Bologna Convegno Internazionale contro la Repressione
TESTIMONIANZE
Ho partecipato al convegno di Bologna, siamo partiti da Ostia. Abbiamo dormito tutti e tre i giorni all’interno dell’Università, forse a Lettere. Ricordo grandi passeggiate nel centro di Bologna e poi gli scontri del terzo giorno. Scontro fra i compagni, grosse tensioni e un senso di sconfitta. Sì, perché si andava lì nella speranza di trovare comunque, all’interno del movimento, un progetto comune, qualunque esso fosse. Invece il risultato è stata una spaccatura che ha determinato un indebolimento, oggettivo, del movimento.
Una spaccatura tra un’anima attenta alla necessità dell’organizzazione e un anima più pressappochista, più, come dire, anarchica. Idealista, forse. Tutto questo per il movimento è stato un colpo quasi mortale.
(Roberto, tratto da “Una Sparatoria Tranquilla) Odradek)
Del convegno a Bologna, ricordo innanzitutto il controllo esercitato dalla Federazione del Partito Comunista, che picchettava le sedi e le abitazioni dei compagni conosciuti che in quell’occasione chiaramente ospitavano compagni venuti da fuori. La posizione del PCI era di apertura controllata, ma molto controllata, più controllo che apertura. Comunque con l’intenzione di non provocare scontri, ma di stare pronti a qualsiasi evenienza e tenere sotto controllo i compagni e quello che succedeva. Qualche “spesa proletaria” c’era, io oltre a qualche tortina in una pasticceria non sono andato, anche se ho rimpianto il fatto di non poter cenare pure io al “Cantunzein”. Per quanto riguarda le assemblee al Palasport, mi ricordo che fu deciso che il servizio d’ordine venisse affidato a Lotta Continua locale. E che tutti si entrava disarmati, sotto ogni punto di vista, all’interno dell’emiciclo del Palasport. E appunto, l’ordine era garantito da questi di Lotta Continua. Be’, si, forse qualche schiaffone è volato. Magari quando interveniva Boato, molti insulti e qualche schiaffone. Di peggio non è successo. La componente maggiore al Palasport era l’autonomia, della destra del movimento, in particolare, mi ricordo di Boato, un suo intervento subissato dai fischi. Accolti non bene neanche Bifo, i traversali, questo colore che c’era, perché poi si tendeva ad esulare dai temi scottanti del dibattito, che erano in campo, e si faceva un po’ di colore. Con questo non voglio essere sprezzante con Guattari, i nouveaux philosophes e via di seguito, ma mi sembrava che il problema della trasversalità del linguaggio fosse un po’ a latere rispetto all’emergenza di tanti altri problemi. (Il movimento è un po’ morto a Bologna), diciamo che i più avveduti si resero conto che da lì grossi processi unitari non sarebbero usciti. Infatti non a caso penso che poi si innescano i cosiddetti “cento giorni della lotta armata”. Vista anche l’impossibilità di procedere a un processo unitario rispetto a queste componenti. Poi, di colore, ci fu l’episodio del MLS che tentò di entrare armato di spranghe nell’emiciclo, come il suo solito. Con il risultato che si presero una grossa paura, perché trovarono posizioni morbide all’entrata, nell’emiciclo, sbaragliarono i compagni che tentavano di opporsi. Lotta Continua non intervenne o comunque non aveva intenzione di procedere perché questi erano comunque armati di spranghe. E allora intervenimmo noi romani e ci distribuimmo un adesivo, che era “Sturmtruppen” mi pare. E armati soltanto di questo adesivo e dell’inflessione del dialetto romanesco li affrontammo con grida poco politiche, tipo “figlio di puttana ti rompo il culo”. Questi insulti in romanesco furono positivi, perché ottennero l’effetto sperato, infatti questa colonna di servizio d’ordine di tozzi e cattivi e combattivi cominciò a retrocedere, fino a uscire fuori e schierarsi poi, sempre in modo provocatorio, ma lontano.
(Claudio, tratto da “Una Sparatoria Tranquilla) Odradek)
Direi che la fine del movimento ’77 la daterei al convegno di Bologna. Come cause indicherei: la mancanza della capacità
organizzativa di questo movimento. La mancanza di un progetto. Incapacità di fare un salto in avanti a questo movimento.
(Federico, tratto da “Una Sparatoria Tranquilla) Odradek)
Questo sino ai famosi tre giorni di convegno a Bologna, in cui Bifo a modo suo decretò lo scioglimento del movimento; apprendemmo la notizia in piazza Maggiore, Bologna era invasa da capelli lunghi, facce colorate, gonne a fiori, sacchi a pelo; i portici somigliavano a dormitori pubblici. I bolognesi erano aperti al dialogo, il tempo era bello, ed eravamo tanti, ma tanti, tanti tanti tanti, e quando arrivò la notizia che si era creata una frattura insanabile tra l’area creativa e l’ala dura, penso che ci cedettero in pochi. Tutti quei compagni, che decretavano la fine del movimento perché c’era troppa disgregazione, non sembrava possibile. Dopo di allora è stato un lento declino, gli indiani si ritirarono nelle riserve e l’autonomia diede il via a quel po’ di casino che è successo dopo.
(Fiorella, tratto da “Una Sparatoria Tranquilla) Odradek)
Bodo’s Project è un progetto di comunicazione “altra” per la creazione e la circolazione di scritti, foto e di video geneticamente sovversivi. La critica radicale per azzerare la società della merce; la decrescita, il primitivismo, la solidarietà per contrastare ogni forma di privatizzazione iniziando dall’acqua. Il piacere e la gioia di costruire una società dove tutti siano liberi ed uguali.
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giovedì 28 dicembre 2017
giovedì 21 dicembre 2017
Quarantanni fa … il ’77 (capitolo XXXVII)
23 settembre: a Bologna, convegno internazionale contro la repressione. La città è presidiata da più di 6.000 poliziotti, inizia il convegno internazionale sulla repressione, a cui partecipano migliaia di giovani. La polizia compie perquisizioni sulle strade e sulle autostrade intorno alla città, controllando 27.000 persone e compiendo 10 arresti per possesso di armi proprie o improprie, oppure di stupefacenti. La prima riunione è quella dell’Autonomia. Al Palasport, nella prima assemblea generale, il gruppo di autonomi di via dei Volsci impedisce a forza l’ingresso ai militanti del MLS, che solo dopo essere stati perquisiti, vengono infine fatti entrare. Una lettera di Bifo da Parigi viene accolta dai fischi dell’assemblea. Viene pubblicato per l’occasione il numero unico Benvenuti nella città più libera del mondo: La storia presenta pochi esempi di un movimento di rivolta sociale della profondità di quello che è cominciato in Italia nel febbraio 1977. Dappertutto, in tutte le fabbriche dell’alienazione, scoppiano lotte selvagge contro il lavoro che i burocrati sindacali non riescono più né ad impedire né a nascondere. Qua e là appaiono le prime forme di organizzazione autonoma del proletariato, con i delegati revocabili dalla base. Il partito detto comunista non ha più la forza di apparire ciò che non è. E poiché gli stalinisti vogliono tenere il proletariato prigioniero nella logica dei loro interessi di dominio, il PCI è diventato la Bastiglia della rivoluzione italiana: soltanto distruggendolo, essa vincerà. Siamo qui per combattere la repressione in atto, non per lamentarcene, non dobbiamo fare la retorica della repressione, dobbiamo sconfiggerla. La nostra lotta alla repressione deve essere una lotta offensiva, come lo è la nostra lotta contro tutti i poteri della società di classe. Non dimentichiamo, compagni, che la violenza della repressione è inversamente proporzionale alla violenza delle lotte, e al numero dei combattenti. Dove molti infrangono le leggi e le convenzioni, nessuno viene punito; e mentre le lotte circoscritte sono facilmente represse, quelle grandi e gravi sono premiate dalla vittoria. Tornare all’offensiva significa: generalizzare e radicalizzare l’insubordinazione a qualsivoglia gerarchia, esercitare la nostra creatività distruttiva contro la società dello spettacolo, sabotare le macchine e la merce che sabotano la nostra vita, promuovere scioperi generali selvaggi a tempo indeterminato, riunirsi sempre in assemblea in tutte le fabbriche della separazione, eleggere delegati sempre revocabili dalla base, collegare costantemente tutti i luoghi di lotta, non trascurare tutti i mezzi tecnici (radio, etc.) utili alla comunicazione liberata, dare un valore d’uso diretto a tutto ciò che ha un valore di scambio (merce, etc.), occupare in permanenza le fabbriche e gli edifici pubblici, organizzare l’autodifesa dei territori conquistati. Avanti, musica! Fin’ora, tutte le misure repressive, dalla minima alla massima, dalla calunnia ai carri armati, non hanno giovato al potere, perché non sono riuscite ad impedire niente di ciò che è successo. Ma non dobbiamo dimenticare mai che il più piccolo errore compiuto dal movimento ci può nuocere in maniera irrimediabile. La poca chiarezza teorico-pratica su una questione strategica, come quella delle armi, rischia di produrre effetti molto gravi se non è rapidamente superata, dalla radicalità stessa del movimento. Le armi vanno usate quando tutti sono pronti ad usarle. Chi oggi gioca con le armi, gioca con il potere, che è molto più armato di noi; e col potere non bisogna giocare, bisogna distruggerlo. Da un punto di vista pratico, usare le armi in una manifestazione di ventimila persone, dove solo cento sono armate, non è solo inutile, ma dannoso: si espongono al fuoco della polizia migliaia di compagni che non possono difendersi. Quei compagni che si preoccupano di possedere fin d’ora un’arma, sono degli ingenui: quando ci serviranno davvero le armi, le prenderemo molto semplicemente al nemico. Se vogliamo combattere la repressione, combattiamo anche ciò che può fornire un pretesto e una giustificazione alla repressione. Coloro che si auto-compiacciono nell’uso stupido delle armi, non sono la parte più avanzata e più «dura» dell’attuale movimento rivoluzionario, ma la retroguardia della sua coscienza teorica e strategica.
Quanto al terrorismo, In Italia oggi è assolutamente privo non solo di utilità, ma anche di giustificazioni. Questo movimento è, per il semplice fatto di essersi manifestato nelle forme in cui si è manifestato, il rifiuto definitivo di tutti i partiti e di ogni gerarchia, la critica vivente di tutte le ideologie e della politica specializzata, il rifiuto del lavoro e della disoccupazione, il gusto della comunicazione liberata e del dialogo, e quindi anche della festa e del gioco. Vigiliamo, compagni, impedendo con ogni mezzo che si formino nuova- mente fra di noi gerarchie e gruppetti burocratici con la pretesa di dirigerci! Non abbiamo alcun bisogno di servizi d’ordine per sapere quello che dobbiamo fare, o evitare di fare: la nostra intelligenza è sempre sufficiente a comprendere le necessità della situazione. I servizi d’ordine commettono sempre più prevaricazioni ed errori di quanti non ne impediscano; il loro ruolo poliziesco all’interno del movimento riproduce di fatto un potere separato, controrivoluzionario. Essi costituiscono la base per ricreare ogni gerarchia, e diventano lo strumento di coloro che hanno ambizioni di leader, non avendo capito niente né di questo movimento né della rivoluzione sociale. La passata esperienza, e la moderna teoria rivoluzionaria ci insegnano che «l’organizzazione rivoluzionaria ha dovuto imparare che non può combattere l’alienazione sotto forme alienate» (Debord, La Società dello Spettacolo). Ciò che è necessario ora, lo era fin dall’inizio del progetto
rivoluzionario proletario. Si tratta dell’azione autonoma della classe operaia in lotta per l’abolizione del salariato, della merce, dello Stato. Compagni, seminiamo il vento: raccoglieremo tempesta! Diffondiamo dappertutto queste parole d’ordine, con ogni mezzo, radio, manifesti, scritte, interventi, etc.: - Abolizione della società di classe - Tutto il potere ai consigli operai - Il lavoro è il sabotaggio della vita: sabotiamo il lavoro - Distruzione della società dello spettacolo - L’umanità non sarà felice che il giorno in cui l’ultimo burocrate sarà impiccato con le budella dell’ultimo capitalista - Liberazione immediata di tutti gli arrestati - L’emancipazione dei lavoratori sarà opera di loro stessi o non sarà”. Al convegno più della politica conta forse la voglia di stare insieme e di esprimersi attraverso la festa: “C’era una divisione, a quel convegno: gli zombie rintanati nell’università a farsi le loro assemblee, e la parte viva, la gente vera del movimento, fuori, a suonare, a cantare, a far casino”. Fanno la loro comparsa ufficiale i primi punk: Poi è arrivato il convegno sul dissenso: lì ha suonato per la prima volta un gruppo di compagni di piazza che noi non conoscevamo molto, e che si chiamava Centro d’Urlo Metropolitano poi Gaznevada. E’ stato uno spettacolo veramente di rottura, in uno spazio decentrato, Piazza dell’Unità, che è fuori, alle spalle della Stazione. Allora erano su una linea molto punk, con giacconi di pelle, occhiali neri, borchie, eccetera, erano già arrivate le prime immagini del punk dall’America e dall’Inghilterra. Ecco, la gente la prese anche bene, in generale, ma i compagni del convegno erano tutti molto incazzati, c’era chi li voleva menare, dicevano che erano fascisti. Loro hanno fatto il loro spettacolo, in particolare questa canzone che era «Mamma dammi la benza». In effetti, l’impatto immediato del Centro d’Urlo è piuttosto solforico: i compagni di movimento, che si erano riuniti attorno a parole d’ordine speranzose e costruttive del tipo «cambiamo la vita, cambiamo la società», non potevano reagire molto bene a una cosa come «Mamma dammi la benza / non posso farne più senza / ne sento già la mancanza / esiste la dipendenza / o mamma dammi la benza. Da Roma, Berlinguer definisce gli autonomi “nuovi fascisti”.
24 settembre: a Bologna prosegue il convegno. In Piazza Maggiore il dibattito coinvolge e verte sul rapporto fra operai e movimento. Calano le presenze al Palasport. “A Bologna applausi ironici e fischi per la maggior parte degli intellettuali intervenuti all’assemblea del movimento; il filosofo francese Félix Guattari viene ascoltato con disinteresse e cortesia. In serata, a Bologna, con la frase «Saluti compagni», pronunciata allegramente da un gruppo di una quindicina di giovani, tornano le autoriduzioni, in una pizzeria del centro e in un ristorante, il Lamma (dove una ventina di giovani mangiano abbondantemente e lasciano sul tavolo 5.500 lire delle 60.000 del conto
25 settembre: a Bologna si svolge il grande corteo dei 70.000 che pone fine alla manifestazione contro la repressione. Dietro allo striscione con la scritta «Paolo e Daddo liberi» sono circa 7.000 gli autonomi organizzati.
Quanto al terrorismo, In Italia oggi è assolutamente privo non solo di utilità, ma anche di giustificazioni. Questo movimento è, per il semplice fatto di essersi manifestato nelle forme in cui si è manifestato, il rifiuto definitivo di tutti i partiti e di ogni gerarchia, la critica vivente di tutte le ideologie e della politica specializzata, il rifiuto del lavoro e della disoccupazione, il gusto della comunicazione liberata e del dialogo, e quindi anche della festa e del gioco. Vigiliamo, compagni, impedendo con ogni mezzo che si formino nuova- mente fra di noi gerarchie e gruppetti burocratici con la pretesa di dirigerci! Non abbiamo alcun bisogno di servizi d’ordine per sapere quello che dobbiamo fare, o evitare di fare: la nostra intelligenza è sempre sufficiente a comprendere le necessità della situazione. I servizi d’ordine commettono sempre più prevaricazioni ed errori di quanti non ne impediscano; il loro ruolo poliziesco all’interno del movimento riproduce di fatto un potere separato, controrivoluzionario. Essi costituiscono la base per ricreare ogni gerarchia, e diventano lo strumento di coloro che hanno ambizioni di leader, non avendo capito niente né di questo movimento né della rivoluzione sociale. La passata esperienza, e la moderna teoria rivoluzionaria ci insegnano che «l’organizzazione rivoluzionaria ha dovuto imparare che non può combattere l’alienazione sotto forme alienate» (Debord, La Società dello Spettacolo). Ciò che è necessario ora, lo era fin dall’inizio del progetto
rivoluzionario proletario. Si tratta dell’azione autonoma della classe operaia in lotta per l’abolizione del salariato, della merce, dello Stato. Compagni, seminiamo il vento: raccoglieremo tempesta! Diffondiamo dappertutto queste parole d’ordine, con ogni mezzo, radio, manifesti, scritte, interventi, etc.: - Abolizione della società di classe - Tutto il potere ai consigli operai - Il lavoro è il sabotaggio della vita: sabotiamo il lavoro - Distruzione della società dello spettacolo - L’umanità non sarà felice che il giorno in cui l’ultimo burocrate sarà impiccato con le budella dell’ultimo capitalista - Liberazione immediata di tutti gli arrestati - L’emancipazione dei lavoratori sarà opera di loro stessi o non sarà”. Al convegno più della politica conta forse la voglia di stare insieme e di esprimersi attraverso la festa: “C’era una divisione, a quel convegno: gli zombie rintanati nell’università a farsi le loro assemblee, e la parte viva, la gente vera del movimento, fuori, a suonare, a cantare, a far casino”. Fanno la loro comparsa ufficiale i primi punk: Poi è arrivato il convegno sul dissenso: lì ha suonato per la prima volta un gruppo di compagni di piazza che noi non conoscevamo molto, e che si chiamava Centro d’Urlo Metropolitano poi Gaznevada. E’ stato uno spettacolo veramente di rottura, in uno spazio decentrato, Piazza dell’Unità, che è fuori, alle spalle della Stazione. Allora erano su una linea molto punk, con giacconi di pelle, occhiali neri, borchie, eccetera, erano già arrivate le prime immagini del punk dall’America e dall’Inghilterra. Ecco, la gente la prese anche bene, in generale, ma i compagni del convegno erano tutti molto incazzati, c’era chi li voleva menare, dicevano che erano fascisti. Loro hanno fatto il loro spettacolo, in particolare questa canzone che era «Mamma dammi la benza». In effetti, l’impatto immediato del Centro d’Urlo è piuttosto solforico: i compagni di movimento, che si erano riuniti attorno a parole d’ordine speranzose e costruttive del tipo «cambiamo la vita, cambiamo la società», non potevano reagire molto bene a una cosa come «Mamma dammi la benza / non posso farne più senza / ne sento già la mancanza / esiste la dipendenza / o mamma dammi la benza. Da Roma, Berlinguer definisce gli autonomi “nuovi fascisti”.
24 settembre: a Bologna prosegue il convegno. In Piazza Maggiore il dibattito coinvolge e verte sul rapporto fra operai e movimento. Calano le presenze al Palasport. “A Bologna applausi ironici e fischi per la maggior parte degli intellettuali intervenuti all’assemblea del movimento; il filosofo francese Félix Guattari viene ascoltato con disinteresse e cortesia. In serata, a Bologna, con la frase «Saluti compagni», pronunciata allegramente da un gruppo di una quindicina di giovani, tornano le autoriduzioni, in una pizzeria del centro e in un ristorante, il Lamma (dove una ventina di giovani mangiano abbondantemente e lasciano sul tavolo 5.500 lire delle 60.000 del conto
25 settembre: a Bologna si svolge il grande corteo dei 70.000 che pone fine alla manifestazione contro la repressione. Dietro allo striscione con la scritta «Paolo e Daddo liberi» sono circa 7.000 gli autonomi organizzati.
giovedì 14 dicembre 2017
Quarant’anni fa … il ’77 (capitolo XXXVI)
Bologna, Convegno Internazionale contro la Repressione
Alcune adesioni
Lettera al movimento di Bologna dai compagni rinchiusi nel carcere di S. Giovanni in Monte
Sono passati ormai sei mesi dalle giornate di marzo. Nell'ultimo mese altri 5 compagni sono stati arrestati. Il sequestro di militanti politici come vendetta ed anticipazione terroristica contro il movimento, continua. Noi riteniamo che questa manovra induca un salto di qualità alla repressione di massa in Italia, tuttavia sappiamo che il proletariato nella sua ricchezza di comportamenti quotidiani e scadenze di lotta ancora una volta saprà fermarla e superarla. Noi, siamo ostaggi nelle mani del nemico di classe, la nostra liberazione è la riconquista della libertà per tutti. Il potere in tutte le sue espressioni vuol farci tacere ma incarcerarci non è sufficiente. Siamo e saremo sempre presenti in tutte le istanze di lotta dentro e fuori il carcere e al convegno internazionale porteremo il nostro preciso contributo al dibattito politico. Tuttavia, vi sono aspetti nel modo di condurre l'istruttoria da parte di Catalanotti che devono essere a nostro avviso smascherati e semplificati.
Per questo inizieremo dal 14 settembre uno sciopero della fame in collegamento con tutti i compagni rinchiusi negli altri carceri emiliani, coi seguenti obiettivi:
1) Ci hanno isolati in carceri diversi per distruggere la nostra volontà di lotta e per dividerci dal movimento, ma vogliamo ribadire, nella maniera ,più esemplificativa possibile, la nostra unità che è data dalla nostra internità al movimento. Dividerci non serve perché è il movimento che ci unisce e ci rivendica. Chiediamo che vengano riportati a Bologna tutti gli imputati per le istruttorie di Catalanotti;
2) Le istruttorie Catalanotti si giovano della copertura di tutta la cosidetta stampa indipendente e di partito, ad esclusione di Lotta Continua. Questo fatto ne rileva l'uso terroristico e contro chiunque lotti per impedire la chiusura di fabbriche, gli sfratti, I'aumento dei prezzi e delle tariffe ecc.
3) Chiediamo, di fronte alla assoluta mancanza di,prove e di indizi che non siano ideologici o di militanza politica, la immediata chiusura delle istruttorie e la scarcerazione di tutti i compagni detenuti
4) Vogliamo, in concomitanza col convegno internazionale, colloqui con i giornalisti, gli intellettuali francesi ed europei.
(Maurice Bignami, Albino Bonomi, Franco Ferlini, Rocco Fresca, Patrizia Gubellini, Maurizio Sicuro.)
Collettivo femminista di Scienze di Bologna
Alcune compagne del collettivo femminista di scienze, quelle già tornate a Bologna, si sono trovate per discutere del convegno del 23, 24, 25. Abbiamo letto quello che alcune compagne hanno scritto su Lotta Continua abbiamo parlato con altre compagne di Bologna e ci è sembrato giusto intervenire con questa lettera che non vuole essere un'analisi approfondita, ma solo 1' espressione di un'esigenza nostre l'invito al dibattito a tutte le compagne e agli altri collettivi.
Noi di scienze, come molte altre compagne di Bologna, da marzo ad oggi siamo sempre state nel movimento vivendo la contraddizione di sentirci dentro come compagne, ma fuori come donne. Di questo problema non siamo mai riuscite a discutere fra noi e con tutte le altre, nonostante qualche tentativo. Per questo pensiamo che le compagne di Bologna dovrebbero discutere prima possibile del convegno, di come lo viviamo, di cosa rappresenta per loro.
Noi vediamo il convegno di Bologna come un momento di lotta, di incontro e di dibattito per tutti quelli che sono contro questo stato questo sistema, che ne sono oppressi e a maggior ragione potrebbe esserlo per noi donne che subiamo tutti i giorni la repressione dello stato, delle istituzioni della società, dentro la famiglia, sul lavoro (o nella disoccupazione), nella scuola, per la strada, in ogni momento della nostra vita.
Ma proprio perché crediamo nella nostra specificità, sentiamo l'esigenza di incontrarci e di discutere con le altre donne, il bisogno di riaggregarci sui nostri contenuti e desideri. Per fare ciò pensiamo sia necessario prendere un nostro spazio all'interno del convegno e cominciare da subito a discutere su come gestircelo. Vorremmo un confronto su questi problemi con le compagne delle altre città e le invitiamo fin da ora a parlarne e a scrivere sui giornali.
Alcune adesioni
Lettera al movimento di Bologna dai compagni rinchiusi nel carcere di S. Giovanni in Monte
Sono passati ormai sei mesi dalle giornate di marzo. Nell'ultimo mese altri 5 compagni sono stati arrestati. Il sequestro di militanti politici come vendetta ed anticipazione terroristica contro il movimento, continua. Noi riteniamo che questa manovra induca un salto di qualità alla repressione di massa in Italia, tuttavia sappiamo che il proletariato nella sua ricchezza di comportamenti quotidiani e scadenze di lotta ancora una volta saprà fermarla e superarla. Noi, siamo ostaggi nelle mani del nemico di classe, la nostra liberazione è la riconquista della libertà per tutti. Il potere in tutte le sue espressioni vuol farci tacere ma incarcerarci non è sufficiente. Siamo e saremo sempre presenti in tutte le istanze di lotta dentro e fuori il carcere e al convegno internazionale porteremo il nostro preciso contributo al dibattito politico. Tuttavia, vi sono aspetti nel modo di condurre l'istruttoria da parte di Catalanotti che devono essere a nostro avviso smascherati e semplificati.
Per questo inizieremo dal 14 settembre uno sciopero della fame in collegamento con tutti i compagni rinchiusi negli altri carceri emiliani, coi seguenti obiettivi:
1) Ci hanno isolati in carceri diversi per distruggere la nostra volontà di lotta e per dividerci dal movimento, ma vogliamo ribadire, nella maniera ,più esemplificativa possibile, la nostra unità che è data dalla nostra internità al movimento. Dividerci non serve perché è il movimento che ci unisce e ci rivendica. Chiediamo che vengano riportati a Bologna tutti gli imputati per le istruttorie di Catalanotti;
2) Le istruttorie Catalanotti si giovano della copertura di tutta la cosidetta stampa indipendente e di partito, ad esclusione di Lotta Continua. Questo fatto ne rileva l'uso terroristico e contro chiunque lotti per impedire la chiusura di fabbriche, gli sfratti, I'aumento dei prezzi e delle tariffe ecc.
3) Chiediamo, di fronte alla assoluta mancanza di,prove e di indizi che non siano ideologici o di militanza politica, la immediata chiusura delle istruttorie e la scarcerazione di tutti i compagni detenuti
4) Vogliamo, in concomitanza col convegno internazionale, colloqui con i giornalisti, gli intellettuali francesi ed europei.
(Maurice Bignami, Albino Bonomi, Franco Ferlini, Rocco Fresca, Patrizia Gubellini, Maurizio Sicuro.)
Collettivo femminista di Scienze di Bologna
Alcune compagne del collettivo femminista di scienze, quelle già tornate a Bologna, si sono trovate per discutere del convegno del 23, 24, 25. Abbiamo letto quello che alcune compagne hanno scritto su Lotta Continua abbiamo parlato con altre compagne di Bologna e ci è sembrato giusto intervenire con questa lettera che non vuole essere un'analisi approfondita, ma solo 1' espressione di un'esigenza nostre l'invito al dibattito a tutte le compagne e agli altri collettivi.
Noi di scienze, come molte altre compagne di Bologna, da marzo ad oggi siamo sempre state nel movimento vivendo la contraddizione di sentirci dentro come compagne, ma fuori come donne. Di questo problema non siamo mai riuscite a discutere fra noi e con tutte le altre, nonostante qualche tentativo. Per questo pensiamo che le compagne di Bologna dovrebbero discutere prima possibile del convegno, di come lo viviamo, di cosa rappresenta per loro.
Noi vediamo il convegno di Bologna come un momento di lotta, di incontro e di dibattito per tutti quelli che sono contro questo stato questo sistema, che ne sono oppressi e a maggior ragione potrebbe esserlo per noi donne che subiamo tutti i giorni la repressione dello stato, delle istituzioni della società, dentro la famiglia, sul lavoro (o nella disoccupazione), nella scuola, per la strada, in ogni momento della nostra vita.
Ma proprio perché crediamo nella nostra specificità, sentiamo l'esigenza di incontrarci e di discutere con le altre donne, il bisogno di riaggregarci sui nostri contenuti e desideri. Per fare ciò pensiamo sia necessario prendere un nostro spazio all'interno del convegno e cominciare da subito a discutere su come gestircelo. Vorremmo un confronto su questi problemi con le compagne delle altre città e le invitiamo fin da ora a parlarne e a scrivere sui giornali.
giovedì 7 dicembre 2017
Quarant’anni fa … il ’77 (capitolo XXXV)
Bologna, Convegno Internazionale contro la Repressione.
La preparazione.
Documento di Radio Alice per la commissione sulle comunicazioni di massa
1) Al convegno di Bologna verrà allestita una sezione di discussione sui problemi dell'informazione, della comunicazione e della scrittura. La commissione che curerà l'organizzazione di questa sezione non si è ancora riunita formalmente, anche se i compagni che di fatto la compongono hanno discusso a lungo tra di loro.
2) Con questo intervento apriamo la discussione con l'intenzione di accentrare l'attenzione su tutte le implicazioni di questo discorso intorno a questi problemi e sul significato politico dell'informazione. In questo campo nevralgico della lotta di classe il rosso vince sull'esperto perché è capace di trasformare.
3) Il convegno è una occasione eccezionale di confronto teorico e pratico per tutti i compagni delle radio, dei fogli locali e per i compagni stranieri; può essere anche l'occasione per impostare sul piano operativo un salto nel modo di fare informazione nel movimento e per il movimento.
Comunicazioni più precise sull'organizzazione pratica di questa sezione verranno fornite in tempo utile prima dell'inizio del convegno di Bologna. Produzione e riproduzione del capitale, fabbrica e società: l'informazione contro la vita, per la valorizzazione del capitale, per la riproduzione conservazione della forza lavoro.
La vita ridotta a forza lavoro; consumo di forza lavoro nel processo produttivo, produzione di forza lavoro nella società. Due campi, dunque. Lo stesso Signore: il capitale.
L'informazione produce, crea il tempo omologo al capitale. Informatica: scienza, funzione della produzione, programma controllo. Si parte da un punto: il processo produttivo, oggettività dell'universo della produzione, le macchine, il tempo, l'uomo nella macchina, si configura una società necessaria, oggettiva. Lì c'è l'informatica: nella produzione e nella società per la produzione. D. M. D. I calcolatori: la fabbrica e il ministero degli interni. Bit, bit... Non basta.
La notizia: l'alea, il caos universale del reale costretto, brutalmente, sulla superficie bidimensionale della carta, negli impulsi elettrici che riproducono la voce e l'immagine: simbolico e immaginario, sovrapposti intrecciati, nel grande spettacolo celebrazione dell'esistenza. Funzione del consenso. Il grande silenzio delle comunicazioni di massa.
Il reale al capitale, l'immaginario alle masse e il simbolico piegato agli interessi di dominio (consenso) nella macchina che produce il grande spettacolo. Chi controlla il reale ha il potere, ma chi ha il potere produce il reale.
Una lacerazione: marzo Radio Alice. Non è una celebrazione: sul corpo del potere è rimasta una leggera cicatrice. A noi un briciolo di coscienza: I'informazione è potere, non registra, produce reale.
L'informazione circola nel capitale, le multinazionali, le cancellerie di stato, le polizie: comunicazione nel capitale. Fuori del capitale, nella società il silenzio delle comunicazioni di massa, i riti politici, non la politica, non le decisioni, ma l'ideologia.
Il programma del capitale: comunicazione al proprio interno, neutralizzazione della comunicazione al proprio esterno comprimere i rapporti comunicativi. La tattica: stornare i rapporti comunicativi dai loro oggetti, il desiderio, il potere, la verità. Foucault insegna qualcosa. La comunicazione è sovversiva: il potere lo sa Catalanotti, è politico.
Il nostro programma: la sovversione, il suo mezzo: la comunicazione, il suo contenuto: l'informazione.
1975 76: le radio, in Italia. Marzo 1977: Radio Alice, una rivelazione. Finito. Abbiamo appena cominciato.
Continuiamo: « più avanti. Come nomadi, in apparenza. In verità spinti dall'inquietudine di trovare un luogo degno di viverci e di morirci ». (R. Musil).
Continuiamo, spinti dall'inquietudine, come nomadi.
Non può essere altrimenti.
Una agenzia di stampa? Pensiamoci, subito!
Agenzia di stampa non rende conto dell'idea, non chiarisce il progetto.
Il linguaggio è contaminato, invischiato col potere, dire Agenzia di Stampa o più propriamente, forse, Agenzia di Informazione è subito implicare l'universo giuridico, il luogo della Legge (la Scrittura) quel luogo in cui la società si rappresenta in Forma che contiene il reale, lo fissa, lo plasma, lo esclude quando è fastidioso, lo sopprime quando è incontenibile. In quell'universo c'è uno spazio per queste due parole: Agenzia d'Informazione: E' spazio illusorio e reale. Illusorio come spazio di regolamentazione del progetto: problema della professionalità, di individuazione limitazione dei soggetti della iniziativa (società giuridica ecc.):
tutto questo è un problema di movimento, contenuto politico del progetto. Non è il diritto a decidere lo statuto di chi è nell'agenzia, di chi trasmette le informazioni e di chi le riceve, a decidere criteri di obiettività e di verità, è il progetto politico del movimento. Questo e chiaro. Tuttavia il luogo del diritto è luogo reale: là si rappresentano dei rapporti di forza, nelle aule silenziose della giustizia la politica è sovrana, il diritto sanzione formale dei rapporti di forza, semplice copertura delle difficoltà e delle contraddizioni del potere.
Dunque, agenzia di informazione nel movimento e per il movimento. Agenzia nazionale e internazionale. Con una metafora figurativa: il nodo di una raggiera, i cui raggi alle estremità si curvano e si intrecciano l'un l'altro. Con un'altra metafora, politica questa volta: lo strumento per il bollettino di guerra della transizione, lo strumento per la diffusione di un sapere (informazioni) del capitale che vive separato dal movimento nelle riviste dei padroni, nelle veline delle multinazionali, nel controllo dei mercati nel monopolio delle materie prime, nelle scelte dei Rockefeller e degli Agnelli (Carter esecutore), e soprattutto, o anche, nei mille episodi di resistenza della forza lavoro a piegarsi come capitale nel processo di valorizzazione. Un progetto ambizioso, appena accennato. Protagonista il movimento tutto nella fase della transizione.
L'informazione come valore d'uso nel processo di liberazione.
L'informazione come moltiplicatore delle pratiche sovversive, l'informazione come produzione di rapporti di comunicazione tra settori di classe (ancora la classe, ma senza enfasi, né certezze) che resistono dissentono, si oppongono, trasgrediscono alle norme di dominio che la costituzione formale santifica e che la costituzione materiale (sistema dei partiti uscito dalla resistenza) rende esecutive. Contro la repressione in questo senso.
Scrivere e comunicare: questo è il programma. Scrittura come testo minore della sovversione, come incisione nella realtà delle pratiche trasformative, come emersione dalla clandestinità di queste pratiche molecolari: comunicazione, appunto.
Comunicazione cioè organizzazione.
La preparazione.
Documento di Radio Alice per la commissione sulle comunicazioni di massa
1) Al convegno di Bologna verrà allestita una sezione di discussione sui problemi dell'informazione, della comunicazione e della scrittura. La commissione che curerà l'organizzazione di questa sezione non si è ancora riunita formalmente, anche se i compagni che di fatto la compongono hanno discusso a lungo tra di loro.
2) Con questo intervento apriamo la discussione con l'intenzione di accentrare l'attenzione su tutte le implicazioni di questo discorso intorno a questi problemi e sul significato politico dell'informazione. In questo campo nevralgico della lotta di classe il rosso vince sull'esperto perché è capace di trasformare.
3) Il convegno è una occasione eccezionale di confronto teorico e pratico per tutti i compagni delle radio, dei fogli locali e per i compagni stranieri; può essere anche l'occasione per impostare sul piano operativo un salto nel modo di fare informazione nel movimento e per il movimento.
Comunicazioni più precise sull'organizzazione pratica di questa sezione verranno fornite in tempo utile prima dell'inizio del convegno di Bologna. Produzione e riproduzione del capitale, fabbrica e società: l'informazione contro la vita, per la valorizzazione del capitale, per la riproduzione conservazione della forza lavoro.
La vita ridotta a forza lavoro; consumo di forza lavoro nel processo produttivo, produzione di forza lavoro nella società. Due campi, dunque. Lo stesso Signore: il capitale.
L'informazione produce, crea il tempo omologo al capitale. Informatica: scienza, funzione della produzione, programma controllo. Si parte da un punto: il processo produttivo, oggettività dell'universo della produzione, le macchine, il tempo, l'uomo nella macchina, si configura una società necessaria, oggettiva. Lì c'è l'informatica: nella produzione e nella società per la produzione. D. M. D. I calcolatori: la fabbrica e il ministero degli interni. Bit, bit... Non basta.
La notizia: l'alea, il caos universale del reale costretto, brutalmente, sulla superficie bidimensionale della carta, negli impulsi elettrici che riproducono la voce e l'immagine: simbolico e immaginario, sovrapposti intrecciati, nel grande spettacolo celebrazione dell'esistenza. Funzione del consenso. Il grande silenzio delle comunicazioni di massa.
Il reale al capitale, l'immaginario alle masse e il simbolico piegato agli interessi di dominio (consenso) nella macchina che produce il grande spettacolo. Chi controlla il reale ha il potere, ma chi ha il potere produce il reale.
Una lacerazione: marzo Radio Alice. Non è una celebrazione: sul corpo del potere è rimasta una leggera cicatrice. A noi un briciolo di coscienza: I'informazione è potere, non registra, produce reale.
L'informazione circola nel capitale, le multinazionali, le cancellerie di stato, le polizie: comunicazione nel capitale. Fuori del capitale, nella società il silenzio delle comunicazioni di massa, i riti politici, non la politica, non le decisioni, ma l'ideologia.
Il programma del capitale: comunicazione al proprio interno, neutralizzazione della comunicazione al proprio esterno comprimere i rapporti comunicativi. La tattica: stornare i rapporti comunicativi dai loro oggetti, il desiderio, il potere, la verità. Foucault insegna qualcosa. La comunicazione è sovversiva: il potere lo sa Catalanotti, è politico.
Il nostro programma: la sovversione, il suo mezzo: la comunicazione, il suo contenuto: l'informazione.
1975 76: le radio, in Italia. Marzo 1977: Radio Alice, una rivelazione. Finito. Abbiamo appena cominciato.
Continuiamo: « più avanti. Come nomadi, in apparenza. In verità spinti dall'inquietudine di trovare un luogo degno di viverci e di morirci ». (R. Musil).
Continuiamo, spinti dall'inquietudine, come nomadi.
Non può essere altrimenti.
Una agenzia di stampa? Pensiamoci, subito!
Agenzia di stampa non rende conto dell'idea, non chiarisce il progetto.
Il linguaggio è contaminato, invischiato col potere, dire Agenzia di Stampa o più propriamente, forse, Agenzia di Informazione è subito implicare l'universo giuridico, il luogo della Legge (la Scrittura) quel luogo in cui la società si rappresenta in Forma che contiene il reale, lo fissa, lo plasma, lo esclude quando è fastidioso, lo sopprime quando è incontenibile. In quell'universo c'è uno spazio per queste due parole: Agenzia d'Informazione: E' spazio illusorio e reale. Illusorio come spazio di regolamentazione del progetto: problema della professionalità, di individuazione limitazione dei soggetti della iniziativa (società giuridica ecc.):
tutto questo è un problema di movimento, contenuto politico del progetto. Non è il diritto a decidere lo statuto di chi è nell'agenzia, di chi trasmette le informazioni e di chi le riceve, a decidere criteri di obiettività e di verità, è il progetto politico del movimento. Questo e chiaro. Tuttavia il luogo del diritto è luogo reale: là si rappresentano dei rapporti di forza, nelle aule silenziose della giustizia la politica è sovrana, il diritto sanzione formale dei rapporti di forza, semplice copertura delle difficoltà e delle contraddizioni del potere.
Dunque, agenzia di informazione nel movimento e per il movimento. Agenzia nazionale e internazionale. Con una metafora figurativa: il nodo di una raggiera, i cui raggi alle estremità si curvano e si intrecciano l'un l'altro. Con un'altra metafora, politica questa volta: lo strumento per il bollettino di guerra della transizione, lo strumento per la diffusione di un sapere (informazioni) del capitale che vive separato dal movimento nelle riviste dei padroni, nelle veline delle multinazionali, nel controllo dei mercati nel monopolio delle materie prime, nelle scelte dei Rockefeller e degli Agnelli (Carter esecutore), e soprattutto, o anche, nei mille episodi di resistenza della forza lavoro a piegarsi come capitale nel processo di valorizzazione. Un progetto ambizioso, appena accennato. Protagonista il movimento tutto nella fase della transizione.
L'informazione come valore d'uso nel processo di liberazione.
L'informazione come moltiplicatore delle pratiche sovversive, l'informazione come produzione di rapporti di comunicazione tra settori di classe (ancora la classe, ma senza enfasi, né certezze) che resistono dissentono, si oppongono, trasgrediscono alle norme di dominio che la costituzione formale santifica e che la costituzione materiale (sistema dei partiti uscito dalla resistenza) rende esecutive. Contro la repressione in questo senso.
Scrivere e comunicare: questo è il programma. Scrittura come testo minore della sovversione, come incisione nella realtà delle pratiche trasformative, come emersione dalla clandestinità di queste pratiche molecolari: comunicazione, appunto.
Comunicazione cioè organizzazione.
venerdì 1 dicembre 2017
Quarant’anni fa … il ’77 (capitolo XXXIV)
19 settembre: A Torino all’1,15 in via San Secondo davanti al numero 104 viene ferito con tre colpi di rivoltella alle gambe il giornalista dell’Unità Nino Ferrero critico cinematografico da due giovani di Azione Rivoluzionaria poi fuggiti su una 128 rossa. A Bergamo, dopo 15 anni di tortura e sbattuta da un manicomio all’altro, Palmira Valle, di 29 anni, viene trovata morta legata a un letto di contenzione in un reparto del neuropsichiatrico provinciale di Bergamo. La donna era stata legata perché sentiva il bisogno di denudarsi. La morte è avvenuta per soffocamento dovuto ad una traversina che la legava. A Trieste, gran casino alla giornata di chiusura del congresso degli psichiatri. La scintilla è partita da “MARGE” il gruppo francese che si definisce composto da ex-delinquenti, emarginati, folli, prostitute, appoggiato dagli autonomi italiani. Il convegno viene definito come una specie di salotto per intellettuali e a Basaglia viene impedito di parlare. Nella fuga quest’ultimo si rompe una costola.
20 settembre: a Roma, mentre centinaia di studenti fuori sede esprimono solidarietà nei confronti dei sette giovani arrestati a luglio, durante una perquisizione nella «Casa della Studentessa» a Casal Bertone e ora processati a piazzale Clodio, nella facoltà di Lettere si tiene un’assemblea in preparazione del corteo di mercoledì. Il giornalista dell’Unità Piero Sansonetti viene espulso dall’ assemblea per la seconda volta. Alla fine interviene Daniele Pifano, che accusa gli oppositori dell’Autonomia di pensare alla polizia «come a un corpo democratico e non a un apparato repressivo». Al consiglio dei ministri, viene data la notizia che la repubblica federale tedesca respinge la richiesta italiana di estradizione per Herbert Kappler. Il governo modifica la legge Reale: viene introdotto l’arresto domiciliare; vengono depenalizzati alcuni reati minori; diventano delitto gli attentati a impianti di pubblica utilità e gli atti preparatori di insurrezione, rapine, sequestri.
21 settembre: a Torino, a mezzanotte e un quarto, una bomba ad alto potenziale distrugge la centralina del metano che serve al riscaldamento del Palasport, dove era in programma una manifestazione organizzata dai partiti democratici e dagli enti locali. L’attentato viene rivendicato da Azione Rivoluzionaria. Sempre più o meno alla stessa ora, un’altra esplosione, seguita da un incendio distrugge parzialmente l’officina 72 di Mirafiori, l’attentato viene rivendicato dal Nucleo Operaio Tonino Miccichè, un compagno di LC ucciso tempo fa da una guardia giurata.. Sempre all’interno della Fiat Mirafiori, nella stessa notte, una 131 viene data alle fiamme. A Bologna, un operaio militante di LC, Alberto Magri, di 20 anni, soprannominato “Zero” dagli amici, che gli sta mostrando una pistola travata in via Pratello. Sempre a Bologna, poco prima delle 22 scoppia una bomba al tritolo contro la caserma dei carabinieri in via dei Barbieri 46. A Roma, si svolge senza incidenti un corteo del movimento per la libertà dei compagni arrestati. I detenuti politici del movimento sono 24, tra cui Paolo Tomassini e Daddo Fortuna, quelli arrestati nei mesi più caldi del movimento e quelli arrestati più recentemente, nel corso della lotta contro la centrale nucleare a Montalto di Castro. La manifestazione pacifica e di massa, con 15.000 partecipanti, va da piazza Esedra a piazza Navona (slogan contro piazza del Gesù: «Enrico, Enrico, lo sappiamo che sei lì. Fuori, fuori dalla diccì» e contro i poliziotti in tuta antiproiettili e scafandro, su ritmo degli slogan scanditi allo stadio: «Paaalombari, Saaaldatori, Aaaastronauti»). A piazza Navona, dopo che un gruppetto di indiani ha scandito slogan contro l’Autonomia («Oggi più che ieri, Volsci, Volsci corazzieri»), l’indiano Beccofino viene gettato nella fontana. Al termine della manifestazione la polizia effettua alcune perquisizioni personali e arresta un giovane, Maurizio Barberis, di 21 anni, trovato in possesso di una pistola. Sempre a Roma, viene depositata la sentenza di assoluzione della guardia di custodia Domenico Velluto, per l’omicidio di Mario Salvi. Secondo i giudici della Corte d’assise, a cui non risulta che Salvi stesse per estrarre una pistola, è legittimo sparare contro chi scappa, perché impedisce l’identificazione.
20 settembre: a Roma, mentre centinaia di studenti fuori sede esprimono solidarietà nei confronti dei sette giovani arrestati a luglio, durante una perquisizione nella «Casa della Studentessa» a Casal Bertone e ora processati a piazzale Clodio, nella facoltà di Lettere si tiene un’assemblea in preparazione del corteo di mercoledì. Il giornalista dell’Unità Piero Sansonetti viene espulso dall’ assemblea per la seconda volta. Alla fine interviene Daniele Pifano, che accusa gli oppositori dell’Autonomia di pensare alla polizia «come a un corpo democratico e non a un apparato repressivo». Al consiglio dei ministri, viene data la notizia che la repubblica federale tedesca respinge la richiesta italiana di estradizione per Herbert Kappler. Il governo modifica la legge Reale: viene introdotto l’arresto domiciliare; vengono depenalizzati alcuni reati minori; diventano delitto gli attentati a impianti di pubblica utilità e gli atti preparatori di insurrezione, rapine, sequestri.
21 settembre: a Torino, a mezzanotte e un quarto, una bomba ad alto potenziale distrugge la centralina del metano che serve al riscaldamento del Palasport, dove era in programma una manifestazione organizzata dai partiti democratici e dagli enti locali. L’attentato viene rivendicato da Azione Rivoluzionaria. Sempre più o meno alla stessa ora, un’altra esplosione, seguita da un incendio distrugge parzialmente l’officina 72 di Mirafiori, l’attentato viene rivendicato dal Nucleo Operaio Tonino Miccichè, un compagno di LC ucciso tempo fa da una guardia giurata.. Sempre all’interno della Fiat Mirafiori, nella stessa notte, una 131 viene data alle fiamme. A Bologna, un operaio militante di LC, Alberto Magri, di 20 anni, soprannominato “Zero” dagli amici, che gli sta mostrando una pistola travata in via Pratello. Sempre a Bologna, poco prima delle 22 scoppia una bomba al tritolo contro la caserma dei carabinieri in via dei Barbieri 46. A Roma, si svolge senza incidenti un corteo del movimento per la libertà dei compagni arrestati. I detenuti politici del movimento sono 24, tra cui Paolo Tomassini e Daddo Fortuna, quelli arrestati nei mesi più caldi del movimento e quelli arrestati più recentemente, nel corso della lotta contro la centrale nucleare a Montalto di Castro. La manifestazione pacifica e di massa, con 15.000 partecipanti, va da piazza Esedra a piazza Navona (slogan contro piazza del Gesù: «Enrico, Enrico, lo sappiamo che sei lì. Fuori, fuori dalla diccì» e contro i poliziotti in tuta antiproiettili e scafandro, su ritmo degli slogan scanditi allo stadio: «Paaalombari, Saaaldatori, Aaaastronauti»). A piazza Navona, dopo che un gruppetto di indiani ha scandito slogan contro l’Autonomia («Oggi più che ieri, Volsci, Volsci corazzieri»), l’indiano Beccofino viene gettato nella fontana. Al termine della manifestazione la polizia effettua alcune perquisizioni personali e arresta un giovane, Maurizio Barberis, di 21 anni, trovato in possesso di una pistola. Sempre a Roma, viene depositata la sentenza di assoluzione della guardia di custodia Domenico Velluto, per l’omicidio di Mario Salvi. Secondo i giudici della Corte d’assise, a cui non risulta che Salvi stesse per estrarre una pistola, è legittimo sparare contro chi scappa, perché impedisce l’identificazione.
giovedì 23 novembre 2017
Quarant'anni fa ... il '77 (capitolo XXXIII)
12 settembre: a Johannesburg, muore in carcere il dirigente antirazzista Steven Biko.
13 settembre: a Torino, un giovane di 23 anni Carlo Chiarante, ricoverato in pericolo di vita, due feriti medicati in ospedale per lesioni al capo e un numero imprecisato di contusi che hanno preferito non recarsi in ospedale, milioni di danni per gli automezzi incendiati con molotov, le vetrate della Volkswagen; attaccato un tram in via Monginevro; bottiglie incendiarie contro una banca; portoni di alcuni edifici infranti con spranghe o lanci di bulloni; in corso Rosselli incendiati un camion e un auto, due ragazzi arrestati ed altri 16 rilasciati dopo i rilievi segnaletici in Questura; sequestrati 7 zaini pieni di molotov. Questo è il bilancio della manifestazione dei Circoli del proletariato Giovanile di Torino organizzata al parco Ruffini durante il concerto dei Santana per protestare contro l’industria della musica e dire no ai concerti a tremila lire. A Milano, dove il concerto è previsto per il giorno seguente, i circoli giovanili lanciano un ultimatum: o il biglietto verrà ridotto a 1000 lire oppure non si assumeranno la responsabilità di incidenti. A Roma, nella facoltà di Lettere inizia l’assemblea in preparazione del convegno nazionale di Bologna. Sempre a Roma, per la terza volta i fascisti mettono a soqquadro l’appartamento di Salvatore Franzini, cassiere della sezione del PCI di Monteverde. Nella capitale i familiari dei detenuti nelle carceri speciali di Favignana, Cuneo, Trani, Asinara e Fossombrone hanno presentato un esposto ai giudici di sorveglianza, ai direttori delle carceri e al ministero di grazia e giustizia per denunciare le condizioni di trattamento inumano che subiscono i loro congiunti.
14 settembre. A Ciriè, provincia di Torino, femministe scatenate contro l’elezione di Miss Ciriè nel locale La Lucciola, gestito dal vicesindaco Zanarini socialista. A Milano, si verificano incidenti al concerto di Carlos Santana, dove alcuni giovani, dopo aver forzato il cancello d’ingresso, cominciano a scandire slogan contro «i servi della CIA». Una bottiglia incendiaria lanciata contro il palco interrompe il concerto e scatena un principio d’incendio, subito domato. A Roma viene organizzato un picchettaggio femminista al Campidoglio, per ottenere, dopo un anno di occupazione, un contratto d’affitto politico e l’allacciamento della luce alla Vecchia Pretura, un edificio del centro storico trasformato dalle femministe in centro polivalente per le donne.
15 settembre: a Bologna, il sindaco concede al Movimento l’Università, le piazze della città e le tre mense. A Roma, vengono rimessi in libertà i tre carabinieri arrestati per la fuga di Kappler.
16 settembre: a Roma, salta in aria la sezione del MSI di via Quinto Pedio, al quartiere Tuscolano.
17 settembre: a Roma, si tiene una burrascosa assemblea di movimento, nella facoltà di Lettere, con fischi e risse contro MLS (dopo l’intervento del responsabile dell’MLS Enrico Pozzi) e contro il documento uscito il 16 su Lotta continua, firmato dagli esponenti dell’area antimilitarista (Bernocchi, Compagnoni, Donnhauser, Filleri, Mistretta, Mordenti, Proietti, Rossellini, Scalia e Striano). La tensione aumenta ancora quando Piero Bernocchi, polemizzando con l’area autonoma, ribadisce il carattere puramente politico del convegno di Bologna che avrebbe dovuto mantenere l’obiettivo di analizzare e riflettere sulla strategia repressiva messa in atto dallo Stato, e non, viceversa, costituire un momento di lotta e di mobilitazione. L’assemblea decide una manifestazione per il 21. A Milano un gruppo di anarchici del «Coordinamento libertario contro il carovita» occupa per una quindicina di minuti la stazione della metropolitana di piazzale Loreto e fa salire gratis i passeggeri.
18 settembre: a Torino, nello stabilimento de La Stampa e Stampa Sera, è stata fatta esplodere una bomba ad alto potenziale che gli attentatori hanno collocato contro il muro esterno del palazzo, in via Chiabrera provocando uno squarcio nella parete di 4 metri per 5, lesionando una colonna in cemento. Otto operai addetti alle rotative sono rimasti contusi. L’attentato è stato rivendicato da Azione Rivoluzionaria con una telefonata all’Ansa.
13 settembre: a Torino, un giovane di 23 anni Carlo Chiarante, ricoverato in pericolo di vita, due feriti medicati in ospedale per lesioni al capo e un numero imprecisato di contusi che hanno preferito non recarsi in ospedale, milioni di danni per gli automezzi incendiati con molotov, le vetrate della Volkswagen; attaccato un tram in via Monginevro; bottiglie incendiarie contro una banca; portoni di alcuni edifici infranti con spranghe o lanci di bulloni; in corso Rosselli incendiati un camion e un auto, due ragazzi arrestati ed altri 16 rilasciati dopo i rilievi segnaletici in Questura; sequestrati 7 zaini pieni di molotov. Questo è il bilancio della manifestazione dei Circoli del proletariato Giovanile di Torino organizzata al parco Ruffini durante il concerto dei Santana per protestare contro l’industria della musica e dire no ai concerti a tremila lire. A Milano, dove il concerto è previsto per il giorno seguente, i circoli giovanili lanciano un ultimatum: o il biglietto verrà ridotto a 1000 lire oppure non si assumeranno la responsabilità di incidenti. A Roma, nella facoltà di Lettere inizia l’assemblea in preparazione del convegno nazionale di Bologna. Sempre a Roma, per la terza volta i fascisti mettono a soqquadro l’appartamento di Salvatore Franzini, cassiere della sezione del PCI di Monteverde. Nella capitale i familiari dei detenuti nelle carceri speciali di Favignana, Cuneo, Trani, Asinara e Fossombrone hanno presentato un esposto ai giudici di sorveglianza, ai direttori delle carceri e al ministero di grazia e giustizia per denunciare le condizioni di trattamento inumano che subiscono i loro congiunti.
14 settembre. A Ciriè, provincia di Torino, femministe scatenate contro l’elezione di Miss Ciriè nel locale La Lucciola, gestito dal vicesindaco Zanarini socialista. A Milano, si verificano incidenti al concerto di Carlos Santana, dove alcuni giovani, dopo aver forzato il cancello d’ingresso, cominciano a scandire slogan contro «i servi della CIA». Una bottiglia incendiaria lanciata contro il palco interrompe il concerto e scatena un principio d’incendio, subito domato. A Roma viene organizzato un picchettaggio femminista al Campidoglio, per ottenere, dopo un anno di occupazione, un contratto d’affitto politico e l’allacciamento della luce alla Vecchia Pretura, un edificio del centro storico trasformato dalle femministe in centro polivalente per le donne.
15 settembre: a Bologna, il sindaco concede al Movimento l’Università, le piazze della città e le tre mense. A Roma, vengono rimessi in libertà i tre carabinieri arrestati per la fuga di Kappler.
16 settembre: a Roma, salta in aria la sezione del MSI di via Quinto Pedio, al quartiere Tuscolano.
17 settembre: a Roma, si tiene una burrascosa assemblea di movimento, nella facoltà di Lettere, con fischi e risse contro MLS (dopo l’intervento del responsabile dell’MLS Enrico Pozzi) e contro il documento uscito il 16 su Lotta continua, firmato dagli esponenti dell’area antimilitarista (Bernocchi, Compagnoni, Donnhauser, Filleri, Mistretta, Mordenti, Proietti, Rossellini, Scalia e Striano). La tensione aumenta ancora quando Piero Bernocchi, polemizzando con l’area autonoma, ribadisce il carattere puramente politico del convegno di Bologna che avrebbe dovuto mantenere l’obiettivo di analizzare e riflettere sulla strategia repressiva messa in atto dallo Stato, e non, viceversa, costituire un momento di lotta e di mobilitazione. L’assemblea decide una manifestazione per il 21. A Milano un gruppo di anarchici del «Coordinamento libertario contro il carovita» occupa per una quindicina di minuti la stazione della metropolitana di piazzale Loreto e fa salire gratis i passeggeri.
18 settembre: a Torino, nello stabilimento de La Stampa e Stampa Sera, è stata fatta esplodere una bomba ad alto potenziale che gli attentatori hanno collocato contro il muro esterno del palazzo, in via Chiabrera provocando uno squarcio nella parete di 4 metri per 5, lesionando una colonna in cemento. Otto operai addetti alle rotative sono rimasti contusi. L’attentato è stato rivendicato da Azione Rivoluzionaria con una telefonata all’Ansa.
giovedì 16 novembre 2017
Quarant'anni fa ... il '77 (capitolo XXXII)
01 settembre:Torino, fiamme lungo il controviale di corso Vittorio sul lato opposto all’hotel Jolly Ambasciatori; sono bruciate una 138 e una Simca Gix, le fiamme hanno investito altre due vetture. Incendio chiaramente doloso: le due macchine sono state imbevute di benzina, poi è stato appiccato il fuoco. Un Nucleo Comunista ha rivendicato l’attentato con una telefonata all’Ansa: “Abbiamo colpito le macchine di una setta mistica e anticomunista”.
03 settembre: aTorino,un attentato incendiario alla sezione della DC di via Cantoira 19, ha danneggiato piuttosto gravemente la saracinesca e la porta a vetri. A Roma, 16 persone vengono rinviate a giudizio per aver bloccato i binari della ferrovia Roma-Grosseto, il 30 gennaio, per protesta contro la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Castro.
04 settembre: a Colonia, il presidente della Confindustria tedesca, Hans Martin Schleyer, viene rapito nel pomeriggio da un commando della RAF. Quattro agenti della scorta vengono uccisi dalle raffiche di mitra. In cambio della vita di Schleyer viene chiesta la liberazione di 11 detenuti della banda Baader-Meinhof, in carcere a Stoccarda.
05 settembre: a Milano, un centinaio di giovani entrano nel recinto della festa dell’Unità e, all’entrata dell’arena in cui è in corso il concerto degli Inti Illimani, si scontrano con il servizio d’ordine del PCI, che, rafforzato dopo gli incidenti di sabato, riesce ad allontanarli; cinque compagni sono arrestati due denunciati a piede libero.
06 settembre: a Torino, manifestazione dei radicali davanti alle Nuove, con un coniglio, per protestare contro gli arresti per i “reati da poco”, tra gli slogan più ripetuti:” Amnistia per i ladri di polli e non per i ladri di Stato”. A Bologna, viene arrestato l’ex carabiniere Massimo Tramontani, per l’uccisione di Francesco Lorusso. Per LC l’arresto servirebbe solo a bilanciare l’arresto dei suoi quattro militanti.
07 settembre: a Torino, sconosciuti hanno lanciato nella notte in via Gioberti 16 tre molotov contro il portone dell’ufficio di collocamento. Gli ordigni tutte bottigliette di birra riempite di benzina, sono esplosi sul marciapiede provocando danni alla porta. A Roma, migliaia di autonomi manifestano a Campo de’ fiori per ricordare la morte di Mario Salvi, ucciso dalla guardia carceraria Domenico Velluto. La manifestazione si conclude con un assalto alla sezione del PCI di via Giubbonari, dove vengono divelte le bacheche dell’Unità. Sempre a Roma, viene arrestato il proprietario di una clinica geriatrica, Nicolò Berloco, di 61 anni, per avere organizzato una serie di attentati contro medici suoi dipendenti per risolvere vertenze contrattuali, e rivendicati con falsi volantini firmati Ronda Proletaria, scritti a pennarello e sconnessi nella sintassi e nella logica dei testi. A Napoli, dimostrazione degli operai della Esso che sono saliti sul tetto di un deposito e hanno minacciato di incendiare il serbatoio. A Milano, un centinaio di famiglie, organizzate in un Comitato di Occupazione si è insediato, già da cinque giorni nei nove piani di proprietà dell’istituto autonomo case popolari.
08 settembre: a Bologna, in una conferenza stampa il movimento degli studenti rende note le richieste all’amministrazione cittadina per il convegno nazionale sulla repressione, previsto per il 23, 24 e 25 settembre.
09 settembre: a Milano, cinque feriti e quattro vetrine prese a sassate in Galleria Vittorio Emanuele e in via Silvio Pellico, sono il bilancio degli scontri tra circa 300 autonomi e il servizio d’ordine sindacale al termine di un comizio di Lama in piazza Duomo. A Padova, viene arrestato un ex consigliere comunale del MSI, Massimilano Fachini, di 35 anni, implicato nella morte di Alberto Muraro, portinaio di piazza Insurrezione, assassinato il giorno prima di deporre sull’attività dei neofascisti veneti.
10 settembre: a Torino, molotov contro la porta del circolo giovanile Salus, in piazza Chiesa della Salute 9, l’ordigno ha rotto i vetri della porta e la benzina in fiamme è penetrata nell’interno appiccando il fuoco anche nello scantinato. L’attentato è stato rivendicato dal Battaglione Combattenti per la Rivoluzione: “lo abbiamo fatto perché lì si riuniscono gli appartenenti a Comunione Liberazione”. A Bologna, per la morte di Lorusso, viene imputato per “concorso nel delitto” un capitano dei carabinieri, Pietro Pistoiese, di 36 anni, che era stato sentito gridare: “spara, spara” al carabiniere Tramontani, da alcuni testimoni. Il giorno 13, il capitano protesterà, tramite il suo avvocato, appellandosi alla legge Reale.
03 settembre: aTorino,un attentato incendiario alla sezione della DC di via Cantoira 19, ha danneggiato piuttosto gravemente la saracinesca e la porta a vetri. A Roma, 16 persone vengono rinviate a giudizio per aver bloccato i binari della ferrovia Roma-Grosseto, il 30 gennaio, per protesta contro la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Castro.
04 settembre: a Colonia, il presidente della Confindustria tedesca, Hans Martin Schleyer, viene rapito nel pomeriggio da un commando della RAF. Quattro agenti della scorta vengono uccisi dalle raffiche di mitra. In cambio della vita di Schleyer viene chiesta la liberazione di 11 detenuti della banda Baader-Meinhof, in carcere a Stoccarda.
05 settembre: a Milano, un centinaio di giovani entrano nel recinto della festa dell’Unità e, all’entrata dell’arena in cui è in corso il concerto degli Inti Illimani, si scontrano con il servizio d’ordine del PCI, che, rafforzato dopo gli incidenti di sabato, riesce ad allontanarli; cinque compagni sono arrestati due denunciati a piede libero.
06 settembre: a Torino, manifestazione dei radicali davanti alle Nuove, con un coniglio, per protestare contro gli arresti per i “reati da poco”, tra gli slogan più ripetuti:” Amnistia per i ladri di polli e non per i ladri di Stato”. A Bologna, viene arrestato l’ex carabiniere Massimo Tramontani, per l’uccisione di Francesco Lorusso. Per LC l’arresto servirebbe solo a bilanciare l’arresto dei suoi quattro militanti.
07 settembre: a Torino, sconosciuti hanno lanciato nella notte in via Gioberti 16 tre molotov contro il portone dell’ufficio di collocamento. Gli ordigni tutte bottigliette di birra riempite di benzina, sono esplosi sul marciapiede provocando danni alla porta. A Roma, migliaia di autonomi manifestano a Campo de’ fiori per ricordare la morte di Mario Salvi, ucciso dalla guardia carceraria Domenico Velluto. La manifestazione si conclude con un assalto alla sezione del PCI di via Giubbonari, dove vengono divelte le bacheche dell’Unità. Sempre a Roma, viene arrestato il proprietario di una clinica geriatrica, Nicolò Berloco, di 61 anni, per avere organizzato una serie di attentati contro medici suoi dipendenti per risolvere vertenze contrattuali, e rivendicati con falsi volantini firmati Ronda Proletaria, scritti a pennarello e sconnessi nella sintassi e nella logica dei testi. A Napoli, dimostrazione degli operai della Esso che sono saliti sul tetto di un deposito e hanno minacciato di incendiare il serbatoio. A Milano, un centinaio di famiglie, organizzate in un Comitato di Occupazione si è insediato, già da cinque giorni nei nove piani di proprietà dell’istituto autonomo case popolari.
08 settembre: a Bologna, in una conferenza stampa il movimento degli studenti rende note le richieste all’amministrazione cittadina per il convegno nazionale sulla repressione, previsto per il 23, 24 e 25 settembre.
09 settembre: a Milano, cinque feriti e quattro vetrine prese a sassate in Galleria Vittorio Emanuele e in via Silvio Pellico, sono il bilancio degli scontri tra circa 300 autonomi e il servizio d’ordine sindacale al termine di un comizio di Lama in piazza Duomo. A Padova, viene arrestato un ex consigliere comunale del MSI, Massimilano Fachini, di 35 anni, implicato nella morte di Alberto Muraro, portinaio di piazza Insurrezione, assassinato il giorno prima di deporre sull’attività dei neofascisti veneti.
10 settembre: a Torino, molotov contro la porta del circolo giovanile Salus, in piazza Chiesa della Salute 9, l’ordigno ha rotto i vetri della porta e la benzina in fiamme è penetrata nell’interno appiccando il fuoco anche nello scantinato. L’attentato è stato rivendicato dal Battaglione Combattenti per la Rivoluzione: “lo abbiamo fatto perché lì si riuniscono gli appartenenti a Comunione Liberazione”. A Bologna, per la morte di Lorusso, viene imputato per “concorso nel delitto” un capitano dei carabinieri, Pietro Pistoiese, di 36 anni, che era stato sentito gridare: “spara, spara” al carabiniere Tramontani, da alcuni testimoni. Il giorno 13, il capitano protesterà, tramite il suo avvocato, appellandosi alla legge Reale.
giovedì 9 novembre 2017
Quarant'anni fa ... il '77 (capitolo XXXI)
21 agosto: a Montaldo di Castro, durante la festa dell’Unità, si scatena una rissa tra aderenti dei Comitati autonomi antinucleari e militanti del PCI.
22 agosto: a Milano, un muratore che sta eseguendo i consueti lavori di manutenzione, in prossimità della riapertura dell’anno scolastico, trova dieci bottiglie molotov avvolte in una bandiera rossa, dimenticate in un’aula dell’Istituto Tecnico Molinari di Lambrate.
23 agosto. a Roma, protestano per la fuga di Kappler in circa tremila. Due manifestazioni si svolgono contemporaneamente: una si svolge al portico d’Ottavia, indetta dal Comune di Roma e dalla comunità ebraica, mentre a Largo Arenula manifesta un migliaio di militanti di Autonomia operaia, di aderenti ai collettivi universitari e membri deIla Federazione anarchica (slogan: «E’ questa la giustizia dello Stato: Petra in cella, Kappler liberato»). I manifestanti tentano di entrare nell’altra manifestazione, ma vengono respinti da sbarramenti di carabinieri e dal servizio d’ordine del PCI. Poco dopo un gruppetto staccatosi dal corteo tenta di assaltare la vicina sezione comunista: lanci di sassi e scritte provocatorie.
24 agosto: a Napoli, dopo otto giorni di sciopero della fame, e dopo due anni e mezzo di carcerazione preventiva e torture, Patra Krause lascia il carcere di Pozzuoli.
25 agosto: a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, vengono sgomberate otto famiglie da due palazzine occupate da un anno: otto arresti per occupazione abusiva. A Napoli,in un comizio indetto per Petra Krause si verificano incidenti tra un gruppo di autonomi e la polizia. 20 giovani vengono fermati, mentre un agente e tre carabinieri vengono feriti. A Cagliari, Pierleone Porcu è in carcere dal primo dicembre dell’anno scorso. È accusato di adunata sediziosa, oltraggio a pubblico ufficiale, danneggiamento, porto d’armi improprie, travestimento. Tutti reati che il compagno avrebbe consumato in una manifestazione del novembre del 1976. I compagni che erano stati insieme a lui arrestati per gli stessi reati sono stati scarcerati, invece il compagno Pierleone è rimasto dentro preda delle provocazioni delle guardie. A Milano, tremila operai del gruppo Marelli in cassa integrazione.
26 agosto: a Roma, alcune persone mettono a soqquadro gli uffici della Confederazione Piccola Industria e lasciano scritto sui muri: “Abbasso i padroni”.A Milano, alle sei di mattina, una bomba distrugge l’ufficio commerciale tedesco. Mezzo chilo di esplosivo esplode con un boato davanti alla sede della camera di commercio italo-tedesca, danneggiando anche il vicino hotel “Augustus” e alcune auto in sosta.
28 agosto: a Montalto di Castro, “mentre polizia e carabinieri pattugliano in forze i dintorni, sotto una pioggia torrenziale, si svolge una manifestazione, indetta dal “Coordinamento campeggiatori antinucleari”, con circa 8.000 persone. AI corteo partecipano anche centinaia di agricoltori maremmani, insieme ai gruppi di autonomi, di indiani metropolitani e di anarchici, affluiti dal Lazio e dalla Toscana. A Napoli, tre bombe esplodono davanti alla filiale della Farmaceutici Roche. Le Unità Comuniste Territoriali con un volantino rivendicano l’azione.
29 agosto: a Milano, viene concessa la libertà provvisoria a Sergio Spazzali, avvocato del Soccorso Rosso milanese. A Bologna, uno studente lavoratore, Fausto Bolzoni, della Federazione Comunista Anarchica viene arrestato per i fatti di marzo, accusato di aver saccheggiato una armeria.
30 agosto: a Roma, va a fuoco il cinema Ariston di piazza Colonna. Si proiettava un film sull’incursione israeliana all’aeroporto ugandese di Entebbe.
22 agosto: a Milano, un muratore che sta eseguendo i consueti lavori di manutenzione, in prossimità della riapertura dell’anno scolastico, trova dieci bottiglie molotov avvolte in una bandiera rossa, dimenticate in un’aula dell’Istituto Tecnico Molinari di Lambrate.
23 agosto. a Roma, protestano per la fuga di Kappler in circa tremila. Due manifestazioni si svolgono contemporaneamente: una si svolge al portico d’Ottavia, indetta dal Comune di Roma e dalla comunità ebraica, mentre a Largo Arenula manifesta un migliaio di militanti di Autonomia operaia, di aderenti ai collettivi universitari e membri deIla Federazione anarchica (slogan: «E’ questa la giustizia dello Stato: Petra in cella, Kappler liberato»). I manifestanti tentano di entrare nell’altra manifestazione, ma vengono respinti da sbarramenti di carabinieri e dal servizio d’ordine del PCI. Poco dopo un gruppetto staccatosi dal corteo tenta di assaltare la vicina sezione comunista: lanci di sassi e scritte provocatorie.
24 agosto: a Napoli, dopo otto giorni di sciopero della fame, e dopo due anni e mezzo di carcerazione preventiva e torture, Patra Krause lascia il carcere di Pozzuoli.
25 agosto: a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, vengono sgomberate otto famiglie da due palazzine occupate da un anno: otto arresti per occupazione abusiva. A Napoli,in un comizio indetto per Petra Krause si verificano incidenti tra un gruppo di autonomi e la polizia. 20 giovani vengono fermati, mentre un agente e tre carabinieri vengono feriti. A Cagliari, Pierleone Porcu è in carcere dal primo dicembre dell’anno scorso. È accusato di adunata sediziosa, oltraggio a pubblico ufficiale, danneggiamento, porto d’armi improprie, travestimento. Tutti reati che il compagno avrebbe consumato in una manifestazione del novembre del 1976. I compagni che erano stati insieme a lui arrestati per gli stessi reati sono stati scarcerati, invece il compagno Pierleone è rimasto dentro preda delle provocazioni delle guardie. A Milano, tremila operai del gruppo Marelli in cassa integrazione.
26 agosto: a Roma, alcune persone mettono a soqquadro gli uffici della Confederazione Piccola Industria e lasciano scritto sui muri: “Abbasso i padroni”.A Milano, alle sei di mattina, una bomba distrugge l’ufficio commerciale tedesco. Mezzo chilo di esplosivo esplode con un boato davanti alla sede della camera di commercio italo-tedesca, danneggiando anche il vicino hotel “Augustus” e alcune auto in sosta.
28 agosto: a Montalto di Castro, “mentre polizia e carabinieri pattugliano in forze i dintorni, sotto una pioggia torrenziale, si svolge una manifestazione, indetta dal “Coordinamento campeggiatori antinucleari”, con circa 8.000 persone. AI corteo partecipano anche centinaia di agricoltori maremmani, insieme ai gruppi di autonomi, di indiani metropolitani e di anarchici, affluiti dal Lazio e dalla Toscana. A Napoli, tre bombe esplodono davanti alla filiale della Farmaceutici Roche. Le Unità Comuniste Territoriali con un volantino rivendicano l’azione.
29 agosto: a Milano, viene concessa la libertà provvisoria a Sergio Spazzali, avvocato del Soccorso Rosso milanese. A Bologna, uno studente lavoratore, Fausto Bolzoni, della Federazione Comunista Anarchica viene arrestato per i fatti di marzo, accusato di aver saccheggiato una armeria.
30 agosto: a Roma, va a fuoco il cinema Ariston di piazza Colonna. Si proiettava un film sull’incursione israeliana all’aeroporto ugandese di Entebbe.
giovedì 2 novembre 2017
Quaranta'anni fa ... il '77 (capitoloXXX)
07 agosto: a Roma, uno studente di sinistra viene aggredito alla Balduina da militanti dell’MSI che stanno affiggendo manifesti.
08 agosto: a Torino, nella notte esplodono dei candelotti di dinamite accanto alle persiane di una finestra di un Commissariato, causando danni, ma nessun ferito. A Lucca, nella notte, una potente carica di tritolo fa saltare delle attrezzature televisive sul monte Pizzorno, mettendo fuori uso i ripetitori di alcune TV (tra cui Telemontecarlo); l’attentato viene rivendicato da Lotta Armata per il Comunismo.
10 agosto: a Roma, due bottiglie incendiarie esplodono contro il portone in cui abita il giudice Alibrandi. A Zurigo, il governo svizzero nega a Petra Krause l’estradizione e anche la libertà provvisoria richiesta per gravissimi problemi di salute.
11 agosto: a Milano, in una intervista al settimanale Oggi, Carmela Vianale, madre della nappista arrestata a Roma, afferma che il 23 marzo, quando Lo Muscio uccise l’agente Graziosi, era stato questi a sparare per primo, quando aveva riconosciuto la Vianale, mirando al petto, ma colpendola ad un braccio. A Napoli, i magistrati negano la libertà a Petra Krause, che sarà arrestata al suo arrivo in Italia per “concorso in incendio doloso” (ai danni della Face-Standard di Milano, rivendicato dai NAP): nonostante le sue gravissime condizioni di salute, i magistrati la ritengono persona di “allarmante pericolosità sociale”.
12 agosto: a Roma, in un camping di Terracina, la polizia arresta il neofascista Silvio Paulon, considerato il braccio destro di Delle Chiaie nonché dirigente di primo piano di Avanguardia Nazionale. A Ostia, venti neofascisti inseguono armati di bastoni e catene quattro giovani ritenuti, a torto, militanti di sinistra. I giovani riescono a fuggire agli aggressori. A Milano, alle otto del mattino, viene chiuso uno dei centri sociali più attivi. 150 agenti della Celere e dei carabinieri sgomberano l’edificio di via Santa Maria 25 e sequestrano alcune spranghe, una pistola scacciacani, l’occorrente per fabbricare molotov. A Potenza, fallisce un attentato dei NAP alla caserma dei carabinieri della città. Il commando fugge per l’arrivo di un’autopattuglia, lasciando sul posto due taniche di benzina e una Fiat 1100 che risulta rubata.
15 agosto: a Roma, fugge dall’ospedale militare di Celio Herbert Kappler, ex colonnello nazista delle SS responsabile della strage delle fosse Ardeatine. Ripara a Soltau (Bassa Sassonia).
16 agosto: a Roma, viene compiuto per la terza volta in cinque mesi, un attentato alla caserma dei carabinieri di piazza del Popolo. Una saponetta di tritolo esplode davanti il portone principale; l’attentato viene rivendicato dalla Brigata Vyborg. A Napoli, dopo 28 mesi di cella d’isolamento in Svizzera, Petra Krause arriva in Italia.
17 agosto: a Roma iniziano le indagini sulla fuga di Kappler. Vengono arrestati i due carabinieri che lo piantonavano, Luigi Falso e Oronzo Pavone. La bandiera di palazzo Valentini, sede della Provincia, viene messa a mezz’asta, in segno di lutto per l’evasione di Kappler. A Bologna, diecimila persone si radunano nel tardo pomeriggio a piazza Nettuno, davanti al Sacrario dei Caduti.
18 agosto: a Soltau, Herbert Kappler è libero sotto la protezione della polizia federale. A Milano, viene indetta dal Comune, in segno di protesta per la fuga di Kappler, una manifestazione antinazista.
20 agosto: a Roma, centinaia di giovani extraparlamentari di gruppi dell’estrema sinistra si riuniscono nel pomeriggio davanti all’ospedale militare del Celio, dove una donna mima Annelise Kappler in fuga con una minuscola valigia. Il corteo attraversa poi via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, piazza Argentina e da lì raggiunge la Sinagoga, davanti alla quale si ferma brevemente. In Germania, i neonazisti si stringono attorno a Kappler. Negli ultimi sei mesi nella Germania federale si sono tenuti 140 raduni all’insegna della svastica, tutti regolarmente autorizzati.
08 agosto: a Torino, nella notte esplodono dei candelotti di dinamite accanto alle persiane di una finestra di un Commissariato, causando danni, ma nessun ferito. A Lucca, nella notte, una potente carica di tritolo fa saltare delle attrezzature televisive sul monte Pizzorno, mettendo fuori uso i ripetitori di alcune TV (tra cui Telemontecarlo); l’attentato viene rivendicato da Lotta Armata per il Comunismo.
10 agosto: a Roma, due bottiglie incendiarie esplodono contro il portone in cui abita il giudice Alibrandi. A Zurigo, il governo svizzero nega a Petra Krause l’estradizione e anche la libertà provvisoria richiesta per gravissimi problemi di salute.
11 agosto: a Milano, in una intervista al settimanale Oggi, Carmela Vianale, madre della nappista arrestata a Roma, afferma che il 23 marzo, quando Lo Muscio uccise l’agente Graziosi, era stato questi a sparare per primo, quando aveva riconosciuto la Vianale, mirando al petto, ma colpendola ad un braccio. A Napoli, i magistrati negano la libertà a Petra Krause, che sarà arrestata al suo arrivo in Italia per “concorso in incendio doloso” (ai danni della Face-Standard di Milano, rivendicato dai NAP): nonostante le sue gravissime condizioni di salute, i magistrati la ritengono persona di “allarmante pericolosità sociale”.
12 agosto: a Roma, in un camping di Terracina, la polizia arresta il neofascista Silvio Paulon, considerato il braccio destro di Delle Chiaie nonché dirigente di primo piano di Avanguardia Nazionale. A Ostia, venti neofascisti inseguono armati di bastoni e catene quattro giovani ritenuti, a torto, militanti di sinistra. I giovani riescono a fuggire agli aggressori. A Milano, alle otto del mattino, viene chiuso uno dei centri sociali più attivi. 150 agenti della Celere e dei carabinieri sgomberano l’edificio di via Santa Maria 25 e sequestrano alcune spranghe, una pistola scacciacani, l’occorrente per fabbricare molotov. A Potenza, fallisce un attentato dei NAP alla caserma dei carabinieri della città. Il commando fugge per l’arrivo di un’autopattuglia, lasciando sul posto due taniche di benzina e una Fiat 1100 che risulta rubata.
15 agosto: a Roma, fugge dall’ospedale militare di Celio Herbert Kappler, ex colonnello nazista delle SS responsabile della strage delle fosse Ardeatine. Ripara a Soltau (Bassa Sassonia).
16 agosto: a Roma, viene compiuto per la terza volta in cinque mesi, un attentato alla caserma dei carabinieri di piazza del Popolo. Una saponetta di tritolo esplode davanti il portone principale; l’attentato viene rivendicato dalla Brigata Vyborg. A Napoli, dopo 28 mesi di cella d’isolamento in Svizzera, Petra Krause arriva in Italia.
17 agosto: a Roma iniziano le indagini sulla fuga di Kappler. Vengono arrestati i due carabinieri che lo piantonavano, Luigi Falso e Oronzo Pavone. La bandiera di palazzo Valentini, sede della Provincia, viene messa a mezz’asta, in segno di lutto per l’evasione di Kappler. A Bologna, diecimila persone si radunano nel tardo pomeriggio a piazza Nettuno, davanti al Sacrario dei Caduti.
18 agosto: a Soltau, Herbert Kappler è libero sotto la protezione della polizia federale. A Milano, viene indetta dal Comune, in segno di protesta per la fuga di Kappler, una manifestazione antinazista.
20 agosto: a Roma, centinaia di giovani extraparlamentari di gruppi dell’estrema sinistra si riuniscono nel pomeriggio davanti all’ospedale militare del Celio, dove una donna mima Annelise Kappler in fuga con una minuscola valigia. Il corteo attraversa poi via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, piazza Argentina e da lì raggiunge la Sinagoga, davanti alla quale si ferma brevemente. In Germania, i neonazisti si stringono attorno a Kappler. Negli ultimi sei mesi nella Germania federale si sono tenuti 140 raduni all’insegna della svastica, tutti regolarmente autorizzati.
giovedì 26 ottobre 2017
Quaranta'anni fa ... il '77 (capitoloXXIX)
01 agosto: Torino, due ordigni esplosivi sono stati fatti esplodere nella notte contro il muro di cinta della Ipca, la fabbrica del cancro di Ciriè, i cui amministratori sono stati condannati ieri dal Tribunale di Torino. L’attentato è stato rivendicato con una telefonata alla Stampa dai Nuclei Armati Rivoluzionari, la stessa telefonata ha rivendicato l’attentato fatto ad una cabina elettrica vicino a Porta Nuova la notte di giovedì 28 luglio. Decine di famiglie occupano le case popolari non ultimate nella frazione di Santa Maria a Moncalieri in provincia di Torino. A Roma, gli agenti arrestano due fascisti del FdG, Lillo Garzilli e Daniele Piermattei, per l’aggressione compiuta domenica 31 luglio, poco prima delle 22, da una dozzina di fascisti contro una donna incinta, il marito e il padre, reduci dalla festa dell’Unità allestita al parco del Colle Oppio. A Gioia Tauro, dopo un campeggio paramilitare di tre giorni a Cittanova, una manifestazione missina finisce con otto arresti, due feriti tra i neofascisti e due tra le forze dell’ordine, dopo gli scontri avvenuti presso la stazione, per un’ora, tra i circa duecento neofascisti e polizia e carabinieri.
02 agosto: a Roma, alla delegazione di auto riduttori delle bollette ACEA l’assessore comunale Della Seta, promette una rateizzazione anche molto lunga, a condizione che venga iniziato l’integrale versamento degli importi delle nuove bollette emesse. A Bologna, viene liberato Stefano Saviotti, presidente della cooperativa che gestiva Radio Alice. A Milano, 21 cinema vengono sgombrati dopo una telefonata all’ANSA, in cui Prima Linea ha affermato di aver messo bombe nelle sale di sei cinema di prima visione della città.
03 agosto: a Torino, gli ospiti dell’Istituto di Riposo per la vecchiaia, non potendo pagare le rette richieste dall’amministrazione, decidono di compiere una autoriduzione. A Udine, Ennio Milan di 17 anni si uccide perché non trova lavoro. A Zurigo, Petra Krause sta per lasciare il carcere svizzero di Affoltern e partire per Milano, quando viene nuovamente arrestata dalle autorità svizzere.
04 agosto: a Torino, due giovani, Attilio Di Napoli e Aldo Marin Pinones, militanti di Azione Rivoluzionaria, muoiono dilaniati da un ordigno che stanno sistemando nel cofano di un auto. Il fallito attentato, che probabilmente aveva come obiettivo la vicina caserma del Nucleo giudiziario dei carabinieri di viale Umbria, viene rivendicato dalle Brigate Internazionali. Sempre nel capoluogo torinese, vengono emessi dal giudice Giancarlo Caselli 17 rinvii a giudizio per una impressionante serie di reati, che vanno dalla partecipazione a banda armata e dall’associazione sovversiva fino a reati come rapina, furto, sequestro, ecc., nei confronti dei brigatisti effettivi o presunti, esponenti della rivista Controinformazione e del Collettivo Politico La Comune del Lodigiano, appartenenti al gruppo 22 ottobre, nappisti, elementi dell’organizzazione Pantere rosse. A Mestre, una bomba scoppia davanti alla sede dell’ufficio tecnico della RAI, in corso del Popolo,rivendicato con un volantino dai Gruppi proletari armati per il comunismo.
5 agosto: a Roma, un ordigno esplosivo viene lanciato contro la sede del TAR, che il 3 agosto ha annullato l’ordinanza di sospensione dei lavori per la centrale nucleare a Montaldo di Castro. Viene inoltre appiccato il fuoco alla porta del consolato francese, dopo i fatti di Malville, in cui la polizia francese ha ucciso con una granata Vital Michelon. Entrambi gli attentati vengono rivendicati con un messaggio che si conclude con “No alle centrali nucleari”. Sempre a Roma, viene condannato ad un anno e otto mesi il neofascista Giorgio Dilluvio, che il 16 luglio ferì con tre colpi di pistola Massimo Mazzoni, simpatizzante di LC. La condanna viene inflitta per la sola detenzione dell’arma.
06 agosto: a Torino, viene arrestata un’amica di uno dei due terroristi morti, Silvana Fava, di 25 anni, abitante in via Ascoli, nei pressi del luogo del fallito attentato; nella sua abitazione viene trovato un arsenale di armi, esplosivi, timer. A Milano, con un volantino dal titolo: “Altri due operai assassinati a Gela”, le Squadre proletarie rivoluzionarie hanno rivendicato l’esplosione che ha colpito gli uffici dell’ANIC in via Mozart.
02 agosto: a Roma, alla delegazione di auto riduttori delle bollette ACEA l’assessore comunale Della Seta, promette una rateizzazione anche molto lunga, a condizione che venga iniziato l’integrale versamento degli importi delle nuove bollette emesse. A Bologna, viene liberato Stefano Saviotti, presidente della cooperativa che gestiva Radio Alice. A Milano, 21 cinema vengono sgombrati dopo una telefonata all’ANSA, in cui Prima Linea ha affermato di aver messo bombe nelle sale di sei cinema di prima visione della città.
03 agosto: a Torino, gli ospiti dell’Istituto di Riposo per la vecchiaia, non potendo pagare le rette richieste dall’amministrazione, decidono di compiere una autoriduzione. A Udine, Ennio Milan di 17 anni si uccide perché non trova lavoro. A Zurigo, Petra Krause sta per lasciare il carcere svizzero di Affoltern e partire per Milano, quando viene nuovamente arrestata dalle autorità svizzere.
04 agosto: a Torino, due giovani, Attilio Di Napoli e Aldo Marin Pinones, militanti di Azione Rivoluzionaria, muoiono dilaniati da un ordigno che stanno sistemando nel cofano di un auto. Il fallito attentato, che probabilmente aveva come obiettivo la vicina caserma del Nucleo giudiziario dei carabinieri di viale Umbria, viene rivendicato dalle Brigate Internazionali. Sempre nel capoluogo torinese, vengono emessi dal giudice Giancarlo Caselli 17 rinvii a giudizio per una impressionante serie di reati, che vanno dalla partecipazione a banda armata e dall’associazione sovversiva fino a reati come rapina, furto, sequestro, ecc., nei confronti dei brigatisti effettivi o presunti, esponenti della rivista Controinformazione e del Collettivo Politico La Comune del Lodigiano, appartenenti al gruppo 22 ottobre, nappisti, elementi dell’organizzazione Pantere rosse. A Mestre, una bomba scoppia davanti alla sede dell’ufficio tecnico della RAI, in corso del Popolo,rivendicato con un volantino dai Gruppi proletari armati per il comunismo.
5 agosto: a Roma, un ordigno esplosivo viene lanciato contro la sede del TAR, che il 3 agosto ha annullato l’ordinanza di sospensione dei lavori per la centrale nucleare a Montaldo di Castro. Viene inoltre appiccato il fuoco alla porta del consolato francese, dopo i fatti di Malville, in cui la polizia francese ha ucciso con una granata Vital Michelon. Entrambi gli attentati vengono rivendicati con un messaggio che si conclude con “No alle centrali nucleari”. Sempre a Roma, viene condannato ad un anno e otto mesi il neofascista Giorgio Dilluvio, che il 16 luglio ferì con tre colpi di pistola Massimo Mazzoni, simpatizzante di LC. La condanna viene inflitta per la sola detenzione dell’arma.
06 agosto: a Torino, viene arrestata un’amica di uno dei due terroristi morti, Silvana Fava, di 25 anni, abitante in via Ascoli, nei pressi del luogo del fallito attentato; nella sua abitazione viene trovato un arsenale di armi, esplosivi, timer. A Milano, con un volantino dal titolo: “Altri due operai assassinati a Gela”, le Squadre proletarie rivoluzionarie hanno rivendicato l’esplosione che ha colpito gli uffici dell’ANIC in via Mozart.
giovedì 19 ottobre 2017
Quarant'anni fa ... il '77 (capitolo XXVIII)
18 luglio: a Torino, una ventina di giovani aderenti all’autonomia si sono presentati alla cassa della mensa universitaria di via Principe Amedeo contro il caro mensa, bloccando la distribuzione dei pasti. A Palermo, scatta l’operazione “super-carcere” e un primo gruppo di nappisti e brigatisti viene trasferito nel carcere dell’isola di Favignana. A Genova, i carabinieri eseguono 21 perquisizioni e arrestano l’autista Leonardo Greco di 30 anni perché ha una pistola.
19 luglio: a Roma, Cossiga, riferendosi all’appello contro la repressione lanciato dagli intellettuali francesi, attacca Sartre, e afferma: “Il nostro è il paese più libero del mondo”.
20 luglio: a Roma, tre candelotti di tritolo, avvolti in un giornale, vengono trovati in un corridoio del Palazzo dell’Esercito di via XX Settembre, del Ministero della Difesa. A Milano, vengono arrestate 4 persone accusate di far parte delle BR, sono Luigi e Marco Bellavita, redattore e direttore della rivista Contrinformazione, insieme a Daniela Ferriani e al pittore Gabriele Armadori.
21 luglio: a Firenze, tre attentati vengono compiuti quasi simultaneamente contro le abitazioni e gli studi professionali di tre docenti dell’Università di Firenze. Gli attentati vengono rivendicati con un volantino firmato Organizzare e Armare i Bisogni Proletari Comunisti. A Bologna, tre persone vengono arrestate per detenzione di arma da fuoco e per aver partecipato agli scontri di marzo. A Milano, duemila operai della cartiera di Cairate “Vita Mayer” che nei giorni scorsi, avevano ricevuto l’avviso di licenziamento hanno bloccato la strada che collega Gallarate all'aeroporto internazionale di Malpensa.
22 luglio: a Roma, quindici giovani del quartiere Collatino fanno irruzione in una drogheria e compiono una “spesa proletaria” a base di prosciutti e vini. A Milano, l’organizzazione comunista Prima Linea diffonde un volantino col quale rivendica l’azione d’esproprio che martedì 19 tre suoi aderenti hanno portato a termine contro l’armeria di corso Bernacchi a Varese nella quale era caduto il compagno “Valerio”. Rivendicando nello stesso volantino l’attentato esplosivo effettuato contro l’armeria stessa.
23 luglio: a Cagliari, sindaco comunista, parroco e due socialisti sono assediati nella stanza del palazzo comunale di Fluminimaggiore, dove li hanno rinchiusi 150 minatori, aiutati da tutta la popolazione, che da 50 mesi non ricevono l’indennità di cassa integrazione e da un anno lottano per far riaprire la miniera dove lavoravano.
25 luglio: a Ravenna, gli operai del gruppo “Maraldi” che da parecchi mesi non ricevono il salario bloccano con un cavo d’acciaio il porto. A Milano, per 4 ore i minorenni detenuti del “Beccaria” dei quali la maggior parte è ancora in attesa di giudizio occupano il carcere. A Roma, una bomba viene deposta contro il portone principale del carcere di Regina Cieli. L’ordigno viene scoperto da un agente che lo allontana con un calcio poco prima dello scoppio.
26 luglio: si conclude il trasferimento di 600 detenuti ritenuti pericolosi nei super carceri di Favignana, dell’Asinara, di Volterra e di Trani. A Milano, i compagni Luigi e Marco Bellavita, Amadori e Ferriani, arrestati alcuni giorni fa, hanno iniziato uno sciopero della fame e sono ancora segregati in isolamento.
27 luglio: a Torino, sommossa nella notte nel carcere minorile “Ferrante Aporti”, trentanove ragazzi si sono ammutinati al primo piano del carcere minorile, chiedono vitto e alloggio decorosi. L’istituto circondato da decine di poliziotti e carabinieri per sventare un eventuale evasione.
28 luglio: a Torino, attentato nella notte ai tralicci delle ferrovie, quattro cariche d’esplosivo hanno messo fuori uso un interruttore dell’alta tensione nella sottostazione di smistamento lato del sottopassaggio di corso Bramante. L’attentato è rivendicato da Prima Linea. A Milano, nella notte la sede della “Swissair” viene distrutta da un attentato rivendicato dalle Unità Comuniste Combattenti. Ottiene la libertà provvisoria per “totale assenza di indizi” Daniela Ferriani.
30 luglio: a Milano, all’alba, a pochi passi dalla sede della “Swissair”, già colpita il giorno prima, viene fatto saltare con il tritolo l’ufficio della compagnia sovietica “Aeroflot”, A Gela, nella notte, un’esplosione al grande stabilimento petrolchimico provoca la morte di Gaetano Silluzio e Gaetano Blanco, mentre un terzo operaio, Gaetano Accaputo, resta gravemente ustionato e poi morirà il 10 agosto. Oltre due miliardi di danni: un misterioso Fronte di liberazione siciliano rivendica l’attentato.
31 luglio: a Firenze, all’alba, cinquecento tra carabinieri e agenti di polizia, in assetto di guerra, sfondano i portoni e, armi alla mano, fanno irruzione nei tre ex alberghi di proprietà dell’INA, occupati il 24 febbraio dagli studenti fuori sede, nella centralissima via dei Calzaioli, una delle più eleganti della città. I 35 occupanti non oppongono resistenza, vengono portati in questura, identificati e rilasciati.
19 luglio: a Roma, Cossiga, riferendosi all’appello contro la repressione lanciato dagli intellettuali francesi, attacca Sartre, e afferma: “Il nostro è il paese più libero del mondo”.
20 luglio: a Roma, tre candelotti di tritolo, avvolti in un giornale, vengono trovati in un corridoio del Palazzo dell’Esercito di via XX Settembre, del Ministero della Difesa. A Milano, vengono arrestate 4 persone accusate di far parte delle BR, sono Luigi e Marco Bellavita, redattore e direttore della rivista Contrinformazione, insieme a Daniela Ferriani e al pittore Gabriele Armadori.
22 luglio: a Roma, quindici giovani del quartiere Collatino fanno irruzione in una drogheria e compiono una “spesa proletaria” a base di prosciutti e vini. A Milano, l’organizzazione comunista Prima Linea diffonde un volantino col quale rivendica l’azione d’esproprio che martedì 19 tre suoi aderenti hanno portato a termine contro l’armeria di corso Bernacchi a Varese nella quale era caduto il compagno “Valerio”. Rivendicando nello stesso volantino l’attentato esplosivo effettuato contro l’armeria stessa.
23 luglio: a Cagliari, sindaco comunista, parroco e due socialisti sono assediati nella stanza del palazzo comunale di Fluminimaggiore, dove li hanno rinchiusi 150 minatori, aiutati da tutta la popolazione, che da 50 mesi non ricevono l’indennità di cassa integrazione e da un anno lottano per far riaprire la miniera dove lavoravano.
25 luglio: a Ravenna, gli operai del gruppo “Maraldi” che da parecchi mesi non ricevono il salario bloccano con un cavo d’acciaio il porto. A Milano, per 4 ore i minorenni detenuti del “Beccaria” dei quali la maggior parte è ancora in attesa di giudizio occupano il carcere. A Roma, una bomba viene deposta contro il portone principale del carcere di Regina Cieli. L’ordigno viene scoperto da un agente che lo allontana con un calcio poco prima dello scoppio.
26 luglio: si conclude il trasferimento di 600 detenuti ritenuti pericolosi nei super carceri di Favignana, dell’Asinara, di Volterra e di Trani. A Milano, i compagni Luigi e Marco Bellavita, Amadori e Ferriani, arrestati alcuni giorni fa, hanno iniziato uno sciopero della fame e sono ancora segregati in isolamento.
27 luglio: a Torino, sommossa nella notte nel carcere minorile “Ferrante Aporti”, trentanove ragazzi si sono ammutinati al primo piano del carcere minorile, chiedono vitto e alloggio decorosi. L’istituto circondato da decine di poliziotti e carabinieri per sventare un eventuale evasione.
28 luglio: a Torino, attentato nella notte ai tralicci delle ferrovie, quattro cariche d’esplosivo hanno messo fuori uso un interruttore dell’alta tensione nella sottostazione di smistamento lato del sottopassaggio di corso Bramante. L’attentato è rivendicato da Prima Linea. A Milano, nella notte la sede della “Swissair” viene distrutta da un attentato rivendicato dalle Unità Comuniste Combattenti. Ottiene la libertà provvisoria per “totale assenza di indizi” Daniela Ferriani.
30 luglio: a Milano, all’alba, a pochi passi dalla sede della “Swissair”, già colpita il giorno prima, viene fatto saltare con il tritolo l’ufficio della compagnia sovietica “Aeroflot”, A Gela, nella notte, un’esplosione al grande stabilimento petrolchimico provoca la morte di Gaetano Silluzio e Gaetano Blanco, mentre un terzo operaio, Gaetano Accaputo, resta gravemente ustionato e poi morirà il 10 agosto. Oltre due miliardi di danni: un misterioso Fronte di liberazione siciliano rivendica l’attentato.
31 luglio: a Firenze, all’alba, cinquecento tra carabinieri e agenti di polizia, in assetto di guerra, sfondano i portoni e, armi alla mano, fanno irruzione nei tre ex alberghi di proprietà dell’INA, occupati il 24 febbraio dagli studenti fuori sede, nella centralissima via dei Calzaioli, una delle più eleganti della città. I 35 occupanti non oppongono resistenza, vengono portati in questura, identificati e rilasciati.
giovedì 12 ottobre 2017
Quarant'anni fa... il '77 (capitolo XXVII)
11 luglio: a Torino, in piazza Carducci, bombe molotov contro due autobus articolati dell’Atm delle linee Torino - Rivalta e Torino - Trofarello posteggiati in prossimità del deposito dell’Azienda Tranvie Municipali. A Roma, due redattori di Radio Onda Rossa tornano da Parigi con l’appello di Sartre, De Beauvoir e altri intellettuali francesi «contro la repressione in Italia», che costituirà la base del convegno di Bologna del 23-25 settembre. Due giovani un ragazzo e una ragazza, sparano quattro colpi alle gambe contro un anziano pensionato, Mauro Perlini di 61 anni, contabile del movimento cattolico CL (Comunione Liberazione), l’attentato viene rivendicato dalle BR con una telefonata. A Parigi, Franco Berardi “Bifo” viene messo in libertà provvisoria. A Genova, in serata, poco dopo le 20.30, il segretario regionale della DC della Liguria, Angelo Sibilla, viene ferito dalle BR. A Melilli in provincia di Siracusa, alcune decine di uomini donne e bambini occupano il municipio, vogliono essere trasferiti in una zona al sicuro dagli scarichi velenosi che gli stabilimenti industriali ogni istante riversano su Siracusa e dintorni.
12 luglio: a Torino, in via Vassalli Eandi 30, intorno alle 13.30 viene distrutta dalle fiamme la 128 della consigliera DC Emma Bergoglio. Lancio di molotov e due colpi di lupara contro la caserma Monviso in via Bagetti 27, l’azione e rivendicata da Prima Linea. A Roma, venti giovani a viso scoperto fanno una “spesa proletaria” al supermercato NOR, rubano prosciutti, formaggi e bottiglie di “Johnny Walker”. Una bottiglia molotov distrugge l’automobile del consigliere circoscrizionale (XVI) della DC, Armando Sanari. A Genova, una pentola a pressione carica di esplosivo viene fatta esplodere verso le sei del mattino di fronte ai caseggiati dove abitano il presidente dell’ITALSIDER Ambrogio Puri, il console degli Stati Uniti a Genova, John Di Sciullo e dove ha sede la SCI, una delle più importanti imprese edili della città. A Roma, vengono condannate a 4 anni, per il possesso di armi, le nappiste Vianale e Salerno, che vengono espulse dall’aula per slogan contro la corte. A Milano, un sacerdote viene aggredito da due sconosciuti che gli richiedono i registri degli aderenti di Comunione Liberazione. A Parigi, trasmissione pirata di Radio Alice.
13 luglio: a Torino, Maurizio Puddu, 45 anni, consigliere provinciale della DC è stato ferito alle gambe sotto casa in corso Unione Sovietica, l’attentato è stato rivendicato dalle Brigate Rosse. Le Br rivendicano anche l’incendio all’automobile Citroen di proprietà di Giuseppe Libertino, 44 anni, rappresentante di commercio ed esponente del consiglio direttivo dell’ottava sezione della DC. A Parigi, si svolge una trasmissione pirata di Radio Alice.
14 luglio: a Trino Vercellese, sui muri della centrale nucleare le BR lasciano il loro segno.
15 luglio: a Torino, Nucleo Operaio ha dato fuoco a un deposito della FIAT Mirafiori vicino al cancello 19 in via Settembrini distruggendolo quasi completamente. A Roma, nella mattina, centinaia di poliziotti in assetto di guerra circondano la Casa dello Studente, a Casal Bertone, obiettivo è l’arresto di sette militanti del movimento degli studenti fuori sede, in esecuzione di un ordine di cattura della magistratura che riguarda episodi dei mesi scorsi collegati alle lotte per le mense. A Matera, due compagni detenuti dei NAP Luigi Urraro e Domenico Ciccarelli che giovedì si erano barricati nella loro cella insieme ad una guardia di custodia hanno ottenuto il trasferimento rispettivamente nelle carceri di Messina e di Trani.
16 luglio: a Milano, viene trovato svenuto per terra, sanguinante, tutto verniciato di bianco, Giuseppe Petrocca, di 35 anni, maschera del cinema “Astoria”, che racconta di essere stato aggredito da un gruppo di giovani. Con una telefonata a Radio Popolare il Comitato di Vigilanza Femminista Milano Sud rivendica l’azione definendola “una lezione al maiale”. Petrocca infatti avrebbe violentato una ragazza che aveva fatto entrare gratis al cinema, dopo averla rinchiusa in uno sgabuzzino. A Roma, in via Jacini, un fascista entra in un bar e spara due colpi di pistola al petto contro un aderente di Lotta Continua, che tre giorni prima era stato assunto come garzone, il ferito, Massimo Mozzoni, di 19 anni, è grave. Due ordigni esplodono davanti alla sede dell’MSI di Aprilia. A Bologna, viene scarcerato Angelo Pasquini, redattore di “Zut”.
17 luglio: a Firenze e Livorno, vengono compiuti due attentati contro i cantieri delle nuove carceri, ancora in costruzione. Gli attentati vengono rivendicati dai Nuclei Armati d’Azione Rivoluzionaria. A Trani, quattro compagni detenuti Sfera, Malavasi, Pennestri e Turetta prendono in ostaggio 11 guardie. Li rilasceranno dopo 12 ore dietro la promessa di trasferimento e dopo aver parlato con due dei loro avvocati.
12 luglio: a Torino, in via Vassalli Eandi 30, intorno alle 13.30 viene distrutta dalle fiamme la 128 della consigliera DC Emma Bergoglio. Lancio di molotov e due colpi di lupara contro la caserma Monviso in via Bagetti 27, l’azione e rivendicata da Prima Linea. A Roma, venti giovani a viso scoperto fanno una “spesa proletaria” al supermercato NOR, rubano prosciutti, formaggi e bottiglie di “Johnny Walker”. Una bottiglia molotov distrugge l’automobile del consigliere circoscrizionale (XVI) della DC, Armando Sanari. A Genova, una pentola a pressione carica di esplosivo viene fatta esplodere verso le sei del mattino di fronte ai caseggiati dove abitano il presidente dell’ITALSIDER Ambrogio Puri, il console degli Stati Uniti a Genova, John Di Sciullo e dove ha sede la SCI, una delle più importanti imprese edili della città. A Roma, vengono condannate a 4 anni, per il possesso di armi, le nappiste Vianale e Salerno, che vengono espulse dall’aula per slogan contro la corte. A Milano, un sacerdote viene aggredito da due sconosciuti che gli richiedono i registri degli aderenti di Comunione Liberazione. A Parigi, trasmissione pirata di Radio Alice.
14 luglio: a Trino Vercellese, sui muri della centrale nucleare le BR lasciano il loro segno.
15 luglio: a Torino, Nucleo Operaio ha dato fuoco a un deposito della FIAT Mirafiori vicino al cancello 19 in via Settembrini distruggendolo quasi completamente. A Roma, nella mattina, centinaia di poliziotti in assetto di guerra circondano la Casa dello Studente, a Casal Bertone, obiettivo è l’arresto di sette militanti del movimento degli studenti fuori sede, in esecuzione di un ordine di cattura della magistratura che riguarda episodi dei mesi scorsi collegati alle lotte per le mense. A Matera, due compagni detenuti dei NAP Luigi Urraro e Domenico Ciccarelli che giovedì si erano barricati nella loro cella insieme ad una guardia di custodia hanno ottenuto il trasferimento rispettivamente nelle carceri di Messina e di Trani.
16 luglio: a Milano, viene trovato svenuto per terra, sanguinante, tutto verniciato di bianco, Giuseppe Petrocca, di 35 anni, maschera del cinema “Astoria”, che racconta di essere stato aggredito da un gruppo di giovani. Con una telefonata a Radio Popolare il Comitato di Vigilanza Femminista Milano Sud rivendica l’azione definendola “una lezione al maiale”. Petrocca infatti avrebbe violentato una ragazza che aveva fatto entrare gratis al cinema, dopo averla rinchiusa in uno sgabuzzino. A Roma, in via Jacini, un fascista entra in un bar e spara due colpi di pistola al petto contro un aderente di Lotta Continua, che tre giorni prima era stato assunto come garzone, il ferito, Massimo Mozzoni, di 19 anni, è grave. Due ordigni esplodono davanti alla sede dell’MSI di Aprilia. A Bologna, viene scarcerato Angelo Pasquini, redattore di “Zut”.
17 luglio: a Firenze e Livorno, vengono compiuti due attentati contro i cantieri delle nuove carceri, ancora in costruzione. Gli attentati vengono rivendicati dai Nuclei Armati d’Azione Rivoluzionaria. A Trani, quattro compagni detenuti Sfera, Malavasi, Pennestri e Turetta prendono in ostaggio 11 guardie. Li rilasceranno dopo 12 ore dietro la promessa di trasferimento e dopo aver parlato con due dei loro avvocati.
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