel 1922 Mussolini ordinò ai suoi seguaci di attuare in forma paramilitare la famosa “marcia su Roma”, a seguito della quale il Re Vittorio Emanuele III, attuando uno stravolgimento delle norme costituzionali vigenti, lo incaricò di formare il nuovo governo, che fu di coalizione con i popolari ed i liberali moderati, a cui si opposero le sinistre ed alcuni liberaldemocratici. 
Nel 1924 alcuni fascisti (che Mussolini stesso chiamò "teste calde") uccisero l'onorevole socialista Giacomo Matteotti che aveva denunciato i brogli commessi dagli uomini del Duce (così si faceva già chiamare Mussolini) nelle precedenti consultazioni elettorali. Questo provocò la crisi del governo di coalizione e l'uscita di molti partiti dal Parlamento (ritirata sull'Aventino); a quel punto Mussolini sciolse l'opposizioni ed attuò provvedimenti eccezionali che stroncarono ogni dissenso facendo delle vittime illustri tra le quali si ricordano Gramsci, don Minzoni, Gobetti e Amendola.
Era nato il regime. 

giovedì 1 agosto 2019

RENZO NOVATORE poeta e anarchico - parte quarta

Nel maggio '19 La Spezia cadeva nelle mani di un Comitato Rivoluzionario che riusciva a tenere testa agli sbirri ed a una spaventata borghesia. Novatore e un altro anarchico del luogo chiamato Dante Carnesecchi, erano impegnati come oratori itineranti della causa rivoluzionaria nelle varie cittadine che circondano la grande città portuale ligure. L'illusione durò sino a metà giugno, quando un massiccio e determinato intervento di truppe stroncò ogni ulteriore tentativo di rivolta. Per Novatore, già ricercato da lungo tempo, quell'ennesima fuga risultò fatale perché, anche a causa della denuncia alle autorità fatta da un contadino, il 31 giugno fu circondato da una cinquantina di carabinieri ed arrestato nei pressi di Sarzana. Condotto alle carceri di Livorno, in snervante attesa dell'esecuzione della condanna a morte, si salvò grazie all'amnistia generale, promulgata il 2 settembre di quell'anno, per i reati militari legati alla guerra appena conclusasi.
Novatore, scampato per un soffio alla morte, continuò a scrivere numerosi interventi sui giornali anarchici che preferiva e che solitamente lo ospitavano, su quelle pagine rivendicò la passione per l'azione diretta, la centralità che questa doveva avere nella vita di un rivoluzionario rispetto ai vuoti intellettualismi. Novatore si diceva anche scettico nei confronti della tanto incensata rivoluzione bolscevica in Russia, vedendo in quel progetto solo la sostituzione di uno Stato autoritario zarista con uno Stato autoritario comunista, quindi ancora sottomissione e schiavitù per il popolo.
Nel frattempo uno scritto del ribelle di Arcola apparso sull' Iconoclasta! e imbevuto di poetiche visioni, inneggiante ad un individualismo spinto all'estremo, all'amore per l'eccesso, per il peccato, per le prostitute e così via, provocava la dura reazione, sotto forma di intervento sul giornale, dell'anarchico Camillo Berneri che invece privilegiava l'anarcosindacalismo, la sollevazione delle folle armate, il comunismo libertario, la fiducia nelle scienze umanistiche ed una visione molto classica del ruolo della donna e dell'uomo, anche all'interno di un sistema libertario.
Ne seguì una piccola querelle che ben presto si inasprì nei toni trasformandosi in sfilza di insulti senza che nessuno riuscisse a prevalere, prima di venir stroncata dallo stesso direttore del giornale.
Nel settembre 1920 il malcontento e la miseria dovuta agli strascichi della Grande Guerra, erano all'apice. Questo sentimento di sfiducia reciproca tra proletariato e ceti medi era inoltre acuito dall'indifferenza e dal malgoverno della classe dirigente italiana. Grande irrequietezza regnava tra i lavoratori industriali che vedevano sempre più sminuito il loro ruolo sociale. I loro diritti, anziché aumentare, rimanevano cristallizzati in una situazione svantaggiata rispetto ai loro colleghi europei. I reduci di guerra erano avviliti dal pugno di mosche col quale il loro grande sforzo era stato ricompensato dal governo. La sinistra riformista e parlamentare temporeggiava invocando leggi e decreti, le parole di rivendicazione riecheggiavano e morivano nell'aria stagnante dell'aula parlamentare.
Il capitalismo in Italia non era riuscito a svilupparsi in un modo forte e intelligente come era stato per Inghilterra e Stati Uniti. Gli industriali e i banchieri statunitensi, in particolare, avevano tratto enormi guadagni dalla guerra riuscendo a sfruttare al meglio la situazione di crisi per lucrare ed azzerare le conquiste sindacali che gli industrial workers avevano guadagnato col sangue negli anni precedenti. 
Tra gli imprenditori italiani, invece, prevaleva un atteggiamento egoista e bottegaio, avido di concessioni governative ma sempre pronto a frignare contro le sottane dello Stato alla minima scintilla proletaria. 
Davanti all'occupazione di molte fabbriche del Nord Italia, all'istituzione di consigli operai autogestiti, alla formazione di “guardie rosse” armate per il presidio degli scioperi e per combattere la violenza sbirresca, imprenditori ed agrari decisero di trincerarsi dietro un muro di bastoni, coltelli e baionette. La strada verso il fascismo cominciava a spianarsi.
A trent'anni, reduce da un ennesimo arresto per aver partecipato all'assalto ad una polveriera e ad una caserma della regia marina, Novatore si unì subito agli altri anarchici locali impegnati nelle sollevazioni, optando ancora una volta per concedere il suo aiuto alla causa popolare.

giovedì 25 luglio 2019

RENZO NOVATORE poeta e anarchico - parte terza

Dopo l'entrata in guerra dell'Italia nel maggio 1915 a fianco di Inghilterra, Francia e Impero Russo l'attività anti-interventista di Novatore e compagni divenne illegale e pericolosa. Il cerchio delle autorità si strinse inevitabilmente attorno a quei contestatori tanto da impedire loro di fare spesso ritorno alle loro case, continuamente sottoposte a piantonamenti e perquisizioni.
Verso la fine del conflitto i vertici militari cercarono di rimpinguare le divisioni del regio esercito, decimate dalle tattiche ingenue e suicide di ufficiali dementi, schierando anche i giovanissimi (i famosi nati nell'anno 1899) e chi aveva ormai passato l'età di leva o era stato precedentemente congedato. In quest'ultima categoria figurava Novatore, che nel 1912 era già stato giudicato non idoneo a prestare servizio militare.
In quegli oscuri giorni di morte però si vide recapitare la cartolina di precetto. Il 26 aprile 1918 Abele Ferrari, 28 anni, si allontanava senza permesso dal suo reggimento in partenza per il fronte per non farvi più ritorno. In altre parole: diserzione.
Novatore, sparì dalla circolazione abbandonando anche la sua regione e rifugiandosi presumibilmente in Emilia-Romagna, tra la pianura e gli Appennini reggiani, sopravvivendo nell'ombra di casali abbandonati grazie ad espedienti frugali e all'aiuto di qualche vecchio militante e simpatizzante della causa antimilitarista.
Nel frattempo la legge marziale compiva il suo corso implacabile e veniva tempestivamente emessa una condanna a morte per diserzione ed alto tradimento a carico di Abele Ricieri Ferrari.
Il fuggiasco apprese la notizia ed agguantò carta e penna, buttò giù alcune righe che rimangono tuttora clamorosamente vere di fronte ad ogni guerra, ad ogni condanna a morte:
- La notizia giunse fredda, cinica, inesorabile… Condannato a morte! Ma come?! Condannato a morte! Ma per cosa? Per ordine di chi? Chi ha il diritto di uccidermi? Lo Stato? La Società? L'Umanità? Guardai gli uomini proprio giù dentro l'anima. Volli vederne l'intima verità. Molti plaudirono, altri furono indifferenti. Pochi, pochissimi, piansero. Ma coloro
che piansero, non piansero per solidarietà, per amicizia, per umanità. No: piansero per un'altra cosa. Ero solo. Solo colla morte! E pure era bella la vita. Bella, bella!.
Non riuscirono a catturarlo, Novatore. Il suo vecchio amico Auro raccontò in seguito che si arrivarono ad organizzare, tra Liguria ed Emilia, battute di caccia formate anche da centocinquanta armati intenti a perquisire casolari, pollai e fienili nel vano tentativo di scovare il “pericolosissimo bandito anarchico contro il quale avevano l'ordine di sparare a bruciapelo”.
Infatti, nonostante la guerra fosse finita e molti oppositori ritornavano al paesello natale dopo una lunga latitanza o dopo il confino, Novatore rimaneva irreperibile armato di due precise pistole Mauser per l'autodifesa, impegnato a scrivere i suoi soliti articoli sprezzanti su Il Libertario, intento a tramare nelle notti senza luna misteriosi piani sovversivi. Proprio in quel periodo, sul finire del 1918, morì per malattia uno dei suoi tre figli. Fu in quell'unica, tragica, occasione che Novatore abbandonò un attimo la sua proverbiale coerenza e corse a casa, sfidando soldati e polizia, per dare l'ultimo saluto alla piccola, pallida ed evidentemente amata salma del figlio. Nell'estate del 1919 scoppiarono in tutta Italia tumulti contro il carovita, la mancanza di lavoro, la fame. I sindacati erano in fermento ed in prima linea c'erano sempre gli anarchici; allo sfruttamento si rispondeva con lo sciopero, alla serrata padronale dello stabilimento si rispondeva con l'istituzione dei consigli operai di fabbrica e l'autogestione, alla violenza si rispondeva con la violenza. Su molte bocche, nelle piazze, serpeggiava la parola d'ordine “fare come in Russia” con evidente riferimento alla rivoluzione attuata dai bolscevichi di Lenin due anni prima. Novatore, che non poteva sopportare sindacalisti, socialisti e comunisti, decise senza pensarci troppo di unirsi a quelle prime scintille di rivolta perché, se anche il suo sogno non era riformare la società ma vederla scomparire per sempre dal mondo, un eventuale abbattimento dell'ordine costituito non poteva che renderlo felice.


giovedì 18 luglio 2019

Contesto storico nella breve esistenza di Renzo Novatore 2°

1910
In un'Italia dove la percentuale di analfabeti è del 48,6% i comizi itineranti diffondono le idee politiche e sindacali, mentre le riviste anarchiche e futuriste sono il primo veicolo delle idee più sovversive in campo politico ed artistico. Tommaso Marinetti ha da poco pubblicato il suo "Manifesto Futurista" per l'esaltazione degli elementi primordiali, della bellezza della lotta audace. Tutti elementi che, sebbene trasportati in una visione libertaria e quindi opposta alle teorie di Marinetti e D'Annunzio, non mancheranno negli scritti novatoriani degli anni successivi.
1911
Sotto le pressioni di nazionalisti, liberali e cattolici il governo presieduto da Giolitti decide l'intervento militare in Libia. Le pulsioni coloniali dell'Italia saranno soddisfatte al termine di una guerra (18 ottobre 1912) che come risultati principali offrirà 3430 morti, pesanti sacrifici economici per la popolazione e l'inasprimento dei rapporti con le potenze europee. L'eldorado libico tratteggiato dalla propaganda si rivelerà un miserevole "scatolone di sabbia" nel quale gli italiani non riuscirono nemmeno a trovare i redditizi giacimenti di petrolio. 
1914
"Settimana Rossa".
Durante una provocatoria manifestazione antimilitarista promossa il 7 giugno da anarchici e repubblicani un reparto di carabinieri apre il fuoco sulla folla in subbuglio ad Ancona, uccidendo tre manifestanti. Di conseguenza il 9 giugno è dichiarato lo sciopero generale senza nemmeno attendere l'effettiva delibera di CGdL e PSI. Alla chiusura di numerose attività e alla diserzione delle fabbriche si accompagnano manifestazioni che in molte città sfociano in tumulto e scontri con le forze dell'ordine. Nonostante gli ardori profusi dal socialista rivoluzionario Benito Mussolini, dal repubblicano Pietro Nenni e dall'anarchico Errico Malatesta nell'intento di conventire lo sciopero in rivoluzione contro il governo e la monarchia, le agitazioni cessano quasi ovunque tra il 12 e il 13 giugno. Più che per repressione governativa lo scioperò si esaurisce da solo per la disorganizzazione e la scarsa maturità delle capacità rivoluzionarie dei leaders estremisti, i quali non riescono a radicare nella maggioranza degli scioperanti la volontà di "andare fino in fondo". A tutto si somma la prevalente indifferenza di Confederazione sindacale e Partito Socialista.
Il 28 giugno, con l'assassinio a Sarajevo di Francesco Ferdinando d'Austria, comincia il valzer delle dichiarazioni di guerra che in pochi mesi porterà ad un immane scontro tra Germania, Impero Austro-Ungarico e Turchia da una parte e Inghilterra, Francia e Russia dall'altra. L'Italia, al momento legata agli Imperi Centrali da un trattato, decide inizialmente di non intervenire. Prendono il via nel frattempo trattative segrete con l'Inghilterra.
L'opinione pubblica, il mondo politico e gli ambienti intellettuali sono divisi da accese dispute tra interventisti e neutralisti. 
1915
Il 23 maggio l'Italia entra in guerra a fianco di Inghilterra, Francia e Russia. Le misure repressive contro dissidenti ed antimilitaristi s'inaspriscono; giornali e riviste sono sottoposti a censura. 
1917
In Russia il partito bolscevico di stampo marxista, guidato da Lenin, conquista il potere con un'insurrezione che sfrutta anche la pressione che grava sull'esercito a causa della guerra. Il sistema zarista, abbattuto, è sostituito da una forma di governo basata sui soviet, cioè consigli di cittadini, posti sotto il controllo bolscevico. Il primo effetto di questa Rivoluzione d'Ottobre è l'uscita di scena della Russia dalla guerra. Nel giro di pochi anni l'incapacità dei soviet di gestire effettivamente il vastissimo paese provocherà l'accentrameo del potere nelle mani del Partito, in una forte organizzazione burocratico-centralizzata di carattere dittatoriale. 
1918
L'11 novembre termina quel terribile scontro che sarà ricordato come la Prima Guerra Mondiale. Oltre ai 10 milioni di soldati uccisi (senza contare i civili) la carta politica d'Europa è ridisegnata, decretando la scomparsa dei grandi e secolari Imperi Centrali e l'affermazione di una nuova potenza industriale ed economica: gli Stati Uniti, che grazie alla guerra concluderanno lucrosi affari.
Intanto l'Italia, che nei colloqui di pace siede al tavolo dei vincitori, vede negarsi alcune delle concessioni, soprattutto a livello territoriale, che le erano state promesse al momento dell'entrata nel conflitto. Viene coniato il termine "vittoria mutilata" di cui si riempiranno la bocca soprattutto i nazionalisti, mentre sulle spietatezza economica di Francia, Inghilterra e Stati Uniti nell'infierire sulla sconfitta Germania farà poi leva Adolf Hitler nella sua scalata al potere. 

RENZO NOVATORE poeta e anarchico - parte seconda

Abele si diede alla macchia, rimanendo latitante per alcuni mesi sino a che, il 30 settembre, fu arrestato e deferito all'autorità giudiziaria per atti vandalici.
Fu in questo periodo che il poeta-bandito conobbe Chiara Emma Rolla, che diventò poi sua moglie e madre di tre figli, uno dei quali morì molto piccolo nell'ultimo anno della Prima Guerra Mondiale. Abele amava Emma e i figli anche se la sua instancabile, coerente e determinata militanza tra le file anarchiche per la difesa della libertà individuale lo portarono spesso, nella sua breve vita, lontano dalla famiglia. 
Abele cominciava anche a scrivere interventi infuocati sui maggiori fogli libertari ed anarchici del Nord Italia come Cronaca Libertaria , Il Libertario , Iconoclasta! , La Testa di Ferro proclamando la sua visione dell'anarchismo in generale e del movimento anarchico italiano, stendendo intimi manifesti del suo stato d'animo e delle sue idee nei confronti della società, della monarchia, dello Stato, della religione e dei partiti, prediligendo componimenti in prosa apertamente ispirati nello stile alle avanguardie letterarie di quel periodo. Abele si firmerà sempre con una serie di pseudonimi di cui il più famoso è sicuramente Renzo Novatore, ma anche Brunetta l'Incendiaria, Sibilla Vane, Mario Ferrento e Andrea del Ferro.
Lo stile di scrittura di Abele si colloca senza dubbio nell'orbita del futurismo, il movimento che intese, agli inizi del ‘900, aggiornare drasticamente il linguaggio espressivo rompendo definitivamente col passato tradizionalista. 
In particolare, i testi di Novatore sono caratterizzati da un uso frequente di metafore liriche che hanno il compito di illustrate lo spirito aristocratico e libero dello scrittore, oppure le descrizioni di figure spregiudicate, soprattutto femminili, in funzione antimoralista ed individualista. L'uso di aggettivi caustici ed insoliti assicura poi un effetto “arrabbiato” alla scrittura che, unito ad un tono sempre contestatore e polemista, dona agli scritti di Abele una forza sufficiente a lasciarsi immediatamente odiare o amare dal lettore.
1914: anno di illusioni infrante, anno di guerra.
Mentre in Italia si spegnevano gli ultimi echi della “Settimana Rossa”, rossa per lo sciopero generale e i sollevamenti proletari, in tutta Europa la febbre dei moschetti e dei cannoni dilagava tra corti e ministeri. Politici, statisti, teste coronate e consiglieri smaniavano eccitati per dare inizio ad una carneficina “necessaria” che avrebbe dovuto portare alla caduta di imperi e regni secolari, all'affermazione dei nuovi padroni del continente, al riscatto di chi si sentiva ancora sotto il giogo dello straniero. Tristi e minacciose nuvole velenose si addensavano sulla testa di operai ma soprattutto contadini, pronte a risucchiarli e sputarli nella trincea omicida per la (vana)gloria della Patria. I politicanti italiani tentennarono, aspettando un anno prima di gettarsi nella mischia per individuare la fazione migliore insieme alla quale schierarsi, in cambio di concessioni territoriali che alla fine del conflitto non sarebbero state neppure rispettate.
Mentre l'Europa subiva la devastazione del ferro e del fuoco i maggiori partiti politici italiani si spaccavano tra sostenitori dell'interveto o della neutralità, tra manifestazioni di piazza ed accesi dibattiti.
Anche nel movimento anarchico emergevano i contrasti. Alcuni illustri militanti e soprattutto individualisti, per i più svariati motivi, abbandonavano le tradizionali posizioni antimilitariste e antiautoritarie indossando l'elmetto per inebriarsi delle poetiche guerresche di D'Annunzio.
Non Renzo Novatore. Egli, sin dai primi soffi pestilenziali che sapevano di polvere da sparo, si schierò dalla parte dei disertori e di coloro che giustamente in quello scontro fratricida tra proletari di diverse nazioni non vedevano progresso, onore e conquista ma solo litri e litri di sangue versato inutilmente mentre la situazione per chi fosse riuscito a tornare a casa, magari orrendamente mutilato, non sarebbe cambiata di un millimetro: oppressione, sfruttamento, miseria. Novatore si adoperò subito per imbastire sui giornali anarchici tartassati dalla censura una serie di articoli rabbiosi per insegnare alla gente, alla “plebe” come spregiativamente la chiamava lui, il rifiuto e la negazione del massacro a cui presto sarebbero stati chiamati. È anche verosimile una sua partecipazione ai numerosi comizi itineranti che, di paese in paese, avevano come scopo di parlare direttamente ai contadini per convincerli alla diserzione, col motto “non guerra, ma rivoluzione!”. Infatti in quel periodo Novatore nutriva ancora una certa fiducia nella capacità di organizzazione e determinazione dei lavoratori per rovesciare il sistema monarchico-statale.

giovedì 11 luglio 2019

RENZO NOVATORE poeta e anarchico - parte prima

Abele Ricieri Ferrari più conosciuto con lo pseudonimo di Renzo Novatore nasce, il 12 maggio 1890. Con un futuro simile a quello di centinaia di contadini che nel paesello si guadagnavano da vivere nei campi e nei vigneti, oppure nelle officine e nei cantieri della vicina Spezia. Già perché il padre di Abele, contadino mezzadro, non aveva dubbi su cosa avrebbe fatto il figlio da grande, e in quel neonato vedeva sicuramente poco più che due preziose braccia utili ad alleviare le sue fatiche quotidiane.
Abele dimostrò presto una vivace intelligenza e una bruciante curiosità. Già durante la prima classe elementare dedicava molte ore a leggere libri di Pisacane, Salgari, Cattaneo, Barilli, Tolstoj e Cavallotti.
In quegli anni si manifestarono i primi segni di ribellione. Ribellione alle prime forme di autorità che generalmente si incontrano nella vita: il padre fra le mura domestiche ed i maestri a scuola. Abele le rifiutò entrambe. Per primi i maestri: il bambino, insofferente al rigido protocollo scolastico dell'epoca e allo scudiscio, finiva sempre rimproverato e relegato al “banco dell'asino”. Abbandonò dopo pochi mesi la scuola ma continuò a saziare la sua fame di conoscenza e nuovi stimoli con letture private, grazie ai libri presi in prestito al locale circolo mazziniano che frequentava assiduamente. 
Abele era diverso dai suoi coetanei, infatti a questo proposito dichiarò: - La gente mi chiamava “il pazzo”; mia madre mi chiamava “lunatico”, mio padre non si curava di me, ed i miei amici parlavano di me con sarcasmo ed ironia chiamandomi per scherno: “poeta”- .
L'ambiente di Arcola pullulava, in quei primi anni del XX secolo, di individui anticlericali, nemici giurati dello Stato e delle sue gerarchie, ostili ad essere incorporati anche in quel Partito Socialista che da un decennio si faceva portavoce delle istanze del proletariato italiano. In una parola: anarchici. Si ritiene che Abele, già frequentatore di circoli liberali e repubblicani, conobbe qualcuno che gli parlò per la prima volta dell'ideale libertario e dell'anarchia, indirizzandolo agli scritti di Malatesta, Kropotkin, Nietzsche, ai canti di Pietro Gori ma soprattutto a Max Stirner e alla sua concezione di individualismo come elevazione dell'Io a meta suprema di colui che egoisticamente si definisce “Unico”. Parole che scolpiranno come potenti ma precise martellate la personalità del futuro Novatore.
Nel 1910, la notte tra il 15 e il 16 maggio, un incendio distruggeva la chiesa della Madonna degli Angeli ad Arcola. Il mattino seguente il cardinale Pietro Maffi di Pisa avrebbe dovuto celebrare proprio là una importante cerimonia religiosa.
Le indagini dei carabinieri portarono presto all'identificazione di un gruppo di giovani anarchici del posto, tra i quali anche Abele Ferrari, con fama di irrequieto teppistello locale. Mentre Pasquale Binazzi, figura instancabile dell'anarchismo italiano, denunciava sulle pagine del suo giornale Il Libertario un presunto complotto clericale volto a scatenare una repressione generalizzata, Abele era tradotto dagli sbirri nel carcere di Sarzana non senza aver cercato in tutti modi di evitare la cattura nascondendosi e rendendosi irreperibile per alcune settimane.
Il processo che seguì i fatti dell'incendio alla chiesa vide il giovane anarchico di Arcola scagionato per mancanza di prove.
Nella primavera del 1911 Abele Ferrari è ricercato per furto e rapina. Il giovane ribelle considerava infatti il lavoro salariato soltanto una forma più raffinata di schiavitù, e non era difficile sentirlo esclamare, vedendo un manovale sfinito coperto di sudore e polvere: "Ma è costui un uomo?!". Per questo Abele riteneva lecito, secondo la sua personale filosofia di vita, l'esproprio nei confronti dei più abbienti di ciò che doveva servirgli per la sopravvivenza quotidiana, e usare la forza non era certo un problema. Come scriverà più tardi: - Non sono un mendicante io Mi approprio soltanto di tutto ciò che sono autorizzato ad appropriarmi con la mia capacità di potenza.

Contesto storico nella breve esistenza di Renzo Novatore 1°

1892-1893
Si costituisce il Partito dei Lavoratori sotto la guida di Filippo Turati, di vaga ispirazione marxista e con l'intenzione di organizzare politicamente le classi più povere e sfruttate. Contadini e operai italiani si trovano, in questo periodo, indietro di parecchie lunghezze rispetto agli standard salariali dei loro equivalenti di Francia, Inghilterra e Germania (per fare qualche esempio). All'interno del partito trovano spazio innumerevoli correnti (da quella riformista parlamentare a quella rivoluzionaria passando per quella anarchica) e nel 1893 il nome cambia ufficialmente in Partito Socialista Italiano. Il partito raccoglie da subito grandi consensi nelle masse cosiddette proletarie, impotenti di fronte alla repressione selvaggia e alle disposizioni antisindacali del governo presieduto da Francesco Crispi che, dal canto suo, cercherà di ostacolare in ogni modo il PSI e l'operato dei suoi membri. 
1894
Nel tentativo si sedare la rivolta dei cavatori di marmo in Lunigiana, appoggiata dai numerosi anarchici attivi nella zona, il presidente del Consiglio Crispi dichiara lo stato d'assedio e fa emanare le cosiddette "tre leggi anti-anarchiche" di stampo dittatoriale, molto più severe di quelle emanate in seguito dal fascismo. 
1898
A Milano, durante una grande manifestazione di protesta contro i continui rincari sul prezzo del pane, il generale Fiorenzo Bava Beccaris, che ha l'ordine di porre fine ai tumulti, ordina di fare fuoco con i cannoni sulla folla provocando ottanta morti. Il generale sarà in seguito decorato dal re per l'omicida fermezza dimostrata in quell'occasione. 
1900
A Monza, il 29 luglio l'anarchico Gaetano Bresci uccide con tre colpi di pistola il re Umberto I, ritenuto simbolo dell'ingiustizia e massimo complice delle numerose repressioni statali a danno del popolo. 
1904
Il governo presieduto di Giovanni Giolitti si dichiara disposto ad elargire concessioni e a collaborare attivamente con socialisti e sindacalisti organizzati e moderati, nel tentativo di creare un clima di dialogo ed armonia fra le parti sociali.
Il 16 settembre si svolge il primo sciopero generale della storia italiana. Coordinato dalle varie Camere del Lavoro presenti sul territorio, l'agitazione è l'esasperata risposta della gente ai ripetuti eccidi di lavoratori (242 morti in tre anni) perpetrati dai regi carabinieri durante scioperi e manifestazioni. Tra gli episodi più gravi sicuramente i fatti di Buggerru, Sardegna, dove il 4 settembre le pallottole statali lasciarono sul terreno tre minatori e numerosi feriti.
Lo sciopero generale si svolge senza grossi incidenti anche per l'ordine di Giolitti di non provocare o caricare i manifestanti. Lo sciopero perde lo slancio dei primi giorni anche per la profonda disorganizzazione delle varie Camere del Lavoro, e così le agitazioni cessano il 21 settembre senza aver ottenuto nessun sostanziale risultato. 
1906
29 settembre. A Milano nasce la CGdL (Confederazione Generale del Lavoro). La Confederazione riunisce tutte le Organizzazioni di Mestiere e le Camere del Lavoro preesistenti sul territorio nazionale. Lo scopo dichiarato è quello di formare un fronte compatto dei lavoratori, che agisca a livello nazionale in modo organizzato e capillare nell'interesse di tutti. L'impronta generale è comunque di stampo riformista che preferisce il dialogo tra le varie parti sociali, anche se l'ala rivoluzionaria rimane attiva e numerosa ma sostanzialmente isolata.
La CGdL, forte di un apparato direttivo accentrato e burocratico, si assume da quel momento l'organizzazione e la direzione degli scioperi e delle vertenze sindacali, stabilendo in più un rapporto speciale col PSI che, se da un lato si impegna a farsi portavoce in Parlamento delle istanze sindacali, dall'altro si riserva l'ultima parola sull'effettiva valenza politica che avranno tutti i futuri scioperi.
A livello locale, nelle Camere del Lavoro, rimanevano ugualmente elementi anarchici o comunque favorevoli all'intransigenza rivoluzionaria e ad una concezione di sciopero "alla Sorel". 

giovedì 7 maggio 2015

Noi abbiamo ucciso il dovere

"Noi abbiamo ucciso il dovere accioché la nostra brama di libera fraternità acquisti un valore eroico nella vita.
Noi abbiamo ucciso la pietà perchè siamo barbari capaci al grande amore.
Noi abbiamo ucciso l'altruismo perchè siamo egoisti donatori.
Noi abbiamo ucciso la solidarietà filantropica acciochè l'uomo sociale scavi il suo io più segreto e trovi la forza dell'Unico.
Noi distruggeremo ridendo.
Noi incedieremo ridendo.
Noi uccideremo ridendo.
Noi esproprieremo ridendo.
Poichè gli uomini seri sono soltanto coloro che sanno operare ridendo.
E il nostro odio ride...
Ride rosso. Avanti! 
Avanti, per la totale distuzione della menzogna e dei fantasmi!
Avanti, per l'integrale conquista dell'individualità e della Vita!"

(Tratto da Verso il nulla creatore di Renzo Novatore)

giovedì 8 gennaio 2015

RENZO NOVATORE

Abele Ricieri Ferrari, più noto come Renzo Novatore l’ho incontriamo già nel maggio del 1910, quando appena ventenne, fu arrestato per l’incendio della chiesa della Madonna degli Angeli a Arcola. Liberato dopo tre mesi di carcere, si affrettò a dimostrare ai compagni che quella che poteva sembrare solo una bravata di giovani teppisti di paese era in realtà l’inizio di una militanza politica che si sarebbe snodata nel decennio successivo sul filo di una coerenza rigida e intransigente. La sua scelta ideologica lo portò a definirsi subito come anarchico individualista, scaraventandolo nel clima arroventato delle polemiche tra interventisti e neutralisti, pacifisti e rivoluzionari che scompigliarono le file dell’anarchia italiana a ridosso della Prima guerra mondiale. Dichiaratosi fermamente contro la guerra, Novatore, il 31 ottobre 1918, fu condannato a morte, per diserzione, amnistiato fu restituito alla politica e alla piazza. Nel 1920 a La Spezia, nei tumulti seguiti all’occupazione delle fabbriche, guidò l’assalto a una polveriera della Regia Marina.
Dopo la sconfitta di questi ultimi sussulti rivoluzionari che segnarono l’epilogo del biennio rosso, Novatore fondò una nuova rivista, Vertice, insieme, tra gli altri, al pittore futurista Giovanni Governato.
Nell’estate del 1922 gli squadristi assalirono a mano armata la casa di Novatore, ad Arcola. L’anarchico ne uscì vivo difendendosi con le bombe a mano. Da quel momento, le alternative che gli si posero diventarono nette e inequivocabili: poteva normalizzarsi accettando, come fecero alcuni suoi compagni, di aderire al movimento di Mussolini; poteva scegliere di ritirarsi, sprofondando in un anonimato che lo ponesse al riparo da rappresaglie e vendette postume; poteva decidere di continuare la sua battaglia, combattendo il fascismo così come aveva fatto fino ad allora combattendo le altre ideologie dominanti.
Fu questa la strada che decise di percorrere, e lo fece a modo suo. Si unì a una banda di rapinatori capeggiata dall’anarchico Sante Decimo Pollastri, piemontese di Novi Ligure, più volte incarcerato e condannato per furti e rapine. Il 14 luglio 1922, la banda assalì il ragioniere Achille Casalegno, cassiere della filiale di Tortona della Banca agricola italiana; a un suo tentativo di resistenza gli spararono, uccidendolo. Il 29 novembre a Teglia, una frazione di Rivarolo ligure alle porte di Genova, sorpreso in un’osteria, l’anarchico cadde in un conflitto a fuoco con i carabinieri. Sul suo cadavere furono trovate due rivoltelle cariche e una bomba sipi, oltre a un anello con il cianuro nel castone. Sante Pollastri riuscì invece a fuggire; ma questa è un’altra storia.