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giovedì 5 marzo 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (IX°)

Ed in generale nulla si potrà accertare a carico degli imputati al di là dell'associazione a delinquere anche se questa volta le pene pronunciate contro gli anarchici, risentendo del clima repressivo instaurato dal Crispi, non saranno del tutto lievi (La Corte di Appello di Torino confermerà il 24 ottobre 1894 la sentenza già emessa il 16 giugno dal Tribunale: Gribaldo, Conelli e Praga sono condannati alla detenzione per 6 mesi e alla multa di lire 300 ciascuno. Guabello e Sogno alla detenzione per 5 mesi ed alla multa di lire 250 ciascuno. Marchello e Clama alla detenzione per 8 mesi ed alla multa di lire 400 ciascuno. Botto alla detenzione per 7 mesi ed alla multa di lire 350. Romualdo Pappini, riconosciuto colpevole anche del reato previsto dell'articolo 246 del Codice Penale, alla reclusione per 14 mesi e 20 giorni, alla vigilanza speciale della P.S. per un anno e alla multa di lire 400). Alcune considerazioni restano da fare sul nucleo anarchico scoperto delle pubbliche autorità nel 1894. Ancora una volta la polizia si è mossa un po' a caso, ha colpito qua e là, ha setacciato un gran numero di persone che sono risultate estranee ad ogni organizzazione e impegno politico. Eppure in mezzo a queste spiccano figure di primo piano, anarchici che scrivono sui giornali della loro corrente, che si dedicano alla formazione e alla propaganda. La consistenza stessa dell'organizzazione anarchica appare considerevole: accanto al nucleo torinese si è affermato un gruppo nel Biellese, guidato da Alberto Guabello, che raccoglie larghe adesioni (Il Rigola nelle sue memorie ricorda il periodo in cui il Biellese fu conquistato dalla propaganda anarchica, in cui notevole era l'influenza delle idee di Bakunin e Kropotkin: «Per diversi anni - scrive - i compagni del gruppo biellese furono lettori assidui della «Révolte» di Parigi, la nota rivista di cultura rivoluzionaria, trasformatasi in seguito nel «Temps nouveaux». E l'edicola di Agostino Colpio era sempre fornita di pubblicazioni italiane ed estere anche perché gli operai abituati ad emigrare, conoscevano bene le lingue, soprattutto il francese.), la propaganda si è intensificata, i mezzi: opuscoli, volantini, fogli si sono moltiplicati. I giornali che circolano nel gruppo sono numerosi; tra quelli sequestrati nelle perquisizioni domiciliari i titoli sono ben 32 e la provenienza è varia. Accanto alla presenza delle più rappresentative testate anarchiche italiane del periodo, si trovano esemplari che provengono dall'estero, dalla Francia come dagli Stati Uniti, dall'America Latina, dalla Svizzera. 


giovedì 26 febbraio 2026

PROCESSI ANARCHICI A TORINO TRA IL 1892 ED IL 1894 (VIII°)

Charles Malato, sospettato di essere venuto nel nostro paese inviato dal Comitato Solidarietà di Londra per mettere in atto un piano insurrezionale che affidava a lui la propaganda ed il coordinamento delle azioni in Piemonte e Lombardia, al Cipriani, al Malatesta, al Merlino quello nella Sicilia, Napoletano, Emilia e Romagna e di cui sarebbero state espressioni il moto dei Fasci siciliani e le agitazioni in Lunigiana. In questa prospettiva va anche inserita la fitta corrispondenza che si intreccia tra il questore di Torino e quelli di Palermo, Napoli, Genova, Roma, Bologna alla ricerca di collegamenti tra il Malato e il gruppo torinese da una parte e gli anarchici arrestati in quelle città dall'altra, nell'intento di scoprire un complotto a dimensioni nazionali. Senza contare, come già si è detto, che ad esasperare lo stato d'animo delle pubbliche autorità giungono continuamente notizie di attentati anarchici in Francia che sembravano ben lungi dal volersi arrestare. La macchinosa operazione non darà ovviamente l'esito sperato: per quanto concerne la richiesta di notizie su eventuali rapporti tra gli anarchici torinesi e quelli delle zone italiane in fermento, solo il questore di Bologna fornirà una esile traccia di collega-menti, tra l'altro ben lungi dal confermare l'ipotesi di un piano (12. Il questore di Bologna riferendo su una perquisizione condotta nella casa dell'anarchico Giovanni Domanico, accenna all'esistenza di cartoline postali scritte da redattori del giornale anarchico torinese « L'Ordine » in cui si raccomanda la traduzione già iniziata dal Domanico di Kropotkin e di Bakunine. Il Domanico, che spesso si cela sotto lo pseudonimo di Le Vagre, aveva svolto e svolgerà ancora in seguito un'intensa attività di pubblicista. In un primo tempo aveva collaborato alla «Rivista italiana del socialismo», che si pubblicò mensilmente a Lugo-Imola dal novembre 1886 all'agosto-settembre 1887 con l'intento di divulgare ideologie socialiste, senza aderire a correnti specifiche. Era stato poi direttore de «La Plebe. Periodico socialista», uscito a Temi poi a Firenze con periodicità bisettimanale, poi settimanale, dal 18/10/1891 al 10/4/1892. Il giornale aveva seguito un indirizzo prima tra bakuninista ed internazionalista, poi, trasferitosi a Firenze, era divenuto organo del movimento anarchico italiano. Sempre nello stesso periodo aveva di-retto il settimanale ad indirizzo socialista anarchico «Tribuna dell'operaio», che usci a Firenze-Prato dal 2/7/1892 al 16/7/1892. In seguito, quando Guido Podrecca lasciò la direzione del settimanale «Bonomia ridet» che si pubblicò tra il 1888 e il 1889 a Bologna, lo sostituì. Nel 1895 sarà contemporanea-mente redattore responsabile con Gino Alfani dell'«Avanti!. Periodico socialista dei comuni vesuviani» pubblicato prima a Portici poi a Napoli fino al maggio 1896 e direttore de «L'Asino. Giornale socialista quotidiano» che usciva a Roma. 

Del periodo precedente il 1894 sono noti almeno 2 opuscoli del Domanico: I trovatelli, Milano, Amministrazione della Plebe, 1880, «Propaganda socialista», che ebbe parecchie riedizioni; I partiti politici di fronte all'attuale situazione. Conferenza, Bologna, 1893. 


giovedì 4 dicembre 2025

Alexander Atabekian - Un anarchico sulle strade della libertà (V)

Mosca 1917 e la morte di Pyotr Kropotkin

Dopo aver lavorato come medico in Iran per molti anni, Atabekian si recò a Mosca nel 1917. Si sa poco ai suoi anni in Iran. Pare che lì incontrò il comunista Iraniano-Armeno Ardeshir Avanessian, il quale lavorava per lungo tempo nella farmacia di Atabekian (Iran Socialist and Communist Parties, Organization and Groups 1917-1991).

Atabekian partecipò al dibattito sulla Rivoluzione d'Ottobre sulle pagine del giornale "Anarxia" (l'organo della Federazione Anarchica). Vi scrisse 30 articoli in cui esprimeva le sue speranze di trasformare la Rivoluzione d'Ottobre in una rivoluzione anarchica e le sue critiche alla presa del governo da parte dei bolscevichi. Nel Novembre 1917, quando i Bolscevichi presero il controllo del governo, Kropotkin disse per la prima volta al suo caro amico Atabekian: "E' la fine della rivoluzione".

Atabekian e G. Sandomirsku misero su nel 1918 una tipografia che era organizzata su basi cooperative. Pubblicarono "Pocin", il primo periodico anarco-cooperativo di Mosca. Tutto il lavoro di composizione ed impaginazione di Pocin era sulle spalle di Atabekian. Il periodico pubblicava le memorie e le lettere di Kropotkin che era molto amico di Atabek e da questo davvero stimato. Ne uscirono 11 numeri e su 5 di essi comparvero articoli di Atabekian riguardo l'Iran ed il Medio Oriente.

Nel gennaio 1921, insieme a Kropotkin morente nella sua casa di Dimitrov, c'erano Atabekian ed il suo dottore. Atabekian non lo lasciò solo un attimo fino all'ultimo respiro.

Kropotkin morì il 13 Aprile 1921. La cerimonia di stato preparata dai bolscevichi venne declinata dalla famiglia. Il suo funerale venne organizzato da un comitato anarchico di cui faceva parte Atabekian. Il funerale di Kropotkin fu l'ultima e più grande manifestazione anarchica in Russia.

Un mese dopo la morte di Kropotkin, la dittatura Bolscevica represse crudelmente la rivolta di Kronstadt. Furono avviate una serie di operazioni contro gli anarchici in tutta la Russia. Nelle prigioni segrete della Ceka (la polizia segreta russa) decine di anarchici venivano fucilati ed uccisi. centinaia di anarchici venivano imprigionati o costretti all'esilio in Cecenia e Kyrgyzstan. Anche Alexander Atabekian non sfuggì alla tirannia bolscevica. Venne arrestato dalla Ceka nel 1920 con l'accusa di aver violato la Legge sulla Stampa. Venne condannato a 6 mesi di campo di concentramento. Nel 1921, quando venne di nuovo arrestato, venne condannato all'esilio nel Caucaso. Grazie all'intervento della famiglia di Kropotkin, la sentenza venne sospesa. (Repression de I’anarchie en Russie sovietiste, Editions de la "Librairie Sociale" Paris).

Cosa ne fu di Atabekian in seguito? Un completo enigma. Le fonti in Amsterdam ci dicono che egli morì in un lager sovietico nel 1940, mentre A.Burkov (di Yerevan) sostiene che egli morì a Mosca. Secondo le fonti francesi venne mandato in esilio. Un'altra fonte, l'autore di "Anarchici nella Rivoluzione Russa", Paul Avrich asserisce che Atabekian, come altri anarchici russi, risulti disperso.

E' poco nota l'ampia letteratura costituita da Greci, Ebrei ed Armeni, come Atabekian "in questa geografia". Oltre al fatto che molte di queste pubblicazioni si trovano in diversi paesi, quei rari e pochi reperti rimasti in Turchia non sono stati ancora né raccolti né classificati. Il discorso di "questa geografia" o di "queste terre" che sembra essere "perfetto" dovrebbe essere liberato dalle pregiudiziali politiche d'ora in avanti.




giovedì 13 novembre 2025

Alexander Atabekian - Un anarchico sulle strade della libertà (II°)

Alexander Atabekian e l'anarco-comunismo

I saggi scritti da Kropotkin nel 1879 e che comparvero sul giornale "Le Revolt" stavano provocando azioni di rivolta sia individuali che collettive, ponendo l'enfasi sull'importanza della trasformazione degli scioperi in ribellioni. Questi saggi vennero raccolti da Elisée Reclus e pubblicati col titolo di "Discorsi di un Ribelle" a Parigi nel 1885. Questa pubblicazione divenne molto popolare tra i giovani anarchici del tempo. Lo stesso Atabekian si unì al movimento comunista anarchico dopo aver letto Kropotkin. Iniziò a lavorare nella vecchia stamperia ucraina Kuzman (che era l'unico posto ri riferimento per gli anarchici di Ginevra) al fine di stampare i saggi in armeno ed in russo.

Vi preparò i seguenti saggi: "Ai contadini armeni" e "Lettera ai rivoluzionari armeni da una Organizzazione Internazionale Anarchica" (Max Nettlau, Anarchisten und Syndikalisten Band V).

Oltre a lavorare per questi opuscoli, Atabekian si stava mettendo in contatto con gli anarchici di Ginevra, di Parigi ed in Italia. Kropotkin, Max Nettlau, Stoianoff, Paraskev, Jacques Grave and J. Gross sarebbero stati presto i primi anarchici che egli incontrò e con cui ebbe scambi epistolari. Luigi Galleani, P. Stoianoff ed Elisée Reclus (i quali erano ricercati per le loro azioni durante il 1 Maggio 1890 a Parigi) si recarono a Ginevra dove incontrarono Atabekian. Fu qui, nella tipografia Kuzman, che stamparono il manifesto alla memoria degli anarchici condannati a morte a Chicago (ll Novembre, 1887) per poi affiggerlo nelle strade di Ginevra.

Atabekian, insieme a Stoinoff, incontrò Kropotkin a Londra, dove pianificarono l'invio degli opuscoli alla prima organizzazione anarchica nata nella Russia meridionale. Dopo il suo ritorno a Ginevra, Atabekian - ormai tipografo esperto nel creare sistemi di stampa pratici e multiuso - trasferì il suo lavoro nella tipografia Kuzman nella casa in cui viveva. (che sarebbe in seguito diventata il luogo in cui vennero conservati i manoscritti di Bakunin. Alcune parti dei manoscritti vennero pubblicati anonimi da Atabekian sulle pagine di Les Temps Nouveaux poco dopo). Egli stampò in russo il primo volume dell'opera di Bakunin "La Comune di Parigi e l'idea dello Stato" per i tipi della Anarchiceskaya Biblioteka che aveva messo su in casa sua. (Jaap Kloosterman, Les papiers de Michel Bakunin a Amsterdam).

Altre sue edizioni in armeno e russo per l'Anarchiceskaya Biblioteka furono:

Kropotkin: Diritti Politici (1893), Decomposizione dello Stato (1892), Anarchismo (1893), Le Minoranze Rivoluzionarie (1894), Lo Spirito di Rivolta (1893; Elisée Reclus: Ai nostri fratelli contadini; Errico Malatesta: Tra contadini (articolo pubblicato con una prefazione per gli Armeni nel 1893); Jacques Grave: Perché siamo rivoluzionari? (1894) (M. Nettlau, Anarchisten und Syndikalisten Band VS. 481.82)

Nel suo articolo intitolato "Anarchismo e Movimenti Armeni nell'Impero Ottomano", Anahide Ter Minassian nota che sulle prime pagine degli opuscoli pubblicati da Atabekian vi è il timbro "pubblicato con l'autorizzazione del Ministero dell'Istruzione" (in lingua ottomana) (Osmanii Imparatorlugu’nda Sosyalizm ve Milliyetcilik (1876-1923), ed. Tuncay, Mete - Jan Zurcher, Erik)

Questi opuscoli circolavano tra gli immigrati armeni, grazie a Stoianoff che si recò nel Caucaso del sud, ad Istanbul ed anche in Bulgaria dopo essere stati espulso da Parigi. Secondo alcune fonti Atabekian cercò di far arrivare gli opuscoli a Izmir ed anche a Istanbul. (E' difficile stabilire se lo facesse in prima persona p tramite altri compagni. L'archivio di Atabekian è stato smembrato tra 4 paesi e solo una parte classificata).

I massacri ottomani ai danni degli armeni nel 1895 (Sason, Samsun, Zeytun etc.) prostrarono profondamente Atabekian. "Era così sconvolto dai massacri che fu per molto in tempo incapace di riprendere la sua attività politico-editoriale" (M. Nettlau Anarchisten und Syndikalisten Band V).

Atabekian continuò i suoi studi in medicina a Lione e a Parigi. Si laureò a Ginevra con una tesi sull'angina. Dopo il decreto di espulsione che gli venne notificato per le sue pregresse attività a Parigi, lasciò l'Europa si trasferì prima in Bulgaria e poi in Iran nella regione di Reshd, dove sarebbe rimasto per 16 anni.


Tutto è di tutti

Si dicono delle belle cose sulla necessità di dividere ciò che si possiede con coloro che non hanno nulla. Ma chiunque provi a mettere in pratica questo principio è subito messo in guardia che tutti questi grandi sentimenti son buoni soltanto per i libri di poesie, non certo per la vita reale ... E ci abituiamo, ed educhiamo i nostri figli a vivere con una moralità a doppia faccia, da ipocriti! ... Ma una società non può continuare a vivere in questo modo; essa deve ritornare alla verità o sparire.

Tutto è di tutti! E purché l'uomo e la donna arrechino la loro quota di lavoro, hanno diritto alla loro quota di ciò che sarà prodotto da tutti. E questa quota concederà loro come minimo l'agiatezza. Finiamola con queste formule ambigue quali il diritto al lavoro, o a ciascuno il prodotto integrale del suo lavoro. Ciò che noi proclamiamo è il diritto all'agiatezza - l'agiatezza per tutti! 



giovedì 6 novembre 2025

Alexander Atabekian - Un anarchico sulle strade della libertà (I°)

Alexander Movsesi Atabekian nacque il 2 febbraio 1868 a Shusha, in una famiglia aristocratica armena (principesca - melik), da un medico. Atabekian studiò inizialmente in un college della sua città natale, laureandosi nel 1886, e poi proseguì gli studi in medicina all'Università di Ginevra (1889-1896) e a Lione. Dal 1888 al 1890,

Nell'ultimo quarto del 19° secolo, Alexander Atabekian è stato una figura attiva dell'anarchismo europeo, specialmente nel movimento anarchico russo e nei movimenti rivoluzionari in Armenia. Ha pubblicato in lingua armena ed in russo parecchi opuscoli, compresi i saggi su Bakunin, Kropotkin ed Errico Malatesta per i tipi della Biblioteca Anarchica che aveva fondato a Ginevra.

Max Nettlau rileva come sia stato grazie agli sforzi ed ai sacrifici di Alexander Atabekian, il quale studiava medicina a Ginevra, che fu possibile disporre delle pubblicazioni anarchiche in armeno tra il 1891 ed il 1894. (Max Nettlau, Anarchisten und Syndikalisten Band V).

Nei primi anni della sua formazione (1888-1890) Alexander Atabekian contribuì all'impaginazione di "Hinchak" ("Il suono della campanal") che era il periodico del Hinchakian Social Democratic Party, pubblicato da un socialista armeno, Avetis Nazarbekian. Gli articoli ed i saggi su "Hinchak" vertevano soprattutto sul genocidio degli Armeni compiuto dagli Ottomani, sulla resistenza armena e sui pogrom di cui furono vittime gli Armeni sia in Georgia che in Azerbaijan.

Lasciò il partito e divenne anarchico nel 1890 leggendo "Parole di un ribelle" , una serie di saggi scritti da Pëtr Kropotkin nel 1879 per il giornale "Le Révolt" , poi raccolti e pubblicati nel 1885 da Élisée Reclus.

Atabekian continuò la sua attività di propaganda anarchica verso i villaggi armeni ed ottomani e stabilì rapporti con i i militanti anarchici della Federazione Rivoluzionaria Armena (ARF) dopo che ebbe aderito al movimento anarchico in Europa (1890). I  suoi studi universitari ostacolarono la pubblicazione di propaganda rivoluzionaria; nel 1893 gli venne l'idea di trasferire la sua attrezzatura tipografica alla Free Russian Press di Londra, che stampava e distribuiva letteratura proibita in Russia, sia rivoluzionaria che liberale. Insieme all'anarchico bulgaro Paraskev Stoyanov, Atabekian incontrò Kropotkin, che gli chiese di tenere la sua attrezzatura tipografica, piuttosto che darla a persone le cui idee erano molto lontane dall'anarchismo. Il gruppo utilizzò invece la macchina da stampa di Atabekian per pubblicare quattro opuscoli in russo, tra cui l'inizio di " Parole di un ribelle" di Kropotkin . Nel 1894 diresse " Community" , l'unico periodico anarchico armeno, che uscì per cinque numeri.

Durante la Rivoluzione ottomana, Atabekian nutriva sentimenti contrastanti, sostenendo la lotta armena per la liberazione, soprattutto quando i resoconti dall'Anatolia, che filtravano al grande pubblico, rivelavano le sofferenze della popolazione cristiana armena per mano dei musulmani ottomani. Allo stesso tempo, criticò duramente il coinvolgimento della Russia, ma sapeva che senza di essa la Rivoluzione sarebbe stata una causa persa. Ciò non fermò le sue feroci critiche all'evento, che arrivarono al punto da essere emarginato dai partiti Hunchakian e Dashnak.

Dopo la laurea nel 1896, Atabekyan si stabilì in Bulgaria (poiché gli era stato proibito di entrare in Russia) e abbandonò gradualmente l'attività politica. Tra il 1896 e il 1917 lavorò come medico nella Persia settentrionale; dal 1914 al 1917 nell'esercito imperiale russo come capo di un ospedale da campo sul fronte caucasico. Dopo lo scioglimento dell'esercito imperiale in seguito alla Rivoluzione di febbraio, incontrò nuovamente Kropotkin e divenne un anarchico attivo a Mosca. Fu direttore del periodico anarchico Pocin dal 1919 al 1923, rappresentando la tendenza anarco-cooperativa del movimento libertario.



giovedì 12 giugno 2025

La vita in società

La vita in società, permette agli animali più deboli, ai più deboli fra gli uccelli e i mammiferi, di resistere e di difendersi contro gli uccelli e gli animali da preda più terribili; rende possibile la longevità; consente alla specie di allevare i piccoli con il minor spreco di energie possibili e di mantenere più o meno costante il numero dei suoi membri nonostante un bassissimo tasso di natalità. Quindi, pur ammettendo che forza, rapidità, colori protettivi, astuzia e capacità di resistenza alla fame e al freddo, cioè le qualità indicate da Darwin e Wallace, sono altrettanti elementi a vantaggio dell'individuo o della specie in date circostanze, sosteniamo che in qualsiasi circostanza la socialità è il più grande vantaggio nella lotta per l'esistenza. Quelle specie che consapevolmente vi rinunciano sono destinate all'estinzione, mentre gli animali che meglio degli altri sanno vivere in società sono quelli che hanno maggior possibilità di sopravvivere e di evolversi, anche se sono inferiori agli altri in tutte le facoltà enumerate da Darwin e da Wallace, eccezion fatta per la facoltà intellettuale. 

giovedì 5 giugno 2025

La necessità di una rivoluzione immensa

Si avverte la necessità di una rivoluzione immensa, implacabile, che venga non solo a sconvolgere il regime economico basato freddamente sullo sfruttamento, sulla speculazione e sulla frode, venga non solo a rovesciare la gerarchia politica basata sul dominio dei pochi, esercitato attraverso l'astuzia, l'intrigo e la menzogna, ma venga anche a smuovere la società nella sua vita intellettuale e morale, scuotere il torpore, rivoluzionare il costume, portare, fra le vili e meschine passioni del momento, il soffio vivificante delle nobili passioni, dei grandi slanci, delle generose dedizioni.



giovedì 8 maggio 2025

I NICHILISTI secondo Kropotkin

I nichilisti non erano terroristi, così diceva Kropotkin: "È tanto sbagliato confondere il nichilismo con il terrorismo quanto sarebbe confondere un movimento filosofico come lo stoicismo o il positivismo con un movimento politico come, poniamo, il repubblicanesimo. Il terrorismo nacque da alcune particolari condizioni della lotta politica in un determinato momento storico. Visse e morì. Potrebbe nascere e morire di nuovo. Ma il nichilismo ha lasciato la sua impronta su tutta la vita delle classi colte in Russia, e quell'impronta durerà ancora per molti anni. Prima di tutto il nichilismo dichiarò guerra a fondo contro tutte le "menzogne convenzionali della civiltà". La sincerità assoluta era la sua più notevole caratteristica, e in nome di quella sincerità abbandonò, e pretese che gli altri abbandonassero, quelle superstizioni, quei pregiudizi, usi e costumi che la ragione non poteva giustificare. Rifiutava di piegarsi di fronte a qualsiasi autorità che non fosse la ragione e nell'analizzare usi e costumi sociali si ribellava ai sofismi di ogni genere, più o meno mascherati".


giovedì 1 maggio 2025

Il Sistema Parlamentare

Mentre da ogni parte noi assistiamo allo sfacelo del parlamento e da ogni lato sorge una critica ai principi stessi del sistema - non più soltanto alle sue applicazioni - come può mai accadere che dei socialisti rivoluzionari difendano questo sistema, condannato a morte?

Elaborato dalla borghesia per far fronte alla monarchia, e insieme per accrescere il suo dominio sui lavoratori, il sistema parlamentare è, per eccellenza, la forma del regime borghese.

I fautori di questo regime non hanno mai seriamente sostenuto che un parlamento o un consiglio nazionale rappresenti la nazione o la città; i più intelligenti fra essi sanno che ciò è impossibile.



giovedì 5 dicembre 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XLV

1940 

Muore nel Canada Emma Goldman, anarchica russa (era nata nel 1869) emigrata a 17 anni negli Stati Uniti. Legata sentimentalmente ad Aleksandr Berkman, anch'egli d'origine ebraico-russa, fu con lui l'animatrice dell'anarchismo americano alla fine del secolo e nei primi decenni del Novecento. Nel 1906, mentre Berkman stava scontando una lunga pena detentiva (22 anni di carcere) per aver sparato a un magnate della metallurgia americana noto per il suo atteggiamento anti-operaio, la Goldman ridiede impulso al movimento libertario perseguitato e fondò con altri compagni, a New York, la rivista  "Mother Earth" che esercitò un'influenza notevole sul pensiero anti-conformista statunitense. Deportata dagli Stati Uniti nel 1919 nel clima di isterismo reazionario del dopoguerra che sfruttava i contingenti sentimenti nazionalistici ai fini di rafforzamento del sistema, rientrò in Russia con Berkman, ebbe contatti con Zinoviev e altri esponenti della rivoluzione, ma non poté raggiungere l'Ucraina di Nestor Makhno e anzi riservò duri giudizi al movimento makhnovista che non conobbe comunque di prima mano. Delusa infine dal contrasto tra i suoi antichi ideali e la nuova realtà per lei incomprensibile del regime sovietico, centralizzatore oltre che in economia, anche nel campo delle idee, della cultura e delle ideologie politiche, emigrò nuovamente, prima in Inghilterra e successivamente in Canada, ove si stabili. Fece visita  alla CNT di Madrid durante la guerra civile spagnola. Col suo idealismo schematico e ottocentesco mantenne sempre un atteggiamento rigidamente antimarxista e di chiusura nei confronti non solo della dittatura staliniana ma anche dell'opposizione comunista  di sinistra di tendenza trotzkista o comunque bolscevica. A lei e a Berkman spetta una parte notevole di responsabilità per la   divisione tra marxisti e libertari. È scomparsa da circa un decennio anche "Mother Jones" (Mamma Jones), agitatrice e organizzatrice operaia americana. Attiva soprattutto nelle zone carbonifere della Pennsylvania e del West Virginia e nei distretti di estrazione dei minerali di ferro del West e del Southwest, a oltre 80 anni aveva cercato di raggiungere i minatori del Colorado in sciopero (gennaio 1914) ed era stata rinchiusa in una cella infame infestata dai topi. A oltre 90 anni militava ancora nel movimento operaio, e si era iscritta al Farmer-Labor Party, un raggruppamento di organizzazioni operaie e contadine indipendenti dai grandi sindacati di mestiere, fondato nel 1919 e scioltosi  poco prima della seconda guerra mondiale. Nel 1905 era stata delegata, come leader stimata dei minatori, alla prima «convention» dell'IWW, quella della fondazione in Chicago, cui partecipò al fianco di Lucy Parsons, vedova del martire anarchico Albert Parsons, direttore di "Alarm" impiccato a Chicago nel 1887. Nel 1925 aveva pubblicato a Chicago The Autobiography of  Mother Jones. Autentica  proletaria  americana, senza dubbi né retorica, ma anche senza filosofia, si era posta gli obiettivi più moderati («more pay and less hours», paga più alta e meno ore di lavoro) che aveva cercato di raggiungere con mezzi audaci e rivoluzionari. Sia la Goldman col suo razionalismo elementare e col suo individualismo eroico nutrito dalle letture di Kropotkin, Nietzsche e Ibsen, sia Mother Jones col suo primitivo empirismo rispecchiano una fase dello sviluppo americano. 

1943 

11 gennaio - Misterioso assassinio, a Manhattan (New York) dell'anarchico di origine italiana  Carlo Tresca. Nato nel 1879 a Sulmona, a vent'anni aveva abbandonato la ricca famiglia ed era diventato socialista e segretario dell'appena fondato sindacato ferrovieri. Per aver pubblicato un foglio d'agitazione intitolato "Il germe" con cui denunciava le malefatte dei potenti, fu processato; dimostrò che le cose da lui pubblicate erano vere,ma venne ugualmente condannato. A ventiquattro anni era già esule in Svizzera. Della colonia italiana faceva parte un chiacchierone esagitato, dagli occhi spiritati, magro come un chiodo: Benito Mussolini, allora socialista massimalista. Tresca un giorno gli diede del posatore, del ciarlatano. Mussolini urlò come un forsennato: «Tu non sei abbastanza rivoluzionario!». «Staremo a vedere», ribatté calmo Tresca. Mussolini diventerà il capo del fascismo, della nuova destra violenta. Tresca, emigrato nel 1904 come tanti altri italiani poveri negli Stati Uniti, divenne un abile e coraggioso organizzatore sindacale a Pittsburg, tra i minatori e i lavoratori delle acciaierie. Creò un giornale d'agitazione in lingua italiana, "La Plebe", e l'anno successivo aderi all'IWW, l'associazione degli Industrial Workers  of  the World, fondata a Chicago il 27 giugno 1905 da "Big" Bill Haywood, Eugene V. Debs, Daniel De Leon e altri con un programma di sindacalismo rivoluzionario. Tresca era già allora quello  che sarebbe rimasto per tutta la vita: un uomo alto, forte, un paladino dei deboli e degli sfruttati. Nell'America dell'inizio del secolo tra i più deboli e sfruttati erano gli emigranti italiani. Carlo si dedicò alla loro organizzazione, perché potessero meglio difendere i loro diritti. Ma erano diritti da strappare con dure lotte a un padrone  disposto a tutto pur di non riconoscere alla «plebe» la possibilità di una vita  umana.


giovedì 7 novembre 2024

NESSUNA PROPRIETÀ

Noi (anarchici) ci rappresentiamo una società in cui le relazioni fra i suoi membri sono regolate non più dalle leggi, eredità di un passato di oppressione e di barbarie; ma da impegni reciproci, liberamente conclusi e sempre revocabili. Questi costumi però non devono essere pietrificati e cristallizzati dalla legge e dalla superstizione, ma conviene abbiano uno sviluppo continuo, adattandosi ai bisogni nuovi, ai progressi del sapere e delle invenzioni, e al crescere di un ideale sociale sempre più razionale e sempre più elevato. Quindi, nessuna autorità che imponga agli altri la propria volontà. Nessun governo d'uomo per l'uomo. Nessuna immobilità nella vita: una evoluzione continua come nella vita della natura.


giovedì 30 maggio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte XXII

1921 

8 febbraio - Muore a Mosca Petr Kropotkin, figura ormai storica (era nato nel 1842) dell'anarchismo russo e internazionale. Di famiglia nobiliare, aveva aderito giovanissimo al movimento rivoluzionario e scelto l'esilio e scritto numerose opere per diffondere gli ideali libertari, ma nel 1914, per il suo appoggio alla causa degli alleati, era stato abbandonato  dalla maggioranza degli anarchici. Tornato dall'Inghilterra in Russia nel marzo 1917 dopo 40  anni d'esilio non si riconobbe nel mutato clima politico. Per seguire i suoi funerali gli anarchici vennero rilasciati e subito dopo rinchiusi in galera. 

23 marzo - Scoppia una bomba al teatro Diana di Milano, ritrovo della borghesia spensierata; numerosi i morti e i feriti. Agenti provocatori (forse inseriti dal questore Gasti in un gruppo di anarchici individualisti) hanno indotto gli attentatori a rispondere in tal modo alle continue violenze fasciste contro le organizzazioni socialiste; pare che al primo piano sopra il teatro si riunisca un gruppo di picchiatori fascisti. Forse la bomba è diretta proprio al questore che però quella sera è assente. I fascisti ne approfittano per scatenarsi; vengono assalite e distrutte sedi sindacali e di sinistra, tra cui la redazione del giornale "Umanità Nova". La polizia intanto procede ad arresti in massa tra gli anarchici. 

 
Marzo - Sanguinosa repressione della rivolta dei marinai di Kronstadt contro la dittatura bolscevica, nel quadro dello sviluppo e del rafforzamento dello stato sovietico voluto da Lenin e Trotzki. Cibo e combustibili insufficienti, sospensione delle licenze, amministrazione  burocratica  della flotta, avevano fatto si che nel gennaio del 1921 non meno di 5000 marinai del Baltico dessero le dimissioni dal partito comunista.  Nel febbraio Kronstadt, base navale del golfo di Finlandia, è matura per la rivolta, che scoppia alla fine del mese non tanto per le macchinazioni di cospiratori emigrati e di agenti occidentali (come sostengono i bolscevichi) quanto per l'eco suscitata in Kronstadt dalle sollevazioni contadine in tutto il paese e dalle azioni degli operai affamati nella vicina Pietrogrado. Le parole d'ordine dei rivoltosi («onore e gloria della rivoluzione», come li aveva definiti Trotzki nel 1917) sono «liberi soviet» e «abbasso il potere dei commissari ». Si mescolano nella rivolta  istanze libertarie e richieste di migliori condizioni di vita. Mentre non vengono presentate prove convincenti di contatti con i controrivoluzionari, Lenin ammette al X congresso del partito (15 marzo) che a Kronstadt «non vogliono né guardie bianche né il nostro potere». Egli considera la rivolta (che in pubblico insiste nel dichiarare «organizzata dai russi bianchi in esilio») come un segno del profondo fossato che divide ormai il suo partito dal popolo russo. E Trotzki  stesso, comandante dell'Armata rossa, ammetterà nel 1940 poco prima di morire: «È sufficiente dire che tutto ciò che il governo russo fu obbligato a fare contro Kronstadt fu un'atroce necessità; è evidente che il governo rivoluzionario non poteva permettersi di regalare Kronstadt ai marinai insorti della fortezza che protegge Leningrado, per il solo fatto che tra loro esistevano alcuni anarchici e socialisti rivoluzionari  di dubbie intenzioni, alla testa di un pugno di contadini reazionari e di soldati in rivolta. Analoghe considerazioni valgono anche per Makhno e per altri elementi potenzialmente rivoluzionari e che, probabilmente, avevano le migliori intenzioni, ma che agivano in modo nettamente negativo». L'assalto finale contro Kronstadt è sferrato dal maresciallo Tukacevski il 17 marzo e termina  con un'audace vittoria sul ghiaccio. Una  parte dei ribelli fugge in Finlandia, altri si lasciano fucilare gridando «Viva la  rivoluzione mondiale»; alcuni gridano «Viva l'internazionale comunista!». Centinaia di prigionieri sono condotti a Pietrogrado e consegnati alla Ceka, «che alcuni mesi più tardi li fucilava  ancora a piccoli gruppi, stupidamente e criminalmente » (Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario) Per evitare altre rivolte il potere bolscevico decide di eliminare gli anarchici di Pietrogrado, Mosca, Kharkov e Odessa. In settembre saranno fucilati nella prigione della Ceka di Mosca Fanya Baron e altri otto anarchici. Per togliere la base materiale del malcontento Lenin adotterà la Nuova Politica Economica (NEP). 

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giovedì 15 febbraio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – Parte VII

1911 

Scoppiano violenti scioperi (che fanno seguito a quelli del 1902 e del 1907) tra i dipendenti dei tabacchifici, delle imprese di costruzione e delle ferrovie cubane. In prima fila sono i dirigenti dei lavoratori del tabacco, di tendenza anarco-sindacalista e socialista. Gli scioperi hanno una forte carica anti-imperialista in quanto diretti anche contro le grandi società nordamericane presenti nell'isola. Per reazione il governo del presidente José Miguel Gómez (ministro dell'interno è il futuro presidente Machado) sopprime le organizzazioni dei  lavoratori. Machado mette in piedi una organizzazione sindacale filo-governativa, che camperà fino a quando, nel 1925, l'ala sinistra dei sindacati (sostanzialmente la leadership della federazione del lavoro dell'Avana, composta da anarco-sindacalisti, socialisti e comunisti) non si deciderà a spazzare via questo apparato burocratico di fantocci dando vita alla Confederación Nacional Obrera Cubana (CNOC). Con la guida degli anarco-sindacalisti prima e successivamente della CNOC le masse lavoratrici cubane otterranno considerevoli successi, poi la CNOC cadrà sotto l'influenza settaria e disgregatrice degli stalinisti che nel 1931 elimineranno gli anarco-sindacalisti e altri rivoluzionari dalla Confederazione unitaria. Fino al 1931 gli anarco-sindacalisti avranno una grande influenza tra i lavoratori cubani: la storia degli sforzi proletari per organizzarsi nei primi decenni del secolo non è altro che la storia dell'anarco-sindacalismo, le cui idee erano penetrate a Cuba dopo il 1860, portate dai lavoratori spagnoli emigrati in cerca di lavoro e di libertà. Il nucleo più compatto in mezzo agli emigranti era costituito dagli anarchici della Catalogna. 


8 gennaio - L'avvocato  Pietro Gori, difensore strenuo degli anarchici e poeta dell'anarchismo (suo è il testo della famosa canzone Addio Lugano bella), muore a Portoferraio, stroncato dalle persecuzioni e dall'esilio. Nato a Messina da famiglia toscana nel 1865, nel 1880 subì il primo processo per «eccitamento all'odio fra le classi», e venne difeso da  Enrico Ferri. Al congresso di Genova del 1892 sostenne le tesi anarchiche. Nel 1894 dovette riparare all'estero: tenne comizi e conferenze in Inghilterra e negli Stati Uniti; rientrato in Italia nel 1898, dopo i moti di Milano dovette nuovamente fuggire; a  Buenos Aires diresse la rivista "Criminologia Moderna". Nel 1903 fondò a Roma,  con Luigi  Fabbri, la rivista anarchica "Il Pensiero". Scrisse anche poesie, drammi, ricordi, studi di criminologia. Il busto eretto sulla sua tomba nel camposanto di Rosignano (Toscana) sarà decapitato e mutilato dai fascisti. 


24  gennaio
- Viene ucciso, dopo un processo-farsa a  porte chiuse, l'anarchico giapponese Shusui Denjiro Kotuku, condannato a morte per presunto complotto contro il mikado. Kotuku, nato nel 1871° Nakamura, è considerato una delle più grandi figure dell'anarchismo. Attivo  militante socialista fin dal 1893, nel 1901 pubblica la sua prima opera: L'imperialismo, mostro del secolo ventesimo, e nel 1903  L'essenza del socialismo. Nello stesso anno  fonda con Toshihito Sakai il settimanale "Heimin Shimbun" (La Plebe),  al quale collaborano i più eminenti socialisti dell'epoca e che per primo in Giappone pubblica Il manifesto dei comunisti. Il testo di Marx ed Engels viene tradotto in giapponese da Kotuku e Sakai. Come molti altri anarchici e socialisti giapponesi, anche Kotuku si era formato nell'emigrazione. Dopo avere letto in galera Campi fabbriche e officine di P. Kropotkin, liberato nel 1905 Kotuku soggiorna negli Stati Uniti, entra in contatto con rivoluzionari di tutto il mondo in casa di madame Flitch, anarchica russa in esilio, e con gli IWW. torna in Giappone (1906) anarchico convinto. Traduce in giapponese e pubblica clandestinamente le opere di Kropotkin (La conquista  del pane, Lo Stato, L'autorità e la legge) e tanto basta perché le autorità lo arrestino e lo condannino a morte con altri 22 compagni. Nonostante le proteste di tutto il mondo civile viene assassinato assieme alla sua compagna Yugetsu Suga Kano e a dieci  anarchici. 

30 gennaio - Sollevamento popolare a Bahia California, che sotto  l'impulso di Ricardo Flores Magón dà vita alla República socialista de Bassa California. Magem, dopo la prima detenzione in un carcere statunitense, è passato dal riformismo e dall'opposizione  sistematica alla dittatura di Porfirio Diaz (caduto dopo l'insurrezione del 20 novembre 1910) all'anarco-comunismo. Il grido libertario «Tierra y Libertad», diffuso dalla rivista magonista "Regeneración", scuote le masse contadine e diventerà quasi il simbolo della rivoluzione messicana; lo stesso Emiliano Zapata, che pur essendo fortemente influenzato dal magonismo, non sarà mai dichiaratamente anarchico, scrive questo motto sulle sue bandiere. 


giovedì 11 gennaio 2024

L’Anarchia nel XX secolo – parte II

Il primo tentativo di creare un'organizzazione che superasse il dilemma «parlamentarismo o tradeunionismo» si era avuto nel 1895  con la Socialist Trade and Labor Alliance, ma è solo con la IWW che De Leon, Debs, "Big Bill" Haywood e altri esponenti sindacali e socialisti gettano le basi del sindacalismo rivoluzionario, o sindacalismo industriale, in cui Lenin vedrà una sorta di equivalente americano dei Soviet. In pochi anni, l'IWW si ramificherà in tutto il mondo: nel 1905 a  Glasgow (British Advocates of Industrial Unionism), nel Galles (con James Larkin che milita anche nel sindacalismo messicano), in Irlanda, in Canada (1906), in Australia (1907), in Nuova Zelanda, Sudafrica, Svezia e Norvegia (con Martin Tranmad), Messico, Cile (1919), Peril, Argentina e Bolivia. Nel «Preamble» dell'IWW  si legge: «La classe lavoratrice e la classe dei datori di lavoro non hanno nulla in comune. Non ci pub essere pace finché fame e bisogno si trovano tra i milioni di lavoratori e i pochi, che costituiscono la classe padronale, hanno tutte le buone cose della vita. Tra queste due classi la lotta deve proseguire fino a quando i lavoratori del mondo si organizzano come classe, prendono possesso della terra e dei mezzi di produzione, e aboliscono il sistema dei salari. Noi troviamo  che  l'accentramento della guida delle industrie in mani sempre più limitate rende i sindacati incapaci di far fronte al crescente potere della classe padronale. Inoltre, i sindacati collaborano coi padroni a ingannare i lavoratori facendo credere loro che la classe operaia ha interessi in  comune con i padroni. Organizzandoci sul piano industriale noi stiamo formando la struttura della nuova società nel guscio della vecchia». In un volantino un militante dell'IWW indica col dito una fabbrica e grida «Organizzarsi» a un gruppo di persone che invece additano il cielo: anarchici, comunisti, sacerdoti, socialisti, sindacati di mestiere. Il titolo del volantino è: Education -  Organisation - Emancipation. La nuova organizzazione, di cui fanno parte molti libertari, non si può definire, soprattutto nella fase iniziale animata dal marxista Daniel De Léon, propriamente anarchica perché punta molto su un'organizzazione unica e piuttosto centralizzata, mentre indubbiamente di stampo anarchico è lo spirito operaistico, anti-burocratico che la pervade e che si accentua nel 1908 quando emerge il leader anarchico Vincent St. John. Le forme di propaganda e azione diretta dell'IWW  avranno una profonda influenza sul movimento operaio americano. Alcune sue  proposte sono premature, e  diverranno d'attualità solo più tardi. L'IWW  è una risposta di classe all'ascesa del capitale americano, prima  ancora che i bolscevichi russi riconoscano i Consigli operai, sorti spontaneamente nella rivoluzione del 1905, come la futura forma di governo, in sostituzione del vecchio Stato. 1° luglio - Muore a Ixelles (Bruxelles) il geografo anarchico Elisée Reclus. Nato nel 1830
in  Francia, a Sainte-Foy-la-Grande (Gironde), figlio di un pastore protestante, aveva divorato in gioventù le opere di Saint-Simon, Fourier, Auguste Comte, Lamennais, e studiato col fratello Elie teologia protestante a Montauban finché non avevano scoperto la condizione operaia e gli scritti di Proudhon. Grande viaggiatore, geografo di fama mondiale, combatte in difesa della Comune di Parigi nella Garde mobile. Catturato dai Versagliesi, sfugge per caso alla fucilazione e finisce davanti alla corte marziale. Il mondo scientifico protesta quando apprende che l'illustre geografo è rinchiuso in una galera bretone a Quelern, ove scrive varie opere, tra cui Les  Phénomènes terrestres. Il 15 novembre 1871 un consiglio di guerra lo condanna alla deportazione nella Nuova Caledonia, come la comunarda e futura  anarchica Louise Michel e tanti altri difensori della Comune. Intervengono l'ambasciatore americano a Parigi e numerosi scienziati britannici: la pena è commutata in dieci anni d'esilio. Reclus va in Svizzera, si sposa due volte, scrive la Nouvelle Géographie universelle in 19 volumi di 900  pagine ciascuno (opera che lo impegna per vent'anni) per l'editore Hachette, viaggia, nel 1877  conosce nel Giura svizzero un altro  scienziato, il geologo anarchico e principe russo Piotr Kropotkin con cui si lega di grande amicizia. Reclus collabora a  "Le Révolte”, che Kropotkin pubblica a  Ginevra, con una serie di articoli sui «Prodotti della Terra» in cui sostiene, «in nome della scienza, che Malthus s'è sbagliato». Rientra a Parigi nel  1890, nel '93  termina la Geografia universale e  parte per Bruxelles per insegnarvi all'Università. Cacciato per le sue idee sovversive, passa all'Università libera e insegna ai lavoratori immigrati. Ridotto in miseria, perde il fratello e viene stroncato da una malattia di cuore. Reclus rappresenta, con Kropotkin e l'operaio autodidatta Jean Grave, l'anarchismo scientista e perbene della fine del secolo.  


giovedì 21 dicembre 2023

Il concetto di Vendetta Kropotkin

Possiamo dire che la vendetta non è un fine in sé? Certo che non lo è. Ma è umana, e tutte le rivolte hanno avuto e conserveranno a lungo questo carattere. In realtà, noi, che non abbiamo sofferto delle persecuzioni di cui essi, gli operai, sono stati vittime; noi che ci isoliamo in casa nostra dal grido e dalla vista delle sofferenze umane, non siamo giudici di chi vive in mezzo a quest'inferno ... Personalmente odio le esplosioni dinamitarde, ma non posso impancarmi a giudice di uomini che sono spinti alla disperazione ... C'è una sola cosa: non bisogna erigere la vendetta a teoria. Nessuno ha il diritto di istigarla in altri; ma chi sente in tutte le sue fibre quest'inferno, e compie un atto disperato, abbia come giudici i suoi affini, i suoi eguali che hanno subito sofferenze da paria.


giovedì 9 novembre 2023

Gli anni di Volontà e l'agitazione contro la guerra – Luigi Fabbri

L'esperienza del Pensiero, si esaurì proprio mentre si apriva nel paese un periodo agitato e convulso, caratterizzato da grandi lotte sociali, in parte dirette dai sindacalisti rivoluzionari e dagli anarchici confluiti nell'Unione Sindacale Italiana. Col rientro di Malatesta in Italia, nel 1913 iniziava ad uscire ad Ancona Volontà, che si proponeva di affiancare criticamente le agitazioni popolari indirizzandole verso uno sbocco coscientemente rivoluzionario. Il fallimento dei moti della Settimana Rossa (giugno 1914) che rappresentano il punto più alto di scontro sociale raggiunto fino a quel momento nella storia dell'Italia unita, e la nuova fuga di Malatesta attivamente ricercato dalla polizia, imposero a Fabbri l'assunzione in prima persona della responsabilità del giornale. Nuovi e drammatici problemi si affacciavano. Lo scoppio della guerra europea provocò nel paese una frattura tra interventisti e neutralisti, che divise lo stesso campo sovversivo. La grande maggioranza degli anarchici, con Fabbri in prima fila si schierò decisamente contro la guerra e lottò disperatamente per evitare un coinvolgimento dell'Italia. La guerra, egualmente dichiarata, comportò la sospensione di Volontà e di quasi tutti gli altri organi di stampa libertaria. L'attività antimilitarista rivoluzionaria proseguì tra notevoli difficoltà, clandestinamente, per tutta la durata del conflitto. A Fabbri si deve, tra l'altro, uno dei documenti politicamente più rilevanti di questo sforzo anti-bellico: il manifesto La guerra europea e gli anarchici, apparso a Torino nell'aprile 1916, a firma "Un gruppo di anarchici", in risposta al noto "Manifesto dei Sedici", pubblicato a Parigi da esponenti intellettuali di primo piano dell'anarchismo internazionale (Kropotkin, Cornelissen, Grave, ecc.), che si erano dichiarati favorevoli alla guerra a fianco dell'Intesa. Sempre a Torino, nell'aprile 1917, apparve "edito a cura del circolo operaio", in realtà scritto da Fabbri, il numero unico Eppur si muove!, la prima dichiarazione pubblica dell'anarchismo italiano sulla rivoluzione russa ("finalmente un fascio di luce viva e sfolgorante ha rotto all'improvviso, la fitta e buia nebbia di dolore e di sangue, di menzogna e di morte, che da ormai tre anni avvolge e uccide l'umanità").


giovedì 19 ottobre 2023

L'IMPORTANZA DEL SESSO – Emma Goldman

Un giorno ricevetti un invito dai Kropotkin, e partii con Mary Isaak alla volta di Bromley. Questa volta c'erano anche la signora Kropotkin e Sasha, la figlioletta. Piotr e Sofia Grigorevna ci accolsero con affetto e cordialità e parlammo dell'America, delle attività del movimento in quel paese e della situazione in Inghilterra. Piotr era venuto negli Stati Uniti nel 1898, ma a quell'epoca io ero in viaggio, sulla costa occidentale, e non avevo potuto presenziare alle sue conferenze. Sapevo, tuttavia, che avevano riscosso un notevole successo e che Piotr aveva lasciato di sé un'ottima impressione. La partecipazione del pubblico era stata notevole e gli incassi erano serviti a rimettere in sesto Solidarity e a ridare vitalità al movimento. Piotr era particolarmente interessato al mio giro di conferenze nel Middle West e in California. «Devono essere zone eccellenti», osservò, «se hai potuto parlare nelle stesse località per tre volte di seguito». Confermai che lo erano e aggiunsi che gran parte del successo che avevo ottenuto in California era dovuto all'aiuto del gruppo di Free Society. «Stanno facendo un ottimo lavoro, infatti», concordò calorosamente Piotr. «Ma potrebbero fare molto di più, se solo non sprecassero tanto spazio per scrivere di sesso». Non ero d'accordo, e ingaggiammo una infuocata discussione sull'importanza che gli anarchici dovevano attribuire al problema del sesso. Secondo Piotr, l'uguaglianza della donne con l'uomo non aveva nulla a che vedere con il sesso; era solo questione di intelligenza e di cervello. «Quando la donna avrà un'intelligenza pari a quella dell'uomo, e ne condividerà le idee sociali, solo allora sarà ugualmente libera». Ci eravamo infervorati entrambi, e parlavamo in tono concitato. Sofia, che se ne stava silenziosa a cucire un vestitino per la figlia, cercò più volte di calmarci, ma invano. Percorrevamo la stanza a grandi passi, sempre più agitati e ciascuno strenuamente arroccato sulle sue posizioni. Alla fine, tagliai corto dicendo: «E va bene, caro compagno, quando avrò la tua età, forse, il problema del sesso non sarà più tanto importante per me. Ma adesso lo è, ed è enormemente importante per migliaia, addirittura per milioni di giovani». Piotr tacque di colpo, poi un sorriso divertito gli illuminò il viso dolce e buono. «E' curioso davvero», disse, «non ci avevo pensato. Dopo tutto, forse hai ragione tu». E mi guardò con affetto, ammiccando allegramente.


giovedì 28 settembre 2023

La “machnovitchina” siberiana

Il pensiero anarchico in Siberia prende piede grazie all’incontro tra  il pensiero libertario, in gran parte giunto attraverso i prigionieri politici, e le tradizioni siberiane quali l’autonomia dei gruppi cosacchi, il banditismo contadino, la cooperazione agricola, senza dimenticare la presenza di gruppi religiosi ortodossi dissidenti e delle più diverse comunità religiose, tra cui i “discepoli” di Tolstoj. Questa composita tradizione per sua natura antiautoritaria influenza molti degli anarchici deportati in Siberia, rafforzandoli nei loro convincimenti, come ricordano nelle loro memorie tanto Bakunin quanto Kropotkin. Le prime attività di diffusione delle dottrine anarchiche risalgono al 1905-1906, mentre i primi tentativi insurrezionali, in collaborazione con elementi social-rivoluzionari, si hanno nel 1907 a Omsk e nel 1911 a Tchita. Dapprima il movimento anarchico siberiano si orienta verso posizioni bakuniniane, salvo poi subire, come nel resto del Paese, la divisione tra anarco-comunisti, anarco-sindacalisti e anarco-individualisti. I militanti anarchici nel 1906-1907 sono in un centinaio, a fronte di 3.000 socialdemocratici e 1.000 socialrivoluzionari; diventano poi 800 gli anarchici divisi in 46 gruppi nel 1917. Entrando poi specificamente nel periodo della Rivoluzione del 1917, anche in Siberia si verifica la spaccatura a proposito del rapporto da tenere con i bolscevichi. Va notato che qui il movimento anarchico si compatta attorno al sindacato dei minatori di Keremovo. Una fallita sollevazione ha luogo nella guarnigione “bianca” di Irkutsk, ma la propaganda raggiunge ben presto Tomsk, Krasnojarsk e la flotta del lago Bajkal. In quel periodo vedono la luce numerose traduzioni di autori come Kropotkin (russo, ma che all’epoca, ormai residente a Londra, pubblicava le sue opere in inglese), Reclus e il “nostro” Malatesta per le edizioni Novomirski, letteralmente “Nuovo mondo”, e sui periodici “Sibirskiy anarkhist” (L’anarchico siberiano) e “Buntovnik” (L’insorto). Oltre che tra i ferrovieri e i contadini, l’influenza anarchica è forte anche tra i 140 mila soldati inviati a combattere le truppe bianche di Koltchak. Proprio la presenza della controrivoluzione impedisce il disarmo, da parte dei bolscevichi, delle bande partigiane anarchiche, che fanno la loro comparsa nella regione dal 1918 e il cui contributo militare, sotto la guida di comandanti come Novoselov e Rogov, è assolutamente indispensabile per la vittoria della rivoluzione. Tuttavia, ben presto i contrasti con i bolscevichi si palesano. Dapprima con la nomina di amministratori esterni alla regione e poi con la nomina di ex-ufficiali zaristi a capo delle guarnigioni locali. La resa dei conti si ha in occasione del 1° maggio 1920 a Julanikh, dove 1.000 partigiani e qualche migliaio di contadini rendono omaggio alle vittime della controrivoluzione. La rivolta scoppia due giorni dopo quando Novoselov proclama la nascita della Federazione Anarchica d’Altaï (FAA). In seguito all’attacco dell’Armata rossa le truppe anarchiche si dividono in piccoli gruppi e si disperdono nella taiga. Nel giugno 1920 Rogov, catturato, si suicida; Novoselov invece continua la lotta fino a settembre, prima di sparire con i suoi partigiani. Riapparirà nel 1921 tentando una nuova sollevazione, alleato anche a truppe controrivoluzionarie, ma la sorte della battaglia gli si rivelerà in breve tempo contraria. Insurrezioni, presto sconfitte, scoppiano anche nella regione di Tomsk sotto la guida di Lubkov e dei suoi 2.500-3.000 partigiani. Si conclude così quella che può essere definita una “machnovitchina” siberiana.



giovedì 23 marzo 2023

Questioni Morali e Spirituali - Eliseo Reclus

Occorre sottolineare l'importanza che Reclus attribuisce alle questioni morali e alla spiritualità. Si può fondare una morale senza Dio? No. "Non è né sarà possibile fondare una morale popolare unicamente sulla ragione. Una cornice non ci può dare un quadro; la ragione, anche la più sagace, accompagnata da tutte le buone "ragioni" del mondo, non c'insegnerà mai come comportarci; all'esplicarsi della nostra morale occorrono tutte le forze dell'essere vivente. E tra queste forze, si trovano proprio quella dell'amore, dell'entusiasmo, che si mescolano in modo differente alla religione dei nostri antenati. Queste forze erano male utilizzate, poiché si perdevano nell'adorazione dell'ignoto". "Il bene comune, o meglio la felicità di tutti gli uomini nostri fratelli, diverrà naturalmente lo scopo principale della nostra vita rinnovata. Avremo così la nostra religione, che, ormai, non sarà più in disaccordo colla ragione, e questa religione, che d'altronde non è per niente nuova e venne praticata in ogni epoca dai migliori, implica tutto quel che le religioni passate avevano contenuto di buono". "Certo, la nostra delusione sarebbe grande se, nel nostro entusiasmo, ci aspettassimo un'evoluzione improvvisa degli uomini nel senso dell'anarchia. Noi sappiamo che la loro educazione di pregiudizi e di menzogne li terrà per lungo tempo ancora in schiavitù. Quale sarà la "spirale" di civiltà attraverso cui dovranno passare prima di comprendere finalmente che possono liberarsi dalle briglie o dalle catene? Non lo sappiamo, ma, a giudicare dal presente, questo cammino sarà lungo". "Per quanti anni, decenni o secoli ci separino dalla rivoluzione finale, non lavoriamo con minor fiducia nell'opera che abbiamo iniziato, studiando con cura la storia contemporanea, ma senza prendervi una parte che possa renderci traditori delle nostre convinzioni". Kropotkin ha descritto Reclus come "il tipo di vero puritano per la sua vita e di filosofo enciclopedista francese del secolo scorso per la sua mentalità; uomo che animava gli altri, ma che non ha mai comandato nessuno, né mai lo farà. È l'anarchico la cui fede è l'essenza della sua conoscenza vasta e profonda della vita umana in tutte le sue manifestazioni, in tutti i paesi e a tutti i gradi di civiltà".