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giovedì 28 marzo 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XIII

1916

La stampa borghese pubblica con rilievo estratti della dichiarazione.  Malatesta replica su "Freedom" di aprile, riconoscendo la buona fede dei firmatari ma ribadendo il dovere per ogni anarchico «per rispetto della sincerità e nell'interesse futuro del nostro movimento emancipatore, di separarsi nettamente dai compagni che credono possibile conciliare le idee anarchiche e la collaborazione con i governi e la borghesia di certi paesi nelle loro rivalità contro le borghesie e i governi di altri paesi». L'articolo si conclude con queste parole: «Oggi come sempre il nostro grido sia: Abbasso i capitalisti e i governi, tutti i capitalisti e tutti i governi! Viva i popoli, tutti i popoli!». 

Aprile - Viene usata per la prima volta, a Zurigo, la parola «Dada » in quello che diventerà il suo senso culturale. Appare stampata per la prima volta in maggio, nel primo numero della rivista "Cabaret Voltaire", animata da Hugo Ball, Tristan Tzara, Marcel Janco e Jean Arp. L'«anarchia creativa» di Dada e le successive invenzioni del Surrealismo sono legate al clima di violenza dell'epoca. 

Aprile - In polemica con la «Dichiarazione dei sedici», «un gruppo di anarchici» italiani diffonde un manifesto intitolato La guerra europea e gli anarchici (il testo è di Luigi  Fabbri). In Italia come in tutto il mondo il manipolo di anarchici interventisti è sempre più isolato dal movimento operaio  e libertario. 

2 aprile - Esce a Parigi, diretto da Sébastien Faure, il giornale "Ce qu'il faut dire..." che attacca il clima di difesa nazionale e afferma: «Ciò che bisogna dire: la guerra scomparirà solo con la scomparsa del regime capitalista. Ma la guerra ha una seconda causa: in noi, d'ordine morale. Discende dall'educazione, letture ecc. che impregnano il bambino dello spirito di guerra». A Parigi e nella banlieu il successo è forte, il numero uno viene rapidamente esaurito. Si scatena subito una feroce censura. 

Giugno - Convegno nazionale anarchico semiclandestino a Ravenna, da cui nasce un comitato d'azione internazionalista che coordinerà l'attività libertaria durante la prima guerra mondiale. Fanno parte del comitato: Temistocle  Monticelli, Gregorio Benvenuti, Virgilio Mazzoni, Pasquale  Binazzi, Torquato Gobbi, alcuni dei quali  subiranno arresti e persecuzioni da parte  dello Stato italiano. 

22 luglio - Esplode una bomba alla manifestazione interventista del Preparedness Day di San Francisco: 10 morti. Caccia agli anarchici e ai Radicals, tra i quali vengono arrestati Tom Mooney e Warren Billings, condannati poi all'ergastolo e liberati nel 1939 dal governatore Olson per manifesta  innocenza. Nato a Chicago nel 1882, operaio socialista, Mooney nel 1902 aveva aderito all'International  Molders Union. Vanitoso e scostante, non saprà mobilitare gli animi come invece Sacco e Vanzetti. Billings è un operaio dell'IWW. 

1917 

27 febbraio - Rovesciamento dell'autocrazia zarista. Costituzione del primo governo provvisorio e rinascita del Soviet di Pietroburgo. Condotto dai Soviet in cui gli anarchici hanno sovente una funzione di punta, comincia un processo rivoluzionario che vedrà l'affermazione del partito bolscevico guidato da Lenin e Trotzki. - Assieme agli altri detenuti politici viene liberato dalla prigione  Butirky di Mosca il giovane operaio anarchico ucraino Nestor Makhno, che ritorna al paese natale Gulae-Pole per organizzare un'associazione di contadini. Nel 1908 Makhno era stato condannato a morte per un attentato; in considerazione della giovane età la pena era stata commutata nei lavori forzati a vita.  

23 marzo - Gli  anarchici russi, prima  ancora della pubblicazione  delle Tesi d'aprile di Lenin, si pronunciano per il proseguimento della rivoluzione: un loro volantino afferma la necessità di «preparare la rivoluzione comunista, decretare immediatamente la fine della guerra, la fine del sistema capitalistico e, con l'azione rivoluzionaria diretta, rafforzare la propria vocazione socialista ». 

15 aprile - Con la pubblicazione clandestina a Torino di un volantino intitolato Eppur si muove! gli anarchici italiani inneggiano alla rivoluzione russa. 






L'Amour Fou

L'Amour Fou non è una social-democrazia, non è un Parlamento tra Due. Le minute delle sue riunioni segrete trattano di significati troppo enormi ma troppo precisi per la prosa. Non questo, non quello - il suo Libro di Emblemi vi trema in mano. Naturalmente caga sulla polizia e i prèsidi, ma irride anche ai liberazionisti e agli ideologi - non è una stanza pulita, ben illuminata. Un ciarlatano topologico ha disegnato i suoi corridoi e parchi abbandonati, il suo arredamento  - imboscato di nero luminoso e rosso membranoso maniacale. Ognuno di noi ha metà della mappa - come due potentati rinascimentali definiamo una nuova cultura col nostro anatemizzato mescolio di corpi, incontro di liquidi - le cuciture Immaginali della nostra Città - stato sfocano nel nostro sudore. L'Anarchismo  Ontologico  non è più tornato dalla sua ultima gita di pesca. Finché nessuno  infama all'FBI, il CAOS se ne frega del futuro della civiltà. L’Amour Fou si propaga solo accidentalmente - suo scopo primario è l'ingestione della Galassia. Una cospirazione di trasmutazione. La sua sola preoccupazione per la Famiglia sta nella possibilità di incesto ("Cresci il tuo!" "Ogni umano un faraone!") - Oh più sincero tra i lettori, mia sembianza, mio fratello/sorella! - e nella masturbazione di un bambino trova nascosta (come una pillola - fiore di carta - giapponese) l'immagine del crollo dello Stato. Le parole appartengono a coloro che le usano solo fintanto che qualcun altro le ruba. I Surrealisti andarono in disgrazia vendendo amour fou alla macchina – fantasma dell'Astrazione - cercarono nella loro incoscienza solo il potere sugli altri e in questo"seguirono De Sade (che voleva "libertà" di sbudellare  donne e bambini solo per adulti bianchi). Amour Fou è saturo della propria estetica, si riempie sino ai confini di se stesso con le traiettorie dei suoi gesti, cammina con gli orologi degli angeli, non è un destino adatto a commissari e padroni di negozi. Il suo ego evapora nella mutabilità del desiderio, il suo spirito comunale avvizzisce nell'egoismo dell'ossessione. Amour Fou ha a che fare con una sessualità non ordinaria. Il mondo anglosassone post -Protestante incanala tutta la sua sensualità soppressa nella pubblicità e si divide in gang che si scontrano: isterici puritani contro cloni promiscui ed ex - celibi del passato. Amour Fou non desidera unirsi a nessun esercito, non prende parte alla Guerra dei Sessi, è annoiato dagli impieghi a eguale opportunità (difatti si rifiuta di lavorare per vivere) non si lamenta, non spiega, non vota mai e non paga mai le tasse. Amour Fou vorrebbe vedere ogni bastardo ("figlio dell'amore") giungere a termine ed essere nato. Amour Fou ama essere molestato dai bambini. Amour Fou è meglio della  preghiera, meglio della  sinsemilla - Amour Fou si porta dietro la sua luna e palme ovunque va. Amour Fou ammira il tropicalismo, il sabotaggio, la break - dance, Layla e Majnun, gli odori della  polvere da sparo e dello sperma. Amour Fou è sempre  illegale, che sia mascherato da  matrimonio o da squadra di boy - scout. Sempre ubriaco, sia col vino delle sue secrezioni o con il fumo delle sue virtù polimorfe. Non è il deragliamento dei sensi, bensì la loro apoteosi - non il risultato della libertà, piuttosto la sua precondizione. Lux et voluptas. (Hakim Bey –T.A.Z. Zone Temporaneamente Autonome)


Abitare un atro mondo

La teoria delle catastrofi ci insegna che i grandi cambiamenti avvengono a salti, in modo discontinuo e imprevedibile; nel Diciannovesimo secolo la scoperta della geometria sferica da parte di Bernhard Riemann ci ha aperto porte prima inimmaginabili nel percorso della conoscenza. Un evento che rivoluzionò la matematica e la topologia e che sarebbe diventato la chiave per la formalizzazione della struttura stessa dell’Universo. Ancora più indietro nel tempo, secoli prima la scoperta della geometria sferica, l’uomo si accorse della curvatura della Terra; due eventi correlati che ci hanno permesso di avere nuovi strumenti, e protesi concettuali per scoprire le nostre nuove Indie; dalla concezione della cosmografia mesopotamica, dove il mondo era descritto come un disco piatto galleggiante nell’oceano, fino alle nostre mappe, il salto non ha riguardato tanto il dettaglio sempre più fine della rappresentazione, quanto piuttosto il passaggio dal bidimensionale al tridimensionale. Un modello a tre dimensioni contiene un numero maggiore di informazioni rispetto ad un modello a due dimensioni. Mappe del reale estremamente dettagliate ma che non avrebbero mai oltrepassato quel tenue ma resistente confine fra realtà fisica e realtà della mente. Un surplus di informazioni che poco aveva a che fare con i vasti paesaggi mentali che fin dalle origini dell’uomo hanno dato vita a quel motore interno capace di generare mondi. 

I salti avvengono spesso casualmente: il 16 novembre del 1938, il chimico svizzero Albert Hofmann sintetizza per la prima volta l'LSD-25. L’esperimento di sintesi viene archiviato nei laboratori della Sandoz, quasi dimenticato. Cinque anni dopo Hofmann decide di studiare a fondo questa strana molecola e, durante la sintesi, per errore ne entra in contatto, un incidente che lo costrinse a interrompere il lavoro di laboratorio a causa di insolite sensazioni. Ne scriverà poi un rapporto interno: “Venerdì scorso, 16 aprile 1943, a pomeriggio inoltrato ho dovuto interrompere il lavoro in laboratorio e far ritorno a casa. Ero affetto da una profonda irrequietezza, accompagnata da leggere vertigini. Mi sono sdraiato e sono sprofondato in uno stato di intossicazione niente affatto spiacevole, marcato da un’immaginazione particolarmente vivida. In una condizione simile al sogno, a occhi chiusi (la luce del giorno era abbagliante e fastidiosa), riuscivo a scorgere un flusso ininterrotto di figure fantastiche, di forme straordinarie che rivelavano intensi giochi caleidoscopici di colore”.1 Responsabile dell’inaspettato spettacolo interiore fu una molecola apparentemente anonima (la dietilammide-25), la sua struttura spaziale non è particolarmente complessa eppure se ne assume un modesto quantitativo – ne bastano appena 25 ?g – qualcosa si impossessa della nostra mente per condurci verso un’intensa esperienza psichedelica, collegamenti inattesi che scaturiscono dalla deformazione percettiva dello spazio e del tempo; come la luce, che attraversando la pellicola cinematografica proietta delle immagini in movimento, così la molecola ci rende protagonisti di un film interiore utilizzando l’hardware del nostro cervello. Molteplici universi prendono vita simultaneamente a più livelli, e ad ognuno di essi è data la nitidezza della realtà. I contenuti nascosti della psiche si riversano nel mondo fisico. Il muro è abbattuto e le convinzioni riguardanti la natura della realtà si sfaldano sotto i colpi dell’inaudito e dell’ineffabile. 

Il mondo interiore non sembra più così illusorio come si era ritenuto in piena epoca meccanicista e, secondo lo storico e orientalista francese Henry Corbin, le visioni interiori nascendo dal mondo immaginale, possono essere intese come un’interfaccia, una mediazione tra il mondo delle essenze e quello della percezione; l’immagine interiore, diventa pienamente “reale”, nel senso che può essere considerata come trasformatrice del mondo. L’esplorazione del mondo interiore ha bisogno di nuovi mezzi; i recessi della mente rivelano bellezze inimmaginabili che possono essere emulate dall’arte che non può più essere descrittiva né tantomeno impressionistica, d’ora in poi l’arte dovrà essere interattiva a un livello più profondo e interagire con la mente in una sorta di organizzazione auto-poietica, consentendo allo spazio della mente di sovrapporsi allo spazio reale.


giovedì 21 marzo 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XII

1914-1915 

Per incarico del governo francese, Marcel Cachin, leader della sinistra bellicista, fornisce fondi a Benito Mussolini. Dalle iniziali posizioni socialiste e filo-anarcoidi, Mussolini è passato all'interventismo al fianco della Francia. Cachin, che denigrerà Lenin nel 1917 per esaltarlo nel 1920, diventerà uno stalinista a tutta prova.

1915 

24 gennaio - A Pisa anarchici di tutta Italia si dichiarano con fermezza contro la guerra e ogni tentazione di intervento a fianco di uno dei due campi capitalistici che stanno insanguinando il mondo. Febbraio - L'olandese Ferdinand Domela Nieuwenhuis, Errico Malatesta, il francese Louis Lecoin, l'inglese Thomas Keell e altri anarchici firmano un manifesto contro  la guerra.  

24 maggio - L'Italia dichiara guerra all'Austria. Torino è l'unica grande città italiana a rivoltarsi all'intervento in guerra, innalzando le  barricate. 

19 novembre - Esecuzione di Joe Hill, operaio, cantastorie sociale e militante  dell'IWW. Nato a Gavle (Svezia) il 7 ottobre 1879, Joseph Hillstrom (vero nome:Joel Hagglund) raggiunge New York City nel 1902, lavora in fabbriche e miniere, in fattorie e nei docks del «fronte del porto» mentre viaggia da New York a San Pedro, California. Qui si unisce agli Industrial Workers of the World. Nel 1913 torna all'est viaggiando su carri merci delle ferrovie, e si ferma a lavorare e svolgere attività anarco-sindacalista nelle miniere dello Utah. In questo Stato viene arrestato (gennaio 1914), processato e condannato a morte sotto l'imputazione di avere ucciso un droghiere di Salt Lake City. Sensibile poeta dei conflitti di lavoro e dei sentimenti  più delicati come l'amore  e l'amicizia, Joe Hill è un attivo militante ma detesta la violenza contro i suoi simili. L'accusa di furto e omicidio è quindi  palesamente infondata. Ma le autorità vogliono colpire un operaio «vagabondo», un cantastorie che rincuora ed eterna le lotte del proletariato, il militante di un sindacato che ha preso risolutamente posizione contro la guerra coerentemente con i sentimenti della solidarietà internazionalista propri del socialismo. Joe Hill è un povero emigrante, un oratore improvvisato, semplice ma tenace durante scioperi e picchettaggi, un poeta-operaio e quindi un testimone scomodo della brutalità di un potere che vede nell'intervento nella guerra la possibilità di giganteschi affari mascherati di «difesa della democrazia» (come accadrà anche nella seconda guerra mondiale). Joe Hill deve quindi morire, e a nulla valgono le testimonianze e le prove della sua innocenza, le proteste di migliaia di simpatizzanti e l'appello alla clemenza di notabili del sindacalismo ufficiale (come Samuel Gompers, presidente dell'American Federation of Labor) e dell'ambasciata svedese: Joe viene fucilato in una fredda mattina di  novembre, mentre il suo nome corre di bocca in bocca e la sua figura già entra nella leggenda, tra i martiri del movimento operaio americano. Joe Hill, con il suo «vagabondare» e le sue canzoni e il sogno di una  nuova fraternità, rappresenta una tipica figura di attivista dell'IWW, un militante complessivo che anticipa molti temi della campagna per i diritti civili del decennio 1960, come pure lo spirito della Nuova Sinistra (militanza di base, creatività, comunismo  libertario e antiburocratico ecc.). 

28 novembre - Muore nel manicomio di Nocera Inferiore (ove già era deceduto Carlo Cafiero), Emilio Covelli, animatore del movimento  anarchico dai tempi della Prima Internazionale. 

1916 

Cinque lavoratori aderenti all'IWW  vengono massacrati a Everett (Washington) a colpi di fucile dalla polizia. Il massacro avviene a sangue freddo, nel clima d'isterismo patriottardo creato dall'entrata in guerra degli USA  e dall'opposizione alla partecipazione al conflitto da parte dell'IWW, che riesce a sopravvivere solo con un'incessante guerriglia. 

Febbraio - Appare un manifesto firmato da Kropotkin, Varlaam Cerkessov, Guillaume, Jean Grave, Charles  Malato, Christian Cornelissen e altri 10 esponenti dell'anarchismo «professorale» (in genere sono studiosi positivisti-scientisti). La «dichiarazione dei sedici», facendo eco ai giornali bellicisti che chiedono che la guerra continui fino all'annientamento della Germania, si pronuncia contro  ogni idea di pace prematura. 



RESPECT – Aretha Franklin

Quello che vuoi

Tesoro, io ce l’ho

Quello di cui hai bisogno

Sai che io ce l’ho?

Tutto quello che ti chiedo

È un po' di rispetto

quando vieni a casa (solo un po’)

Hey tesoro (solo un po’) quando vieni a casa

(solo un po’) signore (solo un po’)

Non farò niente di sbagliato quando sarai via

Non farò niente di sbagliato

perché non voglio farlo

Tutto quello che chiedo

È un po' di rispetto

quando vieni a casa (solo un po’)

Hey tesoro (solo un po’)

quando vieni a casa (solo un po’)

Yeah (solo un po’)

Sto per darti tutti i miei soldi

E tutto quello che chiedo in cambio, tesoro

È di darmi quello che è giusto

Quando torni a casa (solo un po’)

Yeah baby (solo un po’)

Quando torni a casa (solo un po’)

Yeah baby (solo un po’)

Oh, i tuoi baci

Più dolci del miele

E indovina un po’?

Lo sono anche i miei soldi

Tutto quello che voglio tu faccia per me

È darmi questa dolcezza quando vieni a casa

Yeah baby

Prendilo a frustate per me (rispetto, solo un po’)

Quando arrivi a casa, adesso

R-I-S-P-E-T-T-O

Prova a capire cosa significa per me

R-I-S-P-E-T-T-O

Prenditi cura di me

Oh (prendimi a pugni, pugni

pugni, pugni)

Un po’ di rispetto (prendimi a pugni

pugni, pugni)

Whoa, piccolo (solo un po’)

Un po’ di rispetto (solo un po’)

Sono stanca (solo un po’)

di provare a continuare (solo un po’)

Stai finendo di ingannare (solo un po’)

e io non sto mentendo (solo un po’)

(Ri) spetto

Quando torni a casa

O potresti entrare (rispetto, solo un po’)

e scoprire che me ne sono andata (solo un po’)

Devo avere (solo un po’)

Un po’ di rispetto (solo un po’)



Criticare la tecnologia

La tecnologia non nasce dal nulla, indipendentemente dalle relazioni sociali vigenti nella società in cui si sviluppa. Essa è il prodotto di un contesto, che inevitabilmente rifletterà. Ecco perché l'affermazione che la tecnologia di per sé sia neutrale non ha alcun fondamento. Non può essere più neutrale degli altri sistemi sviluppati per mantenere l'ordine vigente: governo, scambio dei beni, matrimonio e famiglia, proprietà privata. Pertanto una seria analisi rivoluzionaria deve necessariamente includere una valutazione critica della tecnologia. Per tecnologia non intendiamo  soltanto gli strumenti, le macchine né "l'insieme  delle macchine", ma piuttosto un sistema integrato di tecniche, macchinari, persone e materiali designati a riprodurre le relazioni sociali che prolungano e sviluppano la sua  esistenza. Per essere chiari fin dall'inizio, non stiamo dicendo che la tecnologia produca relazioni sociali, ma che sia designata per riprodurle in accordo alle necessità del sistema vigente. 

Criticare la tecnologia significa considerare la sua struttura generale, vedendola non semplicemente come un insieme di macchinari ma come una relazione sociale, un sistema; significa capire che uno strumento tecnologico riflette la società che lo produce, e che la sua introduzione modifica le relazioni tra gli individui. Criticare la tecnologia significa rifiutarsi di subordinare l'attività umana al profitto.


giovedì 14 marzo 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XI

1914 

20 aprile - La milizia di Rockefeller (proprietario delle miniere di carbone) attacca con mitraglie ed esplosivi un accampamento di minatori in sciopero a Ludlow, Colorado. Muoiono decine di donne e bambini e 6 scioperanti, tra cui il leader Louis Tikas, un uomo di grande intelligenza e umanità che si era battuto per evitare il massacro. Tikas viene condotto davanti  al tenente Linderfelt, capo della milizia, il quale gli spacca il cranio col calcio del fucile urlando: «Io sono Gesù Cristo e devo essere obbedito». Esasperati gli scioperanti scatenano la guerriglia; segue una repressione feroce. Lo scrittore Upton Sinclair e l'IVVW chiedono invano la solidarietà del partito socialista. 

7 giugno - Mentre la gente sfolla dalla Villa Rossa di Ancona, ove Malatesta ha tenuto un comizio, la polizia spara sui lavoratori. Muoiono un anarchico e due repubblicani; 15 sono i feriti. Comincia cosi la «settimana rossa di Ancona», che durerà fino al 14  giugno. Per protesta contro il massacro poliziesco viene proclamato dall'USI lo sciopero generale, appoggiato, dal 9 giugno, dal PSI e dalla CGL. In tutta Italia lo sciopero porta a episodi cruenti, a carattere anche insurrezionale nell'Italia centrale. Occasione mancata della rivoluzione attesa dagli anarchici, e insieme prova generale dei futuri eventi rivoluzionari, la settimana rossa viene repressa e Malatesta  costretto all'esilio, ma testimonia della volontà antibellicista delle masse  italiane sensibilizzate dagli anarchici all'internazionalismo. 

21 giugno - Sfuggendo alla polizia, Malatesta espatria e raggiunge Londra. 

28 giugno - A Serajevo lo studente Princip uccide Francesco Ferdinando d'Austria. 

28 luglio - L'Austria dichiara guerra alla Serbia. La  Russia si  mobilita. 

1° agosto - Inizio della  prima guerra  mondiale. Russia e Francia (3  agosto) scendono in campo contro la Germania e l'impero austro-ungarico. 

2 agosto - La socialdemocrazia tedesca vota i crediti di guerra voluti dai generali, rompe la solidarietà internazionale del movimento operaio  mondiale e si mette al servizio dello Stato germanico. Lenin si stacca da Kautsky. L'Inghilterra, dopo l'invasione tedesca del Belgio, dichiara guerra alla Germania e all'Austria. Poco dopo il   Giappone, interessato ad assicurarsi i possedimenti tedeschi in Cina, si schiera a fianco dell'Intesa (gli alleati franco-russo-britannici). 

13-14 settembre - Al Consiglio di Milano dell'USI scissione tra la maggioranza che approva una mozione di Borghi contro la guerra, per un'azione rivoluzionaria volta a «travolgere gli Stati borghesi e monarchici», e una minoranza conquistata alla causa dell'Intesa e della «guerra rivoluzionaria» che fonda l'interventista Unione Italiana del Lavoro, con Alceste De Ambris, Edmondo Rossoni, Filippo Corridoni, Cesare  Rossi e Michele Bianchi. 

Dicembre - Errico Malatesta pubblica sul periodico anarchico inglese  "Freedom" un ragionato ma durissimo attacco a quei socialisti (molto numerosi) e anarchici (assai meno numerosi) che partecipano volontariamente a fianco dei tedeschi o degli alleati alla guerra che sta devastando l'Europa. L'articolo (Gli anarchici hanno dimenticato i loro principi) si chiude con queste parole: « ... ciò che mi sembra elementare e fondamentale per tutti i socialisti (anarchici  o altri) è la necessità di mantenersi al di sopra di tutti i compromessi   con i governi e le classi dirigenti, per essere pronti ad approfittare di ogni occasione favorevole e di potere, in ogni  modo, riprendere e continuare la nostra preparazione e la nostra propaganda rivoluzionaria». 

Dicembre - Mentre la stragrande maggioranza degli anarchici si dichiara coerentemente contro la guerra, piccole minoranze seguono l'esempio dei socialdemocratici e degli altri interventisti di sinistra e cominciano  a fare distinzioni tra gli alleati e i «barbari» tedeschi. A Milano si dichiarano a favore della guerra Maria Rygier, Mario Gioda, Oberdan Gigli e Massimo Rocca (Libero Tancredi) che fondano il settimanale interventista  "Guerra Sociale". A Parma la locale Camera del lavoro (anarco-sindacalista) segue gli interventisti Filippo Corridoni e Alceste De Ambris.  



A proposito dell'eternità - Bei Dao

Sotto la luce prestata dalle stelle 

il maratoneta attraversa la città morta 


parlando a cuore aperto con le capre 

dividiamo del buon vino 

e crimini sottobanco 


la nebbia è attratta nel canto della notte 

come una chiacchiera enorme il fuoco del braciere 

va incontro al vento 


se la morte è la ragione per amare 

amiamo le passioni impure 

amiamo gli sconfitti 

quegli occhi che osservano il tempo 


La Teoria radicale

Sembra essere ormai comunemente accettato tra molti anti-autoritari che la teoria radicale sia un'occupazione da accademici. Da una parte ci sono gli attivisti ideologici che tacciano di accademico o intellettuale da poltrona chiunque cerchi di analizzare la società - o le proprie attività - in una maniera che vada oltre l'ultima moda in fatto di parole d'ordine. Dall'altra parte ci sono quelli che integrano i proventi della propria professione accademica/intellettuale scrivendo saggi che criticano la società, la sinistra o persino la propria stessa professione, ma in termini così astratti ed inconsistenti da perdere qualunque significato in relazione alle loro vite. Questi intellettuali e questi attivisti anti-intellettuali rimangono egualmente assoggettati al discorso della società. La teoria radicale è altrove. La teoria radicale nasce dall'energia del desiderio ribelle in primo luogo come un riconoscimento basilare del fatto che il contesto in cui ci troviamo impoverisce le nostre vite. Poiché siamo stati educati non a pensare ma piuttosto ad avere dei pensieri, è molto facile cadere da questo riconoscimento basilare nell'accettare un'ideologia "radicale" tra le tante, scandendo gli slogan appropriati e partecipando ad un attivismo inconsapevole che salta e balla per  ogni causa e questione, ma che non attacca mai la società alla sua  radice. La teoria radicale è il tentativo di comprendere il complesso sistema di relazioni che forma la società, come essa riproduce sé stessa e l'individuo come parte di sé stessa, e come uno possa cominciare a minare il suo controllo e riprendersi la propria vita per poter diventare un individuo auto-creativo. Essa non si trova né nella torre d'avorio dell'accademia né in quella dell'ottuso (re)attivismo ideologico. E' piuttosto una parte integrante di un'insorgenza attiva contro la società.


giovedì 7 marzo 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte X

1913 

3 febbraio - Si apre a  Parigi il processo alla  banda Bonnot. I «banditi tragici» (come sono stati battezzati dalla stampa) avevano praticato in gioventù ideali anarchici; anche un intellettuale come Victor Kibalcic (il futuro Victor Serge) che si era da tempo dissociato dagli amici di Bonnot, viene processato e condannato come complice. L'ultima belle époque della classe dominante era stata attraversata dal grido di battaglia «morte alla borghesia!» lanciato da questi piccoli banditi, incoscienti ma a loro modo generosi e rappresentativi, le cui imprese hanno perduto via via ogni connotazione politica; ma  Bonnot continua a essere definito «l'anarchiste » dai giornali borghesi. Jules Bonnot era nato nel 1876, di famiglia operaia; operaio lui stesso, a quindici anni viene cacciato dal lavoro per insubordinazione. Due anni dopo, nel 1893, a Besangon, una rissa per una ragazza gli sporca la fedina penale: è allora che l'ingiustizia sociale fa di questo ragazzo un ribelle. È l'anno in cui, al corteo del primo maggio, l'esercito spara sui lavoratori provocando dodici morti e trentotto feriti. Jules conosce gli anarchici, legge i primi opuscoli sovversivi. Cacciato dal padre, si reca a Nancy ove fa la fame e viene salvato da una prostituta di buon cuore, ma deve partire per il servizio militare che lo ricaccia in un mondo di ottusa bestialità. Impara l'uso delle armi, diventa il campione della compagnia al tiro al fucile Lebel. Smobilitato, si sposa e trova lavoro come ferroviere. Sembra felice: ma per aver  protestato con i superiori troppo arroganti, viene licenziato e messo sulla lista nera. Non trova più lavoro in Francia e deve emigrare in Svizzera. Espulso con la moglie, trova un  posto a Lione come meccanico di automobili: abbandona il sindacalismo, stanco di lottare. Ma quando scoppia uno sciopero non se la sente di fare il crumiro. E licenziato. Comincia l'odissea di Bonnot da un paese all'altro, da un lavoro all'altro, perseguitato come ogni lavoratore che osi scioperare, disoccupato come centinaia di migliaia di persone in un'epoca che la convenzione ha chiamato belle époque. Bonnot si ammala ai polmoni e viene abbandonato dalla moglie che si mette con un sindacalista. Guarito, decide di vendicarsi con mezzi  moderni. Prende la patente, comincia a rubare motociclette e automobili, si associa con l'anarchico italiano Platano, detto anche Mandino, Mandolino o Sorrentino, coinvolge nei furti altri anarchici inconsapevoli o incoscienti, mescola nella sua vendetta a una società profondamente ingiusta la sua ansia di rifarsi un'immagine «temuta», da buttare sul muso a quanti l'hanno disprezzato, come il padre e la moglie. Scongiura la moglie, cui racconta di essere diventato un onesto operaio, di lasciargli  almeno vedere suo figlio. Lei lo butta fuori. Bonnot è disperato e isolato: non gli piacciono i malviventi senza ideali, gli ubriaconi da osteria. Si riprende, va a Londra, diventa l'autista di Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes, studia l'inglese e il tedesco. Tornato  a Lione, scassina con l'aiuto di Platano la

casa di un notaio; l'auto serve per la fuga. Ripara a Parigi, rimasto solo dopo aver ucciso in una lite Platano; cerca la complicità di altri ex anarchici: non è una vera banda ma un gruppetto di balordi che coinvolge nelle sue imprese, furti, rapine, seguiti da rivoltellate quando si vede scoperto: due ispettori di polizia cadono sotto i suoi colpi. Anche la «banda » Bonnot conosce il piombo. Il 28 aprile 1912 Bonnot stesso, ancora vivo, è finito con un colpo di pistola dalla polizia. Gli scampati vengono processati, assieme a presunti complici: in tutto 22 accusati, tra cui Victor Kibalcic e la sua amica Rirette Maitrejean, responsabili del giornale "L'Anarchie". Victor (un intellettuale che per campare ha lavorato come operaio) è un abile ragionatore; condanna la violenza individuale ma ne spiega in aula le radici sociali: il presidente lo teme, gli toglie la parola, non lo lascerà più parlare. Anzi, Victor viene accusato di essere il capo della  banda, «l'ideologo». Tesi ridicola, infondata, e  ben presto abbandonata dall'accusa. Quattro condanne a morte, due all'ergastolo, altre a 32, 26 anni, altre pene minori, quattro assoluzioni (tra cui Rirette). Victor, riconosciuto colpevole di nulla, ma per tenere in piedi la teoria che esisteva una banda e quindi un capobanda: condanna a cinque anni. Victor non rivedrà  più l'affascinante Rirette: passerà dalla Francia, nel 1917, in  Spagna, raggiungerà Barcellona, vi troverà lavoro come tipografo, parteciperà all'insurrezione anarchica del luglio 1917. 

29 luglio - Malatesta parte dall'Inghilterra per l'Italia. Si fermerà in agosto ad Ancona, dove da alcuni mesi si pubblica la rivista "Volontà". 

Dicembre - Luigi Fabbri pubblica a Firenze Lettere a un socialista.  



CESARE DEVE MORIRE – Paolo e Vittorio Taviani

da quando ho conosciuto l’arte sta cella è diventata una prigione

Nella sezione di Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia il regista Fabio Cavalli prova il “Giulio Cesare” di Shakespeare: come attori ci sono i detenuti, dei quali alcuni segnati dal “fine pena mai”. Quotidianamente, nelle celle, nei cubicoli dell’ora d’aria, nei bracci del penitenziario, il film documenta le cadenze oscure delle giornate dei reclusi e di come, attraverso prove che sempre più li coinvolgono nel profondo, s’innerva di forza e di vita la pagina del grande testo shakespeariano, fino al successo della messa in scena, davanti ad un pubblico, nella sala teatrale di Rebibbia. Lo spettacolo teatrale che si sta preparando è il celebre Giulio Cesare di William Shakespeare e i due registi, col loro docu-film parallelo, ci permettono di assistere alla genesi della performance fino al suo epilogo; dai provini dei detenuti all’assegnazione dei ruoli, dalla scelta di far recitare ognuno col proprio dialetto, in modo da dare un senso d’unione ancora più profonda, fino alle prove così intense da riuscire a mescolare realtà e finzione. E’ questa la grande abilità dei Taviani, in Cesare deve morire, quella del saper distinguere realtà carceraria e finzione scenica, ma all’occorrenza saper anche sovrapporle perfettamente tanto da far scattare una lecita domanda nello spettatore: staranno ancora recitando? Sì, o forse no… il fatto è che i detenuti, condannati chi per criminalità organizzata, chi per reati vari, chi per una decina d’anni e chi con il fatidico “fine pena mai”, quando parlano degli uomini d’onore, dell’antica Roma al tempo di Cesare, sanno di cosa stanno parlando, di quell’onore che hanno conosciuto, diverso ma a cui,

comunque, hanno creduto. Lo stesso per il quale ora scontano la loro pena. E ancora, quando maneggiano le passioni, la rabbia, la vendetta, la congiura, l’omicidio brutale e la morte, sanno di cosa parlano perché l’hanno vissuto o visto. Tutta la narrazione è giocata su questo filo sottile tra realtà dietro le sbarre e finzione teatrale, tra battute imparate dal copione e frasi di vita vera, o almeno vera in quel piccolo mondo recluso di Rebibbia. In verità molti dei 76 minuti del film (decisamente più breve della media) più che raccontare il lavoro di una compagnia di teatro all'interno di un carcere nei sei mesi di prove per lo spettacolo, ci mostrano i passaggi più importanti del loro "Giulio Cesare". In attesa che il palco sia pronto, gli interpreti provano nel cortile della mezzora d'aria, in biblioteca, nei corridoi. Gli altri detenuti, ma anche le guardie carcerarie, osservano, partecipando, con entusiasmo o distacco, alla tragedia che a poco a poco prende forma. Gli attori sono dotati di una certa efficacia, soprattutto perché Cavalli li guida con intelligenza, scegliendo di farli recitare nel loro dialetto, in modo che "Cesare  deve morire" diventi anche un notevole mosaico di suoni. Le scene delle prove, girate in bianco e nero, sono più interessanti di quelle a colori dello spettacolo finito, concentrate all'inizio e alla fine.



IL CONSUMO DELLE APPLICAZIONI

Il frutto più velenoso della crisi è stato il rafforzamento dello Stato. Il ruolo che svolge non è più quello di un semplice gendarme o di un mero regolatore, ma quello di chi interviene. Lo Stato salva le banche, gestisce fondi per salvaguardare le imprese e stimolare la domanda, investe, stabilisce le linee guida per quella che chiama sostenibilità e protegge la fuga capitalista in avanti, in particolare la cosiddetta transizione ecologica (fondamentalmente elettrificazione dell’industria e dei trasporti) le cui scadenze sono state fissate nel Green Deal europeo, un monumentale programma di greenwashing delle grandi compagnie petrolifere e del gas, principali promotrici delle energie rinnovabili. Naturalmente, la finanza governa il mondo (i grandi fondi controllano da soli la metà del mercato mondiale); Ma gli Stati stanno preparando il terreno, lavorando al “cambiamento di modello”, costruendo reti nazionali intelligenti per penetrare più facilmente tutti gli aspetti dell’economia. Chiunque controllerà l’“economia sostenibile” avrà il potere. Il nuovo corso del capitalismo richiede più di una semplice svolta nel controllo sociale: richiede al centro la presenza dello Stato. Il potere finanziario è riconfigurato e concentrato grazie alla digitalizzazione assistita dallo Stato. Lo Stato partecipa e risolve: la “rivoluzione digitale” accelera la fusione tra le gerarchie politiche e le nuove oligarchie borsistiche e tecnologiche. Il livello appropriato di nazionalizzazione dipenderà dall’intensità delle crisi e dal conflitto che hanno generato. Nel linguaggio esecutivo: dipenderà dalla dolcezza degli “atterraggi” dell'economia e dalla debolezza delle resistenze incontrate.

Coloro che rivendicano l’eredità libertaria, soprattutto nel suo carattere proletario, si troveranno ad affrontare una realtà storica molto diversa da quella dell’era dei sindacati unici e dei comitati di quartiere. Non solo per l’egemonia ideologica e materiale delle nuove classi medie, o per l’automazione del lavoro industriale, o per la preponderanza dei servizi e la quasi scomparsa dei contadini, cioè per l’eliminazione della base de “la classe che lotta”. Le nuove tecnologie non solo hanno soppresso posti di lavoro nei processi produttivi, ma hanno spalancato le porte alla colonizzazione delle menti (o dell’“immaginario”), all’alienazione, dissolvendo ogni tipo di legame sociale, facendo evaporare relazioni che consentivano lo sviluppo di una cultura specificamente operaia, terreno esclusivo della coscienza di classe. Nell’era dei selfie, l’orizzonte comune della maggioranza proletarizzata scompare. Grazie allo sviluppo senza precedenti di uno spazio virtuale, la realtà è stata sommersa in un mare di rappresentazioni fantastiche, mentre la solidarietà collettiva ha lasciato il posto all’individualismo narcisistico e alle sociopatie. Invece di classi pericolose per le loro inclinazioni anarchiche, oggi ci troviamo con una “cittadinanza” eterea composta di moltitudini digitali sradicate, veri e propri sciami umani ciclotimici dediti al consumo di applicazioni.