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Visualizzazione post con etichetta surrealismo. Mostra tutti i post
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giovedì 29 ottobre 2020

Proverbi surrealisti

A Parigi, nell'ottobre del 1924, apriva il Bureau de Recherches Surréalistes. A novembre Breton pubblicava il Primo manifesto del surrealismo. Negli stessi giorni nasceva La revolution surréaliste, la rivista diretta da Pierre Naville e Benjamin Péret. La rivista pubblica, secondo il gusto del giorno, i proverbi surrealisti.

1. Prima del diluvio, disarmate i cervelli.

2. Gli elefanti sono contagiosi.

3. La dizione è una seconda punizione.

4. Sonno che canta fa tremolare le ombre.

5. I grandi uccelli fanno le piccole persiane.

6. I labirinti non sono fatti per i cani.

7. Il sole non brilla per nessuno.

8. Un po' più verde e meno di biondo.

9. Bisogna battere la propria madre finché è giovane.

10. Un'ombra è un'ombra quand'anche.

11. Il silenzio fa piangere le madri.

12. Chi non intende altro che me intende tutto.

13. Morire quando non è più il tempo.

14. La grandezza non consiste nelle astuzie, ma negli errori.

15. Se non ne rimane che uno è il fulmine.

16. Usare la propria corda per appendersi.

17. Un ubriaco per i curiosi.

18. Il mio prossimo, è ieri o domani.

19. A ciascuno la sua pancia.

20. Quando la strada è fatta bisogna rifarla.

21. Nel paesaggio, un bel frutto fa una gobba e un buco.

22. Non si è mai sbiancati che dalle pietre.

23. Tutto ciò che vola non è rosa.

24. Un granchio, non importa sotto quale nome, non dimenticherà il mare.

25. Una maestra ne merita un'altra.

26. Appeso alle ciliegie.

27. Non grattate lo scheletro dei vostri avi.

28. Quando la ragione non è là, i sorci ballano.

29. Mettersi una trottola sulla testa.

30. Passa o fila.



lunedì 27 luglio 2020

L'attesa è in sé meravigliosa – André Breton

Al culmine della scoperta, dall'istante in cui, per i primi navigatori, fu in vista una nuova terra, a quello in cui approdarono; dall'istante in cui uno scienziato poté convincersi di avere assistito a un dato fenomeno fino a lui ignoto a quello in cui cominciò a valutare la portata della sua osservazione  — abolito ogni senso della durata, nell'ebbrezza della chance — un sottilissimo pennello di fuoco lascia sprigionare o completa come nient'altro il senso della vita. È alla riproduzione di questo particolare stato dello spirito che il surrealismo ha sempre aspirato, disdegnando in ultima analisi la preda e l'ombra in favore di ciò che non è già più l'ombra e non è ancora la preda: l'ombra e la preda fuse in un unico lampo. Si tratta di non lasciare, dietro di sé, che i sentieri del desiderio si aggroviglino. Per scongiurare ciò, nell'arte, nelle scienze, non c'è risorsa migliore che questa volontà di applicazioni, di bottino, di raccolta. Al diavolo ogni prigionia, fosse anche in nome dell'utilità universale, fosse anche nei giardini di pietre preziose di Montezuma! Ancora oggi, se mi aspetto qualcosa è soltanto dalla mia disponibilità, da questa sete di vagare incontro a tutto; e sono certo che essa mi  mantiene in comunicazione misteriosa con gli altri esseri disponibili, come se fossimo chiamati da un momento all'altro a riunirci. Mi piacerebbe che la mia vita non lasciasse dietro di sé altro mormorio che quello di una canzone di veglia, di una canzone per ingannare l'attesa. Indipendentemente da ciò  che sopraggiunge, o non sopraggiunge, l'attesa è in sé meravigliosa.


giovedì 14 maggio 2020

Essere surrealisti una filosofia di vita Arturo Schwarz

Essere surrealisti significa, in primo luogo, essere anarchici, con tutto ciò che il termine comporta,e cioè pura rivolta cosciente, rifiuto di ogni principio di autorità, di ogni sistema, di ogni gerarchia,di ogni violenza. Il Surrealismo, ricordiamolo, è amore, poesia, rivoluzione. Al pari del poeta, dell’innamorato,dell’alchimista, il surrealista è un paria, un solitario, anche quando milita in un gruppo,e allora lo stesso gruppo è un gruppo emarginato, fuori dal sistema, del quale nega le regole del gioco. La solitudine del surrealista è quella di Nietzsche e di Stirner, dove il confine tra solitudine ed egoismo è difficile da ritrovare. Perché l’amore del prossimo è operante solamente nella misura in cui il prossimo si ritrova nel Sé.. L’amore del Sé è il presupposto alla consapevolezza del Sé, e capire se stessi significa capire e amare l’altro. La trasformazione della società passa necessariamente dalla trasformazione dell’individuo; pensare l’inverso significa collocarsi in una prospettiva cattolica o marxista, per cui la felicità non è mai una realtà da conquistare per sé, ma una promessa per altri che dovrebbe realizzarsi in un ipotetico futuro, a patto, evidentemente, che si accetti di rinunciare oggi a quello che ci viene promesso per domani, esattamente come l’oste il cui cartello precisa: “Domani si fa credito”. L’egoismo
del surrealista è individualismo nel senso etimologico primo della parola “individuo” (in-dividuus), e cioè in-diviso: il surrealista aspira alla totalità, lotta per incarnare la lettera e lo spirito della rivoluzione, per essere verbo e azione, per conciliare il sogno e la realtà. Sui muri della Sorbonne una mano anonima aveva tracciato nel ’68: “Prendo i miei desideri per realtà perché credo nella realtà dei miei desideri”. Più che di Surrealismo il termine implica già il concetto di scuola, di movimento organizzato si dovrebbe parlare di surrealisti, o, meglio ancora, di spirito surrealista, così come si parla di spirito anarchico. Il surrealista, che è l’Unico (nel senso di Stirner), nasce in qualsiasi situazione perché egli è il Ribelle per antonomasia. Ascolta il suono della luce che cambia. Surrealismo e Dadaismo sono gli unici movimenti dell’avanguardia storica che siano nati non per impulso dei pittori ma dei poeti: di poeti che erano teorici anche della pittura. Per i surrealisti e i dadaisti l’arte andava intesa come attività totale, sottratta alla distinzione di arte e vita, alla divisione del lavoro, all’opposizione di teoria e prassi, sogno e veglia ecc. Ricordiamo una delle più citate “insegne” del Surrealismo, quel verso di Lautréamont per cui “la poesia deve essere fatta da tutti e non da uno”. 

giovedì 24 gennaio 2019

Il Surrealista di Arthutro Scharwz

Un giorno mi è stato chiesto se il Surrealismo potesse essere italiano. Il Surrealismo non può essere italiano, così come non può essere francese, belga, tedesco o spagnolo. Dare al Surrealismo un luogo d’elezione geografico è già negarlo. Di che nazionalità era il primo surrealista, l’uomo che inventò la ruota? Essere surrealisti significa, in primo luogo, essere anarchici, con tutto ciò che il termine comporta, e cioè pura rivolta cosciente, rifiuto di ogni principio di autorità, di ogni sistema, di ogni gerarchia, di ogni violenza. Il Surrealismo, ricordiamolo, è amore, poesia, rivoluzione. Al pari del poeta, dell’innamorato, dell’alchimista, il surrealista è un paria, un solitario, anche quando milita in un gruppo, e allora lo stesso gruppo è un gruppo emarginato, fuori dal sistema, del quale nega le regole del gioco. La solitudine del surrealista è quella di Nietzsche e di Stirner, dove il confine tra solitudine ed egoismo è difficile da ritrovare. Perché l’amore del prossimo è operante solamente nella misura in cui il prossimo si ritrova nel Sé. L’amore del Sé è il presupposto alla consapevolezza del Sé, e capire se stessi significa capire e amare l’altro. La trasformazione della società passa necessariamente dalla trasformazione dell’individuo; pensare l’inverso significa collocarsi in una prospettiva cattolica o marxista, per cui la felicità non è mai una realtà da conquistare per sé, ma una promessa per altri che dovrebbe realizzarsi in un ipotetico futuro, a patto, evidentemente, che si accetti di rinunciare oggi a quello che ci viene promesso per domani,
esattamente come l’oste il cui cartello precisa: “Domani si fa credito”. L’egoismo del surrealista è individualismo nel senso etimologico primo della parola “individuo” (in-dividus), e cioè
in-diviso: il surrealista aspira alla totalità, lotta per incarnare la lettera e lo spirito della rivoluzione, per essere verbo e azione, per conciliare il sogno e la realtà. Sui muri della Sorbonne una mano anonima aveva tracciato nel ’68: “Prendo i miei desideri per realtà perché credo nella realtà dei miei desideri”. Più che di Surrealismo il termine implica già il concetto di scuola, di movimento organizzato si dovrebbe parlare di surrealisti, o, meglio ancora, di spirito surrealista, così come si parla di spirito anarchico. 
Il surrealista, che è l’Unico (nel senso di Stirner), nasce in qualsiasi situazione perché egli è il Ribelle per antonomasia. Ascolta il suono della luce che cambia. Surrealismo e Dadaismo sono gli unici movimenti dell’avanguardia storica che siano nati non per impulso dei pittori ma dei poeti: di poeti che erano teorici anche della pittura. Per i surrealisti e i dadaisti l’arte andava intesa come attività totale, sottratta alla distinzione di arte e vita, alla divisione del lavoro, all’opposizione di teoria e prassi, sogno e veglia ecc. Ricordiamo una delle più citate “insegne” del Surrealismo, quel verso di Lautréamont per cui “la poesia deve essere fatta da tutti e non da uno”. Breton aveva fatto suo il materialismo esoterico della filosofia alchimistica. Per il Surrealismo la bellezza è ovunque. Questo atteggiamento
ottimista è proprio del rivoluzionario. L’ottimismo dei
surrealisti era pari alla disperazione per l’infamia dell’ordine sociale esistente. Alla domanda cosa resta del Surrealismo oggi, penso a una filosofia della vita, a uno stato d’animo, a una morale, una purezza, un bisogno di libertà...
Le opzioni fondamentali del Surrealismo conservano tutta la loro carica eversiva perché esprimono le aspirazioni più profonde dell’uomo. Queste aspirazioni non cambiano ogni vent’anni, o venti secoli. Breton può quindi a buon diritto sostenere che la nascita di un movimento più emancipatore non infirma in nulla le tesi fondamentali del Surrealismo sui piani della poesia, della libertà, dell’amore. Quello che deve essere ripensato in funzione di dati interamente nuovi è il problema sociale.
Il Surrealismo, “nato da un’affermazione di fede senza limiti nel genio della gioventù”, ha visto riaffermare, proprio dalla gioventù, nelle giornate del maggio 1968, le sue opzioni fondamentali. Breton se n’era andato da poco più di un anno, eppure la sua presenza tra i giovani era più reale di quella di qualsiasi altro rivoluzionario.

giovedì 25 gennaio 2018

André Breton e l’anarchia

Una grande sensibilità è sempre presente in Breton e questa sensibilità si esprime con una grande intensità quando evoca l'anarchismo. In Arcane 17, scritto nel 1944, ricorda: "La bandiera rossa, del tutto pura, priva di marchi o insegne, ritroverò sempre per essa l'esaltazione popolare all'avvicinarsi dell'altra guerra, l'ho vista dispiegarsi a migliaia nel cielo basso di Pré-Saint-Gervais. Tuttavia, sento che a ragione non posso farci nulla continuerei a fremere ancor più all'evocazione del momento in cui questo mare fiammeggiante, in posti poco numerosi e ben circoscritti, è stato bucato dallo stormire di bandiere nere. Nelle più profonde gallerie del mio cappello nero, certo, le devastazioni fisiche erano più sensibili, ma la passione aveva veramente forato certi occhi, vi aveva lasciato dei punti di incandescenza indimenticabili. Era come se la fiamma fosse passata su tutti loro bruciandoli soltanto più o meno, non lasciando sugli uni che la rivendicazione e la speranza più ragionevoli, le meglio fondate, mentre portava agli altri, più rari a consumarsi sul posto in un atteggiamento inesorabile di sedizione e di sfida. E ancora: Non dimenticherò mai la distensione, l'esaltazione e la fierezza che mi procurò, una delle primissime volte che bambino mi si portò in un cimitero tra tanti monumenti funerari deprimenti o ridicoli, la scoperta di una semplice lastra di granito incisa in lettere capitali rosse con la superba sentenza Né dio né padroni".

giovedì 31 marzo 2016

La poesia l’amore e la libertà

In una delle ultime interviste, Breton così riassume il senso della sua vita: “Per me l’essenziale è che non sono mai sceso a compromessi con le tre cause che avevo abbracciato in partenza e che sono la poesia, l’amore e la libertà”.
Nessun compromesso, neppure durante la guerra, quando la parola più frequentemente abusata era appunto libertà. Breton sa che la libertà della quale parlano i governanti è la libertà di continuare ad asservire l’uomo. In un momento in cui parlare di arte, di poesia, d’amore poteva sembrare addirittura reazionario. Breton afferma che sono proprio questi i valori che danno forza al colpo d’ala liberatorio: “L’amore, la poesia, l’arte, è solo attraverso loro che ritornerà la fiducia, che il pensiero umano riuscirà a riprendere il largo. Non si potrà ricominciare a contare sulla scienza che quando questa stessa avrà capito i mezzi per rimediare alla strana maledizione che la colpisce e sembra votarla ad accumulare più disillusioni e mali che benefici. Senza pregiudizio sulle misure di risanamento morale che si impongono in questa oscura vigilia di due volte l’anno mille, e che sono essenzialmente d’ordine sociale, per l’uomo preso isolatamente non si potrebbe avere speranza più valida e più estesa che nel colpo d’ala.”
In questo colpo d’ala sta il significato del surrealismo. Icaro con l’intelligenza di Prometeo (o Lucifero – portatore di luce) e la forza della disperazione di Spartaco. Così come il premio per la lotta, per la conquista della pietra filosofale non è la pietra, ma la lotta stessa, la giustificazione della rivolta sta nella sua dinamica negatrice. “È la rivolta stessa, la rivolta sola, che è creatrice di luce. E questa luce non può conoscere che tre vie: la poesia, la libertà e l’amore…
Ai pavidi Breton ricorda: “Non esiste, in effetti, una più spudorata menzogna di quella che consiste nel sostenere, anche e soprattutto in presenza dell’irreparabile, che la rivolta non serve a niente. La rivolta porta la sua giustificazione in sé stessa, indipendentemente dalle possibilità che ha di modificare o no lo stato di cose che la determina. È la scintilla nel vento, ma la scintilla che cerca la polveriera”.

giovedì 6 settembre 2012

SURREALISMO E ANARCHIA


Noi surrealisti stimiamo che una grande revisione delle dottrine si imponga con urgenza. Questa sarà possibile solo se i rivoluzionari esamineranno assieme a tutti i problemi del socialismo allo scopo non di trovarvi una conferma delle proprie idee, bensì di farne sorgere una teoria in grado di dare un impulso nuovo e possente alla Rivoluzione Sociale. La liberazione dell’uomo non potrebbe, se non vuole condannarsi a contraddirsi subito, ridursi al solo piano economico e politico, ma deve estendersi anche al piano etico (risanamento definitivo dei rapporti degli uomini fra loro). Essa è legata alla presa di coscienza da parte delle masse delle loro possibilità rivoluzionarie e a nessun costo può condurre a una società in cui tutti gli uomini, sull’esempio della Russia, siano eguali nella schiavitù.
Intransigenti come siamo col sistema d’oppressione capitalistico, si esprima esso nella forma ipocrita della democrazia borghese e odiosamente colonialistica o assuma l’aspetto di un regime totalitario nazista o staliniano, non possiamo non affermare ancora una volta la nostra ostilità di fondo nei confronti dei due blocchi. Come ogni guerra imperialistica, quella che essi preparano per risolvere i loro conflitti e annientare le volontà rivoluzionarie non è la nostra guerra. Da essa può risultare solo un aggravarsi della miseria, dell’ignoranza e della repressione. Solo dall’azione autonoma dei lavoratori noi ci attendiamo l’opposizione che potrà impedirla e condurre alla sovversione, nel senso di rifacimento assoluto, del mondo attuale.
Questa sovversione, il surrealismo è stato e rimane il solo a intraprenderla sul terreno sensibile che gli è proprio. Il suo sviluppo, la sua penetrazione negli spiriti hanno messo in evidenza l’insuccesso di tutte le forme d’espressione tradizionali e hanno dimostrato che esse erano inadeguate alla manifestazione di una rivolta cosciente dell’artista contro le condizioni materiali e morali imposte all’uomo. La lotta per la sostituzione delle strutture sociali e l’attività profusa dal surrealismo per trasformare le strutture mentali, lungi dall’escludersi, sono complementari. La loro unione dovrà affrettare l’avvento di un era libera da ogni gerarchia e da ogni costrizione.

giovedì 26 aprile 2012

TRE RANOCCHI di Alfred Jarry

Tre ranocchi passarono a guado,
cara Olana,
con degli aghi, un ditale
e del filo di lana.


E' per la veste del re,
cara Olana,
che il lavoro faranno col dito
e la lana.


Ecco arriva il boia,
cara Olana,
portando un grande grembiule
di ruvida lana.


-Tagliate cucite il vestito di Elbeuf,
cara Olana,
è pieno di sangue ma è  nuovo fiammante
ed è fatto di lana!


-Noi il sangue non lo tocchiamo,
cara Olana,
preferiamo marcirci, lì dentro,
assieme alla lana!


Il re non c’è più, il re è morto,
cara Olana,
e noi dividiam la sua sorte:
tagliate la lana!

giovedì 29 marzo 2012

LE MANI IN TASCA di Benjamin Péret

Nessuna esitazione e vedrete la linea della vita
Del pane tagliato in tutta la sua lunghezza
È una valle profonda dove scorre un fiume di latte acido
La cui corrente trasporta migliaia di ali
Che sbattono senza posa per provocare il furore delle acque
Ma no esse ridono come un fischio d’ammirazione
Indirizzato dai bassifondi di Chicago
Alla ragazza nuda che si contempla allo specchio
Che applaude fragorosamente
E un pesce volante erra intorno a lei
Criticandola
Il suo occhio destro concentra tutto il mare e il suo sale che brilla al sole
Mentre l’altro presagisce l’autunno
Ascolta i frutti maturi che cadono al suolo
Con un rumore di schiaffo immeritato
Che dirà la terra
E il tuo seno destro che figura un colpo di cannone
Sparato in onore delle anatre selvatiche
Che migrano nel tuo sangue
Mentre il tuo seno sinistro si ricorda
Del segnale di confine che per tanto tempo
Lo ha privato delle carezze del sole che sorgeva
Frusciante sotto il suo ombrello color dei due mondi
Dove si riparano bastimenti a quattro alberi
Lamenti a denti di sega sbreccata
E colpi d’occhio complici come casseforti aperte
Riempite dal soffio leggero
Degli enigmi risolti