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giovedì 4 giugno 2020

HAROLD E MAUDE - Hal Ashby

Harold e Maude racconta infatti una strana storia d'amore tra una ragazzo e un'anziana che si sono letteralmente scambiati il modo tradizionale di concepire l'esistenza: laddove Harold guarda infatti alla morte con una curiosità e una fascinazione che hanno del morboso, Maude celebra la vita in ogni suo aspetto. Harold è dotato di un'intelligenza fuori dal comune, delle doti artistiche che lo rendono in grado di prendersi gioco di chi li circonda, di un fondamentale odio per l'umanità; pur essendo cresciuto in una famiglia molto benestante, l'assenza del padre e la convivenza con una madre che si accorge di lui solo quando il ragazzo mette in scena i suoi spettacolari suicidi lo ha trasformato in una persona taciturna ed infelice, incapace di ribellarsi all'autorità della famiglia, del governo (lo zio militare) e della società (lo psichiatra e il prete). In mezzo all'oscurità e all'uggia che lo circondano, Maude diventa praticamente un raggio di sole e una speranza per Harold, che giustamente comincia ad innamorarsi della vita e dell'anziana signora. Maude, a differenza di Harold, ha avuto una vita piena, sicuramente anche zeppa di difficoltà e dolore, e la sua celebrazione della libertà sta proprio nella capacità di accettare tutte le cose, quelle belle come quelle brutte, e di seguire i propri desideri senza lasciarsi condizionare da preconcetti, leggi o divieti, rimanendo splendida e giovane anche nella decadenza della vecchiaia.
La maliosa vivacità di Maude riaccende gradualmente in Harold l'interesse per la vita, attraverso una lenta ma saggia riscoperta dei valori della natura. La linda e calda casettina ove abita Maude, la suggestione per l'arte pittorica, lo stupore dei sensi, azionati da una strana macchina, la bellezza dei fiori, del canto, della musica, delle piante, dei boschi e degli uccelli affascinano il ragazzo.
Nella scena madre del film, Maude chiede ad Harold quale fiore vorrebbe essere, lui risponde una margherita, perché sono tutte uguali. Allora lei lo corregge dicendo che non è assolutamente vero: “certe sono più piccole, certe più grosse, alcune pendono a sinistra e altre a destra, certe hanno perso i petali… Ma sono tutte diverse”. E poi conclude dicendo: “Sai Harold, secondo me gran parte delle brutture di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa permette che altra gente la consideri uguale”.
Un film stravagante, spiritoso e coinvolgente che dimostra che l’amore non conosce barriere. E la colonna sonora di Cat Stevens aggiunge magia alla magia.
Il film di Hal Ashby non ha un contenuto direttamente politico, ma è profondamente intriso dello spirito del ’68: l rivolta contro tutte le convenzioni, il desiderio di vivere la propria vita e gli affetti senza condizionamenti che arrivano dalla società.
Al di là delle derive sessantottine, Ashby si serve di un impianto narrativo brillante per mettere in evidenza un problema che è tipico anche dei nostri tempi: la solitudine e l’isolamento della vita nella società moderna. Così, i due caratteri (di Maude e di Harold) e le due esistenze, diametralmente opposte, trovano un incontro nel rifiuto di una società basata sull’avere, rigettando – come insegna Maude – il benessere, la ricchezza, l’aridità dei sentimenti, a vantaggio della fantasia, dell’altruismo e dell’ottimismo.

giovedì 7 maggio 2015

QUESTA TERRA È LA MIA TERRA di Hal Ashby

Il film si apre nel luglio 1936, quando la crisi economica spinge la gente del Texas a sognare la fertile California e induce anche Woody Guthrie, pittore di insegne con supposte doti da guaritore, a piantare la famiglia e partirsene in cerca di fortuna. Senza un soldo in tasca, viaggia come clandestino sul tetto dei treni: preannuncio di quel tema del vagabondaggio, insidiato da mille minacce, che poi sarà al centro della sua esperienza di bardo braccato ma sempre ottimista.  Superati alla meglio gli ostacoli che gli pongono le guardie ferroviarie e di frontiera, sfamatosi strimpellando a favore di scioperanti e avventurieri, quando riesce a raggiungere la terra promessa ha subito le sue brave delusioni, perché anche la California è colpita dalla crisi.  Il mestiere d’imbianchino lo aiuta, e una dama di carità che a suo tempo gli offrirà il proprio letto. La vocazione più vera di Woody si rivela però quando un cantante della radio, che alterna le prestazioni professionali ai sopralluoghi nei campi per incitare i braccianti a costituirsi in sindacato, scopre la sua bravura di chitarrista. Gli sgherri dei padroni cercano di impedire alla copia di fare opera di sovversione, sicché le feste tra le baracche finiscono a colpi di manganello, ma non sanno fermare la carriera di Woody. Che prima suona e canta per i lavoratori chini sui campi e per i carcerati, poi a una radio locale, accolto con la simpatia che suscita sempre chi procura buoni affari. Fatta venire dal Texas la famiglia, Woody sarebbe ora ricco, oltreché famoso: basterebbe ubbidisse ai padroni della radio, che gli chiedono di togliere dal suo repertorio tutte le canzoni di protesta sociale. È proprio il contrario di quello che egli vuole, ormai persuaso di dover partecipare in quel modo alla lotta per la giustizia. Sicché, con gran rabbia della moglie che se ne torna nel Texas, dà un calcio al benessere borghese e va in giro per fabbriche e campi a cantare la rivolta. Pestato dai vigilantes torna alla radio promettendo ubbidienza, ma la trasgressione è oramai il suo pane quotidiano. Nemmeno quando un agente gli procura un contratto per una rete radiofonica nazionale Woody accetta censure o di essere venduto come un cantante camuffato da contadino. Perciò chitarra in braccio se ne va verso New York, dove i sindacati hanno già una solida struttura. Va in treno, s’intende, sdraiato sul tetto, perché chi suda e lavora riconosca se stesso nelle sue melodie da giramondo.
“Questa macchina ammazza i fascisti”. Con questa avvertenza incisa sulla chitarra, il cantautore Woody Guthrie ribelle vagabondo della musica folk, ha oggi, agli occhi degli storici il ruolo di interprete schietto dell’anima proletaria e di difensore degli oppressi. Portatore di speranza, rabbia e rivolta nei cuori di tutti gli emarginati e gli sfruttati e dal capitalismo americano.